Un’esistenza impossibile
GHOST: un fantasma, uno spirito. Una quantità talmente esigua da non riuscire nemmeno a capire se esista oppure no. Qualcosa di terrificante, agghiacciante, spaventoso. Tutti affermano di averne paura, eppure sono presenze relegate ai margini della nostra vita, che fluttuano indistinte e che, talvolta, non sono altro che un argomento di cui divertirsi a parlare.
La stanza era impregnata dell’umidità soffocante lasciata dalla pioggia monsonica, che si era riversata incessantemente per tutto il giorno.
Fuori dalla finestra, l’alba azzurrina cominciava lentamente a rischiarare il cielo, ma nello studio, dove le fitte lamelle delle tende erano inclinate verso il basso, ristagnava ancora la cupezza della notte.
Un uomo sedeva assorto nei propri pensieri su una poltrona individuale dallo schienale alto, senza aver acceso alcuna luce.
La mano che stringeva un bicchiere panciuto sul fondo non si muoveva nemmeno. Anche il volto, con il gomito appoggiato al bracciolo e la tempia sostenuta dalla mano, era immobile, come se fosse ipnotizzato. Soltanto il petto ampio e nudo, che si alzava e si abbassava lentamente, dimostrava che non era una splendida statua di cera, ma un essere vivente.
Spezzando l’aria che si stava lentamente irrigidendo intorno a lui, l’uomo si raddrizzò all’improvviso, sollevandosi dallo schienale contro cui era rimasto sprofondato.
Le cinque e cinquantanove del mattino. A Boston dovevano essere circa le quattro del pomeriggio.
Dopo aver calcolato il fuso orario, l’uomo afferrò il telefono che aveva lasciato sul tavolino accanto a sé, limitandosi fino a quel momento a fissarlo.
Forse non avrebbe risposto. Il suo interlocutore non era certo una persona con molto tempo libero… Ma fu fortunato. Dopo pochi squilli, persino meno del solito, riuscì a raggiungere, oltrepassando le quattordici ore di differenza, una voce che gli faceva piacere sentire.
Sul volto dell’uomo, rigido come se fosse la personificazione stessa dell’impassibilità, si diffuse per un istante un lieve sorriso.
Per qualche momento si scambiarono saluti e domande su come stessero, con la confidenza scherzosa, l’affetto profondo e la fiducia reciproca che ci si aspetterebbe da due persone legate da un rapporto stretto.
Tuttavia, non poteva prolungare troppo la conversazione. Non soltanto perché avrebbe sottratto tempo all’altro, ma anche perché non si sentiva in grado di continuare a portarsi dentro quella questione ancora a lungo.
«Ah… Non so proprio come affrontare l’argomento…».
Lasciandosi sfuggire una risatina priva di allegria, l’uomo mormorò tra sé. Con un’espressione in difficoltà, si morse le labbra e poi le lasciò andare. Infine, come se avesse preso una decisione, pronunciò ad alta voce le parole.
«Ho fatto un Changing.»
Sebbene avesse dovuto raccogliere tutto il proprio coraggio per dirlo, la sua voce risultò sorprendentemente calma. Come se nemmeno lui riuscisse a credere a ciò che aveva appena detto e avesse bisogno di ripeterselo per convincersene, l’uomo rimase di nuovo in silenzio.
Anche la prima reazione dall’altra parte fu il silenzio.
«Naturalmente c’era un’altra persona coinvolta. Pensa davvero che avrei parlato di Changing se mi fossi limitato a fare knotting ed eiaculare da solo?»
Aggrottando la fronte, l’uomo chiuse gli occhi e si premette le tempie, rispondendo con una punta d’irritazione all’interlocutore dall’altra parte del telefono. Subito dopo, però, si pentì di aver sfogato inutilmente la propria frustrazione e si scusò educatamente.
«Il primo problema è… che non è stata una cosa che ho fatto volontariamente, né ho ottenuto il consenso dell’altra persona.»
