TONARI NO OTOKO – EPILOGO 2

Quando Yasuhara entrò nel ristorante, Shiori e Midori erano già sedute al tavolo più in fondo e stavano guardando il menù.

Quando Shiori era piccola, tutti dicevano spesso che somigliava moltissimo a sua madre, ma ora il suo portamento era cambiato parecchio e non sembravano più così simili come madre e figlia. Shiori indossava un vestito morbido e svolazzante e aveva di nuovo i capelli elegantemente arricciati, mentre Midori aveva uno stile molto più semplice: una camicia a righe, pantaloni di cotone e i capelli raccolti con una pinza.

«Papà!»

Fu Shiori la prima a notarlo mentre si avvicinava al tavolo e alzò lo sguardo dal menù.

«Scusate il ritardo.»

«Non preoccuparti.»

«Non sei affatto in ritardo, sei perfettamente in orario.» 

Seduta accanto alla sorridente Shiori, Midori controllò con naturalezza l’ora sul suo orologio da polso.

«È passato un po’ di tempo, eh.»

«Sì, parecchio.»

Quel giorno si erano incontrati in quel ristorante-bar in stile spagnolo su richiesta di Shiori. Sulle pareti in stucco erano appesi arazzi e piatti decorativi, e nell’aria risuonava una musica tranquilla.

«Abbiamo ordinato un tagliere di salumi con prosciutto stagionato e dei pinchos per iniziare, ma tu cosa vuoi mangiare, papà? Hai fame, vero?»

Shiori gli porse il menù con le specialità del giorno. Come sempre, le sue unghie erano dipinte con un colore bellissimo.

«Se prendiamo anche le costolette d’agnello e la paella, non è un po’ troppo cibo?»

Midori invece non aveva lo smalto o altro sulle unghie; al contrario, aveva un cerotto su un dito.

«Sì, credo di sì.»

Il cameriere vide Yasuhara sedersi e si avvicinò per prendere le ordinazioni.

«Papà, vuoi una birra?»

«Va bene.»

Shiori ordinò per tutti e, all’improvviso, Yasuhara fu colto dall’emozione, rendendosi conto che in un batter d’occhio sua figlia era diventata adulta.

Era facile capire a chi somigliasse: era affascinante e piaceva molto agli altri. Midori aveva detto una volta che era contenta che almeno il suo DNA non si fosse manifestato troppo, e Yasuhara era dello stesso parere. Tuttavia, dal punto di vista dell’aspetto si somigliavano parecchio. I suoi occhi erano meravigliosamente grandi e attiravano lo sguardo delle persone. All’università dove Yasuhara aveva studiato, Midori era stata popolare persino tra gli studenti degli altri dipartimenti.

Yasuhara in genere non prestava molta attenzione all’aspetto delle persone e, anche quando aveva incontrato Midori per la prima volta, non aveva pensato molto più che «Ah, è carina» quando qualcuno lo faceva notare. Si erano avvicinati perché entrambi tifavano per la stessa squadra di baseball e, prima ancora che se ne rendesse conto, avevano iniziato a frequentarsi.

A causa di varie circostanze, avevano divorziato, ma dato che nessuno dei due era il tipo da lasciarsi sopraffare troppo dalle emozioni, non avevano mai avuto grandi litigi.

«Papà, grazie per tutto quello che hai fatto in questi anni.»

Le bevande arrivarono al tavolo e, mentre sollevavano i bicchieri per brindare, Shiori abbassò improvvisamente la testa in un inchino.

«Eh? Aspetta, aspetta.»

«Davvero, hai lavorato tanto,» aggiunse Midori, e anche la sua voce, insolitamente, tradiva una certa emozione.

«Sono davvero grata di aver avuto l’opportunità di studiare all’estero.»

«No, no, figurati… avrei voluto poter fare ancora di più.» Yasuhara non era abituato a quel genere di formalità. Accanto a lui, Midori rise piano vedendo come cercasse di liquidare in fretta la cosa.

«Ci hai aiutato davvero molto.»

Al momento del divorzio avevano stabilito che Yasuhara si sarebbe fatto carico delle tasse universitarie di Shiori e delle spese per il materiale scolastico.

