E poi venne la primavera.
Quell’anno Gyeol aveva compiuto tre anni. Secondo il modo di contare coreano, era diventato un bambino di quattro anni, ed era il più grande scansafatiche del mondo. Le regole che Gyeol doveva rispettare erano soltanto tre: sicurezza, salute ed educazione. Per il resto era libero di fare ciò che voleva, tanto che si poteva dire che fosse uno dei pochi bambini davvero spensierati nella società sudcoreana, dove vigeva una competizione sfrenata in ogni ambito.