Man mano che proseguiva, il volto dell’uomo, fino a quel momento inespressivo, si deformava sempre di più, finendo per assumere un’espressione che sembrava dare forma al concetto stesso di sofferenza. Nel tentativo di intorpidirla almeno un poco, sollevò il bicchiere che aveva posato sul tavolino e tracannò diversi sorsi di quel single malt particolarmente forte.
«Non potevo evitarlo. È una cosa impossibile, eppure… ero completamente dominato dai feromoni, non ero in me. Quando ho ripreso conoscenza… ho scoperto di aver fatto il knotting mentre il Changing era in corso.»
Al ricordo di quel momento sconvolgente, il volto dell’uomo impallidì nell’oscurità, perdendo ogni traccia di colore.
«Ecco perché le ho detto che era una cosa impossibile.»
Incapace di mantenere la calma, l’uomo cominciò presto a parlare con crescente impazienza.
«No, non è un omega. Anzi, non è un omega… ma non è nemmeno un beta. Questo è il secondo problema.»
Frustrato dalle proprie spiegazioni sconclusionate, sospirò e si passò ripetutamente la mano libera sul viso, mentre continuava a stringere il telefono con l’altra. Per cercare di descrivere la situazione con la calma che il suo interlocutore gli raccomandava, inspirò profondamente e si raddrizzò.
Dopo aver bevuto qualche altro sorso di whisky, ripensò al periodo in cui aveva conosciuto quella persona, non molto tempo prima.
«È chiaramente un omega, eppure lui sostiene di essere un beta al cento per cento. All’inizio ho pensato che nascondesse la verità per qualche ragione, ma con il tempo mi è sembrato sempre meno probabile. È assolutamente convinto di essere un beta e mi ha detto di aver ricevuto anche una classificazione ufficiale in tal senso. All’inizio… non percepivo alcun feromone particolare, ma, indipendentemente da questo, lo consideravo un omega. Sono in grado di distinguere qualsiasi omega, anche quando non rilascia i propri feromoni. Eppure nessun altro alpha intorno a me lo percepisce come un omega. La cosa mi è sembrata un po’ strana, ma ho semplicemente pensato che fosse un omega abituato ad assumere regolarmente degli inibitori. Come sa, è praticamente impossibile che io non riesca a percepire un omega, anche se si imbottisce di inibitori.»
Ripensò a una serata trascorsa nel pub spagnolo, durante la quale Choi Inwoo lo aveva preso in giro, chiedendogli se per caso volesse diventare un beta, visto che detestava quasi visceralmente usare i feromoni per sedurre i propri partner sessuali e persino ricorrervi mentre faceva sesso con loro.
Di base, non si fidava delle persone che non conosceva bene e non faceva nulla per nascondere il fatto che le osservasse con ostilità. In parte, lo faceva anche con l’intento di indurle a trattarlo con cautela di propria iniziativa. Si era limitato a comportarsi con lui come aveva sempre fatto con tutti gli altri. Aveva agito allo stesso modo anche quando Yuni gli aveva portato Juhan, e così faceva con chiunque.
Eppure, non gli era servito molto tempo per concludere che quell’uomo, il quale aveva imparato a dipingere dalla direttrice Han molto tempo prima, non fosse qualcuno di cui doversi guardare.
La prima cosa che aveva notato era stata la sua diligenza: svolgeva il proprio compito con serietà, senza fare chiasso, restando al proprio posto. Le dita che infilavano i dépliant nelle buste per poi sigillarle, oppure il suo profilo mentre sollevava appena il capo per appendere o togliere un’opera dalla parete della galleria… erano gesti semplici, ma abbastanza belli da attirare lo sguardo.
Il suo viso, le linee del corpo mentre si muoveva, persino il suo sguardo e la sua voce: tutto in lui sembrava stillare umidità, come se fosse appena uscito dalla doccia. Dava ancora l’impressione di esitare a crescere, come se fosse rimasto sospeso sul confine tra l’adolescenza e l’età adulta.
