«Ah…»
Fu la prima cosa pronunciata dall’AD Shim quando vide la mano ingessata di Eunhong. Per quanto un subordinato che portava una cattiva notizia di prima mattina, di lunedì, non potesse certo risultargli gradito, non corrugò particolarmente il viso. Si limitò a portare Eunhong con sé e a dirigersi in silenzio verso la caffetteria aziendale.
I membri del team che osservavano i due abbassarono la voce e iniziarono a mormorare. Bastava vedere il gesso sulla mano destra per immaginare tutto ciò che sarebbe successo da lì in avanti.
Esattamente due mesi dopo, Eunhong si ritrovò di nuovo seduto da solo di fronte all’AD Shim nella caffetteria. Una volta per la manifestazione, una seconda per via del gesso.
Non sapendo come comportarsi, continuò a inumidirsi le labbra secche.
«Ti sei fatto molto male? Quale dito è?»
«No. Il mignolo.»
Vedendo Eunhong scuotere la testa da una parte all’altra, l’AD Shim aggiunse: «Quello che voglio dire è: una volta saldato, non ci saranno problemi a muoverlo? Come prima?»
«Sì. Per fortuna mi hanno detto che si è spezzato nettamente.»
«Hm.»
L’AD Shim rimase in silenzio per un po’, limitandosi a bere il caffè. Fece girare tra le dita il pacchetto di sigarette rettangolare e tamburellò leggermente sul tavolo.
«Non c’è niente da fare. Dovrai presentare la richiesta di congedo.»
«Mi dispiace.»
Eunhong non riusciva nemmeno a sollevare la testa. Si sentiva come un grande criminale. Sei settimane erano un periodo troppo breve per assegnare un sostituto, quindi il carico di lavoro che lui avrebbe lasciato sarebbe ricaduto interamente sui membri del team.
L’AD Shim fissò per un momento la sommità della testa di Eunhong, piegato in avanti, poi lasciò uscire un lungo sospiro. «Hai litigato con il signor Woohyeon, vero?»
«…Come l’ha capito?» Gli occhi di Eunhong si spalancarono.
«L’ho visto stamattina in ascensore. Aveva il viso gonfio e livido.»
«Ah… Era messo così male?»
L’AD Shim si accigliò profondamente insieme a un altro sospiro.
«Non chiedermelo nemmeno. Lasciava intuire chiaramente che aveva litigato con te. Stava parlando ad alta voce con un membro del team e chiunque avrebbe capito che si riferiva a te. E tu, in una situazione del genere, ti preoccupi ancora della sua faccia.»
Con un’espressione rassegnata, Eunhong lasciò ricadere le spalle.
L’AD Shim finì il caffè in un solo sorso e, come se gli bruciasse lo stomaco, iniziò perfino a masticare rumorosamente i cubetti di ghiaccio.
Presentare la richiesta di congedo si rivelò più semplice del previsto. Il responsabile del team HR cercò di lanciare a Eunhong qualche frecciatina velata, dicendo che si vedevano fin troppo spesso, ma persino quel tentativo si spense immediatamente quando l’AD Shim sbottò contro di lui.
Mentre lasciava l’azienda dopo aver raccolto le sue poche cose, Seo Heeseung, Yoo Junseok e Gil Dong-wook gli si appiccicarono ostinatamente dietro.
Lo trattennero dicendogli di fermarsi almeno a pranzo, ma lui rifiutò usando il gesso come scusa. Allora dissero che volevano almeno accompagnarlo.
Si offrirono perfino di portargli la borsa, che in realtà non pesava affatto.
«Terrò al sicuro la scrivania del responsabile. La pulirò ogni giorno.»
«Già, responsabile-nim. Dicono che quando si cade tanto vale approfittarne per riposare. Quindi non si preoccupi e si riposi.»
«Strano che Heeseung-ssi non si stia lamentando. Diceva sempre che senza Eunhong-ssi non aveva più motivo di venire in ufficio.»
Scendendo insieme in ascensore mentre i tre continuavano a punzecchiarsi a vicenda, Eunhong non riusciva comunque a ridere con loro con tutto il cuore.
Si sentiva troppo in colpa. Abbassò lo sguardo verso la mano ingessata e mosse leggermente le dita.
«Eunhong-ssi, la pensi così: sta facendo un bel rito scaccia-sfortuna per il nuovo anno.»
Fuori dall’edificio, Gil Dong-wook gli passò un braccio sulle spalle mentre parlava.
Era una persona che normalmente rispondeva sempre in modo brusco e scontroso, ma in quel momento il suo tono era insolitamente serio.
«Parlerò io con il presidente della Pheromone Spiral. Gli dirò di rimandare il programma, se possibile. Quindi si faccia forza e…»
«Grazie.»
«Non sia così rigido. Se le serve qualcosa, ci contatti senza farsi problemi. Va bene?»
Lo sguardo di Gil Dong-wook era talmente gentile da sembrare appartenere a un’altra persona.
Perfino Seo Heeseung spalancò gli occhi per la sorpresa.
A pensarci bene, per quanto fosse sempre brusco e gli stesse continuamente addosso, era vero che in generale si era sempre comportato bene con Eunhong.
«Si riposi senza preoccupazioni. Noi ce la caveremo.»
«Buon ritorno. E non si dimentichi di me. Se si annoia, venga a pranzo con noi.»
I tre lo accompagnarono fino alla strada principale, riluttanti a separarsi da lui.
Quando Seo Heeseung scherzò dicendo che per sei settimane il team sarebbe stato privo di sogni e speranze e che non sapeva più per cosa vivere, Yoo Junseok ribatté che lui, senza il responsabile, non sapeva come avrebbe sopportato le due donne sedute davanti a lui.
A quel punto anche Eunhong si rilassò e finì per sorridere.
La sensazione di amarezza che provava a causa di Woohyeon sembrò attenuarsi.
Gli venne perfino da pensare che forse era stato lui stesso ad attribuire un nome alla loro relazione e a conferirle un significato che in realtà non aveva.
Forse perché avevano dato per scontato che fosse arrivato in metropolitana, i tre cambiarono naturalmente direzione verso la stazione.
Proprio mentre stava per dire che non era da quella parte, una figura alta si avvicinò a loro da dietro.
«Ah!»
La prima ad accorgersene fu Seo Heeseung.
Con un sorriso luminoso, Lee Jaeha prese dalle sue mani la borsa di Eunhong. Nonostante fosse uno sconosciuto, gliela consegnò senza opporre alcuna resistenza.
Seo Heeseung rimase a fissarlo con la bocca spalancata, poi inspirò bruscamente e, tastando alla cieca, afferrò l’orlo dei vestiti di Eunhong.
«Responsabile, responsabile-nim!»
Al richiamo insistente, Eunhong si voltò.
Jaeha gli sorrise apertamente e salutò con fare disinvolto.
«Salve. Immagino che siate i colleghi di Eunhong.»
Colti completamente di sorpresa, i tre ricambiarono il saluto con un goffo inchino.
«P-piacere.»
Quando Jaeha sollevò gli angoli delle labbra in un sorriso, tutti e tre si irrigidirono ancora di più.
La reazione della gente che vedeva Lee Jaeha dal vivo per la prima volta era quasi sempre quella.
