MINATO’S LAUDROMAT – EXTRA 3

Il quiz sulle molestie sessuali

«Il rappresentante dei belli della 2ª classe, 3ª sezione, Katsuki Shintaro, è pronto per un quiz!»

Durante la pausa pranzo, alcuni amici con cui aveva una certa confidenza si radunarono attorno al suo banco e gli rivolsero una domanda del tutto improvvisa. Katsuki, che stava per scrivere a Minato su LINE, sollevò svogliatamente lo sguardo.

«Che cos’è quell’atto in cui infili e sfili un’asta tutta pelosa, facendo sì che l’interno si riempia completamente di un liquido bianco?»

Dopo aver guardato uno a uno i compagni di classe, che avevano sollevato maliziosamente gli angoli della bocca, Katsuki lasciò sfuggire un sospiro profondissimo.

«…Lavarsi i denti.»

Non appena pronunciò quelle parole, loro si portarono una mano alla fronte, delusi.

«…Ma dai! Sul serio?!»

A quanto pare, si aspettavano proprio un’altra risposta.

Vedendoli reagire in maniera tanto esagerata, Katsuki pensò tra sé che, dopotutto, anche quella era una giornata tranquilla. Dalla finestra entrava una piacevole brezza, che faceva ondeggiare la tenda all’estremità del suo campo visivo.

«Ve l’avevo detto, con Shintaro queste cose non funzionano.»

«Che palle, sei proprio noioso, Shintaro-kun! Qui dovevi rispondere sinceramente!»

«…Ma ho risposto sinceramente.»

Con un sorriso amaro, Katsuki allontanò la mano dell’amico che gli stava scuotendo la spalla. 

Dopo aver mandato giù con un sorso di tè preso dalla bottiglia di plastica il pane che aveva in bocca, uno degli amici disse, quasi divertito: «Cioè, non potresti almeno agitarti un pochino?»

«In effetti! Non ti ho mai visto andare nel panico, Shintaro.»

«Ma cosa dovrebbe succedere per farti perdere la calma?»

«Chissà?» Katsuki inclinò ambiguamente la testa davanti agli amici che lo interrogavano con grande curiosità. Dentro di sé, però, conosceva già la risposta.

Al mondo esisteva una sola persona capace di far agitare quel cuore.

«Va bene, allora la prossima volta chiediamolo a Rika-chan e alle altre.»

Uno dei ragazzi indicò il gruppo di ragazze che stava chiacchierando in classe, e gli altri scoppiarono a ridere.

«Bella idea!»

Katsuki, vedendo che gli amici stavano cominciando a lasciarsi prendere dalla cosa, li zittì bruscamente. «Smettetela.»

«Ma dai, che male c’è?»

«Non va bene.»

Se fossero state persone con cui avevano davvero confidenza, non ci sarebbe stato nulla di male. Ma era evidente che con quelle ragazze non era così.

«Quanto sei serio, Shintaro.»

Mentre gli amici gli davano energiche pacche sulla schiena, Katsuki li guardò con aria esasperata.

***

Nel fine settimana, Katsuki infilò nello zaino dei vestiti la tuta e le magliette stabilite dalla scuola e si diresse verso la “lavanderia a gettoni Minato Shouji”.

Con gesti ormai familiari, infilò il bucato nella lavatrice.

Minato, nella stanza del custode accanto, stava tranquillamente risolvendo un cruciverba.

«Ehi, Shin.»

Quando Katsuki aprì la porta, Minato sollevò e agitò allegramente la mano destra, quella con cui teneva la matita.

«Devi studiare?»

Lo disse con una naturalezza disarmante.

«Sì. Posso usare la scrivania?»

«Certo. Forza, impegnati.»

Bastarono quelle poche parole perché Katsuki sentisse il petto riempirsi lentamente di calore.

Fece attenzione a non lasciarlo trasparire sul volto, annuì con cautela e aprì il libro degli esercizi.

Per le due ore successive circa si dedicò ai test degli anni precedenti. Quando iniziò a perdere la concentrazione, Katsuki si mise a fissare intensamente il caro profilo che aveva accanto.

«Che c’è? Sei stanco?» Minato si voltò a guardarlo e sbatté gli occhi, completamente indifeso.

«Un pochino…» Katsuki si stiracchiò allungando bene le braccia.

Di solito cercava di non pensarci, ma in momenti come quello, rendersi conto di essere lì, da solo con Minato, lo faceva stranamente sentire euforico.

