PINK FLAVOR OMEGA – SPECIALE 3 (M)

Di nuovo, Natale.

La giornata di Yokmang iniziava sempre con il cambio del pannolino. Le guance, dopo aver dormito abbastanza, erano piene di un colorito sano, e dal suo corpicino caldo, dalla temperatura corporea elevata, proveniva un profumo di sole. I piedini, che non erano ancora riusciti nemmeno una volta a poggiare da soli sul pavimento, erano belli paffuti. Le dita dei piedi, lisce e piccole, raccolte all’estremità del dorso del piede, sembravano chicchi di mais ordinatamente disposti; in qualche modo, avevano persino un’aria disperata.

Anche tu ti stai aggrappando con tutte le tue forze per riuscire a mangiare e vivere, eh.

Jaeha sorrise dolcemente e mordicchiò una per una quelle dita, piano piano, facendo attenzione a non fargli male. Un odore intenso e fragrante gli riempì le narici.

Non appena gli tolse il pannolino completamente zuppo e lo lavò e asciugò per lasciargli il sederino bello asciutto, le guance paffute si sollevarono rapidamente e iniziarono a diventare rosse. Aggrottò i grandi occhi rotondi e cominciò a lamentarsi. In quei momenti, quel suo piagnucolare ricordava proprio il verso di un cucciolo.

Ma Jaeha non era certo uno che si lasciava mettere alle strette facilmente. Gli mise abilmente in bocca il biberon con il latte in polvere che aveva preparato in anticipo. La temperatura era perfetta.

«Mang-i*, è buono?»

*(N/T: è il soprannome del bambino.)

«Am-mam-mam-ma.»

Aveva appena sette mesi, ma ormai sembrava davvero capire ciò che gli si diceva. Come sosteneva Eunhong, forse suo figlio era davvero un genio. Tutti e due venivano presi in giro dagli altri, che li definivano casi terminali della sindrome del “il mio bambino è un genio”, ma Eunhong era irremovibile. Si metteva serio e ribatteva che era solo perché quelle persone non capivano niente.

Proprio come Eunhong diceva con tanta serietà, era indubbio che Yokmang capisse alla perfezione quello che gli diceva. Come se volesse dire che era buono, si mise a mordicchiare la tettarella con le gengive. Di lì a poco avrebbe sicuramente iniziato a parlare.

«Mang-i, oggi fai il bravo e stai tranquillo mentre gli zii lavorano, okay?»

«Babbaaa-.»

Vedendolo spalancare la bocca con un sorriso luminoso mentre succhiava avidamente, così incredibilmente simile a Eunhong, Jaeha si sentì immediatamente di buonumore. Bastava quel minuscolo dentino inferiore che, a prima vista, sembrava quasi un chicco di riso rimasto appiccicato, per mandargli in frantumi tutte le difese. I bambini erano davvero creature misteriose.

Dopo avergli dato qualche pacchetta sul sederino mentre beveva con tutte le sue forze, gli mise un pannolino asciutto e frusciante, poi lo vestì con dei pantaloni a righe gialle che ricordavano un’ape. Erano dotati di diversi bottoncini a pressione per rendere più facile cambiare il pannolino e, una volta aperti, lasciavano completamente scoperto il sederino: un modello che sembrava fatto apposta per farsi adorare.

Eunhong sceglieva per lo più vestiti dai colori vivaci, ma l’outfit di oggi era secondo i gusti di Jaeha. Scegliendo i vestiti di Yokmang, Jaeha stava scoprendo, uno dopo l’altro, gusti che non sapeva nemmeno di avere.

Con un lieve rumore di bussata, il segretario Kim fece spuntare appena la parte superiore del corpo.

«Direttore, volevo informarla che il collegamento con la sede centrale sta subendo un ritardo…»

Aveva parlato a bassa voce, forse per paura che il bambino si spaventasse. Quando incrociò lo sguardo di Yokmang, che teneva il biberon in bocca e si era voltato verso quella voce sconosciuta, anche l’espressione del segretario Kim si rilassò all’istante.

Quel bambino tutto sole teneva il biberon con una mano e con l’altra tirava la cravatta blu scuro di Jaeha. Le gambette corte e paffute non smettevano un attimo di agitarsi. L’alpha dalla corporatura imponente lasciava che il bambino gli afferrasse il bavero, mentre gli infilava i calzini sui piedini minuscoli.

«…È arrivato.»

«Bene.»

La stanza, colma del profumo caldo e soffice del bambino, non sembrava affatto adatta al suo superiore. Il segretario Kim non smetteva di stupirsi ogni volta che vedeva Jaeha prendersi cura del bambino con tanta abilità. Soprattutto, ciò che lo lasciava più sorpreso era che una persona con lo stomaco delicato e così sensibile agli odori potesse cambiargli il pannolino e lavargli il sederino senza battere ciglio.

Il segretario Kim continuò a riferire a voce, ma i suoi occhi erano rivolti al bambino. Jaeha rispose senza nemmeno voltarsi. La voce con cui aveva cullato il bambino era diventata rigida come se non fosse mai stata dolce.

«Bene. Finisco di dare da mangiare a Mang-i e poi esco. Se nel frattempo il collegamento viene stabilito, aspettate un momento. Potete anche iniziare il briefing.»

«D’accordo.»

Ma come lo chiama, Yokmang? Yokmang?

Il segretario Kim chiuse silenziosamente la porta e uscì, sollevando le spalle. Non avrebbe mai dimenticato l’atmosfera che si era creata quando aveva sentito per la prima volta quel nome, scelto come nome provvisorio del bambino. Eppure, per quanto strano potesse essere un nome, quando la creatura a cui era stato dato era così adorabile, stava vivendo la strana esperienza di scoprire che persino quel nome diventava, col tempo, carino.

Tutti quelli che inizialmente ne erano rimasti disgustati si stavano ormai abituando al suo nomignolo. Nonostante avesse un vero nome bellissimo, il fatto che continuassero a chiamarlo Yokmang dimostrava che erano ormai tutti irrimediabilmente dipendenti da quel soprannome.

***

Lo spazioso studio, illuminato dalla luce del sole, aveva ormai assunto l’aspetto di una vera e propria sala riunioni aziendale. Attorno al lungo tavolo di mogano sedevano alcuni degli uomini di fiducia di Jaeha, mentre sullo schermo rettangolare che occupava quasi interamente una parete veniva trasmessa una videoconferenza. Naturalmente, anche dall’altra parte potevano vedere ciò che accadeva lì.

Nel silenzio, si udivano alternarsi il fruscio delle pagine sfogliate e qualche colpo di tosse proveniente dai microfoni.

Dalla nascita di Yokmang, Jaeha lavorava da casa ormai da molto tempo. All’inizio quella situazione aveva creato un po’ di confusione, ma ormai tutti ci si erano abituati e, a quanto pareva, in ufficio c’era persino chi aveva iniziato ad apprezzare l’assenza del loro esigente capo.

Nonostante i problemi legati alla successione, sul campo Lee Jaeha era stato estremamente meticoloso e severo, al punto da fare in modo che, in pochissimo tempo, nessuno osasse più dubitare di lui. Lee Jaeha era un purosangue nato per comandare, proprio come ci si sarebbe aspettati da un alpha di estrema potenza, nato e cresciuto nella casata Hanjeong.

Ogni lunedì si teneva la riunione settimanale sul lavoro e, in quelle occasioni, l’atmosfera era così spaventosa che tutti erano tesi. Il capo dipartimento Kim dell’Ufficio di Pianificazione Strategica era dall’altra parte dello schermo e stava trangugiando la sua seconda bustina di antiacido. Aveva appena saputo che, poiché il coniuge era fuori per un viaggio di lavoro ormai da diversi giorni, il nervosismo del direttore fosse ancora più tagliente.

La pesante porta dello studio, rimasta socchiusa, si mosse e apparve l’uomo che tutti stavano aspettando.

Ormai era diventato un’immagine familiare anche il piccolo bambino aggrappato al suo petto, stretto da un lato tra le sue braccia. Il capo dipartimento Kim, dall’altra parte dello schermo, si accarezzò il petto con sollievo, pensando: A quanto pare oggi non c’è la babysitter.

Quando il bambino entrava insieme a lui, infatti, l’atmosfera diventava molto più distesa.

«Buongiorno. Vedo che siete arrivati tutti in orario.»

«Buongiorno.»

Jaeha sostituì i saluti con un leggero inchino, ma invece di sedersi rimase in piedi, dando pacche sulla schiena del bambino. La piccola schiena vestita da capo a piedi di giallo a righe, che lo faceva sembrare un’ape, era più piccola persino di una sola mano dell’alpha.

«Inizieremo il briefing.»

«Am-mam-mam-mama.»

Yokmang, che teneva il viso appoggiato sulla spalla di Jaeha, girò appena la testa. Per un istante sfuggì una risatina da parte di qualcuno, ma nessuno gli rivolse uno sguardo di rimprovero. In fondo, tutti provavano più o meno la stessa cosa.

I grandi occhi sulla guancia bianca e paffuta erano neri e rotondi. Lo sguardo umido era di un’innocenza assoluta, mentre le labbra che si muovevano piano sembravano petali di un fiore. I capelli sottili e delicati, raccolti morbidamente sulla fronte, fluttuavano verso l’alto, forse a causa dell’elettricità statica.

