PINK FLAVOR OMEGA – BONUS (M)

E poi venne la primavera.

Quell’anno Gyeol aveva compiuto tre anni. Secondo il modo di contare coreano, era diventato un bambino di quattro anni, ed era il più grande scansafatiche del mondo. Le regole che Gyeol doveva rispettare erano soltanto tre: sicurezza, salute ed educazione. Per il resto era libero di fare ciò che voleva, tanto che si poteva dire che fosse uno dei pochi bambini davvero spensierati nella società sudcoreana, dove vigeva una competizione sfrenata in ogni ambito.

Il presidente Lee Shinje era piuttosto impaziente, dicendo che il nipote del presidente Han, quello della porta accanto, parlava già due lingue dall’età di tre anni. Eunhong e Jaeha, però, erano estremamente risoluti per quanto riguardava l’educazione di Gyeol. Forse proprio per questo, sotto ogni aspetto, Gyeol era un po’ più lento dei suoi coetanei.

Il piccolo, che ancora non faceva praticamente nulla da solo, riusciva a trasformare un semplice lavaggio del viso in un’alluvione e, di ogni cucchiaiata di riso, ne faceva cadere metà sui vestiti, spalmandosela addosso per bene. Forse il suo livello di abilità cresceva ancora più lentamente proprio a causa dei suoi due papà, che avevano deciso di non mettergli fretta, a meno che non si trattasse di qualcosa di davvero necessario.

A trovare frustrante la lentezza di Gyeol erano tutti tranne i suoi due papà: la babysitter, le insegnanti dell’asilo, la zia dal carattere impaziente e il nonno sempre ansioso…

Eunhong trovava adorabile Gyeol qualunque cosa combinasse, mentre Jaeha era del parere che andasse bene anche se Gyeol non era capace di fare nulla.

Inoltre, grazie all’abilità di un bambino sveglio nel capire al volo come comportarsi con gli altri, il piccolo Gyeol, ormai quattroenne, stava conducendo una vita in cui, per lo più, faceva esattamente ciò che voleva.

Jaeha era uno di quelli che seguivano alla lettera il modo di dire di moda secondo cui “crescere i figli è tutta una questione di equipaggiamento”. Per uno strano scherzo del destino, era anche una persona che si trovava sempre tra i primi dieci nella classifica dei patrimoni della Corea del Sud.

Perciò poteva continuare a occuparsi di Gyeol con allegria, mantenendo il ruolo di padre elegante e magnanimo.

Jaeha era il papà capace di sorridere persino se Gyeol rompeva per errore un televisore da 85 pollici o graffiava con una macchinina giocattolo la portiera di una Porsche in edizione limitata. Non c’era nulla, nell’educazione di suo figlio, capace di farlo arrabbiare.

Eunhong, invece, voleva crescere Gyeol in modo diverso da come era stato cresciuto lui.

A differenza di se stesso, che si preoccupava sempre di ciò che pensavano gli amici, si faceva mille piccoli problemi e aveva una particolare abilità nel “scavarsi una buca in cui sprofondare da solo”, desiderava che Gyeol fosse sempre sicuro di sé davanti a chiunque.

Finché non si trattava di fare qualcosa che arrecasse disturbo agli altri, non impediva mai a Gyeol di comportarsi come voleva. Persino davanti alle opinioni di un bambino di appena tre anni si abbassava alla sua altezza e lo ascoltava attentamente, rispettando sempre la sua volontà.

Per questo, in un modo o nell’altro, le loro idee sull’educazione dei figli avevano un’ampia zona in comune. Era praticamente impossibile che si verificassero scontri di opinioni.

…Ecco perché, in casa, la pace familiare veniva sempre infranta per le ragioni più insignificanti e futili.

***

«Papà, hai un fidanzato?»

Il piccolo Gyeol, quattro anni, stava attaccando chicchi di riso al grosso ricamo di un orsacchiotto sul davanti della maglietta.

Non appena sentì la domanda, Jaeha socchiuse gli occhi, mentre Eunhong scoppiò in una fragorosa risata.

«Dove hai imparato una cosa del genere?»

«No, papà non ha il fidanzato.»

Alla risposta seria e assurda di Eunhong, la fronte di Jaeha si corrugò ancora di più, ma… dato che era pur vero che non aveva un “fidanzato”, decise per il momento di ascoltare il resto della conversazione.