Non era particolarmente socievole e sembrava anche piuttosto timido con gli estranei, ma non si mostrava diffidente né si metteva sulla difensiva con le persone. Lo dimostrava anche il modo pacato in cui riusciva a gestire le insistenti avances di Choi Inwoo. Il fatto che non si intimidisse né se ne stesse impacciato, tutto rannicchiato su sé stesso, rivelava che non aveva nulla da nascondere.
«Io… non sono nemmeno un omega…»
Ricordava il volto con cui aveva pronunciato quelle parole, in evidente difficoltà, attraverso occhi limpidi che non nascondevano né inventavano nulla.
Da quando quell’uomo aveva dichiarato di non essere né un alpha né un omega, ma un beta, era diventato per lui qualcosa di più di un semplice oggetto di osservazione e curiosità: un territorio sconosciuto che, in modo sottile, non riusciva a togliersi dalla testa.
«Eppure sembra davvero convinto di essere un beta. Qui, le persone in grado di rimanere incinte sono esentate dal servizio militare obbligatorio. Ho verificato chiaramente sui documenti che ha completato il servizio militare ed è stato congedato regolarmente. Questo significa che, almeno fino al momento dell’arruolamento, non si è verificata alcuna manifestazione da omega. Se fosse successo durante il servizio militare, non avrebbe potuto ottenere un congedo regolare. Quindi, possiamo concludere che non si era manifestato come omega nemmeno fino a tempi recenti.»
Ricordava lo sguardo diretto e fermo con cui l’altro gli aveva assicurato che non avrebbe nascosto di essere un omega, qualora lo fosse stato. I suoi occhi neri, ancora acerbi ma per nulla opachi, sembravano racchiudere in sé tutta la purezza di quella stagione della vita che appartiene a chiunque, prima che svanisca con la crescita.
«Per vedere come avrebbe reagito, ho provato a rilasciare una piccola quantità di feromoni. Per me era chiaramente un omega, non avevo dubbi, eppure sostiene di essere un beta. All’inizio non riuscivo a crederci.»
Non ricordava nemmeno quanto tempo fosse passato dall’ultima volta in cui aveva rilasciato i propri feromoni. Li aveva diffusi soltanto per verificare se l’altro fosse davvero un omega. Per quanto ripensasse a quell’episodio, si trattava di un comportamento decisamente insolito per lui.
«Le prime volte era come se avvertissi una barriera, ma ben presto ha cominciato a reagire. Ha iniziato a rispondere ai miei feromoni con feromoni favorevoli. Ho pensato che potesse trattarsi di una varietà di omega più complessa e poco conosciuta. Percepiva i miei feromoni e reagiva a essi, eppure… pensava che si trattasse dell’odore di un profumo.»
Anche dopo quel primo comportamento così poco da lui, aveva continuato a rilasciare i propri feromoni. Non riusciva a dimenticare il volto ingenuo e privo di sospetti che, davanti alla opera di Shushu, aveva inclinato il viso verso la sua spalla, convinto che i feromoni fossero semplicemente il profumo che indossava.
Era la prima volta che provava un brivido, un’eccitazione elettrizzante, anziché fastidio, sapendo che un’altra persona era in grado di percepire i suoi feromoni.
L’uomo scosse lentamente la testa, senza esitazione, di fronte all’interpretazione che gli arrivò dall’altra parte del telefono.
«No… Non è il tipo di persona che ricorrerebbe a un simile stratagemma. Se fosse stato consapevole che si trattava di feromoni e avesse finto di non saperlo, me ne sarei accorto. In ogni caso, non è possibile che io non riesca a smascherare la recita di una persona di dieci anni più giovane di me… non è vero?»
Quando si rese conto che, proprio con quella persona tanto più giovane, aveva fatto sesso per ben tre volte, sedotto dai suoi feromoni fino a perdere completamente la ragione, l’uomo rimase per un momento in silenzio, imbarazzato da sé stesso.