Anche Eunhong, trascinato dall’imbarazzo generale, finì per sentirsi impacciato.
«Ti avevo detto di aspettarmi in macchina.»
«Sono uscito a comprare un caffè.»
Non sembrava una scusa inventata: dalla mano pendeva un portabicchieri marrone-giallastro con due bevande infilate dentro.
Eppure Jaeha sorrideva soltanto con la bocca.
Dietro le lenti scure degli occhiali da sole era difficile distinguere i suoi occhi, ma dal solo tono della voce Eunhong riuscì a capirlo.
Perché si è arrabbiato di nuovo…?
«È arrivata la persona con cui sono venuto, quindi adesso vado. Tornate pure dentro. Vi contatterò.»
«Ah, ah! Va bene.»
«La prossima volta vi offrirò da bere. Davvero.»
Eunhong si affrettò a salutare nel tentativo di distogliere l’attenzione dei tre, ma Jaeha non riuscì ad aspettare nemmeno quel poco.
Si avvicinò e staccò con decisione Eunhong da Gil Dong-wook.
Gil Dong-wook, che fino a quel momento non si era nemmeno reso conto di avergli ancora un braccio sulle spalle, sobbalzò e si allontanò.
«Lo avete accompagnato fin qui. Siete davvero molto premurosi. Grazie.»
Le sue belle labbra disegnarono una curva impeccabile, ma la mano con cui lo aveva separato da Eunhong era stata brusca.
Spinto via quasi come se fosse stato scaraventato da parte, Gil Dong-wook ebbe un moto d’irritazione e guardò Jaeha. Poi, come se qualcosa lo avesse sorpreso, ritirò immediatamente lo sguardo.
Forse a causa di quell’atmosfera gelida, i tre iniziarono a muoversi in modo rigido, come robot difettosi, e arretrarono salutando Eunhong con la mano.
«Buon rientro. Venga a trovarci, mi raccomando.»
Dopo aver fatto tre o quattro passi all’indietro, si voltarono quasi all’unisono e scomparvero rapidamente in direzione dell’azienda.
Non ebbe nemmeno il tempo di giustificarsi dicendo che “il mio bambino non morde*”.
*(N/T: L’espressione “우리 애는 물지 않는다”, “il nostro bambino non morde”, è una battuta coreana usata scherzosamente quando qualcuno appare minaccioso o intimidisce gli altri, come se si stesse cercando di rassicurare chi ne ha paura.)
Jaeha gli passò un braccio sulle spalle.
Insieme al peso che gli gravò addosso, si riversarono su di lui anche i feromoni che emanava.
I feromoni non avevano una temperatura vera e propria, eppure le sue spalle si irrigidirono per un brivido freddo.
Stringendo gli occhi, Eunhong alzò lo sguardo verso Jaeha.
L’alpha si limitò ad alzare le spalle con aria innocente.
«Avevi addosso il suo odore.»
«Quale odore…? Ah.»
«Solo perché non ne subisci l’influenza non significa che non riesca a sentirlo. Perché te ne stavi fermo mentre ti metteva le mani addosso?»
«Semplicemente… non ci ho dato peso. È sempre stato così.»
Gil Dong-wook ancora non sapeva che lui fosse un omega.
Da quando era un beta, il suo comportamento non era cambiato minimamente.
Erano stati così per tanto tempo che Eunhong si era ormai abituato al fatto che gli passasse un braccio sulle spalle, che si aggrappasse al suo braccio o che lo toccasse.
Forse quella non era la risposta che sperava di sentire.
Jaeha arricciò il ponte del naso e si limitò a fissarlo dall’alto. Sembrava quasi che lo stesse fulminando con lo sguardo.
«Con così poco senso di cautela, come pensi di cavartela?»
«È solo un collega. E un amico.»
«Anche noi eravamo amici.»
«…»
«Tu sei uno che finisce a letto con gli amici. Quando mi hai praticamente divorato, quanto…»
Spaventato a morte, Eunhong alzò subito la mano e gli tappò la bocca.
Una risata soffocata vibrò contro il suo palmo e una scarica elettrica gli attraversò la pelle.
La sensazione di una lingua umida che si allungava e gli leccava il palmo fece riaffiorare il ricordo della notte precedente.
«Quella è una cosa diversa. Davvero…»
Eunhong era diventato un omega da poco tempo, quindi il suo modo di comportarsi era inevitabilmente molto diverso dal loro.
Non possedeva quell’atmosfera, quella sorta di atteggiamento istintivo che gli altri avevano assimilato fin dall’infanzia. E non si poteva nemmeno pretendere che tagliasse tutti i rapporti che aveva costruito nel corso della vita.
Dietro le lenti nere, gli occhi di Jaeha brillarono debolmente.
«Non è che possa davvero rinchiuderti da qualche parte.»
Era difficile capire se stesse scherzando o se dicesse sul serio.
Eunhong corrugò inconsciamente la fronte, ma Jaeha premette con la punta delle dita sulla piega profonda tra le sopracciglia, cercando di distenderla.
«Non provocarmi, Bunhong. Sto davvero mantenendo la ragione a stento.»
Nella mano che gli accarezzava la guancia c’era un calore sottile.
Si avvicinò tanto che i loro addomi quasi si sfiorarono e il suo respiro gli giunse chiaramente alle orecchie.
Per un istante, ebbe perfino l’illusione che il rumore del traffico della strada principale si fosse allontanato.
Temendo che qualcuno potesse vederli, Eunhong abbassò le ciglia tremanti.
«Non dovresti stare più attento?» mormorò a voce così bassa da risultare quasi impercettibile, provando a spingere leggermente Jaeha.
«Perché credi che mi occupi degli affari della famiglia? È il mio modo per dire a tutti di non toccare ciò che è mio.»
Jaeha sorrise, incurvando gli occhi. Mostrando i denti bianchi e perfettamente allineati, rimase a fissare Eunhong. Lo sguardo con cui gli percorreva il volto, intriso di un sorriso appena accennato, era incredibilmente affettuoso.
Eunhong sapeva bene perché quelle dita robuste che gli stringevano il mento premessero sulla sua pelle con un desiderio appena celato.
Per questo non riuscì più a respingerlo.
Nel punto in cui era stato schiacciato si diffuse un caldo bruciante.
Incapace di opporsi a quella dolce forza, sollevò la testa e i loro sguardi finirono naturalmente per incontrarsi.
Quando delle labbra si posarono lievemente sulle sue, tutti i piccoli peli sotto le orecchie si rizzarono e un brivido gli attraversò il corpo.
***
Mentre se ne stava sdraiato sul divano senza fare nulla, ricevette un messaggio da Jang Haesung.
Stava guardando il telefono con scarso interesse, ma nel momento in cui lesse che Woohyeon aveva preso in prestito del denaro per curarsi i denti, scattò immediatamente a sedere.
Erano passato solo due giorni da quando aveva spillato soldi a Jaeha; perché mai avrebbe dovuto chiedere un prestito?
Persino considerando che si trattava di Woohyeon, la cosa era strana.
Solo il valore degli orologi che aveva venduto negli ultimi mesi doveva essere enorme.
Eunhong fissò il telefono per qualche istante, poi chiamò Jang Haesung.
Dal momento che si stavano già scambiando messaggi, la chiamata fu collegata quasi subito e dall’altra parte arrivò la voce preoccupata dell’amico.
