DAY 4
Quello che Minjeong voleva era un orsacchiotto. Eppure, girando per quella villa così immensa, non ne avevo visto nemmeno uno. Voleva forse che gliene cucissi uno a mano con ago e filo? E poi, come facevo a sapere che Minjeong desiderava un orsacchiotto? Non c’era da nessuna parte un indizio che permettesse di dedurlo. Era semplicemente un modo per dirmi di morire.
Non volevo aprire gli occhi. Tanto, una volta aperti, nell’oscurità in cui non si vedeva nulla avrei trovato di nuovo l’ora attuale, invariabile, le 03:28, brillare di rosso. Alla mia destra ci sarebbe stato Kim Seonwoo e, anche questa volta, quel bastardo non si sarebbe ricordato di me. Prima mi avrebbe guardato di nuovo con sospetto, come se non fosse mai stato appiccicato a me, poi, terrorizzato, mi si sarebbe nuovamente avvinghiato come se non fosse successo nulla.
Anche quel tizio era un fottuto giocatore che aveva ricevuto il mio stesso biglietto. Allora perché ero l’unico a ricordare tutto?
La sensazione orribile di qualcosa di affilato che mi penetrava nella pelle era ancora vivida. Alzai una mano e mi strinsi il collo, intatto. La pelle non aveva nemmeno una ferita. Non provavo neppure più alcun dolore. Eppure, un sudore freddo mi inumidì la fronte.
Tre volte.
Avevo provato per ben tre volte un dolore così reale da arrivare a un passo dalla morte. La determinazione che mi ero imposto a forza crollò. La fiducia in me stesso svanì. Persi la certezza di poter fuggire da quella terribile villa.
Poi fui travolto dalla rabbia.
Perché devo fare tutta questa cazzo di fatica in un posto di merda come questo? Perché devo passare attraverso una cosa del genere? Perché?
«Cazzo, cazzo!»
Mi alzai pieno di rancore e lanciai contro la finestra uno dei vasi di fiori sparsi per il soggiorno.
Il vaso che colpì la finestra si frantumò miseramente e i frammenti schizzarono ovunque. Assurdamente, il vetro non riportò nemmeno un graffio.
A quel punto non sapevo più neanche se quella fosse la realtà o un terribile incubo.
Presi un altro vaso e lo lanciai contro la porta d’ingresso. Ma, proprio come la finestra, non riportò nemmeno un graffio.
Camminai verso l’ingresso calpestando i frammenti del vaso rotto. I cocci graffiavano il pavimento, lasciandovi dei segni. Ne raccolsi uno affilato e lo conficcai contro la porta.
Il sangue schizzò sulla porta.
Il sangue rosso e fresco si depositò sulle vecchie macchie ormai secche e colò verso il basso. Quel frammento affilato non era riuscito a lasciare nemmeno un graffio sulla porta, eppure aveva lasciato sul mio palmo un lungo taglio accompagnato da un dolore lancinante.
Quante altre volte dovrò morire prima di riuscire a uscire da questa fottuta villa?
Non riuscivo a trovare una risposta.
«Tanto vale che mi uccidano…»
Perché continuavo a resuscitare per ripetere quella terribile tortura?
Un gioco? Un giocatore?
Non poteva essere un gioco. Una cosa così agghiacciante non poteva essere un gioco. Nessuno, a meno di non essere completamente folle, avrebbe potuto definire una cosa del genere un gioco.
Se fosse stato un incubo e non la realtà, almeno avrei avuto la speranza che prima o poi mi sarei svegliato.
Ma quella era la realtà.
Il tessuto dei vestiti, umido per il sudore, che mi avvolgeva il corpo; il mio corpo che tremava come sconvolto dal terrore delle morti successive; l’odore metallico del sangue che gocciolava dalle ferite aperte nel palmo; il rumore della pioggia battente che continuava a colpire il terreno senza sosta; il sapore salato che sentivo in bocca…
Con sensazioni così vivide, non poteva non essere reale.
Dopo aver urlato come un pazzo, quando le forze mi vennero meno fui travolto da un senso di vuoto.
Non cambiava nulla.
Ero ancora dentro quella fottuta villa e la porta rimaneva saldamente chiusa, senza mostrare alcun segno di volersi aprire. La foresta nera che si agitava sotto la pioggia fuori dalla finestra sembrava quasi prendersi gioco di me.
«Ehm…»
A quella voce familiare mi voltai. Una debole luce di torcia si stava avvicinando.
Accanto alla persona che veniva verso di me vidi la luce rossa dell’orologio e, per abitudine, controllai l’ora.
Le cifre che indicavano 03:42 cambiarono in 03:43.
Quel bastardo si alza davvero a un’ora completamente a caso.
La luce della torcia mi colpì direttamente gli occhi. Accecato, alzai una mano per coprirli. Per sfortuna, avevo alzato istintivamente la mano destra e avvertii una fitta lancinante.
La mano cominciò a tremare per il dolore.
Adesso penserà che sono completamente pazzo.
Nonostante il sudore freddo causato dal dolore, mi sfuggì una risata sciocca.
«Hyung!»
«Ugh!»
Kim Seonwoo mi afferrò il polso della mano ferita.
A quel tocco vigoroso, la mano mi tremò.
«Fa male…!»
«M-mi dispiace, hyung. Ma soprattutto, che cosa è successo a quella mano…!»
Kim Seonwoo aveva un’espressione come se facesse più male a lui che a me. Guardava la mia mano da cui gocciolava il sangue, tremando senza sapere cosa fare.
Lo osservai mentre aggrottava la fronte senza capire e batteva nervosamente i piedi.
Questo è il Kim Seonwoo che mi conosce.
«Ti ricordi di me?»
«Certo che mi ricordo! Perché me lo chiedi all’improvviso? No, ma soprattutto… una benda. Non abbiamo bende, però possiamo usare un panno pulito… Ah, cazzo. Sto impazzendo.»
«Il mio nome?»
«Non me l’hai detto, hyung! Ma è questo che importa adesso? Il taglio dev’essere profondissimo, il sangue non smette di uscire! Perché ti sei ridotto così? Hyung, vieni prima qui. È pericoloso con tutti questi frammenti.»
Kim Seonwoo mi afferrò il polso dell’altra mano, quella non ferita, e mi trascinò fino al divano dove mi ero svegliato la prima volta, spingendo via con le scarpe da ginnastica i frammenti sparsi sul pavimento.
«Siediti qui un attimo.»
Dopo averlo detto con fermezza, Kim Seonwoo corse in cucina.
Il rumore dei suoi passi si fermò quasi subito e sentii il fruscio di qualcosa che veniva rovistato.
Questa volta Kim Seonwoo non mi aveva dimenticato.
«Oh.»
Mi scesero delle lacrime dagli occhi.
Perché sto piangendo?
Alzai il familiare braccio destro e sussultai di nuovo a causa del profondo taglio sul palmo. Probabilmente il frammento era penetrato parecchio in profondità, perché la ferita era piuttosto seria.
Alzai la mano sinistra, quella sana, e mi strofinai gli occhi. Ma, per quanto li asciugassi, continuavano a uscire lacrime.
«Hyung, per ora possiamo fermare il sangue con questo… Hyung, stai piangendo? Perché piangi? Fa molto male?»
Kim Seonwoo era tornato dalla cucina con uno strofinaccio che sembrava abbastanza pulito. Si inginocchiò davanti a me e mi guardò con preoccupazione.
Quando lo guardai in silenzio, afferrò la manica della felpa e mi asciugò delicatamente gli angoli degli occhi. Poi si sedette accanto a me e mi abbracciò con cautela, come si fa con un bambino, facendo attenzione a non toccare la ferita mentre mi accarezzava la schiena.
«Continui a piangere così tanto che non so nemmeno cosa dirti. Dammi la mano. Fa molto male, vero? Perché l’hai fatto?»
Kim Seonwoo si staccò subito da me e avvolse delicatamente lo strofinaccio attorno alla mano destra, dalla quale continuava a sgorgare sangue.
«Hyung, se continui a perdere sangue ti verranno le vertigini. Non abbiamo altri mezzi, quindi dovremmo almeno fermare l’emorragia. Però farà molto male se premiamo sulla ferita. Non voglio che ti morda la lingua o le labbra per errore, quindi mordimi la spalla.»
«…Cosa?»
«Penso che faccia troppo male perché tu possa fermare il sangue da solo, quindi dovrò farlo io. Siediti qui e, se fa male, mordimi la spalla.»
Kim Seonwoo, seduto accanto a me, si diede qualche colpetto sulla coscia.
Imbarazzato, afferrai uno degli strofinacci che teneva tra le mani.
«Lascia stare. Faccio da solo.»
Quando premetti leggermente sulla ferita, ormai diventata rovente, il corpo ebbe una contrazione.
Faceva un male terribile.
Il dolore era una di quelle cose a cui, per quanto la si assaggiasse, non ci si poteva mai abituare. Nonostante conoscessi un dolore ancora peggiore, quello della ferita attuale bruciava terribilmente.
«Visto? Non riesci nemmeno a toccarla.»
Dicendo così, Kim Seonwoo mi afferrò per la vita, mi sollevò con facilità e mi fece sedere sulla sua coscia destra.
Quando mi agitai, mi fece appoggiare la testa sulla sua spalla.
Eravamo così vicini che un lato del mio petto sfiorava il suo corpo. La mia mano smarrita annaspava nel vuoto.
«Hyung, perché sei così carino?»
«Che cazzo dici all’improvviso?»
«Con questa tieniti qui, e dammi la mano ferita.»
Gli circondai il collo con il braccio sinistro e trovai alla meglio una posizione sul suo corpo.
«Hyung, fermo il sangue. Farà molto male.»
Kim Seonwoo me lo sussurrò all’orecchio e cominciò a comprimere la ferita.
Il tessuto ruvido che si insinuava a forza nella stretta apertura della ferita mi provocò un dolore tale da farmi girare la testa. La mano di Kim Seonwoo premeva senza pietà sulla ferita.
«Hngh, ah!»
Il dolore mi investì come un’onda e il mio corpo cominciò a tremare.
Senza accorgermene affondai i denti nella spalla di Kim Seonwoo. Le lacrime mi sgorgarono dagli occhi per il dolore puramente fisico.
«Fa molto male, vero? Ecco perché non dovevi farlo.»
«Hngh, fa… ah, hngh…»
Il dolore bruciante mi fece imperlare di sudore freddo. Ogni volta che sentivo che stava per sfuggirmi un urlo, mordevo più forte la spalla di Kim Seonwoo, ma gemiti pieni di dolore continuavano a uscirmi dalla bocca.
«Basta… hngh…»
«Ma sanguina ancora.»
Più il dolore continuava, più mi aggrappavo disperatamente a Kim Seonwoo.
Strinsi i denti sulla sua spalla per sopportare l’insopportabile e afferrai con disperazione i suoi vestiti. Le dita dei piedi si contrassero.
Ansante, mi rifugiai ancora più profondamente tra le sue braccia, come se Kim Seonwoo fosse la mia unica salvezza.
«Ah, hyung, non irrigidirti così di continuo.»
«Ugh, hngh…»
Le braccia forti di Kim Seonwoo mi strinsero la vita mentre continuavo ad agitarmi. Il corpo mi tremava a intervalli.
Fino a quando devo sopportare?
Mentre continuavo a piangere, il dolore alla mano cessò.