Poteva soltanto sperare che l’altro non ricordasse quando aveva rimproverato Choi Inwoo per aver preso in considerazione qualcuno di dieci anni più giovane. Fino a quel momento, le persone più giovani di lui non erano mai state il suo tipo. A maggior ragione, non aveva mai considerato una persona con dieci anni di differenza come un possibile partner sentimentale, né tantomeno sessuale.
«Comunque… gli è successo qualcosa e, anche se non è certo il mio metodo preferito, per calmarlo ho usato i feromoni e ho fatto sesso con lui. La sua reazione è stata inequivocabile. Ha reagito ai miei feromoni con un’intensità incomparabile a quella mostrata fino a quel momento, rilasciando a sua volta feromoni in quantità considerevole. Ero convinto che fosse davvero un omega, ma…»
Ripensando all’eccitazione e allo sconcerto provati nel momento in cui aveva fatto scivolare la mano tra le gambe dell’altro, l’uomo irrigidì le labbra.
«Non c’era lubrificazione. Per niente.»
Tra i due si depositò un silenzio lungo e pesante. Stavano parlando, letteralmente, di cose che non avrebbero dovuto poter accadere.
«Quella volta il mio obiettivo era calmarlo e farlo addormentare, quindi non c’è stata penetrazione. Ma in seguito… i suoi feromoni sono diventati ancora più intensi. La seconda volta che abbiamo fatto sesso… non so se riuscirà a credermi, ma da un certo momento in poi non sono più riuscito a controllare minimamente i miei feromoni.»
Quando si era avvicinato il momento di partire per Hong Kong, il suo interesse e la sua curiosità nei confronti di quell’uomo avevano già assunto una natura troppo complessa per poter essere spiegati soltanto attraverso i feromoni. Tuttavia, non era una consulenza sentimentale ciò che desiderava dal suo interlocutore. Lo scopo della telefonata era ottenere informazioni, qualsiasi informazione, sulla vera natura di quella persona e sul legame con i feromoni.
Sembrava così riservato riguardo al sesso che probabilmente avrebbe esitato a farlo persino sapendo di vivere in una casa abbastanza grande da non doversi preoccupare che qualcuno sentisse i suoi gemiti. Eppure, pur di trascinarlo a letto, lui aveva persino cambiato maliziosamente alloggio, scegliendo un hotel al posto della sistemazione che utilizzava di solito durante i viaggi di lavoro, proprio perché già pregustava una seconda notte con lui. Anche questo era un dettaglio che non aveva alcun bisogno di confessare.
«La bocca, la nuca, l’inguine, le ascelle, i genitali, anche dietro…».
L’uomo aveva elencato quelle parti del corpo con voce impassibile, ma all’improvviso si rese conto di stare rivelando dettagli della propria vita privata all’interlocutore e lasciò la frase in sospeso. Si trattava semplicemente di fornire informazioni, proprio come quando si descrivono i sintomi a un medico per ottenere una diagnosi, ma non era detto che conoscere così intimamente la vita privata di un’altra persona fosse piacevole.
«Mi dispiace farle ascoltare anche cose del genere…».
Forse ricevette una risposta rassicurante, perché si schiarì la voce e riprese a parlare.
«Anche il fatto che i feromoni fossero più intensi nelle zone ricche di ghiandole sudoripare, in quelle caratterizzate da un odore corporeo più forte e nelle mucose o nei fluidi corporei corrispondeva alle caratteristiche dei feromoni. Inoltre, reagiva ai miei feromoni con una sensibilità ancora maggiore rispetto a prima, diventando così esplicitamente desideroso di sesso da risultare impensabile per il suo carattere abituale. Quando c’è stata la penetrazione… eravamo entrambi completamente dominati dai feromoni, incapaci di ragionare. Quando ho ripreso conoscenza… avevo già fatto il knotting e tentato il Changing. Non ero riuscito a controllare né a proteggere nulla…»
La voce dell’uomo si affievolì sempre di più, fino a farsi assente. Nei suoi occhi, che vagavano senza meta, c’era il vuoto di chi si sente privato persino dell’ultimo diritto che distingue un essere umano: la capacità di controllare sé stesso secondo la propria volontà. Nemmeno definirlo senso di colpa sarebbe stato sufficiente a descrivere ciò che provava.
