PINK FLAVOR OMEGA – CAPITOLO 9

Cosa c’è dopo

Lee Jaeha: “Tesoro… Il mio tesoro ha mangiato bene?”

Eunhong socchiuse gli occhi e fissò il messaggio. Poi sollevò la mano sulla tastiera per rispondere. 

…Mh. Che cosa avrebbe dovuto rispondere?

“Perché… ti… comporti… così…?” Picchiettò sulla tastiera, poi cancellò di nuovo tutto. Il cursore lampeggiante tornò all’inizio della riga.

Era incomprensibile. Sembrava chiaramente arrabbiato, allora perché aveva mandato un messaggio del genere?

Eunhong rifletté per un momento, poi ricominciò a digitare.

“Sì. E tu hai mangiato…?”

No. Eunhong premette di nuovo freneticamente il tasto per cancellare.

Quel messaggio rifletteva il fatto che fosse arrabbiato? Quindi… conteneva una specie di sarcasmo? Sapeva che non era il tipo da parlare in modo sarcastico, ma dopo tre giorni di silenzio ricevere un messaggio con “tesoro” e simili non poteva che renderlo sospettoso. Vivevano insieme, ma i messaggi erano un altro discorso. Negli ultimi tre giorni Jaeha aveva interrotto di colpo quei messaggi che mandava continuamente. Era impossibile non farci caso.

Eunhong corrugò la fronte e riprese a scrivere una risposta. In ogni caso aveva qualcosa di cui sentirsi colpevole, quindi aveva intenzione di rispondere nel modo più affettuoso possibile.

Aveva mangiato, sì. E lui cosa aveva mangiato? E con chi? Aveva giurato che avrebbe scritto così. Se solo Gil Dong-wook non gli avesse dato una gomitata proprio mentre digitava la consonante iniziale.

Ban Eunhong: “S-”

«Ah…»

Prima ancora che Eunhong potesse cancellare il messaggio, Jaeha lo aveva già letto. Rimase a fissare la chat in preda al panico, ma sotto quella singola “S”, ormai segnata come visualizzata, non arrivò più nessun messaggio.

«Ah… Dong-wook-ssi, davvero.»

Con un’espressione quasi piagnucolosa, Eunhong mormorò parole colme di rimprovero, ma Gil Dong-wook non lo sentì. Sembrava avesse qualcosa di cui parlare con Yoo Junseok, seduto accanto a lui, riguardo al lavoro.

Ban Eunhong: “L’ho inviato per sbaglio.”

Si affrettò a spiegare, ma stavolta il messaggio non venne nemmeno letto.

Ah… Eunhong si premette una mano sulla fronte. Pensò che avrebbe dovuto calmarsi e provare a chiamarlo. Indossò il cappotto appeso alla sedia e si diresse verso il tetto. Proprio mentre stava per prendere l’ascensore, il cellulare che teneva in mano vibrò.

Pensando che fosse una chiamata di Jaeha, sollevò il telefono con sollievo, ma non appena vide il display il suo volto si irrigidì freddamente.

“Han Jeonguk”

Rifiutò la chiamata e cambiò direzione, uscendo dall’edificio della compagnia. Sul tetto avrebbe rischiato di incontrare qualche membro del team. Non appena raggiunse un punto appartato tra gli edifici, premette il tasto di chiamata e richiamò Han Jeonguk.

Han Jeonguk rispose prima ancora che lo squillo suonasse due volte e gli chiese perché non si fosse presentato all’orario concordato per la consulenza. Eunhong, allora, lo incalzò con ciò che aveva scoperto tramite Jaseong. Disse con voce gelida che non avrebbe mai più avuto nulla a che fare con l’ospedale Handae e gli intimò di non contattarlo mai più.

«Bloccherò il numero. Non mi contatti più.»

A differenza della voce furiosa di Eunhong, Han Jeonguk rimase calmo.

[Il fatto che quel ruffiano abbia venduto le informazioni di Eunhong-ssi e la questione della denuncia sono due cose diverse.]

«E sarebbe qualcosa da dire?!»

[E riguardo alla vendita delle informazioni, non sono stato io. Anche se immagino che non mi crederà.]

«Lo sa bene anche lei. Mi sto trattenendo a stento dal raccontare tutto ai media. Lei e quel vostro ospedale, tutti quanti.»

Solo allora nella voce di Han Jeonguk comparve un accenno di emozione. Naturalmente non era la reazione che Eunhong si aspettava. Han Jeonguk rispose con una lieve risata nella voce.

[So che non lo farà.]

«…»

[Anche se continuassi a dire che non ne sapevo nulla, che non sono stato io, non servirebbe a niente, vero? In questo momento Eunhong-ssi prova dei sentimenti molto negativi nei miei confronti.]

«Mi sta davvero chiedendo l’ovvio in modo così prolisso?»

Han Jeonguk emise un suono pensieroso, come se stesse trattenendo un mormorio.

[A quanto pare l’incontro sotto il pretesto della consulenza psicologica è ormai andato in fumo. In effetti, anche se ricevesse un trattamento da me in questo stato non avrebbe alcun effetto, quindi su questo concordo anch’io. La situazione si è complicata in modo davvero strano.]

«Che cosa vuole dire esattamente?»

All’improvviso Eunhong sentì una stanchezza opprimente solo per il fatto di stare ancora rispondendo a quella chiamata. Stava per allontanare il telefono dall’orecchio e chiudere la conversazione una volta per tutte, quando Han Jeonguk pronunciò improvvisamente una frase impossibile da ignorare.

[Le sistemerò pulitamente i documenti della denuncia, quindi incontriamoci una volta.]

«…»

[Non in ospedale. In un posto piacevole. Credo di averglielo già detto la volta scorsa, ma ho una certa simpatia per lei, Eunhong-ssi. E ci sono molte cose di cui vorrei parlare. Mi piacerebbe parlarne di persona.]

«Non mi interessa. Non provi a minacciarmi. Sa bene chi abbia comprato le mie informazioni. Se ha qualcosa da dire, ne parli con quella persona.»

[Non è una minaccia…. E poi quella persona fa davvero paura.]

«Non ho alcuna intenzione di rivederla, Han Jeonguk-ssi.»

E senza la minima esitazione premette il tasto rosso, interrompendo la chiamata.

Eunhong rimase per molto tempo a fissare in silenzio lo schermo del cellulare. Il petto gli batteva forte per un’emozione difficile da distinguere: rabbia o paura.

Dovrei raccontarlo a Jaseong-noona?

Ormai si era completamente dimenticato del fatto che avrebbe dovuto chiamare Jaeha. E anche se se ne fosse ricordato, con la voce che aveva in quel momento non sarebbe riuscito a telefonargli.

Eunhong riprese a camminare con passi bruschi. Stava per tornare di corsa in ufficio, ma proprio come se la sfortuna non bastasse, si imbatté direttamente in Woohyeon.

«Chi è Han Jeonguk?»

Woohyeon afferrò Eunhong mentre lui cercava di ignorarlo e passargli accanto. Quando si voltò con un’espressione irritata, l’altro gli soffiò addosso il fumo di sigaretta.

Essendo un non fumatore, Eunhong non sapeva che la gente fumasse spesso all’imboccatura di quel vicolo. 

Woohyeon continuò con tono derisorio. «Ho sentito che esistono beta come te. Beta che vanno dietro agli alpha. È un altro alpha? E Lee Jaeha allora?»

«Lascia questa mano. Non sono affari tuoi. Fatti i cazzi tuoi.»

«Davvero non tornerai a casa? È davvero finita così?»

Woohyeon glielo chiese accigliato. Il fumo azzurrastro si insinuò tra loro prima di dissolversi. I feromoni taglienti carichi delle emozioni di Woohyeon trapelavano tra il fumo di sigaretta. Forse perché pensava che Eunhong fosse un beta, non sembrava nemmeno intenzionato a controllarsi.

Eunhong si liberò del suo braccio e si diresse verso l’ingresso dell’azienda. Woohyeon spense in fretta la sigaretta e gli corse dietro, finendo per urlare.

«Parlami. Ti prego. Continui solo a ignorarmi, e allora? Hai intenzione di non vedermi mai più?»

«…»

«Ah, cazzo! Scusa! Ho detto che mi dispiace!»

Eunhong si fermò di colpo e guardò Woohyeon dritto negli occhi. Woohyeon continuò a scusarsi, infilando parolacce tra una frase e l’altra. Diceva che gli dispiaceva, che non l’avrebbe più fatto.

«Che ci posso fare se sono fatto così? Cazzo….»

Fatto così… in che senso?

Eunhong ripensò al Woohyeon del passato. Poi sovrappose quell’immagine al Woohyeon che ora stava davanti a lui, piegando l’orgoglio e chiedendo scusa. Gli occhi di Woohyeon tremavano violentemente.

Eunhong si morse lentamente il labbro inferiore. «Smettila di girarci intorno e dimmi cosa vuoi.»

«Ti fa così schifo vivere ancora con me?»

Quando Eunhong cercò di voltarsi di nuovo, Woohyeon fece rapidamente un passo avanti sbarrandogli la strada. Urlò con gli occhi febbrili, dicendogli di aspettare un momento. Eunhong, senza altra scelta, si fermò con un’espressione che diceva chiaramente “allora parla”.

Rimase lì a lungo, a braccia conserte e in posizione difensiva, finché finalmente Woohyeon aprì bocca.

«Allora prestami dei soldi. Così posso trovarmi una casa.»

Per Woohyeon doveva essere stata una richiesta tirata fuori con enorme difficoltà. Eunhong inghiottì una volta gli insulti che gli erano saliti fino alla gola. Erano davanti all’azienda, quindi raccolse tutta la pazienza che riuscì a trovare.

Non sapeva come Woohyeon avesse interpretato il suo silenzioso fissarlo, ma quello sollevò appena l’angolo della bocca e aggiunse: «Anche quando vivevamo insieme quello spazio era troppo stretto e mi soffocava. Se devo trovarmi un’altra casa dopo che te ne sei andato, finirò in un posto ancora più piccolo. Io non riesco a vivere così.»