Il bambino strinse con la sua manina minuscola la cravatta di Jaeha, tirandola con forza, e se la portò alla bocca.

«Diavoletto, questo no.»

«Mam-mam, pappa.»

Jaeha gli tolse delicatamente la cravatta e gli mise il ciuccio in bocca. Poiché Yokmang continuava a mostrare interesse per la cravatta, alla fine se la tolse del tutto.

Quando gettò un’occhiata allo schermo, tutte le persone dall’altra parte avevano un’espressione particolare. La voce del loro superiore in momenti come quello, per quanto la sentissero, non riuscivano proprio ad abituarcisi.

Jaeha guardò il segretario Kim con un cenno degli occhi. Era il segnale per iniziare.

Al discreto colpo di tosse del segretario Kim e al suo gesto della mano, la riunione ebbe inizio. A partire dal dirigente nell’angolo in alto a sinistra dello schermo, ciascuno cominciò a fare la propria presentazione.

A dispetto dell’atmosfera diventata più morbida, la difficoltà della riunione era hardcore. Dovevano fare uno sforzo enorme per non lanciare occhiate al direttore, che teneva il bambino con un braccio e si muoveva dolcemente come se stesse danzando un valzer.

A quanto pareva, lui non si rendeva nemmeno conto di farlo, e questo rendeva la situazione ancora più imbarazzante per loro.

Nei giorni in cui non c’era la babysitter, il bambino che irrompeva così nella sala riunioni di solito si addormentava in fretta e veniva sistemato nel dondolino vicino alla finestra dello studio. A quel punto, durante la riunione, si poteva sentire il suo respiro sonnolento e regolare.

Ogni tanto, mentre guardavano quelle guance candide, persino le riunioni difficili e noiose finivano per procedere senza intoppi.

Ma oggi, chissà perché, il bambino non sembrava avere alcuna intenzione di dormire. Era colpa del ritmo del sonno notturno, sconvolto dalla lunga assenza di Eunhong.

A differenza di Jaeha, che con espressione seria fissava i documenti davanti a sé, Yokmang era impegnato a guardarsi intorno nella sala riunioni con il ciuccio in bocca.

Le sue guance paffute si muovevano avanti e indietro, finché, alla fine sputò il ciuccio.

Contemporaneamente, la mano di Jaeha che gli dava pacche sul sederino accelerò.

Durante la lunghissima riunione, Yokmang sputò altre due volte il ciuccio appena sostituito, proprio come se lo stesse sputando via apposta, e lanciò tre piccoli giocattoli di silicone.

Se non fosse stato per i biscotti per bambini che il segretario Kim aveva tirato fuori come arma segreta, la riunione sarebbe stata un disastro. Tutti i giocattoli che avevano sterilizzato e preparato erano ormai finiti.

Yokmang scioglieva lentamente il biscotto nella bocca che aveva un solo dentino, e la spalla di Jaeha contro cui teneva il viso si inzuppò rapidamente di saliva.

Eppure, anche così, la pazienza di quel piccolo bambino non durò molto e alla fine cominciò a uscire dalle sue labbra un lamentoso mugolio nasale.

Non appena terminò la presentazione dell’ultimo punto all’ordine del giorno, Jaeha passò i documenti al segretario Kim e dichiarò conclusa la riunione. Disse che avrebbe comunicato separatamente via e-mail, uno per uno, i propri feedback e le indicazioni da seguire, poi lasciò in fretta lo studio.

«Ottimo lavoro.»

Con le parole di qualcuno accompagnate da una risatina, la riunione terminò.

Il fatto che la riunione, iniziata in un’atmosfera così tesa, fosse terminata in modo tanto tranquillo non significava però che il lavoro fosse finito: restava ancora da occuparsi dei documenti da approvare che sarebbero arrivati. Ciononostante, tutti coloro che avevano assistito alla scena nello studio accolsero di buon grado la conclusione anticipata della riunione.

Nessuno accusò Jaeha di essere stato negligente.

Quando tutti gli schermi furono spenti e anche il segretario Kim iniziò a riordinare, era d’accordo anche lui. D’altronde, chi avrebbe potuto resistere alle guance morbide e al profumo del bambino?

Si limitò a sorridere piano, pensando che anche per lui quel giorno era stato difficile concentrarsi.

***

Le sette in punto del mattino.

Il telefono squillò senza sgarrare di un solo minuto. Era una videochiamata di Eunhong, che si trovava dall’altra parte del mondo per un viaggio di lavoro.

Era una chiamata fatta appositamente in coincidenza con l’orario in cui il bambino si svegliava, ma in realtà Jaeha e Yokmang erano già svegli da un po’.

[Gyeol-ah*! Cosa c’è? Gyeol ha pianto, eh? Perché hai pianto, eh?]

*(N/T: Gyeol è il nome ufficiale del bambino.)

«Babbbaaang!»

Non appena la connessione si stabilì, Eunhong scoppiò in un grande sorriso, per poi aggrottare ripetutamente il viso. Era colpa del viso arrossato e umido di Yokmang. Jaeha intervenne con la voce, da fuori dall’inquadratura.

«Si è svegliato un po’ prima.»

[È per questo che sei così imbronciato? Il nostro Gyeol voleva vedere papà, vero? Anche papà vuole vederti, Gyeol.]

«Ma-ma! Pa-! Pappà! Papàà!»

Seduto sul seggiolone alto che permetteva al suo piccolo corpo di arrivare all’altezza del tavolo, Yokmang agitava freneticamente braccia e gambe. Non era scontento di stare con Jaeha, ma il tono dei suoi versetti era salito di almeno un’ottava, rendendo evidente quanto fosse felice di sentire Eunhong.

Era passata una settimana da quando era stato separato dalle braccia di Eunhong e Yokmang stava lentamente perdendo il ritmo del sonno notturno. Era una prova inequivocabile del fatto che sentiva la mancanza di Eunhong.

Jaeha osservava con il mento appoggiato alla mano quella commovente videochiamata tra padre e figlio. Erano ormai diversi giorni che dormiva male e, cosa rara, la stanchezza gli era rimasta impressa sul viso.

Dopo aver parlato a lungo con Yokmang usando il linguaggio infantile, Eunhong finalmente cercò Jaeha.

[Jaeha. Dove sei? Sei andato lontano? Gyeol, dov’è papà?]

«Sono qui.»

Jaeha, che si era appena passato una mano sul viso fuori dall’inquadratura, fece spuntare improvvisamente il volto accanto a Yokmang. Aveva cercato di mostrarsi in ordine per non far preoccupare Eunhong, ma la sua preoccupazione arrivò immediatamente. Nasconderlo era inutile. In quei sei mesi dalla nascita del bambino, anche Eunhong era diventato molto più bravo a capire certe cose.

[Non hai dormito, vero? Gyeol non dorme e ti fa dannare tanto? Cosa facciamo… dev’essere dura.]

«Sto bene. Mang mangia, dorme e sta bene, quindi non devi preoccuparti.»

I due avevano l’abitudine di chiamare il bambino ognuno a modo proprio. Non appena Eunhong gli aveva dato il nome, aveva abbandonato il nome provvisorio della gravidanza per usare quello vero, mentre Jaeha continuava ostinatamente a chiamarlo con il nome provvisorio. Sapendo almeno quanto Eunhong lo detestasse, alla fine avevano trovato un compromesso: Mang, eliminando il carattere “Yok” da “Yokmang”.

Ogni volta che Jaeha chiamava Gyeol “Mang”, le sopracciglia di Eunhong tremavano appena. Nonostante la qualità della connessione internazionale fosse scarsa e l’immagine si interrompesse a tratti, era impossibile non accorgersene.

Jaeha trattenne a stento una risata e iniziò a chiedergli, uno dopo l’altro, come stava.

«Hai finito bene il lavoro? Come stai? Anche se sei al sud, in questo periodo la differenza di temperatura tra giorno e notte è notevole. Ti metti sempre il cappotto pesante, vero? Hai cenato? Il cibo è di tuo gradimento? Ti sono bastati i contorni che ti sei portato da casa?»

[Ho finito la presentazione alla convention. Non so nemmeno io se il contratto andrà a buon fine. So solo che il direttore aveva una bella espressione. Sto bene. Ho il cappotto. Non ho ancora cenato. Il cibo è più buono di quanto pensassi. I contorni li ho finiti, ma tanto è l’ultimo giorno, quindi va bene! Mi è rimasto un pacchetto di ramyeon e posso anche andare al supermercato coreano stasera.]

Nonostante gli facesse le stesse domande ogni giorno da quando era partito per il viaggio di lavoro, Eunhong rispondeva diligentemente.

Vedendolo rispondere annuendo ripetutamente, fino quasi a farsi scricchiolare il collo, Jaeha sorrise dolcemente. Yokmang scoppiò a ridere e batté le mani, divertito nel vedere suo padre ondeggiare goffamente come una bambola malandata.

[Gyeol, papà ti fa ridere? Ti fa ridere? Ah, mi manchi così tanto, Gyeol… cosa devo fare? Il cuore di papà fa tanto male.]

«Mammaang!»

