Solo Dio lo sa
Nota dell’autrice: La storia di Minato e Shin che vanno al primo santuario dell’anno.
Il contenuto è lo stesso del libriccino che era stato realizzato come ringraziamento per le lettere dei fan ricevute per il Capodanno 2021.
Nota aggiuntiva: Ad oggi, il compleanno di Katsuki Shintaro è stato cambiato al 4 aprile!
***
Fu nel primo pomeriggio del giorno di Capodanno che Katsuki si presentò nella stanza del custode della lavanderia.
Dopo essersi scambiati i consueti auguri di buon anno, Katsuki disse: «Minato-san, vuole venire a fare il primo pellegrinaggio dell’anno insieme a me?»
Mentre infilava i soldi per l’otoshidama nelle buste che avrebbe dato ai bambini dei suoi parenti, Minato aggrottò la fronte.
«Il primo pellegrinaggio dell’anno?»
«Sì. Oggi la lavanderia è chiusa, giusto?»
«È chiusa, ma… non ci vengo! Se uno sulla trentina va a fare un appuntamento di Capodanno con un liceale, non può più guardare in faccia né la gente comune né persino gli dei!»
Come per interrompere la sua protesta, Katsuki sbatté una mano sulla scrivania.
Sul bel volto del giovane comparve un sorriso da far venire i brividi, e Minato si lasciò sfuggire un «Hii!» mentre si tirava istintivamente indietro.
«Non è un appuntamento. È una corretta usanza giapponese, in cui si prega affinché l’anno che sta iniziando sia un buon anno. Se non ci va assolutamente, finirà per succedere qualcosa di brutto. Non le sto dicendo nulla di male. Andiamo, Minato-san.»
«Eh? Davvero…?»
«Davvero. Su, andiamo.»
Alla fine, Katsuki, ancora più insistente del solito, lo trascinò fino al santuario del quartiere.
Era da parecchio che Minato non veniva lì. Fino all’anno precedente, infatti, aveva vissuto a Tokyo.
Le persone venute per il primo pellegrinaggio dell’anno avanzavano lentamente verso il santuario. Lungo il percorso si era formata una lunga fila e nell’aria aleggiavano i deliziosi profumi del yakisoba, degli oban-yaki e delle altre pietanze vendute dalle bancarelle ai lati della strada.
Da piccolo venivo spesso a giocare qui… Con un velo di nostalgia, Minato si sfregò le mani intirizzite dal freddo.
«Minato-san, io ho compiuto diciassette anni.»
«Eh?» Minato rimase a fissarlo con gli occhi spalancati, incapace di capire le sue parole.
Katsuki, che continuava a guardare dritto davanti a sé, proseguì con espressione impassibile: «Ieri, il 31 dicembre, era il mio compleanno.»
«C-cosa?! Ma allora dovevi dirmelo prima, accidenti!»
Per colpa sua, che non gli aveva detto assolutamente niente, il 31 dicembre era ormai passato.
Certo, non avrebbe potuto fargli un regalo chissà quanto importante, ma avrebbe almeno voluto festeggiare come si deve il suo compleanno, che capitava una volta all’anno.
Perché… perché non me l’hai detto prima? Se l’avessi saputo, anch’io avrei…
Era troppo riservato.
Si vedevano ogni singolo giorno, eppure non gli aveva comunicato una cosa tanto importante. Minato era arrabbiato proprio per quello.
«Che cosa vuoi mangiare? Oggi ti compro tutto quello che vuoi alle bancarelle. C’è qualcos’altro che vuoi? E non provare a fare il modesto in queste occasioni, o ti prendo a pugni!»
Il tono gli era uscito più brusco del necessario, ma Katsuki si voltò verso di lui come se non ci facesse caso.
«Voglio tenerle la mano.»
«Eh… la mano?»
«La mano.» Katsuki continuò a parlare davanti a Minato, che lo fissava sbalordito. «C’è tanta gente e nessuno ci sta guardando. Quindi, per favore.»
Aveva l’espressione di chi desiderava disperatamente, con tutte le sue forze, il tesoro che aveva proprio davanti agli occhi.
Davanti a quel desiderio così infantile e innocente, Minato trattenne il respiro.
Un calore intenso, come quello prodotto da una lente d’ingrandimento che concentra la luce, gli attraversò il cuore in linea retta.
«Non posso, Minato-san?»
Vedendo Katsuki stringere appena gli occhi, come se fosse un po’ arrabbiato, Minato sentì per qualche motivo le lacrime salirgli agli occhi.
