Pieno d’estate, dolce e aspro
Era il cuore di agosto, nel pieno di un caldo soffocante che toglieva il respiro.
Il cielo sopra il mare era di un azzurro limpido, senza nemmeno una nuvola, tanto da rendere indistinto il confine con l’orizzonte.
In un resort della costa meridionale, affollato di vacanzieri, c’era un’intera area chiusa da ormai tre settimane.
Gli ospiti e gli abitanti dei dintorni pensavano fosse in corso una ristrutturazione, ma non si vedeva entrare né uscire alcun macchinario da cantiere e il posto era immerso nel silenzio. Inoltre, la sorveglianza era così rigida che persino chi vi metteva piede per errore veniva immediatamente allontanato.
Quel luogo, rimasto tranquillo per tanto tempo, iniziò però ad accogliere ospiti fin dall’alba. Le automobili arrivavano una dopo l’altra, mentre i dipendenti si muovevano freneticamente per riceverle, riportando finalmente un po’ di vita nel resort.
L’intera area era rimasta chiusa per preparare uno sfarzoso matrimonio e la festa che lo avrebbe seguito. Quando il vialetto d’accesso fu riaperto e una lunga fila di auto iniziò a percorrerlo, attirò anche gli sguardi curiosi degli abitanti della zona.
Le vetture che avevano accompagnato gli invitati riempirono il parcheggio e il vociare degli ospiti, eccitati, arrivò perfino oltre i tetti degli edifici. Ognuno sistemò i bagagli nella propria stanza e trascorse il tempo fino alla cerimonia godendosi la vacanza e la piscina.
All’esterno, nella piscina a sfioro, era già iniziato perfino un vivace cocktail party.
Eppure, il diretto interessato che li aveva invitati ignorava completamente quell’atmosfera festosa, persino a pochi minuti dall’inizio della cerimonia.
Nella sala d’attesa nascosta in fondo alla grande sala ricevimenti del resort, Eunhong sedeva da solo.
Appoggiato a una lunga chaise longue rivestita di seta bianca, giocherellava con la boutonnière intrecciata con fiori freschi e gioielli.
Era avvolto da una malinconia di cui non riusciva a comprendere l’origine.
La boutonnière, composta da splendidi fiori fuori stagione rifiniti con diamanti, appariva perfetta perfino agli occhi di Eunhong, che di fiori non capiva assolutamente nulla.
«E se inciampassi mentre entro?»
«Non succederà. Ho visto centinaia di persone preoccuparsi della stessa cosa e non ce n’è stata una sola che sia caduta.»
La make-up artist sorrise dolcemente mentre ritoccava con mano leggera le sue sopracciglia.
Temendo di rovinare la composizione perfetta della boutonnière, Eunhong la posò di nuovo sul tavolo.
Se Jaeha fosse stato al suo fianco, anche cadendo lo avrebbe sicuramente afferrato. Ma quel giorno avrebbe dovuto percorrere l’ingresso da solo.
Quando la wedding planner gli aveva proposto quell’idea, aveva applaudito entusiasta trovandola fantastica. Ora che era arrivato il grande giorno, però, se ne pentiva.
Avrei dovuto dire che volevamo entrare insieme…
Chiuse gli occhi ripassando mentalmente il percorso che aveva provato per giorni.
Il loro matrimonio era stato organizzato in tempi incredibilmente rapidi e nel massimo riserbo.
Dopo che Jaeha aveva fatto quell’annuncio in televisione e, soprattutto, dopo che Woohyeon aveva rivelato completamente l’identità di Eunhong, per loro era diventato impossibile continuare una relazione tranquilla.
I paparazzi li seguivano ovunque e, come se non bastasse, bastava che Eunhong sorridesse a un collega perché qualcuno scattasse una foto e facesse uscire un articolo su presunte crisi di coppia.
In origine avevano deciso di frequentarsi serenamente e limitarsi a registrare il matrimonio. Tuttavia, fu Lee Jaseong a proporre di celebrare una cerimonia sfarzosa per mettere definitivamente a tacere tutte le voci, e, sorprendentemente, Jaeha aveva appoggiato l’idea.
Dopotutto, quello che sembrava infastidito più di tutti dalle false notizie sulla loro relazione era proprio lui.
«Bunhong, devo far sapere al mondo intero che sei mio.»
Dicendo che era semplicemente il costo della pubblicità, Jaeha aveva affittato per un mese intero un’intera ala del resort privato sulla costa meridionale.
Aveva cercato di convincere Eunhong che aveva ottenuto uno sconto grazie alle sue conoscenze e si era rifiutato di dirgli quanto fosse costato.
Ma ormai bastava una ricerca online.
Quando Eunhong vide il prezzo di una sola notte in una stanza del resort, ebbe quasi un conato di vomito.
All’inizio non riusciva a capire perché fosse necessario prenotare un mese intero.
Poi gli avevano spiegato che solo i controlli di sicurezza e i preparativi del matrimonio avrebbero richiesto due settimane.
E, come se non bastasse, dopo la cerimonia tutti gli invitati avrebbero potuto restare gratuitamente al resort per tutto il tempo che desideravano.
A quel punto Eunhong non aveva più trovato nulla da obiettare.
Grazie a questo, i suoi colleghi erano entusiasti all’idea di trascorrere lì le vacanze estive.
Ed era davvero felice che fossero contenti.
Andrà tutto bene.
Ciò che lo preoccupava era fare una figuraccia davanti a tutte le persone che aveva invitato, comportandosi come un bambino.
Fino a quel momento era come se fosse esistito soltanto il loro piccolo mondo.
Ma una volta terminata quella cerimonia, non riusciva nemmeno a immaginare quali etichette gli sarebbero state appiccicate addosso.
Probabilmente la sua vita con Jaeha sarebbe rimasta la stessa.
Tuttavia, da quel momento in poi sarebbe comparso molto più spesso sui giornali e sui media.
Perciò cercava di prepararsi mentalmente.
Come dice Jaeha… devo prendermi cura di me stesso, mettermi al primo posto e rispettarmi.
Continuava a ripeterselo davanti allo specchio quando il segretario Kim, che lo osservava da dietro, parlò con cautela.
«Per caso le pesa ancora la decisione di non aver invitato i suoi amici?»
«Eh? Assolutamente no. Non mi importa per niente.»
Eunhong spalancò gli occhi e sorrise dolcemente.
Dopo aver sistemato tutta la faccenda con Woohyeon, il segretario Kim era venuto a conoscenza anche dell’esistenza di Kang Hanjae e Jang Haeseong.
Era una delle poche persone a sapere quanto Eunhong fosse stato manipolato da loro e quanto avesse finito per dipendere emotivamente da quelle relazioni.
«Mi sono reso conto di essermi lasciato influenzare troppo. Ormai è davvero tutto finito. Se non me l’avesse chiesto lei… non mi sarebbero nemmeno passati per la mente.»
«Allora perché ha quell’espressione così cupa da un po’?»
«…Eh? La mia espressione? Non sto pensando a niente…»
Continuava a scuotere energicamente la testa, ma gli angoli della bocca si abbassarono lo stesso.
Forse era perché, quando era andato a congratularsi con Yoon Junseok per il suo matrimonio, aveva lasciato cadere il bouquet che lui gli aveva consegnato dicendogli che il prossimo sarebbe stato Eunhong.
Nella sua mente iniziarono ad affollarsi tutte quelle superstizioni sentite nei matrimoni, quei presagi capaci di portare sfortuna.
Di solito non credeva a certe cose.
Eppure, in momenti come quello, gli tornavano inevitabilmente alla mente.
Durante le prove aveva visto la sala principale.
Era immensa, come una gigantesca sala da ballo.
Fiori freschi arrivavano fino al soffitto, eleganti nastri decoravano ogni angolo, lunghi veli di pizzo scendevano leggeri dall’alto e centinaia di candele riempivano l’ambiente di luce e profumo.
Tutto era perfetto.
La boutonnière che avrebbe portato sul petto; le fedi che aveva scelto insieme a Jaeha… Ogni singolo dettaglio.