Socchiudendo gli occhi, scosse lentamente la testa, come se cercasse di ricostruire il contenuto di un sogno confuso di cui non riusciva a ricordare bene i dettagli.
«Pensavo che potesse essere un errore comprensibile. Cercavo di convincermene anch’io, tentando in tutti i modi di mantenere la calma. Come avrei potuto non farlo? Ma non avendo assunto contraccettivi, se fosse stato un omega, la probabilità che rimanesse incinto sarebbe stata superiore al novanta per cento; se invece fosse stato un beta, significava che avevo tentato un Changing… Come avrei potuto restare lucido?»
L’uomo vuotò in un solo sorso il whisky rimasto nel bicchiere, appena uno o due sorsi. Si passò bruscamente il dorso della mano sulle labbra, seguendo con lo sguardo le vene azzurrine che gli percorrevano la mano fino alle dita, poi si piegò in avanti e si scompigliò i capelli.
«Lo so. Uno o due tentativi di Changing non bastano a provocare una trasformazione. Ma… una barriera difensiva che non era mai stata violata prima è stata infranta con una facilità incredibile. E a farla crollare è stato il nemico più fragile che potessi immaginare, qualcosa che non avrei mai nemmeno preso in considerazione. Capisce cosa intendo?»
Le spalle nude e il petto dell’uomo si gonfiarono ancora di più, irrigiditi dall’agitazione emotiva.
«La cosa più incredibile è che, nonostante abbia sperimentato l’eiaculazione durante il knotting, il suo interno sia rimasto perfettamente integro.»
Afferrò il bicchiere, ma ormai non vi era rimasta nemmeno una goccia.
«Le ho detto che era impossibile. Un beta che sopporta il mio knotting senza riportare nemmeno una piccola lesione? Per due volte? È impossibile. Lo sa anche lei. Un omega comune ne soffrirebbe per almeno uno o due giorni, e sarebbe difficile persino per un Golden Omega. Eppure lui…».
L’uomo si interruppe bruscamente, come se l’interlocutore avesse preso la parola per rimproverarlo.
Un beta che sopporta il mio knotting senza riportare nemmeno una piccola lesione? Per due volte?
Sembrava che l’altro lo avesse rimproverato per aver creato le condizioni per una seconda penetrazione nonostante quanto accaduto la prima volta. L’uomo abbassò lo sguardo e si morse le labbra, esitando come un bambino colto in fallo.
Dopo la prima penetrazione, aveva attribuito la propria debolezza all’attrazione esercitata dai feromoni, diventati ancora più potenti. Ma poteva anche ingannare il suo interlocutore al telefono, giustificando così il proprio comportamento: non poteva però ingannare sé stesso sul fatto di non aver fatto nulla per evitare attivamente che la situazione si ripetesse.
Che cosa sarebbe successo se lui non fosse salito nella sua camera da letto? Sarebbe andato semplicemente a dormire, comportandosi in modo tranquillo e composto?
C’era una cosa di cui era certo: dal momento in cui aveva visto quell’uomo tremare davanti a casa sua, completamente fradicio di pioggia, aveva provato una rabbia feroce al pensiero di distruggere chiunque o qualsiasi cosa lo avesse ridotto in quello stato. E, con la stessa intensità di quella rabbia, era esploso anche il desiderio sessuale nei suoi confronti.
Sapeva, grazie all’educazione ricevuta, quale tipo di istinto potesse essere quella rabbia e quel desiderio sessuale così potenti, capaci di avvolgerlo e sollevarlo in aria, come se stessero trascinando via tutto il suo essere.