E ciò che seguì fu ancora più assurdo.

Gli occhi di Gyeol brillarono, le guance si fecero rosse per la speranza. Poi abbassò con decisione i due pugni che stringevano forchetta e cucchiaio, sbattendoli sul tavolo.

Era davvero un piccolo uomo tutto d’un pezzo.

«Allora mettiti con Gyeol!»

Quando i due papà non risposero per qualche istante, il bambino di quattro anni, che aveva ben poca pazienza, strizzò i suoi grandi occhi assumendo un’espressione perplessa.

Un’amica della classe Sarang gli aveva spiegato che, quando si dice alla persona che si ama di più al mondo di mettersi insieme, quella persona diventa il proprio fidanzato o la propria fidanzata.

Ma papà non era forse la persona che amava di più?

«Gyeol, essere fidanzati significa…»

Jaeha, che solo recentemente aveva smesso di chiamarlo “Mang” e aveva iniziato a chiamarlo Gyeol, cercò di aggiungere una spiegazione.

Le piccole sopracciglia si aggrottarono immediatamente.

Gyeol aveva capito istintivamente che, quando Jaeha iniziava a parlare con quell’espressione, il risultato era quasi sempre negativo. Jaeha assumeva soprattutto quella faccia quando Gyeol cercava di mangiare il quarto cioccolatino ai mirtilli.

Eunhong, dovendo accompagnare Gyeol all’asilo prima di andare al lavoro, si affrettò a interrompere la conversazione e a inserirsi.

Dovevano sbrigarsi e partire, se volevano arrivare in tempo.

«Va bene. Da oggi è il primo giorno per papà e Gyeol.»

A differenza di Jaeha, che si voltò di scatto verso Eunhong con un’espressione corrucciata, Gyeol spalancò la bocca in un enorme sorriso.

Anche questa volta il bambino lo sapeva già: quando Eunhong parlava con quell’espressione, il risultato era quasi sempre positivo.

«Che vuol dire “da oggi è il primo giorno”?»

Per aiutare il bambino, che aveva ancora un vocabolario limitato, Eunhong aggiunse una spiegazione.

«Significa che da oggi papà è diventato il fidanzato di Gyeol, quindi oggi è il primo giorno.»

«E domani è il secondo giorno?»

«Il nostro Gyeol è proprio intelligente. Come fai a sapere già che dopo l’uno viene il due?»

«Domani è il secondo giorno, e dopo-domani è il terzo, e dopo-dopo-domani è il quarto, giusto?»

Oh! Eunhong, che stava raccogliendo ciò che Gyeol aveva lasciato sul tavolo, spalancò gli occhi.

«Jaeha, hai sentito? Gyeol conosce l’ordine dei numeri!»

«Bunhong… tendi a sottovalutare un po’ troppo Gyeol. No, forse dovrei dire che lo consideri troppo ingenuo.»

«Che significa “sottovalutare”?»

Gli occhi spalancati erano così adorabili che Eunhong scoppiò a ridere.

Jaeha, invece, continuava a guardarli con il mento appoggiato alla mano. A prima vista la sua espressione era impassibile, ma Eunhong capì che qualcosa non andava per il verso giusto.

«Usciamo in fretta. Siamo in ritardo.»

Eunhong prese sotto il braccio il bambino di quattro anni, ormai vestito di tutto punto, e sollecitò Jaeha.

Il bambino era confuso, Jaeha era imbronciato, ma era urgente andare al lavoro.

Eunhong accompagnò i due davanti all’azienda di Jaeha, poi girò lentamente la macchina.

Jaeha e Gyeol rimasero fermi sul posto, agitando la mano finché l’auto di Eunhong non scomparve dalla loro vista.

Guardandoli nello specchietto retrovisore, con quell’aspetto così familiare e immutato rispetto al solito, Eunhong sorrise dolcemente.

***

Quando tornò a casa dopo il lavoro, l’atmosfera era gelida come una lastra di ghiaccio, e solo allora Eunhong si rese conto di quanto fosse stato ingenuo.

Un alpha dominante ormai adulto e un futuro alpha dominante di quattro anni erano entrambi molto più testardi e ostinati di quanto avesse immaginato.

