TE NO NARU HOU E – CAPITOLO 11

Con Kusamakura che si portava Tatsumi sulle spalle, si diressero verso “quel posto”.

Kusamakura aveva preso in braccio Tatsumi ed era uscito sulla veranda dicendo: «Andiamo!». Poi, senza alcuna esitazione, era saltato giù, balzando da un tetto all’altro verso la loro destinazione. Per la prima volta in vita sua, Tatsumi pensò che fosse una fortuna essere cieco.

Secondo Kusamakura, esistevano molti tipi di yokai. L’aspetto esteriore di Kusamakura, a parte il fatto di non avere un volto, non era poi così diverso da quello di un uomo adulto.

Non poteva fare cose come trasformarsi in gas, rendere il proprio corpo molle come quello di un mollusco o nutrirsi di materia inorganica. Non trasudava strani liquidi, né il suo corpo era ricoperto di pelo.

L’unica differenza era che era molto più forte e veloce di un normale uomo adulto.

Questo supera di gran lunga la media di una persona!

Il sibilo del vento gli rimbombava nelle orecchie. I salti e le discese si fecero sempre più intensi e Tatsumi si aggrappò a Kusamakura con tutte le sue forze. Se fosse caduto, non c’erano dubbi: sarebbe morto. Questo lo sapeva con certezza, pur non riuscendo a vedere nulla. Da quando aveva perso la vista, Tatsumi era andato alcune volte al luna park, ma quella sensazione era come trovarsi su una montagna russa interminabile.

«Tutto bene?»

«S-sto b-b-beneeeeee, eeeeeeeeeeh!» Mentre rispondeva, il salto si trasformò in una picchiata improvvisa e Tatsumi lanciò un urlo, affondando il viso nel collo di Kusamakura.

Kusamakura stava ridendo. Era imbarazzante, ma non aveva il tempo di offendersi.

«A proposito.» Indifferente all’urlo di Tatsumi, Kusamakura parlò con un tono incredibilmente rilassato.

Dato che non poteva ignorarlo, Tatsumi chiese tremando: «Che c’è!?»

«Posso produrre una piccola fiamma dalla punta delle dita.»

«Dev’essere molto utile quando fai il barbecue!» La risposta disperata di Tatsumi fece ridere nuovamente Kusamakura.

Non sapeva se stesse cercando di rilassarlo o se lo stesse prendendo in giro, ma era troppo occupato ad avere paura e sentiva di stare quasi per mettersi a piangere.

«Arriveremo tra un momento.»

Il luogo di cui aveva parlato si trovava su una piccola montagna nel cuore della città. Molto tempo prima, da quel punto si poteva osservare tutta Edo e il panorama era così magnifico da essere stato persino celebrato nelle canzoni. Ora, però, era circondato da edifici. Si diceva che lì vivesse una sorta di kitsune capo che sorvegliava tutta la zona circostante.

Sentendo la parola “kitsune”, Tatsumi aveva pensato che si trattasse di un Santuario Inari*, ma a quanto pare non era così. Secondo Kusamakura, era semplicemente “un vecchio yokai”.

*(N/T: il Santuario Inari è un tipo di santuario shintoista dedicato a Inari, divinità associata alle kitsune, al riso, alla fertilità e alla prosperità..)

«Siamo arrivati,» disse Kusamakura atterrando dolcemente.

Lo rimise a terra, ma Tatsumi era ancora instabile e le sue ginocchia stavano quasi per cedere, così Kusamakura lo sollevò di nuovo.

«N-non ce n’è bisogno, davvero. Posso camminare.»

Si agitò, rifiutandosi di essere portato in braccio, ma Kusamakura non aveva alcuna intenzione di lasciarlo andare.

Alla fine Tatsumi si arrese e smise di opporre resistenza.

«Hoh~ Quindi questo sarebbe “Tatsumi”, eh~?»

Tatsumi sobbalzò per quella voce che era apparsa all’improvviso dall’alto e si irrigidì. La voce, che risuonava forte nell’aria, sembrava calma e gentile, eppure possedeva un potere opprimente. Istintivamente afferrò i vestiti di Kusamakura. Era quella persona il “capo” di cui parlava Kusamakura?