[Ah, Eunhong. A proposito… tu per caso sai qualcosa? Non mi ha detto nemmeno dove si è fatto male, continuava solo a chiedermi di prestargli i soldi per le cure…]
«Io e Woohyeon abbiamo chiuso.»
Dall’altra parte calò il silenzio per un momento.
Eunhong appoggiò la nuca allo schienale del divano.
Lasciò vagare per un attimo lo sguardo verso il lampadario appeso al soffitto alto, poi continuò.
«Parlo sul serio, Haesung. Non voglio più sentire notizie di Woohyeon.»
[…Ehi, anche se avete litigato…]
«L’ho colpito io. E lui ha molti soldi. …Gli ho dato abbastanza denaro per le cure. No, più che abbastanza.»
[Ah…]
«Quindi non prestargli soldi. Non so dove li stia spendendo e, francamente, non sono affari miei, ma… non voglio che finiate coinvolti anche voi.»
Jang Haesung rimase in silenzio per parecchio tempo, come se stesse scegliendo con cura le parole.
Probabilmente era sorpreso sia dal fatto che Eunhong, sempre così tranquillo, avesse picchiato qualcuno, sia dal fatto che Woohyeon fosse stato picchiato.
Eunhong attese in silenzio la sua risposta.
Era anche curioso di conoscere il giudizio di una persona che, per tanti anni, aveva osservato da vicino il rapporto tra loro due.
[Ci sarà sicuramente qualche motivo.]
«…Qualche motivo?»
[Per quanto fossi arrabbiato, forse non avresti dovuto arrivare a colpirlo.]
«…»
[Aveva il viso ridotto malissimo. E poi ultimamente sta già passando un periodo difficile, Eunhong. L’alpha che sta frequentando adesso…]
«Già. Non avrei dovuto colpirlo.»
Eunhong si rimproverò con amarezza.
Colpendolo, gli aveva dato inutilmente un pretesto.
Inventò una scusa dicendo ad Haesung che gli era venuto fuori un impegno urgente, aggiunse che lo avrebbe ricontattato in seguito e chiuse la chiamata senza nemmeno aspettare una risposta.
Non voleva più sentire giustificazioni sulle difficoltà personali di Woohyeon.
Non aveva tirato fuori l’argomento perché desiderasse infantilemente che qualcuno si schierasse dalla sua parte.
Eppure, dopo aver ascoltato quella risposta, sentì un vuoto aprirsi in un angolo del petto.
Forse, per loro, non sono mai riuscito davvero a far parte del gruppo fino alla fine. Forse sono sempre stato soltanto un amico diverso da loro, un corpo estraneo con una costituzione differente.
«Studente Hong! Perché ha la testa fra le nuvole? La sto chiamando da un sacco di tempo!»
Poiché se ne stava seduto a fissare il vuoto, non si accorse che la signora Ham lo aveva chiamato diverse volte.
Quando sobbalzò e si alzò in piedi, lei si stava asciugando le mani sul grembiule e gli venne incontro a passo svelto.
«È arrivato il Presidente. In questo momento è nel parcheggio qui sotto…»
Eunhong non ebbe nemmeno il tempo di reagire alle parole della signora Ham.
Con il rumore della porta che si apriva, il Presidente Lee apparve accompagnato dai suoi assistenti, identico a come lo ricordava.
Eunhong si affrettò verso l’ingresso per accoglierlo, ma l’uomo alzò una mano per fermarlo.
«Sei già indisposto, non c’è bisogno di fare così.»
Il Presidente Lee afferrò la mano di Eunhong, che si era inchinato per salutarlo, e lo guidò all’interno.
«Sono venuto per pranzare insieme a te, ma non sarà stato inopportuno da parte di un vecchio presentarsi senza nemmeno prendere appuntamento? Me ne sono reso conto solo dopo essere arrivato fin qui. I giovani d’oggi, invece, fissano tutto in anticipo.»
Parlò con un sorriso imbarazzato e una risata bonaria.
Eunhong scosse la testa in modo impacciato.
«No. Va benissimo.»
L’apparizione improvvisa del Presidente Lee gli fece venire automaticamente in mente Jaeha.
Se avesse scoperto che il Presidente era venuto a casa per cercare lui, ne sarebbe stato inorridito.
No… forse lo aveva già intuito e stava già correndo lì.
Eunhong lanciò un’occhiata furtiva verso la porta d’ingresso.
«Avevi qualche altro impegno oggi?»
«…No.»
Di fronte a quella risposta tiepida, il Presidente Lee sorrise appena.
Aveva capito che Eunhong stava dicendo qualcosa che non pensava davvero.
La signora Ham si avvicinò con il suo solito sorriso cordiale e chiese quale fosse l’intenzione del Presidente.
«Stavo proprio finendo di preparare tutto. Gradirebbe mangiare subito, Presidente?»
«Mhmm, ho portato qualcosa io.»
Su suo cenno, uno degli assistenti consegnò alla signora Ham un fagotto quadrato che aveva portato con sé.
Vedendo lo sguardo curioso di Eunhong, il Presidente Lee gli osservò il volto con attenzione.
«Ho sentito che ti sei fatto male, quindi ho comprato qualcosa per aiutarti a rimetterti in forze. Allora? Come va la mano, figliolo?»
«Non mi fa male e sto bene. Mi hanno detto che guarirà da solo se lo lascio tranquillo.»
«Oh, bene. Meno male. Però è la mano destra, quindi dev’essere scomodo. Jaeha ti aiuta molto nella vita quotidiana?»
«Sì. Sto vivendo senza alcun disagio.»
A ogni parola pronunciata da Eunhong, il Presidente Lee annuiva con un sorriso pieno di soddisfazione.
Aveva l’espressione di qualcuno che osservava un bambino di cinque anni parlare con sorprendente maturità.
«Io odio l’avidità che mio nonno nutre nei miei confronti…»
Le parole lamentose di Jaeha gli tornarono alla mente.
Se avesse scoperto che aveva pranzato con il Presidente Lee, avrebbe certamente fatto una scenata.
Eppure Eunhong non provava antipatia per quell’uomo.
Forse perché non conosceva il suo vero volto, ma almeno non gli aveva mai lasciato un’impressione negativa.
Inoltre, come avrebbe potuto cacciare via un anziano che si era preso la briga di venire fin lì?
Ormai che le cose stavano così, decise che tanto valeva trascorrere il pranzo serenamente.
Sollevò gli angoli della bocca e gli sorrise dolcemente.
***
Era seduto di fronte al Presidente Lee davanti a una tavola imbandita con cura.
Aveva pensato che, se avessero mangiato tutti insieme, l’atmosfera sarebbe stata un po’ meno imbarazzante, ma la signora Ham e gli assistenti erano spariti chissà dove.
Sul tavolo, dove erano rimasti soltanto loro due, calò il silenzio.
Forse era stato proprio il Presidente Lee ad allontanarli tutti.
Di cosa vuole parlarmi…?
Eunhong smise di armeggiare goffamente con la forchetta e osservò con cautela l’espressione dell’uomo.
«Mi dispiace, figliolo.»
«Coff.»
A quelle prime parole, che spezzarono il silenzio, Eunhong tossicchiò.