Per Yasuhara, che aveva frequentato un liceo pubblico locale, le cifre delle rette e delle spese per l’anno di studio all’estero, dopo che Shiori aveva iniziato a frequentare scuole private già dalle medie, erano state davvero scioccanti. Come padre che in generale non era stato molto presente nella sua vita quotidiana, era semplicemente felice di poter contribuire e partecipare in qualche modo.

Tuttavia anche questo stava ormai per giungere alla fine. Provava sentimenti contrastanti: da una parte sollievo, dall’altra una certa tristezza.

«Scusa se sono stata una figlia inutile, nonostante tutto quello che ti sei accollato,» disse Shiori con un sorriso scherzoso.

«Questo lo dirà il futuro, no?»

Shiori si era specializzata in scienze dello sport e della salute e, a quanto pareva, aveva ottenuto anche alcune qualifiche da istruttrice. Yasuhara aveva dato per scontato che avrebbe trovato lavoro nella città in cui aveva studiato, ma lei aveva deciso di tornare in Giappone. Diceva che il Canada era stato meraviglioso, ma che voleva vivere qui.

Secondo Midori, il fidanzato che aveva conosciuto laggiù stava tornando in Giappone, e così anche lei aveva deciso di rientrare con lui. Per Midori, che aveva scelto il divorzio per dedicarsi completamente alla propria ricerca, la decisione di Shiori era difficile da comprendere.

Ma, trattandosi della loro unica figlia, avevano deciso entrambi di interferire il meno possibile nelle sue scelte e di limitarsi a vegliare su di lei da lontano.

«Allora, Shiori, non hai intenzione di cercare lavoro?»

I piatti arrivarono uno dopo l’altro e Shiori distribuì con efficienza i piattini extra, assicurandosi di porzionare e passare anche le pietanze più lontane, così che tutti potessero servirsi. Come un impiegato premuroso appena assunto, Yasuhara colse l’occasione per farle la domanda che gli frullava in testa da un po’.

«Tua madre mi ha detto che stai lavorando part-time in un centro fitness.»

«Già.» Shiori si pulì con cura, con un tovagliolo, un po’ di salsa delle costolette d’agnello che le era finita sulla mano. «L’anno prossimo prenderò un appartamento con il mio ragazzo, quindi per ora resterò lì. Non è meglio iniziare a cercare lavoro una volta trovato dove vivere?»

«Il tuo ragazzo… state pensando di sposarvi?» Alla risposta inattesa, la mano di Yasuhara, che stava per prendere una fetta di prosciutto, si fermò a mezz’aria.

«Non lo so ancora.»

«Ah…»

Non sapendo bene cosa dire, Yasuhara lanciò involontariamente uno sguardo verso Midori. A quanto pareva anche per lei era la prima volta che sentiva quella cosa: aveva gli occhi spalancati dalla sorpresa.

«Shiori, se hai intenzione di andare a vivere con lui, almeno una volta vorrei incontrarlo,» disse Midori con una rapidità insolita.

«Va bene, glielo dirò.»

Shiori, al contrario, sembrava perfettamente a suo agio.

«È qualcuno che hai conosciuto lì, giusto? Se ricordo bene ha quattro anni più di te… ehm, come si chiama?»

«Che succede all’improvviso?» Le labbra di Shiori si incurvarono divertite vedendo la madre sporgersi in avanti e tempestarla di domande. «L’ultima volta che l’ho nominato in una conversazione mi hai ignorata completamente, come se non ti interessasse per niente.»

«È che…»

In una situazione del genere, dopotutto, si comportava come qualunque altra madre. Yasuhara e Midori si scambiarono uno sguardo silenzioso di intesa: la dichiarazione che la figlia stava per andare a vivere con il fidanzato l’aveva chiaramente scossa.

«Sapete,» continuò Shiori, «capisco come vi sentite, ma anche voi due vi siete sposati a diciannove anni. Io ne ho già ventuno.»

Con un sorriso malizioso, colpì i suoi genitori, pieni di dubbi e preoccupazioni,  proprio nel punto più sensibile.

«Be’, in effetti è vero.»