E allora… Perché era così inquieto?
Alla fine, senza nemmeno capire il motivo, gli occhi iniziarono a riempirsi di lacrime.
«Oh cielo… perché sta già piangendo?»
La make-up artist prese immediatamente un dischetto di cotone e tamponò con abilità gli angoli dei suoi occhi.
Gli ricordò ancora una volta che aveva una pelle splendida e che aveva usato pochissimo trucco, ma che, se avesse pianto troppo, si sarebbe rovinato.
«Qualsiasi cosa succeda, non si metta a piangere.»
Indossando un elegante smoking nero che metteva in risalto la sua figura e con la luminosa boutonnière di fiori freschi appuntata sul petto, Eunhong uscì lentamente dalla sala d’attesa.
Se voleva entrare all’ora prevista, era il momento di muoversi.
Dietro la sala principale, dove risuonava una musica soffusa, regnavano il silenzio e la penombra.
«Eunhong.»
Mentre osservava la scalinata circolare che conduceva alla sala piena di invitati per capire quando fosse il momento giusto, Eunhong sobbalzò.
Si voltò di scatto verso la voce.
Lì c’era Jaeha.
Indossava un completo bianco con una delicata sfumatura rosata e teneva appoggiato sulla spalla un enorme bouquet.
Rispetto alla sala principale, illuminata a giorno, quella zona d’attesa era molto buia.
Eppure Jaeha brillava con una nitidezza quasi irreale, come se fosse lui stesso una fonte di luce.
Forse era per via dei suoi irresistibili feromoni, che sembravano avvolgerlo come un’aura.
O forse perché, proprio come aveva detto da bambino, era davvero diventato una sposa e ora indossava un candido abito da cerimonia.
Eunhong non riuscì a nascondere la gioia e l’emozione che gli illuminarono il viso.
Ma, allo stesso tempo, lo guardò confuso.
«Perché sei qui? E quello cos’è?»
Jaeha sollevò con un gesto teatrale il velo bianco di pizzo che teneva in mano e se lo posò sulla testa.
Con un sorriso pieno di malizia dichiarò orgoglioso: «L’ho portato perché lo voglio indossare io.»
«…Ti sta anche bene, quindi non so proprio cosa dire.»
Secondo il programma stabilito con la wedding planner, allo scattare della musica sarebbero dovuti entrare dalle due scalinate opposte e incontrarsi al centro della sala.
Distratto dal velo, Eunhong tornò improvvisamente in sé e iniziò a spingere Jaeha verso l’altra parte.
La musica d’ingresso sarebbe partita da un momento all’altro e lui, invece di aspettare dov’era previsto, se ne stava tranquillamente lì.
Sentì il sudore scendergli lungo la schiena.
«S-sbrigati! Corri dall’altra parte!»
«Perché vuoi mandarmi via?»
Jaeha afferrò il polso di Eunhong mentre lo spingeva e lo tirò verso di sé.
Lasciò cadere persino l’enorme bouquet sul pavimento e lo strinse fra le braccia.
Inebriato dal suo profumo, Eunhong impallidì.
«Perché… perché sta per cominciare! Abbiamo fatto le prove ieri! Tu dovevi scendere dall’altra parte… Se vieni qui, come facciamo? Perché sei venuto da questo lato?»
«Perché sono venuto? Per vedere il mio tesoro.»
Gli occhi di Eunhong si riempirono immediatamente di lacrime.
Jaeha gli accarezzò dolcemente il contorno degli occhi ormai arrossati e gli sussurrò: «È solo che… ultimamente mi succede spesso. All’improvviso mi viene questa sensazione… come se dovessi venire da te.»
Quelle dita che gli sfioravano gli occhi sembravano dirgli che aveva capito tutto.
Eunhong si sentì un po’ in imbarazzo.
Era come se fosse stato scoperto.
Non aveva resistito nemmeno per quel breve momento.
Forse si era sentito così triste semplicemente perché Jaeha non era accanto a lui.
Era quasi ridicolo. Sembrava un bambino di tre anni. Si vergognava di dipendere così tanto da lui sul piano emotivo.
Eppure, allo stesso tempo, sentiva il cuore riempirsi di un calore dolce e rassicurante.
Inspirò profondamente l’aria calda e poi la lasciò uscire lentamente.
«…Ero davvero agitato. E anche un po’ spaventato.»
Quel senso d’ansia senza nome che gli agitava il petto e le lacrime che sembravano sul punto di scendere sparirono come per magia nel momento in cui Jaeha gli apparve davanti.
Con un sorriso finalmente sollevato, Eunhong sussurrò: «Credo fosse perché tu non c’eri.»
Che cosa strana. Con gli occhi incurvati in due mezze lune, Jaeha gli posò un lieve bacio all’angolo degli occhi.
«Quando piangi sei bellissimo… ma non adesso.»
Jaeha gli prese il viso tra le mani e, sfiorandogli le guance con il morbido velo, glielo strofinò addosso per fargli il solletico.
«Lo metterai davvero?»
«No. L’ho portato solo per farti ridere. Devo guardare te, e con il velo non vedrei bene.»
Si tolse il velo bianco e lo lanciò distrattamente dietro le spalle, poi tese una mano verso di lui.
«Andiamo, marito.»
Eunhong gli porse naturalmente la propria, intrecciando le dita con le sue.
Jaeha iniziò subito a dondolare le loro mani avanti e indietro.
Se il suo intento era farlo sorridere, ci era riuscito alla perfezione. L’ombra di malinconia che aveva oscurato il volto di Eunhong svanì completamente.
Jaeha rideva così tanto da scuotere tutto il corpo, e vederlo tanto felice fece sorridere di cuore anche Eunhong.
Adesso era certo che tutto sarebbe andato bene. Sarebbe riuscito a entrare senza problemi, senza inciampare e senza che nessuna superstizione si avverasse.
La make-up artist aveva detto di non aver mai visto cadere nemmeno uno sposo su centinaia di matrimoni.
Non era affatto un’esagerazione.
***
«Sai… sposarsi è stato anche divertente.»
«Davvero ti sei divertito? Io mi sento come se avessi appena concluso un progetto gigantesco. Lo vedi che mi è uscita l’anima dal corpo?»
«Ero preoccupato per un sacco di cose… invece, alla fine, erano tutte paure inutili. Credo che il vero significato sia stato vivere un momento come questo insieme a te, Eunhong.»
«…»
«Guarda. Se non ci fossimo sposati, non avrei mai visto quell’espressione sul tuo viso.»
«Che espressione avrei?»
Jaeha era di ottimo umore dall’inizio alla fine.
Eunhong, invece, non era ancora riuscito a rilassarsi del tutto e continuava a ricevere gli auguri degli invitati con un sorriso un po’ impacciato.
Seduti al tavolo più appartato, cenavano osservando la terrazza che conduceva alla piscina.
Il ricevimento, organizzato insieme alla cena, sarebbe proseguito fino a tarda notte.
Agli invitati venivano serviti senza sosta un menù completo, bevande e stuzzichini, affinché potessero godersi la serata come una vera vacanza.
C’era chi passeggiava tra la sala e la piscina gustandosi la cena con calma, chi si fermava ad ascoltare la musica sorseggiando un cocktail… Ognuno si divertiva a modo proprio.
Eunhong conosceva ogni dettaglio dell’organizzazione del matrimonio.
Eppure, l’atmosfera del ricevimento era molto diversa da quella che aveva immaginato.
«L’atmosfera è molto più piacevole del previsto.»
«Vero? Tutti si mischiano… ma senza forzature. È per questo che sei così contento?»
Come aveva intuito Jaeha, Eunhong sorrideva con le guance leggermente arrossate.
In realtà aveva avuto un motivo ben preciso per essere tanto nervoso.
Non aveva mai dubitato dell’amore di Jaeha, né dell’affetto del nonno o di sua sorella.
Ma gli invitati della famiglia Hanjeong gli sembravano persone lontane quanto Plutone dalla Terra.
