«Qui bisogna venire quando fa caldo.»
Davanti al vicolo desolato, Jaeha ripeté ancora una volta la stessa frase.
Su tutte le attività del vicolo era appesa una targhetta con scritto “Chiuso”. C’era anche un allegro messaggio che invitava a tornare d’estate.
L’unico negozio aperto era un piccolo supermercato che vendeva beni di prima necessità.
Jaeha, che stava cercando un ristorante decente, mostrò un’espressione perplessa.
Alla fine i due decisero di prepararsi da soli la cena e riempirono il carrello del supermercato con ingredienti di ogni tipo.
L’unico negozio disponibile aveva una scelta così povera che persino trovare gli ingredienti per la pasta era stato difficile.
Jaeha aggrottò profondamente la fronte e fissò le date di scadenza degli alimenti come se volesse perforarle con lo sguardo.
Senza motivo, Eunhong si ritrovò invece a osservare le reazioni del proprietario del negozio.
Andare in vacanza per tutto l’inverno… non si poteva negare che fosse una cittadina tanto romantica quanto scomoda.
Nonostante tutto, la strada verso l’alloggio era piuttosto suggestiva.
Anche se era gennaio, qua e là crescevano piccoli alberi carichi di limoni maturi.
Nell’aria si diffondevano il profumo dell’erba e quello intenso dei limoni.
Scartando una caramella al limone appena comprata e mettendosela in bocca, Eunhong commentò distrattamente: «Anche io ho sentito quella storia. Dicono che qui si possa considerare qualcuno un amico solo dopo aver passato insieme l’inverno.»
«Chi lo dice?» Jaeha, che stava annuendo, fece improvvisamente un passo indietro e domandò con un’espressione pungente: «Chi ti ha chiesto di essere suo amico?»
«Il proprietario dell’enoteca in cui sono entrato mentre giravo da solo per fare il turista. Me l’ha detto lui. Non era una cattiva persona, al punto da dover essere così sospettosi. Anche il vino che mi ha dato da assaggiare era buono… Se l’avessi conosciuto anche tu, l’avresti capito. Aveva un aspetto pulito e parlava in modo sincero. Ha detto che alleva anche pecore nella sua fattoria. Io volevo vedere le pecore…»
«Tra quelli che offrono alcol gratis non esiste nessuno di puro.»
Eunhong alzò appena un sopracciglio, incredulo.
E allora tu? Perché continui a offrirmi sempre da bere gratis?
Alla sua protesta, Jaeha sorrise facendo il broncio.
Chiacchierando di sciocchezze, arrivarono così all’alloggio.
La struttura era composta da due piani. Al primo c’erano la cucina e la sala da pranzo, mentre tutte le camere da letto e i bagni si trovavano al secondo.
Jaeha insistette nel preparare la cena da solo e mandò Eunhong al piano superiore.
Anche quando lui si offrì di aiutarlo, continuò ostinatamente a dirgli di andare prima a lavarsi.
Alla fine, incapace di avere la meglio su Jaeha, Eunhong salì al secondo piano e, prima ancora di farsi la doccia, prese il telefono.
Aprì per prima cosa l’app dei messaggi, completamente piena.
Da un po’ il cellulare continuava a vibrare in tasca, ma lui l’aveva ignorato perché era quasi certo che fosse Seonhong.
Come previsto, la maggior parte dei messaggi proveniva da Seonhong e da sua madre.
Nel pomeriggio aveva inviato alcune foto del paesino nella chat di famiglia e pareva che solo adesso le avessero viste e stessero rispondendo.
Le reazioni alle foto che aveva scattato con tanto fervore artistico erano state:
Seonhong: “Bello.”
Seonhong: “Il mare è davvero stupendo.”
Seonhong: “Ci andrò anch’io più avanti.”
Mamma: “Mangia tante cose buone. Quando ti capiterà mai di andare così lontano, maniaco del lavoro come sei?”
E così via.
Fu però l’ultimo messaggio a colpire Eunhong.
Seonhong: “Comunque era da qualche giorno che volevo dirtelo ma mi stavo trattenendo. Perché non c’è nemmeno una foto di Jaeha-hyung? Alla fine sei andato da solo? ahahahah”
«Da solo un corno. Questo moccioso insolente…»
Pieno di indignazione, Eunhong scrisse una risposta.
Eunhong: “Jaeha è occupato.”
La replica che ricevette fu ancora più assurda.
Seonhong: “Hyung, hyung. Le relazioni non sono così facili. Non sono mica una cosa semplice, le relazioni.”
Seonhong: “Per un single cronico come te potrebbe essere dura. Ti capisco perfettamente.”
Seonhong: “Ahahahahhahah Ti ho colpito nel segno? Ahahahahah”
Non trovando nulla da ribattere, Eunhong si limitò a digrignare i denti.
Nel frattempo Seonhong annunciò che sarebbe andato a dormire, visto che in Corea erano quasi le due del mattino, gli augurò la buonanotte e sparì.
Naturalmente aggiunse anche di impegnarsi un po’ di più.
«Parla senza sapere niente.»
Borbotando, Eunhong lanciò il telefono sul letto.
A pensarci bene, era volato fino all’altro capo del mondo e non era riuscito a fare nemmeno una foto insieme a Jaeha.
Anzi, ripensandoci, da quando aveva confessato i propri sentimenti e il loro rapporto era cambiato, non ne avevano più scattata nemmeno una.
Jaeha aveva detto di averlo amato per ventiquattro anni, quindi per lui non era cambiato nulla.
Quello impacciato era lui.
Continuava a crescere il desiderio egoistico di conoscere il proprio partner fino in fondo, ma ogni volta che cercava di agire si sentiva imbarazzato e timido.
I suoi sentimenti e il suo comportamento erano agli estremi opposti.
«Eppure il sesso…»
Ah!
Eunhong si scompigliò violentemente i capelli.
Continuava a scoprire aspetti nuovi di sé che nemmeno lui riusciva a comprendere.
Con una mano appoggiata al fianco, rimase a lungo immerso nei pensieri.
Poi espirò profondamente dal naso e si diresse verso il bagno.
Solo dopo che Eunhong ebbe finito di lavarsi e di cenare, Jaeha andò finalmente a fare la doccia.
Si era persino arrabbiato pur di impedirgli di occuparsi dei piatti, insistendo per fare tutto da solo.
Dopo aver sistemato la cucina del primo piano e spento tutte le luci, Eunhong si infilò nel letto al secondo piano.
Accese la televisione per curiosità, ma la qualità dell’immagine era pessima e sentiva soltanto parole che non comprendeva.
Perse presto interesse e la spense.
Forse perché si trattava di un piccolo paesino di campagna, non si sentiva nemmeno il rumore di una macchina.
Disteso sotto la luce soffusa della lampada della camera, arrivò persino a percepire distintamente il proprio respiro.
Sdraiato su un fianco, fissò lo schermo del cellulare, ma nulla riusciva a catturare la sua attenzione.
Forse per via di tutto ciò che era accaduto negli ultimi giorni, ogni volta che si ritrovava a letto con Jaeha i suoi pensieri finivano inevitabilmente lì.
E con “lì” intendeva…
Non abbiamo preservativi…
Sollevandosi a metà, Eunhong guardò verso il bagno.
Il rumore dell’acqua continuava a sentirsi forte.
E se uscissi subito a comprarli?
Il pensiero gli balenò all’improvviso.
No… No, impossibile. Da come sembra questo posto non li vendono. Al cento per cento…
Ripensando all’atmosfera del supermercato visitato poco prima, scosse la testa.
Poi gli tornarono in mente anche le parole di Seonhong, che gli aveva detto di impegnarsi di più.
Arrivato a quel punto, i ricordi delle notti precedenti riaffiorarono all’improvviso.
Che associazione mentale assurda…
No, più che assurda era inevitabile.
