Il destino del primo amore
Nota dell’autrice: questo capitolo è ambientato nella linea temporale del drama. Ci troviamo in primavera, prima dell’inizio dell’università di Shin. Si svolge il giorno dopo lo speciale “Il destino della lettera”.
Per godersela al meglio, consiglio nell’ordine: drama di “Minato’s Laundromat” → “La Lettera di Minato Akira” → “Il destino della lettera” → “Il destino del primo amore”
È adatta a tutte le età.
***
Avevo sempre pensato che avrei continuato a invecchiare tranquillamente e con calma, passando gli anni proprio così, dentro questa lavanderia a gettoni.
Completamente solo, senza lasciarmi condizionare da nessuno. Sì, almeno fino a quando non avrei incontrato di nuovo lui.
I titoli di coda erano ormai finiti, e osservai in silenzio Shin. Aveva un’espressione più rigida del solito e fissava intensamente lo schermo ormai nero. Teneva la schiena perfettamente dritta e, per di più, era seduto in seiza…
Ma che è, un samurai?
«Era proprio un bel film, eh? Lo riguardiamo un’altra volta, Shin?»
«…Sì.»
Una risposta tanto svogliata non era proprio da Shin. Forse il film che avevo preso in prestito non era esattamente di suo gusto.
Mmh, pensai inclinando la testa. Non c’erano scene d’amore imbarazzanti, né sangue e massacri che non sopporto, né tantomeno horror. Era una commedia familiare tranquilla e innocua. Che strano… a me era sembrato divertente.
Mentre estraevo il disco dal lettore, mi lasciai sfuggire un piccolo sorriso amaro. In momenti come questo, sentivo quanto fosse grande la differenza d’età tra me e Shin. Per quanto fosse patetico ammetterlo, non ero proprio aggiornato sulle mode del momento e non ero certo il tipo di persona capace di proporre fantastici programmi per un appuntamento.
Ormai non serviva a niente pensarci. Dal momento in cui avevo letto la lettera di Shin, avevo preso la mia decisione.
Un desiderio davvero egoista e infantile, quello di voler continuare a vivere insieme a lui.
Chissà quante volte Shin era ormai venuto a trovarmi nel mio appartamento.
Quella volta, però, sembrava più teso del solito e si alzò di scatto, afferrando la borsa.
«Ehm, oggi io… torno a casa!»
Rimasi un po’ spiazzato e lo guardai dal basso.
«…Eh? Che ti prende, Shin? Te ne vai proprio così, senza pensarci due volte?»
Era completamente diverso dal solito. L’altra volta aveva perfino fatto tutto quel casino perché non voleva andarsene, e avevo dovuto faticare parecchio per calmarlo.
«Oggi tocca a me preparare la cena, quindi…»
«Capisco. Va bene.»
«Allora…»
Shin uscì dalla stanza in un attimo, lasciandomi con quelle poche parole.
La verità era che avrei voluto stare un altro po’ insieme a lui, ma non potevo certo dirlo con una frase da ragazzino come quella. Così mi spostai di nascosto sul balcone e guardai dall’alto la sua figura.
Proprio in quel momento, come se avesse percepito il mio sguardo, Shin si voltò verso di me e io sobbalzai. Mi affrettai a stamparmi in faccia un sorriso e agitai energicamente una mano.
«Torna a casa facendo attenzione!»
Mi sembrò che ricambiasse il saluto per un attimo, ma subito dopo si voltò e iniziò a correre via a tutta velocità.
Una corsa dalla forma impeccabile, i muscoli della schiena che si muovevano con vigore. Guardando la sua schiena allontanarsi in un attimo, mi sfuggì un borbottio.
«È proprio giovane…»
Rimasi sul balcone anche dopo che Shin era ormai scomparso dalla mia vista, senza un motivo preciso. Appoggiato alla ringhiera, rimasi per un po’ a fissare distrattamente l’esterno.
L’odore metallico, simile a quello del sangue, che saliva dalla ringhiera del balcone. Il sole che, istante dopo istante, scivolava verso ovest. La città tinta d’arancione aveva qualcosa di estraneo e, senza motivo, sentii il petto stringersi.