Aveva davvero temuto che, vestiti di lusso e con un calice di vino in mano come nei drama, potessero finire per ferire la sua famiglia o le persone a lui care.
Per questo gli era immensamente grato che Jaeha si fosse impegnato tanto a creare un’atmosfera in cui tutti potessero sentirsi a proprio agio.
Sapeva già quanto fosse attento, ma vedere quanto si sforzasse di impedirgli perfino il più piccolo dispiacere gli faceva traboccare il cuore.
«So quanto ti sei impegnato.»
«Ho dovuto fissare un po’ di gente con lo sguardo e fare qualche velata minaccia. Tutto perché il mio tesoro potesse stare tranquillo.»
«Allora… che ne dici se andiamo in camera?»
«Di già? Pensavo volessi restare ancora un po’ al ricevimento.» Jaeha inclinò la testa, sorpreso.
Con ancora un cucchiaino di sorbetto in bocca, Eunhong borbottò quasi a giustificarsi. «No… è solo che vorrei farmi una doccia e riposarmi un po’…»
Sentendo lo sguardo insistente di Jaeha su di sé, abbassò gli occhi. Le orecchie gli stavano diventando bollenti.
Quando stava ormai per rialzare la testa, convinto che Jaeha non avesse intenzione di dire nulla, lui finì lo champagne in un solo sorso e si alzò di scatto.
Anche il nonno e gli altri ospiti più anziani, seduti lì vicino a chiacchierare davanti a un bicchiere, rivolsero spontaneamente lo sguardo verso di loro.
«Eunhong ha bevuto un po’ troppo. Noi andiamo a riposare.»
«Eh?»
«Io…?»
Eunhong, colto completamente alla sprovvista, venne immediatamente sostenuto da Jaeha.
Quasi trascinato tra le sue braccia, si voltò… e incrociò proprio lo sguardo di Jaseong.
Lei sollevò entrambe le sopracciglia, sorrise come chi aveva ormai capito tutto della vita e si allontanò tranquillamente verso il cocktail bar insieme a Buyeong.
Fu proprio quell’espressione a far capire a Eunhong che genere di messaggio avevano appena trasmesso a tutti.
Il suo viso diventò rosso fuoco.
Gli anziani dirigenti della Hanjeong, seduti composti davanti alla cena con espressioni serie e solenni, li stavano osservando uno dopo l’altro.
Mentre Eunhong cercava disperatamente una scusa, balbettando senza riuscire a mettere insieme una frase sensata, Jaeha lo accompagnò quasi di peso verso l’uscita sul retro della sala.
***
Appena richiusero l’enorme porta della sala illuminata a festa e imboccarono il corridoio, sembrò di essere entrati in un altro edificio.
Era silenzioso e immerso nella penombra.
L’insonorizzazione era talmente perfetta che sembrava di trovarsi in una struttura ormai chiusa.
Attraversando il porticato che conduceva all’esterno, raggiunsero il giardino.
La loro suite si trovava all’ultimo piano dell’edificio più arretrato del resort, parecchio distante dalla sala del ricevimento.
Non appena furono abbastanza lontani, Eunhong spinse via Jaeha con il volto ancora rosso.
«Potevamo semplicemente andarcene in silenzio! Dovevi proprio dirlo ad alta voce? Tutti sanno che non bevo nemmeno! Che bugia assurda!»
«Tanto lo sanno già tutti. Tra me e te ormai è successo tutto quello che doveva succedere.»
«Una cosa è immaginarlo, un’altra è annunciare davanti a tutti che stiamo andando a fare sesso!»
Jaeha assunse un’espressione innocentissima.
«Davvero? Quindi adesso andiamo a fare sesso?»
Eunhong rimase senza parole.
Era convinto che Jaeha l’avesse detto proprio con quell’intenzione.
Possibile che fosse stato soltanto lui a pensarci?
Forse gli altri non avevano dato alcun significato particolare alle sue parole…
Ed era stato lui l’unico a finire per pensare subito a quello.
«No… intendevo dire che gli altri potrebbero pensarlo. Non che io voglia farlo adesso.»
Per l’agitazione, la sua voce uscì più acuta del normale e si diffuse nel silenzio del giardino.
Jaeha afferrò la mano con cui Eunhong cercava di allontanarsi e lo attirò a sé. Avvicinando le labbra al suo orecchio, sussurrò: «Io invece ne ho tutta l’intenzione.»
«No. Non lo faremo. Lasciami stare. Stanotte dormi da solo.»
Jaeha prese la mano con cui Eunhong cercava di respingerlo e vi posò un bacio.
Quando Eunhong tentò di sottrarla, lui gli trattenne le dita e portò alle labbra l’anulare sinistro, quello su cui brillava la fede, sfiorandolo con una serie di baci lenti e insistenti.
Il calore del suo respiro e quello sguardo acceso fecero arrossire rapidamente perfino il polso di Eunhong.
Jaeha continuava a stringergli la mano con un’intensità quasi avida, come se non volesse sprecare nemmeno un istante di quel momento.
«…Lasciami.»
«No.»
Un tempo aveva immaginato che sarebbe arrivato il giorno in cui Eunhong si sarebbe stancato di lui e avrebbe desiderato andarsene.
Aveva avuto paura del proprio desiderio di averlo accanto.
Aveva nascosto ciò che voleva davvero ed evitato perfino di guardarlo negli occhi.
Era stato Eunhong a distruggere quel muro.
Ora avevano scelto di legarsi volontariamente l’uno all’altro, promettendosi di restare insieme fino alla fine della loro vita.
In un’epoca in cui i voti matrimoniali avevano perso gran parte del loro valore, qualcuno avrebbe potuto considerarli soltanto un pezzo di carta.
Per Jaeha, invece, avevano un significato completamente diverso.
La fede che brillava sul dito di Eunhong, con il diamante, simbolo di eternità… Per lui rappresentavano davvero ciò che il loro significato diceva.
Persino una semplice pietra, che aveva sempre considerato solo carbonio compresso, acquistava un valore profondamente romantico nel momento in cui adornava la mano di Eunhong.
Era davvero una sensazione inspiegabile.
«Adesso siamo marito e marito.»
«Eh? Non sto dicendo il contrario. È solo che… mi mette un po’ in imbarazzo…»
Vedendo Eunhong incapace perfino di decidere dove posare lo sguardo, Jaeha scoppiò a ridere.
Come può essere così adorabile? Perfino questo è un modo per farmi perdere completamente la testa.
«Eunhong.»
«…Sì?»
«Adesso ti bacerò. E potrei non riuscire più a fermarmi.»
Forse era colpa delle luci dorate che decoravano il giardino, ma gli occhi di Jaeha sembravano brillare.
Fece un passo deciso verso di lui.
Eunhong, colto alla sprovvista, arretrò d’istinto.
«S-siamo all’aperto.»
«E allora? Ci siamo solo noi.»
A ogni piccolo passo indietro di Eunhong, Jaeha avanzava fino a ridurre sempre di più la distanza.
I loro feromoni iniziarono a intrecciarsi nell’aria.
L’aroma che avvolgeva Jaeha sembrava quasi prendere forma, accarezzandogli dolcemente la nuca.
Eunhong rabbrividì. Il calore del suo corpo, il profumo dei suoi feromoni che lo avvolgeva, lo sguardo ardente, il respiro caldo che filtrava tra le sue labbra, il cielo nero punteggiato di stelle e la luna candida che splendeva sopra di loro, la brezza notturna che, di tanto in tanto, spezzava l’afa estiva, il fruscio dell’erba sotto i piedi… Ogni cosa contribuiva a rendere quel momento irreale. Sembrava di trovarsi nel cuore di un sogno di mezza estate.
Anche Eunhong sentiva che, se avessero iniziato a baciarsi, sarebbe stato difficile fermarsi.
Proprio per questo, il timore che qualcuno potesse passare da un momento all’altro gli irrigidiva il corpo.
Quella tensione sul filo del rasoio somigliava quasi al piacere.
Un brivido gli percorse lentamente la schiena.
«Potrebbe passare qualcuno… un membro dello staff… oppure qualche ospite…»
Con un gesto debolissimo, provò ancora una volta a spingere via Jaeha.