Come per confermare che aveva ragione, le piccole guance si gonfiarono per il disappunto. Sembrava sul punto di entrare nello schermo. Con la sua testolina era probabilmente difficile comprendere che non poteva toccare papà.

Non riuscendo a sentire né il profumo né il calore del corpo di papà, Yokmang si arrabbiò sempre di più.

Prima ancora che quelle piccole labbra, simili a petali di fiore, potessero sporgersi in un broncio, Jaeha sollevò Yokmang tra le braccia. Eunhong sorrise soddisfatto vedendolo dondolarlo abilmente, dandogli pacche sul sederino.

[Gyeol, ti piace quando papà ti prende in braccio, vero? Ah, anch’io vorrei abbracciarti. Papà vuole anche darti un bacio e vederti tanto.]

«Io…»

Una voce improvvisamente imbronciata si intromise.

[Cosa?]

«Ho chiesto se non ti manco.»

[Ehi… non si può dire a parole. Perché chiedi sempre queste cose?]

Eunhong, che fino a un attimo prima aveva fatto largo uso di quella voce infantile imbarazzantemente sdolcinata, iniziò improvvisamente a guardarsi intorno. Solo allora sembrò ricordarsi della presenza di altre persone.

In effetti, dietro Eunhong si intravedevano alcune persone che erano familiari anche agli occhi di Jaeha. Tra loro c’era Seo Heeseung, che indossava un capo appartenente a Eunhong; la vista gli fece corrugare bruscamente la fronte. Non poteva non riconoscerlo: quel cardigan dai colori chiari e dalla fantasia vistosa glielo aveva regalato proprio lui.

«…»

[Jaeha.]

Non appena Jaeha iniziò a guardarsi intorno, Eunhong avvicinò un po’ la telecamera, coprendo la visuale alle sue spalle. Di conseguenza, il suo viso riempì completamente lo schermo.

Le sue guance leggermente gonfie non erano poi tanto diverse da quelle di Yokmang che teneva tra le braccia. Jaeha, che per un attimo si era lasciato distrarre da quella vista, tornò a guardare Eunhong. Senza rendersene conto, iniziò a giocherellare con Yokmang.

[Perché hai quella faccia?]

«La mia faccia? Cosa ha la mia faccia?»

[No, è solo che… mi guardi proprio come guardi Gyeol. Non è così?]

«Perché sei carino.»

Eunhong strinse le labbra per mettere un piccolo broncio, ma evidentemente non gli dispiaceva, perché le guance gli tremolarono appena.

Jaeha sospirò spontaneamente.

Eunhong aveva già quel suo lato un po’ ingenuo e impacciato, ma dopo aver avuto il bambino era diventato ancora più adorabile. Vederlo parlare a Yokmang con quella voce infantile gli faceva spesso sentire il cuore colmo di qualcosa di troppo grande.

Il semplice fatto che quei due fossero la sua famiglia era, per Jaeha, uno stimolo incredibilmente forte. Gli faceva spesso male il cuore.

«Mi manchi, Eunhong.»

A quelle parole, pesanti di sincerità e sfuggitegli insieme a un sospiro, Eunhong rimase esitante. Non riuscì a rispondere subito e il suo viso si tinse di rosso.

Era passato appena poco più di una settimana da quando si erano separati, eppure non capiva perché fosse diventato tutto così imbarazzante e perché sentisse quel lieve solletico dentro al petto. Era come se nella sua testa si fosse verificato un errore, come una macchina la cui temperatura fosse stata reimpostata male e che ora cigolasse in modo anomalo.

[E la babysitter? Anche oggi non può venire? Devi dormire un po’.]

«Sì, all’improvviso si è ammalato qualcuno in famiglia. Il segretario Kim sta cercando qualcuno e ci sta dando una mano.»

[Oddio… allora continuerai a faticare fino a quando non tornerò. Voglio tornare presto. …Anche tu mi manchi. Tantissimo. Davvero tanto.]

Eunhong continuò a parlare con tono preoccupato, poi distolse lo sguardo e gli confessò ciò che provava. Sembrava quasi una dichiarazione d’amore, tanto che aveva persino le orecchie rosse.

La voce e l’espressione di Eunhong lo stavano sciogliendo senza che potesse farci nulla. Jaeha trattenne un gemito e gli fece un’altra domanda.

Gli mancava così tanto Eunhong che aveva paura che, se si fosse rilassato anche solo per un attimo, le sue dita avrebbero iniziato a tamburellare sul telefono e lui avrebbe fatto decollare immediatamente persino un jet privato.

«Domani prendi davvero l’aereo, vero? Da adesso in poi guarderò soltanto l’orologio.»

[Sì. Ho concluso anche tutti gli impegni alla convention di oggi. Adesso cenerò con i membri del team, faremo un piccolo brindisi e poi torneremo in hotel.]

«Mi raccomando, tieni bene il passaporto. Lì non hai nemmeno Lee Jaeha che può aiutarti.»

[Ahahah. Giusto. Qui non c’è. Il nostro Lee Jaeha.]

Jaeha tirò fuori la storia di quando, alla partenza, Eunhong si era dimenticato il passaporto e aveva creato un enorme caos. Se n’era accorto solo quando erano già arrivati all’aeroporto, e Jaeha aveva dovuto occuparsi di Eunhong mentre era nel panico.

A pensarci bene, non gli importava affatto se la partenza fosse stata ritardata, dopotutto sarebbe bastato pagargli un volo con i propri soldi, ma un ritardo sulla strada del ritorno a casa sarebbe stato un problema.

Al solo pensiero aggrottò spontaneamente la fronte, e Eunhong scoppiò a ridere.

[Domani devo solo passare dal negozio di giocattoli a ritirare un regalo che ho ordinato per Gyeol, quindi non ci saranno problemi con l’aereo. Non preoccuparti. Controllerò due, tre volte.

«E il mio regalo?»

[Il tuo? Eh… ah! Ora devo andare. Stanno dicendo che dobbiamo spostarci tutti. Riattacco.]

«Ti amo.»

[Anch’io ti a…]

Proprio in quel momento, la connessione iniziò a gracchiare e le ultime parole vennero troncate.

Jaeha fissò lo schermo ormai nero, sul quale ondeggiava un rumore intermittente di interferenze, ma non c’era alcun segno che la connessione sarebbe tornata.

Con un colpo secco, chiuse il portatile e si passò una mano tra i capelli che gli ricadevano sulla fronte.

Yokmang, che teneva ancora tra le braccia, si era addormentato senza che se ne accorgesse. La sua temperatura era salita e la spalla di Jaeha era diventata calda.

Dalla sua testolina rotonda e minuscola iniziava a uscire un po’ di sudore, che emanava un profumo dolce.

Anche questo gli fece venire in mente Eunhong, e Jaeha si massaggiò la bocca dello stomaco.

Sollevò la spalla umida e diede qualche pacchetta sul sederino di Yokmang. Forse era solo una sua impressione, ma anche la sua temperatura corporea sembrava essersi alzata.

Doveva essere perché gli mancava Eunhong.

***

Yokmang si era addormentato all’inizio della sera e Jaeha pensava che avrebbe dormito profondamente, ma verso le dieci di sera aprì improvvisamente gli occhi, che brillarono nel buio.

Quando il segnale del baby monitor arrivò, Jaeha corse da lui in tutta fretta, ma sembrava ormai troppo tardi per riuscire a riacciuffare il sonno che era scappato via.

Si sdraiò accanto a Yokmang e provò a farlo riaddormentare fingendosi morto, ma rinunciò quasi subito. Quando si trattava di prendersi cura del bambino, la sua pazienza non era proprio delle migliori.

«Già che sei sveglio, gioca un po’ con papà, Mang-i.»

Yokmang batté le manine come se avesse davvero capito ciò che gli aveva detto.

Jaeha spostò il seggiolone che aveva sistemato a un lato del tavolo, portandolo più vicino alla cucina, e vi fece sedere Yokmang. Gli mise in mano un paio di biscotti per bambini, poi decise di continuare con ciò che stava facendo.

Prima di riprendere a preparare la pappa, Jaeha si lavò nuovamente le mani, osservato con curiosità da Yokmang. Il bambino teneva saldamente tra le piccole mani un biscotto di riso e lo scioglieva lentamente in bocca.

Jaeha controllò nuovamente il riso bianco che aveva lasciato ad ammorbidire in una piccola ciotola, poi iniziò a tritare le zucchine e il cavolo cappuccio che aveva già lavato.

Aveva pensato di aggiungere anche i broccoli, ma poi aveva rinunciato: tre verdure verdi sarebbero probabilmente risultate troppo intense come sapore e profumo.

Abbassò la fiamma sotto la pentola contenente il brodo di alga kombu che bolliva dolcemente e, nel ripiano accanto, mise il cestello per la cottura a vapore. Vi sistemò insieme il riso ammollato e le verdure, iniziando a cuocerli al vapore.

Una volta pronti tutti gli ingredienti, li avrebbe riuniti, frullati insieme e preparato la pappa di verdure da congelare per la colazione di Yokmang del giorno seguente.

A giudicare da quei suoi occhi vispi, però, probabilmente avrebbe assaggiato tutto già quella notte.

«Quello che hai mangiato a quest’ora resta un segreto tra noi. Non dirlo a papà Bunhong.»