«Hyung. Fatto. Ha smesso di sanguinare. Non del tutto, ma almeno non esce più come prima.»
«Hai finito…?»
Ero completamente esausto.
Quando staccai la bocca dalla sua spalla, un filo trasparente si tese a lungo prima di spezzarsi.
La spalla di Kim Seonwoo era umida per i segni dei miei denti impressi chiaramente attraverso i vestiti e per la saliva e le lacrime che vi avevo lasciato.
Quando il dolore diminuì, tornai in me. Il viso mi si fece rovente per l’imbarazzo.
«M-mi dispiace.»
«Va bene.»
«Ti ho morso troppo forte, vero?»
«Va tutto bene. Sono stato io a dirti di farlo.»
Nel frattempo Kim Seonwoo aveva preso il coltello da cucina insanguinato e stava abilmente incidendo lo strofinaccio per tagliarlo in strisce lunghe. Sembrava stesse cercando, per quanto maldestramente, di creare una benda.
Quando la striscia fu abbastanza lunga, la appoggiò sul mio palmo, la avvolse più volte e la legò saldamente.
Sentivo ancora un dolore pungente, ma era molto meglio di prima.
«Il mio hyung è proprio un piagnucolone, un piagnucolone.»
«Piagnucolone? Chiunque, se gli schiacciano una ferita del genere, finirebbe per versare qualche lacrima.»
«Qualche lacrima? Hai fatto molto di più.»
Ridacchiando, Kim Seonwoo mi portò un altro strofinaccio al viso e mi pulì con delicatezza il volto completamente sporco di lacrime e saliva, come se stesse toccando qualcosa di prezioso.
Scesi dalla coscia di Kim Seonwoo e mi sedetti sul divano. Ero così stanco da non avere nemmeno la forza di muovermi.
«Sdraiati un attimo.»
«Sì. Scusa.»
«Per cosa? Riposati. Io devo sbrigare una cosa personale e…»
Kim Seonwoo si alzò appena e fece per allontanarsi, ma gli afferrai l’orlo dei vestiti.
«…Dove vai?»
«Devo sistemare una faccenda personale e torno.»
«E che faccenda personale sarebbe?»
Non andare.
Mossi appena le labbra. Kim Seonwoo arrossì e non riuscì a guardarmi negli occhi.
Seguendo con lo sguardo la sua mano che continuava a tirare giù i vestiti, capii quale fosse quella faccenda personale.
«…Sei per caso un cane in calore?»
«No!»
«E allora perché lì…»
Gli lanciai di tanto in tanto occhiate alla parte anteriore dei pantaloni, gonfia in modo evidente, con uno sguardo quasi disgustato. Le orecchie di Kim Seonwoo, fino al collo, diventarono rosse.
«Mi hai continuato a toccare!»
«Io?»
Forse quando mi contorcevo per il dolore?
Mi sentii in colpa.
«È successo. E poi…»
Kim Seonwoo avvicinò improvvisamente il viso.
Era così vicino che le punte dei nostri nasi quasi si toccavano. Sentii il suo respiro caldo sulle labbra.
Si avvicinò ancora, sfiorandomi la guancia, fino ad arrivare accanto al mio orecchio, e dalle sue labbra uscì un soffio caldo.
Sentii le orecchie diventarmi rosse.
«Hyung, continuavi a gemere proprio accanto al mio orecchio, non è vero?»
Dopo averlo detto, Kim Seonwoo ritrasse il viso e si raddrizzò.
Quel pazzo bastardo.
«Vuoi che lo faccio qui?»
«No. Sei matto?»
«È perché non mi lasciavi andare.»
Lasciai subito l’orlo dei suoi vestiti che avevo afferrato e gli feci cenno di andare e tornare in fretta. Dall’alto arrivò una risata bassa. «Sbrigati e torna.»
«Se mi aiuti tu, probabilmente finisco prima.»
«Vuoi che ti picchi?»
«No!»
«Porta la torcia. E non andare al piano superiore.»
«Sì. Torno subito.»
Kim Seonwoo prese la torcia e si allontanò.
Il viso rovente non accennava a raffreddarsi.
Mi sdraiai sul divano e mi coprii il volto accaldato con entrambe le braccia.
A poco a poco, il cuore che fino a quel momento aveva tremato per l’ansia si calmò.
Kim Seonwoo non mi aveva dimenticato.
La paura che mi aveva assalito così terribilmente si placò profondamente, come se non fosse mai esistita.
Forse dipendo da Kim Seonwoo più di quanto pensassi.
Continuai a stare sdraiato e, forse perché avevo perso molto sangue, cominciai ad avere le vertigini. Gli occhi si chiusero lentamente.
A un certo punto mi addormentai.
Qualcosa mi accarezzava il petto con un ritmo regolare. Una piacevole fonte di calore mi avvolgeva la schiena.
La sensazione, né troppo dura né troppo morbida, mi piaceva. Quando strofinai la testa contro di essa, sentii una bassa risata provenire dall’alto.
Proprio mentre stavo per sprofondare di nuovo in un sonno profondo, una luce intensa lampeggiò e subito dopo un tuono enorme mi esplose nelle orecchie.
Mi svegliai di soprassalto.
Quando cercai di sollevarmi, il braccio di Kim Seonwoo, teso da dietro, mi avvolse il petto e mi tirò indietro.
Un piacevole calore mi avvolse la schiena.
«Ti sei svegliato?»
«Cosa? Perché siamo così?»
La voce era un po’ roca per essermi appena svegliato.
«Mi piace anche la tua voce assonnata, hyung.»
«Smettila con queste sciocchezze. Ero sicuramente sdraiato sul divano… Perché mi stai abbracciando?»
«Quando sono tornato, ti eri addormentato. Tremavi perché avevi freddo e non c’era niente con cui coprirti, quindi ho pensato che tanto valeva abbracciarti. Era caldo, vero?»
«…Non hai fatto cose strane, vero?»
«Certo che no. Per chi mi hai preso!»
L’orologio digitale rosso segnava le 06:58.
Avevo dormito per più di tre ore.
«Potevi svegliarmi.»
«Come avrei potuto? Eri pallidissimo, quindi dovevi riposare un po’. Tanto adesso non possiamo nemmeno andare in ospedale…»
Nel palmo sentivo ancora un dolore sordo. Il dolore arrivava fino alle dita, che sembravano formicolare.
Avrei dovuto usare il meno possibile la mano destra.
Che idiota.
Il comportamento che avevo avuto perdendo la calma aveva portato a una conseguenza molto scomoda.
Schoccai la lingua, disgustato dalla mia stessa stupidità.
«Allora adesso dimmi.»
«…Cosa?»
«Perché prima stavi facendo una cosa del genere? Mi sono svegliato perché ho sentito un forte rumore e quando sono venuto ho visto che ti usciva sangue dalla mano. Sai quanto mi sono spaventato?»
«Ecco…»
Kim Seonwoo attese in silenzio che parlassi. Dopo aver esitato più volte, aprii bocca.
«Perché avevo paura.»
«Paura?»
«Sì.»
«Di cosa avevi così paura?»
Il dolore della morte è terribile. Avevo paura di rivivere dopo aver provato quel dolore. Avevo paura di dover stare di nuovo da solo in un posto di cui non conosco nemmeno la posizione, senza nessuno su cui poter contare perché tu non ti ricordavi di me.
Mi morsi le labbra e alla fine buttai fuori una sola parola.
«Avevo paura di tutto.»
«All’inizio sembravi davvero impassibile. Anche sei un fifone come me, hyung.»
«Anche allora avevo paura. Ma non potevo appoggiarmi a te, visto che non mi conoscevi.»
«Puoi contare su di me. Non ti dimenticherò più. Promesso. Quindi dimmi il tuo nome.»
«No.»
«Perché?» Kim Seonwoo fece una faccia triste.
Per l’imbarazzo sentii il viso scaldarsi e abbassai la testa. «E se te lo dimenticassi di nuovo?»
«Allora non me lo dirai mai?»
«…No. Te lo dirò quando usciremo da qui… Il mio nome.»
Così non lo dimenticherai, vero?
Mi tornò alla mente quella sensazione di vuoto che avevo provato quando mi aveva dimenticato.
Se mi avesse dimenticato ancora una volta, sentivo che avrei perso proprio allora tutte le forze necessarie per uscire da quel posto.
L’unica cosa che riusciva a riportare la calma nel mio animo esausto era lui, che aveva vissuto la mia stessa esperienza.
Non sapevo se la volta successiva si sarebbe ricordato di me.
Per questo, questa volta, dovevo assolutamente uscire da lì.
Restavano soltanto due stanze. E sapevo già dove si trovava la chiave di una delle due.
Quindi, questa volta, avrei dovuto riuscire a uscire da quella maledetta villa.
«Piuttosto, che cosa è successo a te?»
«Cosa?»
«L’ultima volta ci siamo separati per muoverci. Tu sei andato sul balcone e io nella stanza di Minjeong al primo piano. Hai trovato qualcosa?»
«Purtroppo no. Stavo cercando dappertutto sul balcone, pensando che magari ci fosse qualche dispositivo nascosto, quando all’improvviso qualcosa mi ha… preso per il collo. Ugh. Non voglio nemmeno parlarne. E quando ho riaperto gli occhi ero sul divano.»
Kim Seonwoo rabbrividì e si strinse il collo.
Non sarà che Minjeong, dopo avermi ucciso, è scesa a piano terra e ha ucciso Seonwoo?
«È stata una bambola con indosso un pigiama rosa e merletti bianchi a ucciderti?»
«Sì, ma ero girato dall’altra parte, quindi non ho visto cosa mi ha attaccato. A proposito, sono morto? Ecco perché faceva un male tremendo. Allora questo è l’inferno? E perché ci sei tu, hyung? A giudicare dal fatto che ci sei tu, direi che è il paradiso.»
«Non esagerare. Te l’avevo detto quando ci siamo incontrati per la prima volta. Se si raggiunge un brutto finale, si torna al punto di partenza. Credo che un brutto finale significhi essere uccisi in qualche modo e non poter più continuare a muoversi.»
«Ma se non è nemmeno un vero gioco, com’è possibile che una persona morta torni in vita?»
Kim Seonwoo me lo chiese perplesso, ma quella era esattamente la domanda che volevo fare io.
Non avevo la minima idea di come fosse possibile.
«Non lo so nemmeno io. Voglio solo uscire in fretta.»
Un profondo sospiro mi sfuggì per la stanchezza.
Non avevamo fatto praticamente alcun progresso, eppure erano già quasi le otto.
Fuori dalla finestra era ancora buio.
A quanto pare, in quel posto non sorgeva nemmeno il sole del mattino.
Avevo riposato abbastanza. Era ora di muoverci.
Quando mi alzai dal divano, le gambe mi cedettero e barcollai. Kim Seonwoo mi afferrò rapidamente, impedendomi di cadere. Mi guardò preoccupato e mi disse di riposare ancora, ma scossi la testa.
«Ho riposato abbastanza. Ora dobbiamo muoverci. A cosa serve restare seduti senza fare nulla? Tanto, se vogliamo uscire da qui, dobbiamo muoverci.»
«…Va bene. Però non sforzarti.»
«Sì.»
Questa volta cominciammo dalla cucina.
Mentre Seonwoo estraeva il coltello da cucina conficcato nell’addome della bambola e lo buttava nel lavandino, presi la chiave della camera da letto dei coniugi che era appesa al collo della bambola. Trovai anche un martello sullo scaffale e una batteria tra le ciotole contenenti le spezie.