Era probabilmente una sensazione molto simile all’istinto protettivo che un alpha sviluppava nei confronti del proprio omega dopo aver mantenuto per lungo tempo un legame costante con un unico partner.
Sapeva anche che, sebbene con l’avvento dell’epoca moderna le circostanze che potevano provocare un simile comportamento fossero diventate rare, un alpha rimasto fedele a un solo omega avrebbe potuto arrivare a sacrificare la propria vita per proteggerlo.
Secondo la spiegazione distaccata dell’insegnante di educazione sessuale, ciò dipendeva dalle caratteristiche biologiche di alpha e omega, che davano priorità alla riproduzione e alla procreazione e, di conseguenza, alla sicurezza degli omega in grado di rimanere incinti. Da ragazzo, quell’uomo aveva provato disgusto nel sentire quelle parole, come se lo avessero ridotto a un essere destinato esclusivamente a riprodursi.
Eppure, se la rabbia e il desiderio sessuale che lo avevano travolto davanti al portone fossero stati simili all’istinto protettivo di un alpha nei confronti di un omega, la sensazione che aveva realmente provato non gli era risultata così sgradevole quanto l’avversione che nutriva verso quella teoria.
Anzi, in quel momento non era mai esistito, ai suoi occhi, un essere tanto indifeso e adorabile. Aveva sentito che sarebbe stato disposto a rinunciare a tutto pur di proteggerlo dai pericoli e permettergli di sorridere serenamente. Era stato sorprendente constatare quanto semplicemente tutta la propria energia si fosse concentrata su quella persona che aveva davanti.
Non provava fastidio per quell’impulso altruistico, tanto estraneo alla sua natura, ma non riusciva comunque a comprenderlo.
Prima di tutto, quell’uomo non era un omega con cui intratteneva da tempo una relazione. Anzi, a prescindere dal fatto che potesse essere o meno il suo omega, non era nemmeno un omega. Com’era possibile che la sua natura stessa, così incerta, riuscisse a stimolare il suo istinto da alpha?
«La seconda volta sono stato completamente dominato dai suoi feromoni, al punto da lasciarmi trascinare e fare di nuovo il knotting, seguito dal Changing. Dopo il primo errore, ero consapevole di dover mantenere il controllo e ho lottato con tutte le mie forze per non perdere il ritmo, ma… è stato inutile. Erano feromoni che sembravano spingerlo e indurlo deliberatamente a farsi fare il knotting e il Changing da me. Ormai non si tratta più soltanto dei miei feromoni che stimolano i suoi e li fanno emergere…».
L’uomo schiuse le labbra. Poi, con un sospiro, come se volesse espellere il vento gelido che gli si era accumulato dentro, disse: «Ma… che cosa è lui, esattamente?».
Sembrava che avesse raccontato tutta quella lunga storia soltanto per riuscire a pronunciare quell’unica frase.
«No. No, non è possibile.»
La sua reazione alla risposta ricevuta dall’altra parte del telefono fu categorica. Scosse la testa più volte, negando con decisione.
«Feromoni instabili e immaturi di un omega? Un Golden Alpha del mio livello… potrebbe davvero perdere il controllo e venire stimolato da feromoni instabili appartenenti a un omega immaturo, che non è nemmeno un Golden Omega? È possibile una cosa del genere?»
Mentre l’agitazione cresceva rapidamente, l’uomo si afferrò la testa, come se stesse soffrendo.
«E anche se fosse così… allora io che cosa sarei? Sono davvero un Golden Alpha? Sono davvero un Ghost?»
Le spalle curve dell’uomo, che si teneva la testa fra le mani, si gonfiavano e si abbassavano ripetutamente nell’oscurità.
«Ho cercato di calmarmi e di ragionare lucidamente. Tante volte.»
La sua voce era attraversata da un’amarezza tagliente, carica di rimorso, autocritica e della disperazione tipica di chi si ritrova intrappolato nell’incertezza di un futuro impossibile da prevedere.