Era già abbastanza a disagio per quel pranzo, e quella tosse improvvisa lo fece arrossire per l’imbarazzo.
Il Presidente Lee attese pazientemente che bevesse un po’ d’acqua, si asicugasse la bocca e si calmassse, poi riprese a parlare.
«Quel giorno sono stato indiscreto. Dopo aver vissuto così a lungo… dopo aver passato tutto quello che ho passato crescendo un figlio… non sono cambiato nemmeno di una briciola.»
«No, affatto. Discreto o indiscreto che fosse… pensavo fosse naturale che dicesse quelle cose.»
«…Sei davvero un bravo ragazzo.»
Con uno sguardo profondo, il Presidente Lee osservò attentamente ogni dettaglio del suo volto.
Anche se l’età aveva smussato i suoi lineamenti rendendoli più morbidi, una belva rimaneva una belva.
Davanti a quello sguardo esperto, Eunhong ebbe la sensazione che ogni suo pensiero venisse messo a nudo.
«Quel giorno Jaeha lo ha negato con una tale fermezza, ma il tuo viso era così pallido che da allora non riesco a togliermelo dalla mente.»
«Ah…»
«Continuavo a pensare di aver creato inutilmente una ferita che non avrebbe dovuto esistere. Per questo ho passato diverse notti senza riuscire a dormire bene.»
Eunhong sbatté le palpebre.
Che espressione aveva fatto, quando Jaeha aveva dichiarato che non si sarebbe sposato?
«Figliolo.»
«Sì?»
«Quando ti dico che voglio aiutarti, sono sincero.»
Il Presidente Lee allungò una mano oltre il tavolo e prese quella di Eunhong.
La sua mano rugosa era calda.
«È un legame che dura da quando eri piccolo. Se hai qualche difficoltà, qualunque essa sia, parlane liberamente con me. Considerami il tuo vero nonno. Va bene?»
«…Grazie.»
Forse il suo volto si era rilassato senza che se ne rendesse conto.
Anche lo sguardo del Presidente Lee si fece visibilmente più caldo.
Con un’espressione incredibilmente simile a quella di Jaeha, arricciò il naso e continuò a chiedergli di perdonare le sciocchezze di un vecchio nonno.
Eunhong pensò di capire quale sentimento si nascondesse dietro quelle parole che non riuscivano a esprimere tutto ciò che provava.
Così socchiuse gli occhi e gli sorrise a sua volta.
«Vivere portandosi dietro una caratteristica come questa non è affatto facile. Arriverà sicuramente il momento in cui sarà pesante vivere al di fuori della normalità. Quello che ha fatto Suhyeok non lascia spazio a giustificazioni, ma resta pur sempre mio figlio, e io non sono riuscito a essere spietato con lui.»
«…Sì.»
«Ho molte cose di cui sentirmi in colpa nei confronti di Jaeha.»
Il Presidente Lee sembrava stanco, esausto.
Era una persona che aveva vissuto imponendo ostinatamente la propria volontà agli altri, senza mai cedere nemmeno una volta e seguendo sempre il proprio modo di fare.
Vederlo aprirsi con qualcuno giovane come lui e fare un passo indietro fece abbassare le difese di Eunhong.
Gli sembrò perfino di percepire, seppur debolmente, quell’affetto di un nonno che non aveva mai avuto occasione di conoscere.
Eunhong strinse la sua mano e gli sorrise come un bravo nipote che ascoltava diligentemente.
***
Sprofondato nel lungo divano, finì per assopirsi.
Non molto tempo dopo che il Presidente Lee se ne fu andato, Eunhong aveva vomitato tutto ciò che aveva nello stomaco.
Il pranzo si era svolto in un’atmosfera tranquilla e calorosa, eppure non riusciva a capire perché fosse successo.
Lo stomaco gli si era contorto così tanto che aveva rigettato ogni cosa senza lasciarne nemmeno un boccone. Solo dopo aver espulso persino i succhi gastrici era riuscito ad allontanarsi dal water.
Dopo essersi lavato i denti due volte con la scomoda mano sinistra e aver fatto anche i gargarismi, il corpo gli si era completamente afflosciato.
La signora Ham, ignara del fatto che avesse vomitato, vedendolo così pallido aveva subito pensato che il Presidente gli avesse detto qualcosa di spiacevole.
Solo dopo che Eunhong le ebbe spiegato a lungo che non era così, riuscì finalmente a tranquillizzarsi e tornò a casa.
Poi lui si era seduto davanti alla televisione per far passare il tempo, ma si era addormentato quasi come se fosse svenuto.
Un’ombra lunga e scura si stese sul corpo addormentato di Eunhong.
Quando coprì completamente il sole del tramonto che gli stava tingendo il volto di arancione, lui si mosse nel sonno, arricciando leggermente le labbra.
Jaeha si appoggiò su di lui mentre sbottonava uno dopo l’altro i bottoni del morbido pigiama di seta che indossava.
Tutto intorno regnava un tale silenzio che perfino il rumore della pelle del divano che si comprimeva sembrava eccessivamente forte.
La morbida cravatta di seta che pendeva dal collo di Jaeha sfiorò il ventre di Eunhong.
Le sue ciglia tremolarono e infine si sollevarono.
Eunhong sbatté lentamente le palpebre un paio di volte, poi tornò in sé quando il profumo che gli riempiva il naso raggiunse la sua coscienza.
Come il soggiorno immerso nella luce del tramonto, anche la zona sotto il suo collo si riscaldò in un istante.
«Eunhong, ti sei svegliato?»
«…Ah.»
La sensazione di qualcosa che gli mordicchiava il capezzolo fece trasalire Eunhong.
Jaeha rise a bassa voce, con una pronuncia impastata.
Brancolando, Eunhong sollevò una mano e gli tirò i capelli, ma Jaeha continuò imperterrito ciò che stava facendo.
Continuò a torcere e stringere il capezzolo umido di saliva come se lo stesse spremendo, mordicchiando ripetutamente l’altro.
Da entrambi i lati una scarica elettrica gli attraversò il corpo e si raccolse nel basso ventre.
«Hk…»
Si morse il labbro inferiore nel tentativo di sopportare quelle sensazioni, ma il pollice di Jaeha gli entrò in bocca.
Trovando qualcosa da mordere al posto delle proprie labbra, Eunhong affondò subito i denti nel dito, facendolo scorrere sulla lingua e succhiandolo rumorosamente.
Jaeha, che fino a quel momento aveva tenuto il viso affondato contro il suo petto, sollevò lentamente la testa.
Con la finestra alle spalle, la luce in controluce rendeva difficile distinguere la sua espressione.
Eunhong si sforzò di aprire completamente gli occhi ancora appesantiti dal sonno.
«Dormivi così bene che non ti sei nemmeno accorto del mio ritorno…»
La mano che gli accarezzò la vita era lenta e insinuante.
Il calore che trasmetteva preannunciava chiaramente ciò che aveva in mente di fare da lì a poco.
La parte superiore del suo corpo, ormai completamente sbottonata, era già chiazzata di rossore.
Mentre manteneva il contatto visivo con Jaeha, Eunhong lo osservò attentamente.
L’elegante completo grigio cenere e la linea ordinata della cravatta stretta attorno al collo conferivano all’uomo un aspetto quasi ascetico.