Il silenzio di Jaeha poteva anche essere comprensibile, ma era difficile ignorare il fatto che persino il bambino fosse silenzioso.

Eunhong chiese con lo sguardo a Jaeha che cosa fosse successo tra loro, ma non ricevette alcuna risposta.

«Di cosa avete parlato tu e Gyeol?»

Dopo essersi assicurato che Gyeol fosse completamente preso dai suoi giocattoli, Eunhong si mise accanto a Jaeha, che stava sparecchiando.

Gli domandò sottovoce, ma Jaeha si limitò ad arricciare gli angoli della bocca in un sorriso.

«Di cosa avete parlato perché il bambino abbia perso l’appetito?»

«Anch’io ho mangiato meno.»

«Cosa? Ah, aspetta…»

Le labbra gli si posarono improvvisamente sul bordo dell’orecchio e, proprio mentre Eunhong trasaliva per la sorpresa, Jaeha gli voltò il viso e lo baciò.

In un istante gli fece perdere la concentrazione.

Il calore dei loro corpi a contatto gli dava la sensazione che le labbra gli si stessero sciogliendo contro quelle di Jaeha, e Eunhong si lasciò trasportare completamente, finché un forte rumore non lo fece sobbalzare.

Con il viso arrossato, si voltò verso il rumore.

Gyeol aveva fatto crollare e distrutto la torre di blocchi alta quanto lui che aveva costruito.

Circa tremila pezzi erano sparsi alla rinfusa sul pavimento del soggiorno, trasformando la stanza in un vero campo di battaglia.

Il colpevole del disastro, invece, avanzava verso la propria camera pestando rumorosamente i talloni con aria imbronciata.

«…Ah. Gyeol sembra davvero arrabbiato.»

«Gli passerà.»

Jaeha raccolse i blocchi con aria indifferente.

Ma perché se la prende con un bambino…?

Eunhong si portò una mano alla fronte.

Per tutta la cena Gyeol rimase in silenzio, e non aprì bocca nemmeno quando fu il momento del bagno.

Quando Eunhong gli fece il solletico sul corpo con una spugna da bagno piena di schiuma, quando gli lavò i capelli facendoglieli diventare come delle corna, Gyeol rise appena per un momento, ma subito dopo la sua espressione tornò imbronciata.

Perché sarà arrabbiato? Che cosa lo ha fatto stare così male? Papà è proprio curioso….

Nonostante Eunhong continuasse a chiederglielo sottovoce, Gyeol rispondeva soltanto: «Non lo so.»

Era frustrante, ma insistere non sarebbe servito a nulla.

Così Eunhong si limitò a sorridere, asciugò accuratamente il bambino appena lavato e gli spalmò la lozione su tutto il corpo senza lasciare nemmeno un punto scoperto.

In realtà aveva già intuito il motivo, ma sapeva che il bambino aveva bisogno di tempo per lasciarsi passare il malumore.

Accese la luce notturna a forma di Terra e fece sdraiare il bambino.

Non appena si mise a letto, Gyeol si tirò la coperta fin sopra la fronte. Ma quando Eunhong si sdraiò accanto a lui, tornò a scoprire il viso.

Stropicciò il piccolo naso, poi si infilò tra le braccia di Eunhong, proprio mentre lui apriva un libro di fiabe.

Era una creaturina così piccola che riusciva a entrare completamente tra le sue braccia.

In momenti come quello, Eunhong provava un’emozione così intensa e difficile da spiegare che si lasciava sfuggire un piccolo respiro.

Chiuse il libro e lo strinse forte.

Continuò a posare baci sulla sommità della testa e sulla fronte, uno dopo l’altro, come se stesse mettendo dei timbri.

Gyeol aprì i grandi occhi e guardò Eunhong dal basso.

«Papà…»

«Mh?»

Gli occhi che sbattevano lentamente le palpebre sembravano stranamente pieni di lacrime.

La pelle sottile rendeva facile accorgersi che il contorno degli occhi stava diventando rosso.

Quando Eunhong lo strinse più forte, Gyeol sembrò finalmente trovare il coraggio di parlare.

Si mosse esitante, muovendo le labbra simili a petali di fiore e cercando di capire quale fosse la reazione di Eunhong.

«Papà è già sposato, vero?»

