MINATO’S LAUDROMAT – EXTRA 2 (M)

L’amore non ha fretta

Nota dell’autrice: In questo capitolo ho raccontato le due settimane di vuoto vissute da Kazuki dopo aver scoperto che Minato è gay.

***

«Beh, per esempio, mi veniva da pensare che avrei voluto che mi mi venisse infilato qualcosa di grosso nel culo…» Minato lo aveva detto con tono leggero, disinvolto e senza alcuna remora.

«Shin-nii, bentornatooo! Ehi, ascoltami! Sakura ha fatto di testa sua e-»

«Eh!? Sei stata tu a usare prima le mie cose!»

«Scusate, ne parliamo dopo.»

Circondato dalle sorelle rumorose non appena rientrò a casa, Katsuki si fece strada lungo il corridoio cercando di regolare il respiro. Mentre i fratelli gli chiedevano uno dopo l’altro se stesse bene, rispose loro di non preoccuparsi e chiuse accuratamente a chiave la porta del bagno.

Era l’unico posto di quella casa in cui la sua privacy fosse garantita. Si passò una mano tra i capelli appiccicati alla fronte dal sudore. Finalmente solo, Katsuki lasciò uscire un profondo respiro.

Non riusciva proprio a restare lì, così era scappato. Se non l’avesse fatto, non sapeva cosa avrebbe potuto fare ad Minato.

In che modo Minato-san ha pronunciato quelle parole?

Ripensò alle parole di Minato di poco prima, cercando di ricordarle con precisione, senza alterarle neppure un po’.

«Beh, per esempio, mi veniva da pensare che avrei voluto che mi mi venisse infilato qualcosa di grosso nel culo…»

Sì. Aveva socchiuso quegli occhi dall’aria gentile e l’aveva detto con quella leggerezza scherzosa, ridacchiando.

«…Scusa. Non è che lo stessi nascondendo, ma io sono gay.»

Quell’uomo vedeva gli uomini in quel modo, come oggetti del proprio desiderio.

Il calore si accumulò sempre più nella parte inferiore del corpo. Il sudore gli scivolò dalle tempie lungo la linea della mandibola. Sentiva un dolore pulsante al basso ventre. Katsuki slacciò la fibbia della cintura e liberò la propria eccitazione.

L’origine risaliva a dieci anni prima, ma il vero detonatore era stato premuto proprio in quel momento.

Ha detto che voleva che qualcuno glielo mettesse dentro, vero?

La sua voce eccitata riecheggiò nella mente. Spalancando gli occhi, Katsuki immaginò che Minato avrebbe probabilmente detto: “Scherzavo, Shin. Ci hai creduto davvero, idiota!”

Poi avrebbe fatto quel sorriso amichevole da cucciolo e gli avrebbe scompigliato affettuosamente i capelli. Katsuki gli avrebbe afferrato la mano e lo avrebbe spinto sul pavimento di quella stretta lavanderia a gettoni.

“Smettila… ehi, Shin… smettila.”

All’inizio avrebbe cercato di opporsi. Ma sicuramente, poco dopo, avrebbe iniziato a stare meglio.

Con le mie dita, con la mia lingua, con tutto me stesso, voglio scoprire ogni parte di Minato-san.

“Shin、……Shin.”

Io non avrei desiderio sessuale? Minato-san, tu non hai capito proprio niente.

Quando si rese conto di essere un uomo come Minato, appartenente allo stesso mondo, provò una felicità profonda, quasi un sollievo.

“No… Shin, smettila!“

Continuò a ripetere nella mente quella voce falsa, ancora e ancora. Avrebbe fatto gemere Minato, lo avrebbe fatto piangere, lo avrebbe sporcato, fino a consumarlo del tutto. Avrebbe insistito ostinatamente, finché Minato stesso non avesse iniziato a desiderarlo.

Quando, prima o poi, Minato avesse allungato la mano verso di lui, Katsuki l’avrebbe accolta e avrebbe risposto con gioia.

Il desiderio che gli si gonfiava sempre più nel basso ventre esplose in un istante, come se avesse percorso di corsa una rampa di scale.

Fissò a lungo la mano sporca, riconoscendo dentro di sé una calma che tornava lentamente. Deglutì.

Anche se si trattava soltanto di una fantasia, aveva portato Minato in quella situazione di propria volontà.

