CHERRY CAKE – SPECIALISSIMO 3.2

Ki Tae-yeon socchiuse gli occhi sottili. Lo sguardo rimase inchiodato su Soo-hyeon, seduto di fronte a lui.

Oggi è un po’ sospetto.

Non sapeva indicare con precisione in che cosa fosse sospetto, ma c’era qualcosa di strano.

«Direttore, vuole del makgeolli?»

Quando i loro sguardi si incrociarono, Soo-hyeon sorrise luminoso e sollevò la bottiglia di makgeolli che aveva davanti. Gliel’aveva portata pochi minuti prima un uomo di mezza età. Nell’altra mano teneva un piatto colmo di carne appena arrostita. Dato che fuori dalla sala del villaggio continuavano a grigliare carne, probabilmente, portando la carne, aveva preso anche il makgeolli insieme.

Ki Tae-yeon non diede alcun segno particolare, neppure quando un altro riempì un bicchiere di makgeolli a Soo-hyeon dicendogli di berne un sorso. Se fossero stati a Seoul, avrebbe pensato: “Chi cazzo è quello che si mette a versare da bere a Seo Soo-hyeon?” Ma l’ecosistema della campagna era, per molti aspetti, diverso da quello della capitale. Soprattutto, trattandosi proprio della persona che aveva prestato il camion a Soo-hyeon, non era il caso di lanciargli occhiate infastidite.

«Più tardi ti porto altra carne, quindi resta pure a mangiare con il Direttore.»

«Grazie.»

Pareva non avesse altro scopo se non quello di offrirgli un bicchiere di makgeolli: non appena Soo-hyeon aveva posato il bicchiere di carta, quello aveva annunciato che avrebbe portato altra carne ed era uscito.

«Batuffolo, mangiane tanto.»

Di solito Ki Tae-yeon si sarebbe adeguato ai desideri di Soo-hyeon. Ma quella volta rifiutò l’offerta di bere makgeolli. Anche se ne avesse bevuto una cassa intera, non solo non si sarebbe ubriacato, ma non avrebbe nemmeno avvertito un accenno di ebbrezza; tuttavia, per tenere d’occhio Seo Soo-hyeon, non c’era nulla di male nel restare vigile.

«Ma il bello della festa del villaggio è bere makgeolli. Non è mica birra o soju.»

Soo-hyeon spalancò gli occhi, come se non si aspettasse un rifiuto. Non aveva un tono davvero deluso; sembrava piuttosto dire: “Come fai a non capire un divertimento del genere?”

«Se io bevo, chi va a fare le commissioni?» Con aria sfacciata, Ki Tae-yeon tirò fuori la scusa delle commissioni. Non era una giustificazione che sentisse davvero.

«Eh… ci sono gli altri zii, no?»

«Sono fuori a mangiare carne, credi davvero che non bevano?»

Quelli robusti che aveva portato con sé stavano quasi tutti arrostendo carne all’esterno. Pur sapendo bene che, non trattandosi di una cena aziendale ma di un’occasione in cui li aveva condotti lui stesso, non avrebbero osato toccare alcol, Ki Tae-yeon mentì con disinvoltura.

«È vero. Anche qui quelli che grigliano sono quelli che bevono di più.» Ingenuo, Soo-hyeon credette subito a quella menzogna. «Allora berrò solo questo.»

«Perché? Bevine ancora.»

Al suo mormorio che avrebbe smesso, Ki Tae-yeon non rispose con un semplice “Va bene”, ma lo spinse a bere di più. C’era un certo divertimento nel guardare Soo-hyeon addormentarsi ubriaco. Per il riordino avrebbe lasciato fare agli alfa che aveva portato con sé.

«In futuro non ci saranno più occasioni del genere, no?»

Non era passato nemmeno un mese da quando avevano lasciato quel villaggio, eppure erano tornati perché Soo-hyeon gli aveva chiesto di partecipare alla festa. Le sue azioni gli sembravano stranamente sospette, tanto che aveva pensato fosse meglio farlo bere e farlo addormentare; ma, dato che non ci sarebbero più state occasioni simili, voleva lasciargli fare ciò che desiderava, almeno per quel giorno.