«…»

«Sono molto dispiaciuto. Ueeeh…»

Eunhong lo aveva immaginato, ma ora che la situazione si era presentata davvero non sapeva cosa rispondere.

Per trattenere un «Povero piccolo…», dovette mordicchiarsi le labbra.

Non poteva fare altro che stringere il bambino singhiozzante e accarezzargli la schiena.

***

«Lo so che non stai dormendo.»

Dopo aver fatto la solita doccia interminabile, Jaeha entrò in camera e, non appena ebbe finito di asciugarsi i capelli, si infilò accanto a Eunhong.

L’omega, che teneva gli occhi ben chiusi fingendo di dormire, si arrese non appena sentì la mano calda infilarsi sul suo petto.

«…Come hai fatto a capirlo?»

«Ho visto la tua faccia mentre dormi migliaia di volte.»

«…Allora lasciami stare. Fammi dormire. Stavo proprio per addormentarmi.»

Mentre le labbra che si insinuavano tra il collo e la spalla gli facevano il solletico e lui cercava di allontanare la testa di Jaeha, Eunhong continuò semplicemente a sorridere.

Jaeha sapeva perfettamente che le sue parole e le sue azioni dicevano due cose completamente diverse, quindi non aveva alcuna intenzione di allontanarsi.

«Ti aiuterò.»

«…Ah!»

Jaeha iniziò a leccargli l’orecchio con la scusa di aiutarlo ad addormentarsi, e Eunhong gli diede dei colpetti sul braccio.

«Credo che riuscirei ad addormentarmi più in fretta se mi lasciassi semplicemente stare.»

«…Dormire profondamente è ancora meglio, no? Ti aiuterò a dormire bene.»

A quel punto la mano si era già infilata apertamente nei pantaloni.

Jaeha gli afferrò con forza il sedere, tanto da fargli male, e Eunhong si girò nel letto.

«Il tuo metodo mi sembra più adatto a farmi perdere i sensi che a farmi dormire bene…»

«Mh… è quello che vuoi?»

Gli angoli delle labbra, incapaci di nascondere il sorriso, erano irresistibilmente affascinanti.

Ormai completamente spogliato e sopra di lui, Jaeha iniziò a sfiorare e mordicchiare lentamente Eunhong.

Come se avesse un interruttore, ogni volta che Jaeha gli mordicchiava il petto, la schiena di Eunhong si inarcava di scatto.

«Ah!»

«Ti piace quando ti succhio qui, vero?»

Anche il modo in cui faceva scorrere con forza la lingua sul capezzolo, stuzzicandolo intensamente, era difficile da sopportare.

Ben presto Eunhong sentì un solletico diffondersi nel basso ventre.

«Uuuh…»

«Non ti piace?»

«Non chiedermelo… Ah…»

«Ti piace quando mordo?»

«Ho detto di no… Ah!»

Le loro conversazioni divennero sempre più esplicite e, anche quella notte, Eunhong venne portato al limite per molto tempo.

Pensando che non fosse soltanto lui a essere sottoposto a quel supplizio di piacere fino a non riuscire più a sopportarlo, ma che anche Jaeha, che ogni notte lo desiderava con una dedizione quasi estenuante, dovesse avere una resistenza fisica fuori dal comune, Eunhong non poté fare altro che rimanerne stupefatto.

Nonostante si sottoponessero a uno sforzo fisico simile, entrambi erano perfettamente in forma al mattino. A quel punto era quasi sorprendente. Che anche questo rientri nella categoria dei “misteri dei feromoni”?

Con questi pensieri inutili per la testa, Eunhong, con il corpo completamente abbandonato alla stanchezza, si rannicchiò tra le braccia di Jaeha.

«Perché gli hai detto una cosa del genere a Gyeol? Potevi semplicemente lasciarlo fare il fidanzato…»

Prima o poi gli sarebbe passata.

Eunhong sbadigliò a lungo e lasciò la frase a metà. Vedere un bambino addormentarsi dopo aver pianto era sempre doloroso.

Solo quando, dopo aver sistemato la stanza di Gyeol addormentato, trovò l’album del matrimonio aperto nello studio, Eunhong riuscì a intuire l’intera dinamica della faccenda.

Jaeha aveva chiarito a Gyeol che era stato lui a sposare Eunhong e che, prima ancora di quello, il fidanzato di Eunhong era stato lui… mettendoci definitivamente una pietra sopra.