«Hai ragione…»

I due rimasero improvvisamente senza parole e Shiori scoppiò a ridere vedendo le loro facce.

«Questo è il mio ragazzo.» disse tirando fuori il telefono. «Hatano Takashi.»

«Ohh…»

Sia Yasuhara che Midori si sporse­ro a guardare la foto, che sembrava scattata in Canada: un bel giovane in tuta da ginnastica sorrideva sotto un cielo azzurro e limpido. Non aveva affatto l’aria superficiale che Yasuhara si era immaginato all’inizio; piuttosto dava un’impressione un po’ ruvida, ma proprio per questo sincera.

«Ha studiato scienze della riabilitazione e molte persone fanno affidamento su di lui. È un po’ tenero di cuore, ma anche deciso, e mi tratta davvero molto bene. È una brava persona.»

Yasuhara aveva visto solo una foto, eppure gli sembrò qualcuno di affidabile. Dalle parole di Shiori capiva chiaramente che lei si fidava di lui, e per il momento questo bastava a rassicurarlo; anche Midori sembrava sollevata.

«Grazie.»

Entrambi annuirono e le restituirono il telefono. Shiori li osservò attentamente, passando lo sguardo dall’uno all’altra, quasi studiandoli.

«Comunque, il fatto che vi siate sposati quando eravate ancora studenti mi lascia sempre perplessa. Non sembrate proprio il tipo di persone romantiche.»

«Be’, sì…»

«In effetti è vero.»

«Però, papà… per caso hai incontrato qualcuno di speciale?» Shiori tirò fuori all’improvviso un altro argomento sorprendente. «Ho indovinato, vero?»

Colto alla sprovvista, Yasuhara rimase un attimo senza reagire. Come se avesse appena dato la risposta giusta a una domanda difficilissima, Shiori batté le mani tutta entusiasta. Anche gli occhi di Midori si spalancarono.

«È vero?»

Yasuhara non aveva motivo di nasconderlo, quindi annuì. Tuttavia non era affatto a suo agio a parlare di queste cose.

«Woooow…»

«Mamma, sei troppo sorpresa.»

«Non è quello… è solo che sono stupita dalla tua incredibile intuizione.»

«Ah, quindi è questo che ti sorprende?»

«Sono sorpreso, comunque,» sottolineò Yasuhara.

«Come hai fatto a capirlo?» chiese la madre.

«Non so… riesco semplicemente a percepire quando qualcuno ha una fidanzata, dal suo modo di essere.»

«Dal modo di essere? Io non me ne accorgerei mai.»

«Be’, questo è ovvio.»

Shiori sorrideva divertita, mentre Yasuhara era sinceramente impressionato dalla capacità della figlia di intuire una cosa del genere semplicemente dall’atteggiamento di una persona.

«Piuttosto, papà, che tipo di persona è la tua fidanzata? Come vi siete conosciuti?»

«Che tipo…? Una persona normale. Ci siamo incontrati nel pub dove vado di solito.»

Non era una fidanzata, ma un lui. Tuttavia non era necessario dirlo.

«Il tuo solito pub? Intendi quello dove mi hai portata l’ultima volta?»

«Sì.»

«Cooosa? L’hai conosciuta in un posto del genere?» Shiori lo guardò con un’espressione strana.

Yasuhara ricordò quando lei aveva scherzato dicendo che avrebbe dovuto portarla in un posto più alla moda; questa volta, invece, sentì la mente correre veloce. L’immagine che sua figlia si stava facendo in quel momento era sicuramente molto diversa da Isaki sotto ogni aspetto.

«Mamma, non hai nessuna domanda da fare a papà?» chiese Shiori con tono allusivo.

«Tipo?»

«Come “tipo”? Tutte le domande che hai fatto a me poco fa.»

«Quelle le faccio perché mi preoccupo per te. Ma tuo padre è un adulto.»

«Non è questo che intendo!» Shiori rise, un po’ esasperata, e iniziò a mescolare la frutta nel bicchiere con la cannuccia. «Anche se vi siete separati, non sei nemmeno un po’ curiosa? Capirei se foste in rapporti tali da non voler neanche vedere la faccia dell’altro, ma voi andate d’accordo.»