Non era chiaro se avesse capito ciò che gli aveva detto o se semplicemente non avesse intenzione di mantenere il segreto: Yokmang non reagì in alcun modo e continuò soltanto a succhiare il biscotto.

Jaeha rimase a guardare le sue guance gonfie che si muovevano mentre masticava, poi spostò lo sguardo verso il telefono appoggiato a un lato del tavolo.

A quell’ora Eunhong doveva essere già diretto verso l’aeroporto.

Si chiese se, ancora una volta, avesse dormito troppo a lungo e saltato la colazione, e se avesse portato con sé tutto il necessario, compreso il passaporto. Piccole preoccupazioni iniziarono a farsi strada nella sua mente e, senza rendersene conto, si portò una mano alla fronte.

Anche quel leggero calore che aveva pensato fosse soltanto una sua impressione sembrava non voler passare.

Prima che la chiamata terminasse, il fatto che le parole di Eunhong fossero state troncate continuava a tormentare Jaeha. A momenti gli veniva un impulso improvviso di telefonargli subito e pregarlo di ripeterle ancora una volta, ma riusciva a stento a trattenersi.

Non devo comportarmi in modo così meschino…

Mentre i pensieri si ramificavano in tutte le direzioni, gli tornò in mente il volto della collega che il giorno prima indossava i vestiti di Eunhong. Non riusciva proprio a capire perché quella donna avesse preso in prestito i vestiti di un uomo sposato. Jaeha corrugò profondamente le belle sopracciglia.

C’erano rare giornate in cui diventava irritabile, e quella era una di quelle.

No. Può succedere. Fa freddo… Se la collega prendesse un raffreddore, potrebbe trasmetterlo a Eunhong… Non devo diventare meschino.

Il fatto che non arrivassero messaggi continuava a preoccuparlo, ma a quell’ora, secondo la normale routine, Yokmang avrebbe dovuto dormire, quindi era naturale che Eunhong non lo contattasse. Aveva anche pensato di chiamarlo per primo, ma doveva resistere: non voleva farlo preoccupare.

«Pa-pppà.»

«Mmh.»

Non si capiva nemmeno se il biscotto, ormai disfatto tra la saliva, fosse stato mangiato o semplicemente sciolto. Yokmang lo ridusse a una poltiglia stringendolo e manipolandolo con le piccole mani, poi chiamò Jaeha.

Mentre Jaeha lo puliva con un asciugamano inumidito, suonò l’allarme che aveva impostato per avvisarlo che le verdure erano ormai cotte.

Aveva scherzosamente insistito, ma… chissà, forse Eunhong mi porterà davvero anche il mio regalo? Se aveva avuto la premura di ordinare in anticipo il giocattolo di Yokmang e persino di organizzarsi per ritirarlo, era ovvio che avrebbe pensato anche a lui, no?

«…Quanto brodo dovevo mettere?»

Prima di misurare il brodo, Jaeha controllò il ricettario. Mise nel frullatore il riso ammollato e cotto al vapore insieme alle due verdure, poi prese un cucchiaio dosatore concavo, raccolse il brodo che aveva lasciato raffreddare un po’ e lo versò nel frullatore.

«Mammaang!»

«Sì, aspetta un attimo. Papà frulla tutto e poi te lo fa assaggiare.»

Stava per chiudere il coperchio del frullatore, cercando di calmare Yokmang, incuriosito dal profumo appetitoso, quando lo schermo del cellulare si illuminò attirando il suo sguardo.

[Messaggio Web] HB Korean Credit 46, Autorizzazione estera – Lee Jaeha, 289,93 USD, 23/12 11:13 – USA Shy Guy Pleasure Sextoy Shop

Le sopracciglia di Jaeha si mossero appena mentre fissava il messaggio relativo al pagamento.

«Cosa? Che cosa ha comprato?»

Non era difficile intuire cosa avesse comprato. La questione importante era perché lo avesse comprato.

Jaeha inclinò la testa, perplesso.

Non era passato poi così tanto tempo, anche se, a sensazione, sembrava fosse trascorso almeno un anno, ma dopo una settimana senza vedere Eunhong, la sua mente aveva preso rapidamente una piega decisamente storta.

Non è soddisfatto di me?

In breve tempo i suoi pensieri arrivarono fino alla loro ultima volta insieme, costringendolo persino a ripensare alle proprie capacità e all’espressione che aveva avuto Eunhong in quell’occasione.

Mentre corrugava la fronte, immerso nei suoi tormenti, la piccola creatura seduta davanti a lui aveva ormai esaurito la pazienza e strillò.

«Ma-mh-ma! Ma! Pa-ppa!»

«…Sì, ho capito. Ho capito.»

Le lame iniziarono a girare con un rumore assordante e la pappa umida schizzò sulla guancia di Jaeha, che si era distratto.

Aveva premuto il pulsante d’istinto, incalzato dalle lamentele del bambino, dimenticandosi persino di non aver chiuso il coperchio.

Non appena la pappa dalla consistenza vischiosa gli schizzò in faccia, spense il frullatore, ma ormai il danno era fatto.

Per Jaeha era un errore impensabile.

Fissò stordito le macchie verde chiaro che erano arrivate persino sul soffitto e imprecò tra sé e sé, senza emettere alcun suono.

Era davvero da tantissimo tempo che non gli capitava.

Yokmang, stanco di aspettare, iniziò a piagnucolare, mentre l’area intorno al frullatore era diventata un disastro, ricoperta di schizzi verdi.

Ma soprattutto, il problema era che non aveva più nulla da dare al bambino che aveva iniziato a reclamare la pappa.

Mentre raccoglieva raschiando quel che era rimasto sul fondo del frullatore, Jaeha imprecò nuovamente.

L’assenza di Eunhong stava mandando in rovina un sacco di cose.

Yokmang aveva perso il sonno e lui aveva perso la calma.

Se avessi saputo che sarebbe finita così, sarei andato con lui in viaggio.

Jaeha provava un rimpianto che non aveva mai provato prima.

***

Jaeha aveva le ampie spalle tipiche di un alpha dominante e un’altezza che lo rendeva più alto di una testa rispetto alla maggior parte delle persone. Ovunque andasse, attirava inevitabilmente l’attenzione. Eppure, non perdeva mai la sua naturale sicurezza.

Il marsupio porta-bebè di un giallo acceso, con spallacci spessi, era visibile persino a cento metri di distanza, come il segnale di un semaforo.

Eppure Jaeha non mostrava la minima esitazione.

Su una spalla portava una borsa di stoffa contenente il biberon, asciugamani di cotone biologico, salviettine umidificate e pannolini. Con l’altra mano teneva un enorme mazzo di fiori grande quasi quanto lui, che, a modo suo, completava perfettamente il suo aspetto.

In altre parole, in quel momento Lee Jaeha era una vera e propria esplosione di colori, simile a un bizzarro dipinto in stile rétro.

Nonostante indossasse una semplice maglietta di cotone che non gli dava affatto un aspetto elegante, resa ancora meno presentabile dal fatto che Yokmang strofinava il viso contro il suo petto, l’aura emanata dal suo fisico naturale non perdeva minimamente la propria forza.

Persino con addosso accessori per bambini dai colori sgargianti, continuava ad avere un aspetto incredibilmente imponente.

Il motivo per cui aveva sistemato una sottile copertura davanti al viso di Yokmang, nonostante all’interno facesse caldo, erano i paparazzi che continuavano a seguirli.

Ma nemmeno quello serviva a molto.

Era difficile proteggerlo in ogni momento e, ormai, Yokmang aveva acquisito una certa abilità nell’usare le mani, rendendo altrettanto difficile impedirgli di afferrare e strappare via la copertura.

Dopo aver mandato un messaggio al segretario Kim chiedendogli di eliminare qualsiasi foto che fosse stata pubblicata, Jaeha alzò lo sguardo.

«Vediamo se Mang-i riesce a trovare da dove arriva papà.»

Forse, pensò Jaeha, quello più emozionato dei due era proprio lui.

Mentre controllava le informazioni sull’arrivo del volo e camminava fino all’ingresso del gate, si accorse che, senza rendersene conto, aveva accelerato il passo e che i palmi delle mani erano diventati umidi.

A essere meno tranquillo di un bambino di appena pochi mesi che, muovendo le gambette corte, osservava l’ambiente circostante con gli occhi limpidi, era proprio lui.

«Potremmo anche preparare un cartello di benvenuto.»

Quando il segretario Kim glielo aveva proposto, Jaeha aveva fatto una faccia disgustata e lo aveva rimproverato: «Adesso vuoi farmi fare anche il pagliaccio? E se finiamo su qualche articolo, vuoi usarlo per la pubblicità?»

Ma ora che era davvero in aeroporto, si sentiva quasi in imbarazzo per non aver preparato un’accoglienza più degna.

L’unica cosa che aveva con sé era quel grande mazzo di fiori, che persino lui iniziava a trovare misero.

«Mai più… mai più ti farò andare in viaggio per lavoro.»

Oppure dovrò venire con te.

Jaeha pronunciò a bassa voce quei pensieri che non avrebbe mai potuto confidare a nessuno, rivolgendosi a un bambino incapace di parlare.

Non avrebbe mai immaginato che bastasse appena una settimana di separazione per rendere il suo cuore così inquieto e arido.