Dato che una delle mie mani era inutilizzabile, Kim Seonwoo mi precedette, gironzolando avanti e indietro.
Trovammo la chiave del ripostiglio dentro la macchinina giocattolo in soggiorno e un’altra batteria nella vetrinetta.
Prendemmo in anticipo anche i pastelli e i robot trasformabili che ci sarebbero serviti al piano superiore e li sistemammo sul tavolo.
Ne approfittai per inserire le batterie trovate e provai ad accendere il televisore con il telecomando, ma non funzionava.
A quanto pare, prima dovevamo aprire il ripostiglio, ascoltare il pianto del bambino e il rumore delle interferenze del televisore.
Quando aprii la porta del ripostiglio, ci accolsero ancora una volta le scatole ricoperte di polvere, il pianto di un bambino e il rumore lontano delle interferenze del televisore.
Kim Seonwoo rovistò di nuovo con impegno tra le scatole impolverate, ma l’unica cosa che trovammo fu la familiare fotografia di famiglia.
Probabilmente non c’era bisogno di perquisire ulteriormente il ripostiglio.
Speravo non ce ne sarebbe stata un’altra, ma, per sicurezza, mi impressi la posizione nella memoria, controllai le notizie e mi diressi verso il bagno.
Trovai il martello dentro il water e la chiave della cassetta nello scarico.
Una volta diventato chiaro cosa dovevamo cercare, il tempo necessario per trovare gli oggetti si ridusse drasticamente.
Se perquisivamo prima i luoghi in cui avevamo già trovato degli oggetti, era facile trovarli.
In meno di trenta minuti dall’inizio della ricerca avevamo trovato la maggior parte degli oggetti che servivano al piano terra.
Una volta raccolti rapidamente gli oggetti, entrammo nel balcone.
La priorità, lì, era aprire il passaggio che conduceva alla terrazza esterna del primo piano.
Kim Seonwoo salì di nuovo sulla lavatrice e studiò le scanalature che si diramavano in varie direzioni. Poi scosse la testa e saltò giù.
Guardandomi intorno con attenzione, notai il cesto della biancheria pieno di vestiti.
Restavano due problemi irrisolti.
Come entrare nella terrazza esterna del primo piano e dove fosse la cassetta che conteneva la statuina della ballerina e la piccola chiave.
La cassetta non era ancora saltata fuori.
Se un oggetto di quelle dimensioni non si vedeva da nessuna parte, significava che poteva anche essere nascosto in un posto del genere.
Ripensandoci, mi resi conto che, per quella strana sensazione istintiva, non avevo mai pensato di rovistare tra i vestiti nel cesto della biancheria.
Stavo per afferrare il cesto quando un braccio spuntò improvvisamente e lo prese prima di me.
«Faccio io. Lo rovescio sul pavimento?»
Annuii e Kim Seonwoo capovolse il cesto su un lato del pavimento.
Un mucchio di biancheria cadde con un tonfo.
Lo separai disgustato e trovai la cassetta nascosta al suo interno.
Usai la chiave della cassetta trovata in precedenza per aprirlo e presi la statuina della ballerina e la piccola chiave, esattamente come prima.
A quanto pare, alcuni oggetti avevano una posizione fissa.
Sembrava fosse così per la chiave della camera da letto dei coniugi appesa al collo della bambola snodata in cucina e per la statuina della ballerina del carillon dentro la cassetta.
Non era chiaro secondo quale criterio, ma probabilmente gli oggetti che dovevano trovarsi necessariamente al loro posto avevano una posizione prestabilita.
Dopodiché controllai l’area attorno allo scaffale metallico a un ripiano dove si trovava il cesto della biancheria, ma non trovai nulla.
Come diavolo si apre quello?
Usai lo scaffale metallico come appoggio per salire sulla lavatrice, ma la mano mi scivolò e rischiai di cadere.
Se Kim Seonwoo non mi avesse afferrato ancora una volta al volo, probabilmente mi sarei spaccato la nuca.
Grazie a lui riuscii a ritrovare l’equilibrio, ma Kim Seonwoo non lasciò il mio braccio.
«Grazie.»
«Ti ho detto di stare attento. Che succede? Vuoi salire sulla lavatrice?»
«Sì. Voglio controllare anch’io da vicino.»
«Se c’è qualcosa del genere, dimmelo. Non cercare di fare tutto da solo. Sono abbastanza affidabile, no? Ti ho anche afferrato così bene. Voglio che tu possa contare su di me, hyung. Anch’io conto su di te. Ogni volta che ho paura, mi aggrappo a te come un bambino senza nemmeno preoccuparmi di quanto sia imbarazzante. Vorrei che anche tu potessi appoggiarti a me senza sentirti in imbarazzo.»
Il modo in cui Seonwoo appoggiò la fronte sulla mia spalla e continuò a parlare senza fermarsi mi fece sentire al sicuro.
Anche se non me l’avesse detto, io avevo già iniziato a dipendere emotivamente da lui.
Ma certe cose, se non vengono dette apertamente, non arrivano all’altra persona.
Perciò lasciai uscire quello che provavo, fingendo che fosse una cosa da nulla.
«Sì. Mi sento al sicuro con te, Seonwoo.»
«Dillo ancora.»
«Mi sento al sicuro?»
«Non quello.»
«Ah, sì?»
«Non prendermi in giro.»
Il modo in cui Kim Seonwoo mise il broncio mi fece sfuggire una risatina.
In quella strana villa, lui era il mio sostegno.
Senza Kim Seonwoo avevo paura, ero terrorizzato e il cuore mi batteva agitato per l’ansia.
Sì, anche se quelle emozioni fossero state temporanee, provocate da quella villa, in quel momento avevo bisogno di Kim Seonwoo.
Gli rivolsi per la prima volta un sorriso luminoso e, con più dolcezza del solito e mettendoci dentro tutto il mio affetto, pronunciai le parole che voleva sentire.
«Seonwoo-ah. Il mio Seonwoo.»
Kim Seonwoo mi fissò con un’espressione completamente imbambolata, senza reagire.
Mi sentii a disagio.
Perché non reagisce?
Poi Kim Seonwoo aprì lentamente la bocca.
«Ah, cazzo.»
Con quella bassa imprecazione tra le labbra dischiuse, Kim Seonwoo mi si avventò addosso e mi baciò.
Qualcosa di morbido si posò sulle mie labbra.
Subito dopo, qualcosa di caldo e umido sfiorò delicatamente le mie labbra.
Colto alla sprovvista, strinsi le labbra. Kim Seonwoo aggrottò un sopracciglio e sussurrò con voce roca: «Hyung, apri la bocca.»
Che diavolo? Che cosa sta succedendo?
Non capivo quale interruttore gli fosse scattato. Rimasi semplicemente a fissargli il volto, confuso, e le labbra di Kim Seonwoo si posarono di nuovo delicatamente sulle mie.
«Hyeong…»
Mormorando quella parola con voce bassa e lamentosa accanto al mio orecchio, continuò a posare le labbra sulle mie, cercando di convincermi ad aprirle.
Una parte della mia mente faceva risuonare un allarme assordante: non devi cedere alla tentazione.
Gli occhi di Kim Seonwoo, allungati verso il basso agli angoli, erano arrossati dall’eccitazione.
Kim Seonwoo si passò la lingua sulle labbra e sorrise socchiudendo gli occhi.
Quel sorriso così bello e seducente mi fece venire sete.
Quegli occhi allungati e maliziosamente curvati erano sexy da perdere la testa.
«Cazzo.»
Come pensavo, ero terribilmente debole di fronte al viso di Kim Seonwoo. Ignorando l’allarme che risuonava nella mia testa, mormorai un’imprecazione e gli afferrai con la mano sana la nuca, tirandolo verso di me.
Persino in quel momento sentii tra le dita la morbidezza dei suoi capelli.
A distanza così ravvicinata che i nostri nasi si sfioravano, inclinai la testa e premetti le labbra contro le sue.
Kim Seonwoo spalancò gli occhi per la sorpresa, poi rise e ricambiò immediatamente.
Qualcosa di caldo e umido si fece strada tra le mie labbra.
Le nostre lingue si intrecciarono, esplorando avidamente la bocca dell’altro.
A volte mi baciava con irruenza, come se volesse divorarmi, altre volte diventava docile come un cucciolo e mi sfiorava delicatamente le labbra, lasciandovi piccoli baci, per poi tornare a cercarle con avidità.
Il piacere che cresceva lentamente faceva sentire il cervello, surriscaldato dalla tensione e dallo stress, come se si stesse sciogliendo.
Un suono umido e appiccicoso risuonò accanto al mio orecchio.
«Hngh… ah…!»
Ogni volta che cercavo di allontanarmi ansimando, lui mi seguiva ostinatamente e le nostre lingue tornavano a intrecciarsi.
Un gemito che non ero riuscito a trattenere mi sfuggì dalle labbra.
I suoi occhi, che continuavano a cercare le mie labbra senza lasciarmi nemmeno un attimo di respiro, mi fissavano con uno strano calore, tanto che mi sentii a disagio e abbassai leggermente lo sguardo.
Fu allora che sentii la mano di Kim Seonwoo insinuarsi lentamente sotto i miei vestiti.
Anche con la mente annebbiata riuscivo a capire che non dovevo oltrepassare quel limite.
Colpii delicatamente con la mano ferita quella che era penetrata sotto i vestiti. La mano si fermò per un momento sul fianco, ma non si ritirò.
Al contrario, cominciò ad accarezzare lentamente la zona circostante.
Quel tocco insistente salì di nuovo, come se si aspettasse qualcosa.
«Hngh… ah, non…»
Il piacere del tocco che saliva lentamente lungo il corpo e dei baci incessanti mi faceva perdere continuamente le forze, tanto che le ginocchia cedettero più volte.
Era faticoso reggermi soltanto con un braccio.
La mano che mi accarezzava lentamente scese, mi afferrò la vita e mi sollevò di colpo, facendomi sedere sulla lavatrice.
Proprio in quel momento, mentre il viso eccitato di Kim Seonwoo si avvicinava di nuovo… Un allegro suono completamente fuori luogo risuonò dalla lavatrice.
Il viso di Kim Seonwoo, che si stava avvicinando, si fermò.
Seguì un breve silenzio.
Come se mi avessero gettato addosso un secchio d’acqua gelida, tornai improvvisamente in me.
Le emozioni che ribollivano si raffreddarono.
Il calore che mi aveva invaso il corpo si spense in un istante.
Che cazzo sto facendo in un posto del genere? Pazzo. Ho perso completamente la testa. Perché deve avere proprio l’aspetto che mi piace e riuscire a incantarmi così… No, non è vero. Sono io quello che ha ceduto. Questo non era il momento. Che idiota. Sono proprio un idiota.
Mi asciugai con il braccio le labbra umide. In quel breve intervallo dovevamo esserci baciati così tanto che le mie labbra, leggermente gonfie, dolevano.
Il viso mi diventò rovente per l’imbarazzo.
Non riuscendo a guardare Kim Seonwoo, che ansimava pesantemente proprio davanti a me, abbassai lo sguardo.
Il palmo della mia mano stava premendo il pulsante di accensione della lavatrice.
La spia della lavatrice era accesa.
Mentre fissavo stupidamente quella luce, dall’alto sentii un rumore di qualcosa che si muoveva.