Sotto la camicia bianca che gli fasciava il corpo, il rigonfiamento indicato dalla punta della cravatta era già chiaramente evidente.
La visione appariva stranamente incongruente.
Gli tornò in mente il periodo in cui si era eccitato da solo guardando proprio quell’aspetto di Jaeha, e i lobi delle orecchie gli si fecero caldi.
«…Quando sei arrivato…? Non ti cambi nemmeno i vestiti?»
Le mani che gli stavano sfilando i pantaloni fecero torcere il corpo di Eunhong. I feromoni, che ultimamente sembravano essersi prosciugati fino all’ultima goccia, al solo tocco di Jaeha iniziarono a riversare un dolce profumo zuccherino come un sacco di zucchero scartato che si era squarciato. La parte inferiore del corpo reagì subito, sollevandosi, mentre più sotto tutto si inumidì rapidamente.
Era davvero un corpo fin troppo facile da eccitare.
Jaeha sorrise appena e gli sfilò in una volta sola pantaloni e biancheria, gettandoli lontano. A differenza di lui, ormai completamente nudo, Jaeha era ancora vestito in modo impeccabile, e quel contrasto fece montare in Eunhong una fitta di vergogna.
Le cosce robuste che gli strofinavano lentamente le gambe erano già da tempo completamente impregnate dei suoi fluidi.
Ansimando, Eunhong alzò verso di lui uno sguardo limpido e umido. Jaeha osservò in silenzio il corpo steso sotto di sé e poi fece scorrere la punta delle lunghe dita dal petto fino all’inguine. La pelle morbida ed elastica si colorò gradualmente di rosso al passaggio delle sue mani.
Il suo sguardo si fece sempre più cupo e pesante.
Forse per i feromoni che gravavano freddi nell’aria, o forse perché ogni goccia di liquido sembrava essergli colata via dal corpo, la sua bocca si era completamente seccata. Eunhong si passò la lingua sulle labbra aride e seguì con gli occhi quelli di Jaeha.
Poco dopo, i loro sguardi si incrociarono.
Anche Jaeha fece scivolare fuori la lingua rossa, si inumidì le labbra e sussurrò. La sua voce roca uscì spezzata.
«A te piace questa cosa.»
«Eh?»
«Sai che sguardo mi rivolgi quando mi vesto così?»
La mano che afferrò la cravatta e la allentò con noncuranza si mosse in fretta. Le maniche, tese sui muscoli gonfi, si tirarono mostrando i polsi chiari. Jaeha si tolse l’orologio e lo lanciò via, poi si avventò su Eunhong.
Gli afferrò il mento, gli piegò il capo e gli divorò le labbra in un solo istante.
La sensazione del tessuto freddo e frusciante che sfregava contro i genitali gli provocò un brivido. Con la bocca completamente occupata, il piacere aumentò rapidamente. Eunhong si agitò e spalancò la bocca fino al limite.
I feromoni di Jaeha gli riempirono le narici e gli mozzarono il respiro, come se fosse precipitato sott’acqua.
Jaeha sembrava intenzionato a soffocarlo: la sua lingua si spinse all’interno con l’impeto di voler sigillare persino la sua gola.
«Hngh…, uh…, ngh!»
Il volto di Eunhong divenne rosso acceso.
Persino le mani con cui aveva cercato di respingerlo vennero bloccate. Il braccio ingessato fu spinto completamente sopra la sua testa e immobilizzato.
Era un bacio feroce, bestiale, che sembrava voler rubargli perfino il respiro.
La lingua che si era spinta fino in fondo alla sua gola si avvolse attorno alla sua, succhiandola, per poi ritirarsi sfregando contro il palato.
Il pomo d’Adamo di Jaeha si mosse lentamente.
La lingua rossa che passò sulle labbra come se non fosse ancora soddisfatto, dopo aver inghiottito la saliva rubata a Eunhong, aveva qualcosa di terribilmente osceno.
Eunhong voltò il viso e inspirò affannosamente. Nonostante non lo avesse nemmeno toccato lì sotto, era già completamente eccitato e continuava a perdere liquido.
Jaeha insinuò la lingua umida nell’orecchio e mordicchiò il padiglione auricolare. Scese lungo la linea sottile del collo e succhiò con forza il punto in cui poteva rentire il cuore battere.
Lo leccò con ostinazione, come se i feromoni dolci stessero filtrando fuori insieme al suo odore naturale.
Poi raggiunse il petto che si alzava e abbassava seguendo i suoi respiri affannosi e, incapace di trattenersi, affondò i denti mordendolo con forza.
«Hk!»
Alla fitta dolorosa seguì immediatamente un piacere elettrico e frizzante, tanto che Eunhong inarcò la schiena.
Si agitò nel tentativo di abbassare le braccia, ma la presa che lo teneva bloccato era talmente forte che non riuscì a muoversi di un centimetro.
Tremando, si contorse.
«Las… lasciami andare. Ngh…»
«Apri le gambe.»
Quando obbedì docilmente, Jaeha sollevò una coscia e si insinuò tra le sue gambe.
La gamba destra di Eunhong fu spinta sempre più in alto finché non rimase appoggiata allo schienale del divano. Le natiche si aprirono e l’apertura divenne visibile.
La pelle scoperta entrò in contatto con la superficie ruvida dei pantaloni che avvolgevano ancora il membro gonfio di Jaeha.
Mantenendo quella posizione, Jaeha iniziò a muovere lentamente il bacino, strofinandosi contro di lui come una bestia che stesse marcando il territorio.
«Hn…, ah… ngh…, uh…»
«Ugh… haa… Eunhong, ti senti bene?»
Le gambe aperte non avevano modo di richiudersi e le mani erano legate. Forse proprio per quello il suo corpo bruciava. Il calore accumulato nel ventre ribolliva, facendogli sobbalzare i fianchi.
Senza rendersene conto, Eunhong iniziò a strofinare l’apertura contro la carne di Jaeha. Voleva spingersi con forza contro quel punto duro e spesso che si ergeva davanti a lui, ma non riuscire a ottenere ciò che desiderava lo rendeva frustrato e impaziente.
«È… è frustrante. Per favore, non fare così. Jaeha…»
«Cosa vuoi che faccia per te…? Mh?»
Jaeha spinse con forza il bacino verso l’alto.
Un brivido freddo e vibrante si diffuse all’interno dei glutei e risalì lungo la schiena. L’orifizio, ormai impaziente, riversò una grande quantità di liquido, bagnandogli completamente il retro.
A causa dei feromoni che continuavano a colare fuori, un aroma dolce si diffuse ovunque e i suoi glutei chiari si rilassarono mollemente, schiacciandosi contro la parte inferiore del corpo di Jaeha come pasta morbida.
«Ah… io ne voglio ancora. Ancora…»
A quella supplica singhiozzante, Jaeha gli liberò le braccia.
Come se stesse aspettando proprio quel momento, Eunhong gli cinse il collo con mani tremanti e lo attirò a sé, mordendogli in fretta le labbra appena riuscì a raggiungerle.
Il modo in cui succhiava freneticamente, come se quella saliva fosse incredibilmente dolce, eccitò Jaeha.
Mentre gli offriva le proprie labbra, le mani che gli slacciavano la cintura si fecero più affrettate.