«…V-va bene, ho capito. Aspetta un attimo.»
Che debole che sono. Minato si prese in giro da solo. Ma insomma, oggi è il suo compleanno.
Dopo essersi sfregato più volte la mano contro i jeans, porse esitante quella sua mano che non aveva alcun valore.
Che faccio? È una pessima idea, vero?
Continuava a ripetersi che erano amici, ma se gli avesse teso quella mano, sicuramente Katsuki avrebbe finito per attribuirle un significato diverso.
Eppure, adesso…
In quel momento…
«Buon compleanno, Shin.»
Sentì il calore del corpo di Katsuki attraverso il palmo della mano.
Era imbarazzato, ma glielo disse chiaramente, guardandolo negli occhi.
Katsuki strinse gli occhi, sinceramente felice, e annuì.
Il loro respiro si condensava in nuvolette bianche nell’aria fredda, eppure le orecchie e le guance di Katsuki erano roventi.
In realtà avrei voluto essere il primo di tutti a dirti “Buon compleanno”. Per colpa tua, sono arrivato ultimo. Perché non me l’hai detto, stupido bello da morire?
Mentre iniziava a provare un pizzico di risentimento, come se volesse fare i capricci, una mano più giovane e fresca della sua strinse forte la sua.
«Grazie, Minato-san. Sono davvero felice.»
Minato non aveva la capacità di accogliere un sentimento tanto puro e diretto.
Faceva male, era doloroso da morire, eppure non aveva alcuna intenzione di tirarsi indietro.
«Sei sempre così esagerato.»
Katsuki sorrise piano. Poi, subito dopo, lasciò andare la mano di Minato.
«C-cosa…? P-perché? Hai già finito?»
Minato nascose la piccola fitta di solitudine che aveva sentito e fissò Katsuki.
«Sì. Per ora va bene così.»
Il modo in cui lo disse sembrava quasi quello di qualcuno che cercasse di convincere sé stesso.
La fila davanti a loro cominciò lentamente a muoversi e anche Minato e Katsuki avanzarono.
«Un giorno… verrò davvero a rapirla, quindi si prepari.»
Alle parole improvvise di Katsuki, Minato riuscì a malapena a evitare di crollare a terra e gli rivolse un sorriso ebete.
«Anche quest’anno Shin-chan non cambia proprio mai, eh. Sì, sì, continua pure a dirlo.»
La situazione è ancora disperata. Il nemico sta premendo troppo forte.
Dopo avergli rivolto un sorriso birichino, Katsuki tornò a guardare davanti a sé come se nulla fosse successo.
Il bello è che quello che vuole rapirmi è lui stesso incatenato mani e piedi a una fantasia. Chissà per quanto ancora un giovane così splendente riuscirà a trovare qualcosa di valore in un uomo sulla trentina come me.
Nel frastuono della folla, Minato pensò al tempo che gli rimaneva.
«Minato-san?»
«…Non è niente.»
Minato richiuse in silenzio il coperchio sui sentimenti cupi e frustrati che non poteva esprimere a parole.
Dopotutto, sono un adulto sulla trentina.
Quando arrivò il loro turno, Minato infilò solennemente una banconota da diecimila yen nella cassetta delle offerte.
Katsuki, accanto a lui, rimase sconvolto, ma a Minato non importava.
Fece due profondi inchini, batté due volte le mani, poi le congiunse e pregò intensamente.
Dopo aver terminato la sua preghiera agli dei, comprò a Katsuki una salsiccia dalle bancarelle.
Quello non era neanche lontanamente un regalo di compleanno.
Provò anche a dargli l’otoshidama, ma Katsuki si rifiutò categoricamente di accettarlo.
«Piuttosto…» disse sottovoce, prima di rivolgergli una domanda con aria perplessa. «Cosa ha desiderato dopo aver offerto diecimila yen?»
«…Ho pregato di poter mangiare un sacco di cose buone anche quest’anno.»
«Non serve pregare gli dei. A quello ci penso io.»
Katsuki rise con aria esasperata e anche Minato sollevò gli angoli della bocca.
Il mio desiderio tu non lo capirai mai.
“Che Katsuki Shintaro possa rimanere in salute anche quest’anno”.
“Che Katsuki Shintaro possa superare gli esami di ammissione”.
“E che Katsuki Shintaro non venga mai ferito a causa di Minato Akira”.
Se i desideri per i quali aveva sborsato una somma così ingente si sarebbero avverati oppure no…
«Solo Dio lo sa.»
***