Non era senso di colpa… ma magnanimità.

Ki Tae-yeon non provava un vero senso di colpa per aver sottratto a Soo-hyeon la quotidianità che aveva vissuto fino ad allora. Non aveva potuto togliergli anche gli hobby, così gli aveva fatto creare un orto a casa e persino comprato un piccolo campo dove potesse giocare a fare il contadino; ma, per quanto Soo-hyeon potesse rimpiangere la quiete della campagna, non aveva la minima intenzione di farlo vivere in un villaggetto minuscolo come quello.

Quel quartiere, in cui aveva trascorso la maggior parte della vita, sarebbe stato presto oggetto di riqualificazione; quindi Seo Soo-hyeon non avrebbe probabilmente mai pensato di voler vivere in un altro villaggio lontano da lui.

«No. Voglio bere solo questo.»

Eppure, rendendo vana la sua magnanimità, Soo-hyeon diede una risposta diversa dal solito.

Decisamente strano.

Ki Tae-yeon aggrottò le sopracciglia. Se avesse davvero mostrato di essere soddisfatto così, avrebbe lasciato correre; ma sembrava piuttosto che stesse reprimendo un certo rammarico.

«Se bevo troppo makgeolli mi si riempie la pancia.» Prima che il sospetto di Ki Tae-yeon potesse crescere, Soo-hyeon proseguì. «Ci sono un sacco di cose buonissime, e sarebbe un peccato riempirmi di liquidi. Oggi, se non ora, sarà difficile mangiare lo yukgaejang cotto nel paiolo. Ed è anche l’ultima volta che mangio i contorni preparati dagli altri. Io non ho ancora abbastanza esperienza per farli così buoni.»

«Il paiolo? Te lo compro io.»

«Non è il paiolo il problema, è quanto lo si fa bollire.»

L’espressione improvvisamente seria di Soo-hyeon dissolse senza lasciare traccia il sospetto che gli era sorto. Al di là delle sue reazioni leggermente diverse dal solito, pareva sincero quando diceva che non voleva più makgeolli per non riempirsi.

«Non so perché, ma c’è differenza tra farne poca in una pentola e farne un’intera caldaia nel paiolo. Certo, lo yukgaejang si può anche congelare, ma se ne fai un paiolo intero come oggi il freezer si riempie. E poi, se lo distribuisco agli altri, al Direttore non piace.»

Con quel viso così serio mentre chiacchierava, non poteva non essere sincero.

«Se lo fai nel paiolo e lo distribuisci, chiuderò un occhio.»

A dire il vero, Ki Tae-yeon non odiava che Soo-hyeon dividesse il cibo con gli altri; odiava che si affaticasse per farlo. Però, a ben pensarci, aveva a disposizione parecchia manodopera. I lavori più noiosi poteva affidarli a quegli altri; ogni tanto assecondare ciò che Soo-hyeon desiderava non era una cattiva idea. Dopotutto, con i coltelli se la cavavano tutti: anche Soo-hyeon sarebbe stato soddisfatto.

«Quindi, se vuoi berne ancora, bevine pure.»

«No. Piuttosto che bere makgeolli, preferisco mangiare le verdure condite che hanno fatto le nonne. Queste posso mangiarle solo ora.»

«Come vuoi. Il makgeolli lo berremo a Seoul, io e te.»

«Anche quello mi piace.»

Emise una risatina soddisfatta e avvolse la carne nella foglia di myeong-na-mul*, mangiando di gusto. Non era carne da ristorante, né grigliata da un professionista: qua e là c’erano segni di bruciato, ma pareva proprio che fosse quella la sua bontà, tanto masticava con impegno.

*(N/T: conosciuta anche come: erba cipollina selvatica sott’aceto, aglio montano in salamoia o foglie di aglio orsino coreano.)