Gli tornò in mente quell’alpha inespugnabile che, pur mordendolo e succhiandolo in quel modo perché non c’erano preservativi, non aveva mai fatto sesso con penetrazione fino alla fine.
Lee Jaeha era ostinato e tenace.
E inoltre aveva una resistenza incredibile…
Non riusciva ancora a credere di essere arrivato a sfinirsi e a svenire soltanto per quei “giochi” con le mani.
A quel punto il suo orgoglio era rimasto un po’ ferito.
Si sentiva anche dispiaciuto e, in fondo, leggermente frustrato.
Insomma… Era un po’ impaziente.
Forse Jaeha non desiderava il suo corpo con tutta quella disperazione, oppure non aveva fretta?
Ogni volta era lui quello che finiva per sciogliersi come un mollusco, e la cosa non gli piaceva affatto.
Quello debole sono solo io. Solo io… No, ma allora perché non ha portato dei preservativi…?
***
Dopo aver finito la doccia, Jaeha uscì dal bagno completamente nudo e rimase accanto al letto a osservare silenziosamente Eunhong.
Con le guance gonfie, avvolto nel piumone come un bozzolo e intento a fissare soltanto il cellulare, sembrava evidente che ci fosse qualcosa che non andava…
Ma Jaeha non riusciva a capire cosa fosse.
La cena non gli è piaciuta?
Pensando che forse avesse freddo, controllò la temperatura della stanza. Poi inclinò la testa perplesso, fece il giro del letto e si infilò sotto le coperte dall’altro lato.
Quando lo abbracciò strettamente da dietro, confermò immediatamente che aveva davvero qualcosa da dire.
Come se stesse aspettando quel momento, Eunhong spense il telefono e lo lanciò via.
Jaeha attese con pazienza.
Ben presto Eunhong iniziò ad agitarsi leggermente e le sue orecchie si fecero rosse.
«Jaeha.»
«Sì.»
«…Ehm, tu stai bene?»
«Non so in che senso me lo stia chiedendo, ma io in questo momento sto benissimo.»
Rispondendo distrattamente, Jaeha affondò il naso nella sua pelle.
Gli mordicchiò delicatamente la pelle morbida senza fargli male e iniziò ad accarezzarlo.
La sua pelle era soda e soffice allo stesso tempo, tanto da creare dipendenza.
Eunhong afferrò al volo la mano che stava scivolando tra le sue gambe e la fermò.
«N-non continuare a farmi diventare strano da solo. Tu stai bene?»
«…Ah, parlavi di quello?… Mh… Non al punto da non riuscire a sopportarlo. Perché?»
Dopo quella risposta, Eunhong non riuscì più a proseguire.
Chiuse la bocca ermeticamente come un’ostrica.
Il viso gli si scaldò in un istante, fino a un livello che sembrava quasi eccessivo.
Dietro di lui, Jaeha si morse la lingua per trattenere una risata.
Pensava che stesse per tirare fuori un’altra delle sue strane uscite.
Ignorava completamente che le parole successive di Eunhong gli avrebbero fatto perdere tutta la calma.
«Io… con te… voglio…»
«Cosa? Cosa vuoi fare?»
«Tu… quella cosa… voglio… farti…»
La sua voce si fece sempre più flebile.
Jaeha spalancò gli occhi, chiedendosi se avesse davvero sentito bene, e fissò la nuca di Eunhong.
Dato che non ricevette alcuna risposta, Eunhong si girò bruscamente per guardarlo in faccia. Stringendo gli occhi in un’espressione risoluta, li chiuse poi con forza e disse: «Voglio succhiart- mmph- mmph!»
Jaeha gli coprì in fretta la bocca con una mano, impedendogli di gridarlo.
Anche se non riuscì a pronunciare tutta la frase, il significato era arrivato perfettamente.
Vedendo Eunhong roteare gli occhi con aria scontenta, gli occhi di Jaeha brillarono.
«Non ti è bastata la cena? Dici davvero di tutto.»
Dal modo in cui sorrise mostrando i canini, sembrava essersi davvero agitato.
Eunhong lo fissò con uno sguardo pieno di rimostranza, poi leccò piano il palmo che gli stava coprendo la bocca.
La mano tremò e cercò subito di ritrarsi, ma lui la afferrò e questa volta iniziò a mordicchiare e succhiare le dita… senza mai interrompere il contatto visivo.
Vide chiaramente Jaeha irrigidirsi e cambiare espressione.
Lui serrò la mascella per la tensione e il suo sguardo si fece improvvisamente scuro.
Eunhong staccò infine le labbra dalle dita che stava succhiando avidamente.
Con un leggero schiocco, un filo di saliva densa si tese tra loro.
Quando Jaeha cercò di avventarsi su di lui per baciarlo, Eunhong gli bloccò il petto con entrambe le mani.
Questa volta non aveva davvero intenzione di cedere.
Con tutta la sua determinazione, spinse Jaeha fino a farlo sdraiare.
Sollevandosi, iniziò a percorrergli il torso con le mani e scese lentamente fino a inginocchiarsi tra le sue cosce.
Scacciò ancora una volta la mano che cercava di riportarlo verso l’alto e afferrò con la propria quella parte del corpo che già stava facendo sentire con forza la sua presenza.
Per un istante il respiro di Jaeha si spezzò e divenne più pesante.
Eunhong strinse con entrambe le mani il membro che continuava a irrigidirsi.
Le vene pulsarono e la carne si gonfiò, riempiendogli sempre di più i palmi.
Rimase per un momento a osservare ciò che cresceva tra le sue mani, poi alzò nuovamente gli occhi verso Jaeha.
L’espressione con cui lo guardava, respirando affannosamente come una bestia a cui fosse stata scoperta una debolezza, era sorprendentemente soddisfacente.
Vedendo sparire ogni traccia della sua solita calma, sentì improvvisamente accendersi qualcosa nel profondo e il suo cuore si mosse.
Fece scorrere la mano dalla base verso l’alto e sfiorò con la lingua la punta.
Il fremito che attraversò quel corpo gli si trasmise chiaramente al palmo.
Senza esitazione, accolse ciò che si agitava nell’attesa.
«…Ah!»
Jaeha lasciò uscire il respiro che aveva trattenuto e gemette.
Eunhong aprì di più la bocca e lo accolse fin dove riusciva.
Sentendo la mano tremante posarsi sulla sua spalla, abbassò lentamente la testa.
Sembrava essercene ancora moltissimo fuori, eppure ciò che era già dentro continuava ad aumentare di volume e a premere contro il suo palato.
«Eunhong-ah, non farlo. Vieni qui.»
La voce di Jaeha era cambiata nel giro di un istante.
Invece di rispondere, Eunhong sollevò appena gli occhi per osservare la sua espressione.
Sul volto completamente sconvolto si mescolavano agitazione ed eccitazione come non ne aveva mai viste.
Anche mentre cercava di fermarlo, con il viso arrossato, i suoi occhi lucidi per l’eccitazione sembravano desiderare esattamente il contrario.
Eunhong si lasciò inebriare da quel curioso senso di conquista.
Deglutì a fatica la saliva accumulata sotto la lingua e aspirò fino a far infossare le guance.
Poi si allontanò quel tanto che bastava a produrre un suono umido e tornò subito dopo a riprendere ciò che aveva lasciato.
Non era qualcosa che avesse mai fatto prima.
Tuttavia, ricordando ciò che Jaeha aveva fatto a lui, continuò con tutta l’attenzione possibile.
La mano appoggiata sulla sua testa tremava vistosamente.
Sapere che Jaeha stava trattenendo a fatica i propri gemiti gli fece salire il calore in tutto il corpo.
L’inesperienza di Eunhong eccitava Jaeha ancora di più.
Ogni volta che la pelle sensibile veniva sfiorata accidentalmente dai denti, tra le sue labbra filtrava un gemito soffocato.