Io e Shin non eravamo più amici.
Era stata tutta una mia decisione. …Eppure, il senso di colpa che mi si era annidato nel petto non era ancora sparito.
I capelli neri che non aveva mai tinto, le dita che non avevano mai stretto una sigaretta, le grosse vene che gli spiccavano sulle braccia.
L’immagine di lui che riuscivo a immaginare nella mia testa era composta soltanto delle parti che avevo visto.
Se gli avessi tolto i vestiti, di sicuro sarebbe comparsa una muscolatura giovane e vigorosa.
Lui non si tirava indietro nemmeno quando lo toccavo. Ed era proprio per questo che finivo per essere ancora più prudente.
«…Che freddo.»
Si era fatto freschino, così rientrai in casa. Lavai le due tazze di caffè e mi sedetti sul pavimento per riprendere fiato.
Quando rimanevo solo, sentivo ancora più forte la presenza che lui aveva lasciato in quella stanza. Quando eravamo insieme non ci pensavo neanche.
Da quando avevo incontrato di nuovo Shin, mi sembrava che il colore della solitudine, che con il passare degli anni si era fatto sempre più sbiadito, avesse lentamente ricominciato a riacquistare colore.
Solitudine, aspettativa, tristezza, gioia, vergogna… accanto a lui, ogni emozione diventava così intensa da sembrare quasi accecante.
Anzi, a pensarci bene… Shin oggi era un po’ strano, eh…
Il mio sguardo si posò casualmente sul cestino della spazzatura.
Fu allora che una strana sensazione mi attraversò il corpo.
A proposito… quella cosa che ho buttato lì stamattina…?
«Aspetta un attimo… Aspetta, aspetta, aspetta.»
Mi alzai barcollando e guardai dentro il cestino.
Non poteva essere. Non c’era.
Rovesciai tutto il contenuto del cestino sul pavimento e mi misi a cercare quella cosa.
Non è possibile. Perché… perché…
Quando ebbi controllato tutti i rifiuti, sentii improvvisamente il sangue defluirmi dal volto.
Solo, in mezzo alla stanza disseminata di spazzatura, mi sdraiai sulla schiena e fissai il soffitto inebetito.
Ehi, ehi, ehi…
«…Q-qualcuno mi dica che non è vero.»
***
Il giorno dopo.
Mentre spazzavo davanti alla lavanderia a gettoni, lasciai sfuggire un enorme sospiro.
L’ha vista… probabilmente.
Quella cosa così penosa e imbarazzante, che non poteva essere più patetica di così, l’aveva vista il mio fidanzato più giovane di me, con cui avevo appena iniziato a uscire.
Dopo, avevo cercato dappertutto per tutta casa, ma non l’avevo trovata.
La notte in cui avevo scritto quella lettera ero parecchio ubriaco.
Dopo aver riletto la lettera che mi aveva dato Shin, avevo sentito una voglia irrefrenabile di incontrarlo e avevo finito per scrivere quella lettera come un idiota.
“Domani vedrò Shin… E allora gli darò questa lettera.”
Avevo continuato a immaginarmelo così.
La mattina dopo, quando avevo visto una lettera scritta chiaramente con la mia calligrafia, avevo pensato che sarei esploso dalla vergogna. E il colpo era stato ancora più forte perché quello che avevo scritto lì dentro era la pura e semplice verità.
Avevo guardato di sottecchi l’ultima riga della lettera.
“Ti amo.”
Quelle tre parole che mi erano saltate agli occhi mi avevano colpito come un pugno.
No, è assolutamente impossibile.
Non potevo certo consegnargli una lettera del genere.
L’avevo strappata d’impulso, accartocciata e gettata nel cestino.
E i resti di quella lettera… erano spariti nel nulla.
«Buongiorno, Minato-san.»
Sentii la voce di Shin e alzai di scatto la testa.
«…E-ehi, Shin!»
«Ieri…»
«Eh?!»
Strinsi istintivamente la scopa.