Continuando a baciarlo, si abbassò i vestiti e si mise il preservativo. Poi il suo sguardo cadde su Eunhong, che si stava abbandonando mollemente contro il divano.
Gli occhi marroni limpidi che lo fissavano come incantati erano colmi di umidità. Il rossore acceso agli angoli degli occhi stuzzicò i suoi desideri più oscuri.
«Ugh…»
Un gemito sfuggì dalle labbra di Jaeha.
Per un istante perse il controllo e liberò i propri feromoni.
Stringendo con forza i glutei di Eunhong, che ansimava come se non riuscisse a sopportarne il peso, digrignò i denti.
«Sei così facile da influenzare… che cosa dovrei fare con te, Eunhong?»
Afferrò quella carne morbida come se volesse farla esplodere e la divaricò, spingendo lentamente dentro di lui il proprio glande.
L’apertura, completamente bagnata, accolse facilmente l’intruso.
Eunhong gettò indietro la testa e iniziò a tremare. Incapace di sopportare tutte quelle sensazioni, si morse con forza le dita.
Quando Jaeha trovò finalmente il giusto assetto, afferrò entrambe le cosce di Eunhong e le tenne aperte.
«Lasciarti manipolare così…»
Poi spinse all’interno con un unico movimento deciso.
Eunhong inspirò bruscamente e il suo corpo si irrigidì. Nello stesso istante, le pareti interne si contrassero freneticamente attorno a Jaeha.
«Ah… rilassati, Eunhong. Mi sembra che il cazzo stia per spezzarsi.»
«N-no… non posso…»
Sollevò entrambe le gambe supplicanti di Eunhong e ne appoggiò una sulla propria spalla. Calmando poco a poco i glutei irrigiditi, iniziò a ritirarsi lentamente e a rientrare altrettanto lentamente, ripetendo il movimento. I liquidi sempre più viscosi si attaccavano alla pelle e si staccavano producendo suoni umidi.
Eunhong lasciò uscire un lungo gemito soffocato. «Ah… ngh… ah… basta… basta…» mormorò quelle parole con gli occhi ormai completamente annebbiati.
Jaeha continuò a muoversi lentamente, come se volesse assaporare ogni parte del suo interno, facendo scorrere la punta del membro lungo le pareti. Ogni volta che spingeva con forza il bacino e riversava dentro di lui i propri feromoni, l’apertura si dilatava fino al limite per accoglierlo.
«Hk… Jaeha… ahh… io… basta, ti prego…»
Il liquido traboccò a tal punto da inzuppare completamente il divano.
Incapace di sopportare il piacere che attraversava il suo corpo, anche le lacrime si accumularono agli angoli degli occhi e iniziarono a scendere.
Sopra e sotto era un vero diluvio.
Dalle labbra di Jaeha uscivano respiri pesanti.
I suoi occhi, profondi e oscuri come i suoi feromoni, brillavano con ferocia.
Jaeha spinse Eunhong contro il divano con tale forza da sembrare sul punto di lacerarne il rivestimento.
Ogni volta che i loro corpi si scontravano sotto quei movimenti impetuosi, risuonavano schiocchi umidi e pesanti.
A ogni affondo, dalla bocca di Eunhong sfuggiva un grido acuto.
La gamba sollevata oscillava come quella di una marionetta a cui si fossero spezzati i fili.
Gli occhi marroni, limpidi come vetro, si fecero sempre più opachi, e la sua bocca rimase socchiusa senza riuscire più a chiudersi.
«Ah… ngh, ah!»
All’improvviso le dita dei piedi di Eunhong si tesero completamente e i polpacci si irrigidirono.
Il suo pene eretto ebbe uno spasmo e rilasciò il proprio liquido.
La schiena si inarcò con forza e i glutei si contrassero tanto intensamente da sembrare voler trattenere ogni cosa.
«Ugh!»
Jaeha abbassò il busto e affondò il viso contro il suo petto.
Stringendo forte le spalle di Eunhong tra le braccia, continuò ancora per qualche istante a muovere il bacino.
Tremò mentre spingeva la propria virilità sempre più in profondità.
«Ngh, hk… ah…»
La mano che stringeva la camicia di Jaeha perse forza e ricadde mollemente.
Anche le gambe che gli cingevano la vita si afflosciarono tremando, mentre i suoi occhi annebbiati sembravano fissare un punto lontano.
Il suo corpo si abbandonò completamente, come se stesse soffocando sotto l’ondata esplosiva di feromoni.
Se non fosse stato per l’apertura che ancora si contraeva debolmente attorno al pene di Jaeha, lui avrebbe pensato che fosse svenuto.
Ansimando pesantemente, Jaeha lo osservò da capo a piedi.
Non voleva allontanarsi dal calore che lo avvolgeva e rimase semplicemente a guardarlo.
Continuò a leccargli le lacrime che gli scendevano sul viso e, dopo qualche istante, Eunhong tremò bruscamente e tornò in sé da quella lunga scia di sensazioni residue.
«Hk! Ah… hh…»
Quando Jaeha lo strinse tra le braccia e iniziò ad accarezzarlo per calmarlo, dai suoi occhi sgorgarono singhiozzi.
Spaventato, Jaeha si tirò subito su e, come per consolare un bambino, lo sollevò facendolo sedere sulle proprie cosce.
Gli lasciò appoggiare la testa sulla sua spalla e lo strinse forte, ma il tremore che lo scuoteva non sembrava affatto normale.
Non sapendo cosa fare, si limitò ad accarezzarlo e basta. «Shh… va tutto bene.»
«…Huu.»
«Va tutto bene. Bravo…»
Continuò a ripetergli che andava tutto bene mentre gli accarezzava lentamente la schiena.
I singhiozzi si placarono, ma il suo corpo continuò a tremare senza fermarsi.
Eunhong nascose il volto contro il collo di Jaeha e chiuse forte gli occhi, come se volesse rifugiarsi lì.
Continuò a ripetersi che la persona che lo stava abbracciando era Lee Jaeha.
Solo allora il tremore iniziò lentamente a diminuire, seppur di poco.
Gli tornarono in mente le parole che Jaeha gli aveva gridato tempo prima: che non capiva davvero cosa fossero i feromoni di un alpha.
La sensazione di qualcosa che forzava senza pietà il punto più profondo e serrato del suo corpo e vi entrava dentro gli aveva provocato una paura tale da farlo rabbrividire fino alla nuca.
Eunhong alzò gli occhi ancora umidi verso Jaeha.
Forse percepì il suo sguardo, perché anche Jaeha lo guardò.
Gli sostenne delicatamente la testa contro il proprio braccio, gli asciugò le lacrime e gli diede piccoli colpetti rassicuranti sui fianchi come si farebbe con un neonato.
Il modo impacciato in cui cercava di sorridere non sembrava affatto da Jaeha; pareva persino teso.
A quella vista, Eunhong si sciolse e scoppiò a ridacchiare piano.
Jaeha gli lasciò un bacio sulla fronte e mormorò a bassa voce: «Mi dispiace. Oggi mi sono lasciato prendere troppo.»
«Va bene.»
«Avrei dovuto controllare meglio i feromoni, ma io… sono stato troppo… Ti ho spaventato, vero?»
«…Sì, un po’.»
Se avesse detto che la sensazione di sentirsi completamente aperto non gli aveva fatto paura, avrebbe mentito.