Che cosa ho fatto a quel gentile e solare Minato-san?

Sentiva tutto il corpo stranamente caldo. Sapeva che non era soltanto colpa dell’afa estiva, e per questo le guance gli si tinsero ancora di più di rosso. Il senso di colpa continuava ad abbattersi su di lui, ondata dopo ondata, senza fine.

«…Con che faccia dovrei incontrarlo?»

Se gli avessero chiesto se si pentiva, avrebbe risposto di no.

Prima o poi sarebbe arrivato un giorno simile. In qualche angolo del suo cuore, lo aveva sempre saputo.

«Ehi, Shin-nii! Hai ancora bisogno del bagno!?»

Il fratello urlava dall’altra parte della porta.

Non ancora. Non ancora.

Non poteva incontrare quell’uomo portandosi dentro un desiderio tanto intenso e così goffo.

***

«Aaah! È scappatooo!»

«Yutaro, piantala di fare tutto questo casino!»

Le solite voci chiassose gli fecero vibrare i timpani e Katsuki aprì lentamente gli occhi.

Fuori dalla finestra si intravedeva un cielo blu cobalto, senza neanche una nuvola. Quel giorno c’era pochissimo vento e, quando se ne accorse, aveva già sudato al punto che la T-shirt gli si era appiccicata alla schiena.

Sollevò il corpo che aveva tenuto accasciato sulla scrivania e si passò una mano tra i capelli spettinati. Probabilmente, a causa della mancanza di sonno degli ultimi tempi, si era addormentato mentre risolveva delle equazioni di matematica.

Inspirò profondamente e fece schioccare il collo.

Sapeva perfettamente quale fosse la ragione per cui non riusciva proprio a concentrarsi sullo studio.

Non vedeva Minato da due settimane.

Non avrebbe mai pensato di essere così codardo. Ma non sapeva come gestire quei sentimenti così violenti verso Minato, sentimenti che persino lui giudicava quasi prepotenti.

Durante quel periodo in cui non poteva incontrarlo, era riuscito a dimenticare Minato?

Niente affatto.

Anzi, pensava ad Minato giorno e notte e lo aveva sporcato innumerevoli volte nelle proprie fantasie. Quel senso di colpa che all’inizio avrebbe dovuto esserci era ormai stato relegato in un angolino del suo cuore.

Ascoltando le urla stridule dei fratelli provenienti dal soggiorno, sentì un desiderio fortissimo.

Voglio vederlo.

Dopo una doccia veloce, andò in soggiorno. Il secondogenito, Yutaro, era accasciato sconsolatamente sul divano. Vedendolo rannicchiato su se stesso come un bambino imbronciato, Katsuki socchiuse gli occhi.

«Che succede, Yu?»

Si sedette sul divano e sbirciò il viso del fratello.

«Shin-nii, lascialo stare. Tanto è una storia senza importanza.»

Sakura lo disse senza neppure guardarlo, mentre si applicava con attenzione lo smalto sui piedi.

Katsuki rimproverò leggermente la sorella.

«Non dire così.»

Poi guardò Yutaro. I suoi grandi occhi neri riflettevano l’immagine di Katsuki.

«Shin-nii… è scappato.»

«Chi?»

«Un Pokémon.»

Katsuki stava quasi per rimproverarlo perché si era abbattuto per una cosa simile, ma si trattenne e gli accarezzò piano la testa.

«Che Pokémon era?»

«Un Pokémon leggendario. Uno fortissimo.»

Katsuki non aveva idea di che tipo di Pokémon leggendario intendesse Yutaro. Non gli erano mai interessati particolarmente i videogiochi; a volte giocava perché i fratelli glielo chiedevano, ma non li aveva mai trovati così divertenti.

«…Forse non va bene se non uso una Poké Ball Premium…»

In effetti, se si chiamava “Premium”, doveva essere qualcosa di speciale.

Katsuki sorrise appena e gli scompigliò i capelli, mentre il fratello era rannicchiato come un piccolo onisco.

«Puoi riprovare e catturarlo.»

Chissà se è così che Minato si sente quando lo fa con me. Metà tenerezza, metà voglia di ridere.

«Ci ho messo un sacco di tempo e finalmente ero arrivato a un punto fantastico… e poi è scappato proprio all’ultimo. …È dura.»

«Sei troppo drammatico, Yu.»