È valsa la pena scendere fin qui…

L’aveva seguito solo perché voleva andarci; alla parola “festa del villaggio” non aveva provato alcuna particolare emozione. A dire il vero, non avendo mai partecipato a un evento del genere, non aveva alcuna aspettativa.

Ma, una volta lì, quell’atmosfera rumorosa non gli sembrò affatto male. Forse perché Soo-hyeon era seduto davanti a lui a mangiare, ma c’era un senso di vita autentica.

Forse era proprio grazie a quell’ambiente che Soo-hyeon era cresciuto così solare e pieno di energia.

Forse dovrei dire che è una fortuna che non c’è stato un bastardo come Seo Jeong-gyun.

Gli venne spontaneo in mente il tutore legale di Soo-hyeon. Ora che era morto, chiamarlo così era quasi ridicolo.

Anche se fosse stato vivo…

Anche in quel caso sarebbe stato ridicolo. Ormai c’era un altro tutore legale, no?

Meglio marito che padre.

Gli parve di aver fatto bene a registrare il matrimonio.

Erano già passati mesi. Un giorno, all’improvviso, gli aveva dato fastidio che sul certificato di famiglia di Soo-hyeon non comparisse il suo nome.

«C’è qualche problema?» Seo Ji-hwan, che aveva ottenuto legalmente il certificato, gli aveva chiesto perplesso.

«È che, in qualche modo…» Invece di rispondere, Ki Tae-yeon aveva serrato la mascella. «Mi dà fastidio.»

Seo Jeong-gyun era ancora legalmente vivo. Soo-hyeon non ne aveva denunciato la scomparsa e, di conseguenza, il tribunale non aveva potuto dichiararne la morte; per un bel po’ accanto al suo nome non sarebbe comparsa alcuna dicitura di scomparso o deceduto. A prescindere dal fatto che, col tempo, avrebbe sistemato la cosa e tra qualche anno sarebbe comparsa la dicitura “deceduto”.

«Segretario Seo.»

Che un individuo che non era mai stato un vero genitore figurasse come padre sul certificato di famiglia di Soo-hyeon, mentre il suo nome non appariva da nessuna parte, era ciò che davvero lo irritava.

«Informati se per registrare il matrimonio devono presentarsi entrambi.»

C’era un modo per far comparire il proprio nome sul certificato: diventare il coniuge.

Così Ki Tae-yeon aveva registrato il matrimonio senza nemmeno chiedere il consenso a Soo-hyeon. Aveva già il suo sigillo personale, e trovare dei testimoni era stato più facile che bere un bicchier d’acqua; durante il processo non si era presentato nemmeno l’ombra di un problema.

«Quando torni a Seoul? Oggi?»

Ignaro di essere ormai legalmente sposato, il suo amato venne osservato dall’uomo, che sollevò l’angolo della bocca con aria divertita.

Non aver chiesto il permesso di registrare il matrimonio, né avergli detto di averlo già fatto, era stato solo per il gusto di stuzzicarlo.

Si chiese quando se ne sarebbe accorto.

Se prima gli do l’anello, forse non penserà a quello…

Per il momento Soo-hyeon non aveva alcun motivo di richiedere un certificato di famiglia, quindi probabilmente avrebbe dovuto aspettare a lungo. Per Ki Tae-yeon, era un’attesa gradita.

«Posso tornare domani.»

Come se avesse dato per scontato che sarebbero saliti quel giorno stesso, Soo-hyeon spalancò gli occhi sorpreso.

«Non ho impegni fino a domani.»

«Mmm…»

Contrariamente alle aspettative che rispondesse subito “Allora torniamo domani!”, Soo-hyeon esitò.

«Tanto starei solo con il Direttore…»

Aveva pensato che avrebbe voluto passare la serata con Kang Iseon o con qualche anziano a lui caro.

Anche se stavano mangiando tutti insieme nella sala del villaggio, era diverso passare il tempo con tutti o sciogliere il cuore tra persone intime.