Come avrebbe potuto descrivere quella sensazione di non riconoscere più il proprio corpo e di perdere ogni controllo su di esso?
Era come smarrirsi in un’oscurità assoluta e vagare seguendo soltanto lampi di sensazioni che esplodevano davanti a lui.
Gli tornò istintivamente in mente il momento della manifestazione, quando aveva perso la ragione, e un brivido freddo gli percorse la nuca.
Forse mi è rimasto un trauma.
Forse era proprio per quello che, a differenza degli altri omega, lui temeva in modo così particolare quella sensazione.
Eunhong sbatté lentamente le palpebre e tornò a osservare il volto di Jaeha.
Sembrava sul punto di piangere.
«Però…»
«…»
«Però è andato bene. Perché eri tu.»
Il volto di Jaeha si contrasse e le sue sopracciglia fremettero.
Era stato un piacere terrificante, quasi inquietante.
La sensazione di perdere il controllo era stata confusa e spaventosa.
Ma andava bene perché la persona accanto a lui era Jaeha.
Eunhong annuì in silenzio.
Continuò a ripetere che andava bene e poi, sottovoce, confessò che in realtà era stato incredibilmente piacevole.
Jaeha posò le labbra sulle sue e lo strinse con tanta forza da sembrare sul punto di spezzarlo.
Eunhong chiuse gli occhi e ricambiò il bacio.
Lo dimenticherò. Se continuerò a coprire quel ricordo con altri ricordi rossi e vividi, forse un giorno dimenticherò persino che una cosa simile sia mai accaduta.
***
«Ti sarebbe stato più adatto essere un omega.»
Era l’inverno dei loro vent’anni.
Approfittando delle vacanze, Woohyeon era andato a trovarlo a Seoul e quella era stata la prima cosa che gli aveva detto appena lo aveva visto.
Woohyeon non amava i luoghi affollati, perciò il fatto che fosse riuscito a prendere il treno era già sorprendente.
Preoccupato per lui, Eunhong era andato fino al binario ad accoglierlo, ma l’espressione di Woohyeon quando era sceso dal treno non gli era piaciuta affatto.
Dopo averlo rivisto per la prima volta in sei mesi, Woohyeon lo aveva osservato da capo a piedi come se guardasse uno sconosciuto.
Poi lo aveva stretto forte per il collo e aveva mormorato quelle parole.
La sua voce era leggermente incrinata.
«Hai mangiato qualcosa di strano durante il viaggio? Perché appena mi hai visto hai iniziato a dire sciocchezze?»
«Niente. È solo che, dopo tanto tempo, mi sono accorto di nuovo di quanto tu sia pallido.»
Alle sciocchezze che Woohyeon aveva detto ridendo, anche Eunhong era finito semplicemente per ridere.
Era una cosa che Woohyeon gli diceva di tanto in tanto fin dai tempi in cui si vedevano ogni giorno nella stessa classe, perciò l’aveva presa come una battuta abituale senza pensarci troppo.
«Wow, Seoul è davvero gelida. Quando tira il vento sembra di non riuscire nemmeno a respirare.»
«Senza un piumino lungo qui non si sopravvive.»
Entrando nel monolocale di Eunhong, Woohyeon aveva rabbrividito.
E non era un’esagerazione: quel giorno la temperatura era scesa a quattordici gradi sotto zero.
Eunhong aveva frugato nell’armadio e aveva tirato fuori il piumino lungo più pesante tra quelli che aveva di riserva. Aveva preso anche una spessa sciarpa di lana.
«Domani, quando uscirai per il tuo appuntamento, mettiti questi.»
«Wow… ma cos’è tutta questa roba? Da quando vivi a Seoul hai iniziato a comprarti un sacco di vestiti…»
Woohyeon rovistando nell’armadio, aveva poi continuato a lasciarsi sfuggire esclamazioni di stupore.
Era rimasto sorpreso nel vedere quanto fosse diventato appariscente il guardaroba di Eunhong, che durante tutti gli anni del liceo aveva sempre vestito in modo semplice.
Perfino a un occhio inesperto come il suo era chiaro che si trattasse di abiti piuttosto costosi.
«Guadagni davvero così tanto disegnando?»
Woohyeon aveva mostrato interesse anche per i lavori che Eunhong aveva aperto sul computer.
Lui aveva smesso di disegnare dopo il liceo e quindi non lo sapeva.
Dopo un anno senza vedere i suoi disegni, le capacità artistiche di Eunhong erano migliorate a tal punto da essere quasi irriconoscibili.
Anche lui un tempo se la cavava piuttosto bene, ma ormai Eunhong era andato talmente avanti da non essere più paragonabile a lui.
«Incredibile, Ban Eunhong. Da quando sei andato a Seoul sei diventato dannatamente figo.»
«…Ma figurati.»
Eunhong aveva lasciato correre con indifferenza.
«E tu come stai? L’università va bene? Hanjae e Haeseong stanno bene?»
«Non parliamone. Quei due litigano come cani. Sempre. L’altro giorno quasi si mordevano.»
«Ahah, riesco a immaginarlo anche senza vederli. Devi avere parecchio da fare con loro.»
«Io… beh. A me non va bene niente.»
Non avendo nulla di particolarmente elaborato da offrirgli nel monolocale, Eunhong aveva preparato quattro confezioni di ramyeon.
Woohyeon era arrivato senza preavviso e non aveva avuto il tempo di fare la spesa.
Quando Eunhong aveva cercato di aprire una bottiglia di soju, Woohyeon aveva rifiutato dicendo che, se non stava bene fisicamente, gli riusciva difficile controllare i feromoni.
«Domani, dopo che avrò finito quello che devo fare, portami a vedere un po’ Seoul. Conosci qualche posto pieno di bella gente?»
«…Eh? Ma domani non dovevi dormire a casa del tuo fidanzato? Io avrei già un impegno.»
Fino a un attimo prima Woohyeon stava sorridendo raggiante mentre accettava i vestiti e la sciarpa che Eunhong gli aveva preparato.
Ma il suo volto si era poi rabbuiato immediatamente e aveva mostrato chiaramente il proprio disappunto.
«Che impegno? Così importante da abbandonare un amico arrivato fin qui da Busan?»
«No… è che, dato che mi avevi detto che domani avresti incontrato il tuo fidanzato, pensavo che saresti rimasto solo stanotte. Per questo non sono riuscito ad annullare l’appuntamento.»
«Non sei riuscito o non hai voluto? Non ti avevo detto che il mio ragazzo… lavora e che avrei potuto vederlo solo un attimo a pranzo?»
Persino le bacchette erano finite sbattute sul tavolo mentre Woohyeon esprimeva tutta la sua delusione.
Alla fine Eunhong si era lasciato intenerire.
Aveva pensato che avrebbe dovuto annullare gli impegni del giorno seguente, anche se gli dispiaceva per Jaeha.
Era un peccato sprecare i biglietti del concerto che aveva prenotato, ma gli faceva pena Woohyeon, che era diventato improvvisamente parte di una relazione a distanza quando il suo partner era stato trasferito a Seoul.
Tuttavia, anche Jaeha, quando aveva risposto al telefono, lo aveva messo in difficoltà.
[Divertiti con il tuo amico. In realtà stavo per chiamarti anch’io per dirti di annullare il concerto. Non mi sento bene.]