«Lo staff non verrà da questa parte. Siamo gli unici a soggiornare nell’edificio sul retro. Hai organizzato il piano insieme a me, lo sai bene.»
Jaeha tornò immediatamente a colmare la distanza.
I loro feromoni si mescolavano sempre di più, diventando sempre più intensi.
La schiena di Eunhong urtò contro il tronco di un albero.
«Ah…»
Il suo corpo vacillò.
Nello stesso istante Jaeha lo sorresse e catturò le sue labbra.
Eunhong spalancò gli occhi e cercò ostinatamente di tenere la bocca chiusa.
Jaeha si limitò a sfiorare e mordicchiare dolcemente il suo labbro inferiore.
Ogni lieve separazione era accompagnata da un morbido schiocco.
Il solletico di quel contatto e l’impazienza che gli cresceva dentro fecero sì che Eunhong finisse per cingergli il collo con le braccia.
Le dita gli sfiorarono i capelli perfettamente modellati con la cera.
Non sapendo più cosa fare, vi si aggrappò con forza.
Sentiva le spalle di Jaeha muoversi contro il proprio corpo.
«A-aspetta…»
Non appena aprì la bocca per parlare, la lingua di Jaeha si insinuò all’improvviso al suo interno.
Sorpreso, Eunhong si ritrasse d’istinto e finì per morderla appena. Ma, invece di fermarlo, sembrò solo incoraggiarlo ancora di più.
Le dita che gli cingevano la vita strinsero con maggiore decisione.
La lingua che si intrecciava disordinatamente alla sua gli fece dimenticare, per un istante, perfino dove si trovasse. Quando il fiato iniziò a mancargli, si aggrappò a Jaeha, ma la superficie liscia e rigida della giacca gli faceva continuamente scivolare le mani.
«Ah… toccami, tesoro.»
Senza staccare le labbra dalle sue, Jaeha si sfilò la giacca dell’abito da cerimonia quasi strappandosela di dosso e la lasciò cadere.
Sotto la camicia, appiccicata al corpo dall’umidità della notte estiva, i movimenti dei suoi muscoli si percepivano chiaramente.
Eunhong inspirò affannosamente.
«…Perché hai tutta questa fretta?»
A forza di baciarlo con tanta insistenza, le sue labbra si gonfiarono in fretta.
Provò di nuovo a morderlo leggermente, nel tentativo di fermarlo, ma ottenne soltanto che la mano stretta attorno alla sua vita esercitasse ancora più forza.
Jaeha fece scorrere le dita sulla sottile camicia estiva, cercando un modo per infilarsi sotto il tessuto. Non trovandolo abbastanza in fretta, la afferrò con impazienza.
L’orlo della camicia, trattenuto saldamente dai reggicamicia fissati alle cosce, si liberò con un rumore secco.
«Ah…!»
Quando il palmo caldo gli scivolò sulla pelle, Eunhong lasciò sfuggire un respiro spezzato.
Le dita lo accarezzavano lentamente, quasi a calmare il suo corpo irrigidito dalla tensione, ma quei gesti avevano qualcosa di sfacciato e provocatorio.
Con il volto ormai completamente arrossato, Eunhong aggrottò profondamente la fronte.
Jaeha gli ricoprì il viso di baci, poi catturò tra i denti il suo piccolo orecchio.
«Ah… n-non farlo…»
La lingua che gli sfiorava l’orecchio produceva un suono umido che sembrava fargli perdere la ragione.
Istintivamente si contorse, senza nemmeno accorgersi che, mentre tutta la sua attenzione era concentrata lì, Jaeha aveva già iniziato a slacciargli la cintura.
Eunhong tremava dalla testa ai piedi.
Era ormai completamente rosso, come una mela matura.
Piccole gocce di sudore gli scorrevano sulle guance accaldate.
Quando Jaeha gli leccò piano una guancia, Eunhong si accorse all’improvviso della sensazione di leggerezza alla vita e si irrigidì.
Jaeha gli afferrò subito le braccia e lo strinse forte, impedendogli di allontanarsi.
Intorno a loro non c’era alcun riparo, se non gli alberi.
Quel pensiero fece impallidire Eunhong.
Il suo corpo si irrigidì per la tensione, mentre gli occhi correvano freneticamente tutt’intorno.
«Q-qualcuno potrebbe arrivare… La camera è proprio qui vicino, non facciamolo qui… ti prego.» Aveva il volto così rosso da sembrare sul punto di sanguinare per l’imbarazzo.
«Sto impazzendo… Tu sei davvero… ah…» Mormorando, Jaeha nascose il viso nell’incavo del suo collo.
La mano che era scivolata oltre la cintura gli strinse con decisione il fondoschiena.
Pur continuando a respingerlo con le mani sul petto, il corpo di Eunhong reagiva con sincerità ai suoi gesti.
La grande mano di Jaeha gli accarezzò lentamente il pene.
Raccolse con le dita il liquido che affiorava dalla punta e lo distribuì delicatamente sulla pelle, continuando a massaggiarlo con movimenti lenti.
«Ah…!»
Eunhong inarcò la schiena, tremando violentemente.
A ogni respiro affannoso, i suoi feromoni si diffondevano nell’aria.
Arrossiva dalla testa ai piedi, cercava continuamente di allontanarsi e lo supplicava di fermarsi, senza rendersi conto che tutto questo non faceva altro che alimentare ancora di più il desiderio di Jaeha.
Senza lasciargli la vita, Jaeha si inginocchiò davanti a lui.
Prima ancora che Eunhong capisse cosa stesse per fare, lo prese improvvisamente in bocca.
Il grande corpo che fino a un attimo prima gli copriva la visuale si abbassò all’improvviso.
Colto completamente di sorpresa, Eunhong si irrigidì come se avesse ricevuto una frustata.
Se Jaeha non lo avesse trattenuto, probabilmente sarebbe perfino balzato in aria.
«A-ah… Jaeha… no… ah…»
Eunhong era sempre stato particolarmente sensibile a quel tipo di stimolo.
Le ginocchia gli cedettero e il suo corpo si afflosciò lentamente.
Si sorresse aggrappandosi alle spalle di Jaeha.
Con il viso affondato tra le sue braccia, Jaeha si sentiva completamente avvolto dal suo profumo, come se vi stesse annegando.
Continuò a muoversi con lentezza e costanza, mentre il pene di Eunhong diventava sempre più teso e sensibile, lasciando scivolare piccole gocce di liquido.
E Jaeha le raccoglieva senza perderne nemmeno una.
«Ah… ngh…»
Anche se dal pene non usciva certo latte, Jaeha continuava a prenderlo in bocca e a succhiarlo con tanta avidità che a Eunhong sembrava quasi che la parte inferiore del corpo stesse per cedere.
Le mani che gli stringevano le spalle riuscivano a malapena a sostenerlo, mentre tutto il suo corpo tremava incontrollabilmente.
Con lo sguardo colmo d’ansia continuava a controllare i dintorni, temendo che qualcuno potesse comparire da un momento all’altro. Tuttavia, la vista gli si era ormai annebbiata. In quel momento, anche se gli fosse apparso davanti un fantasma, probabilmente non sarebbe riuscito a distinguerlo.
Jaeha gli afferrò saldamente le cosce, aprendogliele e affondando il viso tra di esse. Eunhong sentì il profilo deciso del suo naso premere contro l’interno della coscia.
«Sei impazzito? F-fermati…!»
La lingua umida gli sfiorò lentamente la pelle, continuando a provocarlo con movimenti lenti e insistenti. Nonostante Eunhong gli battesse debolmente una mano sulla spalla, quasi a dichiarare la resa, Jaeha non mostrò alcuna intenzione di fermarsi.
«Ah… ah…!»
«…Eppure ti piace, Eunhong.»
Ogni minima reazione di Eunhong sembrava far perdere completamente il controllo a Jaeha.
Il dolce profumo dei suoi feromoni era così intenso da sembrare quasi stordente. Se fosse impazzito lì, immerso in quell’aroma, gli sarebbe sembrato perfino naturale.