«…Esatto. Non vorrai dirmi che sei stato tu a istigare tutta quella gente a tormentarlo, vero, Misura?»

«Che cosa interessante da dire. Non credo che ne avrei tratto alcun vantaggio… Per cominciare, chi è colui che ti ha aiutato a incontrarlo?»

La voce che un attimo prima proveniva dall’alto ora era accanto a lui.

«Sta’ zitto.»

«Ti avevo solo affidato una commissione una volta. Anche dopo che tutto si era concluso, hai continuato a frequentare costantemente quella zona.»

«Piantala!»

Il proprietario della voce che stava fronteggiando Kusamakura doveva essere il “capo”. Quel profumo fresco e floreale che da poco gli solleticava il naso proveniva forse da Misura?

«Che cos’è questo? Lo hai marchiato per bene. Magnifico. In questo modo non ci saranno più yokai che tenteranno di infastidirlo.»

«Marchiato…?» ripeté Tatsumi. Poi si rese conto che Misura stava parlando di quando lui e Kusamakura si erano abbracciati poco prima, e arrossì fino alla punta delle orecchie.

«Fatti gli affari tuoi,» sogghignò Kusamakura.

«Hoh. Quindi è davvero cieco,» disse Misura con una risata piacevole.

Tatsumi sentì una mano sfiorargli la zona degli occhi. Quelle dita lunghe erano fredde e sottili. Ancora una volta percepì quel dolce profumo.

«Smettila. Non toccarlo.»

«Vediamo… Apri gli occhi, Tatsumi.»

Come guidato da quelle parole, Tatsumi aprì gli occhi. Le mani con cui Kusamakura lo sosteneva tremarono leggermente.

«Eh…?»

Davanti ai suoi occhi apparve un’immagine indistinta. L’uomo che si trovava davanti a lui indossava un vistoso kimono bianco e anche la pelle e i capelli erano completamente bianchi. Stringendo i suoi occhi a mandorla, stava sorridendo. Attorno al collo portava una folta stola di pelliccia.

Dietro di lui, Tatsumi riuscì a vedere un enorme albero. Oltre il fogliame rigoglioso brillava una luna dorata. Il contorno sfocato della luna era così abbagliante da trafiggergli le retine.

Una lacrima gli scivolò dagli occhi.

Non riusciva a vedere perfettamente. Eppure, alla vista di quell’ “immagine” che non vedeva da così tanto tempo se non nei suoi sogni, il petto gli si strinse. Qualunque cosa fosse, anche se non appariva nitida, per Tatsumi tutto sembrava bellissimo.

L’uomo vestito di bianco sorrise dolcemente e asciugò la lacrima sotto l’occhio di Tatsumi.

Improvvisamente, Tatsumi si voltò verso Kusamakura, ma la sua visuale fu immediatamente coperta dalla manica bianca dell’uomo.

«Mi dispiace, ma per ora è tutto qui.»

Insieme a quelle parole, il paesaggio candido davanti ai suoi occhi sprofondò completamente nel nero. Subito dopo sentì la manica dell’uomo allontanarsi.

In altre parole, ciò che i suoi occhi vedevano non era l’oscurità della notte. Quando capì di aver nuovamente perso la capacità di percepire la luce, Tatsumi si sentì sprofondare nello sconforto.

«Su, su.» Lo consolò Misura, quasi come se stesse trattando un bambino, come per assecondarlo.

Sebbene il suo aspetto fosse diverso da quello di un essere umano e possedesse capacità misteriose, Tatsumi non lo trovava spaventoso. Sotto quella mano gentile, sentì quasi le lacrime ritirarsi.

«Non piangere. Non l’ho fatto solo per prenderti in giro.»

«…Quali sono le tue intenzioni?» La voce di Kusamakura era cupa.

«Guarda un po’!» Misura lasciò sfuggire un sospiro. «Tatsumi, che cosa hai visto?»

Tatsumi esitò davanti a quella domanda, ma poi aprì bocca e rispose: «C’era un uomo bellissimo davanti ai miei occhi.»

«Hoh.»