«Dove li troverei i soldi da prestarti?»

«…Ehi.»

«Non avevi detto che l’avresti chiesto a tua madre?»

«La vecchia ha detto che non ha soldi. Ha detto che non me li darà.»

«…»

«Non ho nessun altro a cui chiederlo, e anche mamma mi ha detto di parlarne con te. Ha detto che, dopo tutti questi anni passati insieme, non avresti potuto far finta di niente.»

Woohyeon si grattò furiosamente la testa. Stritolò il pacchetto di sigarette e sospirò pesantemente.

Quel comportamento così prevedibile soffocò Eunhong. Lui emise un lungo sospiro e disse: «Prova ad andare in banca.»

«Ehi, ma sinceramente non pensi di esagerare? La tua famiglia è stata ospitata da casa nostra per anni, il minimo sarebbe tirare fuori un po’ di soldi.»

«Smettila di parlare in quel modo. Anche mia madre ha sempre lavorato e ha ripagato tutto. E anch’io, una volta chiusa la questione con te, dovrò trovare una nuova casa. Ne prenderò una anche a Busan, e già la mia caparra è un inferno.»

«Non dire stronzate. Tu hai Lee Jaeha, no?! E allora a che ti serve lasciarlo lì?!» Woohyeon afferrò bruscamente la spalla di Eunhong, che stava cercando di voltarsi. «Se sei riuscito ad agganciare un alpha ricco sfondato, dovresti sfruttarlo. Perché fai tanto il nobile? Pensi che comportandoti così diventerai al suo stesso livello? Per lui sono spiccioli. Non riesci nemmeno a spillarglieli?»

Eunhong rise incredulo. Non sapeva se fosse perché lo considerava un amico da troppo tempo o se solo adesso riuscisse finalmente a vederlo per quello che era, ma il volto deformato di Woohyeon gli sembrò terribilmente estraneo.

«Comunque…»

«…»

«Io da quella casa non me ne vado. Ficcatelo bene in testa. Se vuoi buttarmi fuori, trascinami via con la forza.»

Dopo averglielo comunicato con arroganza, Woohyeon si voltò ed entrò per primo nell’edificio della compagnia.

Eunhong si sentì svuotare completamente di ogni energia nel giro di un istante e si lasciò cadere sul bordo del marciapiede.

Non riusciva a capire perché le cose brutte arrivassero sempre tutte insieme.

***

«Accosta lì, vicino al minimarket.»

«Perché?»

«Voglio comprare del soju.»

Davanti alla richiesta improvvisa di Eunhong, Jaeha corrugò la fronte, ma senza dire molto fermò la macchina.

Sulla strada del ritorno dal lavoro, all’apparenza entrambi avevano un’espressione tranquilla, ma in realtà era stata una giornata simile a una guerra. Eunhong aveva ricevuto un gancio dopo l’altro, prima da Han Jeonguk e poi persino da Ahn Woohyeon, ed era praticamente al tappeto. Jaeha, invece, aveva ancora la testa pulsante per la dichiarazione-bomba di suo nonno. Inoltre, anche le parole che erano seguite continuavano a tormentarlo.

Se Lee Jaseong aveva tirato fuori la questione riguardante Eunhong, allora non stava mentendo, eppure il fatto che suo nonno avesse reagito in modo così tiepido rimaneva un mistero. Dopo tutto quello che aveva imparato su di lui, non poteva certo pensare che fosse diventato improvvisamente un santo… Tutte quelle cose messe insieme avevano portato l’ansia di Jaeha al limite.

In verità avrebbe voluto riversare fuori tutto, ma la persona coinvolta, Eunhong, non voleva ricordare ciò che era successo quel giorno… Era Jaeha, più di chiunque altro, ad aver bisogno di bere.

«Perché all’improvviso del soju? A casa abbiamo un sacco di alcolici.»

«Voglio bere qualcosa a cui sono abituato e ubriacarmi in fretta.»

«Ci sono anche cose molto più forti… Perché proprio quello?»

Lasciando Eunhong con in mano soltanto due bottiglie di soju, Jaeha prese qualche birra e alcuni snack. Quando spinse via delicatamente Eunhong e porse la propria carta, il ragazzo part-time che lo riconobbe gli sorrise salutandolo.

Era un posto dove, prima della manifestazione da omega di Eunhong, passavano spesso a comprare sigarette, quindi sembrava che nel frattempo il commesso si fosse ricordato di lui. Anche lo sguardo discreto del ragazzo si posò su Eunhong. Disse che era da tanto che non li vedeva e chiese se avessero smesso di fumare, lanciando occhiate tra loro due. Eunhong fissò attentamente il volto di Jaeha, che rispondeva sorridendo.

«Avevi l’hobby di incantare ragazzini?»

Invece di rispondere, Jaeha sorrise e gli circondò le spalle attirandolo a sé.

«E tu invece avevi l’hobby di bere da solo a casa dopo il lavoro? Per uno così, però, reggi davvero male l’alcol.»

Da quando uscirono dal minimarket fino a quando parcheggiarono nel garage sotterraneo, continuarono a battibeccare leggermente sulla loro tolleranza all’alcol. Senza rendersene conto, Jaeha aveva già dimenticato sia il rancore provato verso Eunhong sia il broncio tenuto per giorni.

Eunhong lasciò sul tavolo da pranzo la busta di plastica con le bottiglie di soju e si allontanò trascinando i piedi. Mentre si toglieva i vestiti camminando, sembrava stanco e allo stesso tempo impaziente. Jaeha alzò la temperatura della casa e accese una musica tranquilla.

Quando Eunhong uscì dopo essersi lavato, cercò qualcosa da mangiare agitando la bottiglia di soju per aprirla; nel frattempo anche Jaeha uscì pulito e ordinato, con addosso una vestaglia. Mentre il jeongol* di manzo che la signora Ham aveva preparato iniziava a scaldarsi, Eunhong tirò fuori dei bicchieri ghiacciati, versò la birra e la mescolò con il soju.

*(N/T: piatto coreano simile a uno stufato o hot pot cucinato in pentola al centro del tavolo.)

«Vuoi bere somaek* anche tu?»

*(N/T: miscela di soju e birra molto comune in Corea.)

Jaeha scosse piano la testa. «Almeno uno dei due deve restare lucido.»

«Parli come se ti ubriacassi mai.»

Osservando Jaeha che portava la pentola del jeongol sul tavolo, Eunhong finì in un sorso un bicchiere di somaek. Aver mandato giù tutto quel liquido freddo in una volta gli fece pulsare la nuca. Jaeha, invece, si versò soltanto della birra.

Quando il jeongol riprese a bollire emettendo rumorosi borbottii, Jaeha mise nel piattino di Eunhong un bel po’ di carne e funghi, aggiungendo anche del brodo. Il profumo saporito fece venire ancora più voglia di bere. Davanti agli stuzzichini, Eunhong trangugiò in fretta un altro bicchiere.

«Non bere soltanto.»

«Sì, sì.»

Eunhong aveva sempre amato i funghi sin da piccolo. Vedendolo mettere subito in bocca uno shiitake, Jaeha ne pescò altri dalla pentola e glieli mise davanti. Lo osservò masticare lentamente, poi chiese: «Perché ti è venuta voglia di bere all’improvviso?»

«Così.»

«Ti dico sempre di lasciare quel lavoro.»

«Tu pensi davvero che, quando sto male, sia sempre colpa dell’azienda.»

«Quindi stai davvero male. Non devi sentirti sotto pressione. Potrei darti io uno stipendio.»

Alla parola “stipendio”, Eunhong rise, poi improvvisamente cambiò espressione. «Perché dovresti darmi uno stipendio? E poi, se accettassi quei soldi, pensi davvero che mi divertirei? Se si trattasse solo di soldi, potrei fare molti altri lavori. Non continuo per quello.»

Jaeha sollevò le sopracciglia. Sapeva che Eunhong era affezionato alla compagnia. Anche il progetto a cui stava lavorando era qualcosa a cui aveva partecipato fin dall’inizio. Ricordava i periodi in cui Eunhong si era distrutto di fatica cercando di conciliare lavoro e università. E ricordava anche quanto fosse stato felice quando il progetto era stato lanciato con successo.

Allora cos’era che ti stava facendo soffrire così tanto?

Mentre rifletteva, Eunhong riempì il bicchiere di Jaeha e disse: «Va bene. Andrà tutto bene. Si può risolvere. Qualunque cosa sia, col tempo, guardandosi indietro, non sembrerà nemmeno niente di così grave.»

Quelle parole sembravano rivolte a lui stesso, e Jaeha finì per sorridere debolmente. Eunhong si preparò un altro somaek e lo buttò giù ancora una volta. Poi inclinò la bottiglia di soju sopra il bicchiere di Jaeha e, con un’espressione adorabile, chiese: «Non vuoi?»

Jaeha annuì come se si arrendesse. «Mio nonno mi ha affidato una questione… e coinvolge anche mia madre e mio padre.»

L’argomento lanciato all’improvviso era pesante. Eunhong posò il bicchiere e osservò Jaeha. Lui stava aggiungendo altra carne e funghi nella pentola del jeongol con gli occhi abbassati, era difficile capire che espressione avesse.

«Anche questo andrà bene una volta passato tutto? Mi sto chiedendo fino a che punto si possa perdonare… Però non lo so.»

«…Mh…»

Eunhong posò il cucchiaio e si appoggiò con il mento sulla mano. Il labbro inferiore sporgeva leggermente, come quello di un’anatra. Corrugò la fronte riflettendo, ma era una questione difficile su cui prendere una decisione. Dopo averci pensato a lungo, aprì finalmente bocca con un piccolo sospiro.

«Anche odiare richiede energia.»

«Ahah, è vero.»

«Allora facciamo così. Noi due promettiamo di non odiarci mai. Qualunque cosa io possa fare in futuro, ti perdonerò. Però anche tu dovrai perdonarmi.»

«…Qualunque cosa?»