Mentre gli dava un leggero colpetto sulla testa, il terzogenito Kotaro, che aveva ascoltato la conversazione lì vicino, si sedette con un gesto fluido sulle ginocchia di Katsuki.

«Non hai capito niente, Shin-nii! Non sai mica se riuscirai a incontrarlo di nuovo! È una “probabilità” bassissima!»

Aveva usato con grande serietà una parola difficile come “probabilità”.

Katsuki sorrise.

«Capisco… sì, hai ragione.»

E attirò Kotaro tra le proprie braccia. Con un’espressione soddisfatta, simile a quella di un cane appena lodato, Kotaro si strofinò contro il suo petto.

Era ormai alle elementari e Katsuki aveva pensato che fosse diventato un po’ più grande, ma aveva ancora un lato molto coccolone.

Quando lo strinse forte da dietro, dal vestito di Kotaro arrivò un lieve profumo di sapone.

Gli fece tornare alla mente quello spazio stretto e rassicurante.

«A proposito, ultimamente Shin-nii non esce più. Andavi alla lavanderia a gettoni, vero?»

Sakura alzò il viso e, per un breve istante, Katsuki rimase senza parole.

«Ah… sì.»

Inspirò profondamente l’odore che associava alla lavanderia a gettoni.

Il sorriso di Minato gli rimaneva impresso, come una macchia ostinata sui vestiti che non riusciva più a mandare via.

«Quella lavanderia a gettoni è vecchia, no? Riesce davvero a lavare bene i vestiti?»

Sakura gli rivolse un sorriso malizioso.

«Certo che sì.»

Katsuki rispose con decisione.

Forse le macchine erano davvero vecchie, ma grazie alla cura con cui Minato le teneva, erano sempre perfettamente pulite e splendenti.

All’improvviso sentì il desiderio di incontrarlo ancora più intensamente di prima.

«Scusate. Io… esco un attimo.»

«Eeeh? Giochiamo insieme, Shin-nii!»

«Quando torno, giocherò con te.»

Uscì di corsa da casa e si affrettò lungo la strada che percorreva ormai da tempo.

Passo dopo passo, allungò sempre più le falcate, finché alla fine iniziò a correre.

Presto. Voglio vederlo presto.

Non gli importava né il respiro affannoso né i raggi ultravioletti che gli bruciavano la pelle fino a fargli male.

Continuò a muovere le gambe.

Avanti. Avanti.

Quando vide l’insegna familiare della lavanderia a gettoni, per qualche motivo sentì un desiderio incontenibile di piangere.

Nella sua mente giravano incessantemente soltanto una frase: “Mi piaci”.

Non aveva una Poké Ball.

Non aveva la minima idea di come potesse intrappolare Minato tra quelle mani. Era ancora troppo immaturo per riuscire a capirlo.

«Benvenuto. È da un po’ che non ti vedo, Shin.»

Vedendo Minato sorridere come sempre, Katsuki si sentì ferito, anche se solo un poco.

Se per lui non era cambiato nulla, Katsuki era ormai stato trascinato in un luogo dal quale non poteva più tornare indietro.

«Minato-san, io… ho desiderio sessuale.»

Nel momento stesso in cui quelle parole gli uscirono di bocca, aveva ormai preso la sua decisione.

L’espressione imbarazzata di Minato, le sue orecchie arrossate… erano così adorabili che avrebbe voluto mangiarlo.

Katsuki gli strinse forte la mano.

Per impedirgli di andare da qualche parte, per fare in modo che guardasse solo me.

Penso anch’io di essere una persona terribile, ma, d’altra parte, sento che non posso farci niente. Perché ci siamo incontrati. Di nuovo, con te.

Spero che tu capisca. Questa frustrazione, questa sofferenza… tutto nasce dal fatto che tutto il mio essere ti desidera.

Se riuscirò ad averti, ti amerò più di ogni altra cosa al mondo, fino alla morte. Ti proteggerò da qualunque cosa e ti renderò sicuramente felice.

Perciò, ti prego… Ti prego…

«Minato-san. Per favore, diventa mio amico.»

MINATO’S LAUDROMAT – EXTRA 1

Primo sogno dell’anno

Nota dell’autrice: Ci sono sogni che si fanno pur sapendo di stare sognando. Mi pare di aver sentito parlare in televisione di qualcosa come “sogno lucido”, o roba del genere.

***

«Ehi, ma… dove sono finito?»