Seguii il rumore con lo sguardo verso l’alto e vidi che il passaggio che conduceva alla terrazza esterna del primo piano era leggermente aperto.
Attraverso la fessura riuscivo a vedere l’esterno.
Cazzo.
Non riuscivo quasi a crederci.
«Hyung, hyeong… finiamo quello che stavamo facendo. Eh?»
Mentre fissavo incredulo il soffitto, Kim Seonwoo si avvicinò lamentandosi.
Gli bloccai il viso con entrambe le mani. «Seonwoo, aspetta. Aspetta un attimo.»
Forse per non toccare la mano ferita, Kim Seonwoo si ritirò lentamente.
Aveva un’espressione piena di malcontento, ma finsi di non vederla e controllai di nuovo il passaggio.
L’improvvisa evoluzione della situazione mi aveva lasciato completamente senza parole.
Perché non ho pensato di controllare la lavatrice?
Naturalmente perché tutta la corrente era staccata e non avevo mai immaginato che potesse funzionare correttamente.
E non avevo neppure immaginato che la lavatrice e il passaggio per la terrazza del primo piano fossero collegati in quel modo assurdo.
Diedi un’occhiata a Kim Seonwoo e lo spinsi leggermente. Lui arretrò di un passo, borbottando ma senza opporsi.
Mi sfuggì una risatina incredula davanti all’ingresso della terrazza esterna, scoperto per puro caso.
Salii con cautela sulla lavatrice e sollevai con un po’ di forza l’apertura leggermente socchiusa. L’ingresso per la terrazza si spalancò.
Prima di salire pensai se fosse rimasto qualcosa da fare al piano terra, ma avevamo già sistemato tutto ciò che dovevamo fare.
Misi da parte l’esitazione e saltai rapidamente attraverso l’apertura, fingendo non fosse successo nulla.
«Hyung?»
Da sotto sentii la voce confusa di Kim Seonwoo.
Gli risposi con calma. «Seonwoo, ora che ci penso, non è il momento di fare queste cose.»
«Ma mi sono eccitato!»
La sua voce, incredula e disperata, continuò.
Mi guardai intorno e parlai con cautela.
Mi sentivo vagamente in colpa.
«…Ti aspetterò, quindi sistemati e sali.»
«Ah! Hyung, sei davvero crudele!»
Da sotto arrivarono le sue proteste.
Imbarazzato e dispiaciuto, chiusi l’ingresso aperto. Ma attraverso la fessura sentii la sua voce chiedere perché lo stessi chiudendo, così lo riaprii.
Kim Seonwoo salì sulla lavatrice e fece spuntare solo la testa.
«Non devi sistemarti?»
«Lascia stare! È morto. È colpa tua.»
Kim Seonwoo salì subito dopo di me, continuando a borbottare che ero stato terribile.
Finsi di non sentirlo e mi guardai intorno.
La terrazza esterna era ancora più inquietante di quanto immaginassi.
Era completamente isolata, tanto che nemmeno una goccia di pioggia riusciva a entrare.
Allungai una mano verso la pioggia che cadeva fuori, ma anche questa volta una parete invisibile mi impedì di uscire.
Sì. Non poteva essere così facile.
Trovai una chiave caduta sul pavimento vicino a un vaso e la misi in tasca.
Dopodiché controllai il piccolo giardino, ma non trovai nulla di particolare.
C’erano soltanto erbacce cresciute rigogliose sopra un vaso rettangolare di legno piuttosto grande.
Dopo aver controllato la terrazza, stavo per tornare indietro quando, per sicurezza, spinsi leggermente la porta a battente che collegava la terrazza al soggiorno del primo piano.
La porta si aprì senza difficoltà, come se non fosse mai stata chiusa a chiave.
A quanto pare, dalla terrazza era possibile aprire la porta verso il soggiorno.
Non capivo secondo quale principio funzionasse, ma in quella villa assurda non potevo aspettarmi che le cose seguissero la logica comune.
«È bello non dover scendere di nuovo.»
Kim Seonwoo entrò dietro di me e chiuse la porta.
Sentii il rumore della serratura.
Provai di nuovo a spingere e tirare la porta a battente, ma rimase chiusa e non si mosse.
«Eh? Si è chiusa a chiave?»
«Sì. Sembra che, una volta chiusa, dal soggiorno non si possa più accedere alla terrazza. Probabilmente funziona solo in una direzione.»
Provai più volte a girare la maniglia, ma la porta non si aprì.
Lasciai perdere e mi diressi verso la stanza che non avevamo ancora aperto.
Speravo che lì dentro ci fosse l’orsacchiotto che voleva Minjeong.
Inserii per prima la chiave nella porta di fronte alla stanza di Seonho. La chiave girò senza problemi.
Che cosa ci sarà qui dentro?
Deglutii e aprii lentamente la porta.
A sinistra c’erano quattro librerie allineate. A destra si trovavano una scrivania e un computer appoggiato sopra.
La differenza rispetto alle altre stanze era che, qua e là, erano rimasti intatti i bollini rossi di pignoramento, ancora nella loro forma originale.
A differenza delle altre stanze, non c’erano segni che qualcuno li avesse strappati.
Per quanto guardassi, non sembrava esserci alcun orsacchiotto che potesse placare Minjeong.
Ma non potevamo sapere cosa sarebbe potuto comparire, quindi non potevo permettermi di perquisire la stanza superficialmente.
Controllai prima le librerie.
Erano piene di libri. Non sembrava esserci nulla di importante.
Sulla scrivania c’erano un vecchio computer e vari libri di diritto sparsi senza ordine.
Premetti il pulsante di accensione, ma il computer non si accese.
Controllai e scoprii che il cavo collegato al computer era stato tagliato, quindi sembrava impossibile verificare il contenuto.
Aprii il cassetto superiore dei tre presenti nella scrivania e trovai un biglietto da visita scolorito.
«Kim Seonjin, rappresentante della XX Corporation.»
Non c’era altro.
Il cassetto centrale era vuoto, mentre quello inferiore era chiuso a chiave e non poteva essere aperto.
La chiave trovata insieme alla statuina della ballerina era troppo grande e girava a vuoto.
Doveva essere una chiave destinata a qualcosa di più piccolo.
Mi accovacciai e illuminai l’ambiente con la torcia.
In un angolo interno della scrivania trovai un mucchio di giornali accartocciati. Quando li aprii, trovai qualcosa che sembrava la chiave del cassetto.
La inserii subito e la girai.
La serratura scattò.
Dentro il cassetto chiuso c’erano una lettera di sollecito con un angolo piegato e un vecchio telefono cellulare a conchiglia.
La lettera riportava una somma che sarebbe stata difficile da sostenere per una singola persona.
Lasciai da parte la domanda e controllai il telefono.
Quando aprii il cellulare pieghevole, lo schermo emise una luce intensa.
La batteria aveva ancora una sola tacca.
Prima che la poca batteria rimasta si esaurisse, controllai rapidamente il contenuto.
Nel registro delle chiamate c’erano numerosissime chiamate ricevute dallo stesso numero.
C’erano anche decine di chiamate effettuate dall’uomo verso una persona salvata con il nome “Bastardo”.
Nella casella dei messaggi erano presenti innumerevoli messaggi che continuavano a intimargli di ripagare il debito.
Dopo averli letti tutti, cominciai a capire più o meno cosa fosse successo.
Per un motivo che non conoscevo, l’uomo aveva fatto da garante per il prestito usurario di un amico, ma quell’amico era sparito e il debito era ricaduto su di lui.
Alla fine, per un errore commesso in un istante, l’uomo si era ritrovato con un debito enorme che non era in grado di sostenere.
Aveva rinunciato a tutto e aveva deciso di morire insieme alla propria famiglia.
«Che stronzo. Perché diavolo ha fatto da garante?»
Mi chiedevo comunque perché un uomo che doveva essere il rappresentante di un’azienda avesse potuto commettere una simile stupidaggine.
Ma non potevo sapere quale fosse il motivo.
«Dev’essere impazzito. O forse non vedeva l’ora di rovinarsi la vita.»
«Allora perché non si è ucciso da solo? Perché ha dovuto uccidere anche la famiglia? Chi si credeva di essere?»
«Ci sono tipi che considerano la famiglia non come persone, ma come una loro proprietà. Probabilmente era uno di quelli.»
Una donna con innumerevoli ferite da coltellate nella parte superiore del corpo.
Seonho, con una ferita da coltellata al fianco che era stata anche rigirata dentro la carne.
E Minjeong, che probabilmente era stata uccisa con un taglio alla gola.
Cazzo. Se proprio doveva ucciderli, almeno avrebbe potuto farli morire senza soffrire, non in modi così terribili e dolorosi.
Quel padre irresponsabile aveva continuato a fare stronzate fino alla fine.
E, come se non bastasse, era fuggito da solo.
Avrebbe dovuto morire da solo, quel bastardo.
Dopo aver rovistato ancora un po’, non trovammo nulla di particolare.
C’era ancora una stanza in cui non eravamo entrati e rimanevano problemi irrisolti.
Il filo degli eventi si era bruscamente interrotto e non sapevo più cosa fare.
«E adesso cosa facciamo?»
«Prima entriamo nella stanza di Minjeong e controlliamo ancora una volta. Dovrà pur esserci qualcosa.»
Nella camera da letto dei coniugi trovammo il braccio del giocattolo che avevamo perso e controllammo che il diario e lo spartito fossero al loro posto.
Il contenuto del diario non era cambiato rispetto a prima.
Presi i pastelli e i robot che avevamo trovato in anticipo al piano terra e aprii la porta della stanza di Seonho. La controllammo di nuovo con attenzione, ma non trovammo nulla di diverso.
Prima di andare nella stanza di Minjeong, mi chiesi se fosse possibile entrarci e colpii la parete in cui avevamo aperto il passaggio.
Sentii soltanto un suono pesante e sordo.
A quanto pare, per raggiungere la stanza di Minjeong era necessario prima affrontare Seonho.
Quando misi i robot trasformabili sulla scrivania, di nuovo scese una corda e si aprì la porta della soffitta.
«Hyung, ta tua mano fa male. Vado da solo?»
«No, sto bene. Andiamo insieme.»
«Però…»
«Davvero, sto bene. Ormai non sento quasi più niente.»
Era una bugia. Il bruciore della ferita continuava a farsi sentire a intervalli. Per questo era scomodo rovistare con una sola mano, ma non potevo mostrarlo: ogni volta che gli facevo capire di avere male, sembrava soffrire ancora più di me.
Lasciai Kim Seonwoo a guardarmi con aria insoddisfatta e salii per primo nella soffitta.
Controllai accuratamente la soffitta, che non avevamo potuto esaminare bene prima, illuminando ogni angolo con la torcia.
Purtroppo non trovai nulla.
Ancora una volta sentii il disperato pianto di Seonho e si formò una pozza di sangue.
Dopo aver assistito alla scena, scesi dalla soffitta e aprii il passaggio che conduceva alla stanza di Minjeong.
Stavo per infilarmi nel passaggio quando, all’improvviso, la vista mi si tinse di rosso e tutto cominciò a ondeggiare.
Ritrassi il corpo.
Sentii il collo gelarsi e il sudore freddo comparire sulla fronte.
Mi strofinai gli occhi e guardai di nuovo dentro il passaggio.
Era tutto normale.
Probabilmente era stata soltanto un’illusione.