Jaeha allungò una mano e gli scompigliò i capelli. Con il volto contratto, osservò quella scena: il proprio corpo che entrava e usciva dalla bocca arrossata di Eunhong. Ogni volta che la punta premeva contro le delicate pareti interne, il suo cuore sembrava perdere il senso della direzione e battere all’impazzata. Con tutte le sue forze, represse l’impulso di afferrargli la testa e muoversi secondo il proprio desiderio.
Le palpebre di Eunhong si arrossarono rapidamente. Per respirare fu costretto a fermarsi e ad allontanarsi per un momento. Poi sfiorò la punta con la lingua rossa. Dall’angolo della mascella, aperta al limite, scivolò un rivolo di saliva.
Quando cercò di accoglierlo di nuovo, Jaeha lo attirò improvvisamente tra le braccia. Lo fece sedere sulle proprie cosce e cercò di controllare il respiro affannoso.
Accarezzando con una mano la propria erezione, sussurrò: «Tira fuori la lingua.»
Tossicchiando, Eunhong porse docilmente la lingua, e Jaeha la risucchiò. Gli leccò con cura le labbra fradicie di saliva. Senza dargli il tempo di fermarlo, gli sfilò i pantaloni e, afferrandogli i glutei con entrambe le mani e divaricandoli, vi spinse dentro il proprio membro.
In un batter d’occhio l’apertura si dilatò e il grosso glande penetrò, facendosi strada a fatica lungo le strette pareti interne. Per un istante Eunhong trattenne il respiro e spalancò gli occhi.
«Hhng!»
Forse a causa della saliva che aveva già lubrificato quella virilità, o forse perché anche Eunhong era ormai completamente eccitato, il membro venne risucchiato all’interno in un attimo.
Seduto sopra Jaeha dopo aver accolto interamente il grosso pene dentro di sé, Eunhong ansimò affannosamente.
Era la prima volta che assumevano quella posizione.
La penetrazione era così profonda che non riusciva a capire fino a dove fosse arrivata dentro il suo ventre.
Eunhong si sporse leggermente indietro con il corpo e si accarezzò l’addome.
La pelle del ventre si era gonfiata in modo evidente.
«Hh… e, è arrivato fino a qui.»
Jaeha non riuscì a rispondere. Con il volto contratto, chiuse forte gli occhi e ansimò.
Quando la mano di Eunhong premette sulla pelle del ventre, proprio sopra la punta del suo glande, un piacere travolgente gli attraversò la schiena come un fulmine.
«Ah… Eunhong…»
Sostenendogli i glutei con entrambe le mani, spinse con forza il bacino verso l’alto.
La presa con cui stringeva quella carne morbida si fece sempre più forte.
Man mano che i movimenti dei fianchi acceleravano, il grosso membro che sembrava sul punto di perforare la pelle del ventre continuò a entrare e uscire senza tregua.
L’apertura si dilatò fino al limite e i fluidi mescolati ai feromoni colarono copiosamente.
«Uhh… ngh! Ah!»
Scosso senza tregua dai movimenti di Jaeha, Eunhong lasciò sfuggire acuti gemiti.
Ovunque la punta del glande, che gli graffiava incessantemente l’interno, lo sfiorasse, sembravano sprizzare scintille.
Se continua così, impazzisco.
Cercò di resistere irrigidendo le cosce tremanti, ma Jaeha gli afferrò le spalle e lo spinse verso il basso.
Ogni volta che lo faceva, con un rumore umido, la penetrazione si faceva ancora più profonda.
«Non scappare.»
«Huu… u, un po’ più piano…»
Il volto, arrossato fino alle orecchie, era completamente bagnato di lacrime, e dagli angoli della bocca socchiusa colava saliva.
I suoi occhi limpidi e innocenti si erano annebbiati per il piacere, tanto che le pupille apparivano ormai sfocate.
Mentre la testa gli oscillava, goccioline schizzavano tutt’intorno.
Jaeha digrignò a bassa voce un’imprecazione soffocata tra i denti e spinse con forza il bacino verso l’alto.
Quando affondò di colpo fino alla radice la virilità che si era quasi sfilata, per un istante il ventre di Eunhong si riempì completamente e un conato gli salì alla gola.
«Ahh…!»
Eunhong inarcò la schiena e il suo corpo tremò violentemente.
Il suo pene sfregò contro l’addome di Jaeha e riversò a scatti il proprio seme.
A causa di quella penetrazione più profonda del solito, si stavano aprendo punti che non avrebbero dovuto aprirsi.
Le pareti interne si contrassero spasmodicamente, stringendo il membro.
Jaeha serrò forte gli occhi e strinse i denti fino a far scricchiolare la mascella.
Quando Eunhong si afflosciò, privo di forze, lo stese sul letto quasi gettandovelo.
Come se sapesse cosa stesse per accadergli, Eunhong scosse freneticamente la testa.
Jaeha, però, non vi prestò attenzione e tornò a spingere il bacino con forza.
Il rumore umido dei loro movimenti riempì l’intera camera da letto.
«…Hic, hh…»
«Eunhong-ah. Apri gli occhi.»
Quando riuscì a malapena ad aprirli, Eunhong si spaventò vedendo l’espressione con cui Jaeha lo stava osservando dall’alto.
Capì che persino ciò che stava mostrando in quel momento era il risultato di un enorme autocontrollo.
Jaeha stava trattenendo i propri desideri al limite, con tutto il volto deformato dalla tensione.
I feromoni alpha che si riversavano con violenza lo costringevano a rannicchiarsi sempre di più verso l’interno.
Afferrandogli con forza il bacino, Jaeha lo penetrò come se volesse rovinarlo.
«Ah… Eunhong… Eunhong…»
Il gemito lungo e profondo che uscì dalla sua gola somigliava al verso di una bestia.
L’ampio torace di Jaeha coprì completamente Eunhong, senza lasciargli alcuno spazio.
La schiena di Jaeha si irrigidì all’improvviso e poi ebbe un forte sussulto.
Eunhong, avvolto dall’odore sempre più intenso dei feromoni alpha, si dimenticò perfino di respirare.
Jaeha estrasse in fretta il proprio membro e riversò il seme all’esterno.
Non appena i tremiti si placarono, iniziò a leccare Eunhong come una giovane bestia appena nata che venisse accudita dalla madre.
Succhiò e mordicchiò con forza la pelle ancora sensibilissima, tanto da lasciarvi dei segni.
Quando morse bruscamente un capezzolo che aveva succhiato fino a farlo gonfiare, Eunhong si contorse e si agitò disperatamente.
«Hic… hhng…. Non farlo… quello non mi piace.»
La sensazione che non accennava a spegnersi era talmente intensa da diventare quasi dolorosa.
Continuando ad accendere un fuoco dentro di lui, le sue carni più sensibili trasalivano, desiderando ancora di più.
I feromoni di Eunhong si diffondevano lievi nell’aria, come a spronare Jaeha.
Mentre gli stava tormentando il petto, Jaeha all’improvviso sollevò il busto, gli afferrò le caviglie e gli divaricò le gambe.
Seduto in ginocchio, osservò in silenzio lo spazio tra le sue cosce.
Come una bestia che, seguendo la scia dei feromoni, avesse fiutato qualcosa di delizioso, i suoi occhi si illuminarono di interesse dopo aver scoperto qualcosa.
«C-che cosa stai facendo?»
Per l’imbarazzo, Eunhong cercò di sottrarsi, ma la presa di Jaeha non vacillò minimamente.
Premendo con forza sulle sue gambe piegate, gli sollevò la parte bassa della schiena e la appoggiò sulle proprie cosce.
Così facendo, i suoi glutei si sollevarono verso il soffitto.
Con il volto intrappolato tra le proprie ginocchia, Eunhong arrossì fino al limite in un istante.
Prima ancora che riuscisse a opporre una vera resistenza, Jaeha tese la lingua e leccò con decisione la morbida zona del perineo.
«Ah!»
Afferrò Eunhong in modo che non potesse muoversi nemmeno di un centimetro.