«Sì. Un coupon valido per un perdono. Facciamo uno scambio equo di perdono.»

Il volto di Eunhong, inclinato di lato mentre si reggeva il mento, era arrossato. L’alcol gli aveva velato gli occhi di umidità, dove le luci gialle si riflettevano scintillando. Jaeha si morse leggermente il labbro inferiore.

«E tu come fai a proporre una cosa del genere, senza sapere cosa potrei fare per chiederti perdono? Bunhong, tu non dovresti proprio fare affari.»

«Già. Gli affari li devi fare tu….»

Jaeha tirò la guancia di Eunhong, che sorrideva stupidamente. «Non pentirtene più tardi.»

«Non me ne pentirò. Perché dovrei pentirmene?»

Ormai le due bottiglie di soju erano quasi finite. Jaeha aveva bevuto insieme a lui perché Eunhong stava mandando giù l’alcol a una velocità assurda, ma quasi tutto lo aveva bevuto Eunhong. Anche la pentola del jeongol era vuota e pure gli snack secchi che avevano tirato fuori erano quasi spariti. Il tavolo era devastato al punto da far pensare: ‘chi diamine si è mangiato tutta questa roba?’.

Eunhong si alzò barcollando e si diresse verso il centro del soggiorno. Si sdraiò sul grande divano abbracciando un cuscino. Prese il telecomando e accese la TV. Il grande rettangolo nero che occupava un’intera parete si illuminò di colpo. Continuò a cambiare canale senza trovare nulla di interessante e si fermò su un programma musicale.

Canticchiando, iniziò a seguire la canzone, ma si addormentò quasi subito.

Dopo aver sistemato il disastro lasciato dall’alcol e aver lasciato la sala da pranzo, Jaeha raggiunse il soggiorno per cercare Eunhong. Dallo schermo arrivavano a tutto volume musica veloce e coreografie di idol che si susseguivano freneticamente. Le ombre sul volto pallido di Eunhong cambiavano continuamente seguendo la luce lampeggiante dello schermo. Le ombre delle sue ciglia abbassate tremolavano danzando sulle guance.

Jaeha portò una coperta spessa e gliela sistemò addosso, sedendosi poi accanto a lui.

Eunhong, che sembrava dormire profondamente, socchiuse appena gli occhi. Sollevò lentamente le lunghe ciglia e sbatté piano le palpebre. Le guance erano rosse per l’alcol, e anche la pelle sotto il collo era arrossata. Sembrava che il calore dell’alcol gli si fosse diffuso in tutto il corpo, perché iniziò a sorridere scioccamente e a dire assurdità.

«Cagnolino, vieni qui. Ciu ciu.»

Jaeha aggrottò appena la fronte. «Andiamo a dormire.»

«Mm. Aspetta un attimo. Riposo così un po’…»

Quando era ubriaco, Eunhong aveva l’abitudine di voler semplicemente sdraiarsi dovunque. Si rannicchiò su un fianco, così Jaeha gli tirò la coperta fino al collo. Gli diede qualche pacca sulla spalla, e allora Eunhong mosse le labbra.

Jaeha tese l’orecchio chiedendosi cosa stesse dicendo, e sentì: «Jaeha… io ho… paura di te.»

A quelle parole improvvise, la schiena di Jaeha si irrigidì di colpo. Eunhong mosse ancora le labbra, ma inghiottì ciò che stava per dire e all’improvviso sputò fuori delle scuse.

«Mi dispiace averti detto quelle cose. Quindi….»

«Mh? Cosa?»

«Mi dispiace… per aver parlato del rut. E degli omega… Tu fai di tutto per me, quindi volevo solo aiutarti anch’io. Però non significa che io mi conceda così facilmente. Non devi fraintendermi.»

«…»

«Ma… tu… non ti sei arrabbiato perché ti fa schifo il mio corpo, vero?»

Davanti a quel cambio improvviso di argomento, l’espressione di Jaeha si irrigidì. E adesso da dove salta fuori questa?

«Se sei ubriaco, dormi e basta.»

«Non sono ubriaco.»

«Perché ti senti in colpa per una cosa del genere?»

Un’ombra attraversò il volto di Jaeha mentre guardava Eunhong dall’alto.

«…Puoi chiedermelo quando vuoi. Il mio corpo è… Lee Jae… ha… Mh…»

Le parole di Eunhong si trascinarono lentamente, poi lui inspirò profondamente. Sembrava stesse sprofondando in un sonno ancora più profondo, perché il suo corpo si rilassò completamente. Anche la mano che gli stava accarezzando la spalla si fermò. Jaeha rimase immobile come morto, seduto a fissarlo in silenzio.

«Vuoi dire che almeno il tuo corpo potresti prestarmelo?»

Nella voce si mescolò un sospiro.

Dopo aver esitato un momento, Jaeha sollevò Eunhong tra le braccia. Fece uno, due passi, e Eunhong gli strofinò la guancia contro il petto. Jaeha cambiò direzione. Invece di andare verso la stanza di Eunhong, si diresse verso la propria.

Lo adagiò sul suo letto e si sdraiò accanto a lui.

Forse per l’alcol, il suo respiro era pesante. Jaeha gli sollevò la testa per sistemargli il cuscino e si sdraiò appoggiandosi a un gomito. Quando abbassò le luci, Eunhong mosse appena gli occhi e, cercando il calore, si avvicinò lentamente a lui.

Jaeha gli tirò addosso la coperta, e Eunhong emise un suono indistinto facendo vibrare la gola.

«Quello che dovrebbe sentirsi in colpa… sono io.»

«…Uuung…»

«Se continui a comportarti così, finirò solo per peggiorare le mie cattive abitudini.»

A prescindere dal caos che aveva in testa, ciò che aveva davanti agli occhi era una tentazione difficile da respingere. I feromoni di Eunhong si diffusero nell’aria come il profumo dolce di caramelle ai fiori. Jaeha usò l’alcol come scusa e lo strinse forte tra le braccia.

Allora Eunhong aggrottò appena la fronte, poi sorrise dolcemente. Jaeha affondò il naso in quella testa rotonda. I capelli asciugati in modo approssimativo gli solleticavano il viso in ciuffi morbidi.

Se solo fosse riuscito a ignorare quella tensione pulsante sotto la vita, anche quella sensazione soffice e accogliente sarebbe stata piacevole. Jaeha represse il desiderio che ribolliva dentro di lui e strinse ancora più forte Eunhong. Approfittò della sua ubriachezza per abbracciarlo quanto voleva. Il calore del corpo contro il suo e quella pelle morbida gli facevano fremere il cuore.

Pur pensando che non sarebbe mai riuscito a dormire, chiuse comunque gli occhi.

***

«Pu…»

La gola gli si era completamente seccata e lo stomaco in fiamme reclamava acqua. Non appena aprì gli occhi, Eunhong si pentì di nuovo di aver bevuto. Si strofinò a fatica gli occhi appiccicati dal sonno e finalmente riuscì a mettere a fuoco l’ambiente attorno a sé.

Non era la sua stanza.

Ah… Questo sviluppo gli era fin troppo familiare.

Con la luce indiretta giallastra, i mobili scuri apparivano tutti di un marrone intenso. Pensò vagamente di essersi infilato ubriaco in un’altra stanza, ma quell’idea evaporò completamente nel momento in cui cercò di sollevarsi.

La coperta scivolò lentamente, e sulla pelle nuda gli si sollevarono brividi ovunque.

E quasi urlò sentendo quel grosso braccio avvolto attorno alla sua vita.

Eunhong sollevò di scatto la coperta. Per fortuna indossava ancora la biancheria.

Ma che fortuna è?!

«Ti sei svegliato?»

Con una voce roca dal sonno, Jaeha parlò quasi in un sussurro. Quando Eunhong si voltò, vide che aveva ancora gli occhi chiusi e il viso mezzo affondato nel cuscino. Sembrava ancora mezzo addormentato.

Il braccio che lo teneva stretto era terribilmente caldo. Dal respiro di Jaeha filtravano lentamente feromoni che lui non era riuscito a controllare.

Tenendo la coperta stretta con una mano, Eunhong tastò intorno a sé.

Dove sono finiti i vestiti…?

Anche se ormai i suoi occhi si erano abituati all’oscurità, non riusciva a trovarli. Sentendo il fruscio dei movimenti, Jaeha sbadigliò lentamente e si girò nel letto.

«Che stai facendo… invece di dormire…»

«Ieri ho dormito qui? Io ero sicuro di…»

Alla voce agitata di Eunhong, le palpebre di Jaeha si sollevarono lentamente. La prima cosa che vide fu la schiena bianca di Eunhong, luminosa nella penombra.

Jaeha allungò piano una mano. Quando appoggiò la punta delle dita sulla sua schiena e la accarezzò lentamente verso il basso, Eunhong sobbalzò come un piccolo animale colpito da un fulmine.

«Sei venuto qui da solo. Probabilmente avevi freddo.»

Eunhong si tirò la coperta fin sopra il petto. «E, e i vestiti?»

Ormai completamente sveglio, Jaeha si sollevò appena appoggiandosi languidamente a un gomito. Indicò con il mento un lato del letto.

Solo allora Eunhong notò un mucchio di stoffa arrotolato nell’oscurità.

«Forse avevi caldo mentre dormivi…, così te li sei tolti.»

La mascella di Eunhong si irrigidì.

Anche perché pure Jaeha era in biancheria intima. Sebbene fosse buio, si vedeva tutto quello che c’era da vedere. Anzi, l’oscurità sembrava rendere tutto ancora più evidente. La pelle liscia che brillava debolmente riempiva il suo campo visivo.

No… ma perché questo dorme senza vestiti…?

Non poteva nemmeno protestare, visto che pure lui era nelle stesse condizioni.

Tenendo stretta la coperta con una mano, Eunhong si mosse lentamente allungando furtivamente la mano verso la maglietta.

In quel momento Jaeha, che era mezzo sdraiato, si sollevò improvvisamente. Appoggiò il peso della mano sul materasso e inclinò il busto avvicinandosi completamente a Eunhong.