Jaeha strinse Eunhong ancora più vicino, quasi a intrappolarlo tra le proprie braccia, cingendogli la vita, e brontolò contrariato.

«Questo non si può fare. Te lo sei dimenticato? Quando avevo esattamente l’età di Gyeol, mi sono preso una cotta per te e, da allora, tutta la mia vita è stata completamente ipotecata.»

«…»

«Anche Gyeol deve arrendersi in fretta e trovare un nuovo amore.»

«Sei così serio che non so nemmeno cosa rispondere…»

Era assurdo, ma non aveva più le energie per ribattere.

Mentre scivolava rapidamente nel sonno, Eunhong continuò a ripetere con la pronuncia ormai impastata: «Ah, cielo… Lee Jaeha…»

Nella camera da letto immersa nell’oscurità, gli unici occhi a brillare limpidi erano quelli di Jaeha.

Accarezzò il corpo di Eunhong addormentato e sorrise come un teppista, poi gli sussurrò piano all’orecchio: «Bunhong è mio.»

***

L’atmosfera, rimasta cupa per diversi giorni come se fosse stata coperta dalle nuvole, sembrò schiarirsi un po’ con l’arrivo del fine settimana.

Gyeol, dopotutto, aveva recuperato rapidamente il buonumore come è tipico dei bambini.

Anche se, per gli standard di un bambino, ci aveva messo parecchio.

Proprio quando Eunhong, vedendo che l’atmosfera era tornata alla normalità, riuscì finalmente a tirare un sospiro di sollievo, Jaeha scoprì qualcosa.

Considerando che i due si conoscevano da quando avevano quattro anni, era decisamente tardi perché se ne accorgesse.

Jaeha non riusciva a credere di averlo scoperto soltanto allora.

«Come hai potuto salvare il mio numero come “Lee Jaeha”?»

Eunhong alzò la testa al sentirsi chiamare e, vedendo Jaeha con il suo cellulare in mano e Gyeol accanto a lui, capì immediatamente la situazione.

Jaeha, cosa piuttosto rara, lo stava affrontando direttamente. A quanto pare Gyeol aveva preso il suo telefono e aveva premuto per effettuare una chiamata.

E poi… era stato proprio Eunhong a fornire il motivo di tutto, salvando il numero come “Lee Jaeha”.

«Uhm… Lee Jaeha lo salvo come Lee Jaeha, no? Tu invece come l’hai salvato?»

Non appena ebbe finito di parlare, Jaeha gli mostrò con aria fiera lo schermo, dove campeggiava: [❤Bunhong Mio❤]

Uhm… Eunhong deglutì a disagio. «Non ti avevo già detto che usare le emoticon è completamente fuori dal personaggio per te?»

«E salvare il mio numero semplicemente come “Lee Jaeha” non è fuori dal personaggio?»

Eunhong stava quasi per ammettere che fosse un’osservazione sensata, quando si fermò a riflettere.

Ma che razza di personaggio sarei, se non usare le emoticon fosse fuori dal personaggio?

In quel momento, Eunhong notò Gyeol che sorrideva.

Il bambino, dietro Jaeha, aveva gli occhi socchiusi e rideva birichino. Quando incrociò lo sguardo di Eunhong, sorrise ancora più apertamente.

«Papà, voglio mangiare qualcosa di buono insieme a te.»

«Hai salvato anche tutti gli altri con i loro nome completo, vero?»

«Papà, possiamo andare insieme a mangiare il gelato al cioccolato? Ieri avevi detto che ci saremmo andati insieme.»

«Gyeol, aspetta un attimo. Papà sta parlando con l’altro papà.»

Eunhong si grattò il sopracciglio, guardando alternativamente i due, poi lasciò uscire un lungo sospiro.

«Uff… Sono un po’ stanco a causa di voi due.»

Era una frase uscita spontaneamente dal cuore.

Non appena i due rimasero improvvisamente in silenzio, Eunhong capì di aver commesso un errore, ma ormai era troppo tardi per rimangiarsi le parole.

Jaeha e Gyeol lo stavano guardando con la stessa identica espressione.

Com’è possibile che, crescendo, Gyeol assomigli sempre più a Jaeha che a me?