«Hyung, che succede?»
«Seonwoo-ah.»
«Sì?»
Allargai le braccia e lo strinsi forte.
Sentii il suo calore.
Il cuore agitato si calmò.
«Eh? Ehi? Che succede?»
«Mi sto facendo guarire.»
Quel breve contatto mi calmò almeno un po’.
Entrai subito nella stanza di Minjeong attraverso il passaggio.
Solo allora mi arrivò alle orecchie un urlo: «Cos’è stato?! È stato troppo carino! Hyung, hyung! Torna qui. Questa volta ti abbraccio per bene. Eh?»
Lasciai Kim Seonwoo che continuava a strepitare e controllai la stanza di Minjeong.
Poco dopo, Seonwoo mise il broncio e fece spuntare soltanto la testa dal passaggio, borbottando piano.
Controllai ancora una volta la stanza di Minjeong da cima a fondo, ma non trovai nulla.
Esaminai perfino quella inquietante bambola, sollevandola e premendo una per una le sue parti nel caso ci fosse qualcosa nascosto al suo interno.
Ma, nonostante tutta la fatica, non ottenni nulla.
Abbandonai la ricerca e tornai nella stanza di Seonho.
Kim Seonwoo mi strinse forte.
«Che fai?»
«Mi sto facendo guarire, hyung. Che ne dici?»
«È già abbastanza.»
«Ehi, quello non basta. Già che ci siamo, continuiamo quello che avevamo lasciato a metà?»
«No. Ti va davvero di farlo in un’atmosfera del genere?»
Gli spinsi il viso con entrambe le mani mentre si avvicinava.
Kim Seonwoo aprì la bocca e qualcosa di caldo e morbido mi leccò il palmo.
Mi spaventai per quella sensazione e ritrassi la mano.
Il palmo stretto a pugno era umido.
«Io invece lo voglio.»
«Io no. E poi non c’era nulla di particolare nemmeno nella stanza di Minjeong. Credo che dovremmo ricominciare a controllare dal piano di sotto. Non abbiamo lasciato nulla indietro, ma…»
«Possiamo ricominciare da capo.»
Cambiai subito discorso e mi voltai, ma le labbra di Kim Seonwoo arrivarono in un attimo, mi premettero contro le mie e si ritirarono rapidamente.
Lo guardai mentre mi lasciava andare ridacchiando e mi sfuggì una risata incredula.
È colpa mia se gli ho dato corda.
Con Kim Seonwoo attaccato alla schiena, attraversai il corridoio e scesi le scale.
«Piuttosto, la tua schiena non è umida?»
«È umida.»
«E allora perché continui a sdraiarti lì?»
«Per guardare te, hyung.»
Scendemmo di nuovo al piano inferiore chiacchierando.
Fu allora che sentii un rumore di qualcosa che si muoveva, che prima non avevo sentito.
Tesi l’orecchio: il rumore proveniva dal balcone.
«Che cos’è questo rumore?»
«Chissà?»
Andammo cautamente verso il balcone e aprii appena la porta per controllare.
Non c’era nulla.
Quando spalancai la porta e controllai il balcone, vidi la lavatrice, il cui pulsante di accensione avevamo premuto poco prima, girare diligentemente.
Guardai dentro.
C’era un enorme orsacchiotto che girava al suo interno, senza acqua.
Mi invase un senso di vuoto.
L’orsacchiotto che avevamo cercato e ricercato era stato così vicino per tutto quel tempo.
«Perché non ho pensato di controllare dentro la lavatrice?»
Mi uscì soltanto una risatina incredula.
A pensarci bene, avevamo controllato dappertutto senza mai aprire la lavatrice.
Persino nel momento in cui avevo premuto il pulsante di accensione, ero stato così concentrato sulla terrazza esterna da non prestarle attenzione.
Se l’avessi controllata prima, forse non sarei morto quella volta. No. Non devo colpevolizzarmi.
Quel momento era già passato.
Anche se avessimo trovato prima l’orsacchiotto, probabilmente non mi sarebbe venuto in mente di fare quello che avevo fatto.
Come avrei potuto portarmi dietro un oggetto così grande?
Tuttavia, evidentemente non riuscii a controllare la mia espressione, perché sentii Kim Seonwoo che cercava di capire il mio umore.
«Probabilmente non ci abbiamo pensato. Forse, visto che eravamo concentrati sul controllare ogni angolo, abbiamo finito per trascurare proprio posti come questo. Anch’io, quando ho controllato il balcone, non so perché, ma non ho pensato di guardare qui…»
«Non devi giustificarti tanto.»
«È solo che mi sembra di non averlo trovato…»
«Scusa. Probabilmente la mia espressione era troppo brutta. Non ce l’ho con te. È solo che mi sento un po’ stupido per non averlo trovato prima, visto che era in un posto così semplice.» Gli diedi qualche pacca sulla spalla. «Piuttosto, puoi tirare fuori quello? È più grande di quanto pensassi e non riesco a portarlo.»
«Sì!»
Kim Seonwoo tirò fuori l’orsacchiotto dalla lavatrice e lo prese tra le braccia.
Era grande quanto un bambino e molto più grosso di quanto avessi immaginato.
L’immagine di Kim Seonwoo che abbracciava quell’enorme orsacchiotto era stranamente azzeccata.
Con questo Minjeong sarà soddisfatta.
Andammo direttamente al piano superiore, nella stanza di Minjeong. Infilammo l’orsacchiotto attraverso il passaggio e, usando il carillon, chiamammo Minjeong.
[Oppa?]
Minjeong, che mi aveva ucciso già due volte, mi rivolse quella domanda con una voce innocente.
«…Sì. Sono io, oppa.»
[Dammelo!]
«È questo l’orsacchiotto che volevi?»
Come prima, il coniglietto che Minjeong teneva tra le braccia cadde a terra con un tonfo sordo.
Non poteva essere il rumore prodotto da un leggero pupazzo imbottito di cotone.
Probabilmente c’è qualcosa dentro.
Le porsi l’enorme orsacchiotto.
Minjeong lo strinse completamente tra le braccia e strofinò il viso contro il pupazzo.
Era soltanto una bambola snodata.
Eppure, in quel momento, sembrava davvero una bambina felice di aver ricevuto un regalo.
[Grazie!]
Stringendo l’orsacchiotto, Minjeong andò verso il proprio letto e vi si sdraiò sopra, proprio al centro del motivo circolare rosso scuro.
La porta della stanza si aprì da sola.
È finita?
Aspettai per un po’, nel dubbio, ma non accadde nulla.
In compenso, la porta si spalancò e qualcuno entrò.
Era Kim Seonwoo.
«Cosa? Come facevi a saperlo?»
«Ho visto tutto dal passaggio. Comunque, è finita?»
«Sì. Credo.»
Minjeong, sdraiata sul letto, sembrava tranquilla.
La osservai per un momento, poi raccolsi il coniglietto che aveva lasciato cadere.
Sentii che era pesante.
Premetti il morbido pupazzo e percepii qualcosa di duro e quadrato al suo interno.
«Nella stanza di Seonho c’erano delle forbici, vero?»
«Sì. Perché?»
«C’è qualcosa qui dentro.»
«Le prendo io?»
«Vieni con me.»
Nella stanza di Seonho trovammo le forbici.
Tagliai l’addome del pupazzo e rovistai tra l’imbottitura.
Ne uscì un grosso quaderno intriso di sangue.
Aveva un piccolo lucchetto, probabilmente per impedire che qualcun altro lo vedesse.
Inserii la piccola chiave trovata insieme alla statuina della ballerina, la girai il lucchetto si aprì. Diedi una rapida occhiata all’interno e capii che si trattava di un diario.
Dovevamo scoprire cosa contenesse, ma tenerlo con entrambe le mani era scomodo.
Stavo per appoggiarlo sulla scrivania di Seonho, ma il soffitto macchiato di rosso attirò la mia attenzione.
«Diamo un’occhiata in soggiorno.»
Prima di andare in soggiorno infilai il diario sotto il braccio destro e tornai ancora una volta nella stanza di Minjeong.
Controllai la bambola snodata e l’area circostante, ma non trovai nulla.
Senza altri risultati, andammo in soggiorno e aprii il diario.
Le prime pagine erano completamente incrostate di sangue e quindi illeggibili. Le sfogliai velocemente finché non trovai una parte che potevo leggere.
“4/1
Mamma ha detto che non devo più fare le lezioni di inglese. Evviva!
Però ha detto che non devo più fare nemmeno pianoforte.
Il pianoforte è divertente.”
“4/3
La zia Yeongsun ha detto che non verrà più a casa nostra.
Quando ho pianto, mi ha preparato i miei muffin ai mirtilli preferiti.
I muffin ai mirtilli della zia sono buonissimi.”
“4/7
Mi manca la zia Yeongsun.
La zia puliva sempre la mia stanza, ma adesso che non c’è devo farlo io.
Voglio anche mangiare i muffin ai mirtilli che mi preparava la zia Yeongsun.
La mamma non sa fare i muffin.
Mamma stupida.”
“4/11
Mamma si è arrabbiata perché le ho detto di rimettere la bambola al suo posto.
Quando le ho chiesto di chiamare la zia Yeongsun, si è arrabbiata di nuovo.
Odio la mamma.”
“4/15
Mamma e papà litigano sempre.
Prima non litigavano, ma ultimamente lo fanno tutti i giorni.”
“4/17
Sono venuti a casa degli uomini che non conosco.
Ci siamo nascosti nel seminterrato.
Io e Seonho oppa avevamo paura, così XX oppa ci ha abbracciati.”
“4/22
Gli adesivi rossi che quegli uomini hanno attaccato dappertutto sono brutti.
Ho messo degli adesivi a forma di stella sopra quelli rossi brutti, ma mamma mi ha sgridata.
Però non ha sgridato quegli uomini.
Odio la mamma.”
“5/2
Mamma mi ha chiesto se volevo andare a casa della nonna.
Alla nonna piaccio. Anche a me piace la nonna.
Ogni volta che vado da lei, mi prepara dei dolci buonissimi.
Quando ho detto che volevo andarci, mamma ha detto che presto ci saremmo andati.
Non vedo l’ora di mangiare i dolci che prepara la nonna.”
“5/5
Mamma e papà hanno litigato per colpa mia.
Oggi è la Giornata dei bambini, ma non ho ricevuto regali.
Così ho pianto tantissimo e papà si è arrabbiato perché facevo rumore.
Mamma ha urlato chiedendo perché stesse urlando.
Vorrei che non litigassero.”
“5/6
Avevano detto che al mio compleanno saremmo andati al parco divertimenti, ma hanno detto che non possiamo andarci.
Odio mamma e papà. Bugiardi. Cattivi.
XX oppa ha detto che, senza farlo sapere a mamma e papà, potevamo andarci noi tre: io, Seonho oppa e lui.
Mi sono sentita un po’ meglio.”
“5/7
Papà fa paura.”
“5/10
Domani è il mio compleanno.
Andrò al parco divertimenti con XX oppa e Seonho oppa.
XX oppa ha detto che faremo il giro sulla giostra, saliremo sulla ruota panoramica, guarderemo la parata e torneremo a casa tardi.
Ha detto che mi comprerà anche un churro.
Mamma e papà non me li fanno mangiare perché fanno male alla salute.
XX oppa è il migliore!
Ha detto che mi comprerà un enorme orsacchiotto come regalo di compleanno.