Se aveva dato ordine di liberare l’intero fine settimana, era proprio perché aveva calcolato che la sera Soo-hyeon avrebbe voluto trascorrerla con loro.

«Ci penso e glielo dico dopo.»

Ki Tae-yeon fissò quel volto che non differiva molto dal solito.

Decisamente c’era qualcosa di strano.

Sembrava avere un piano nascosto, ma non riusciva a immaginare quale fosse.

***

Soo-hyeon, fingendo di pulirsi le mani, sfiorò con discrezione la tasca dei jeans. Per paura di perdere l’anello, aveva scelto dei jeans invece di pantaloni comodi; benché, grazie all’insistenza delle nonne che conoscevano il piano, durante la festa si fosse concesso il lusso di limitarsi a mangiare e parlare con Ki Tae-yeon senza fare commissioni; benché fosse passato da casa a lavarsi i denti controllando di nuovo la tasca… ora che si avvicinava l’unico momento della sua vita, il cuore gli batteva all’impazzata.

È ancora qui. Meno male.

Dopo aver verificato con la punta delle dita che l’anello fosse al suo posto, lanciò un’occhiata all’uomo accanto a lui. Avvertendo lo sguardo, Ki Tae-yeon abbassò le palpebre; il bianco degli occhi scomparve, lasciando emergere l’iride nera che si intrecciò al suo sguardo. Strinse leggermente gli occhi.

«Batuffolo, hai bevuto altro makgeolli di nascosto?»

«Eh?»

«Perché hai il viso così rosso?»

Senza accorgersene, le guance gli si erano infiammate.

Non fu difficile capire il motivo: credeva di non essere così teso, ma al pensiero della proposta della vita l’ansia lo aveva assalito, colorandogli il volto.

«Non stai mica male?» Ki Tae-yeon, però, sembrava pensare a un leggero stato febbrile.

Fermatosi, allungò la mano e gli coprì la fronte. Anche se non era febbre, per via della tensione la fronte poteva comunque sembrare calda.

«Non sto male.»

La mano di Ki Tae-yeon era più calda della sua fronte. Ma se l’uomo avesse deciso di tornare indietro, sarebbe stato un problema; così Soo-hyeon si affrettò a trovare una spiegazione.

«È che non partecipavo a una festa del villaggio da tanto, quindi mi sono emozionato.»

«Non hai la febbre.» Ritirando la mano, Ki Tae-yeon continuò a scrutarlo con aria sospettosa.

«Se prendo un po’ d’aria mi passa. Andiamo.»

Per fortuna non aveva la fronte calda.

Più sollevato, Soo-hyeon afferrò rapidamente la mano di Ki Tae-yeon e si mise a camminare. L’uomo lo seguì docilmente.

«In un giorno così, fare una passeggiata è davvero piacevole.»

Per nascondere la tensione, forse, le parole continuavano a sgorgargli di bocca, cinguettanti e inarrestabili. Anche se non avesse avuto alcun piano di dare l’anello a Ki Tae-yeon, camminando accanto a un uomo gli sarebbero comunque sfuggiti discorsi del genere.

«Nei giorni di festa il quartiere sembra tutto più su di giri, quindi forse si esalta anche il cuore delle persone. Credo che mi sia lasciato trascinare anch’io. Casa mia è piuttosto lontana dal centro, quindi non si sentono le risate e il chiacchiericcio della gente del vicinato, eppure mi emozionavo lo stesso e andavo in giro dappertutto.»

In più, quel giorno il clima primaverile era tiepido. Il sole mite, la brezza fresca che soffiava leggera, tutto era perfetto.

«A sentirti chiacchierare così, direi proprio che ti sei divertito.»

L’uomo, che era rimasto ad ascoltare in silenzio, sorrise piano. Soo-hyeon, fissando quel volto, strinse con più forza la mano con cui teneva quella di Ki Tae-yeon.

«È da anni che non faccio una passeggiata su questa strada dopo una festa… forse è per questo che mi sento così emozionato.»