Eunhong socchiuse gli occhi.

«No, è solo che sembra che voi due stiate facendo una gara a chi è più adorabile. Davvero…»

«…»

«…»

Non è così? Se avete un briciolo di coscienza, rispondete sinceramente.

Eunhong insistette nuovamente per avere una risposta, ma i due sembravano limitarsi a bruciare in silenzio dalla determinazione.

Perché ho la forte sensazione di averli provocati ancora di più?

***

Quella sera, Eunhong decise di calmare rapidamente il diretto interessato, visto che almeno con lui era possibile ragionare.

Non si capiva se non avesse intenzione di dormire o se stesse facendo una protesta, ma Jaeha era seduto sul letto a leggere un libro. Eunhong gli piantò semplicemente il viso sulla coscia.

Provò a sollevare leggermente la testa per osservare la sua espressione, ma il libro gli copriva completamente il volto.

Sembrava quasi che Jaeha lo stesse facendo apposta.

Ma Eunhong non era certo uno che si sarebbe lasciato scoraggiare da una cosa simile.

Continuò a strofinare piano la guancia contro la coscia e, poco a poco, Jaeha iniziò a reagire.

Eunhong aveva cercato di assumere seriamente il controllo della situazione, ma alla fine gli sfuggì una risatina.

«Ah… sto impazzendo. Perché diventi sempre più adorabile?»

Mentre Eunhong rideva tenendogli la coscia, Jaeha chiuse il libro con irritazione.

Al rumore della copertina che si chiudeva si aggiunse uno sbuffo offeso.

Eunhong gli cinse il collo e iniziò a baciarlo ripetutamente sulle guance.

«Perché non chiediamo a tua sorella di occuparsi di Gyeol e partiamo per un viaggio solo noi due?»

Le sopracciglia di Jaeha, che si stava impegnando enormemente per rimanere imbronciato, ebbero un piccolo fremito.

«…E se poi fa di nuovo il broncio?»

«Gyeol è un bambino, se ne dimenticherà presto. Tu invece non dimentichi, vero?»

«Tsk.»

Jaeha cercò a fatica di fermare Eunhong, che continuava a baciarlo, poi si alzò dal letto.

Dal baby monitor collegato alla stanza dove dormiva Gyeol era arrivato un rumore.

Poiché era sempre Jaeha ad andare a controllare il bambino quando si agitava nel cuore della notte, Eunhong lo lasciò andare spontaneamente.

Seduto sul letto, Eunhong guardò il bambino sullo schermo del baby monitor e il suo compagno che gli accarezzava dolcemente la schiena.

Lasciò uscire un lungo respiro soddisfatto.

Poi accese il proprio telefono, appoggiato sul comodino, intenzionato a cambiare il nome di Jaeha.

In realtà lo aveva salvato come “Lee Jaeha” perché ormai gli capitava spesso di utilizzare il comando vocale per chiamarlo, ma non aveva immaginato che Jaeha potesse rimanerci male.

Già che c’era, Eunhong decise di impostarlo esattamente come aveva fatto Jaeha.

Accese quindi il telefono di Jaeha e spalancò gli occhi.

Chissà quando l’aveva cambiato, ma nella rubrica di Jaeha il suo nome era stato modificato in “Ban Eunhong”.

Dev’essere stata la sua vendetta.

«Ah, Lee Jaeha… com’è possibile che diventi ogni giorno più adorabile?»

Dimenticando completamente che fosse notte fonda, Eunhong scoppiò a ridere fragorosamente.

***

Non appena iniziarono a organizzare il viaggio, Jaeha si ritrovò sommerso dal lavoro.

Da abile uomo d’affari qual era, Jaeha arrivò a un compromesso: in cambio di una settimana intera senza poter uscire dal lavoro puntualmente, avrebbe affidato Gyeol a qualcuno e sarebbe andato in vacanza.

Anche se, considerando quanto Jaseong fosse entusiasta di accogliere Gyeol, era difficile definirlo davvero uno scambio.

Il venerdì pomeriggio, alla vigilia delle vacanze, Eunhong terminò il lavoro in anticipo, prese mezza giornata di permesso e si diresse verso l’azienda di Jaeha per andare a prendere Gyeol.

L’asilo aziendale di Hanjeong era il migliore della zona per strutture e affidabilità.