Non vedo l’ora.
Vorrei che domani arrivasse presto.”
Dopo aver letto tutto il diario, davanti ai miei occhi apparve uno schermo traslucido e vecchio, coperto da una sottile interferenza.
Su di esso venivano proiettate immagini simili a una pellicola cinematografica trasmessa da un vecchio proiettore.
Nell’immagine comparve una persona che sembrava indossare una maschera nera, liscia e priva di aperture per respirare.
C’erano una donna adulta e una bambina.
Erano rimaste immobili, ma lentamente cominciarono a muoversi.
[Minjeong. Non vuoi più fare le lezioni di inglese, vero?]
[Sì. Non voglio…]
Minjeong annuì timidamente.
La donna non si arrabbiò. Le accarezzò la guancia e continuò:
[Da adesso non dovrai più fare inglese. E non dovrai più fare nemmeno pianoforte. Ti piace?]
[Uhm… sì. Il pianoforte mi piace.]
[Non si può. La mamma ha già telefonato all’insegnante per dirle di non venire più.]
Minjeong assunse un’espressione triste.
La scena cambiò.
Minjeong era aggrappata alle gambe di una donna vestita in modo ordinato e pulito e piangeva disperatamente.
Probabilmente quella era la zia Yeongsun di cui parlava il diario.
La donna cercò di consolarla, poi entrò in cucina e, con grande abilità, preparò dei muffin ai mirtilli.
Minjeong li ricevette con un sorriso radioso.
Sembrava fosse passato altro tempo.
[Muffin! Voglio i muffin.]
[La mamma non sa farli. Te ne comprerò più tardi.]
[Uhm, no. Quelli che fa la zia sono i più buoni.]
[Quante volte devo dirti che la zia non c’è più? E mamma non aveva detto che adesso devi essere tu a mettere in ordine la tua stanza? Perché non ascolti mai? Uff!]
Il volto di Minjeong si fece triste.
[Minjeong, Seonho. Dovete mettere via i giocattoli con cui avete giocato! Figlio! Vai a riordinare la stanza con i bambini.]
Si vide un ragazzo delle scuole medie appena tornato da scuola che, mentre cercava di calmare i fratelli minori, raccoglieva uno dopo l’altro i giocattoli e le bambole sparsi per il soggiorno.
Minjeong e Seonho continuavano a scherzare tra loro e vennero rimproverati dalla donna.
[Chiamate di nuovo la zia Yeongsun! Mi manca la zia!]
[Vuoi che ti sgridi davvero? Mamma ha detto che la zia Yeongsun non può più venire. Perché continui a non ascoltare? Perché?!]
[Mamma cattiva! Mamma stupida. Non sai nemmeno fare i muffin ai mirtilli!]
[Vieni qui. È questo il modo in cui parli a tua madre?]
[Ueeh! Uaaah…!]
[Calmati, mamma. È solo molto spaventata. È abituata a lasciare tutto in disordine e ora, improvvisamente, deve mettere a posto, quindi non è abituata. Cerca di avere un po’ di pazienza. Riordinerò io con loro.]
[Sì, figliolo. Per fortuna ci sei tu. Adesso mi fa un po’ male la testa, quindi vado in camera. Tira fuori i contorni dal frigorifero e prepara da mangiare ai bambini.]
[Sì.]
La scena cambiò di nuovo.
Una donna e un uomo alzavano la voce, urlandosi contro con le vene del collo gonfie.
Minjeong era ferma in cima alle scale del primo piano, con entrambe le mani sulle orecchie e le lacrime agli occhi.
La scena si spostò nell’ingresso.
Suonò il campanello.
L’atmosfera era inquietante.
Il ragazzo delle scuole medie prese i fratelli minori e li condusse sotto le scale.
Tastò il pavimento e infilò l’unghia in una piccola fessura. Sollevandola, comparve un piccolo pulsante.
Premendolo, il pavimento si aprì senza rumore e apparvero le scale che conducevano al seminterrato.
Premette un pulsante sporgente sulla parete accanto alle scale e l’ingresso si richiuse senza rumore.
Qualcuno irruppe in casa.
Nel seminterrato, profondo e stretto, c’erano soltanto una vecchia scrivania e una sedia.
Non sembrava uno spazio utilizzato normalmente.
Nel seminterrato, i tre erano rannicchiati insieme e tremavano.
A un certo punto Minjeong tornò al piano superiore.
Guardò distrattamente i bollini di pignoramento sparsi per la casa, poi cominciò ad attaccare adesivi a forma di stella attorno a uno di essi.
La donna lo vide e le diede uno schiaffo sul braccio.
Era estremamente nervosa.
La donna continuava ad avere un’aria stanca.
I bambini, seduti sul divano, mangiavano con una forchetta delle mele tagliate maldestramente.
La donna li osservò e, con voce stanca, parlò:
[Seonho e Minjeong, non vi manca la nonna?]
[Mi manca!]
[Anche a me manca!]
[Allora tra poco andiamo a trovare la nonna? Solo noi quattro: mamma, XX, Seonho e Minjeong. Papà è occupato, quindi non potrà venire.]
[Va bene!]
[Wow!]
I bambini applaudirono felici.
Il ragazzo delle scuole medie, che aveva ricevuto la notizia più tardi, sorrise amaramente e accarezzò la testa dei fratelli.
La scena cambiò.
Minjeong era sdraiata sul letto e piangeva.
Sembrava inconsolabile.
Il ragazzo delle scuole medie entrò nella sua stanza e le accarezzò la schiena.
[Minjeong. Sei molto triste?]
[Sniff… sniff. Sì.]
[Allora vuoi andare al parco divertimenti con oppa e Seonho? Noi tre.]
[Noi tre?]
[Sì. Senza mamma e papà cattivi che hanno fatto dispiacere la nostra Minjeong. Andiamo noi tre.]
[Va bene!]
Minjeong sorrise raggiante con il viso ancora bagnato di lacrime.
Ma subito dopo ricominciò a piangere.
[Perché le urli contro? È ancora piccola, cosa vuoi che capisca?!]
[È maleducata perché l’hai educata male!]
[Li ho cresciuti da sola? No, vero?!]
La coppia continuava a litigare e ad alzare la voce davanti ai bambini.
Mentre osservava quella scena, il volto di Minjeong, che fino a quel momento era rimasto triste, finalmente si illuminò.
[Domani, appena oppa torna da scuola, andiamo al parco divertimenti con Seonho. Facciamo il giro sulla giostra, saliamo sulla ruota panoramica, guardiamo la parata che piace tanto a Minjeong e torniamo a casa tardi. Tanto domani oppa non va a scuola, quindi possiamo andare a dormire tardi. Compriamo anche i churros che piacciono a Seonho e Minjeong.]
[Waaah! Waaah!]
[E poi Minjeong, avevi detto che volevi da tanto tempo un enorme orsacchiotto, vero? Oppa te ne comprerà uno gigantesco come regalo di compleanno.]
[Davvero? Davvero?]
[Davvero.]
[Evviva! Vorrei che domani arrivasse presto.]
[Domani ci divertiremo.]
[Sì!]
La scena terminò con Minjeong che si addormentava, incapace di nascondere l’eccitazione.
Il video finì.
Il diario si interrompeva al 10 maggio.
Era naturale.
Un morto non può scrivere.
La bambina era stata uccisa dal padre proprio il giorno del suo compleanno.
«Dev’essere stata piena di aspettative.»
«Di cosa?»
«L’11 maggio. Il suo compleanno.»
«Ah, poverina. Era così emozionata per il suo compleanno, e invece non è potuta andare al parco divertimenti, non ha ricevuto l’orsacchiotto e non ha nemmeno mangiato la torta.»
Avevano annullato le lezioni private dei bambini e licenziato la governante che avevano assunto.
Ma quei provvedimenti non bastavano certo a risolvere un debito del genere, e alla fine, non riuscendo a ripagare il denaro, i loro beni erano stati pignorati.
Probabilmente la madre aveva cercato di portare temporaneamente i bambini al sicuro lontano da quella casa ormai sconvolta.
In fondo, il garante del debito era l’uomo.
Finché lui non fosse morto, per lei e per i bambini sarebbe stato sufficiente lasciare quella villa e trasferirsi altrove per allontanarsi da quella situazione.
L’uomo, seguendo il piano della donna, avrebbe dovuto mettere al sicuro la propria famiglia in un altro luogo e poi cercare un modo per risollevarsi, dichiarando bancarotta o facendo qualsiasi altra cosa fosse necessaria.
Non avrebbe dovuto provocare quella tragedia.
«L’uomo che viveva qui ha ucciso la famiglia e poi è fuggito, giusto? Secondo te è morto?»
«Sarà morto.»
«Perché lo pensi?»
«Non so perché, ma di solito quando qualcuno uccide la propria famiglia per i debiti, poi cerca di uccidere anche se stesso. Se aveva una coscienza, probabilmente si sarà ucciso.»
«Spero che sia morto in modo doloroso.»
Continuai a sfogliare le pagine bianche del diario.
Era un gesto privo di particolare significato.
«Hyung, lascia stare il diario. Non c’è altro da vedere.»
«Stavo solo sfogliandolo perché non sapevo cosa fare con le mani.»
«Allora vuoi tenermi la mano?»
«Non sarebbe male.»
«Hyung, hyung. Ora possiamo andare nel seminterrato, vero?»
«Nel seminterrato?»
Rispondendo a Kim Seonwoo, continuai a sfogliare distrattamente il diario e arrivai all’ultima pagina.
«Sì. Dal video apparso nel diario abbiamo scoperto che questa villa ha un seminterrato. Non ci sarà mica un seminterrato per niente.»
«Credo che tu abbia ragione. Non abbiamo ancora trovato la chiave dell’altra stanza. Potrebbe essere lì.»
Anche quello che diceva Kim Seonwoo aveva senso.
Doveva esserci un motivo per cui ci avevano mostrato proprio quel video.
Stavo per chiudere il diario, quando notai qualcosa di strano: le ultime pagine sembravano leggermente sollevate.
Le sfogliai tutte insieme fino alla fine.
In fondo al quaderno c’era una chiave attaccata con del nastro adesivo.
«Oh, una chiave.»
«Chissà di che chiave si tratta? Potrebbe essere quella del seminterrato?»
«No. Credo sia più probabile che sia la chiave dell’altra stanza, quella che non abbiamo ancora aperto.»
«Secondo me è quella del seminterrato.»
«No. Secondo me è quella della stanza.»
Staccai la chiave e mi alzai.
Il braccio di Kim Seonwoo mi circondò la vita.
«Hyung, riposiamoci ancora un po’ prima di andare. Sei stanco. E ti fa male la mano.»
«No. Credo che ormai siamo vicini. Usciamo in fretta e torniamo a casa.»
«…»
«Che cosa ti dà tanto fastidio?»
Vedendolo imbronciato come un bambino, mi sedetti di nuovo e lo guardai negli occhi.
Kim Seonwoo sporse le labbra e borbottò: «Io voglio stare con te per tantissimo tempo, hyung. Ma tu non vuoi.»
«Perché?»
«Hai la mano ferita eppure pensi solo a muoverti. Potresti riposarti un po’. Continuo a dirti di riposare, ma non lo fai mai e continui a dire che stai bene anche quando non è vero.»
Kim Seonwoo continuò a lamentarsi. Il tono era brontolone, ma tutto ciò che diceva nasceva dalla preoccupazione per me. Sentii un lieve solletico al cuore.