«Stasera c’è la luna piena. …C’è un grande albero e anche una fitta foresta. Laggiù, vicino al grande albero…»

Nell’ombra dei numerosi alberi che sembravano nascondere il cielo stellato, si agitavano innumerevoli sagome. C’erano anche ombre che sembravano appartenere a degli esseri umani. Ma vide anche le ombre di bestie, creature che sembravano indossare costumi e persino figure dalle forme e dalle dimensioni di esseri che non avrebbero dovuto esistere come creature viventi.

«Ah, già. …Tu non hai idea di dove sei stato portato e dev’essere difficile percepire il pericolo, vero? Questo è il nostro luogo di ritrovo. Be’, puoi stare tranquillo. Di solito non mangiamo gli esseri umani.»

Di solito? Questo significava che a volte lo facevano? Un brivido percorse la schiena di Tatsumi. Come per proteggerlo e rassicurarlo, la presa di Kusamakura attorno a lui si fece più forte.

«Allora, qual è il motivo della vostra visita oggi?»

«Lo sai già… Voglio che tu dica a tutti di non mettere le mani addosso a Tatsumi.»

«Hohou~»

«Possono odiarmi e prendermi in giro quanto vogliono. Ma Tatsumi non c’entra nulla. È solo un essere umano. Voglio che lo lascino in pace.»

Quando Kusamakura disse quelle parole, l’uomo completamente vestito di bianco rispose con un sospiro. «Non si può fare altrimenti. Dopo aver sentito che il famoso Kusamakura si era innamorato di un uomo umano, chiunque si sarebbe interessato!»

Misura scoppiò di nuovo in una piacevole risata e Kusamakura schioccò la lingua.

Tatsumi rimase sconvolto da quel “si era innamorato” pronunciato con tanta naturalezza. Inoltre, Kusamakura non lo negò nemmeno. A quanto pareva, l’unico ad agitarsi era proprio Tatsumi.

Era già stato abbracciato, quindi ormai era troppo tardi per sentirsi in quel modo, ma il suo volto diventò rosso e iniziò a sventolarsi con le mani per nascondere le guance in fiamme.

«È sicuramente un essere umano dal profumo delizioso.»

«Non è per questo che io-»

«Lo so. È “perché è cieco”, non è così?»

Alle parole che gli vennero lanciate addosso, Kusamakura si irrigidì.

Anche se tutto andava bene, anche se a Tatsumi non dispiaceva affatto, Kusamakura si sentiva ancora in debito con lui?

«La verità è che non importa affatto se sia delizioso oppure no, giusto? Lo so, lo capisco. Siccome non può vedere il tuo volto, ti è comodo e così hai scelto Tatsumi. È il partner più adatto a te.»

«Ti sbagli! Smettila!»

«Non mi sbaglio. Poco fa avevi paura che vedesse il tuo volto, non è vero? Non mentirmi.»

Kusamakura riuscì a mormorare a fatica: «Ti sbagli.»

Misura stava dicendo cose terribilmente crudeli. Eppure il tono della sua voce non faceva paura. Inoltre, non sembrava nemmeno che stesse rimproverando o prendendo in giro Kusamakura. Tatsumi non sapeva se fosse il caso di intervenire. Anzi, a dirla tutta, sembrava quasi che stessero recitando una specie di rappresentazione teatrale.

«Se dici che non è vero, allora quella “promessa”… adesso non è forse il momento di usarla?»

«…Tu, tu stai ancora parlando di quella cosa?»

«Te l’ho già detto. È impossibile creare qualcosa che non sia mai esistito. Tuttavia, posso restituire qualcosa che esisteva in passato… Proprio come ho fatto poco fa.»

Incapace di capire cosa stesse succedendo, Tatsumi afferrò i vestiti di Kusamakura. Kusamakura fece un profondo respiro.

«Non è triste? Ciò che si è riflesso davanti ai suoi occhi non era affatto un’immagine nitida. Eppure è bastato a far piangere Tatsumi. Non lo trovi pietoso?»

Dopo un momento di silenzio, Kusamakura rispose con voce rigida, come se avesse preso una decisione. «Va bene. Allora…»

«Oh oh, aspetta un momento! Non ho detto mica che sarebbe stato gratis.»