Non voleva mai più provare una cosa del genere.

Il tabellone degli arrivi iniziò a scattare rapidamente e, alla fine, accanto al nome del volo che trasportava Eunhong comparve finalmente il segnale di “arrivato”.

Probabilmente l’unico ad aver esaurito la pazienza e a essere diventato nervoso era Jaeha, ma forse anche Yokmang aveva percepito l’atmosfera, perché iniziò ad agitare le braccia, alimentando l’eccitazione.

Una dopo l’altra, le persone iniziarono a uscire dal gate.

E in mezzo a loro apparve una figura che era impossibile non riconoscere.

Non c’era nemmeno bisogno di spalancare gli occhi per paura di perdersi Eunhong.

Non appena lo vide comparire, Yokmang emise un acuto: «Kyaaang!»

A quanto pareva, proprio come diceva Eunhong, Yokmang era davvero un genio.

Eunhong portava di lato una grande borsa a tracolla e indossava una felpa spessa con cappuccio. Era tornato esattamente come era partito, con la piccola sciarpa che Jaeha gli aveva sistemato al collo.

Sembrava un folletto.

Era come se l’orologio, rimasto fermo per tutto il tempo in cui era stato lontano, avesse finalmente ripreso a funzionare, e Jaeha sentì il petto stringersi.

Non si rese nemmeno conto che la sua espressione si stava sciogliendo.

Sorrise senza riuscire a trattenersi.

***

Dopo aver posto fine a quella lunghissima attesa, Jaeha riuscì finalmente a strappare Eunhong a quel gruppo di impiegati, o qualunque cosa fossero, che gli si erano incollati addosso.

Evidentemente non gli era bastato stare appiccicato a lui per tutto il viaggio di lavoro: il suo superiore continuava a dire sciocchezze, proponendo di mangiare insieme prima di separarsi o di prendere tutti lo stesso autobus limousine.

Quel deficiente senza un briciolo di intuito, la cui unica abilità sociale appresa dopo le elementari è parlare di lavoro…

Era già tanto che non gli avesse tirato un pugno in faccia.

«Mi sei mancato… davvero tantissimo.»

Il cuore di Jaeha, che fino a un attimo prima aveva tenuto tutte le spine ben dritte, si sciolse all’istante a quelle parole.

Non appena si furono allontanati dalle altre persone e raggiunsero un luogo tranquillo, Eunhong si mise in punta di piedi e glielo sussurrò.

Le labbra morbide e calde si posarono alternativamente sulla guancia di Jaeha e su quella di Yokmang, per poi staccarsi.

Completamente irrigidito da quell’attacco improvviso, Jaeha non si accorse nemmeno che il proprio corpo, incerto se sentirsi insoddisfatto o se accendere la miccia, stava cigolando per la confusione.

Eunhong, invece, teneva tranquillamente il mazzo di fiori e sorrideva allegramente, senza la minima preoccupazione.

Jaeha riuscì a malapena a calmare il proprio corpo che stava per partire in quarta, poi lo avvolse a metà tra le braccia.

Gli afferrò la spalla e lo attirò a sé, affondando il naso nell’incavo del suo collo.

Ah…

Yokmang, stretto tra i due, iniziò a dimenarsi emettendo il verso di un cucciolo che guaisce.

Al suo agitarsi, anche Eunhong scoppiò a ridere.

Passò un bel po’ di tempo, ma Jaeha continuava a tenere il naso affondato nel suo collo senza muoversi.

Alla fine Eunhong si accorse che qualcosa non andava e domandò: «Che c’è?»

«…Niente. Restiamo così ancora un po’.»

Il profumo di Eunhong, quello da bambino che saliva dalla sommità della testolina di Yokmang e il calore dei corpi dei tre, tutti a contatto… Erano sensazioni che gli erano mancate terribilmente.

***

«Ugh!»

Il tallone di Eunhong rimase impigliato nel basso gradino dell’ingresso e, per non cadere, afferrò alla cieca qualunque cosa gli capitasse sotto mano.

Per colpa sua, il mobile decorativo oscillò e un piccolo vaso cadde, frantumandosi con un rumore assordante.

Jaeha cercò di sorreggere Eunhong, ma non fu sufficiente.

Le loro gambe si intrecciarono goffamente e caddero pesantemente a terra.

Per fortuna erano ancora abbastanza lucidi da fare alla meglio una sorta di caduta controllata; altrimenti avrebbero rischiato di sbattere la nuca mentre si baciavano.

«Stai bene? Jaeha. Hai battuto da qualche parte?»

Jaeha rimase in silenzio con il viso affondato contro il petto di Eunhong, che cercò di spronarlo a parlare. Proprio quando il suo respiro affannoso iniziava a metterlo a disagio, Jaeha gli sollevò bruscamente la maglia.

«No, ehi!»

Anche quando cercò di spingere delicatamente verso il basso la testa che si infilava senza esitazione sotto la felpa, Jaeha non diede alcun segno di fermarsi. Eunhong, con il viso ormai rovente, si morse piano il dorso della mano, completamente innocente. I capezzoli, già tesi al semplice contatto del respiro, vibravano ogni volta che Jaeha li sfiorava con la lingua. Era già difficile da sopportare così, e quando Jaeha arrivò persino a stringere i denti, Eunhong lasciò sfuggire un grido insieme al respiro che aveva trattenuto.

«Ah! Lee Jaeha! Sei impazzito? Davvero.»

«Se fossi impazzito… cosa faresti se ti dicessi che sono impazzito per te?»

Sentendolo pronunciare quelle frasi imbarazzanti con un’espressione quasi impassibile, Eunhong pensò davvero che Jaeha fosse completamente impazzito.

«Ugh, no. Devo lavarmi. Sono appena arrivato in aereo.»

«Va bene così. Non sei sporco.»

Quando le mani di Jaeha iniziarono ad aprirgli i pantaloni, Eunhong trasalì. Ogni volta che Jaeha riusciva a slacciare la cintura con una sola mano, lo faceva andare nel panico, e anche quella volta non fu diversa. Jaeha si comportava davvero come se avesse perso un po’ la ragione.

«No, non posso! È sporco. Ti ammalerai!»

Solo quando lo urlò quasi come un grido, Jaeha sembrò finalmente recepire le sue parole. Si fermò, poi sollevò la testa appoggiando le mani ai lati del viso di Eunhong.

Intrappolato tra le sue braccia, Eunhong lo guardò dal basso. Quel giorno la sua presenza era particolarmente intimidatoria.

«Allora facciamo la doccia insieme.»

«No, no, no, non si può. Mi lavo da solo.»

«…»

«Davvero, non voglio.»

Jaeha si immobilizzò di colpo a quelle parole.

Eunhong trasalì vedendo la sua espressione, ma anche lui aveva una testa per pensare e un piano da seguire. Ignorando volutamente il modo in cui Jaeha aveva ammorbidito le sopracciglia, come se fosse stato ferito, lo lasciò nell’ingresso completamente sottosopra e scappò verso il bagno in fondo alla casa.

«Uff…»

Entrato in bagno ancora completamente vestito e con la tracolla addosso, Eunhong si lasciò cadere su una lunga panca appoggiata a una parete.

In effetti, anche lui aveva appena rivisto Jaeha dopo tanto tempo ed era stato completamente incapace di mantenere la guardia. Scosso senza pietà dai suoi feromoni, aveva ormai perso ogni forza nelle gambe.

Eunhong si tolse con cautela la tracolla che aveva tenuto stretta come un tesoro e aprì lentamente la cerniera.

Sapeva di essere solo in bagno e sapeva anche che Jaeha non era il tipo da irrompere senza permesso, eppure si muoveva con una cautela quasi eccessiva.

Non aveva lasciato quella borsa nemmeno quando aveva abbracciato i due che erano venuti a prenderlo all’aeroporto. Non l’aveva lasciata andare nemmeno quando, prima di tornare a casa, era passato dal nonno per lasciare loro Yokmang.

Era così segreta.

Eunhong guardò dentro la borsa e sospirò piano.

Ripensò al momento in cui aveva scoperto per la prima volta cosa contenesse, durante il volo.

Era arrivato il momento di ritirare il regalo di Yokmang che aveva ordinato in anticipo e poi dirigersi verso l’aeroporto. Fu allora che un negozio attirò la sua attenzione.

Aveva chiesto a una commessa di consigliargli un regalo di Natale per il proprio coniuge, e la risposta che aveva ricevuto era stata… del sesso.

E non un sesso qualsiasi: gli aveva consigliato di regalargli qualcosa di così bollente e travolgente da fargli perdere completamente la testa.

Temendo che la collega che era entrata con lui potesse vedere, aveva pagato in fretta il prodotto consigliato dalla commessa, l’aveva infilato nella borsa quasi alla rinfusa ed era uscito.

Avrebbe dovuto capirlo quando la commessa aveva scrutato il suo corpo dalla testa ai piedi con un sorriso significativo…

Ma quando, sull’aereo, aveva guardato di nuovo cosa fosse quel regalo, Eunhong aveva rischiato di urlare.

Per più di dieci ore di volo aveva continuato a chiedersi cosa farne.

Lo butto?

«Il miglior regalo di Natale per il proprio amante è del sesso super fantastico e spettacolare.»