«È perché dobbiamo uscire in fretta da qui. E la mano sta davvero bene. E poi anche tu hai detto che vuoi andare nel seminterrato. Prima apriamo quella stanza e, se la chiave non funziona, scendiamo nel seminterrato.»
Kim Seonwoo mi fissò a lungo.
Poi premette con forza sulla mia mano ferita.
Un breve grido mi sfuggì spontaneamente.
«Ugh, perché fai così?»
Non capivo proprio perché si fosse improvvisamente comportato in quel modo.
Kim Seonwoo rimase seduto sul divano e continuò a fissarmi.
«Hyung, non vuoi stare con me?»
«Non è che non voglio stare con te. È che non voglio stare qui.»
«Hyung, mi lascerai e uscirai da solo, vero?»
«Perché dovrei lasciarti? Starò con te.»
«Davvero non mi lascerai?»
«Sì. Non ti lascerò.»
«Davvero? Promettimelo.»
«Sì. Te lo prometto. Non ti lascerò. Perché mai dovrei lasciarti? Non pensare a cose del genere.»
Perché mai pensa che lo lascerò?
Era difficile comprendere quell’ansia inspiegabile.
Io e Kim Seonwoo usciremo insieme da questa strana villa.
E, una volta fuori, avrei capito se tutti quei sentimenti verso di lui fossero stati causati dalla tensione, dal terrore e dalla paura di quella situazione, oppure da Kim Seonwoo stesso.
E allora avrei trovato una risposta a quel cuore agitato.
Kim Seonwoo continuò a fare i capricci ancora per un po’ e si alzò dal divano soltanto dopo avermi stretto anche il mignolo.
L’ultima chiave trovata nel diario di Minjeong non deluse le aspettative e aprì senza difficoltà la serratura dell’ultima porta.
Quella era l’ultima stanza rimasta al primo piano.
Forse avremmo dovuto arrivare anche al seminterrato, di cui avevamo scoperto l’esistenza grazie al diario di Minjeong, ma ormai la fuga era davvero a un passo.
L’ultima stanza era ordinata e pulita nel complesso.
A destra c’erano una scrivania e una libreria allineate. A sinistra c’erano un letto e, proprio accanto alla porta, un armadio.
Sopra l’armadio basso erano disposti in fila alcuni oggetti, tra cui una piccola cornice con la foto di un gatto e un mini vaso di fiori.
Sulla libreria erano sistemati vari libri di esercizi.
Ne presi alcuni e li sfogliai. C’erano tracce di appunti fatti con penne e evidenziatori.
Sulla scrivania erano ordinatamente disposti un libro di esercizi aperto, un quaderno e un astuccio.
Sul quaderno aperto erano rimasti appunti scritti con una grafia ordinata.
Accanto alla scrivania, nella parte nascosta dalla porta, vidi spuntare qualcosa.
Chiusi leggermente la porta per controllare meglio.
Erano dei certificati inseriti nelle cornici.
I certificati appesi alla parete erano premi ricevuti in varie competizioni scolastiche.
“Certificato. Medaglia d’oro – Kim Seonwoo.”
«Wow, ha il mio stesso nome. Che strano.»
Kim Seonwoo si agitò, trovando la cosa incredibile.
Il nome Kim Seonwoo, ripetuto innumerevoli volte sui certificati, mi sembrò improvvisamente estraneo.
È possibile una coincidenza del genere?
Il nome dell’unico sopravvissuto, il figlio adolescente, era Kim Seonwoo.
E il nome dell’uomo accanto a me era anch’esso Kim Seonwoo.
«Anch’io da piccolo odiavo studiare, ma mi costringevano, quindi non potevo fare altro che farlo.»
«Sì, ho vinto anche parecchi premi. Erano esposti su una parete. Ovviamente li aveva messi la mamma.»
Istintivamente, per il brivido che mi attraversò, mi allontanai di un passo da Kim Seonwoo.
«Hyung? Che succede?»
«Niente. Non è niente.»
A quel punto sarebbe stato ridicolo sospettare di Kim Seonwoo.
Era soltanto una terribile coincidenza.
Deve essere una coincidenza.
Non poteva essere una bugia ogni singolo comportamento di Kim Seonwoo.
I pensieri giravano vorticosamente nella mia testa come una trottola avvolta in un filo e lanciata via.
Ma… ma una coincidenza del genere è davvero possibile?
Con quell’ansia che mi faceva pensare al peggio, mi morsi lentamente le labbra.
Mi venne in mente un’ipotesi assurda: Kim Seonwoo era il responsabile del mio rapimento in quella fottuta villa e tutto ciò che aveva fatto fino a quel momento era stato una menzogna.
Non può essere.
Non può essere.
Per quanto continuassi a ripetermelo, il mio cuore agitato non riusciva a calmarsi.
Fu allora che Kim Seonwoo, che mi osservava dall’alto, scoppiò a ridere.
Lo guardai perplesso mentre rideva tenendosi addirittura la pancia.
Perché ride così?
Kim Seonwoo rise fino a tossire, poi si asciugò le lacrime che gli si erano formate agli angoli degli occhi e si raddrizzò.
«Ah, ho riso per un bel po’. Hyung mi hai fatto proprio dispiacere. Non avendo nessun altro da sospettare, hai deciso di sospettare di me?»
Quelle parole, pronunciate con un tono più alto del solito e quasi canzonatorio, mi fecero sobbalzare il cuore.
Finsi di non aver sentito e distolsi lo sguardo.
«…Non è che ti sospetto. È solo che hai lo stesso nome.»
«La tua faccia dice proprio “adesso sospetto di lui”! Sarà solo un omonimo. Il mio nome è abbastanza comune. E tu mi sospetti soltanto per un nome? Mi sono proprio offeso.»
Kim Seonwoo girò bruscamente la testa e schioccando la lingua, fingendosi imbronciato.
Non sapevo se stesse scherzando o parlando sul serio.
Aggiunsi, quasi per giustificarmi: «Anche tu hai detto che eri bravo a studiare come lui e che avevi vinto molti premi.»
«Ehi, non ero così tanto bravo. I certificati che ho ricevuto erano molti meno di questi. Però in una classe non ci sono uno o due ragazzi come me? Studiano sodo, partecipano a qualche gara e tornano a casa con un certificato.»
«Non lo so. Non ricordo.»
«Davvero? Intorno a me ce n’erano molti. Beh, immagino che l’atmosfera cambi da scuola a scuola. Comunque, mi hai davvero trovato così sospetto soltanto per questo?»
«Ho detto di no.»
«Non ti credo per niente, ma farò finta di crederti.»
Kim Seonwoo continuò a ridere e io mi sentii terribilmente imbarazzato.
Sì. Uno come lui non avrebbe mai potuto fare qualcosa di così subdolo a una persona che vedeva per la prima volta.
Era tutta colpa dei miei nervi tesi.
Sentii il viso scaldarsi e mi sventolai con la mano sinistra.
Dopodiché Kim Seonwoo tornò a starmi vicino e controllammo insieme la stanza.
A parte un’altra torcia, che brillava più intensamente, trovata nel cassetto della scrivania, non c’era nulla di particolare.
Kim Seonwoo illuminò la stanza con la torcia che gli avevo dato e disse: «Hyung, qui non sembra esserci nulla. Scendiamo nel seminterrato?»
«Mmm. Controlliamo ancora un po’.»
Non riuscivo a muovere facilmente i piedi.
Avevo la sensazione che ci fosse qualcosa.
Una parte della mia mente continuava a mandarmi un segnale: qui c’è qualcosa di importante.
Non mi era mai successo prima.
Avevo la forte sensazione che non dovessi ignorare quel segnale.
Ignorai Kim Seonwoo mentre mi incitava e si lamentava dicendo di andare nel seminterrato e continuai a controllare la stanza.
«Hyeong, scendiamo presto. Non sei curioso di sapere cosa ci sarà nel seminterrato?»
«Ancora un po’. Controllo solo qui.»
Risposi distrattamente a Kim Seonwoo e osservai attentamente le cornici contenenti i certificati.
Illuminandole da varie angolazioni, notai che una sola cornice era leggermente storta.
Presi la cornice dalla parete e la controllai.
Dietro di essa c’era una chiave attaccata.
Con gioia, la mostrai a Kim Seonwoo.
«Seonwoo! Guarda. Una chiave.»
Finalmente si vede la fine. Adesso riusciremo a uscire da questa fottuta villa.
«…Oh? È una chiave. Chissà a cosa serve. Forse al seminterrato?»
«No. Il seminterrato si è aperto premendo un pulsante, senza bisogno di una chiave. E non c’era niente di particolare là dentro. È più probabile che sia quella dell’ingresso. Ormai non resta altro posto.»
Io ero emozionato, ma Kim Seonwoo aveva un’espressione apatica.
Quella reazione inaspettata mi lasciò perplesso.
«Non sei felice? Ora possiamo uscire da questa villa.»
«Non dovremmo andare anche nel seminterrato?»
«Abbiamo la chiave dell’ingresso. Non credo sia necessario andarci. Se possiamo uscire, perché dovremmo arrivare fin lì?»
«Però non abbiamo la certezza che questa sia la chiave dell’ingresso. Potrebbe essere una chiave da usare nel seminterrato. E poi, perché mai ci avrebbero mostrato il seminterrato se non fosse necessario andarci? Secondo me ce l’hanno mostrato proprio perché dobbiamo andarci.»
«No. Credo che questa sia la chiave dell’ingresso. Nel seminterrato non c’era nemmeno un posto dove usare una chiave. Andiamo. Ormai manca davvero poco. Finalmente possiamo uscire! Se questa non fosse la chiave dell’ingresso, allora potremmo andare nel seminterrato.»
Uscimmo rapidamente dalla stanza e attraversammo il corridoio, ma Kim Seonwoo non smise di parlare del seminterrato.
Continuava a cercare di convincermi dicendo che sentiva di doverci andare, che probabilmente lì c’era qualcosa, che non poteva essere tutto così semplice.
«Kim Seonwoo, non vuoi uscire? Perché continui così?»
«…Hyung, avevi detto che non mi avresti lasciato.»
«Perché dovrei lasciarti? Ho detto che non ti avrei lasciato.»
«Allora perché continui a voler uscire? Non abbiamo ancora visto tutto.»
«È davvero così importante? Seonwoo, a dire il vero adesso mi fa malissimo la mano e non voglio più fare niente. Ti ho detto che non mi faceva male, vero? Era tutta una bugia. Fa male, fa così male che sto per morire. Ho perso così tanto sangue che mi gira la testa e voglio uscire in fretta per riposare.»
Seonwoo scosse la testa e disse con fermezza: «Non si può. Resistiamo ancora un po’. Dobbiamo almeno controllare il seminterrato prima di andare.»
«Cazzo, se ti piace tanto il seminterrato, vacci da solo!»
La sua continua insistenza sul seminterrato mi fece improvvisamente esplodere di rabbia.
Gli urlai contro e lasciai indietro Kim Seonwoo, che mi seguiva, scendendo le scale quasi di corsa.
Inserii nella serratura della porta d’ingresso la chiave che avevo trovato poco prima.
La girai.
Sentii il rumore della serratura che si apriva.
Con le mani tremanti afferrai la maniglia e tirai.
La porta d’ingresso si aprì e davanti a me apparve l’esterno sotto la pioggia.