Una grande forza trascinò Tatsumi tra le braccia di qualcuno. Trovandosi improvvisamente tra le braccia di una persona che non era Kusamakura, lasciò sfuggire un piccolo grido. Poi sentì la voce di Misura dirgli tranquillamente che andava tutto bene. Sembrava che fosse Misura a sostenerlo in quel momento.

Kusamakura, colto completamente di sorpresa, chiamò il nome di Tatsumi. La sua voce proveniva da una posizione piuttosto più bassa.

«Da questo momento nasconderò questa targhetta di legno all’interno della foresta.»

Il rumore di alcuni oggetti di legno che urtavano tra loro risuonò nelle orecchie di Tatsumi.

«Se voi due riuscirete a trovarla, allora realizzerò il vostro desiderio.»

«Stronzate!» La voce di Kusamakura provenne da una posizione ancora più bassa rispetto a prima.

Non era Kusamakura a stare scendendo, ma lui e Misura che stavano salendo. Che razza di posto è questo, Tatsumi non riusciva a immaginarlo e, per la seconda volta quel giorno, fu felice di non poter vedere.

Tuttavia, mettendo da parte quel pensiero, si voltò preoccupato verso Misura.

«La prego, aspetti un momento! Noi due?… Io non sarò di alcun aiuto, visto che non riesco a vedere!»

Altro che essere d’aiuto. Sarebbe stato soltanto un peso in più! Nonostante ciò, non voleva lasciare che Kusamakura facesse tutto da solo. Almeno, desiderava che Misura proponesse una condizione diversa.

Quando glielo chiese, Misura annuì emettendo un pensieroso mormorio. «Se state dicendo che è impossibile riuscirci, allora, in alternativa, potreste fare sesso davanti a tutti?»

«Eh…!?»

Di fronte a quell’assurda alternativa, gli occhi di Tatsumi quasi uscirono dalle orbite, e Misura scoppiò a ridere.

«È uno scherzo, solo uno scherzo… Fate del vostro meglio. Tatsumi, anche tu cercherai la targhetta. Buona fortuna!»

Nel momento in cui Misura parlò con quella voce gentile, il corpo di Tatsumi precipitò improvvisamente verso il basso. Sembrava che Misura lo avesse lasciato andare.

«Eeeee!!»

Trascinato dalla gravità, Tatsumi precipitò nel vuoto. Contemporaneamente, proprio mentre stava per gridare “Morirò!”, qualcuno lo afferrò tra le braccia.

«Tatsumi, stai bene?»

«…S-sì.»

Non stava affatto bene, ma, nonostante tremasse, riuscì comunque a rispondere. Kusamakura lo posò lentamente a terra. Le sue ginocchia stavano ancora tremando, ma resistette disperatamente e rimase in piedi.

«…Kusamakura-san?» Incerto, Tatsumi chiamò Kusamakura, che era rimasto immobile per un po’.

Kusamakura gli strinse la mano. «Ehm… Prima ti spiegherò la situazione. Il luogo in cui ci troviamo adesso non è la stessa “montagna” di prima.»

«Eh? Che cosa significa…?»

«Misura ha collegato insieme più spazi. Per questo motivo, questo luogo è contemporaneamente la montagna, un giardino in miniatura e anche uno spazio completamente diverso.»

Tatsumi non era sicuro di aver capito di cosa stesse parlando, ma, in altre parole, sembrava trattarsi di una sorta di dimensione separata.

«Credo che probabilmente non potremo uscire da qui finché non avremo trovato quella targhetta di legno.»

«Eeh!? Ma io sono cieco…»

«Va bene così. La strada è quasi tutta un unico sentiero. Da qualche parte deve trovarsi di sicuro… Però…» La voce di Kusamakura si abbassò e lui sospirò profondamente. «…Io non riesco a vedere assolutamente nulla. Niente.»

In altre parole, sembrava che si trovassero in una foresta completamente immersa nell’oscurità. Come prima, Tatsumi riusciva a sentire il vento, il fruscio delle foglie e anche le voci. Sebbene Kusamakura potesse vedere Tatsumi, sembrava che non riuscisse a vedere nient’altro.

«A essere sincero, avrei voluto portarti in braccio, ma se inciampassi e cadessi ti faresti male. Mi dispiace, ma, per favore, sopporta ancora un po’.»