Se avesse dovuto dividere il suo cuore in parti, metà sarebbe stata occupata dall’imbarazzo e l’altra metà dalla curiosità.

Non c’era forse quel detto secondo cui, quando si è indecisi se fare o non fare qualcosa, bisogna farla?

Era stato un acquisto accidentale, ma era curioso di vedere la reazione di Jaeha.

Per questo, invece di buttarlo, l’aveva portato fino a casa.

Eppure, nonostante avesse trovato il coraggio, Eunhong continuò a tormentarsi per tutto il tempo che trascorse sotto la doccia.

Mentre indugiava davanti allo specchio osservandosi, sentì un leggero bussare alla porta.

«…Eh? Aspetta, aspetta un attimo.»

Non sapeva proprio perché quel bussare gli facesse venire la pelle d’oca.

Eunhong fissò ancora una volta il pacchetto dentro la borsa, poi la porta del bagno.

Deglutì a fatica.

***

Anche dopo avergli detto di aspettare ancora un momento, Eunhong continuò a perdere tempo.

A parte il coraggio che aveva raccolto dal profondo del ventre, il vero problema era che persino leggendo le istruzioni non riusciva a capire bene come indossarlo.

Finalmente riuscì a capire dove infilare braccia e gambe.

Proprio in quel momento risuonò un altro colpo alla porta.

Nello specchio c’era lui, con il viso rosso fuoco, avvolto in un indumento nero di pizzo in mesh.

Il tessuto, decorato in modo da mettere ancora più in risalto le parti importanti, era così sottile e leggero che ogni volta che sfiorava la pelle gli faceva trasalire i sensi.

Ah… e se Jaeha mi dicesse che sono un pazzo?

Eunhong si grattò furiosamente la testa.

Poi pensò che Jaeha avrebbe potuto finire per abbattere la porta da un momento all’altro e, con esitazione, gli aprì.

Non appena la maniglia ruotò, Jaeha entrò di slancio.

Sembrava estremamente impaziente.

«Ho aspettato una settimana… perché ci hai messo così tanto…»

Eunhong di solito era veloce a fare la doccia, quindi il fatto che ci avesse messo così tanto aveva portato Jaeha quasi al limite.

Ma cosa diavolo aveva davanti agli occhi?

Jaeha sbatté lentamente le palpebre, poi si passò una mano sul mento.

«…Non ti piace?»

Eunhong strinse forte gli occhi.

Stava cercando di evitare il suo sguardo e per questo finì per chiuderli.

Non appena voltò la testa, una voce fredda lo raggiunse.

«Era questo? Il messaggio del pagamento… Quello che hai comprato al negozio di giocattoli sessuali?»

«Eh… È arrivato un messaggio del pagamento? Non lo sapevo.»

Per paura di perdere la carta, Eunhong ne aveva portate con sé due abilitate ai pagamenti all’estero.

E, proprio per una sfortunata coincidenza, aveva usato quella di Jaeha.

Si morse il labbro, sopraffatto dall’imbarazzo.

Era così agitato che gli sembrava quasi di sentire il sudore salirgli dalla sommità della testa.

Jaeha lo fissava così intensamente che Eunhong aveva quasi l’impressione che gli avrebbe praticato un buco nell’addome.

Senza rendersene conto, trasalì e desiderò scappare.

Ma non appena fece un passo indietro, Jaeha ridusse la distanza tra loro, facendolo sussultare nuovamente.

Eunhong sentì tutto il corpo scoperto diventare rosso e iniziò a balbettare.

«Credo di averlo comprato per sbaglio. Ecco… se aspetti un attimo, me lo tolgo…»

«Come dovrei interpretare una cosa del genere, quando sei tu a fare queste cose?»

La voce impaziente sfuggì tra i denti. Jaeha strinse il bordo del mobile del bagno fino a far sporgere bianche le nocche.

«Il mio piccolo Bunhong ha proprio fatto la sua bravata. Vuoi davvero ammazzare tuo marito…»

Eunhong non sapeva cosa rispondere e rimase esitante.

Jaeha rimase immobile per un momento, come se avesse persino dimenticato di respirare, limitandosi a guardarlo dall’alto.

Quando Eunhong stava per aprire nuovamente bocca, Jaeha allungò improvvisamente una mano e gli afferrò il mento.

Le sue labbra lo inghiottirono, mentre la lingua entrava con impeto tra le sue labbra dischiuse, esplorandogli la bocca e succhiando avidamente la saliva raccolta sotto la lingua.

Dopo diversi respiri affannosi, Jaeha, incapace di trattenersi oltre, si appoggiò a Eunhong e gli sussurrò: «Mi sembra che il mio cazzo stia per esplodere.»

«Ah, uhm…»

Eunhong accolse la lingua che continuava a esplorarlo e indietreggiò fino a sentire la parete fredda del bagno contro la schiena.

Il sottile mesh del vestito sfregò contro la parete, aggiungendo una sensazione estranea a quell’atmosfera già sensuale.

Già solo con il bacio, i feromoni di Eunhong si erano sollevati come un’onda, mentre un’improvvisa umidità gli scivolava tra le gambe, facendogli il solletico sulla pelle.

Eunhong si costrinse a rimanere in piedi sulle gambe tremanti.

Sentiva che avrebbe potuto accasciarsi da un momento all’altro.

Jaeha appoggiò entrambi i gomiti alla parete del bagno e avvicinò la fronte alla sua.

Intrappolato tra le sue braccia, Eunhong respirava affannosamente.

I loro corpi aderivano perfettamente e Eunhong sentì la temperatura salire rapidamente.

Tra le loro pelli c’era soltanto il sottile tessuto in mesh, e proprio questo rendeva tutto ancora più stimolante.

A quanto pareva, le parole della commessa del negozio non erano state affatto una bugia.

Il respiro di Jaeha era caldo e febbrile, come quello di qualcuno divorato da una febbre altissima.

Era difficile attribuire quell’agitazione dei feromoni solamente a una settimana di astinenza.

Ogni nervo del corpo di Eunhong era teso e ipersensibile, concentrato sulla presenza di Jaeha.

Eunhong gli accarezzò lentamente il braccio.

Anche quel semplice gesto sembrò essere sufficiente a eccitarlo, tanto che riuscì a percepire la sua eccitazione crescere contro di lui.

Deglutendo a fatica, Eunhong mormorò: «Mi sembri un po’ troppo caldo…»

«Io sono sempre caldo. Per te.»

«No, non intendevo quello…»

«Ah!»

Eunhong interruppe la frase e soffocò un grido.

Jaeha gli afferrò il petto con una mano, abbassò la testa e lo baciò.

Il ruvido mesh del vestito si inumidì della sua saliva, risvegliando una sensazione strana sulla pelle.

Lo stimolo era così intenso che Eunhong inarcò il corpo.

«Non scappare.»

Jaeha trattenne con fermezza il corpo di Eunhong che continuava a contorcersi.

La voce bassa e minacciosa gli fece correre un brivido lungo la schiena.

La sensazione del mesh che pendeva e delle mani di Jaeha che lo stringevano gli fece salire improvvisamente il calore fino agli occhi.

«Ah… ah, ah…»

Jaeha avvolse le loro virilità con il sottile tessuto ormai completamente bagnato e le sfregò insieme giocando.

Il calore dei suoi palmi, la consistenza del tessuto e l’attrito tra i loro corpi costringevano Eunhong a concentrarsi persino sul semplice atto di respirare.

Tese i muscoli dei glutei fino a sentirli dolere e inarcò completamente la schiena.

«Ha… Eunhong.»

«Hng!»

Jaeha, che normalmente non arrivava all’orgasmo così rapidamente, raggiunse il culmine insieme a Eunhong.

Nel momento in cui il liquido bianco e caldo fuoriuscì copiosamente, anche i suoi feromoni si riversarono nell’aria come se qualcuno avesse rovesciato un’intera boccetta di profumo.

Eunhong capì cosa significasse, grazie alle esperienze che aveva già avuto.

«Haa… Tu… mi sa che stai entrando in rut.»

«Sì. È colpa tua. Ti sei messo a provocarmi vestito così… Adesso assumiti la responsabilità.»

«Ah, i feromoni… un po’ più piano. Ogni volta che fai così mi sembra che mi si sciolga la testa.»

«Piano… non sono capace di farlo.»

I feromoni che gli venivano riversati addosso gli facevano ribollire lo stomaco e gli facevano cedere le ginocchia.

Jaeha sollevò di peso Eunhong, ormai completamente privo di forze, e lo portò nella loro stanza.

Dal momento in cui uscirono dal bagno a quello in cui Eunhong venne gettato sul letto trascorse appena un istante.

Era quasi spaventoso quanto spesso la sua coscienza sembrasse vacillare.

Il pizzo nero e leggero si distese sulle lenzuola bianche, abbagliando lo sguardo di Jaeha.

Inzuppato in più punti e aderente alla pelle, era talmente provocante da farlo sentire quasi dolorosamente eccitato.

Jaeha chiuse lentamente gli occhi e li riaprì, sollevando gli angoli della bocca in un sorriso rilassato.

«Era per questo che volevi cancellare l’hotel e tornare a casa? Per sorprendermi vestito così?»