I deboli gemiti che cadevano dall’alto risvegliavano in lui un lato che non aveva mai conosciuto.
Continuò ad accarezzarlo con una mano mentre tornava a prendere in bocca il suo pene.
Eunhong si morse forte il labbro per non lasciarsi sfuggire un grido.
Tra le labbra serrate filtravano soltanto gemiti soffocati.
Più aumentavano l’imbarazzo e la paura di essere scoperti, più il piacere diventava intenso.
Per un istante Eunhong arrivò perfino a chiedersi se ci fosse qualcosa che non andasse in lui.
«N-non farlo… Jaeha… Ti prego… In camera… farò tutto quello che vorrai… va bene…?»
Jaeha sollevò lentamente il viso.
Lasciando andare il membro con un lieve schiocco, lo guardò negli occhi.
Il corpo di Eunhong ebbe un violento sussulto.
C’ero quasi…
Le sue labbra rosse e umide, ancora lucide, erano di una bellezza quasi aggressiva.
«N-non qui…» Eunhong provò a spingergli le spalle, ma Jaeha non si mosse di un millimetro.
«Possiamo continuare da qui fino alla camera.»
«Smettila di dire sciocchezze… Ti prego… Sei davvero impazzito?»
Jaeha passò lentamente la lingua sulle proprie labbra, assaporando ciò che vi era rimasto.
Quell’espressione lo faceva sembrare davvero fuori di sé.
Eunhong stava per rimproverarlo, quando il corpo gli cedette di nuovo.
Jaeha aveva ripreso ad stimolarlo.
Sentiva distintamente il proprio corpo reagire, nonostante con la bocca continuasse a ripetere di fermarsi.
Le cosce gli tremavano tanto da stringersi involontariamente attorno al viso di Jaeha.
Anche il respiro caldo che sfiorava la sua pelle diventava sempre più intenso.
«Jaeha… Jaeha…»
«Mh?»
Disperato, Eunhong ebbe un’idea.
«O-oggi è la nostra… prima notte… Se continuiamo qui fuori…»
«…Prima notte?»
«A-andiamo semplicemente in camera… e… fai quello che vuoi… con me…»
Quelle parole bastarono.
Jaeha si rialzò immediatamente e lo sollevò tra le braccia. Sorreggendolo sotto i glutei, alzò lo sguardo verso di lui.
Preso alla sprovvista, Eunhong gli avvolse istintivamente la vita con le gambe.
Gli occhi di Jaeha brillavano di una luce particolare.
Eunhong si vergognò subito di ciò che aveva appena detto… Ma qualsiasi cosa era meglio che continuare lì.
Proprio mentre tirava un sospiro di sollievo, convinto che finalmente sarebbero andati in camera, sulle labbra di Jaeha comparve un sorriso enigmatico.
«Sei stato tu a chiedermi di prenderti…»
Nello stesso istante si udì un rumore secco.
«Ah!»
I pantaloni dell’abito, dal tessuto sottile e privo di elasticità, cedettero senza opporre resistenza sotto la forza di Jaeha.
Pur vedendo i propri vestiti ridursi in brandelli, Eunhong non riuscì nemmeno ad arrabbiarsi.
Il suo corpo si irrigidì all’istante.
Si aggrappò al collo di Jaeha come se fosse l’unica cosa capace di tenerlo in piedi.
Una scarica gli attraversò tutto il corpo.
Non si era nemmeno accorto di quando Jaeha avesse liberato la propria virilità.
Non aveva percepito assolutamente nulla.
Poteva solo tremare tra le sue braccia.
«Ah… S-sei pazzo… Questo è scorretto…»
«Tieniti forte, allora. E non chiamare pazzo tuo marito.»
La sua voce, però, sembrava proprio quella di un pazzo.
«Ah… E adesso? Come facciamo con l’ascensore…? Ah…!»
Eunhong si interruppe con un gemito, stringendosi ancora di più a lui.
Jaeha aveva cambiato leggermente posizione mentre lo sosteneva, cogliendolo completamente di sorpresa.
Vedendo Eunhong stringersi disperatamente al suo collo, Jaeha lasciò sfuggire una bassa risata.
Muovendo lentamente il bacino, continuava a tenerlo stretto tra le braccia.
«Bunhong… no, Eunhong… Tu mi stai facendo…»
«T-ti prego… Fermati un attimo… Credo di stare per…»
«Ah… Più reagisci così… più mi ecciti. Sto perdendo la testa.»
«Anch’io… Non capisco più se ho paura o se mi piace… Mi fai impazzire…»
Alla fine Eunhong nascose il volto nell’incavo del suo collo.
Il calore che gli saliva dal basso gli rendeva impossibile perfino respirare normalmente.
«Il mio tesoro ha appena scoperto un nuovo gusto, eh?»
Stringendolo con forza, Jaeha lo attirò ancora più vicino a sé.
«Ah…!»
Eunhong lasciò sfuggire un gemito soffocato, aggrappandosi ancora di più a lui.
Quando il suo respiro caldo gli sfiorò il collo, Jaeha trattenne a fatica un respiro.
La pelle candida del suo collo, ormai completamente arrossata, riempiva il suo campo visivo.
Jaeha vi posò lentamente le labbra, lasciandovi un lungo bacio.
Jaeha sembrava davvero non preoccuparsi di nulla. Pareva una bestia concentrata unicamente a stringere Eunhong per i glutei e continuare a morderlo. Eunhong, invece, era troppo impegnato a non allentare la presa delle gambe strette attorno alla sua vita e a trattenere i gemiti che minacciavano di sfuggirgli.
Quando Jaeha iniziò a muovere il bacino con rapidi colpi, un grido fu sul punto di uscirgli dalla gola. Affondò il viso ancora di più contro di lui, cercando di nascondersi dall’imbarazzo. Ma, privato della vista, l’udito divenne ancora più sensibile. Il rumore delle onde, che fino a poco prima non aveva nemmeno notato, gli ricordò chiaramente che si trovavano all’aperto.
«Ti sei già abituato, Eunhong? Stai pensando ad altro.»
Con un sorriso malizioso, Jaeha spinse di nuovo con forza il bacino.
«Ah… ngh…»
Per quanto sapesse che in quella zona non c’erano dipendenti, cosa sarebbe successo se Jaseong o qualcun altro fosse arrivato fin lì? Per il piacere o forse per l’imbarazzo, le lacrime iniziarono improvvisamente a scendergli lungo le guance.
«…C-come faccio a pensare ad altro…?»
Dopo aver tirato su col naso per un bel po’, Eunhong borbottò con il broncio.
«Allora vediamo un po’ se c’è davvero qualcuno.»
Lee Jaeha, sei completamente matto!
Jaeha iniziò persino a camminare senza smettere di tormentarlo, e alla fine Eunhong lasciò sfuggire un vero grido.
«Ah… ngh…»
A ogni passo di Jaeha, dalle sue labbra uscivano gemiti sempre più disperati, mentre le braccia strette attorno al suo collo si irrigidivano ancora di più. Jaeha corrugò leggermente la fronte e lo strinse con forza. Era iniziato tutto come uno scherzo, ma vedere Eunhong aggrapparsi a lui e supplicarlo gli dava una tale soddisfazione da fargli sembrare che la testa stesse per esplodere.
Sto davvero impazzendo anch’io.
Accarezzandogli lentamente la schiena, Jaeha gli sussurrò: «Va tutto bene. Non c’è nessuno.»
«Ngh… s-sei un pazzo… Davvero… questa non te la perdono…»
Sentire quella voce rotta dal pianto lo eccitò ancora di più, e il suo membro si irrigidì ulteriormente.
«Perché diventa ancora più grosso? Sei davvero fuori di testa?»
«Sei tu che mi riduci così.»
«Ngh…»
Mentre cercava di tranquillizzare Eunhong, che continuava a piangere, questi lanciò un grido acuto e gli affondò i denti nel collo.
«Adesso basta davvero. Andiamo in camera!»