Le sue spalle larghe gli coprirono la visuale.

La sensazione del petto di Jaeha contro la sua spalla nuda era così chiara che Eunhong si irrigidì e si rannicchiò istintivamente.

«Ecco, tieni.»

Jaeha spiegò la maglietta alla meglio e gli infilò il collo della maglia sopra la testa. Il viso di Eunhong attraversò il foro rotondo.

A causa del malinteso avuto per un istante, Eunhong si sentì improvvisamente e terribilmente imbarazzato. Borbottò mentre infilava goffamente le braccia nelle maniche: «A-allora… Tu continua pure a dormire. Io bevo un po’ d’acqua e…»

«Aspetta. Te la porto io.»

Mentre si agitava perché non trovava i pantaloni, Jaeha si alzò dal letto con naturalezza e uscì dalla stanza.

Camminò tranquillamente fuori indossando soltanto i boxer. Forse perché aveva un corpo senza alcun punto debole, non sembrava provare nemmeno un briciolo di vergogna…

Dopo che gli aveva detto di aspettare, Eunhong non seppe più cosa fare e rimase seduto immobile sul letto.

Pensavo… che volesse baciarmi.

Eunhong sfiorò la spalla dove aveva sentito la pelle di Jaeha contro la sua. Quel corpo morbido ed elastico che gli si era premuto addosso non gli era dispiaciuto affatto.

Anzi, a voler essere sinceri, una parte di lui si chiedeva persino cosa sarebbe successo dopo e voleva toccarlo ancora.

Arrivato a quel pensiero, Eunhong si diede uno schiaffo sulla guancia.

Sono impazzito.

«Non avrei dovuto bere…»

«È il rimpianto che ripeti sempre.»

Jaeha, tornato nel frattempo, gli porse dell’acqua con vitamine disciolte dentro e ribatté immediatamente. Quando il liquido dolce e leggermente aspro gli scese in gola, Eunhong ebbe la sensazione che venisse assorbito direttamente dall’esofago.

Bevette freneticamente, ma lo sguardo fisso di Jaeha lo fece quasi soffocare; riuscì a trattenersi appena dallo sputare tutto.

Quando Eunhong rabbrividì, Jaeha lo guardò preoccupato. Si avvicinò ancora, sempre mezzo nudo, in modo tremendamente opprimente.

«Stai bene?»

…No che non sto bene. Vai più lontano. Sciò.

Dopo avergli preso il bicchiere dalle mani, Jaeha continuò semplicemente a fissarlo. Eunhong cercò di muoversi per sfuggire a quello sguardo che lo agitava da prima, ma proprio in quel momento Jaeha accorciò bruscamente la distanza.

Eunhong sentì il respiro sfiorargli la guancia, e subito dopo le labbra di Jaeha premettero contro l’angolo umido della sua bocca, rubando via una goccia d’acqua.

La pelle che si era toccata e subito separata si fece rovente.

«C-che, che, che…»

«Anch’io avevo sete.»

Jaeha fece scivolare fuori la lingua e raccolse lentamente la goccia d’acqua rubata a Eunhong. La lingua rossa scivolò lentamente sulle labbra leccando via l’umidità rimasta.

Nel bicchiere c’è ancora acqua, allora perché…?

Gli occhi grandi di Eunhong tremolarono confusi. Cercò di allontanarsi e si alzò esitante.

«I-io allora torno nella mia stanza.»

Mentre metteva un ginocchio giù dal letto per scendere, Jaeha lo tirò improvvisamente verso di sé.

«C-che, che cosa…»

«È il weekend. Smettila di lavorare e dormi ancora un po’.»

Jaeha lo strinse forte con entrambe le braccia e lo trascinò sotto le coperte.

È questa la sensazione di essere trascinato nel nido caldo di un mostro?

Eunhong riuscì a malapena a spostare la coperta che gli era finita perfino sul viso e sollevò la testa verso il muro.

L’orologio segnava ancora prima delle sette del mattino.

«No, io posso anche andare a dormire nella mia stanza…»

Provò a spingere il braccio che gli circondava la vita da dietro, ma non si mosse minimamente.

Jaeha affondò il naso nella sua nuca ed espirò lentamente. Sentendo il calore del suo corpo dietro la schiena, Eunhong pensò per un attimo che fosse stata una fortuna aver indossato la maglietta… ma poi la coscia di Jaeha sfiorò la parte sotto il suo sedere.

Ogni piccolo movimento faceva cambiare il punto di contatto, e quel calore continuava ad attaccarsi e separarsi da lui.

Fu allora che Eunhong si rese conto di qualcosa, e un brivido gli attraversò tutta la schiena.

C’era qualcosa contro il suo sedere….

Corrugò la fronte e fissò il buio, poi strinse forte gli occhi.

Non può essere… Quello che penso io non può essere. Prima di tutto è troppo grande. Sembra una gamba. Gli esseri umani non hanno tre gambe, ma con queste dimensioni non può assolutamente essere quello che penso io….

Basarsi soltanto sulle sensazioni percepite dal sedere, che non aveva occhi, era una prova troppo debole.

Mentre Eunhong, intrappolato sotto le coperte, continuava a fare pensieri assurdi, il respiro di Jaeha iniziò lentamente a farsi più regolare, segno che stava per addormentarsi.

Prima di scivolare completamente nel sonno, gli sussurrò vicino all’orecchio: «Quando arriverà la signora Ham ci alzeremo. Le ho scritto di prepararci una zuppa per il post-sbornia…»

«Mmh.»

«La zuppa di pollack essiccato va bene, vero…?»

«Mmh…»

«Mh, e poi…»

La sua voce si fece sempre più bassa, mescolandosi al respiro. Jaeha si infilò nella sua nuca con la testa come un cucciolo in cerca della posizione più comoda, fece un paio di profondi respiri e poi si quietò completamente.

Sembrava essersi addormentato.

Eunhong espirò cautamente. Il braccio che gli stringeva la vita lo rendeva consapevole persino del movimento del proprio addome ogni volta che inspirava.

All’improvviso, sentendosi occupato alle spalle in quell’oscurità, gli tornò in mente il bacio rubato nella piccola casa di Busan.

Tutto era silenzioso e il suo campo visivo completamente buio, così i ricordi continuavano a tirare fuori soltanto cose del genere.

Il primo bacio, quando era ancora un beta. E il bacio dato quasi per esplorare. Il bacio dato perdendo completamente il controllo trascinato dall’atmosfera…

Baci baci baci baci….

Quando chiuse gli occhi cercando di dormire, stavolta furono i feromoni mescolati nell’aria a imporre la loro presenza.

Era esausto morto, eppure non riusciva a dormire.

Eunhong fissò un punto indefinito del muro con occhi spenti.

Se continua così, il mio ‘junior’ finirà per svegliarsi….

Eunhong si morse forte il labbro inferiore e cercò disperatamente di spostare i pensieri altrove.

Dio, Buddha, mamma, Seonhong-ah, gente dell’ufficio…. Vi prego, fate smettere questi pensieri perversi che sto facendo su questo cagnolino. Ahh, come si fa a dormire in una situazione del genere…?

***

«È successo qualcosa?»

Alla domanda della signora Ham, Eunhong scosse la testa da una parte all’altra. Bevve il brodo caldo e sentì finalmente lo stomaco rilassarsi e il corpo tornare in vita. A parte quello, però, sotto gli occhi gli erano comparsi dei pesanti cerchi scuri.

Più che la mancanza di sonno, sembrava un problema psicologico.

«Lo studente Hongi beve più di quanto pensassi. Quante volte ti ho già visto smaltire la sbornia? Come dite voi giovani d’oggi… “venerdì sera scatenato”, giusto? Non esagerare troppo.»

«Sì… eheh…»

Eunhong sorrise imbarazzato. Anche se il tono della donna era da rimprovero, la sua espressione rimaneva calda.

Quando gli chiese se fosse buono, lui rispose con tutto l’entusiasmo possibile.

Quando finalmente si era addormentato e si era svegliato tardi, Jaeha non era più nel letto; probabilmente era già uscito in soggiorno.

Come una fata che avesse ritrovato il suo abito alato*, Eunhong trovò finalmente i pantaloni e li infilò prima di uscire in soggiorno, dove la signora Ham lo accolse calorosamente.

*(N/T riferimento a una fiaba coreana diffusa; la fata recuperando il proprio abito può tornare libera o recuperare la propria forma originale.)

Sul tavolo da pranzo, proprio come aveva previsto Jaeha, c’era una fumante zuppa di pollack essiccato.

Dopo aver finito di mangiare, rimase a lungo immerso nella vasca da bagno. Aveva intenzione di espellere tutto l’alcol dai pori della pelle.

Quando uscì, col corpo ancora arrossato dal bagno, Jaeha si stava allenando sulla terrazza. Ancora stordito e rilassato, Eunhong si sdraiò di lato osservando quel corpo bello e compatto, pieno di muscoli ben definiti. Poi tirò fuori il suo album da schizzi e iniziò a fare qualche croquis.

Quando ebbe riempito diverse pagine con il profilo della schiena di Jaeha, il sonno lo travolse.

Fece quel sogno che ormai ultimamente sognava spesso. Il sogno si stava evolvendo sempre di più, fino a trasformarsi quasi in un sogno lucido.

Eunhong intuì, persino mentre sognava, che anche quello doveva essere un frammento dei ricordi di Natale.

La parte divertente era che, ormai, il partner nei sogni si era trasformato apertamente in Jaeha. Ultimamente quei sogni erano persino vividi, con tanto di sviluppo completo degli eventi dall’inizio alla fine. Grazie a ciò, sembrava che ultimamente la sua energia fosse sprofondata a terra e la sua mente si fosse annodata fino all’estremo, al punto che a volte non riusciva nemmeno più a capire con quali occhi stesse guardando Jaeha, né se quello fosse un sogno o la realtà.