«Hai cominciato tu per primo.» Dopo aver leccato ancora una volta con attenzione l’ingresso, Jaeha sorrise leggermente e mormorò: «Anch’io volevo assaggiare il tuo.»
Quando iniziò a succhiare tutt’intorno come se stesse posando dei baci, il suo naso dritto premette con forza contro il perineo.
Eunhong lanciò un grido. Strinse le lenzuola così forte che le nocche gli sbiancarono. Il cuore gli martellava nel petto tanto da sembrare sul punto di esplodere, mentre una fitta dolorosa gli attraversava la bocca dello stomaco.
Aveva la sensazione che tutto attorno a quell’area si stesse sciogliendo.
«Huu, hh… troppo, troppo… ah! Non mi piace… ah!»
Per quanto lo supplicasse, Jaeha non smise.
Lo sguardo con cui lo osservava dall’alto gli apparve estraneo.
Con la lingua irrigidita, continuò a esplorare ostinatamente l’interno.
Il rumore umido dei movimenti gli riempì le orecchie.
A volte mordicchiava tutt’intorno, altre volte succhiava avidamente.
Quei suoni umidi erano così sensuali che Eunhong avrebbe voluto negare di averli davvero sentiti.
La vergogna gli invase la mente insieme alle sensazioni che provava, e tutto il suo corpo sembrò andare a fuoco.
La vista gli si annebbiò.
«Hhng… hic… hh…!»
Alla fine scoppiò a piangere.
Era una sensazione impossibile da sopportare.
Il pene di Eunhong, ormai completamente acceso dal piacere, si irrigidì e sobbalzò da solo. Il liquido che colava dalla punta del glande scese lungo il petto e gli gocciolò sul mento.
Dai suoi occhi annebbiati, simili a quelli di qualcuno che ansimasse senza sosta, le lacrime sgorgarono copiose.
Jaeha afferrò saldamente le gambe di Eunhong, che continuava ad agitarsi, e spinse la lingua in profondità come se la stesse inserendo.
Il movimento estraneo di quella massa di carne che si faceva strada all’interno delle pareti interne fece sobbalzare violentemente il bacino di Eunhong.
Continuò a ripetere le proprie suppliche, dicendo che gli dispiaceva e pregandolo di fermarsi.
Jaeha, però, si prese tutto il tempo che desiderava per fare ciò che voleva, succhiando e mordendo a suo piacimento prima di fermarsi lentamente.
Anche mentre Eunhong tremava, con il volto completamente bagnato di lacrime e saliva, da tempo ogni traccia di dolcezza era scomparsa dal suo sguardo.
I suoi occhi, oscuri e profondi, lo osservavano avidamente.
La lunga notte era appena cominciata.
***
«Mmh…»
Quando Eunhong lasciò uscire un lungo gemito di dolore, le spalle di Jaeha si contrassero visibilmente.
Durante tutto il tragitto verso l’Aeroporto Internazionale di Napoli, Eunhong aveva continuato a lamentarsi del mal di schiena anche in macchina, perciò Jaeha era preoccupato all’idea delle lunghe ore di volo che li attendevano.
Jaeha provava una certa soddisfazione per aver insistito e prenotato la prima classe, ma sapeva che se lo avesse dato a vedere avrebbe solo ricevuto altre rimostranze, quindi rimase prudentemente in silenzio.
All’improvviso, oltre il divisorio del sedile, il pugno di Eunhong arrivò a colpirlo.
Colto alla sprovvista, Jaeha si massaggiò la spalla colpita e cercò disperatamente di non ridere.
Non dimenticò nemmeno di lasciarsi sfuggire qualche lamento esagerato per mostrare quanto gli facesse male.
Eunhong, però, sembrava ancora lontano dall’aver sfogato tutta la sua rabbia e digrignò i denti.
«Dovresti darti una regolata. Tu… se continui a piegare e raddrizzare la schiena di una persona come se fosse un giocattolo… ngh…»
«…Sei stato tu a provocarmi.»
«Cosa?! Ah!»
Eunhong, che si era infiammato all’istante, si afflosciò subito dopo come un palloncino sgonfio.
Una fitta gli attraversò la schiena e una scarica elettrica sembrò percorrergli la colonna vertebrale.
Lanciò uno sguardo pieno di ingiustizia verso il vuoto, poi fulminò Jaeha con gli occhi e borbottò.
Perché ho l’impressione che le sue abilità a letto continuino a evolversi giorno dopo giorno…? Anche migliorare così tanto dovrebbe avere un limite.
«Mi stai forse mostrando una per una tutte le cose che tenevi nascoste?»
«…Non è naturale che una persona migliori? In qualunque cosa. E poi io imparo piuttosto in fretta. Sei tu che sembri negato con il corpo… Alla fine anche il sesso è un’attività fisica.»
«Ma che stai dicendo? Tu avevi già molta esperienza. Se, secondo i tuoi standard, vieni a dire a me che sono negato, allora non hai proprio vergogna.»
«Ma che dici, Eunhong… Stai fraintendendo parecchio. Tu sei stato il primo per me….»
Non esiste alpha più puro di me.
Con aria offesa, Jaeha lasciò ricadere le folte sopracciglia.
«Non raccontare frottole…»
Eunhong si avvolse nella coperta e si girò dall’altra parte.
Finse di non accorgersi dello sguardo che lo osservava dall’alto, con un braccio appoggiato oltre il divisorio.
Aveva dormito pochissimo e si sentiva completamente distrutto.
Mentre scivolava nel sonno, Eunhong si ritrovò ancora una volta ad ammirare, pur stringendo i denti, la resistenza quasi assurda di Lee Jaeha.
Non è che io abbia una forma fisica così pessima… Durante il servizio militare arrivavo persino primo nella corsa di resistenza…. Gli alpha recuperano automaticamente le energie mentre fanno sesso?
Mentre la coscienza sprofondava sempre di più nel sonno, l’immagine degli occhi ferini che Lee Jaeha aveva avuto la notte precedente continuò ad affiorare a intermittenza.
Sentendo il basso ventre contrarsi involontariamente e una strana sensazione nella parte posteriore del corpo, Eunhong si rannicchiò su se stesso.
***
Dormendo per quasi tutto il volo, Eunhong recuperò gran parte delle proprie energie.
Anche durante i pasti mangiò quasi a occhi chiusi e tornò subito a dormire.
Aveva la sensazione che i ricordi del viaggio fossero tutti spezzettati.
Le tredici ore trascorsero in un lampo.
Quando riprese davvero coscienza, si ritrovò all’aeroporto di Incheon con il corpo pesante come dopo aver dormito troppo durante un fine settimana.
A differenza di lui, però, Jaeha aveva un’espressione tagliente e tesa.
Cos’è successo nel frattempo?
Con aria perplessa, Eunhong osservò attentamente il volto di Jaeha mentre fissava il telefono.
Pensava che si sarebbero diretti subito all’uscita, invece Jaeha trascorse parecchio tempo a telefonare e a contattare varie persone.
Lo attirò con sé in una zona poco frequentata e continuò a parlare al telefono tenendolo stretto tra le braccia.
Dall’espressione preoccupata e dalle parole che riusciva a cogliere, sembrava che dei giornalisti stessero aspettando in aeroporto.
Poiché non sembrava una questione da poco, Eunhong rimase in silenzio aspettando che la chiamata terminasse.
Dopo una lunga serie di telefonate con i suoi assistenti, Jaeha parlò con voce fredda.
«Non so quale falsa notizia sia uscita, ma ci sono giornalisti appostati al gate. Credo che stiano aspettando me.»
Eunhong trattenne il fiato.
«Lo staff attirerà i giornalisti verso un altro gate. Noi andremo direttamente al punto d’incontro e usciremo con l’auto che hanno preparato. La telefonata è durata tanto perché stavano decidendo il luogo.»
«S-sì. Va bene. Io sto bene. Davvero.»