«Va bene.»
La reazione insolitamente docile di Jaeha spinse Eunhong a sollevare la testa. La vista, annebbiata dalle lacrime, era così sfocata che dovette sbattere le palpebre più volte. Quando riuscì di nuovo a mettere a fuoco, trovò Jaeha che lo osservava con il volto acceso dall’eccitazione. I suoi feromoni si diffondevano intensi, mescolandosi al profumo degli alberi del giardino.
Forse è così che si comportano le bestie durante l’accoppiamento.
Quel pensiero lo fece arrossire ancora di più e stava già per abbassare di nuovo lo sguardo, quando…
«Però, visto che abbiamo iniziato, fammi venire una volta prima di andare. Mi sembra che il cazzo stia per esplodere.»
«N-no… non credo sia… Ah!»
«Tieniti forte.»
Senza lasciargli nemmeno il tempo di prepararsi, Jaeha affondò con forza.
«Ah…!»
Eunhong gli afferrò il collo e gli colpì la spalla con la mano. Le lacrime, che si erano appena fermate, ripresero subito a scendere. Il piacere gli tinse la vista di bianco, mentre dalla bocca socchiusa, incapace di richiudersi, colava un filo di saliva.
«Ah… aaah…»
Dopo aver continuato a spingersi con forza, Jaeha si fermò all’improvviso, gli mordicchiò il padiglione dell’orecchio e gli sussurrò: «Tesoro… Eunhong.»
Eunhong non riuscì nemmeno a rispondere; dalle sue labbra uscivano soltanto gemiti mentre quella massa di carne continuava a spingere dentro di lui.
«Dici che non ti piace, eppure mi stringi così.»
Scuotendo la testa con la fronte appoggiata alla sua spalla, Eunhong cercò di negarlo. «Non lo so… non lo so… Ah… basta… io… mi sento così strano…»
«Eunhong… non hai sentito qualcosa?»
E se fosse passato qualcuno…?
Con una risata appena accennata nella voce, Jaeha lo strinse ancora più forte. Terrorizzato, Eunhong spalancò gli occhi e si guardò intorno, ma nell’oscurità non riusciva a distinguere nulla. Lo spavento gli raggelò la mente, eppure il suo orifizio continuava a contrarsi istintivamente attorno a quello di Jaeha. Sentendo quei movimenti convulsi, Jaeha non riuscì più a trattenersi: ruotò il bacino e iniziò a premere con decisione contro il punto che faceva reagire Eunhong.
«Ah!»
Alla fine, Eunhong spalancò gli occhi, il corpo gli tremò violentemente e raggiunse l’orgasmo.
Nello stesso istante, Eunhong sentì il seme di Jaeha riversarsi dentro di lui. Mentre le sue pareti interne tremavano convulsamente, il pene dell’alpha, ancora duro e vigoroso, continuava a colpire i punti più sensibili. Era un movimento puramente istintivo, come se volesse spingere il proprio seme ancora più in profondità.
Rannicchiato tra le sue braccia, Eunhong sopportò quel piacere interminabile e, anche quando l’orgasmo fu ormai passato, non riuscì a sollevare la testa. Rimase lì, accovacciato, limitandosi a espellere lunghi respiri roventi.
«Non c’è nessuno, Eunhong.»
«…Cosa?»
«Ti dico che non c’è proprio nessuno. Ti stavo prendendo in giro. Però a quanto pare la cosa ti è piaciuta parecchio.»
«D-davvero?» Eunhong sollevò appena il viso e glielo chiese di nuovo. «Davvero non c’è nessuno?»
Con un colpo secco Jaeha mosse di nuovo il bacino. L’interno, ancora estremamente sensibile, si aprì di nuovo e un rivolo di liquido scivolò lentamente verso il basso. Arrossendo fino alle orecchie, Eunhong gli lanciò un’occhiata di rimprovero. Eppure sembrava che perfino quello sguardo riuscisse a eccitarlo, perché ciò che lo riempiva dentro sembrò pulsare e indurirsi di nuovo.
«…Esci! Svelto… fammi scendere. Stavolta mi arrabbio davvero.»
«E poi? Vuoi prendere l’ascensore con i pantaloni strappati sul sedere? Lì ci sono le telecamere.» Sussurrandoglielo, Jaeha gli sfiorò la guancia con un bacio.
Il volto di Eunhong impallidì all’istante. «A-allora il giardino? Qui non ci sono telecamere?»
Lo domandò in preda al panico, balbettando. Jaeha scoppiò a ridere.
«Qui è un punto cieco. Ah… allora è proprio vero che queste situazioni ti piacciono. Guarda come continui a stringere.»
Solo allora Eunhong si rese conto che il membro di Jaeha era ancora completamente duro, senza il minimo segno di cedimento.
«Ah… non lo so più. E adesso? Come facciamo a salire?»
Stringendolo ancora tra le braccia, Jaeha raccolse la giacca che aveva gettato a terra. Ogni minimo movimento del corpo faceva impazzire il punto in cui erano ancora uniti, ma lui rimaneva perfettamente tranquillo. Con calma avvolse le maniche della giacca attorno alla vita di Eunhong, aprendola in modo da coprirgli la parte inferiore del corpo.
«Basta coprirti così e portarti su in braccio. Siamo marito e marito, una cosa del genere sembrerà del tutto naturale.»
Alla risposta così naturale, Eunhong finì per credergli d’istinto. Ma non appena Jaeha mosse un passo, spalancò gli occhi per l’orrore e gli afferrò il collo. Nelle pupille sgranate, gli occhi tremavano vistosamente.
C-così? Vuole davvero salire fino alla camera… restando in questa posizione?
Come se volesse esaudire proprio quell’aspettativa, Jaeha avanzò con passo deciso, senza concedergli la minima tregua.
***
Con lo stomaco in subbuglio, Eunhong si lamentò piano nel sonno, poi spalancò improvvisamente gli occhi.
Scostò le candide lenzuola con un fruscio e balzò giù dal letto, correndo in bagno con l’agilità di chi era già perfettamente sveglio. Avevano alloggiato in quella suite già da qualche giorno, perciò raggiunse il water senza esitazioni e vi si chinò sopra.
«Ugh…»
Gli bastò pochissimo per rimettere tutto quello che aveva nello stomaco. Non appena aprì bocca, il contenuto uscì come se stesse solo aspettando quel momento. Dopo essere rimasti avvinghiati fino all’alba, avevano ordinato uno spuntino notturno perché era venuta fame a entrambi, e probabilmente era stato proprio quello a fargli male.
Dopo essersi lavato il viso, essersi lavato i denti e aver fatto i gargarismi, uscì dal bagno. Solo allora si accorse di quanto la stanza fosse silenziosa. Si era chiesto come mai, con tutto il trambusto che aveva fatto, Jaeha non si fosse mosso… ma a quanto pareva non era in camera.
Passandosi una mano tra i capelli arruffati, Eunhong si diresse verso il soggiorno della suite. Jaeha doveva essersi alzato presto e aveva aperto tutte le tende, così il salotto affacciato sul mare era inondato di luce. Aprì la grande porta a vetri che conduceva al balcone e un’ondata d’aria calda e umida gli mozzò quasi il respiro.
L’orizzonte azzurro era netto come se fosse stato tracciato con una lama. Nel cielo non c’era una sola nuvola e la superficie del mare scintillava sotto il sole. La luce riflessa sulla sabbia bianca era così intensa da costringerlo quasi a socchiudere gli occhi.
Era finalmente arrivato il primo giorno da uomo sposato.
Il fatto che lui e Jaeha si fossero davvero sposati continuava a sembrargli irreale. La mattina era identica a quella del giorno prima, eppure, dopo quella cerimonia così sfarzosa, il loro rapporto aveva assunto un nome nuovo: “marito e marito”.
Cercando di calmare lo strano tumulto che sentiva nel petto, Eunhong richiuse la porta e tornò dentro.