Minato si ritrovò smarrito in uno spazio immenso e completamente vuoto. Era la vigilia di Capodanno, l’indomani sarebbe stato il primo giorno dell’anno, e lui proprio non riusciva a capire che cosa stesse facendo.

«Minato-san.»

Una mano gli afferrò improvvisamente la sua da dietro e dalle labbra di Minato sfuggì un poco dignitoso «Ah!». Quando si voltò per vedere chi fosse, si trovò davanti il solito, immancabile Katsuki Shintaro.

«Non spaventarmi così, Shin! …Eh? Aspetta!?»

«Hai capito, Minato-san?»

Katsuki gli rivolse un sorriso morbido, simile alla luce del sole che filtra tra le foglie. Minato, pensando che fosse uno scherzo di qualche tipo, lo afferrò per il bavero e gli esaminò il viso da vicinissimo.

«Eh? Eh? Eeeh!?»

«Minato-san, io sono diventato adulto.»

«A-adulto? Ma tu…»

Katsuki, che aveva evidentemente qualche anno in più rispetto a prima, sorrideva tranquillo. A giudicare dall’aspetto, doveva avere poco più di vent’anni. I capelli neri erano stati tagliati più corti di prima e il suo viso, ormai privo di quell’aria acerba, aveva assunto un’espressione virile e decisa. Era sempre bello da morire, fin troppo bello. Di fronte a Katsuki, che sotto ogni punto di vista era diventato adulto, Minato si passò freneticamente le mani tra i capelli mentre cercava di fare ordine nella propria confusione.

«Aspetta un attimo… Non è che questo è un sogno? Ah, giusto, giusto! È un sogno! Cavolo, Shin, non comparire nei miei sogni!»

Mentre cercava di fuggire dalla realtà e scherzava con aria ebete, Katsuki disse con assoluta serietà: «Sì. Questo è un sogno, Minato-san.»

A quanto pare era davvero dentro un sogno. Con la coscienza ancora annebbiata, Minato si limitò a fissare attentamente il volto di Katsuki, ormai adulto. I suoi occhi affusolati e perfettamente delineati sbatterono lentamente le palpebre. I loro sguardi si incrociarono con un’intensità così dolce e profonda da far quasi venire la nausea. Persino quel senso di colpa che normalmente occupava il centro esatto del cuore di Minato sembrava, a quanto pare, non funzionare nel mondo dei sogni.

«Sei proprio un figo anche da adulto, eh. Mi dai sui nervi.»

Mentre gli toccava entrambe le guance con le mani, tastandole e stringendole delicatamente, Katsuki mormorò con aria esasperata: «Non dire così. Sono venuto apposta per incontrarti.»

Una grande mano si posò sopra quella di Minato. I gesti e la voce di Katsuki, più maturi del solito, stavano scuotendo senza alcuna delicatezza il cuore di Minato. Anche nei sogni il cuore batte così forte, eh… riuscì a pensare con una certa nonchalance. Almeno fino a quel momento.

«Minato-san.»

Katsuki portò con decisione le dita di Minato verso le proprie labbra. D’istinto, Minato pensò a quella classica scena da fiaba in cui il principe bacia la mano della principessa. Il respiro caldo dell’uomo gli sfiorò la punta delle dita. Era solleticante e, soprattutto, terribilmente imbarazzante.

«Che succede, Minato-san? Sei diventato improvvisamente così tranquillo.»

Di chi sarà mai la colpa? Di chi?!

Catturato dallo sguardo di Katsuki, febbricitante e intenso, anche Minato finì per arrossire. Quando questo qui diventerà adulto, non mi rimarrà proprio più nulla con cui poter competere. Imprecando mentalmente contro di lui, Minato arricciò le labbra.

«Io ci ho pensato.»

«A-a cosa?»

«Io adesso sono adulto, e questo è un sogno. Quindi… in altre parole, possiamo fare quello che vogliamo senza che nessuno ce ne faccia una colpa.»

«Eh?»

Minato alzò la testa, sconcertato. Katsuki gli sorrise con un’espressione molto più maliziosa del solito e, senza lasciargli la mano, si fece più vicino.

«Non si può, Minato-san?»

«No, cioè… non è questo il punto… Ehi, sei troppo vicino!»

«Potrei anche preparare, tanto per sicurezza, qualcosa di bello grosso che piace a Minato-san.»