Il corpo mi tremò di gioia.
Finalmente sono libero.
Proprio mentre stavo per mettere piede fuori, mi fermai per un istante, infastidito dal fatto di aver urlato contro Kim Seonwoo.
Fu allora che, da dietro, una forza violenta mi afferrò il polso e mi tirò indietro.
«Hyung.»
«Eh?»
Il mio corpo, rimasto senza possibilità di opporsi e sospeso sulla soglia, venne trascinato all’indietro.
Mi voltai e guardai Kim Seonwoo.
La sua espressione era leggermente concitata.
«Non puoi uscire.»
Dopo aver ripreso per un attimo il respiro, Kim Seonwoo scosse la testa e pronunciò quelle parole incomprensibili con il suo solito tono.
Non riuscivo a capire perché Kim Seonwoo non volesse uscire da lì.
«Perché?»
«Il seminterrato è ancora da vedere.»
Ancora quel maledetto seminterrato!
La porta della villa, che ci aveva tenuti prigionieri, era finalmente aperta eppure lui continuava a parlare del seminterrato invece di uscire.
La rabbia esplose.
Lo stress, l’ansia, il terrore e la paura che avevo tenuto schiacciati dentro di me si riversarono fuori come una diga che si rompe.
«Cazzo, che importa?! La porta è aperta. Possiamo uscire. Allora perché me lo impedisci?! Perché?! Tu non vuoi uscire? Perché continui a parlare del seminterrato da prima? Possiamo uscire! Quella fottuta porta che non si era nemmeno graffiata nonostante l’avessi colpita con tutte le mie forze è aperta! E allora perché non vuoi uscire? Se vuoi così tanto vedere il seminterrato, vacci da solo. Io sono stanco, cazzo, sono stanco da morire! Non voglio più morire e non voglio più essere torturato in questa villa. Ne ho abbastanza! Lasciami. Uscirò da solo.»
«Avevi detto che non mi avresti lasciato.»
«Smettila di dire stronzate! O vieni fuori con me o vai da solo nel seminterrato. Fai quello che vuoi.»
Kim Seonwoo stringeva proprio il polso della mano ferita, così forte che non riuscivo nemmeno a liberarmi.
Continuava a fissarmi senza lasciare la presa.
Non avevo mai visto Kim Seonwoo in quel modo.
Un’improvvisa sensazione di estraneità e paura mi salì dentro.
Questo che mi guarda con questi occhi privi di qualsiasi emozione… chi è?
«Hyung, lo sai? A me non piace il finale normale.»
«Cosa? Ugh!»
Kim Seonwoo pronunciò quelle parole e tirò bruscamente il polso che stringeva. La ferita pulsò dolorosamente, ricordandomi la propria esistenza.
Mentre deformavo il viso per il dolore, Kim Seonwoo mi sussurrò all’orecchio. La sua voce era completamente calma.
«Il finale normale non è né carne né pesce. Una speranza vaga e una disperazione vaga… le odio davvero. Non voglio nemmeno passare il tempo in ansia chiedendomi se per caso te ne andrai davvero. Preferisco un brutto finale certo.»
Non appena finì di parlare, una terribile sensazione di calore si diffuse nell’addome.
Qualcosa di affilato penetrò senza esitazione nella mia pancia.
Tutte le forze mi abbandonarono e il corpo cedette.
Mi ritrovai in ginocchio sul pavimento.
Portai la mano tremante sull’addome, da cui si irradiava un dolore familiare.
Un dolore gelido mi attraversò e la mano si riempì di sangue.
Cominciai a tremare.
«Cough…»
Qualcosa di rosso mi risalì dalla gola.
Mi colò lungo il mento, poi scese per il collo sporcandomi i vestiti.
Perché? Perché proprio tu?
Alzai la testa e guardai Kim Seonwoo. In una mano teneva un coltello da cucina insanguinato e mi fissava con la stessa espressione sorridente di sempre.
Il mio sguardo cadde inevitabilmente sull’oggetto che teneva in mano. Era il coltello da cucina che, al primo tentativo, era stato conficcato nell’addome della bambola snodata e mi aveva condotto alla morte.
La testa si fece improvvisamente ottusa per lo shock.
Perché è lì? Lo avevo estratto e gettato nel lavandino…
E, alla fine di quel breve pensiero, capii.
Mentre Kim Seonwoo era andato da solo al lavandino per buttarlo via, io avevo preso la chiave che era appesa al collo della bambola snodata.
Avevo sentito qualcosa cadere nell’acqua con un tonfo, ma era finita lì.
Non avevo visto Kim Seonwoo gettare il coltello nel lavandino.
La conclusione era semplice.
Kim Seonwoo non aveva buttato via il coltello.
Lo aveva nascosto da qualche parte senza che me ne accorgessi.
Ero completamente confuso.
La testa era un groviglio di pensieri.
Il dolore rovente che si propagava dall’addome rendeva il cervello ancora più ottuso.
«Sembra che tu abbia molte domande. Per questo ti avevo detto di andare nel seminterrato. Perché non mi ascolti?»
Kim Seonwoo si abbassò fino a guardarmi negli occhi. La sua espressione tranquilla fece nascere in me un’infinità di domande.
Perché Kim Seonwoo mi ha pugnalato? Perché mi ha impedito di uscire da qui?
L’ipotesi assurda che avevo formulato nell’ultima stanza forse era vera.
Se fosse stato così, il Kim Seonwoo che mi aveva pugnalato doveva essere il Kim Seonwoo, l’unico sopravvissuto di quella villa.
Mi tornò alla mente la bugia che aveva raccontato con tanta naturalezza in quella stanza.
La bugia secondo cui era soltanto un omonimo e non aveva nulla a che fare con lui.
Una bugia destinata a essere smascherata così rapidamente.
Eppure, in tutte le sue parole e in tutti i suoi comportamenti, non avevo trovato nemmeno una traccia di falsità.
Se sei davvero quel Kim Seonwoo, perché hai rapito proprio me e mi hai portato in questa fottuta villa? E poi ti sei avvicinato a me con quell’aria innocente di chi non sapeva nulla, hai fatto in modo che iniziassi inutilmente a dipendere da te… Perché?
Era devastante e umiliante.
Quanto avrà riso tra sé vedendomi fidarmi e dipendere proprio dalla persona responsabile del mio rapimento? Quanto gli sarà sembrato ridicolo vedermi lottare per uscire da quella villa? Che cosa avrà pensato guardandomi mentre, caduto nella sua trappola, ricambiavo il suo bacio?
Ora non sapevo più cosa fosse il Kim Seonwoo che conoscevo.
Non sapevo più nemmeno chi fosse.
Non avrei dovuto smettere di sospettare di te fin dall’inizio. Avrei dovuto sospettare di te ancora e ancora. Avrei dovuto diffidare di te dall’inizio alla fine, senza mai abbassare la guardia.
Avevo molte cose che mi giravano per la testa, ma ne pronunciai soltanto una.
Ogni parola era difficile da pronunciare.
«Perché… mi hai… pugnalato?»
«Perché volevi uscire. Te l’ho detto continuamente. Andiamo nel seminterrato.»
«Cazzo… cosa ci… sarà lì…»
Mi hai pugnalato.
Kim Seonwoo mosse le labbra un paio di volte, ma non ne uscì alcuna parola.
«Mi dispiace. Gli spoiler sono vietati.»
«Cazzo… che stronzata.»
«Bau!»
Anche in una situazione simile quel bastardo scherzava.
Mi chiedevo cosa avesse in mente.
Ma, più di qualsiasi altra cosa, volevo soltanto morire in fretta.
Se fossi morto, almeno anche quel dolore sarebbe scomparso.
«Uccidimi e basta…»
«Perché?»
Fa così male che sto per morire.
Avevo già perso molto sangue dalla mano e mi girava la testa. Il sangue che continuava a salire dall’addome rendeva le vertigini ancora peggiori.
Il corpo cedette lentamente verso il pavimento.
Kim Seonwoo afferrò il mio corpo che stava crollando senza forze e lo tirò verso di sé.
Non avevo nemmeno più la forza di respingerlo.
«È perché fa male? Anche così non posso. Hai ignorato quello che ti ho detto e hai continuato a cercare di uscire. Devi provare dolore, altrimenti la prossima volta lo farai di nuovo!»
«Sei un pazzo.»
«Te ne sei accorto solo adesso?»
«Era tutto… una bugia?»
«Cosa?»
Il respiro diventava sempre più affannoso e parlare era difficile.
La vista si fece gradualmente sfocata.
Kim Seonwoo che si aggrappava a me dicendo di avere paura.
Kim Seonwoo che si lamentava chiedendomi di tenergli la mano.
Kim Seonwoo che continuava a dire «hyung, hyung» ed era docile come un cucciolo.
Kim Seonwoo che, nonostante tutto, possedeva quel calore su cui potevo fare affidamento.
Tutto ciò che era stato Kim Seonwoo…
«Tutte… le tue parole… e i tuoi comportamenti… erano una bugia?»
«Non tutto. Almeno questo sentimento che provo per te, il fatto che ti amo, è vero. Sai che ti amo, vero?»
«Stronzate.»
«Che crudele.»
Non sapevo più dove finisse la sincerità e dove cominciasse la menzogna.
Non riuscivo a distinguere la verità dalla falsità nelle tue parole.
Mi sembra che tutto ciò che fai sia una bugia.
Non sapevo cosa ci fosse nel seminterrato di così importante da spingere quel bastardo a impedirmi di uscire persino pugnalandomi.
Ma una cosa era certa: qualunque cosa ci fosse nel seminterrato, quel bastardo non voleva che io uscissi da quella fottuta villa.
Altrimenti non avrebbe potuto pugnalare una persona in modo così spietato.
Voltai la testa verso l’esterno della porta, dove la pioggia continuava a cadere.
Era a un passo.
Era proprio lì davanti a me…
Allungai disperatamente la mano, ma non riuscivo a raggiungerla.
«Hyung, dovresti guardare me. Perché guardi là?»
Kim Seonwoo mi adagiò sul pavimento e si alzò.
Poi chiuse senza pietà la porta.
L’unica uscita verso l’esterno si chiuse davanti ai miei occhi.
Non volevo nemmeno guardare Kim Seonwoo, così chiusi gli occhi e aspettai la morte.
Lui allungò la mano e mi accarezzò la testa.
Non avevo più nemmeno la forza di scacciarla.
Kim Seonwoo mi accarezzò i capelli e rise piano.
Poi parlò con voce calma e pacata.
«Io voglio che tu raggiunga un brutto finale, hyung. Non un misero finale normale, né quel fottuto vero finale. Voglio un vero brutto finale in cui noi due possiamo stare insieme per sempre. Quindi impegnati ancora un po’.»
Kim Seonwoo prese la mia mano abbandonata senza forze e premette le labbra sul dorso.
«Hai capito? Suhyeon hyung.»
Cosa?
Aprii gli occhi e guardai attraverso la vista offuscata il volto sorridente di quel bastardo.
Io non ti avevo detto il mio nome.
L’unica volta in cui ti avevo detto il mio nome era stato quando ti avevo visto per la prima volta.
E tu non ricordavi quel momento.
Come fai a sapere il mio nome? Non può essere…
Il cuore mi si gelò.
E, nello stesso istante, mentre un senso di tradimento saliva dal profondo del mio petto, fallii ancora una volta.