Sembrava quasi di aver visto alla televisione la vita di qualcun altro. Tenere la mano di Jaeha davanti a tutti, tagliare la torta, stappare lo champagne, ricevere applausi e congratulazioni… tutto aveva il sapore di un sogno. Faticava a credere che fosse stato davvero lui quello vestito di tutto punto, con un fiore appuntato sul petto e un sorriso stampato sul volto dall’inizio alla fine.
Seduto da solo nell’ampio soggiorno, sentiva il cuore appesantirsi sempre di più. Aprì il frigorifero, prese una bottiglia d’acqua ghiacciata e la bevve tutta d’un fiato. Il freddo riempì piacevolmente il suo stomaco vuoto. Con le spalle ricurve, si lasciò sfuggire un sospiro. Accese la televisione, ma c’erano soltanto pochi canali e televendite.
La spense quasi subito, posando il telecomando.
Proprio come il giorno prima, quella malinconia tornava a farsi strada dentro di lui, e la cosa gli sembrava inspiegabile.
«Hai mai sentito parlare della depressione prematrimoniale, Eunhong?»
«Che cos’è?»
«Accidenti… Io ho vissuto da solo per tanto tempo e poi mi sono ritrovato a convivere con la mia ragazza. Certo, ci sono un sacco di cose belle… ma a volte mi sentivo come se mi mancasse il respiro. Come se avessi preso una decisione troppo importante con troppa fretta…»
Quando Yoon Junseok gli aveva raccontato quella cosa, pochi giorni prima del matrimonio, lui si era limitato a ridere. Un errore fatto troppo in fretta? Non aveva alcun senso. Semmai, per loro era stato un percorso lunghissimo. Inoltre, dopo la manifestazione secondaria, viveva con Jaeha già da oltre sei mesi, e in tutto quel tempo non si era mai sentito soffocare. Anzi, era stato felice.
Mmh… allora cos’è questa sensazione?
Stringendosi meglio la cintura dell’accappatoio, Eunhong cercò il cellulare.
«…Dove sei finito, Lee Jaeha?»
Forse quell’ansia, accompagnata da una strana malinconia, peggiorava quando Jaeha non gli era accanto. Possibile che fosse davvero diventato dipendente dai suoi feromoni, proprio come dallo zucchero o dai carboidrati? Non riusciva a capirlo.
Con un po’ d’inquietudine, premette il tasto della chiamata.
[Sei già sveglio?]
Dopo appena un paio di squilli, la voce di Jaeha risuonò dall’altro capo del telefono. All’istante, la stretta che gli opprimeva il petto sembrò sciogliersi, e Eunhong inclinò confuso la testa.
«Dove sei?»
[…]
Prima ancora che potesse insistere, la porta d’ingresso si aprì con un bip elettronico. Jaeha entrò tenendo il telefono tra spalla e orecchio, con quattro enormi angurie appese alle mani.
Eunhong gli corse incontro e gli tolse il cellulare, che stava per cadere.
«La madre del proprietario diceva che queste sono coltivate dagli abitanti del posto e sono buonissime. Così siamo andati tutti insieme al campo e ce le siamo fatte dare.»
«Wow…»
Le quattro angurie, verdi con marcate strisce nere, erano enormi. Eppure, più dei frutti, ad attirare l’attenzione di Eunhong furono gli avambracci di Jaeha, che spuntavano dalle maniche arrotolate della camicia di lino azzurro chiaro. I tendini sporgevano sulla pelle leggermente abbronzata e, senza rendersene conto, deglutì.
Forse perché aveva appena lavorato sotto il sole, i feromoni di Jaeha avevano un aroma ancora più intenso e dolce. Mentre prendeva due angurie per aiutarlo, Eunhong si leccò inconsciamente le labbra.
Accorgendosene, Jaeha gli pizzicò piano una guancia.
«Sembrano così buone?»
«…Eh?»
Eunhong si portò una mano alla guancia e spalancò gli occhi. Dopo tutto quello che era successo fuori il giorno prima, gli sembrava che Jaeha stesse diventando sempre più sfacciato.
«Ma che dici? Non stavo pensando a quello.»
Scuotendo vigorosamente la testa, lo negò con forza.
Jaeha scoppiò a ridere.
«Parlavo delle angurie, marito.»
Lo disse con una voce piena di divertimento. Anche sentirlo scherzare così gli piaceva terribilmente, tanto che le orecchie di Eunhong diventarono roventi.
La malinconia? Era sparita nel giro di un attimo. Jaeha era come un raggio di sole capace di disperdere le nuvole.
Vedendolo confuso dai propri sentimenti, Jaeha aggiunse ridendo: «Il mio Bunhong ormai è diventato proprio un pervertito. Mi sento davvero soddisfatto.»
***
Jaeha stava per spaccare l’anguria a mani nude, ma Eunhong lo fermò e andò a farsi prestare un coltello dalla reception. Alla fine, però, il risultato fu che divorarono un’anguria intera comunque, e la cosa lo fece sorridere imbarazzato.
«Forse avevi ragione tu… tanto valeva romperla e mangiarla a cucchiaiate.»
Jaeha lo osservò in silenzio.
«Grazie a te l’abbiamo mangiata in modo civile. È questo l’importante.»
Guardando il mucchio di bucce verdi ammucchiate sul tavolo… quella definizione di “civile” sembrava piuttosto discutibile, ma lasciò perdere.
Posando l’ultimo pezzo, Eunhong sospirò soddisfatto. «È dolcissima… e freschissima.»
Aveva mangiato così tanto che il succo dell’anguria gli aveva tinto di rosso gli angoli della bocca. Ormai aveva persino dimenticato che quella mattina aveva iniziato la giornata abbracciato al water.
Jaeha gli si avvicinò, gli rubò un bacio assaporandogli le labbra e mormorò: «Davvero dolce.»
La frase non aveva un soggetto preciso. Eunhong tirò appena fuori la lingua e Jaeha, come se stesse aspettando proprio quello, tornò subito a baciarlo, sorridendo soddisfatto con gli occhi socchiusi.
Quel semplice bacio si fece intenso nel giro di pochi istanti.
Perfino mentre andavano a lavarsi le mani appiccicose di succo d’anguria, continuavano a baciarsi senza quasi mai staccarsi. Ogni volta che i loro occhi si incrociavano, Jaeha cercava immediatamente le sue labbra. A Eunhong venne quasi da pensare che fosse posseduto dal fantasma di qualcuno morto senza aver ricevuto abbastanza baci…
Il rumore del telaio del letto lo riportò bruscamente alla realtà. Sarebbe potuto essere il normale cigolio di un vecchio mobile… ma ricordando di aver già distrutto un letto una volta, non riuscì a ignorarlo.
Jaeha, invece, lo guardò con gli occhi socchiusi, come un bambino a cui avevano appena portato via una caramella, e cercò di riportargli il viso verso di sé prendendolo per il mento.
«Stai fermo un momento. Voglio controllare che il letto sia ancora intero.»
Questo perché continui a lanciare la gente sul letto…
Brontolando tra sé, Eunhong ispezionò attentamente il telaio, ignorando Jaeha che gli cingeva la vita e si appoggiava con tutto il peso sulla sua schiena.
Solo dopo aver controllato con cura tutti e quattro gli angoli e aver verificato che non ci fossero parti fuori posto, il suo volto si illuminò.
«Questo letto è davvero robusto. Mi piace. Di che marca sarà?»
Ripensandoci, nei giorni precedenti ci avevano dormito davvero bene. Accarezzando il lenzuolo stropicciato, gli tornò per un attimo alla mente quella sensazione di vuoto provata al risveglio, ma con Jaeha al suo fianco tutto gli sembrava solo caldo e rassicurante.
«Se ti piace così tanto, posso informarmi sulla marca e ordinarne uno uguale.»
«Jaseong noona non aveva detto che ce ne avrebbe regalato uno?»
Sentendo nominare Jaseong, Eunhong ricordò il letto rotto di casa… e anche l’imbarazzo provato quando lei l’aveva scoperto. Rosso fino alle orecchie, aveva ascoltato Jaseong consigliargli con assoluta naturalezza il modello che usava lei.