Yasuhara capiva più o meno cosa volesse dire Shiori, ma dall’espressione vagamente stupita di Midori capiva ancora meglio il suo stato d’animo. Per lei non c’era proprio nulla su cui riflettere: con chi uscisse il suo ex marito non era affatto affar suo.

«Va bene, lasciamo perdere.» Shiori rise. «Ci sono un sacco di figli con genitori divorziati, ma non molte famiglie riescono a restare tranquille come la nostra. È grazie al vostro carattere.»

«Che cosa vorresti dire sul nostro carattere?» chiese Midori con tono di rimprovero.

«Siete un po’ impacciati socialmente.»

«È piuttosto maleducato da dire. Io ho molti amici, sai.»

«Il tuo gruppetto di scalatori?»

«Ah, sei andata a fare alpinismo?»

«La settimana scorsa, verso Chichibu.»

A Yasuhara venne nostalgia della montagna. Il baseball professionistico e l’alpinismo erano due delle passioni che condivideva con Midori. Ai tempi dell’università c’erano anche alcuni studenti del loro dipartimento appassionati di montagna, e spesso andavano tutti insieme a scalare le vette nei dintorni.

«Io non ci vado da un po’.»

«La tua fidanzata non vuole venire con te?» intervenne subito Shiori.

«Siamo andati a fare trekking un paio di volte.»

Isaki aveva detto che ogni tanto era piacevole e si era anche divertito, ma in generale non era molto interessato alla vita all’aria aperta. Non sembrava apprezzare neppure il campeggio o i barbecue, e una volta si era lamentato dicendo qualcosa come: «Non capisco perché qualcuno dovrebbe scegliere volontariamente di stare all’aperto se questo gli crea solo disagi.» Era proprio da lui fare un commento del genere.

«Mmm, sembra che voi due siate molto uniti.» disse Shiori con un sorriso malizioso, vedendolo assorto nei suoi pensieri su Isaki.

«Vuoi vedere qualche foto della montagna?» Midori, che non aveva il minimo interesse per la vita sentimentale del suo ex marito, tirò fuori il telefono.

«Il monte Kinpu?»

«Ci andavamo spesso, vero?»

«Sì, spesso.»

Mentre Yasuhara guardava le foto, Shiori; che non aveva alcun interesse per la montagna; li prese in giro ridendo: «Anche voi due andate davvero d’accordo, eh?»

«Be’, dopotutto non ci siamo lasciati in cattivi rapporti.»

«Siete proprio maturi.»

Shiori sembrava dirlo con un pizzico di ironia, ma in realtà, Midori compresa, Yasuhara non aveva mai avuto una vera lite con qualcuno al momento di lasciarsi.

Per un breve periodo, dopo il divorzio da Midori, era uscito con altre due donne. Una era una collega e l’altra una persona conosciuta tramite il lavoro. Entrambe erano donne ragionevoli e il rapporto era stato piuttosto sereno; tuttavia, ogni volta che Shiori veniva a stare da lui, anche solo per qualche giorno, Yasuhara provava uno strano senso di colpa. Così finiva sempre per usare qualche scusa, un trasferimento di reparto o un trasloco, per chiudere la relazione.

In realtà quei rapporti non erano molto diversi da una semplice amicizia molto stretta, e con il tempo e la distanza entrambi avevano iniziato a percepire che la relazione stava naturalmente arrivando alla fine. Alla fine Yasuhara concludeva sempre che, in quel caso, era meglio chiudere. Così, se un giorno si fossero incontrati di nuovo, non sarebbe stato imbarazzante e avrebbero potuto comportarsi normalmente.

In fondo, aveva l’impressione che le persone da cui si sentiva attratto avessero tutte qualcosa in comune. Esistevano persone che dedicavano tutta la loro vita all’amore e altre che non avrebbero mai sprecato così tante energie per qualcosa del genere. Tutto qui.

Ma Isaki era un po’ diverso, in ogni cosa esistono eccezioni. Ripensando a quando Isaki aveva alzato la voce dicendo di essere geloso, Yasuhara lasciò sfuggire una lieve risata. Davvero, Isaki sembrava essere un’eccezione sotto ogni aspetto.

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