«Ieri mi dispiace di essere andato via così presto. E anche il film… in realtà non ricordo quasi nulla di quello che succedeva. Possiamo guardarlo insieme un’altra volta?»
«Quello va bene, ma… non devi mica guardarlo per forza, sai? La prossima volta possiamo sceglierne un altro…»
«No, voglio quello. Ieri ero solo distratto da altre cose.»
A quelle parole dette con nonchalance, il mio cuore fece un balzo.
Distratto da cosa?
Stavo ancora cercando di decidere se chiederglielo o meno, quando Shin continuò con assoluta calma.
«Posso usare la stanza? Vorrei studiare.»
«A-ah, sì… certo. Va bene. Impegnati, allora.»
«Grazie. Anche tu impegnati con il lavoro, Minato-san.»
Shin socchiuse i suoi occhi affusolati e sorrise dolcemente.
Che diamine, allora è il solito Shin.
Con un misto di sollievo e delusione, trascorsi il resto della giornata lavorando.
Forse ero stato io a immaginare che la lettera fosse sparita.
Cercai di convincermene, ma qualcosa continuava a non tornarmi. Era come avere una minuscola lisca di pesce conficcata in gola: non riuscivo proprio a liberarmi di quella sensazione di disagio.
Alla fine, trovai il coraggio di chiedere a Shin solo quella sera.
Dopo aver iniziato a prepararmi per chiudere il negozio, andai verso la stanza. Shin, forse perché si era appena preso una pausa, si stava stiracchiando.
«Shin, buon lavoro.»
«Buon lavoro anche a lei. Ha già finito con il negozio?»
«Sì, per oggi ho finito.»
Shin annuì impassibile e iniziò a mettere via il materiale per scrivere che era sulla scrivania.
«Senti… tu… ecco… quella…»
Shin chiuse la zip dell’astuccio e alzò lo sguardo. Aveva occhi limpidi e sinceri, senza la minima traccia di impurità. Mi faceva paura essere guardato da quegli occhi, così distolsi lo sguardo.
«…P-per quanto riguarda ieri, ecco… per caso… q-quella cosa che era nel cestino di casa mia…»
Cosa dovrei dire?
Non potevo certo chiedergli direttamente se avesse portato a casa quella lettera.
Se Shin non avesse saputo nulla della lettera, avrei finito per scavarmi la fossa da solo.
Shin continuò a fissarmi in silenzio. Poi lasciò uscire lentamente un breve respiro. «Per caso stai parlando della lettera indirizzata a me?»
«…Eh?»
«Se è quella, sì, l’ho letta. E allora?»
Rimasi a fissarlo sbalordito mentre, con tutta calma, metteva l’astuccio e il quaderno nella borsa.
Le parole di Shin mi raggiunsero finalmente il cervello e sentii il viso prendere fuoco.
«…N-non puoi dirlo così tranquillamente! Così, come se niente fosse!»
Quindi è davvero così. L’ha vista… Ha visto quella cosa…
La vergogna e la rabbia, esplose all’improvviso, mi traboccarono dal petto.
«E poi, non frugare nei cestini della gente, cazzo! A casa mia posso anche lasciar correre, ma non azzardarti mai più a farlo a casa di qualcun altro!»
Come avesse fatto a rimettere insieme la lettera che avevo fatto a pezzi, perché mai sapesse dell’esistenza di quella lettera nel cestino… Mi venivano in mente domande una dopo l’altra, così tante da sentire la gola soffocare.
«…Che stai dicendo, Minato-san? Lo faccio solo con te.»
«Ah, okay. Meno male, meno male… aspetta, non è questo il punto!»
A differenza di me, che mi stavo infervorando sempre di più, Shin manteneva un atteggiamento perfettamente calmo e rischiavo di farmi convincere.
Mi feci forza, deciso a non lasciarmi mettere sotto, e fulminai con lo sguardo Shin, che continuava a comportarsi con tutta quella tranquillità.
«Non mi guardare così. Che male c’è a portarsi a casa una lettera indirizzata a me? Quella era una lettera che avevi scritto per me. È così, no, Minato-san?»