Nei sogni il suo corpo non gli obbediva bene. Solo le sensazioni erano spaventosamente nitide. Doveva guardare impotente il volto sorridente di Jaeha, le sue labbra rosse che si avvicinavano a lui. La sensazione dei feromoni che traboccavano dal proprio corpo gli risultava ancora estranea. E, insieme a quella, anche il fatto che tra le gambe si facesse umido, mentre davanti si tendeva dolorosamente di eccitazione…

«Eunhong-ah?»

Alla voce reale Eunhong si svegliò di soprassalto. Jaeha gli stava scuotendo la spalla. Mentre sbatteva le palpebre, lui gli porse il telefono davanti al viso. «Ti sta suonando la sveglia.»

«…Ah. Sì, grazie.»

Eunhong prese il telefono che squillava rumorosamente e si mise seduto. Coprì con un cuscino ciò che si era irrigidito a metà tra le gambe. Sullo schermo lampeggiava la notifica di un appuntamento che aveva registrato la settimana precedente.

Si alzò barcollando ed entrò nella cabina armadio. Si infilò un berretto di lana sui capelli arruffati e indossò un giubbotto largo. Stava per uscire di casa quando Jaeha lo afferrò con espressione contrariata.

«Dove vai?»

«Ah, ho un colloquio per un lavoro freelance.»

«Di nuovo?»

«Oggi è un colloquio. È diverso dall’altra volta. E non ti porterò con me.»

Quando Jaeha tentò di seguirlo anche stavolta, Eunhong gli si oppose categoricamente. Lo rimproverò come si farebbe con un cagnolino e gli ripeté di aspettare a casa; allora lui abbassò le spalle con aria abbattuta. Per un attimo quella vista gli fece vacillare il cuore, ma ricordando come l’altra volta avesse sparso feromoni in giro nel caffè e si fosse aggirato attorno con quell’aria minacciosa, capì che non poteva assolutamente permetterglielo.

Mentre si infilava le scarpe per uscire, Jaeha gli lanciò le chiavi della macchina.

«Non prendere i mezzi pubblici.»

«…Va bene.»

Mi ha concesso una cosa, quindi dovrei concederne una anch’io. Pensandolo, prese le chiavi, anche se era da tanto che non guidava. 

Eunhong riuscì a fatica a impedire a Jaeha di seguirlo e si diresse al parcheggio sotterraneo. Quando premette il telecomando e vide gli occhi di quello brillare, esitò: era un tipo dal valore decisamente troppo alto. Ma, dato che era riuscito almeno a staccarselo di dosso e uscire, poteva considerarsi una partenza tranquilla. Eunhong accese il motore, ricontrollò il luogo del colloquio e avviò il navigatore.

L’azienda dove doveva sostenere il colloquio non era lontana da casa di Jaeha. Entrando in quella piccola compagnia di videogiochi che aveva aperto gli uffici sul terreno più costoso del Paese, Eunhong ricordò ciò che Gil Dong-wook gli aveva detto sul direttore: che fosse ricco sfondato. Quando Dong-wook gli aveva presentato il lavoro vantandosi del suo conoscente con la bava alla bocca, non ci aveva dato molto peso, ma vedendo quegli interni luccicanti spalancò davvero gli occhi.

Pagano bene, quindi devo assolutamente prendere questo lavoro.

Rafforzando la propria determinazione a fare bene il colloquio, entrò.

Secondo Dong-wook, l’amministratore delegato era un omega. Aveva una sensibilità eccezionale e si occupava personalmente della direzione artistica. Al colloquio si presentarono insieme un planner e un programmatore. A differenza del direttore, vestito in modo appariscente, gli altri due erano molto casual. Vedendoli in tuta e ciabatte, come se vivessero in ufficio anche nel weekend, Eunhong provò un senso di solidarietà. Il direttore gli sorrise luminosamente mentre lo accoglieva.

«Piacere di conoscerla, Eunhong-ssi. Dong-wook-ssi mi ha parlato molto di lei.»

«Il piacere è mio.»

«Le ha già spiegato a grandi linee il progetto, vero?»

«Sì. L’ho trovato molto interessante.»

A differenza dei soliti lavori freelance, in cui si contribuiva solo a piccoli pezzi, quello presentatogli da Gil Dong-wook aveva attirato l’interesse di Eunhong perché gli avrebbe permesso di partecipare al progetto mettendoci il proprio nome. Il fatto che ci fosse molto lavoro e che il compenso fosse alto, oltre alla possibilità di disegnare nel proprio stile, gli aveva fatto guadagnare molti punti. Gli piaceva anche l’idea di avere uno staff di supporto dedicato.

Mentre leggeva con attenzione il documento di pianificazione, il direttore intervenne all’improvviso.

Gli chiese se fosse un omega.

Dato che era un conoscente di Gil Dong-wook, non poteva certo rivelare la verità; inoltre, la domanda gli sembrò piuttosto scortese, così Eunhong corrugò il naso. Scosse la testa dicendo di no, e il direttore rise apertamente.

«Per il nostro gioco bisogna disegnare roba eccitante. Per questo gliel’ho chiesto.»

«Eccitante?»

Il direttore premette con un dito su un punto preciso del progetto.

«È un dating sim con bei ragazzi, no? Tutti i personaggi conquistabili sono alpha. Alpha donne e alpha uomini. Quando si inizia si può scegliere se giocare come donna o uomo, ma il personaggio del giocatore è fondamentalmente un omega.» Il direttore prese il tablet e gli mostrò una bozza. «È un prototipo che abbiamo preparato io e il team. Fa davvero schifo, ma…»

Gli schizzi sullo schermo erano rozzi, ma trasmettevano chiaramente ciò che volevano mostrare. Il primo personaggio conquistabile era un alpha dominante estremo e giovane chaebol. Il personaggio omega controllato dal giocatore doveva conquistare il suo interesse tramite i feromoni e poi scegliere le opzioni corrette negli eventi successivi per aumentare l’affinità. Se la conquista procedeva bene, si sbloccavano delle illustrazioni CG bonus.

Eunhong alternò lo sguardo tra lo scenario e gli schizzi, poi improvvisamente gli venne in mente Jaeha. 

Il direttore aggiunse: «Se i personaggi vengono bene, il gioco è fatto.»

Eunhong annuì.

«Per questo spero davvero che Eunhong-ssi faccia un ottimo lavoro. A dire il vero non serviva nemmeno il colloquio. Mi piacevano già i suoi disegni.»

Il direttore sembrava davvero soddisfatto di lui. Gil Dong-wook gli aveva detto che era praticamente già assunto, ma sentirselo dire direttamente dal cliente era tutta un’altra cosa. Sembrava un ottimo inizio.

«Vorrei davvero fare il botto con i personaggi disegnati da Eunhong-ssi. Ormai che ho iniziato questo progetto, voglio ottenere dei risultati significativi.»

Alle parole piene d’entusiasmo del direttore, i due dipendenti seduti accanto si scambiarono uno sguardo. Tra quei sorrisi imbarazzati, anche Eunhong rise insieme a loro.

Preso dall’entusiasmo, firmò anche il contratto e confermò indirizzo mail e contatti. Decisero che il lavoro successivo si sarebbe svolto tutto online, e si aggiunsero reciprocamente sui messenger.

Una volta uscito, Eunhong scrisse a Gil Dong-wook dicendogli che il colloquio era andato bene e ringraziandolo per avergli presentato una buona opportunità. Era stato preoccupato di non trovare lavoro, ma vedere che l’esperienza accumulata gli stava aprendo nuove strade lo riempì d’orgoglio e soddisfazione. A prescindere dal fatto che da quel momento sarebbe stato più impegnato, era sinceramente felice.

Non appena salì in macchina e mise in moto, cominciarono ad arrivare mail dall’azienda con allegati il progetto, le istruzioni di lavoro e altri documenti. Seduto in auto, Eunhong scorse tutto leggendo rapidamente. Era un tipo di lavoro che conosceva bene, quindi riuscì subito a immaginare il piano e le linee guida.

Tirò fuori il tablet, organizzò gli orari conciliandoli con il lavoro in azienda e condivise il programma tramite messenger. Nel riquadro della chat danzava l’emoticon del direttore che lo ringraziava per aver risposto così velocemente.

«Se hai agganciato un alpha ricco come un idiota, allora sfruttalo un po’, no? Perché fai tanto il nobile? Credi che facendo così potrai diventare del suo livello? Per lui sono spiccioli. Non riesci nemmeno a spillarglieli?»

Posando il tablet sul sedile del passeggero e uscendo dal parcheggio sotterraneo, gli tornarono in mente le parole di Woohyun. Eunhong inspirò profondamente gonfiando il petto. Si sentiva soffocare.

Come siamo finiti così?

Ogni volta che quei pensieri riaffioravano all’improvviso, si ritrovava a voltarsi indietro chiedendosi se una piccola parte della colpa per il cambiamento di Woohyun non fosse anche sua.

***

Il puntino verde fermo sulla mappa riprese a muoversi. Solo allora Jaeha rilassò le spalle. Soltanto dopo aver annotato persino le informazioni dell’indirizzo dove Eunhong si trovava poco prima, la tensione si allentò.

Riprese il gioco che stava facendo mentre lo aspettava. Lo faceva perché piaceva a Eunhong, per creare qualcosa in comune, ma a dire il vero non gli si addiceva affatto. Eunhong lo prendeva in giro chiamandolo ‘mani da gatto*’ o dicendo che aveva un pessimo controllo. E infatti, proprio come diceva lui, il personaggio di Jaeha morì di nuovo miseramente.

*(N/T: è uno slang da gamer coreano per indicare qualcuno scarso ai controlli.)

Mentre premeva meccanicamente il controller che teneva in mano, poco dopo risuonò la voce automatica che annunciava l’ingresso di un veicolo. Significava che l’auto con cui era uscito Eunhong era entrata nel parcheggio sotterraneo. Jaeha posò il controller e si avviò verso l’ingresso.

Quando la porta si aprì ed Eunhong entrò con il volto stanco, appena vide Jaeha sorrise luminosamente.

«Sono tornato.»