Non appena aveva pronunciato quelle parole, dall’altro capo della linea si era sentito un colpo di tosse.
«Che cosa ti è successo all’improvviso? Hai preso delle medicine?»
[Domani… cough… pensavo di andare in ospedale da solo.]
«Riuscirai a guidare? Non hai la febbre?»
[…Uhm.]
A quella risposta lenta e incerta, Eunhong aveva iniziato a battere il piede con agitazione.
Era uscito fuori per telefonare lontano da Woohyeon, ma era talmente preoccupato da non accorgersi nemmeno del freddo.
«Jaeha?»
[Non preoccuparti. Me la caverò da solo.]
…
***
A quel tempo, cosa avevo fatto?
Quel ricordo improvviso del passato fece socchiudere gli occhi a Eunhong.
La forchetta con cui stava rigirando la pasta rallentò sempre di più, finché a un certo punto si fermò del tutto.
«…E allora Heeseung-ssi si è arrabbiata da morire con Woohyeon-ssi, dicendogli di smetterla di dire assurdità.»
«Già. Anch’io allora sono rimasto sorpreso.»
«Il responsabile Ban non è il tipo di persona che farebbe una cosa simile. Continuava a dire sciocchezze una dopo l’altra, quindi era inevitabile arrabbiarsi.»
«Eh, eh. Anche se sono amici, dovrebbe stare più attento a come parla. Non è vero, Eunhong-ssi?»
Sentendosi chiamare, Eunhong alzò di scatto la testa.
I quattro colleghi seduti al tavolo lo stavano fissando.
«Ah, scusatemi. Mi ero perso nei pensieri per un attimo…»
Lo sguardo brillante e pieno di entusiasmo con cui Seo Heeseung lo osservava gli metteva un certo disagio.
Eunhong sorrise dolcemente e aggiunse: «Grazie, Heeseung-ssi. Per avermi difeso.»
Era la prima volta che tornava in azienda dopo quasi un mese.
Doveva andare in ospedale per il dito e, approfittandone, aveva finalmente accettato un pranzo con i colleghi che rimandava da tempo.
I colleghi incontrati in una trattoria di pasta italiana vicino all’ufficio lo accolsero come se si fossero visti il giorno prima.
Mentre chiacchieravano tranquillamente e si aggiornavano a vicenda, era saltato fuori il nome di Woohyeon.
Durante il periodo di assenza dal lavoro aveva passato le giornate con la signora Ham e le serate con Jaeha dopo il lavoro, tanto da dimenticarsi completamente di Woohyeon. Per questo la notizia lo colse un po’ di sorpresa.
Aveva pensato che fosse tutto finito.
Eppure, a quanto pareva, Woohyeon era ancora così risentito da continuare a parlare di lui in ufficio.
Non gli era bastato raccontare storie nel loro team: aveva persino fermato alcuni membri della squadra di Eunhong per raccontare varie cose, finché non si era imbattuto in Seo Heeseung e quasi ne era nata una lite.
«Ma quale grazie! Io ho semplicemente detto la verità. A dire il vero stavo persino pensando di pubblicare sul forum aziendale un post per chiedere delle scuse pubbliche, sapete? Però forse se n’è accorto, perché non si presenta più al lavoro. Hmph.»
Yoo Junseok agitò la mano con aria esasperata. «Ah, per favore. Lascia perdere. Finiresti solo per ingigantire la faccenda.»
«Davvero…? Però io sono ancora furiosa. Come faccio a lasciar correre?»
«Lascia perdere. Anche senza che tu dica nulla, la gente sa già come stanno le cose. E poi, se qualcuno deve protestare, deve essere Eunhong-ssi. I terzi non dovrebbero intervenire.»
Eunhong, che fino a quel momento si era limitato ad ascoltare i membri del team parlare, intervenne cautamente.
«…Woohyeon non viene al lavoro?»
«Esatto. Sono già parecchi giorni. Anche ieri ho tenuto gli occhi bene aperti per controllare, ma non l’ho visto per tutta la giornata.»
«Hm.»
Eunhong emise un verso pensieroso e si accarezzò il mento.
L’appetito gli era sparito già da quando era stato pronunciato il nome di Woohyeon. Posò la forchetta con cui stava rigirando la pasta e portò alle labbra la cannuccia del succo.
Il sapore acidulo che gli riempì la bocca gli migliorò leggermente l’umore.
Tutti gli orologi che Woohyeon aveva venduto erano stati recuperati, tranne uno.
Erano tornati esattamente nelle condizioni originali, senza nemmeno un graffio.
Eppure il cuore di Eunhong non riusciva a stare tranquillo.
Ogni volta che pensava all’enorme somma di denaro che Jaeha aveva dovuto spendere per recuperarli, sentiva ribollire la rabbia.
Ancora adesso, quando ricordava il momento in cui gli orologi erano spariti, provava la sensazione che il sangue gli si ritirasse dal corpo, mentre il dito fratturato tornava a pulsargli dolorosamente.
«Adesso il dito sta bene? Si sta riprendendo bene?»
Notando che Eunhong si stava massaggiando la mano destra, Yoo Junseok gli rivolse la domanda.
Dopo aver tolto il gesso, portava un tutore protettivo, che a prima vista sembrava quasi un accessorio particolare.
«Sì. Credo che ormai sia quasi guarito del tutto. Mi hanno detto solo di evitare gli sforzi.»
«Quando tornerà ufficialmente al lavoro?»
«Non è che approfitterà della pausa per sposarsi e poi tornare?»
Alla battuta lanciata da Kim Jieun, tutti scoppiarono a ridere.
Del resto, c’era un motivo.
Non molto tempo prima, infatti, aveva anche accettato per errore una videochiamata.
Sfortunatamente, in quel momento Jaeha era a torso nudo. Dopo aver risposto di sua iniziativa alla chiamata diretta a Eunhong, aveva salutato con disinvoltura tutti quelli presenti. Poi era arrivato fino da Eunhong con il telefono in mano, dicendogli che aveva ricevuto una chiamata e invitandolo a rispondere.
E come se non bastasse, mentre gli restituiva il cellulare, gli aveva persino dato un bacio sulla guancia prima di allontanarsi.
A quel punto Seo Heeseung aveva urlato così forte che sembrava sul punto di far esplodere l’altoparlante del telefono.
In realtà, anche quel pranzo era nato proprio a causa di quella videochiamata.
Yoo Junseok e Seo Heeseung si erano mostrati talmente curiosi e insistenti che alla fine Eunhong aveva ceduto e accettato di incontrarli.
Aspetta. Ripensandoci… non era stato affatto un incidente, vero?
Inclinando la testa, Eunhong rispose quasi tra sé e sé: «Il mio caro fidanzato dice di non avere intenzione di sposarsi. Quindi nemmeno io so bene cosa ne sarà del mio matrimonio.»
Nessuno rispose.
Sul tavolo calò il silenzio.
Eunhong sollevò lo sguardo con discrezione e vide che, ancora una volta, quattro paia di occhi erano puntati su di lui.
«Che c’è?»
Yoo Junseok richiuse la bocca, che era rimasta spalancata, e cercò di recuperare la situazione.
«È solo che… è la prima volta che vediamo Eunhong-ssi parlare così apertamente della sua vita privata…»