Vedendo il volto così rigido di Jaeha, Eunhong si limitò ad annuire.
«Anche se dovessero fotografarci, non permetterò mai che tu venga esposto. Non preoccuparti.»
Nonostante quelle parole, sembrava ancora inquieto. Tirò fuori un paio di occhiali da sole scuri e li fece indossare a Eunhong. Poi gli mise anche un cappello e una mascherina comparsi dal nulla; forse li aveva preparati in anticipo.
«Non pensi che uscire insieme così ci renda ancora più evidenti? Sembra quasi una pubblicità con scritto: “Lee Jaeha è qui”. Credo che chiunque lo capirebbe…»
«Se fotografano me non importa. Ci sono persone che scriverebbero articoli su di me anche vedendo soltanto la mia ombra. Basta che tu resti nascosto.»
Pur avendo viaggiato spesso con Jaeha, una situazione del genere era una novità assoluta per Eunhong.
Dopo quelle telefonate, Jaeha aveva assunto un’espressione estremamente severa e lo trascinava tenendogli stretta la mano.
Attraversarono rapidamente corridoi ricoperti di moquette e Eunhong lo seguì quasi senza accorgersi di essere senza fiato.
Grazie all’intervento dello staff riuscirono a seminare i giornalisti, ma l’espressione di Jaeha non migliorò.
Abbandonarono l’auto prevista inizialmente e salirono invece su quella guidata dal Segretario Kim.
Anche lì continuarono a discutere con aria tesa.
Il Segretario Kim sembrava in difficoltà. Riteneva infatti una propria responsabilità non essere riuscito a impedire la diffusione della notizia e l’arrivo dei giornalisti.
«Il Presidente le ha ordinato di andare ad Hannam-dong invece che a casa sua.»
«E l’hotel?»
«Nella situazione attuale non sarebbe una buona scelta.»
Per un po’ Jaeha rimase con il volto coperto, limitandosi a respirare.
Poi agitò una mano come chi si fosse ormai rassegnato.
Il Segretario Kim, che sembrava aspettare proprio quel momento, mise immediatamente in moto.
Seduto composto al proprio posto, Eunhong si rilassò soltanto quando l’auto ebbe già percorso parecchia strada.
Si tolse cappello e mascherina. Quando stava per togliersi anche gli occhiali da sole, Jaeha gli afferrò la mano. Nei suoi occhi c’era soltanto dispiacere.
Le ricerche in tempo reale erano piene di notizie sulla successione di Hanjeong.
Le condizioni di salute del Direttore Lee Suhyeok.
La direzione che avrebbe preso il Presidente nella successione.
Il testamento.
Lee Jaseong.
Lee Jaeha.
Le azioni.
Eunhong lesse articolo dopo articolo, ma non riuscì a continuare a lungo.
Jaeha se ne stava seduto a fissare il paesaggio oltre il finestrino con un’espressione feroce.
Eunhong non riusciva a capire cosa stesse succedendo.
***
La nuova abitazione era più piccola della casa in cui Jaeha viveva normalmente, ma l’accesso era controllato in modo rigoroso già dall’ingresso del parcheggio.
Tutti i servizi si trovavano all’interno dell’edificio.
Perfino il cibo da asporto veniva ritirato e consegnato dal personale della residenza.
Osservando il fiume Han che si estendeva molto più in basso, Eunhong pensò che quello fosse probabilmente il carcere più confortevole del mondo.
Jaeha era impegnato da ore nello studio interno a discutere con il proprio staff.
Anche ai messaggi della famiglia, Eunhong aveva risposto soltanto con brevi saluti, rimandando ogni spiegazione.
Prima voleva capire cosa stesse succedendo.
Era preoccupato all’idea di dover tornare al lavoro entro due giorni, ma l’atmosfera attorno a Jaeha era così insolita che decise di affidarsi completamente a lui.
Scelse quindi di mettere da parte ogni preoccupazione e aspettare.
Nel frattempo iniziò a disfare i bagagli e decise di fare almeno una rapida doccia.
Sembrava essere passato parecchio tempo, eppure la discussione nello studio non accennava a terminare.
Seduto da solo nell’ampio soggiorno, si stava asciugando i capelli, ma la sua attenzione era completamente rivolta verso la stanza interna.
Fu allora che si aprì la porta d’ingresso.
Il Presidente Lee entrò accompagnato da una sola guardia.
Talmente sorpreso da dimenticare perfino di spegnere l’asciugacapelli, Eunhong rimase immobile.
Il vecchio, avvolto in un cardigan color vermiglio, gli rivolse per primo un sorriso benevolo. Sulla mano che stringeva il bastone brillava un grosso anello che sembrava contenere un sigillo di giada.
Non sapendo dove posare lo sguardo, gli occhi di Eunhong iniziarono a vagare.
«È passato tanto tempo, ragazzo mio.»
Il Presidente Lee si avvicinò senza esitazione. Nonostante il bastone, i suoi passi erano ampi e sorprendentemente veloci.
Eunhong si inchinò educatamente. Subito dopo, quasi senza rendersene conto, si ritrovò con la mano stretta tra quelle dell’anziano.
Con il volto di una persona gentile, il Presidente Lee sfoggiò un sorriso indecifrabile.
«Ti sarai spaventato tornando dal viaggio. Questo nonno non ha gestito la situazione come avrebbe dovuto.»
«N-no, signore. Io sono arrivato senza alcun problema.»
«Bene. Hai mangiato? Devi essere stanco. Immagino che tu sia ancora confuso.»
Poiché l’atteggiamento di Jaeha lo aveva messo in allerta, Eunhong aveva osservato il Presidente Lee con sospetto.
Ma quella diffidenza scomparve in un attimo.
La mano calda dell’anziano gli accarezzò la propria mentre lo invitava a sedersi sul divano.
Mentre si accomodava impacciato, Eunhong avvertì persino un leggero senso di colpa.
I ricordi del Presidente Lee, che durante la sua infanzia era sempre stato così gentile con lui, riaffiorarono lentamente.
«Da dove sarà mai arrivato un ragazzino così bello?»
«Tu, a differenza di mio nipote, sei proprio morbido e soffice.»
Ripensandoci, aveva certi modi di esprimersi sorprendentemente simili a quelli di Jaeha.
Parole come “morbido” o “soffice”.
In un modo o nell’altro, una famiglia restava pur sempre una famiglia.
Valeva per Lee Jaseong, valeva per il Presidente Lee.
Entrambi avevano molti tratti che ricordavano Jaeha.
Eunhong ricambiò quel sorriso con un altro sorriso.
Era il momento dei convenevoli e delle frasi di cortesia.
L’atmosfera calorosa stava proseguendo quando Jaeha sbucò all’improvviso dallo studio.
«Nonno! Che cosa ci fa qui…?!»
Si infilò immediatamente tra loro due e nascose Eunhong dietro la propria schiena.
«Eunhong, vai in camera.»
Eunhong spalancò la bocca per la sorpresa.
Anche il Segretario Kim, gli assistenti e tutti i presenti sembrarono sbalorditi.
Jaeha reagì con un’aggressività tale da sembrare che si fosse imbattuto nel proprio peggior nemico. L’espressione disgustata che aveva assunto era talmente insolita che persino lo staff sembrò non riconoscerlo.
L’atmosfera si congelò in un istante.
Sembrava un predatore intento a proteggere il proprio compagno.
Il Presidente Lee, tuttavia, non batté ciglio davanti a quel comportamento del nipote.
«Ti comporti come se questo nonno stesse per divorare il tuo compagno. Moccioso senza educazione.»
Il volto di Jaeha impallidì.
Più precisamente, accadde nel momento in cui sentì la parola “compagno”.
Il Presidente Lee scostò il nipote, rimasto pietrificato, e tornò a prendere la mano di Eunhong.
Gli chiese se si fosse divertito durante il viaggio. Se desiderasse mangiare qualcosa. Se la casa gli sembrasse confortevole, visto che doveva essere stanco.
