MINATO’S LAUDROMAT – EXTRA 1

Primo sogno dell’anno

Nota dell’autrice: Ci sono sogni che si fanno pur sapendo di stare sognando. Mi pare di aver sentito parlare in televisione di qualcosa come “sogno lucido”, o roba del genere.

***

«Ehi, ma… dove sono finito?»

Minato si ritrovò smarrito in uno spazio immenso e completamente vuoto. Era la vigilia di Capodanno, l’indomani sarebbe stato il primo giorno dell’anno, e lui proprio non riusciva a capire che cosa stesse facendo.

«Minato-san.»

Una mano gli afferrò improvvisamente la sua da dietro e dalle labbra di Minato sfuggì un poco dignitoso «Ah!». Quando si voltò per vedere chi fosse, si trovò davanti il solito, immancabile Katsuki Shintaro.

«Non spaventarmi così, Shin! …Eh? Aspetta!?»

«Hai capito, Minato-san?»

Katsuki gli rivolse un sorriso morbido, simile alla luce del sole che filtra tra le foglie. Minato, pensando che fosse uno scherzo di qualche tipo, lo afferrò per il bavero e gli esaminò il viso da vicinissimo.

«Eh? Eh? Eeeh!?»

«Minato-san, io sono diventato adulto.»

«A-adulto? Ma tu…»

Katsuki, che aveva evidentemente qualche anno in più rispetto a prima, sorrideva tranquillo. A giudicare dall’aspetto, doveva avere poco più di vent’anni. I capelli neri erano stati tagliati più corti di prima e il suo viso, ormai privo di quell’aria acerba, aveva assunto un’espressione virile e decisa. Era sempre bello da morire, fin troppo bello. Di fronte a Katsuki, che sotto ogni punto di vista era diventato adulto, Minato si passò freneticamente le mani tra i capelli mentre cercava di fare ordine nella propria confusione.

«Aspetta un attimo… Non è che questo è un sogno? Ah, giusto, giusto! È un sogno! Cavolo, Shin, non comparire nei miei sogni!»

Mentre cercava di fuggire dalla realtà e scherzava con aria ebete, Katsuki disse con assoluta serietà: «Sì. Questo è un sogno, Minato-san.»

A quanto pare era davvero dentro un sogno. Con la coscienza ancora annebbiata, Minato si limitò a fissare attentamente il volto di Katsuki, ormai adulto. I suoi occhi affusolati e perfettamente delineati sbatterono lentamente le palpebre. I loro sguardi si incrociarono con un’intensità così dolce e profonda da far quasi venire la nausea. Persino quel senso di colpa che normalmente occupava il centro esatto del cuore di Minato sembrava, a quanto pare, non funzionare nel mondo dei sogni.

«Sei proprio un figo anche da adulto, eh. Mi dai sui nervi.»

Mentre gli toccava entrambe le guance con le mani, tastandole e stringendole delicatamente, Katsuki mormorò con aria esasperata: «Non dire così. Sono venuto apposta per incontrarti.»

Una grande mano si posò sopra quella di Minato. I gesti e la voce di Katsuki, più maturi del solito, stavano scuotendo senza alcuna delicatezza il cuore di Minato. Anche nei sogni il cuore batte così forte, eh… riuscì a pensare con una certa nonchalance. Almeno fino a quel momento.

«Minato-san.»

Katsuki portò con decisione le dita di Minato verso le proprie labbra. D’istinto, Minato pensò a quella classica scena da fiaba in cui il principe bacia la mano della principessa. Il respiro caldo dell’uomo gli sfiorò la punta delle dita. Era solleticante e, soprattutto, terribilmente imbarazzante.

«Che succede, Minato-san? Sei diventato improvvisamente così tranquillo.»

Di chi sarà mai la colpa? Di chi?!

Catturato dallo sguardo di Katsuki, febbricitante e intenso, anche Minato finì per arrossire. Quando questo qui diventerà adulto, non mi rimarrà proprio più nulla con cui poter competere. Imprecando mentalmente contro di lui, Minato arricciò le labbra.

«Io ci ho pensato.»

«A-a cosa?»

«Io adesso sono adulto, e questo è un sogno. Quindi… in altre parole, possiamo fare quello che vogliamo senza che nessuno ce ne faccia una colpa.»

«Eh?»

Minato alzò la testa, sconcertato. Katsuki gli sorrise con un’espressione molto più maliziosa del solito e, senza lasciargli la mano, si fece più vicino.

«Non si può, Minato-san?»

«No, cioè… non è questo il punto… Ehi, sei troppo vicino!»

«Potrei anche preparare, tanto per sicurezza, qualcosa di bello grosso che piace a Minato-san.»

«Shin-chan, che cosa stai dicendo!? Ehi, aspetta un attimo…!»

Minato perse l’equilibrio e rischiò di cadere, ma Katsuki lo sostenne senza alcuna difficoltà. Poi strinse tra le braccia Minato, che era rimasto completamente paralizzato, e gli sussurrò all’orecchio con aria provocatoria: «Voglio metterlo dentro.»

«M-metterlo…! No, quello è decisamente oltre il limite!»