Un tempo l’aveva percorsa con sua madre, con sua nonna, con Bokshil. Ora la stava percorrendo con Ki Tae-yeon.

In un giorno rumoroso come quello, passeggiare godendosi il sole che accarezzava lieve l’aria era davvero una cosa che non faceva da tanto.

Per di più, anche se la nonna era ancora in gamba, aveva comunque una certa età, e dopo essere stata a una festa si stancava facilmente; fino a pochi anni prima di incontrare Ki Tae-yeon, il suo unico compagno di passeggiate era stato Bokshil. E già dall’anno precedente, con le voci di riqualificazione edilizia, non si era più tenuta alcuna festa: momenti come quello non potevano che essere rari.

«Prima camminavo qui con mamma, con nonna e con Bokshil… e adesso sto camminando con Lei, Direttore. Ah, e laggiù c’è anche Bokdong.»

Come si addiceva a un cucciolo che non aveva ancora un anno, Bokdong era già corso lontano, scatenato. Si vedevano la coda che scodinzolava furiosa e il sederino che ondeggiava. Era difficile credere che fosse lo stesso cagnolino che se ne stava tranquillo tra le braccia di Kang Iseon.

«Abbiamo fatto bene a venire insieme.» Ki Tae-yeon sollevò lentamente l’angolo della bocca.

A Soo-hyeon tornò in mente il giorno in cui gli aveva parlato della festa del villaggio. Pur sapendo che avrebbe risposto che sarebbe venuto con lui, aveva aggiunto inutilmente che poteva andare anche da solo; anche allora l’uomo aveva fatto quell’espressione. Prevedendo che, con quella faccia, avrebbe finito per dirgli di andare insieme, Soo-hyeon aveva sorriso timidamente.

«In realtà sapevo che sarebbe venuto con me, Direttore.»

Se non ne fosse stato certo, non avrebbe nemmeno pianificato di regalargli l’anello in primavera, quando i fiori erano in piena fioritura.

In origine volevo darglielo d’inverno…

Aveva deciso di trascorrere l’inverno in quel quartiere con Ki Tae-yeon e aveva pensato di consegnarglielo allora. L’anello l’aveva comprato alla fine dell’autunno precedente.

Aveva del denaro che poteva prelevare subito, ma scegliendo l’anello la cifra era salita parecchio. Alla fine, tramite Seo Ji-hwan, aveva dovuto quasi corrompere l’esperto che gestiva il suo conto.

«Dal momento che ha sentito il mio piano, segretario, ora è mio complice.» Minacciare Seo Ji-hwan gli era dispiaciuto molto, ma non gli era venuta in mente un’alternativa.

«…Ha già adocchiato l’anello? Se conosco la fascia di prezzo nel dettaglio, forse posso aiutarla.»

«Ho fatto una lista più o meno. Voglio vederli di persona e comprarne uno che stia meglio possibile al Direttore.»

Così, dopo aver quasi minacciato Seo Ji-hwan e il consulente finanziario per prelevare il denaro, Soo-hyeon aveva acquistato un anello che gli piaceva immensamente. Era simile a quello che portava al dito lui, ma dall’aspetto meno appariscente. In cuor suo avrebbe voluto regalargli lo stesso identico anello che Ki Tae-yeon gli aveva comprato, ma, data la professione dell’uomo, temeva che qualcosa di troppo vistoso non fosse una buona idea; dopo molte riflessioni, aveva scelto quel design.

«Per la misura come dobbiamo fare?»

Pur non avendogli mai misurato la circonferenza del dito, Soo-hyeon aveva risposto senza esitazione. Non aveva mai sbagliato nel valutare qualcosa a occhio, e teneva spesso la mano di Ki Tae-yeon: non era una domanda difficile.

Fino al momento di ricevere l’anello ordinato, aveva pianificato di regalarlo in pieno inverno. Se, il giorno in cui era andato a trovare sua madre e sua nonna dopo tanto tempo, non gli fosse balenata un’idea migliore, glielo avrebbe già consegnato da un pezzo.