La presa sulla mano di Tatsumi si fece più forte e lui arrossì. Poi annuì con decisione.

«Va tutto bene. Sono abituato a camminare su strade che non riesco a vedere! Se proprio devo dirla tutta, sarò io a fare da guida,» disse Tatsumi battendosi il petto.

Quelle parole fecero ridere Kusamakura. «Affidabile, eh? …Bene, allora andiamo?»

«Sì. Farò del mio meglio per non essere un peso.»

Intrecciando le dita e stringendosi saldamente la mano, i due iniziarono a camminare fianco a fianco. Effettivamente Kusamakura sembrava un po’ spaesato nel percorrere un sentiero che non riusciva a vedere. Poiché Tatsumi era abituato a una situazione del genere, riusciva perfino a sostenere Kusamakura, che quasi sembrava diventato lui quello da accompagnare.

Mentre camminavano, iniziò a soffiare un forte vento.

«…Nh! Che freddo!»

Una piccola goccia d’acqua gli colpì il viso. All’improvviso si mise in guardia, chiedendosi cosa diamine stesse succedendo, quando udì una risata e qualcosa che sfrecciava via.

«Tatsumi, stai bene?»

«Sì, credo… Alla fine era solo acqua.»

Si era semplicemente spaventato, tutto lì. Inclinò la testa, chiedendosi cosa fosse stato, e continuò a camminare.

Una strada sconosciuta sembra lontana, ma una strada senza una destinazione sembra infinita.

Continuarono a camminare in silenzio. Tuttavia, incapace di sopportare oltre quel silenzio, Tatsumi tirò leggermente la mano di Kusamakura. «Ma come faremo a trovare la targhetta di legno in un’oscurità totale…?» Proprio mentre stava per chiedere “Andrà tutto bene?”, qualcosa di viscido gli toccò improvvisamente la nuca.

«Hyaa… Ah!» Per quella sensazione inquietante, Tatsumi lanciò un grido decisamente poco dignitoso e si aggrappò a Kusamakura.

«C-cosa è successo!?»

«M-mi dispiace…» Agitato, Tatsumi si staccò da lui e intrecciò nuovamente le loro dita. «No, ehm… C’era qualcosa di viscido che mi ha toccato il collo…» Ricordando quella sensazione, rabbrividì.

«Fammi vedere.» Kusamakura si affrettò a toccargli il collo. «…N-non c’è niente di strano. Però… che cos’è questo…? Ugh.»

«Eh? Kusamakura-san?»

Nel bel mezzo della frase, Kusamakura emise uno strano verso. Sembrava che qualcosa gli fosse schizzato sul viso. Kusamakura afferrò immediatamente l’oggetto e se lo portò alla bocca.

«Konnyaku*…»

*(N/T: il konnyaku, こんにゃく, è un alimento giapponese ottenuto dalla pianta konjac, caratterizzato da una consistenza gelatinosa, morbida ed elastica.)

«Konnyaku?»

Forse la cosa che aveva toccato il collo di Tatsumi era del konnyaku? Mentre Tatsumi inclinava la testa, confuso sul perché ci fosse del konnyaku in un posto simile, qualcosa corse dietro di loro.

«Kya ha ha ha!»

Sembrava la risata di bambini piccoli. Erano stati loro a lanciarlo?

«Si stanno prendendo gioco di noi,» disse Kusamakura, gettando il konnyaku a terra.

Il rumore molliccio con cui cadde fece scoppiare a ridere Tatsumi.

Dopo quello, lungo il cammino, continuarono a essere sorpresi da ogni sorta di cosa. A turno, era Kusamakura o Tatsumi a spaventarsi, per poi essere preso in giro dall’altro. Quando qualcosa di terrificante precipitò dall’alto con un sonoro «BAAH!», Tatsumi si aggrappò ancora una volta a Kusamakura.

A quanto pareva, quella cosa era una testa appena mozzata. Kusamakura, irritato, la scagliò via con un calcio come se fosse un pallone da calcio. Preoccupato, chiese a Tatsumi se avesse avuto paura, ma per qualche motivo, forse perché non percepiva alcun vero pericolo, Tatsumi iniziò gradualmente a trovare tutta la situazione sempre più divertente.