«Le ho detto di aspettare. Prima voglio andare a provarlo in negozio.»
«Allora andiamo a vederlo e poi decidiamo. Dov’è il negozio?»
«Mi pare… in Spagna.»
Eunhong si portò una mano alla fronte. Pensava che il negozio fosse a Seoul e che ci sarebbero passati appena rientrati. Il letto non era completamente distrutto, ma il telaio che sosteneva il materasso era ormai deformato e cigolava ogni volta che ci si sdraiava. Continuare a usarlo con tutta quella cautela fino all’acquisto di uno nuovo non gli piaceva affatto, quindi sperava di risolvere il problema il prima possibile.
Jaeha, al contrario, sembrava non farsene minimamente un problema. Del resto avevano già trasformato un’altra stanza in camera da letto provvisoria; era soltanto Eunhong a continuare a preoccuparsene.
«Io sto bene anche dormendo per terra. Mi basta che ci sia anche tu.»
«Va bene… va bene, ho capito…»
Da un po’, ogni parola che dicevano finiva con un bacio, tanto che Eunhong non riusciva minimamente a mettere ordine nei propri pensieri. All’improvviso gli venne il sospetto che, continuando così, avrebbero trascorso tutta quella vacanza chiamata luna di miele rintanati in camera da letto. E quello proprio non andava bene. Inoltre, era quasi arrivato il momento di salutare il primo gruppo di ospiti che avrebbe lasciato il resort.
Spingendo via il viso di Jaeha, Eunhong si alzò di scatto.
«Prima usciamo. Andiamo giù.»
Jaeha gli afferrò la mano con cui stava cercando di tirarsi su e, con uno strattone, lo fece ricadere sul letto ancora una volta. Il cigolio della struttura e le loro risate esplosero nello stesso istante. Mentre riceveva quei baci travolgenti, il pensiero del letto, di quella malinconia senza nome e di tutto il resto finì per dissolversi lentamente, fino a svanire del tutto.
***
Nella hall principale del resort c’era già una folla di persone.
Il primo gruppo, composto per lo più da persone anziane legate ad Hanjeong, sarebbe rientrato a Seoul dopo aver assistito soltanto al matrimonio della sera precedente, perciò i saluti furono semplici e sobri.
Ma questo valeva solo per chi era abituato a quel genere di situazioni. Dopo aver stretto una quantità infinita di mani, Eunhong si sentì completamente esausto.
Nonostante Jaeha gli avesse detto di non preoccuparsene, era sceso nella hall indossando una camicia di lino bianca e dei bermuda di jeans azzurro chiaro, ritrovandosi circondato da un mare di completi grigio antracite che gli faceva girare la testa. Per fortuna Jaeha aveva scelto un abbigliamento simile al suo. Sotto quel diluvio di sguardi che sembravano volerlo valutare da capo a piedi, si aggrappò alla mano di Jaeha come a un punto d’appoggio.
Quando anche gli assistenti se ne andarono insieme agli altri, la hall rimase deserta, eccezion fatta per il segretario Kim.
Sentendosi in qualche modo in debito con lui, Eunhong gli tese la mano.
«Ha lavorato davvero tantissimo. Grazie di cuore… e mi dispiace averle dato così tanto da fare.»
«Ma si figuri. È andato tutto liscio e ne sono molto soddisfatto. Anche io, mentre preparavo il matrimonio, ho potuto riposarmi e godermi il soggiorno.»
Aveva già sentito dire che, durante la settimana trascorsa lì per organizzare il matrimonio, il segretario Kim era rimasto entusiasta della camera con spa privata. Forse era anche per quello che il suo sorriso sembrava sincero e non la solita cortesia di circostanza di un impiegato.
Eunhong, però, non riusciva comunque a scrollarsi di dosso la sensazione di avergli causato troppi problemi e gli rivolse un sorriso impacciato. A quel punto Jaeha intervenne.
«Ha ricevuto anche un bel bonus. Mi pare che abbia deciso di cambiare macchina.»
«Davvero?»
Eunhong spalancò leggermente le labbra, mentre il segretario Kim sorrise con un’aria un po’ imbarazzata.
«Allora io vi saluto e torno a casa. Riposatevi e godetevi la vacanza. Ci rivediamo a Seoul.»
Dopo aver salutato anche il segretario Kim, i due rientrarono all’interno, accolti da un vivace brusio.
Seguendo il loro invito a rilassarsi e approfittare di tutto ciò che il resort offriva, gli amici e i parenti giravano ormai in abiti comodi, godendosi l’estate. Le risate provenienti dalla piscina, insieme alla musica, riempivano l’aria di allegria.
I colleghi di Eunhong sembravano impegnati in un gioco. Sul solarium, dove erano allineati numerosi lettini, Jaseong e Buyeong, in netto contrasto con l’immagine che davano di solito, stavano prendendo il sole in bikini molto appariscenti leggendo un libro.
Notando che Eunhong stava cercando sua madre e Seonhong con lo sguardo, Jaeha gli spiegò: «Poco fa sono scesi verso la spiaggia. Seonhong, la sua ragazza, tua madre e le sue amiche sono andati tutti insieme a visitare il mercato del pesce.»
«Ah, davvero?»
Vedere che tutte le persone invitate fino a lì si stavano godendo la vacanza gli riempì di nuovo il cuore di serenità.
Prima di imboccare il sentiero che costeggiava la piscina a sfioro, Jaeha fermò un membro dello staff che stava passando con un vassoio e prese due sorbetti al limone, serviti direttamente all’interno della scorza del frutto.
Al primo assaggio, il gusto intenso, dolce e aspro del limone fece socchiudere automaticamente un occhio a Eunhong, che rabbrividì leggermente.
Aveva appena finito il suo quando Jaeha gli porse anche il proprio.
Una felicità quieta gli si diffuse nel petto.
Pur non mangiandolo quasi mai, Jaeha sapeva sempre riconoscere alla perfezione i gusti preferiti di Eunhong e, per questo, ne prendeva immancabilmente due. Era un’abitudine che aveva da sempre.
«Che bello…»
Con lo sguardo rivolto al cielo, Eunhong lo disse quasi tra sé.
L’edificio bianco dalle linee eleganti, la piscina a sfioro di un blu intenso, le nuvole candide sospese nel cielo e l’ombra degli alberi lungo il sentiero…
Era un momento perfetto.
Forse proprio per questo Jaeha fraintese le sue parole.
«Che ne dici, ne compriamo una così?»
Sembrava stranamente eccitato mentre lo diceva, quasi euforico.
Eunhong scoppiò a ridere, arricciando il naso.
«Non ti credevo il tipo da fare certe cose… sai, comprare qualcosa per ostentarlo.»
«No, infatti. Non ho mai avuto l’abitudine di collezionare cose o spendere a caso… ma visto che a te piace…» Jaeha ricambiò il suo sguardo limpido con un sorriso. «Mi sto divertendo troppo a spendere soldi. Quando vedo i tuoi occhi brillare mi emoziono da morire.»
«…»
«Sono davvero messo male, Bunhong.»
Eunhong lo abbracciò di slancio.
Affondando il viso tra i suoi capelli, il cui profumo gli solleticava la punta del naso, Jaeha gli lasciò un bacio e mormorò: «Che ne dici, un giorno facciamo anche un viaggio nello spazio? Mi incuriosisce vedere come reagiresti.»
Come cambierebbe la tua espressione… come cambierebbe il tono della tua voce… Voglio vedere ogni singola reazione. Voglio vedere tutto.
Eunhong si scostò appena da lui e aggrottò la fronte. «Questo è un problema… ma più per me che per te. D’ora in poi dovrò riflettere bene prima di reagire a quello che fai.»
Vedendolo immerso in quella riflessione così seria, Jaeha scoppiò di nuovo a ridere.
Camminavano l’uno accanto all’altro, con un braccio attorno alla vita e alle spalle dell’altro, appoggiandosi reciprocamente. Quel sentiero era semplicemente caldo e rassicurante.
Proprio come il sorbetto al limone che lasciava ancora in bocca un retrogusto dolce e aspro.