«Oh? Siamo arrivati.»

Nel momento in cui distolse lo sguardo dal volto dell’uomo e lo portò davanti a sé, la ragione per cui aveva rimandato il piano si spiegò davanti ai suoi occhi.

«Direttore, quello è il posto di cui le parlavo.»

Non gli era sembrato così vicino, ma parlando con Ki Tae-yeon erano arrivati in un attimo.

«Insomma, si vede proprio che sei un ragazzino: ti piacciono davvero così tanto i ciliegi in fiore?»

Un grande ciliegio svettava imponente. Ogni volta che il vento soffiava, petali rosa svolazzavano nell’aria.

«In primavera i ciliegi sono la cosa più bella, no?»

L’anno prima aveva insistito per vedere i ciliegi in fiore, arrivando perfino a piantarne uno a casa; capiva che Ki Tae-yeon parlasse così. In ogni caso, era vero che amava quei fiori, e non si lasciò intimidire. Se aveva rimandato il piano, era perché voleva dargli l’anello sotto i ciliegi che considerava più belli proprio in primavera.

«In effetti è da tanto che non vengo fin qui per i ciliegi. Di solito passavo oltre dicendo solo: “Ah, sono fioriti.”»

Ma quando dovrei dargli l’anello?

Ki Tae-yeon glielo aveva dato durante il sesso, quindi era difficile orientarsi.

Di solito una proposta si fa con parole eleganti…

Ma Soo-hyeon non aveva mai riflettuto su cosa dire. Aveva solo aspettato quel giorno.

Devo dire anch’io qualcosa di commovente?

Dopo averci pensato un istante, cambiò idea. Anche se era una proposta che, forse, si fa una sola volta nella vita, immaginarsi mentre declamava frasi ricercate lo faceva sentire terribilmente impacciato. Inoltre, temeva che, adornando troppo le parole, avrebbe finito per non riuscire a esprimere sentimenti sinceri. E non aveva nemmeno quel talento.

Anche il Direttore me l’ha dato mentre facevamo sesso.

Allora era giusto darlo nel momento in cui sentiva nascere il desiderio di farlo.

«Direttore.»

Mentre Ki Tae-yeon osservava Bokdong saltellare come se volesse mangiarsi i fiori di ciliegio, ridacchiando tra sé, Soo-hyeon infilò la mano in tasca, tirò fuori l’anello e lo chiamò. Quando arrivò il momento di porgerglielo, il cuore gli corse all’impazzata. Inspirando lentamente, riuscì comunque a far uscire una voce calma.

«Questo.»

Al suono della sua voce, Ki Tae-yeon si voltò. Soo-hyeon gli porse l’anello. Lo sguardo dell’uomo cadde sulla sua mano e, con un attimo di ritardo, risalì al suo volto.

«È da tempo che penso di volerle dare un anello…»

Ki Tae-yeon non batté ciglio.

Sotto quello sguardo insistente, un angolo del suo cuore fremette, ma Soo-hyeon tirò fuori, una dopo l’altra, le frasi che gli affioravano alla mente.

«Noi ci siamo incontrati per la prima volta proprio in questo quartiere.»

Aveva deciso di darglielo d’inverno anche perché si erano incontrati in quel piccolo villaggio di campagna.

«Per questo volevo assolutamente darglielo qui.»

Anche se glielo avesse dato a Seoul, il fatto che si fossero conosciuti lì non sarebbe cambiato. Ma quella primavera sarebbe stata l’ultima in cui il villaggio sarebbe rimasto identico ai ricordi della sua memoria. Per questo voleva consegnargli l’anello proprio nel quartiere in cui era cresciuto.

«In origine volevo darglielo d’inverno, ma tra le cose arretrate, l’incontro con Bokdong e il tempo passato a divertirmi con lei, Direttore, me ne sono dimenticato per un po’. Però pensavo che ormai fosse ora di darglielo e mi stavo chiedendo quale fosse il momento migliore… poi siamo andati al colombario, no?»