A pensarci bene… questo è proprio come…

Non assomigliava forse a un’attrazione della casa degli orrori? Pur restando prudente, non avvertiva alcuna malizia da parte loro. Tuttavia, poiché Kusamakura sembrava eccessivamente serio nel volerlo proteggere, per qualche motivo Tatsumi trovava difficile dirlo ad alta voce.

Camminare mano nella mano attraverso un labirinto oscuro, spaventarsi e aggrapparsi alla persona amata… Era proprio come un appuntamento in una casa infestata. Anche se non era davvero così, il cuore di Tatsumi batteva forte per l’eccitazione.

«…È strano.»

«Eh? Cosa?»

Kusamakura borbottò con una voce velata di stanchezza. Quando Tatsumi inclinò la testa in segno di domanda, lui proseguì: «Il livello di difficoltà di questa prova è relativamente basso. Ad essere sincero, mi ero preparato a combattere per la nostra vita… E invece continuano soltanto a fare scherzi infantili. Non riesco a capirlo.»

«Ah… ecco, è perché…»

«Però, al contrario, credo che stiano cercando di abbassare la nostra guardia. Misura è il tipo d’uomo che farebbe una cosa del genere. Le kitsune sono astute.»

Poiché il livello di difficoltà era troppo basso, Kusamakura sembrava essere ancora più in allerta. Forse era un pensiero troppo ottimistico, ma Tatsumi aveva la sensazione che la difficoltà sarebbe rimasta tale fino alla fine.

«Ahh, merda, siamo di nuovo qui?» borbottò Kusamakura con disgusto, osservando che stavano girando in tondo.

«…Riesci a capirlo?»

«Ho lasciato un segno nel punto da cui siamo partiti. Più che un segno, dato che non possiamo vederlo al buio, è una specie di traccia odorosa.»

Sentendo la parola “odorosa”, Tatsumi annusò l’aria attorno a sé. Tuttavia, sembrava essere qualcosa che un normale essere umano non potesse percepire. Per quanto avesse un buon olfatto, non riusciva a distinguere alcun aroma particolare.

«Sei stanco, vero? Facciamo una piccola pausa.»

«Va bene.»

I due si sedettero nel punto dove Kusamakura aveva lasciato il suo segno. Effettivamente avevano camminato parecchio. Quella montagna non era particolarmente grande. Eppure, perfino su una strada pianeggiante, era passato molto tempo dall’ultima volta che aveva percorso una distanza simile.

«Era da molto tempo che non camminavo così tanto.»

«…Mi dispiace.»

«Non è nulla, però… potrebbe essere un po’ sfacciato da parte mia, ma… poter camminare tenendoti la mano, Kusamakura-san, è piacevole. Davvero.»

«…Sciocco.»

Kusamakura gli diede un leggero colpetto sulla testa e Tatsumi sorrise. Dopo essersi riposato ancora un po’, Tatsumi decise che avrebbe domandato quando fosse il caso di riprendere il cammino. Mentre ci pensava, si massaggiò le gambe. Era un po’ fuori allenamento e gli pulsavano.

Quanto tempo sarebbe trascorso prima di trovare la targhetta di legno nascosta da Misura? Se non l’avessero trovata, sarebbero rimasti intrappolati lì per sempre? Mentre se ne stava seduto in silenzio, sentendosi inquieto, udì improvvisamente un familiare rumore secco di legno che urtava contro altro legno.

Era lo stesso suono che aveva sentito quando Misura lo teneva tra le braccia. Di colpo alzò la testa verso quel rumore… verso il cielo.

«Tatsumi…?»

«Shh!»

Tese nuovamente l’orecchio. Ancora una volta, sebbene molto debole, sentì il rumore della targhetta di legno.

«È sopra di noi! Kusamakura-san, riesco a sentire la targhetta sopra di noi!»

«Eh…? Davvero?»

«Sono sicuro del mio udito. S-se mi sbaglio, allora mi scuso. Però sono certo che il suono provenga dall’alto.»

«Va bene,» rispose Kusamakura a bassa voce, alzandosi in piedi.