«…S-sì, però… è vero, ma…! No, non va bene! Assolutamente no, ridammela! Ah, lascia stare, non serve che me la restituisci, buttala! Hai capito, Shin? Appena torni a casa, buttala immediatamente!»
«Non voglio.»
«Cosa?! Quella lettera tutta strappata è solo spazzatura-»
«Non è spazzatura.»
Non aveva alzato molto la voce, eppure quelle parole cariche di rabbia risuonarono stranamente forte nella stanza.
Mi si rizzarono i peli sulla nuca e la gola ebbe un piccolo sussulto.
«Per me non è spazzatura.»
«…S-Shin.»
«Davvero… è proprio questo il problema con te. Per un attimo ho pensato che potesse essere una lettera d’addio. E invece ci avevi scritto quelle cose.»
Basta.
«E poi, perché l’hai buttata? Perché non me l’hai data?»
Basta.
«L’hai fatta a pezzi e l’hai buttata via… davvero non ti fidi di me fino a questo punto-!»
Ah, basta. Stai zitto.
Afferrai Shin per il bavero e premetti le mie labbra sulle sue.
«Minato-sa-»
Quando provò a dire qualcos’altro, gli chiusi di nuovo la bocca con un bacio brusco.
Odiavo il suo calore.
Odiavo il fatto che rimanesse sempre così giovane, così ingenuo e incontaminato. Quella parte di lui mi faceva impazzire.
Dopo aver ripetuto quel bacio irruento per diverse volte, finalmente lasciai andare il bavero che stavo stringendo.
Non riuscivo a guardare Shin in faccia.
Avevo le labbra terribilmente calde.
«C-comunque… questa storia finisce qui.»
Comunque?! Che cazzo significa “comunque”?
Gli voltai le spalle.
Avevo la sensazione di aver fatto qualcosa di enorme, ma Shin era un uomo capace di fare cose ancora più enormi con una tranquillità disarmante, quindi non doveva esserci alcun problema.
Io non ho assolutamente, assolutissimamente fatto niente di male.
«S-si è fatto tardi. Shin, ti accompagno a casa, quindi preparati e andiamo, okay?»
Mi voltai e sorrisi con aria spensierata.
Shin sembrò come risvegliarsi da un incantesimo. Mi guardò di scatto e, poco a poco, nei suoi occhi comparve una luce intensa.
«Va bene…» Fece una pausa. «…Come se potessi dirlo.» Mi afferrò per il polso e mi spinse con tutto il corpo contro la parete.
«…Ehi, Sh…in.»
I suoi gesti erano bruschi, ma il bacio fu così attento e delicato da farmi arrabbiare.
Non baciarmi così. Sei davvero un idiota.
Gli avvolsi entrambe le braccia intorno alla schiena.
Ehi, probabilmente tu non puoi capirlo. Io non sono forte come te, quindi anche in questo momento non riesco a fare altro che pensare a cose insignificanti: se qualcuno ci sta guardando, se per caso ci vede e poi prende in giro te… Povero te, che sei finito con uno come me. Povero te, costretto a credere che io sia la persona giusta. Avrei voluto avere un’età in cui non fossi costretto a pensare a niente. Se avessi avuto i tuoi stessi valori, se avessi guardato avanti come fai tu, se avessimo potuto stare insieme in quel modo, allora sarei riuscito a mettere in parole questi sentimenti con molta più sincerità.
«A cosa stai pensando?»
Gli occhi di Shin erano pieni di rabbia.
Non riuscivo a rispondere e il suo bacio gentile diventò sempre più intenso.
«…Ti prego, pensa solo a me.»
Quelle parole di Shin, pronunciate come una preghiera, mi strinsero il petto.
Mi divorò le labbra come se volesse mangiarmele, intrecciando la lingua alla mia.
Le mani di Shin che mi stringevano con forza erano così piacevoli che non riuscivo a sopportarlo.
I pensieri che fino a poco prima si accavallavano confusamente nella mia testa cominciarono lentamente a dissolversi.