«…Hai fame, vero? Vai a lavarti ed esci.»

Gli ci volle un attimo per rendersi conto che sentirsi dire «sono tornato» gli sembrava qualcosa di emozionante. Mentre Eunhong andava a lavarsi, Jaeha si premette il petto indolenzito e preparò il pasto. Tirò fuori una a una le cose che aveva preparato non appena Eunhong era uscito di casa. Mise nel forno il controfiletto marinato, tirò fuori insalata e vino. Sulla carne ormai cotta affettò persino del tartufo, ottenuto con grande difficoltà.

Quando Eunhong entrò nella sala da pranzo con il corpo ancora umido, da lui si diffuse un profumo dolce e fresco. Jaeha raccolse tutta la concentrazione che gli stava sfuggendo verso di lui e sistemò i piatti.

«Siediti, mangiamo.»

«Waaah, ma cos’è tutta questa roba?»

Jaeha tagliò un grosso pezzo di carne con il coltello e lo mise nel piatto di Eunhong. Tagliandola a bocconi e mangiandola con tartufo e formaggio, sembrava il paradiso. Il volto di Eunhong si illuminò di rosso.

«Accidenti, è buonissima.»

«Mangiane tanta.»

Il modo in cui mangiava scalciando leggermente con i piedi sembrava proprio quello di un pulcino. Jaeha sorrise così tanto da mostrare i canini. Vederlo infilarsi in bocca un pezzo dopo l’altro, masticando diligentemente, era incredibilmente soddisfacente. Era talmente preso a tagliare carne per lui che quasi non si accorse quando Eunhong infilzò carne e contorno sulla forchetta e gliela porse davanti.

«Ah, apri. Aaah…»

Gli stava offrendo un boccone di carne, ma lo sguardo di Jaeha andò oltre la forchetta e si fermò su Eunhong. Quegli occhi fissi su di lui, così intensi, lo fecero sentire stranamente in imbarazzo. 

Eunhong agitò la forchetta, incitandolo ad aprire la bocca. 

«Un alpha del genere… che sembra capace di farti sgorgare i feromoni solo guardandoti.»

All’improvviso a Eunhong tornarono in mente le parole del direttore. Davanti ai suoi occhi, Jaeha aprì la bocca, mangiò il pezzo di carne e lentamente passò la lingua rossa sulle labbra. Gli risultò difficile distogliere lo sguardo da quelle tracce rimaste sulla bocca. Prese il bicchiere di vino, ancora intatto, e si bagnò la gola che bruciava.

«Non è successo niente, vero?»

Dato che l’atmosfera si era fatta imbarazzante e non sapeva più cosa dire, lo domandò così. Jaeha annuì distrattamente. Continuava comunque a servirgli cibo nel piatto con movimenti meccanici.

Mentre stava per versarsi un altro bicchiere di vino, Jaeha parlò all’improvviso. «Mi annoiavo a preparare tutto questo da solo… Perché ultimamente stai accettando così tanto lavoro all’improvviso? Bunhong, ti servono soldi?»

Il vino che stava deglutendo rischiò di andargli di traverso e risalire, ma riuscì a mandarlo giù a fatica. Eunhong fece roteare gli occhi cercando con cura la risposta. Sentiva il peso dello sguardo di Jaeha puntato addosso.

«Tra il lavoro in azienda e tutto il resto, quante cose stai facendo contemporaneamente? Hai un solo corpo.»

«Solo per un po’. Ho sentito parlare di questo progetto e mi è venuta voglia di provarci davvero.»

Jaeha sospirò leggermente. «Mi annoio a giocare da solo.»

Eunhong rise tirando su goffamente gli angoli della bocca. Si infilò in bocca due pezzi di carne alla volta. E non dimenticò di ficcarne uno anche nella bocca di Jaeha, che continuava solo a guardarlo senza mangiare.

«Stai distribuendo bene anche il tempo da passare con me, vero?»

«C-certo. Li ho distribuiti.»

Durante il tragitto casa-lavoro in macchina.

«Ti avevo detto di non preoccuparti per me, ma non devi nemmeno lasciarmi sentire troppo solo.»

Sentire dire che si sentiva solo gli lasciò addosso una strana sensazione. L’atmosfera di Jaeha sembrava essere cambiata in modo sottile. Era difficile da spiegare, ma forse perché aveva lasciato abbassati tutti i capelli? In qualche modo sembrava essere diventato più viziato… Eunhong, mentre beveva il terzo bicchiere di vino, continuò a pensare a cosa fosse quella sensazione che non riusciva a definire con precisione.

Quando stava per riempire di nuovo il bicchiere vuoto, Jaeha gli tolse la bottiglia dalle mani.

«Smettila di bere. Oppure… vuoi di nuovo dormire con me?»

«…Ho fatto di nuovo qualche errore?»

«…No.»

Dopo aver finito di mangiare e sistemato tutto, il corpo gli si afflosciò completamente. Stava per salire nello studio, quando Jaeha lo trattenne chiedendogli di giocare con lui. Sul televisore del salotto c’era ancora il gioco che Jaeha aveva lasciato a metà. Al centro dello schermo campeggiava in rosso acceso la scritta “Game Over”.

«Questo prendilo tu.»

Eunhong si sedette sul divano seguendo Jaeha e prese il controller. Lo infastidiva il fatto che Jaeha fosse seduto di lato a guardare lui invece dello schermo, ma per prima cosa avviò il gioco. Caricando l’ultimo punto di salvataggio, un enorme mostro metà uomo e metà demone si lanciò verso di lui brandendo una lancia.

*(N/T: in originale è una “bangcheonhwageuk”, una arma tradizionale coreana-cinese simile a un’alabarda o lancia ornamentale, spesso usata nei videogiochi fantasy o storici.)

Schivò rotolando di lato l’attacco sferrato dall’alto e deviò con lo scudo la lancia roteante. Inflisse danni con una spada dall’attributo elettrico, facendolo andare in shock elettrico, poi caricò l’arma dal danno più alto e la abbatté con forza. Gli occhi di Eunhong brillarono per un istante, dimenticando persino la stanchezza.

«Questo si fa così.»

«…»

«Se gli sali dietro e lo blocchi…»

«…»

«Lo sconfiggi facilmente.»

Il mostro, colpito dall’attacco finale, emise un urlo disperato e crollò al suolo. Eunhong stava raccogliendo diligentemente gli oggetti lasciati a terra quando si bloccò di colpo per la mano che gli scivolò lentamente attorno alla vita. Jaeha lo stava abbracciando dai fianchi e aveva appoggiato il mento sulla sua spalla.

«Da dietro, così?»

«…E cosa vorresti fare prendendo me?»

Eunhong abbassò lo sguardo verso il naso di Jaeha, appoggiato sulla sua spalla.

«Chissà… dipende da cosa cade quando ti catturo.»

«Se catturi me non esce altro che polvere.»

«A me andrebbe bene anche quella.»

«Sei matto…»

Nemmeno quelle sciocchezze gli dispiacevano. Eunhong finì per ridere ad alta voce. A quel punto, come se il suo spirito giocoso si fosse acceso ancora di più, le dita di Jaeha fecero pressione. Gli solleticò il fianco e Eunhong si contorse urlando.

«Ehi! Ahah! Ehi, togli le mani! Mi fai il solletico!»

A differenza delle dita che si muovevano agilmente, la forza delle sue braccia era terrificante, tanto che per quanto Eunhong si dibattesse per liberarsi, lui non si mosse minimamente. Anche mentre Eunhong rideva fino a crollare, Jaeha continuò ostinatamente a tormentarlo. Dopo essersi rotolati addosso per un bel po’, Eunhong si rese conto che Jaeha lo stava schiacciando sul divano.

«Ti arrendi?»

«Non ho nemmeno opposto resistenza. Spostati un po’.»

«Non ne ho voglia.»

Jaeha si intestardì, seduto sopra le sue cosce. La mano che aveva posato sulla vita di Eunhong sollevò appena l’orlo della maglietta. A quel tocco fresco che gli scivolava lentamente addosso, Eunhong si agitò con aria in difficoltà.

«L-lasciami. Aspetta un attimo.»

«Sei morbido.»

«Spostati, Jaeha. Spostati un po’…»

La pelle chiara di Eunhong era già arrossata da prima. Sembrava essere diventata rossa per il solletico, ma ormai tutto il suo corpo stava prendendo colore. E ormai il problema era che non sentiva più solo il solletico. Evitando lo sguardo di Jaeha, Eunhong continuò a dimenarsi.

«S-spostati…»

Il braccio di Jaeha sfiorò appena il membro di Eunhong, che già da un po’ aveva iniziato lentamente a reagire. Per un attimo i loro sguardi si incontrarono, e il volto di Eunhong prese fuoco.

«Ah… basta! Ti ho detto di spostarti!»

Vedendolo agitarsi quasi sul punto di prenderlo a calci, Jaeha si sollevò facendo finta di cedere. Gli dispiacque parecchio allontanare le mani. Per quanto lo riguardava, avrebbe voluto continuare a toccarlo, ma aveva la sensazione che, se avesse insistito ancora, Eunhong si sarebbe davvero arrabbiato.

Eunhong si alzò di scatto sbuffando. Con quei capelli arruffati non aveva alcuna autorità, ma aveva comunque un’espressione furiosa. Cercando disperatamente di coprirsi davanti abbassando la maglietta, corse via verso il bagno; e, beh… la scena non fece altro che far sorridere Jaeha.

Entrato di corsa in bagno e fermatosi davanti allo specchio illuminato, il suo viso era un disastro. Sembrava completamente ubriaco, tanto era rosso acceso. Eunhong si lavò vigorosamente il volto con acqua fredda.

Il mio corpo è sempre stato così debole agli stimoli?

Gli venne voglia di chiedersi da solo quale parte di prima gli avesse provocato un’erezione. Possibile che Lee Jaeha fosse diventato di per sé un pulsante dell’eccitazione?

Eunhong alzò le mani e si schiaffeggiò entrambe le guance.