«Riposati un po’. Se ti ammazzi di studio così, non riuscirai a continuare.»

Le labbra di Minato si incurvarono in un sorriso.

Katsuki pensò che somigliasse a un soffione: gentile, capace di illuminare ciò che lo circondava semplicemente per il fatto di essere lì.

Il petto di Katsuki si strinse dolorosamente e lui iniziò a far girare distrattamente la matita meccanica tra le dita.

«…Posso farti un quiz?»

Se avesse dovuto trovare una sola scusa per giustificarsi, non avrebbe potuto fare altro che dire: “mi sono lasciato tentare”.

«Che domanda improvvisa. Va bene, dai.»

«Secondo te cos’è quell’atto in cui infili e sfili un’asta tutta pelosa, facendo sì che l’interno si riempia completamente di un liquido bianco?»

Dove fosse finito il “serio Katsuki Shintaro” che poco prima aveva rimproverato i suoi amici, proprio non si sapeva.

Lui stesso non poteva fare a meno di sentirsi esasperato da sé stesso, ma desiderava troppo vedere la reazione di Minato.

«Eh?» Minato spalancò gli occhi. Poi sbatté le palpebre più volte, prima di lasciarsi sfuggire nuovamente: «Eh!?»

Era così tremendamente sconvolto che Katsuki lo trovò troppo adorabile. Non riuscì proprio a impedire che le guance gli si distendessero in un sorriso.

«Quindi: è quell’atto in cui infili e sfili un’asta tutta pelosa e l’interno finisce per riempirsi completamente di un liquido bianco.»

Sforzandosi disperatamente di non ridere, Katsuki si chinò a guardare il volto di Minato, rimasto in silenzio.

Le guance di Minato erano diventate talmente rosse che sembravano bruciare al solo toccarle. Lui se ne coprì una con una mano e fulminò Katsuki con lo sguardo.

«Shin~… ma che razza di domanda mi fai…»

«La risposta, Minato-san?»

Ignorò completamente le proteste di Minato, che continuava a lamentarsi di molestie sessuali e a chiedere che razza di domanda fosse quella.

«Tempo scaduto. …La risposta è…»

Katsuki gli sussurrò la risposta direttamente all’orecchio.

Minato rimase a bocca aperta per un momento, poi finalmente assunse un’espressione come se avesse capito. Con un sorriso rigido, disse: «La… la-vare i denti. Ah… sì, certo, lavarsi i denti… Era quello che pensavo.»

Katsuki non riuscì più a trattenere una risata. «Grazie, Minato-san. È stato un ottimo modo per staccare un po’ dallo studio.»

Katsuki finse di ricominciare a studiare e sfogliò il quaderno, ma Minato, ancora rosso in viso, gli diede una sonora pacca sulla spalla.

«T-tu, razza di…! Vuoi che ti infili un’asta tutta pelosa e ti riempia la bocca di liquido bianco, eh!?»

Per quanto cercasse di minacciarlo, non faceva affatto paura.

Anzi, otteneva esattamente l’effetto contrario. Chissà quando avrebbe capito che, comportandosi così, peggiorava soltanto la situazione.

«Va bene. Per me è sempre un piacere, Minato-san.»

«Aaaah!?»

«Vado a controllare il bucato.»

Lasciando Minato completamente ammutolito, Katsuki entrò nella lavanderia accanto.

Non appena fece scorrere la porta, il profumo del sapone gli solleticò le narici.

Prese i vestiti che aveva lasciato nella lavatrice e li mise nell’asciugatrice.

Mentre osservava il bucato cominciare a girare vorticosamente, senza rendersene conto, gli angoli della bocca gli si sollevarono.

«…È troppo carino.»

Avrebbe voluto tornare subito da Minato, ma finché non fosse riuscito a fare qualcosa per quelle guance ormai bollenti, non poteva rientrare.

Di quel passo, gli sarebbe bastato anche solo immaginare Minato mentre si lavava i denti perché la sua fantasia iniziasse a prendere strane direzioni.

Era patetico, ma allo stesso tempo era felice.

Katsuki non poté fare a meno di chiedersi, sconsolato, in che razza di creatura disgustosamente innamorata si fosse trasformato.

Se solo fosse stato possibile esprimere un desiderio, avrebbe voluto che, il prima possibile, anche quella persona diventasse una creatura altrettanto disgustosamente innamorata di lui.

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