Ormai non riuscivo più a pensare ad altro che a Shin.
Era come se stessi sprofondando sempre più dentro di lui.
La mano di Shin scivolò sotto la mia camicia.
«…Mmh!»
La punta delle sue dita toccò direttamente la mia pelle e un brivido mi percorse il corpo.
Mi accarezzò il fianco con movimenti esasperatamente lenti, facendomi sfuggire un altro lieve respiro.
«…Ah, ah…»
Qualunque parte del mio corpo toccasse, reagiva sensibilmente.
I nostri sguardi si incrociarono, gli occhi di Shin carichi di desiderio.
Era così adorabile che mi veniva da piangere.
Con lui… potrei lasciargli fare qualsiasi cosa…
Shin affondò il viso nell’incavo del mio collo e vi posò un bacio delicato.
Proprio in quel momento, forse perché il suo braccio aveva urtato qualcosa, la kokeshi appoggiata sulla mensola cadde a terra facendo rumore.
Tornai bruscamente in me e lo spinsi via.
«Aspetta, Minato-»
«Ah! L-la kokeshi è caduta! Per colpa tua è caduta la mia preziosa kokeshi!»
Alzai apposta la voce con aria scherzosa e raccolsi la kokeshi da terra.
Il cuore mi batteva così forte da farmi male.
Se lo avessi lasciato continuare in quel momento, chissà dove saremmo finiti.
«Minato-san, continuiamo…»
«N-non continuiamo un bel niente! Piuttosto, guarda! Chiedi scusa alla kokeshi-chan!»
Gli spinsi la kokeshi davanti al viso.
Guardando la kokeshi, Shin fece una faccia imbronciata che, a dire il vero, era persino un po’ carina.
«…Mi… mi dispiace…»
«Kokeshi-chan, che facciamo? Non lo perdoniamo? Ah, capisco, certo… Peccato, Shin. Ha detto che non ti perdona.»
«Non importa. Non mi interessa la kokeshi-chan.»
«C-che antipatico! E poi, lo sai che i tuoi baci sono sempre troppo insistenti! Vuoi ammazzarmi?! Vero, kokeshi-chan? Anche tu la pensi così, vero?»
Shin, con un’espressione arrabbiata, mi strappò la kokeshi dalle mani e la rimise immediatamente sulla mensola.
«Minato-san, respira dal naso. Così non morirai.»
«Q-questo lo so già! Non è quello che intendevo! Io parlavo a livello psicologico!»
«Lo sapevi già? Ah… e chi te l’ha insegnato? Raccontamelo nei dettagli.»
«Staaaaai zittooooo!»
Abbassai il viso, cercando di sfuggire allo sguardo intenso di Shin.
Se continuavo a guardarlo negli occhi, sarei tornato a comportarmi da idiota.
«Perché distogli lo sguardo?»
«Perché va bene così! Non chiedermi più niente! E tanto per essere chiari, questa è una decisione definitiva! Ti accompagno a casa, quindi andiamo, Shin!»
Il giovane insolente mi rispose con voce profonda e minacciosa.
«Sarò io ad accompagnare lei a casa. E tanto per essere chiari, questa è una decisione definitiva.»
***
Nel cielo primaverile della notte brillavano qua e là piccole stelle.
Io e Shin non ci tenevamo per mano, ma camminavamo abbastanza vicini da sfiorarci di tanto in tanto il dorso delle mani.
Percorremmo insieme la strada notturna, mantenendo quella distanza ambigua.
Più volte insistetti perché Shin buttasse via la lettera, ma lui non volle assolutamente cedere.
«È impossibile che io mi allontani da Minato-san. Per tutta la vita.»
«Smettila di usare parole del genere… Non puoi saperlo… Potresti stancarti all’improvviso, un giorno.»
Gli diedi un colpetto sulla fronte, visto che aveva un’espressione che diceva chiaramente di non essere d’accordo.
«Ahia…»
«In questo mondo non esistono cose come “assolutamente”, “per tutta la vita” o “per sempre”. Lo capirai anche tu quando diventerai adulto.»