«Haaa…»

Appoggiò il glande all’ingresso scivoloso e premette con forza. Caricandovi il peso, l’apertura si dilatò con una sensazione dolorosamente tesa e prese a contrarsi attorno a lui. Poiché non era qualcosa che faceva volontariamente, sembrava quasi che fosse lui a sollecitarlo, così Eunhong si coprì il viso.

In realtà, non era stato per i vestiti che avevano deciso di rinunciare all’hotel. La strada per raggiungere l’hotel che Jaeha aveva prenotato era terribilmente congestionata e, dal momento che anche Eunhong aveva sentito la mancanza di Jaeha per tutta quella settimana, non voleva attraversare di nuovo Seoul. Pensava che sarebbe stato difficile resistere.

«Entra, entra. Presto.»

Jaeha aggrottò leggermente le sopracciglia e sorrise, come se non fosse certo di ciò che aveva appena sentito. Vedendolo sorridere magnificamente, tanto da mostrare persino i canini, Eunhong si sentì ancora più impaziente e lo sollecitò un’altra volta.

«Ho detto di entrare… Ah!»

Con un sospiro misto a una parolaccia, Jaeha spinse il corpo in avanti e lo penetrò in un solo movimento. Insieme alla pressione che gli mozzò il respiro, un piacere quasi rinfrescante gli attraversò la testa. Eunhong raggiunse l’orgasmo con una sola penetrazione e, tremando, eiaculò.

Fu una penetrazione così vigorosa che i loro corpi si unirono strettamente, senza lasciare neppure il minimo spazio. Jaeha, stringendo le natiche di Eunhong, estrasse lentamente il membro. Alla sensazione di sfregare contro le sue delicate pareti interne, Eunhong sussultò e gemette, implorandolo.

«Aspetta, aspetta, io sono già venuto… Ah!»

«Bugiardo. Ti piace così tanto.»

«Ahhhhhh!»

Non appena fu completamente uscito, un’altra penetrazione ebbe luogo in un unico movimento, fendendo con forza l’apertura che si contraeva. Eunhong spalancò gli occhi alla sensazione che la parte più profonda del suo corpo si aprisse completamente.

«Hic! Troppo… in profond… Ah! Uh!»

Jaeha continuò a muoversi silenziosamente, ma con vigore. Ripeteva il movimento di estrarsi lentamente, quasi fino a trascinare fuori le pareti interne, per poi spingersi con forza fino in fondo. Continuando a schiacciare con decisione il punto che faceva contorcere Eunhong dal piacere, allungò una mano verso il suo membro, che si era nuovamente eretto.

«Ah… non stringere… fa male, ahh…»

Il pene di Eunhong era eretto al punto da fargli male. Ogni volta che Jaeha sfiorava quella pelle ormai estremamente sensibile, sembrava che i feromoni gli graffiassero la pelle dall’interno. Jaeha continuava a muoversi come se non sentisse nulla, ma non era soltanto colpa sua.

Contrariamente alle sue parole, che dicevano di non volerlo, le pareti interne si contraevano con forza, stringendo continuamente il membro. Era comprensibile, quindi, che Jaeha non gli credesse. Eunhong, respirando affannosamente, cercò il volto di Jaeha.

Il volto, immerso nell’ombra al punto che era difficile distinguere lo sguardo, sembrava arrabbiato. In risposta alle sue sollecitazioni, Eunhong abbassò la testa e gli offrì il collo. Il gesto di abbracciare l’alpha, apparentemente inquieto davanti al knotting imminente, era quasi istintivo.

«Eunhong.»

Eunhong non si era nemmeno accorto di stare piangendo. Se ne rese conto solo quando Jaeha gli leccò delicatamente gli angoli degli occhi con la lingua umida. Con i loro corpi perfettamente incastrati, dal busto stretto l’uno contro l’altro fino all’apertura sottostante, Jaeha leccò Eunhong come un animale che fa il grooming. La sua pelle sembrava impregnarsi del respiro caldo e dei feromoni contenuti nella saliva.

Dovette concentrare tutta la sua attenzione sul respirare affannosamente e recuperare il fiato. Durante il rut, Jaeha era lento e tenace. Sentendo la base del membro gonfiarsi gradualmente, Eunhong si portò una mano sulla pancia. Il contorno era percepibile distintamente.

«Ah… è così bello. Eunhong.»

Jaeha strinse forte gli occhi e rabbrividì. Il membro gonfio si muoveva lentamente all’interno del suo addome, schiacciando tutto ciò che Eunhong riusciva a percepire.

«Uh! Uuuh…!»

Il knotting era un atto che, per quanto lo avesse già sperimentato diverse volte, gli provocava fisiologicamente paura, ma quando i feromoni si riversarono fuori e lui continuò a sfregare contro il suo punto più sensibile, la parte inferiore del suo corpo iniziò a contrarsi involontariamente, come se lo stesse sollecitando. Era come se il cervello gli si fosse sciolto. Persa ogni razionalità, inarcò i fianchi come per chiedere: “ancora, ancora”.

«Anche far impazzire le persone è un talento, Eunhong.»

Jaeha gli afferrò i glutei come se volesse separarli e li divaricò. Il membro gonfio per il knotting sfregò e si mosse contro l’apertura dilatata, facendo fuoriuscire dalla gola un gemito soffocato. Le dita dei piedi di Eunhong tremarono, il suo corpo si contrasse e si irrigidì. Contemporaneamente, Jaeha si spinse verso di lui con l’intenzione di infilare dentro tutto il proprio corpo.

Con un’esplosione improvvisa, come se si fosse aperta una diga, raggiunse l’eiaculazione.

Eppure, il basso ventre non accennava affatto a sgonfiarsi. Anzi, si sarebbe potuto dire che si fosse gonfiato ancora di più. Eunhong si accarezzò l’addome, cercando di riordinare la mente che stava lentamente perdendo lucidità. Vedendo i suoi occhi continuare a chiudersi, Jaeha gli pizzicò con forza il petto.

«Se sei già così, sarà un problema. Riprenditi.»

«Ugh… hng…»

Ah… cazzo… una bestia.

Non riusciva nemmeno a distinguere chiaramente se l’avesse pensato o detto ad alta voce, tanto Eunhong era immerso nella nebbia. Sapeva soltanto che Jaeha lo stava guardando e rideva ad alta voce. Afferrando il corpo floscio di Eunhong, Jaeha ricominciò a muoversi.

***

Aveva dormito così profondamente che gli sembrava di essere morto e poi tornato in vita. Quando aprì gli occhi, non percepì affatto la realtà e fu l’ansia a prendere il sopravvento per prima. Jaeha si sollevò di scatto e tirò via le coperte. Il corpo completamente nudo era stato pulito accuratamente, ma le lenzuola erano stranamente umide.

Dato che Eunhong faceva fatica a spostarlo quando crollava privo di sensi, si era limitato a pulirgli il corpo. Si sentiva morire di vergogna perché Eunhong doveva fare ogni volta una cosa simile dopo aver sopportato il suo rut da pazzo, ma anche questa volta aveva perso completamente il controllo, al punto da chiedersi davvero se non fosse lui stesso il ricettacolo dei feromoni.

La principale vittima del suo rut irregolare era Eunhong.

«Ugh…»

Si portò una mano alla fronte e lasciò sfuggire un gemito sofferente. A parte l’imbarazzo di pensare di combinare un disastro ogni volta che entrava in rut, il suo corpo si sentiva incredibilmente leggero. Anche la sensazione di calore provocata dai feromoni impazziti era scomparsa e avvertiva persino una nuova vitalità in tutto il corpo.

Mentre la percezione della realtà tornava lentamente, strinse e aprì i pugni.

Si alzò lentamente e cercò la vestaglia per indossarla, ma subito dopo dovette trattenere un altro gemito. Una parte della struttura collegata alla testiera del letto era disallineata e si era abbassata.

Correzione: la principale vittima del suo rut irregolare era il letto.

La prossima volta avrebbe assolutamente evitato il letto durante il rut. O meglio… sarebbe stato davvero possibile?

Jaeha scosse la testa e uscì dalla stanza. Un profumo delizioso si diffondeva per tutta la casa.

«Pa-ppà!»

Yokmang, circondato dai suoi peluche sopra un morbido materassino, riconobbe Jaeha e lo salutò con un gridolino. Eunhong, che proprio in quel momento stava per prenderlo in braccio, si voltò al suono e sorrise dolcemente.

«Pensavo fosse arrivato il momento che ti svegliassi.»

Eunhong indossava una maglietta bianca molto ampia e dei pantaloncini verde menta chiaro. Per vedere le tracce della notte di passione che sembrava essere stata una tempesta, sarebbe bastato sollevare quella maglietta. Mentre lui dormiva profondamente, Eunhong si era già sistemato e ripulito per bene.

Jaeha abbassò la testa e baciò alternativamente la fronte di Eunhong, che si era avvicinato a lui, e quella di Yokmang. Poi arricciò il naso e sorrise imbarazzato per il dolce odore del respiro dei due, che risero sommessamente.

«Quando è arrivato Mang-i? Sei passato da casa del nonno?»

«Ah… ecco.» Eunhong si grattò il naso con un’espressione imbarazzata. «Dato che non ci siamo presentati all’ora che avevamo concordato, tua sorella Jaseong mi aveva lasciato un messaggio. Diceva: “Chiamami quando avete finito”…»

«E allora l’hai contattata?»