«Shin-chan, che cosa stai dicendo!? Ehi, aspetta un attimo…!»

Minato perse l’equilibrio e rischiò di cadere, ma Katsuki lo sostenne senza alcuna difficoltà. Poi strinse tra le braccia Minato, che era rimasto completamente paralizzato, e gli sussurrò all’orecchio con aria provocatoria: «Voglio metterlo dentro.»

«M-metterlo…! No, quello è decisamente oltre il limite!»

Minato iniziò ad agitarsi freneticamente tra le sue braccia. Eppure, come per convincerlo che non c’era nulla di cui preoccuparsi, le labbra di Katsuki si posarono nell’incavo della sua clavicola. Una sensazione tiepida gli si propagò sulla pelle e la gola ebbe un piccolo sussulto.

«Ah… t-tu… ehi…»

Quella sensazione che gli risaliva lungo il corpo con brividi sempre più intensi era decisamente troppo, anche per un sogno.

«…Sh-Shin, ho detto di no! Sul serio!»

Quando alzò la voce, lo spazio bianco in cui si trovavano fino a un attimo prima era sparito. Al suo posto, davanti agli occhi di Minato comparve la sua familiare stanza.

[…Minato-san, si è svegliato?]

Dal cellulare che, chissà perché, Minato si ritrovava stretto in mano, proveniva la voce di Katsuki. In quell’istante, Minato ricordò di essere al telefono con lui.

«Scusa… mi ero addormentato.»

[Va bene, non importa. Non rispondeva da circa quindici minuti, quindi ho pensato che probabilmente si fosse addormentato.]

La voce calma e impassibile di Katsuki fece vibrare i timpani di Minato, ancora intontito dal sonno.

Katsuki lo aveva contattato poco dopo le undici di sera, quando mancava ormai poco alla mezzanotte. Quel pomeriggio, dopo aver bevuto con i ragazzi della squadra di nuoto, Minato era passato dai suoi genitori e, dopo essere stato trascinato a bere di nuovo dal nonno e dalla nonna, aveva finito per alzare un po’ troppo il gomito. A quanto pare, pur avendo risposto alla telefonata, si era addormentato durante la conversazione.

[Minato-san, che sogno stava facendo?]

A quelle parole pronunciate con noncuranza, Minato ebbe un sussulto e irrigidì le spalle.

«Non stavo sognando niente! Piuttosto, potevi svegliarmi!»

[Ma sarebbe stato un peccato.]

«Un peccato cosa?»

[Il tuo respiro mentre dormivi. Era carino.]

Minato rimase talmente sbalordito da non riuscire a parlare per un istante.

«…C-carino un cavolo! Come può essere carino il modo in cui uno respira mentre dorme!?»

[Può eccome. Sei carino, Minato-san.]

Le guance di Minato si fecero roventi all’istante. Sapendo che non era colpa dell’alcol, per lui la situazione diventava davvero imbarazzante.

«Ma perché Shin-chan deve sempre dirle così, certe cose…»

Il senso di Katsuki era probabilmente parecchio distante da quello della gente comune. Continuava a elogiare un uomo sulla trentina come lui dicendogli in continuazione quanto fosse carino. Aveva superato il limite dell’esasperazione: non restava altro che ridere.

«Ah, che scemo. Shin-chan, tu sei proprio senza speranza.»

[Minato-san.]

«Mh?»

[Buon anno. Anche quest’anno conto su di te.]

Quando Minato guardò l’orologio, si accorse che l’anno era già cambiato. Il sogno che aveva appena fatto era quindi il suo “hatsuyume*”, il primo sogno dell’anno.

*(N/T: 初夢, はつゆめ, hatsuyume, significa letteralmente “primo sogno” e indica il sogno che si fa all’inizio del nuovo anno, precisamente nella notte tra il 1° e il 2 gennaio. Nella tradizione giapponese viene considerato un presagio di come sarà l’anno che sta iniziando.)

Non avrebbe mai potuto raccontare a Katsuki di aver fatto un sogno così sconveniente.

«Grazie, buon anno anche a te. Anch’io conto su di te, Shin.»

Dall’altra parte arrivò un semplice e sincero [Sì].

Ah, che seccatura. All’improvviso Minato sentì il bisogno di sapere che faccia avesse Katsuki mentre pronunciava quelle parole. Per nascondere quel sentimento persino a se stesso, fece apposta a rispondere con tono distaccato.