«…Non voglio nemmeno arrivare a capirlo. Assolutamente, per tutta la vita, per sempre.»
Dannato ragazzino insolente.
«Non sottovaluti quanto sono insistente. Non sai per quanto tempo ti ho amato, né quanto ci ho messo per riuscire a conquistarti.»
«…Ah, basta! Ho capito!»
«Ti amo, Minato-san. Fino al punto da farmi venire la nausea.»
«Anche questo l’ho capito!»
Mentre chiacchieravamo di sciocchezze, arrivammo all’appartamento in un batter d’occhio.
«Stavolta posso fermarmi a dormire da lei-»
«No.»
Risposi senza lasciargli neppure il tempo di finire la frase.
Shin fece immediatamente uno schiocco con la lingua.
Insomma, con una faccia così bella che tua madre ti ha dato, comportati bene. Un po’ di educazione, per favore.
«…Eppure siamo fidanzati.»
«No significa no!»
La nostra relazione si limitava ai baci.
Se gli avessi permesso di andare oltre anche solo una volta, avevo la sensazione che poi mi sarei lasciato trascinare sempre più avanti, e anch’io avevo le mie faccende da adulto da considerare.
Aprii la porta dell’appartamento.
«Ci vediamo. Torna a casa facendo attenzione.»
Alzai una mano in segno di saluto.
«Quando me ne sarò andato, chiuda subito a chiave. E anche se dovesse arrivare qualcuno di strano, non apra. Anche se avesse una voce simile alla mia, non apra comunque.»
«Sì, sì. Santo cielo, ma sei la madre di un capretto?»
«…Che significa?»
«Il lupo e i sette capretti. Lo conosci, no?»
«Lo conosco, ma… che noia.»
«Come, scusa?! Ehi, tu, ora torna immediatamente a ca-»
Mi rubò un bacio con un suono leggero.
Vedendo la mia espressione sbalordita, Shin sorrise maliziosamente.
«È la restituzione di prima. Allora, a domani. Ah, giusto, Minato-san.»
«C-c’è ancora qualcosa?!»
«Ti amerò per tutta la vita, assolutamente, per sempre.»
Non riuscivo a trovare espressione migliore di “quando si dice restare senza parole”.
Chiusi la porta in silenzio e feci volutamente rumore mentre giravo la chiave.
«Buonanotte, Minato-san.»
La voce di Shin, che rideva divertito, mi arrivò attraverso la porta e si allontanò gradualmente.
Mi accasciai davanti all’ingresso e, nel buio della stanza ormai vuota, mormorai piano.
«Dannazione… la dignità di essere più grande…»
L’espressione sorpresa che aveva fatto quando gli avevo afferrato il bavero per baciarlo.
E poi quell’espressione virile, quasi animalesca, con cui mi aveva desiderato.
Anche adesso, il mio cuore tornava a gridare.
«Q-quello… è sempre stato così figo…?»
Da quel momento in poi non avrei più saputo con quale faccia incontrarlo.
Mi bastava immaginare l’istante in cui i nostri occhi si sarebbero incrociati per sentirmi incapace di respirare normalmente.
«Questa sembra quasi…»
Non riuscii a pronunciare il resto.
Perché se l’avessi detto, sarebbe diventato reale.
La stanza senza Shin era silenziosa anche quella sera.
Posai le chiavi sopra la scarpiera e accesi la luce.
Mentre mi toglievo le scarpe, mentre mi lavavo le mani, il suo volto continuava ad apparirmi davanti agli occhi.
Non è possibile. Una cosa del genere non può essere vera. Perché allora sembra proprio… il primo amore.
Mi sedetti barcollando sul letto e mi presi la testa fra le mani.
Per colpa di Shin…
«Per colpa tua sono diventato anch’io una creatura disgustosa…»
Se lo avessi inseguito in quel momento, che espressione avrebbe fatto?
Sapevo che non avrei mai potuto farlo.
Eppure, anche quella notte, non riuscivo a smettere di pensare a lui.
***