«Ma ultimamente, ogni volta che lo incontro, mi accorgo di essere trascinato via senza poter fare nulla. Riesco a malapena a trattenermi dal rilasciare i feromoni in qualsiasi momento. E anche questo… basta che si presentino il luogo e le condizioni adatte perché i nostri corpi si uniscano, e precipito immediatamente in uno stato in cui lo desidero così tanto da impazzire. Se è lui a diffondere per primo i suoi feromoni verso di me, non riesco a opporre la minima resistenza. È come se dentro di me non esistesse nemmeno la volontà di resistere, come se fossi completamente impotente di fronte ai suoi feromoni…».
Con i gomiti appoggiati sulle cosce, l’uomo sollevò il capo. Poi aprì la grande mano e si passò il palmo sulla parte inferiore del viso, strofinandola con forza, quasi volesse schiacciarla.
«Essere dominato da feromoni del genere, perdere completamente il controllo di me stesso e andare in calore come una bestia… È questo che significa essere un Golden Alpha? Mi sono allenato e disciplinato per tutta la vita, soltanto per diventare un animale del genere?»
La voce dell’uomo si era ormai fatta più morbida, ma era anche vuota. Lo stesso valeva per il suo sguardo, perso nel vuoto davanti a sé.
Alle parole di conforto provenienti dall’altra parte del telefono, l’uomo reagì con una risatina, come se avesse appena ascoltato una battuta poco divertente.
«Non è paura. È confusione.»
Alla fine, non aveva ottenuto alcuna risposta davvero soddisfacente. Tuttavia, non si era mai aspettato di riuscire a trovare una soluzione immediata a una situazione tanto complessa. Persino lui, che conosceva piuttosto bene la fisiologia e le caratteristiche di alpha e omega, non aveva mai sentito parlare nemmeno per sentito dire di un caso simile. Anche il suo interlocutore sembrava considerevolmente turbato.
Avrebbe voluto credere che confidarsi con una persona di cui si fidava lo avesse alleggerito almeno in parte, ma… non era così. Il problema era rimasto esattamente dov’era e avrebbe dovuto affrontarlo interamente con le proprie forze.
«A settembre dovrò andare a Chicago per una mostra. Verrò a trovarla di persona in quell’occasione. Ma se prima di allora dovesse scoprire qualcosa… qualsiasi informazione, o se le venisse in mente qualcosa che potrebbe aiutarmi… Sì, d’accordo.»
Anche dopo aver terminato la chiamata, l’uomo rimase immobile, con il busto piegato in avanti. Soltanto dopo molto tempo si raddrizzò, si premette le palpebre e mormorò a bassa voce un’imprecazione.
Si alzò per andare al mobile bar e versarsi un altro bicchiere di whisky, ma il piede gli rimase impigliato nel cavo della lampada da terra, che attraversava il tappeto. Allungò il braccio per afferrare la lampada che stava per cadere in avanti, ma la sottile struttura metallica gli sfuggì per un soffio.
Riuscì a evitare che il paralume e la lampadina si frantumassero, sostenendoli con le cosce e le ginocchia, ma quell’errore, assolutamente impensabile per lui in condizioni normali, gli strappò un’imprecazione ancora più violenta.
Dimenticandosi persino del whisky che era andato a prendere, distese la lampada sul tappeto e si lasciò cadere sul pavimento. Sbatté le palpebre più volte, sforzandosi ripetutamente di tenerle aperte, poi, come se si fosse arreso, appoggiò la schiena al divano alle proprie spalle e chiuse gli occhi.
«Non è paura. È confusione.»
Lo aveva detto come se la paura fosse qualcosa di assolutamente impossibile per lui, eppure, in realtà, non ne era affatto certo.
Non era più sicuro di niente. Nemmeno della propria esistenza.
Quando si fosse trovato davanti a uno specchio, temeva che non sarebbe riuscito a riconoscere nemmeno il proprio riflesso.
Non poteva certo sostenere che quella non fosse paura.