Subito dopo, insieme a una sonora botta, Tatsumi sentì il terreno tremare leggermente.

«…Kusamakura-san, dove…?»

Poi, quasi immediatamente, molto lontano sopra di lui, Tatsumi udì di nuovo quello stesso rumore.

Non c’erano dubbi: Kusamakura doveva aver trovato la targhetta di legno. Sollevato, Tatsumi sorrise automaticamente.

Nello stesso momento in cui sentì un sommesso «L’ho presa», una voce fragorosa ruggì: «CONGRATULAZIONI~!»

Mentre Tatsumi si chiedeva dove si fosse nascosto fino a quel momento, da ogni direzione si levarono voci entusiaste che gridavano e festeggiavano. Kusamakura tornò di corsa accanto a Tatsumi, che era completamente confuso.

«K-Kusamakura-san, questo…?»

«Non ci sto capendo nulla nemmeno io… però, in ogni caso, adesso abbiamo la targhetta.»

Kusamakura gli passò due tavolette che avevano all’incirca le dimensioni di un abbonamento ferroviario. Erano state accuratamente levigate e risultavano morbide al tatto.

«L’abbiamo davvero trovata… È fantastico.»

Che fosse stata nascosta addirittura nel cielo era una richiesta assurda, eppure Kusamakura aveva portato a termine l’impresa come se nulla fosse.

Tatsumi sorrise per ringraziarlo, quando sentì qualcosa di morbido sfiorargli le palpebre.

La cosa proprio adesso…

«Ci avete messo più tempo di quanto pensassi. Tatsumi è escluso, ma tu sei davvero ottuso.»

La voce di Misura li interruppe e Kusamakura schioccò la lingua.

«L’avremmo trovata molto più in fretta se non ci fossero stati tutti quegli ostacoli.»

«Quello era soltanto uno spettacolo di contorno. Non erano ostacoli… Sei proprio tu a parlare, nonostante fossi quello che faceva un’espressione così pervertita e si stava godendo la situazione!»

«Chi sarebbe il pervertito!?»

Sorridendo amaramente allo scambio tra i due, Tatsumi porse a Misura la targhetta che Kusamakura aveva recuperato. «L’abbiamo trovata.»

«Oh oh~ Avete lavorato sodo, Tatsumi. Se non fosse stato per te, avreste continuato a girare in tondo lì dentro per sempre.»

«Ahh, è vero. È tutto merito di Tatsumi,» rispose Kusamakura senza nemmeno provare a ribattere alla presa in giro di Misura.

Anche se non aveva fatto altro che sentire un rumore, Tatsumi si sentì estremamente grato. Scosse la testa dicendo che non era stato nulla e, immediatamente, sia Misura sia Kusamakura gli accarezzarono la testa.

«…Bene, come concordato, abbiamo trovato la targhetta.»

«Mhm, esatto. Voi due, datevi un bacetto proprio qui.»

«Ha…?»

Tatsumi rimase di stucco davanti a quell’ordine improvviso, con la bocca spalancata. Kusamakura non disse nulla, ma probabilmente aveva la stessa espressione di Tatsumi. Tutto intorno a loro iniziarono a levarsi applausi e grida di incoraggiamento, e all’improvviso il luogo divenne estremamente rumoroso.

«U-un bacetto?»

«Suppongo che nei vostri termini moderni si dica “kiss*”~»

*(N/T: nell’originale Misura usa prima 接吻, seppun, termine antico e formale per «bacio», e successivamente キッス, kissu, prestito moderno dall’inglese kiss. Il contrasto tra le due parole è parte della battuta.)

Tatsumi era completamente spaesato. Lasciando perdere i termini moderni o qualsiasi altra cosa, non riusciva a capire. In ogni caso, non riusciva a seguire quell’assurdo sviluppo della conversazione. In mezzo a quelle strane acclamazioni e a quegli applausi, alzò timidamente una mano.

«Ehm… perché io e Kusamakura-san dovremmo… ehm… baciarci?»

«Nel Giappone di oggi, quando una coppia si sposa, si scambia un “bacio” davanti agli invitati, non è così? Per questo motivo anche voi due dovete farlo. Questa è l’ultima condizione.»