Più cercava di svuotare la mente per non pensarci, più il suo cervello continuava a tirare fuori solo informazioni collegate, come se fosse rotto. In meno di un mese il suo corpo era cambiato e gli erano successe una quantità enorme di cose, eppure le uniche immagini rimaste erano… Le labbra di Lee Jaeha, il suo calore corporeo, i suoi feromoni e quella cosa che sembrava una terza gamba… 

La sua testa era ormai tappezzata soltanto di immagini forti, come un album rosso vietato ai minori. E il suo stupido corpo era diventato uno che si eccitava al minimo sfioramento. No, a dirla tutta, avrebbe dovuto dire che si eccitava anche solo guardandolo.

Ripensando all’ingombro che aveva sentito contro il sedere la notte precedente, Eunhong fu quasi sul punto di urlare.

***

«Perché sta lavorando così tanto sulle labbra?»

La mano che stava scarabocchiando senza difese sul tablet si fermò di colpo.

Sentendo qualcuno battergli sulla spalla, Eunhong si tolse le cuffie e vide un dito indicare lo schermo. Sul display era ingrandito il volto di un bellissimo personaggio maschile. Come aveva fatto notare Yoo Junseok, Eunhong stava curando con troppa attenzione delle labbra del tutto inutili. Quelle labbra rosse e ben disegnate assomigliavano terribilmente a Lee Jaeha, ma doveva essere solo una coincidenza. Eunhong corrugò gli occhi e rimpicciolì in fretta il disegno.

«È quello che verrà aggiornato stavolta, vero? È praticamente finito. Non c’è bisogno di aggiungere così tanti dettagli al viso.»

«Se il viso è bello, anche il design viene meglio…»

Yoo Junseok rise e gli diede una pacca sulla spalla. Gli disse di smetterla di dire sciocchezze e di alzarsi. Quando Eunhong sollevò la testa chiedendosi cosa stesse succedendo, vide che tutti si stavano già spostando. Si alzò goffamente dalla sedia. Si ricordò che quel giorno avrebbero presentato il programma operativo del primo semestre. Yoo Junseok raccolse il badge da dipendente che Eunhong aveva lasciato sulla scrivania e glielo mise al collo.

«Andiamo. Dicono che oggi parleranno del lancio all’estero.»

Ah, se n’era dimenticato.

«Ugh, diranno di creare un team internazionale. Io non ce la faccio.»

Yoo Junseok lo consolò vedendolo rabbrividire. E aveva senso: quando si parlava di servizi all’estero, i personaggi erano inevitabilmente quelli che richiedevano modifiche e aggiunte generali. E questo significava inevitabilmente più lavoro per Eunhong.

Davanti alla sala seminari si unirono a loro Gil Dong-wook e Seo Heeseung. A quanto pare non avevano alcuna intenzione di ascoltare seriamente, visto che avevano comprato un sacco di caffè e biscotti per tutti. Gil Dong-wook, che senza accorgersene si era già preso il posto accanto a Eunhong, iniziò a tirare fuori snack uno dopo l’altro.

«Eunhong-ssi, ultimamente la sua pelle brilla. Va in clinica dermatologica? Lei beve latte freddo con caffè, vero? Con uno shot extra.»

«Grazie.»

Prendendo il caffè, Eunhong lanciò un’occhiata verso l’AD Shim. Quando i loro occhi si incontrarono, quello annuì leggermente come per dire che andava tutto bene. Gil Dong-wook, un alpha recessivo, sembrava incapace di accorgersi fino alla morte del fatto che Eunhong fosse un omega. Anzi, al contrario, sembrava talmente intrappolato nella trappola che si era costruito da solo che, anche se Eunhong avesse rilasciato feromoni proprio davanti a lui, li avrebbe scambiati per semplice odore corporeo.

In effetti, Gil Dong-wook era uno che già da prima della manifestazione di Eunhong continuava da tempo a dire che lui fosse un omega. Si poteva dire che avesse più intuito di chiunque altro. Era quasi preveggenza. Quindi forse quel famoso “radar” che gli alpha sostenevano di avere non era una totale sciocchezza.

Questo non significava che gli piacesse il fatto che, quando era ancora un beta, Gil Dong-wook gli si appiccicasse addosso dicendo che sembrava un omega. Semplicemente, Eunhong iniziò a chiedersi se a piacergli fosse stato per via di quei deboli feromoni o per qualcos’altro. Lo aveva davvero apprezzato per via di quel “radar” che, a detta loro, tutti gli alpha possedevano? Eunhong non poté fare a meno di domandarsi.

La sala seminari si oscurò e le luci si accesero sul palco. Il direttore di divisione, con il microfono in mano, iniziò a presentare il piano dei servizi per il primo semestre, mostrando uno dopo l’altro sul grande schermo i giochi attualmente gestiti dall’azienda. Gil Dong-wook abbassò la voce e iniziò a parlare con Eunhong.

«Com’è andato il colloquio? Il CEO di lì fa una buona impressione, vero? In realtà io e quel CEO, tempo fa…»

«Sì. Anche le indicazioni sul lavoro erano molto dirette e il progetto mi piace.»

Sentendo che, se avesse abbassato la guardia, il discorso sarebbe scivolato su questioni personali, Eunhong gli tagliò subito la frase.

«A dire il vero, se la mia specialità principale non fossero state le motion, forse sarei andato in quella compagnia anch’io. Quel CEO paga stipendi assurdi… Io ormai ho perso il treno per cambiare lavoro, quindi penso solo a fare un sacco di freelance.»

Gil Dong-wook abbassò ancora di più la voce e sussurrò. Come aveva detto lui stesso, il suo punto forte erano le produzioni video, e stava guadagnando parecchio grazie ai lavori esterni.

«Beato lei.»

Pur rispondendo distrattamente, Eunhong iniziò a pensare che forse avrebbe dovuto studiare animazione.

«Beh, Eunhong-ssi, lei invece sarà occupato a uscire con qualcuno. Io, non avendo altro da fare, guadagno soldi. Dopotutto ho mani d’oro.»

Seo Heeseung, che stava ascoltando di lato, diede una gomitata a Gil Dong-wook. «Cosa avrebbe fatto senza nemmeno quel talento? Se penso a quando ho comprato le azioni KN seguendo il Team Leader Gil e ci ho rimesso…»

«No, ma se non ne capisci niente dovevi semplicemente comprare azioni Hanjeong. Perché ti sei messa a seguire me?»

«Ma guardatelo parlare. All’epoca diceva che quella fosse sicura.»

Eunhong, che non era interessato alle azioni, non capì bene di cosa stessero parlando. Riuscì solo a capire che Seo Heeseung aveva perso soldi per colpa di Gil Dong-wook e che il discorso riguardava la famiglia di Lee Jaeha. Seo Heeseung e Gil Dong-wook continuarono a battibeccare sottovoce evitando lo sguardo del direttore.

Ah, anch’io devo guadagnare tanti soldi…

La sala seminari aveva i posti disposti a gradinata, quindi si vedevano bene anche gli altri team seduti davanti. Quel giorno si parlava del lancio dei servizi all’estero, così il team di Woohyeon, seduto in prima fila, gli saltò subito all’occhio. Si diceva che, se guardavi qualcuno, quello lo percepiva; infatti Woohyeon girò improvvisamente la testa e i loro sguardi si incontrarono. Dopo aver fissato Eunhong per qualche istante, Woohyeon tornò a voltarsi bruscamente dall’altra parte.

Eunhong pensò ai soldi sul proprio conto e alla caparra bloccata nel monolocale, sospirando piano. Sapeva che sistemare il rapporto con Woohyeon non sarebbe stato facile, ma al pensiero della battaglia nel fango che li attendeva da quel momento in poi, sentì lo stomaco bruciargli.

«Hai visto il rumor uscito stavolta sul nipote degli Hanjeong? Dicono che se va in porto, le azioni schizzeranno alle stelle. Comprati quelle della TK.»

«Rumor?» Eunhong, che fino a quel momento aveva ascoltato distrattamente la conversazione, mostrò interesse appena sentì parlare di rumor, e gli occhi di Gil Dong-wook si illuminarono.

«Conosci la TK, no? Quella dell’energia. Si dice che Kim Buyeong, il nipote di quella famiglia, adori così tanto le macchine della F Company che partecipa a ogni presentazione di nuovi modelli, e quest’anno c’era anche Lee Jaeha degli Hanjeong. Pare che si siano persino fatti delle foto insieme. E dicono pure che abbiano comprato un’edizione limitata.»

«Da quando per loro comprare macchine è una novità?»

Vedendo che Seo Heeseung reagiva con meno entusiasmo del previsto, Gil Dong-wook esagerò ancora di più l’espressione, cercando di rendere il tutto più drammatico.

«Si dice pure che, quando hanno ritirato l’auto, si siano incontrati da soli.»

«Wow, quindi un appuntamento?»

«Esatto. E poi Kim Buyeong è famoso per essere uno dei pochi omega tra gli eredi dei chaebol. Dicono che scelga chi frequentare in base alla compatibilità con gli alpha. Cercano di smentire la cosa tramite i media, ma ormai lo sanno tutti, no? Quante persone hanno detto di averlo visto all’Ospedale Handae? E pare che pure Lee Jaeha sia stato visto lì.»

Eunhong sollevò le sopracciglia. Scoprì, suo malgrado, di aver preso parte lui stesso alla creazione dei rumor su Lee Jaeha.

«Wow! Quindi dovremmo comprare azioni TK? All in?»

Gli occhi di Seo Heeseung brillarono di eccitazione. No, non comprarle, Heeseung-ssi… Eunhong si ritrovò improvvisamente a provare persino un senso di responsabilità morale che non avrebbe dovuto avere. Se la situazione fosse andata avanti così, il conto in banca di Seo Heeseung sarebbe stato in pericolo.