«Sì. Pare che Gyeol abbia pianto molto. Appena l’ho chiamata, lei l’ha portato qui.»

«Dev’essere stata una situazione imbarazzante. Mi dispiace.»

Jaeha strinse forte Eunhong, che scuoteva la testa da una parte all’altra, e poi lo lasciò andare. Forse quell’abbraccio era anche un modo per esprimere il senso di colpa verso il bambino che teneva tra le braccia. Che ne fosse consapevole o meno, Yookmang rise allegramente.

«Perché noi due dobbiamo essere sempre così chiassosi?»

Mormorando con autoironia, Eunhong si strofinò i lobi delle orecchie arrossati. Jaeha lo seguì mentre si dirigeva verso la cucina. Sembrava intenzionato a dare da mangiare al bambino.

Jaeha sapeva che ogni volta che passava il rut, gli orari in cui si addormentava e si svegliava erano piuttosto regolari, e che quindi Eunhong preparava anche qualcosa da mangiare per lui.

Sul tavolo erano disposti ordinatamente una zuppa saporita, fatta bollire a lungo con tanta carne, e del pesce ben cotto. Al profumo delizioso, Jaeha lasciò sfuggire un gemito di piacere. In casa c’erano soltanto l’aria tiepida riscaldata dal sole e i profumi migliori del mondo.

«Sembra buonissimo. Quando hai preparato tutta questa roba?»

Vedendo il volto felice di Jaeha, Eunhong agitò le mani, dicendo che si era limitato a riscaldare tutto. Ma Jaeha era certo che sarebbe stato felice persino se sul tavolo ci fosse stata soltanto una semplice pappa bianca.

«Ho fame, quindi mangiamo in fretta.»

«Pa-ppà!»

Yokmang, eccitato alla vista della ciotola di pappa che veniva posata davanti a lui, batté le manine.

Jaeha prese il cucchiaino morbido e flessibile fatto interamente di silicone, raccolse un po’ di pappa e gliela portò alla bocca. Sebbene avesse mirato correttamente, in un attimo l’area intorno alla bocca del bambino era diventata un disastro. Come se non bastasse, Yokmang si strofinò il viso con le mani, poi se le mise in bocca e le agitò… La pappa schizzò dappertutto e il tavolo si trasformò in un campo di battaglia.

«Anche tu devi mangiare.»

Eunhong mise un pezzo di carne di pesce sopra una cucchiaiata abbondante di riso e la portò alle labbra di Jaeha. Dopo un attimo di esitazione, Jaeha aprì la bocca e accettò il boccone, facendo aprire a sua volta la bocca di Eunhong in un largo sorriso.

Innamorato di quel sorriso, Jaeha accettò docilmente anche il boccone successivo, e quello dopo ancora. Dopo aver mangiato così per un po’, passò il cucchiaino di silicone a Eunhong e cominciò a imboccare lui.

I tre si concentrarono su quella strana forma di pasto, imboccandosi e accettando a vicenda i bocconi. Eunhong guardava Jaeha, Jaeha guardava Eunhong, e insieme guardavano Yokmang con occhi pieni d’affetto, sorridendo.

***

«Ti ricordi? A metà… quella cosa.»

Quando il pasto fu terminato, Jaeha guardò Eunhong, che gli stava preparando un espresso forte, e domandò preoccupato. Alla parola importante, “preservativo”, pronunciata soltanto muovendo le labbra, Eunhong non poté fare a meno di ridere.

«Non dirmi.»

«Altro che non dirmi… Si è sicuramente rotto.»

Eunhong, che stava bevendo il suo latte macchiato, si fermò a riflettere. Come diceva Jaeha, a metà si era effettivamente rotto un preservativo.

E poi aveva semplicemente continuato a penetrarlo con il membro ricoperto di sperma… oppure aveva indossato correttamente un preservativo nuovo?

Ripercorrendo i ricordi e cercando di rievocare ciò che era successo durante il rut, Eunhong sentì improvvisamente il viso farsi caldo e spalancò gli occhi.

E durante il knotting come abbiamo fatto?

A dire il vero, nemmeno i suoi ricordi erano poi così nitidi. Quando i feromoni si mescolavano, perdevano completamente il controllo e si avvinghiavano l’uno all’altro come vere bestie.

Eunhong, con un’espressione imbarazzata, domandò a sua volta: «Già. Che facciamo?»

«Ah… io sono davvero…»

«Sei uno sciocco.»

Prima che Jaeha potesse mormorare “stronzo”, Eunhong gli coprì frettolosamente la bocca con una mano.

«Gyeol potrebbe sentirti.»

Jaeha si passò entrambe le mani sul viso, poi si afferrò la parte inferiore del volto e sprofondò nei suoi pensieri. Il modo in cui guardava Yokmang era complesso.

Adesso lo adorava, ma in passato Jaeha aveva fatto fatica ad affezionarsi a Yokmang, proprio a quel bambino che aveva fatto soffrire Eunhong.

Eunhong si insinuò piano tra le braccia di Jaeha e disse: «Va bene. Che importa?»

«Cosa vuol dire che va bene? A me non va bene.»

«A me va bene tutto. In realtà ho già dimenticato tutte le difficoltà di allora. È così carino.»

Aggiungendo un pizzico di sincerità in più, se avessero avuto un secondo figlio, questa volta Eunhong avrebbe voluto che fosse la copia sputata di Jaeha.

Yokmang gli somigliava fin troppo, cosa che Jaeha adorava immensamente, ma, a dire il vero, c’era anche un piccolo lato di quella somiglianza che gli lasciava un po’ di rammarico.

«Avrei dovuto resistere al knotting…» Jaeha aggrottò la fronte e sospirò. «Non mi piace vederti stare male e soffrire, Bunhong.»

Eunhong sorrise radioso, gli circondò il collo con le braccia e lo accarezzò dolcemente. Era nella natura di Jaeha preoccuparsi sempre di più con il passare dei giorni, quindi non poteva fare altro che lasciarlo preoccupare quanto voleva.

In realtà, gli piaceva che Jaeha fosse preoccupato per lui.

Era insopportabilmente bello sentirsi amato da lui come se fosse naturale come respirare, e sapere che il suo cuore era completamente colmo di preoccupazione per lui.

I due sedevano affiancati sulla panca del tavolo da pranzo, appoggiando la testa l’uno sull’altro. Eunhong poggiava la testa sulla spalla di Jaeha e Jaeha si appoggiava a sua volta su quella di Eunhong, incastrandosi perfettamente come se tra loro non ci fosse neppure uno spiraglio.

«Pappa!»

«È quella che hai comprato? Il regalo per Mangi?»

All’improvviso Jaeha notò un oggetto nuovo e sollevò le sopracciglia. Eunhong annuì invece di rispondere.

Il grande giocattolo nuovo, posato tutto solo sul materassino, era una villa abitata da una piccola famiglia di animali. Nel giardino ricoperto d’erba verde c’erano persino uno stagno e un grande albero.

Le pareti bianche e il tetto nero gli risultavano stranamente familiari, così Jaeha socchiuse gli occhi.

«Assomiglia davvero tantissimo alla casa in cui vivevi da piccolo.» Eunhong lo disse con una risatina. «Credo sia stato circa un mese prima della trasferta. Mi sono imbattuto per caso in un negozio che vendeva quella roba. Era così simile che ho aggiunto alcune opzioni e l’ho ordinata.»

«…Troppo.»

«È bella, vero?»

Jaeha stava per rispondere, ma invece trattenne il respiro e strinse forte Eunhong tra le braccia. Il cuore gli formicolava così tanto da essere quasi insopportabile.

Con una risata sommessa, gli sussurrò: «È bellissima. Bellissima da morire.» Baciandogli ripetutamente la fronte, Jaeha continuò a sussurrare: «Costruiamo una casa come quando eravamo bambini, una casa che assomigli a quella che custodisce i ricordi di noi di allora.»

Jaeha cominciò subito a fare progetti.

Avrebbero comprato un terreno dove arrivasse bene la luce del sole e soffiasse una brezza piacevole, ci avrebbero costruito una bella casa usando i materiali migliori e l’avrebbero riempita di mobili che rispecchiassero i gusti di entrambi.

Quando Yokmang fosse cresciuto, avrebbero comprato e sistemato la sua cameretta con mobili scelti secondo i suoi gusti.

E una delle stanze l’avrebbero riempita interamente di giocattoli.

Al tono scherzoso di Jaeha, Eunhong ridacchiò. 

«I giocattoli li voglio comprare anch’io.»

«Certo. Qualunque cosa tu voglia. Tu devi soltanto continuare a essere felice.»

«Mi piace. Restiamo tutti felici insieme, per sempre.»

Jaeha sorrise davanti al consenso tranquillo e sorridente di Eunhong. Lo strinse ancora più vicino a sé e continuò a baciarlo, dalla sommità della testa fino alle guance.

Vedendo i due continuare a ridere e accarezzarsi a vicenda, Yokmang gattonò fino a loro e si infilò in mezzo.

Quando i tre si abbracciarono stretti, diventarono una fortezza solida, senza neppure un piccolo spazio vuoto.

Era la felicità assoluta.

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