Profondamente turbato, Tatsumi non riuscì a capire perché avesse collegato le due cose con un “per questo motivo”.

«Non prenderti gioco delle persone in questo modo. Vecchia volpe marcia.»

«Hoho. Che mancanza di grazia. Sto semplicemente cercando di seguire le usanze degli esseri umani. Se desideri stare insieme a un umano, questo è il minimo per evitare di essere abbandonato, non credi?»

Mentre Misura batteva le mani dicendo: «Allora, bacio, bacio~» Anche le creature nascoste nei dintorni iniziarono a battere le mani e a intonare cori di scherno.

La loro eccitazione ricordava a Tatsumi una festa universitaria. Per questo motivo pensò che gli yokai non fossero poi così diversi dagli esseri umani. Tuttavia, per come stavano le cose, non sembravano avere cattive intenzioni. Probabilmente era solo uno scherzo, ma lui non vi percepiva alcuna malizia.

Tatsumi tirò leggermente la manica di Kusamakura, che si trovava accanto a lui.

«Tatsumi…»

«Tanto non sembra che riusciremo a fermarli… e io… io non ho particolarmente nulla in contrario.» Tatsumi inclinò la testa come per chiedere “Che cosa facciamo?”. Subito dopo udì Kusamakura deglutire rumorosamente. Poi, come se avesse finalmente preso una decisione, Kusamakura lasciò uscire un lungo sospiro. E quindi afferrò Tatsumi per le spalle.

Scusandosi con una sola parola, Kusamakura baciò Tatsumi.

Una brezza soffiò accanto a loro e qualcosa gli sfiorò la guancia. Tatsumi afferrò l’oggetto rimasto attaccato al suo viso. Era morbido e leggero, ma non riuscì a capire che cosa fosse. La brezza, portando con sé una dolce fragranza, avvolse Tatsumi.

Poi, da chissà dove, risuonò una voce che gridò: «EVVIVA!»

Tatsumi riuscì a sentire musica da festival, canti e il fragoroso clamore di un banchetto che stava iniziando.

«Da questa parte!» Gridò qualcuno.

Kusamakura rispose con una voce confusa e disorientata. Sembrava che lo stessero trascinando via e la sua voce, che continuava a chiamare Tatsumi, si fece sempre più lontana. Anche se Kusamakura gli aveva detto in precedenza che separarsi era pericoloso, Tatsumi non si sentì affatto in ansia.

«Umano.»

Una voce sommessa lo chiamò proprio accanto all’orecchio. Una mano gli avvolse delicatamente le spalle e Tatsumi si voltò verso quella presenza.

«Sì?»

Il proprietario di quella voce era Misura. «…Quello lì, Kusamakura, è sempre stato molto serio, testardo e privo di fiducia in sé stesso, fin da molto tempo fa. È un solitario… Tanto tempo fa, gli yokai di questa zona lo prendevano continuamente in giro, sai. Probabilmente è per questo che porta sempre una maschera,» disse con una punta di rammarico nella voce.

Anche adesso lo prendono parecchio in giro, pensò Tatsumi, senza però dirlo ad alta voce. Probabilmente qualcuno lo avrebbe rimproverato dicendogli qualcosa come: “Ti manca il senso del pericolo”. Eppure, nonostante tutto, non percepiva alcuna cattiva intenzione negli yokai.

«Voglio vederlo felice.»

«…Sì.»

«Ho sempre desiderato che riuscisse a trovare la felicità.» 

Mentre pronunciava quelle parole, Misura coprì gli occhi di Tatsumi con una mano. Era una sensazione un po’ strana. Dopotutto, che gli occhi fossero coperti oppure no, lui non riusciva comunque a vedere.

«Ascolta. Quando toglierò la mano, la luce tornerà nei tuoi occhi.»

«Misura… san?»

La cosa che gli stava sfiorando le palpebre erano le sue dita? Dal punto di contatto si stava diffondendo un piacevole calore.

Ti affido Kusamakura.

Tatsumi ebbe l’impressione di aver sentito quelle parole sussurrate accanto al proprio orecchio.

Subscribe
Notificami
guest

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

0 Commenti
Oldest
Newest Most Voted
Inline Feedbacks
View all comments



FacebookXPinterest
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.