Minato iniziò ad agitarsi freneticamente tra le sue braccia. Eppure, come per convincerlo che non c’era nulla di cui preoccuparsi, le labbra di Katsuki si posarono nell’incavo della sua clavicola. Una sensazione tiepida gli si propagò sulla pelle e la gola ebbe un piccolo sussulto.

«Ah… t-tu… ehi…»

Quella sensazione che gli risaliva lungo il corpo con brividi sempre più intensi era decisamente troppo, anche per un sogno.

«…Sh-Shin, ho detto di no! Sul serio!»

Quando alzò la voce, lo spazio bianco in cui si trovavano fino a un attimo prima era sparito. Al suo posto, davanti agli occhi di Minato comparve la sua familiare stanza.

[…Minato-san, si è svegliato?]

Dal cellulare che, chissà perché, Minato si ritrovava stretto in mano, proveniva la voce di Katsuki. In quell’istante, Minato ricordò di essere al telefono con lui.

«Scusa… mi ero addormentato.»

[Va bene, non importa. Non rispondeva da circa quindici minuti, quindi ho pensato che probabilmente si fosse addormentato.]

La voce calma e impassibile di Katsuki fece vibrare i timpani di Minato, ancora intontito dal sonno.

Katsuki lo aveva contattato poco dopo le undici di sera, quando mancava ormai poco alla mezzanotte. Quel pomeriggio, dopo aver bevuto con i ragazzi della squadra di nuoto, Minato era passato dai suoi genitori e, dopo essere stato trascinato a bere di nuovo dal nonno e dalla nonna, aveva finito per alzare un po’ troppo il gomito. A quanto pare, pur avendo risposto alla telefonata, si era addormentato durante la conversazione.

[Minato-san, che sogno stava facendo?]

A quelle parole pronunciate con noncuranza, Minato ebbe un sussulto e irrigidì le spalle.

«Non stavo sognando niente! Piuttosto, potevi svegliarmi!»

[Ma sarebbe stato un peccato.]

«Un peccato cosa?»

[Il tuo respiro mentre dormivi. Era carino.]

Minato rimase talmente sbalordito da non riuscire a parlare per un istante.

«…C-carino un cavolo! Come può essere carino il modo in cui uno respira mentre dorme!?»

[Può eccome. Sei carino, Minato-san.]

Le guance di Minato si fecero roventi all’istante. Sapendo che non era colpa dell’alcol, per lui la situazione diventava davvero imbarazzante.

«Ma perché Shin-chan deve sempre dirle così, certe cose…»

Il senso di Katsuki era probabilmente parecchio distante da quello della gente comune. Continuava a elogiare un uomo sulla trentina come lui dicendogli in continuazione quanto fosse carino. Aveva superato il limite dell’esasperazione: non restava altro che ridere.

«Ah, che scemo. Shin-chan, tu sei proprio senza speranza.»

[Minato-san.]

«Mh?»

[Buon anno. Anche quest’anno conto su di te.]

Quando Minato guardò l’orologio, si accorse che l’anno era già cambiato. Il sogno che aveva appena fatto era quindi il suo “hatsuyume*”, il primo sogno dell’anno.

*(N/T: 初夢, はつゆめ, hatsuyume, significa letteralmente “primo sogno” e indica il sogno che si fa all’inizio del nuovo anno, precisamente nella notte tra il 1° e il 2 gennaio. Nella tradizione giapponese viene considerato un presagio di come sarà l’anno che sta iniziando.)

Non avrebbe mai potuto raccontare a Katsuki di aver fatto un sogno così sconveniente.

«Grazie, buon anno anche a te. Anch’io conto su di te, Shin.»

Dall’altra parte arrivò un semplice e sincero [Sì].

Ah, che seccatura. All’improvviso Minato sentì il bisogno di sapere che faccia avesse Katsuki mentre pronunciava quelle parole. Per nascondere quel sentimento persino a se stesso, fece apposta a rispondere con tono distaccato.

«Va bene, va bene. Ormai è tardi, quindi…»

Prese una bottiglia d’acqua minerale dal frigorifero e ne svitò il tappo. Era soltanto acqua, eppure gli sembrò incredibilmente buona, al punto da sentirla scorrere e impregnargli tutte le viscere.

«Shin, è tardi, quindi anche tu vai a dormi-»

[Minato-san, anche quest’anno mi piaci tantissimo. E anche l’anno prossimo, e quello dopo ancora, per sempre.]

La voce bassa di Katsuki gli giunse all’orecchio, dolce fino in fondo.

«…Ah.»

[Buonanotte.]

«Eh?»

La chiamata si interruppe in un batter d’occhio e Minato rimase lì, immobile, con la bottiglia di plastica in mano.

«…Non riattaccare così.»

Beh, anche se non avesse riattaccato, sarebbe stato un problema.

Il tumulto nel suo petto continuava soltanto ad aumentare. Bevve l’acqua avidamente e lasciò sfuggire un «Ahh» accompagnato da un sospiro.

«Shin, sei proprio un idiota.»

In lontananza risuonavano i rintocchi della campana di Capodanno. Con questo corpo pieno di desideri e tormentato dai pensieri, che cosa avrebbe dovuto fare, adesso? Anche quest’anno non sarebbero certo mancati i problemi su cui arrovellarsi.

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