Continuò a rivolgergli parole gentili.
Come se Jaeha non fosse nemmeno presente.
Pur sapendo quanto Jaeha detestasse suo nonno, Eunhong si sentì confuso davanti all’atteggiamento del Presidente Lee.
Non sapeva come comportarsi.
Mentre esitava senza sapere cosa rispondere…
«Quindi vi state frequentando. E il mese scorso hai avuto la manifestazione, giusto?» Il Presidente Lee tirò fuori all’improvviso l’argomento della sua nuova caratteristica. «È una cosa per cui essere grati.»
A quelle parole, il volto di Jaeha si irrigidì in modo inquietante.
Il Segretario Kim, che incrociò per un attimo il suo sguardo, iniziò a scuotere freneticamente la testa, come per dire che non era stato lui a riferirglielo.
Avevano persino chiesto aiuto a Lee Jaseong e selezionato con attenzione il personale proprio per evitare che la notizia arrivasse alle orecchie del Presidente Lee.
Nessuno riusciva a capire da dove fosse trapelata.
In quell’atmosfera tesa, gli assistenti servirono alcuni rinfreschi. Erano stati preparati dal Presidente Lee.
Per Eunhong, appena rientrato da un lungo volo, fecero portare anche del porridge.
Il Presidente Lee occupò il posto d’onore.
Jaeha si sedette in diagonale rispetto a lui, mentre Eunhong accanto a Jaeha.
Sul tavolo calò un pesante silenzio.
Da un po’ Jaeha stava sostenendo una silenziosa battaglia di sguardi con il nonno.
Aveva già intuito le sue intenzioni.
Aveva capito perché si fosse presentato proprio in quel momento.
E stava già comunicando il proprio rifiuto senza pronunciare una parola.
Alla fine fu il Presidente Lee a rompere il silenzio.
«Eunhong, non hai mai pensato di continuare gli studi?»
«Eh? In quale ambito intende, signore…?»
«Hai iniziato a lavorare molto giovane. È sicuramente qualcosa di gratificante. Ma non puoi passare tutta la vita in un piccolo stagno a lavorare per uno stipendio dato da qualcun altro… Non hai mai pensato di chiudere con tutto questo e fare qualcosa di più grande? Potresti creare una tua attività… oppure andare all’estero e continuare a studiare. Mi piacerebbe darti una mano.»
«Eunhong ama il proprio lavoro ed è già un professionista a tutti gli effetti. Ha studiato abbastanza. Non capisco perché lei stia dicendo queste cose, e soprattutto non ne ha il diritto.»
Jaeha esplose e lo interruppe.
Ignorandolo completamente, il Presidente Lee continuò: «Mi è venuto da pensare che Eunhong potrebbe fare bene ciò che tu continui a rifiutare ostinatamente. Mi sembra anche che abbia un buon occhio. Se diventasse parte della nostra famiglia, pensavo di affidargli la fondazione culturale. In passato se ne occupavano spesso gli omega della famiglia. Come sai, sono più delicati per natura.»
«Nonno!»
«Un momento!»
Le loro voci si sovrapposero quasi perfettamente.
Jaeha si voltò di scatto verso Eunhong.
Il Presidente Lee e Jaeha lo fissarono contemporaneamente.
Le guance di Eunhong si arrossarono.
In realtà, non sarebbe stato esagerato dire che in quel momento tutti nel soggiorno stavano guardando lui.
Fino a quel momento era rimasto seduto in silenzio a osservare la situazione.
Era la prima volta che alzava la voce.
Con esitazione, domandò: «Ha appena detto… fa… famiglia? Famiglia?»
A essere sinceri, Eunhong non aveva una cattiva impressione del Presidente Lee.
Nemmeno il discorso sulla seconda natura gli era sembrato particolarmente offensivo.
Forse era semplicemente ingenuo.
Forse non comprendeva appieno la realtà della situazione.
Ma alla base di tutto c’era la fiducia che nutriva nei confronti di Jaeha.
Era convinto che, qualunque cosa facesse il Presidente Lee, a lui non sarebbe accaduto nulla di male.
Per questo non si sentiva né a disagio né spaventato.
Tuttavia, ciò che il Presidente Lee disse subito dopo riuscì davvero a sorprenderlo.
«Sì. Famiglia.»
Non appena ebbe la conferma di non aver sentito male, i suoi occhi si spalancarono.
«Non avete intenzione di sposarvi?»
«Eh?» Eunhong spalancò talmente tanto gli occhi che sembrava servisse qualcosa per sostenerli e impedire loro di cadere.
Jaeha gli coprì completamente gli occhi con una mano grande e lasciò uscire un lungo sospiro. Poi guardò il Segretario Kim. «Riaccompagni il nonno alla residenza principale.»
«…Vi conoscete da quanti anni? Perché continuare a trascinare la questione?»
Il volto di Jaeha si deformò.
Continuava a chiamare il nonno a denti stretti.
L’unico a non sapere come comportarsi era il povero Segretario Kim.
Eunhong si sfregò le mani strette in grembo e poi guardò il Presidente Lee dritto negli occhi.
«Però il matrimonio è diverso. Noi due non ne abbiamo mai parlato nemmeno una volta. Io…»
«Noi non ci sposeremo.»
Jaeha tagliò bruscamente la sua frase.
Poiché era rivolto verso il nonno, Eunhong non riuscì a vedere la sua espressione. Sentendo quel tono categorico, corrugò inconsciamente la fronte.
Il Presidente Lee osservò entrambi a turno e sospirò brevemente. Gli risultava difficile comprendere quel nipote che rifiutava ostinatamente la strada più semplice. Assumendo un’espressione severa, proseguì: «D’ora in avanti succederanno spesso cose come quelle di oggi. Per quanto tempo pensi di continuare a vivere come un bambino? Se tieni così tanto al tuo compagno, dovresti ragionare in modo più razionale. Non sarebbe meglio creare prima una situazione favorevole, prima che escano articoli o pettegolezzi?»
Il Presidente Lee si limitò a esporre i fatti.
Sapeva che suo nipote non era il tipo da lasciarsi convincere con esagerazioni.
Eppure l’espressione di Jaeha non mostrò alcun segno di cedimento.
«Ho già parlato con il Presidente Choi del J Hotel. Ha detto che basta una parola. Quindi non dovete preoccuparvi della sala, degli anelli o del resto. Andate subito a salutare la famiglia di Eunhong e fissate la data dell’incontro ufficiale tra le famiglie. Riceveremo il suo sajudanja* e sceglieremo una data propizia. Se vogliamo celebrare il matrimonio in primavera, il tempo stringe. Quanto alla vostra storia d’amore, il team delle pubbliche relazioni aggiungerà qualche dettaglio e la renderà pubblica ai media.»
*(N/T: il sajudanja, 사주단자, è un documento tradizionale coreano contenente i dati di nascita degli sposi, utilizzato nelle famiglie tradizionali per scegliere una data favorevole al matrimonio e valutare la compatibilità della coppia.)
Jaeha si alzò di scatto. Come se non volesse ascoltare altro, afferrò il braccio di Eunhong e lo costrinse ad alzarsi.
Per un istante tutti nel soggiorno li guardarono.
«Noi non ci sposeremo mai.»
Pronunciò ogni singola parola con forza, come se stesse parlando di qualcosa di assolutamente impossibile.
Eunhong aprì la bocca come uno sciocco. «Eh?»
«Noi… non ci sposeremo nel modo che desidera mio nonno. Preferirei che questo argomento non venisse più tirato fuori.»
La voce di Jaeha era ferma.
Gelida come il ghiaccio.
Forse a causa dei feromoni soffocanti che saturavano l’aria.
Forse per altro.
Ma il volto di Eunhong impallidì.
Non riusciva a comprendere fino in fondo il significato delle parole appena sentite.
Sbatté soltanto le palpebre lentamente.