«Va bene, va bene. Ormai è tardi, quindi…»

Prese una bottiglia d’acqua minerale dal frigorifero e ne svitò il tappo. Era soltanto acqua, eppure gli sembrò incredibilmente buona, al punto da sentirla scorrere e impregnargli tutte le viscere.

«Shin, è tardi, quindi anche tu vai a dormi-»

[Minato-san, anche quest’anno mi piaci tantissimo. E anche l’anno prossimo, e quello dopo ancora, per sempre.]

La voce bassa di Katsuki gli giunse all’orecchio, dolce fino in fondo.

«…Ah.»

[Buonanotte.]

«Eh?»

La chiamata si interruppe in un batter d’occhio e Minato rimase lì, immobile, con la bottiglia di plastica in mano.

«…Non riattaccare così.»

Beh, anche se non avesse riattaccato, sarebbe stato un problema.

Il tumulto nel suo petto continuava soltanto ad aumentare. Bevve l’acqua avidamente e lasciò sfuggire un «Ahh» accompagnato da un sospiro.

«Shin, sei proprio un idiota.»

In lontananza risuonavano i rintocchi della campana di Capodanno. Con questo corpo pieno di desideri e tormentato dai pensieri, che cosa avrebbe dovuto fare, adesso? Anche quest’anno non sarebbero certo mancati i problemi su cui arrovellarsi.

***

DIAMOND DUST – CAPITOLO 7

Il purismo del Golden

Nonostante fosse ormai passato l’orario di punta della sera di un giorno feriale, forse a causa della strada stretta, lungo la carreggiata che da Yeonhui-dong conduceva all’incrocio di Donggyo-dong si estendeva una lunga fila di luci rosse dei fanali posteriori. Sembrava che avremmo dovuto aspettare il semaforo ancora almeno due o tre volte prima di riuscire a svoltare a destra all’incrocio.

GUIDA AL GUIDEVERSE

Negli ultimi anni, il Guideverse è diventato uno dei generi più popolari nelle webnovel e nei webtoon coreani, soprattutto all’interno delle opere BL. Se vi è capitato di leggere storie con protagonisti chiamati Esper (o Sentinelle) e Guide, o avete visto personaggi parlare di Guiding, compatibilità e berserk, allora siete già entrati, forse senza saperlo, nel mondo del Guideverse.

BETA OFF NOT DATING – CAPITOLO 1

Tra la Gold Coast e le Hawaii… il mare azzurro, le isole meravigliose, gli abitanti che stavano benissimo con magliette a maniche corte, pantaloncini e occhiali da sole…

Era esattamente il paradiso che avevo sempre sognato.

Fantasticavo su quando sarebbe stato meglio prenotare il mio biglietto aereo.

Ogni mattina, dalle 8:20 alle 8:30, era il mio momento dedicato alle fantasie.

BEYOND THE MEMORIES – CAPITOLO 3.1

Petit à petit 

Fu quando mi manifestai come omega per la prima volta.

Come spesso accade con i tratti particolari, affrontai il mio primo ciclo di calore solo quando arrivai all’età della pubertà. Mio padre chiamò immediatamente il medico di fiducia e mi fece iniettare un soppressore, ma i feromoni che avevano iniziato a fuoriuscire incontrollabilmente non accennavano minimamente a placarsi.

DIAMOND DUST – CAPITOLO 5.1

Un Paese delle Meraviglie

Anche se era solo l’inizio di giugno, a causa delle temperature che a mezzogiorno sfioravano già i trenta gradi, all’interno di una caffetteria, dove era da poco passata l’ora di pranzo del sabato, l’aria condizionata era così forte da far quasi venire i brividi. Mi sfregai la pelle nuda delle braccia, scoperta dalle maniche corte, e avvicinai la sedia al portatile.

MINATO’S LAUDROMAT – CAPITOLO 1

«Mi scusi. Ho messo i soldi nell’asciugatrice, ma non funziona.»

Minato Akira si svegliò al rumore di qualcuno che bussava piano al vetro. Avrebbe dovuto chiudere gli occhi solo per un momento, ma a quanto pare il fresco dell’aria condizionata lo aveva attirato in un sonno profondo. Mentre si asciugava con un asciugamano la nuca sudata e l’angolo della bocca dove gli era colata la bava, aprì la porta.

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