«Perché credi che Lee Jaeha degli Hanjeong sia andato all’Ospedale Handae? Per fare il test di compatibilità, ovvio. E poi, quando un giornalista del Daily D ha chiesto informazioni, il centro genetico ha risposto solo “no comment”. Non hanno detto “non è vero”, hanno detto “no comment”. E subito dopo gli Hanjeong hanno versato un sacco di fondi per la ricerca all’Ospedale Handae.»

Quindi è così che nascono le voci nel mondo.

Gli occhi di Eunhong iniziarono a muoversi freneticamente. Come poteva spiegare in modo naturale di non comprare azioni basandosi sui rumor? Non poteva nemmeno tappare la bocca a Gil Dong-wook.

«Che altro potrebbe significare? Vuol dire che stanno sostenendo la ricerca genetica della TK Bio. Tra poco uscirà la notizia della relazione tra Lee Jaeha e Kim Buyeong.»

Per qualche motivo, quell’ultima frase fu difficile da ignorare. Le sopracciglia di Eunhong si contrassero appena. Il direttore di divisione annunciò una breve pausa prima della presentazione successiva e scese dal palco. Le luci si accesero nella sala seminari, che in un attimo si riempì di brusii. 

Eunhong si voltò e chiese: «Pensate davvero che quei due stiano insieme solo per via della compatibilità genetica o quel che è? Persone a cui non manca nulla, per quale motivo dovrebbero farlo? Non è una supposizione troppo rischiosa su cui investire denaro?»

Di fronte a quell’osservazione tagliente, Gil Dong-wook rimase spiazzato, ma non perse il ritmo.

«Ma hanno detto che si sono incontrati e hanno comprato una macchina insieme. E che sono andati in ospedale insieme.»

«Macchine? Probabilmente ne possiedono decine. Sono tipi che potrebbero tranquillamente costruirsi un salone d’auto nel seminterrato di casa…»

«Quando un alpha e un omega fanno cose del genere insieme, si affezionano subito.»

«Quindi gli alpha e gli omega si innamorano appena si incontrano solo per via dei feromoni? Non dovrebbe essere il contrario? Prima ti piace una persona e poi inizi ad apprezzarne i feromoni. Mi sembra che stiate semplificando troppo le relazioni umane. È proprio per questo che i rumor non sono affidabili.»

«Q-quello…»

Perfino Eunhong si rese conto che il suo tono stava diventando sempre più accusatorio. Era perché, all’improvviso, la rabbia gli stava montando dentro. Perché la gente inventa voci inesistenti? E il fatto che Jaeha fosse andato all’Ospedale Handae per colpa sua gli dava ancora più fastidio. E chi accidenti sarebbe questo Kim Buyeong della TK? Eunhong prese il telefono e iniziò a cercare.

«Wow. Le ricerche correlate sono già uscite.»

La voce di Seo Heeseung, che stava già cercando informazioni, gli penetrò nelle orecchie.

«Visto? Non è una voce completamente inventata. Quei due stanno insieme. Sicuramente si saranno incontrati spesso lontano dagli occhi della gente, altrimenti non sarebbe saltata fuori tutta questa storia solo per un incontro…»

«…»

«E poi gli alpha hanno quel… quel genere di cose. Tipo… essere improvvisamente attratti dagli omega…»

Gil Dong-wook lasciò la frase in sospeso con voce insicura. Se avesse detto apertamente che era per colpa dei feromoni, sarebbe stato troppo diretto; ma negarlo gli pesava sulla coscienza, dato quanto i feromoni influenzassero davvero l’attrazione. Fu allora che Seo Heeseung buttò lì una frase.

«Ma il fidanzato del Capo Ban non è pure lui un alpha? Eppure state insieme anche senza feromoni.»

Eunhong si agitò non appena la conversazione si riversò improvvisamente su di lui. «No, cioè, è vero che lui è un alpha, ma…»

Io non sono un beta. No, prima ancora di quello, non erano ancora nemmeno fidanzati… oppure sì? Eunhong si bloccò a metà frase e chiuse immediatamente la bocca, mentre Gil Dong-wook spalancava gli occhi.

«Eunhong-ssi, quindi il suo ragazzo è davvero un alpha?»

Gli occhi di Eunhong si spalancarono, poi il suo viso si contorse tutto insieme. Come accidenti è finita così la conversazione? Era inciampato con le sue stesse parole.

«No, perché il discorso è improvvisamente finito lì?»

Anche se Eunhong cercò disperatamente di cambiare argomento, ormai era troppo tardi. Seo Heeseung e Gil Dong-wook, che fino a poco prima ascoltavano con aria annoiata, avevano completamente dimenticato le azioni e si stavano concentrando solo su di lui. Dopotutto, non c’era argomento più divertente del romanticismo altrui.

Seo Heeseung disse con gli occhi luccicanti: «Capo Ban, non potrebbe raccontarci qualcosa sulla sua relazione? La vita è già abbastanza dura così…»

Seo Heeseung continuava a tormentarlo dicendo che era curiosa di sapere cosa si provasse a uscire con un alpha.

«Qui accanto c’è un alpha, no? Chiedetelo a Dong-wook-ssi.»

Quando Eunhong lo definì ‘alpha’, le spalle di Gil Dong-wook si sollevarono orgogliose. In fondo, in questo mondo, bastava già possedere il tratto alpha per avere un certo fascino sociale.

«Chiedete pure. Vi racconterò qualsiasi cosa.»

Gil Dong-wook si appoggiò alla sedia con espressione arrogante. Distese le gambe corte accavallandole e abbassò persino lo sguardo. Sembrava l’uomo che avesse vissuto ogni relazione del mondo, mentre muoveva le sopracciglia con sicurezza.

Anche la poca curiosità rimasta a Eunhong sembrava sul punto di svanire, ma Seo Heeseung la pensava diversamente. Disse che, da beta incapace di percepire la chimica tra alpha e omega, quel mondo paradisiaco la incuriosiva da morire. Chiese con gli occhi scintillanti: «È vero che, proprio come nei drama, vi cedono le ginocchia?»

«Che domande sono? Io sono un uomo molto puro.»

«Ma che cavolo. Diceva che avrebbe raccontato tutto e adesso si tira indietro? E poi, Team Leader Gil, lo sa che la parola “puro” non si addice per niente a quella faccia scura che si ritrova?»

«Che cattiveria, Heeseung-ssi… Lo sai di avere seri problemi con l’aspetto? Solo perché Eunhong-ssi ha quella faccia pensi che sembri puro?»

Alle loro parole, Eunhong scoppiò a ridere. In realtà anche lui non voleva sapere certe cose, ma di recente le aveva scoperte. Non poteva certo dire che sì, davvero le ginocchia cedono. Così sorrise e disse: «Non è vero, io sono molto puro. Quando mi metto con qualcuno penso addirittura al matrimonio. Io non sono mai nemmeno uscito con nessuno.»

«E una persona così si mette con un alpha?»

Mentre cercava di allontanare i due che insistevano accusandolo di mentire, Eunhong ribatté: «Da quando gli alpha sono il simbolo della corruzione?»

«Beh, quell’immagine un po’ ce l’hanno. Noi siamo bestie pericolose. Ahahahah.»

«Dong-wook-ssi, mi sta venendo voglia di prendere le distanze da lei…»

«Sto scherzando. Ma perché la fai così seria? Che siano feromoni, desiderio o amore puro, non puoi separare completamente le cose. Alla fine basta buttarsi e provarci. Se non lo fai adesso, quando lo farai?»

«Esatto. Tanto il corpo marcirà quando moriremo, quindi tanto vale non conservarlo troppo e buttarsi. Io farei così.»

Alle parole aggiunte da Seo Heeseung, Eunhong spalancò gli occhi. Nel frattempo la presentazione si avvicinava alla conclusione. Sul grande schermo apparvero e scomparvero i personaggi su cui il team di Eunhong stava lavorando. Un personaggio maschile umano, slanciato e muscoloso, terribilmente simile a Lee Jaeha, occupò l’intero schermo.

Seo Heeseung, che stava guardando davanti a sé insieme a lui, improvvisamente trattenne il fiato.

«Aspetti… ma il fidanzato alpha del Capo Ban non somiglia a quella persona? Al nipote degli Hanjeong. Lee Jaeha, intendo.»

Probabilmente il problema era stato averlo disegnato troppo simile a Jaeha. Gli sguardi insistenti di entrambi si concentrarono contemporaneamente su Eunhong.

«Mi faccia rivedere quella foto.»

Gli occhi di Seo Heeseung brillarono in modo sospetto.

Anche mentre tornavano in ufficio dopo la presentazione, quei due continuarono a essere ostinati. Continuavano a fare casino chiedendo di vedere almeno una foto. Eunhong arrivò persino a pensare di dover cambiare l’immagine della schermata iniziale del telefono.

Non aveva immaginato che sarebbero riusciti a collegare la foto che aveva scattato lui con l’immagine mostrata dai media, visto quanto fossero diverse. Eunhong rifletté sulla propria ingenuità.

«Non è lui, quindi smettetela di interessarvene.»

Anche se Eunhong negò categoricamente, Gil Dong-wook continuò a insistere. Diceva che gli era tornato quel famoso intuito. Quell’intuito particolare. Se non era lui, perché non mostrava la foto? Fino a quel momento gliele aveva sempre fatte vedere, quindi il fatto che adesso si rifiutasse lo rendeva ancora più sospetto. Sembrava quasi sul punto di strappargli il telefono dalle mani. Solo quando Eunhong esplose finalmente in una rabbia che fino a quel momento aveva trattenuto, Gil Dong-wook tornò al proprio posto.

Sedutosi di nuovo alla scrivania e riaperto il disegno, le parole di Seo Heeseung continuarono a girargli nella testa. «Io semplicemente mi butterei e basta.» E poi: «In quel modo, qualunque sia il risultato, almeno arriveresti a una conclusione. A cosa serve continuare solo a pensarci? La vita è una sola.»

«Buttarmi e basta…»

Gli occhi di Eunhong, fissi sullo schermo, si assottigliarono come se avesse preso una decisione. Poi aprì il file di lavoro e iniziò a tracciare linee rapide e decise senza alcuna esitazione.

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