Per qualche motivo, respirare stava diventando difficile.
Anche il Presidente Lee era un alpha dominante. Eppure, nonostante la pressione opprimente dei feromoni, non alzò nemmeno lo sguardo verso Jaeha. Sorseggiò semplicemente il tè senza modificare minimamente la propria espressione.
La presa di Jaeha gli stava facendo male. Eunhong ebbe un leggero sussulto.
«Io vivrò senza avere nulla a che fare con la Hanjeong. Non provi a usarmi per creare un erede. Non le basta aver già sacrificato abbastanza persone innocenti per costruire il futuro che desiderava?»
«…Pensi davvero che il fatto di essere nato nella Hanjeong possa sparire solo perché lo desideri?»
«Forse io non potrò sfuggirle. Ma sto dicendo di non trascinare Eunhong dentro la Hanjeong e gli affari del gruppo.»
«Per quanto tempo dovrei continuare a lasciarti fare come vuoi? Questo vecchio non ha più molto tempo. Hai pensato agli azionisti? Se fossi tu a succedere alla guida, anche loro starebbero tranquilli. Non hai ottenuto tutto ciò che possiedi senza motivo.»
«Non lo sapeva? La casa in cui vivo, l’auto che guido, il denaro che spendo. Tutto ciò l’ho costruito io. Non c’è nemmeno un won proveniente dalla Hanjeong… Ah.» Jaeha fece una breve pausa. Poi sorrise amaramente. «Se vuole che le restituisca il costo di avermi cresciuto… anzi, persino il denaro che ha pagato a mia madre per mettermi al mondo, lo farò. Mi presenti il conto.»
«Tu…!»
Per la prima volta gli occhi del Presidente Lee lampeggiarono. Si alzò di scatto. A causa della gamba malandata vacillò, e uno degli assistenti accorse immediatamente a sostenerlo. Le nocche della mano che strinse il bastone sporgevano con durezza, proprio come il suo carattere.
«Come puoi parlare in questo modo! A tuo nonno! Dopo tutto quello che ho fatto per te…!»
«La prego di andarsene.»
Il volto di Jaeha, mentre lo fissava, era deformato da un dolore così intenso da risultare quasi insopportabile da guardare.
«Credo di aver capito perfettamente cosa desidera. Che si tratti della successione o di qualsiasi altra cosa, ascolterò tutto alla residenza principale in un altro momento. Ma oggi… per favore…, per favore, se ne vada.»
«…»
«Se il nonno non intende andarsene, allora me ne andrò io.»
«Jaeha!»
Eunhong afferrò in fretta Jaeha, che gli stringeva la mano e si stava già muovendo.
L’espressione del Presidente Lee, appoggiato al bastone con il volto oscurato, non gli sembrava affatto buona.
Tuttavia, quando si voltò verso Jaeha, si accorse che anche il suo volto era deformato in modo terribile.
Ne rimase sorpreso.
«Non ho mai detto di non avere colpe. Però tuo padre… Suhyeok e tu siete in situazioni diverse, Jaeha.»
«E in cosa sarebbero diverse?»
«Me ne vado. Me ne vado io. Voi due riposatevi.»
Il Presidente Lee sollevò la testa ed espirò lentamente. Sembrava terribilmente stanco.
Eunhong abbassò subito lo sguardo. Provò la sensazione di aver intravisto qualcosa che non avrebbe dovuto vedere.
Il Presidente Lee gli strinse una spalla e la picchiettò leggermente. Poi si allontanò a passi lenti. Con un semplice gesto fece cenno agli assistenti di seguirlo.
Sembrava che in pochi istanti avesse esaurito tutte le sue energie.
A differenza di quando era entrato, attraversò il soggiorno molto lentamente.
Quando il Presidente Lee, gli assistenti e tutto il personale se ne furono andati, sulla casa calò un silenzio imbarazzante.
Quando l’ambiente si fu quietato e il caos nei suoi pensieri iniziò a sistemarsi, Jaeha lasciò cadere le spalle.
Si coprì il volto con entrambe le mani e lasciò uscire un lungo sospiro.
Stava tremando come un animale ferito.
Eunhong si massaggiò il polso, diventato bianco per la forza con cui Jaeha l’aveva stretto.
Poi si avvicinò in silenzio e lo abbracciò.
***
Eunhong distribuì i regali passando da una postazione all’altra.
Cioccolata, chicchi di caffè, cosmetici e pesanti bottiglie di vino passarono di mano in mano.
Consegnò montagne di regali a un gran numero di membri del team.
Chi capiva qualcosa di vino s’illuminò non appena vide le etichette.
«Wow! Ma che cos’è tutta questa roba? È pazzesco! Volevo assolutamente provarlo! Che gusto incredibile nello scegliere i regali.»
Seo Heeseung, che si entusiasmava facilmente anche per le piccole cose, si strinse al petto il sapone e la lozione e lasciò sfuggire un’esclamazione di ammirazione quasi simile a un urlo.
Eunhong si grattò la guancia, imbarazzato.
D’altronde era comprensibile, visto che non era stato lui a preparare quei regali.
In realtà aveva scelto alcuni graziosi portachiavi in pelle in un negozio vintage.
Ma, mentre andava al lavoro, Jaeha gli aveva caricato nel bagagliaio dell’auto quelle cose, in scatole intere, senza che lui sapesse nemmeno quando le avesse preparate.
Accompagnandole con le parole: «Non sapevo il numero esatto delle persone, quindi ne ho preparati in abbondanza. Portali in ufficio e distribuiscili ai colleghi.»
«Se qualcuno vi vedesse, penserebbe che siete tornati dal viaggio di nozze. Mmm…»
«Quale viaggio di nozze? Io non riuscirei a fare una cosa del genere neanche dopo essermi sposato. Quanto sarà costato tutto questo?»
«No, davvero, non è niente del genere.»
«Sembra che te l’abbia comprato il tuo partner. E nemmeno siete andati in viaggio di nozze, però il tuo fidanzato è davvero generoso.»
«Vi sto dicendo che neanche in viaggio di nozze farei una cosa del genere!»
Quelle parole scambiate con sincera gratitudine finirono solo per metterlo in imbarazzo.
Mentre distribuiva i regali, il volto di Eunhong si colorò rapidamente di rosso.
Gil Dong-wook continuò a brontolare che i regali erano eccessivi, ma sembrò aver capito qualcosa vedendoli. Gli diede una pacca sulla spalla e gli disse di ringraziare il suo partner da parte sua.
Ora sembrava che Gil Dong-wook avesse finalmente smesso del tutto di avere interesse nei suoi confronti.
In quel momento Eunhong capì all’improvviso perché Jaeha avesse preparato quei regali.
«Non è che il tuo partner ti precederà all’altare?»
Yoo Junseok si tolse gli occhiali e osservò l’etichetta di una bottiglia di vino mentre mormorava tra sé e sé.
Sembrava piacergli parecchio, tanto che arrivò perfino ad annusare il tappo di sughero.
«Ma quale matrimonio…»
Eunhong cercò di svicolare con tono impacciato, ma non riuscì a negarlo con decisione.
La voce del Presidente Lee continuava ancora a risuonargli nelle orecchie.
Quando Jaeha si era infuriato sentendo parlare di matrimonio, il Presidente Lee aveva invece borbottato: «Ho forse detto qualcosa di sbagliato?»
E se n’era andato.
Nonostante il volto benevolo, era il tipo di persona che sembrava non far uscire una sola goccia di sangue nemmeno se la si fosse trafitta.
Eunhong sapeva che non avrebbe rinunciato facilmente.
Come si dice, tale nonno tale nipote.
I due avevano qualcosa in comune e proprio per questo era ancora più difficile prevedere come si sarebbero sviluppate le cose.
Dopo che lui aveva assistito involontariamente a quella lite familiare, Jaeha si era sentito umiliato, come se gli avessero scoperto un segreto vergognoso.