Inoltre, aveva il vantaggio che Jaeha potesse controllarlo in qualsiasi momento dall’alto, quindi Eunhong aveva scelto di sopportare il proprio disagio.

Ricevendo i saluti dei dipendenti, che gli facevano venire la pelle d’oca lungo tutto il corpo, Eunhong si affrettò verso l’asilo.

Non riusciva proprio a capire perché ci fossero così tante persone in azienda che lo riconoscevano.

Prima di godersi una vacanza da solo con Jaeha, Eunhong aveva sopportato tutta quella situazione imbarazzante per alleviare il minimo senso di colpa che provava nei confronti di Gyeol.

Quel giorno Gyeol avrebbe comprato il suo gelato preferito insieme a Eunhong, poi il suo set di adesivi preferito e sarebbe andato a casa della zia.

Eunhong aspettò pazientemente che il bambino infilasse nelle scarpe da ginnastica i piedini con indosso dei calzini bianchi decorati con facce di orsetti, infilandoli dentro con piccoli movimenti.

Per fare in modo che il bambino sveglio non si accorgesse di essere stato separato da lui, Eunhong ripassava mentalmente gli slogan pubblicitari sul parco divertimenti dove la zia lo avrebbe portato il giorno seguente.

Ma l’espressione di Gyeol, quando alzò la testa, quel giorno era particolarmente luminosa.

«Il nostro piccolo oggi sembra proprio di buonumore. Ti sei divertito?»

«Sì, sì! Oggi abbiamo fatto gli origami, poi dopo la prima merenda abbiamo fatto apu-apu, e dopo la seconda merenda abbiamo giocato al trenino! Per la terza merenda c’era l’udon, ma non avevo nemmeno finito di mangiare che papà è venuto a prendermi presto, quindi Gyeol è uscito per primo, primo, primo! È stato il primo di tutti!»

Eunhong gli strinse affettuosamente la mano e si incamminò ascoltando il suo fiume di parole.

Per quanto l’asilo fosse divertente, a quanto pare la cosa che rendeva più felice Gyeol era che il papà fosse venuto a prenderlo presto.

«Papà, sai una cosa…»

Mentre Eunhong gli allacciava la cintura nel seggiolino per bambini sul sedile posteriore, ebbe l’impressione che Gyeol volesse dirgli qualcosa.

Il bambino gli strinse forte la mano e fece vagare lo sguardo.

Eunhong aspettò pazientemente che parlasse.

Gyeol assunse un tono stranamente significativo per un bambino.

O meglio, era il contenuto a farlo sembrare significativo.

«Papà, mi hanno detto che ci si può sposare due volte. Un mio amico mi ha insegnato che basta divorziare. Quindi sposami.»

Ah. Questa storia non era ancora finita.

Di fronte a quel contenuto del tutto inaspettato, Eunhong lasciò cadere a terra la borsa di Gyeol che aveva in mano.

Per fortuna Jaeha non è qui.

Forse era stata davvero un’ottima scelta venire a prendere Gyeol in anticipo quel giorno.

Eunhong abbassò la testa e si massaggiò lentamente le sopracciglia aggrottate con una mano.

Quando rialzò la testa, con un sorriso nuovamente stampato sul volto, gli occhi del suo innocente figlio di quattro anni brillavano pieni di aspettativa.

«Gyeol… come si chiama quel tuo amico?»

Eunhong sorrise mentre digrignava i denti.

Non avrebbe mai immaginato che sarebbe arrivato al punto di decidere di sfruttare l’influenza di Jaeha per intervenire nella composizione della classe del bambino.

Ah, quindi è così che i genitori iniziano a interessarsi alla pulizia dell’ambiente in cui crescono i figli e all’educazione precoce?

«Kim Hana. Perché?»

«Niente, papà era solo curioso… Comunque, quello che ci siamo detti oggi deve rimanere un segreto assoluto per papà Jaeha. Hai capito?»

Anche se si trattava soltanto di una spina piccola e insignificante, se faceva pungere il cuore della persona che amava, Eunhong aveva deciso che avrebbe dovuto rimuoverla.

Era carino, sì, ma non poteva certo continuare a divertirsi così.

Eunhong si fece coraggio.

Considerando la protezione della pace familiare un proprio dovere, strinse forte entrambi i pugni.

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