Quando, in realtà, a Eunhong non era importato affatto.
Non sapeva quando Jaeha avrebbe capito che il suo desiderio di nascondere tutto e il suo imbarazzo erano proprio ciò che lo feriva di più.
Dopo quell’episodio, Jaeha aveva telefonato a Lee Jaseong e gli aveva riversato addosso tutta la sua rabbia, deciso a scoprire chi fosse stato a riferire di Eunhong.
Gli aveva chiesto come gestisse le persone per permettere che accadesse una cosa simile.
E gli aveva ricordato che sapeva bene come avrebbe reagito il nonno.
«Ah…»
Quando, salutando meccanicamente tutti, ebbe finito di distribuire i regali, si accorse di essere leggermente sudato.
Da una parte perché fingere di essere una persona estroversa, cosa che non faceva mai, lo aveva reso imbarazzato per tutto il tempo e gli aveva fatto battere il cuore.
Dall’altra perché il dolcevita che indossava quel giorno era soffocante.
Mentre tirava il collo della maglia per far entrare un po’ d’aria, lo sguardo di Yoo Junseok si assottigliò.
Eunhong sobbalzò e si coprì immediatamente, ma ormai era stato scoperto.
Yoo Junseok sollevò un sopracciglio con un sorriso significativo.
«P-perché? Perché? C-che c’è?»
«Niente. Sto solo sorridendo, perché reagisci così…?»
Se fosse rimasto lì ancora un po’, Yoo Junseok avrebbe continuato a prenderlo in giro.
Così si alzò di scatto e si diresse verso il bagno.
Alle sue spalle arrivò il borbottio di Yoo Junseok.
«Il signor Eunhong è davvero strano. Mi fa sembrare un pervertito.»
Dopo essersi sciacquato il viso con acqua fredda, sollevò leggermente i vestiti davanti allo specchio.
A chiazze.
La sua pelle chiara era ridotta a un disastro, come se fosse stata ricoperta da motivi decorativi.
Sopra i segni che stavano lentamente svanendo se ne sovrapponevano altri più recenti, sparsi qua e là.
«Mi ha proprio morso per bene. Davvero…»
Osservò quelle tracce rossastre e lasciò uscire un lieve sospiro.
I ricordi del giorno della manifestazione sembravano essersi affievoliti, eppure nei momenti in cui abbassava la guardia tornavano improvvisamente a galla.
Erano ricordi che gli facevano venire voglia di prendere a pugni il muro e scalciare via le coperte.
Quando le condizioni di salute di Lee Suhyeok persero ogni segno di miglioramento e divennero sempre più precarie, iniziarono a comparire articoli che speculavano sulla successione della Hanjeong.
Inaspettatamente, le informazioni erano trapelate proprio dall’ospedale in cui Lee Suhyeok era stato ricoverato dopo il suo ritorno in Corea.
Inoltre, anche le condizioni di salute di Lee Jaeha, che da molto tempo non aveva un partner omega ufficiale, finirono sotto i riflettori.
Quando su una community dedicata agli investimenti comparvero testimonianze riguardanti un civile che veniva visto spesso insieme a Lee Jaeha, la voce secondo cui si sarebbe sposato presto prese rapidamente piede.
Inutile dire che Jaeha era andato su tutte le furie.
Le macchie del suo passato tornarono a pungergli il cuore. La più grande era naturalmente l’incidente avvenuto il giorno della manifestazione. Eunhong si domandò se non fosse il caso di rintracciare l’altra persona e parlarle prima che fosse troppo tardi.
Gli tornò in mente anche la voce di Lee Jaseong che gli aveva detto di raccontargli tutto prima che la situazione diventasse irreparabile.
Lee Jaeha: “Ho bloccato gli articoli, le testimonianze e anche le foto. Non preoccuparti di nulla. Non permetterò mai che questa cosa abbia ripercussioni su di te.”
Era il messaggio che gli aveva mandato quella mattina.
Jaeha era già andato alla sede centrale della Hanjeong all’alba.
Eunhong non sapeva se avesse davvero intenzione di accettare le richieste del Presidente Lee o se stesse semplicemente cercando un’altra soluzione.
Sta davvero cercando di ottenere più potere…?
A lui continuava soltanto a ripetere, come un pappagallo, di fidarsi e di non preoccuparsi.
«Io sto bene.»
Anche se si fosse comportato un po’ egoisticamente, non gli sarebbe importato.
Anche se gli avesse causato dei problemi, sarebbe andato bene.
Prese un foglio di carta assorbente e si asciugò il viso bagnato, osservando il proprio riflesso nello specchio.
«Noi non ci sposeremo.»
Quando ricordava quella voce risoluta, una parte del suo petto si stringeva in modo strano.
Come se qualcuno lo avesse trafitto con un ago arroventato e poi fosse passato oltre, lasciando dietro di sé un dolore sordo che lui continuava a massaggiare senza capirne il motivo.
Ah… Forse in realtà ci sono rimasto male?
Se si trattava di amore, famiglia e matrimonio, Eunhong era il tipo che vedeva tutte quelle cose come strettamente collegate.
Aveva raccontato a Jaeha tutto di sé, senza nascondere nulla, come un calzino rovesciato.
Era arrivato perfino a dirgli quanti slip possedesse Seonhong nella casa di famiglia a Busan.
Eppure…
Messo di fronte alla realtà, si rese conto di sapere ben poco di Jaeha.
Che cos’è questa sensazione? Che succede? Sto davvero iniziando a rimanerci male.
Eunhong aprì il rubinetto dell’acqua fredda al massimo e tornò a lavarsi il viso energicamente.
Dopo un bel po’, sollevò la testa e vide, riflesso oltre lo specchio, l’AD Shim che lo stava osservando.
Sembrava avere qualcosa da chiedergli, ma Eunhong lo anticipò.
«AD-nim. No, Giyoung-hyung.»
«Sì?»
«Che ne pensi dello sposarsi dopo appena un mese di relazione?»
L’AD Shim spalancò gli occhi. «Ehi! Quello è da pazzi. Chi farebbe una cosa simile? Il tuo alpha ti ha chiesto di sposarlo?»
«Suo nonno.»
«…Beh, certo, è un consiglio pieno di saggezza, però… non è comunque troppo?»
Vedendo l’espressione imbarazzata dell’AD Shim, anche Eunhong scoppiò a ridere, lasciandosi sfuggire un soffio divertito.
Sì, quella era la reazione normale. Non c’era alcun motivo per sentirsi ferito.
«Vi sposate davvero?» L’AD Shim glielo chiese di nuovo.
Perso nei suoi pensieri, Eunhong rispose con tono disinvolto. «Ma quale matrimonio, all’improvviso? Stavo scherzando.»
Accompagnò le parole con una risata sprezzante esagerata.
«Giusto? È passato appena più di un mese dalla tua manifestazione, figurati.»
L’AD Shim scherzò dicendo che la gente tendeva sempre a esagerare.
Aveva ragione.
Quanti anni aveva lui per parlare già di matrimonio?
Non era passato nemmeno un anno dalla manifestazione.
Solo un mese.
Persino Yoo Junseok, che sedeva accanto a lui, aveva tre anni più di lui.
Eppure si parlava già di matrimonio precoce.
Era il Presidente Lee a essere troppo precipitoso.
Ed era perfettamente ragionevole che Lee Jaeha avesse rifiutato.
Eunhong scosse la testa e tornò alla sua postazione.
Un matrimonio?
Era un’idea assurda.
Era così.
Eppure…
Sistemò le scatole dei regali sparse sulla scrivania, rispose al messaggio di Jaeha e poi anche al professor Choi…
Aprì il programma di lavoro, controllò gli impegni e tracciò linee in modo meccanico.
Nel frattempo sbuffava di tanto in tanto dal naso, quasi deliberatamente.
Già. Quale matrimonio? È stato il Presidente a correre troppo. Jaeha ha ragione.
Era così… Aveva ragione.