Una tiepida brezza primaverile soffiò. Soo-hyeon guardò il vento scompigliare i capelli di Ki Tae-yeon come faceva con i suoi e schiuse le labbra.

«E all’improvviso ho pensato che sarebbe stato bello darglielo qui. In primavera fioriscono i ciliegi, proprio come adesso.»

Forse perché il ricordo di aver visto i ciliegi con lui a Jeju era stato particolarmente intenso.

I fiocchi di neve che cadevano a grappoli erano belli a modo loro. Ma, rispetto al freddo inverno, gli sembrava meglio regalare un anello nella calda primavera.

«Ho scelto apposta un design simile a quello che lei ha dato a me. Non è vistoso come il mio, ma ha comunque un diamante incastonato. Si ricorda quando le ho fatto quell’anello con i fiorellini di campo? In quel momento ho pensato che le stesse bene, anche se non l’ho detto apertamente… però i fiori appassiscono troppo in fretta, ed è stato un peccato. I diamanti, invece, non appassiscono come i fiori di campo, quindi volevo assolutamente regalarglielo.»

Ki Tae-yeon ancora non mostrava una reazione evidente. Con quegli occhi neri, profondi come un abisso, fissava Soo-hyeon senza distogliere lo sguardo.

«Le sto facendo una proposta.» Con tono fermo, Soo-hyeon si dichiarò all’uomo che sembrava pietrificato sul posto. «Non accetterà l’anello?» Non gli sfiorò nemmeno il timore che potesse rifiutare. «Non intendo dire che dobbiamo fare un matrimonio in grande stile…»

«Non vuoi sposarti?»

Data la professione di Ki Tae-yeon, un matrimonio sarebbe stato troppo pericoloso, gli pareva di aver visto, una volta, un film in cui il protagonista gangster veniva attaccato il giorno delle nozze; solo allora l’uomo reagì, corrugando la fronte.

«No, non intendevo dire che non voglio sposarmi con lei, Direttore. Intendevo che non sto parlando di fare una cerimonia e basta. Le sto facendo una proposta perché voglio avere un legame legale con lei, non è solo una proposta a parole.»

«Allora dovresti prima infilarmi l’anello.»

…Davvero?

A pensarci bene, anche Ki Tae-yeon gli aveva infilato l’anello senza tante premesse.

Lanciandogli un’occhiata di sottecchi, invece di aspettare che accettasse, Soo-hyeon infilò con discrezione l’anello all’anulare dell’uomo. Poiché Ki Tae-yeon gli porse docilmente la mano, come a dirgli di provare, non fu affatto difficile.

«È perfetto.»

Spingendo l’anello fino in fondo, Ki Tae-yeon mosse il dito. 

Non avendo mai davvero temuto che potesse essere largo o stretto, Soo-hyeon rispose con orgoglio: «Non le ho preso la misura di nascosto mentre dormiva. Ho fatto a occhio.»

«Beh, dovevo pur esserci entrato una o due volte nel buco di Seo Soo-hyeon.»

L’uomo, che fissava l’anello al dito, sorrise sfrontato, chiudendo e aprendo leggermente il pugno.

«Come può dire certe cose in un giorno come questo?»

E, sollevando la coda dell’occhio, Soo-hyeon lo fulminò con lo sguardo, finendo però catturato nel campo visivo dell’uomo.

Proprio quel giorno gli era sembrato stranamente sospetto; a quanto pare si era comportato come un cagnolino che aveva bisogno di fare i bisogni solo per arrivare a questo.

Non avrebbe mai immaginato neppure in sogno che il suo giovane amante stesse architettando un piano così adorabile, e dalle sue labbra continuava a trapelare un sorriso.

«Perché? Visto che Seo Soo-hyeon mi ha fatto la proposta, festeggerò mangiandomelo per bene.»

«Woof!»

«Vede? Anche Bokdong abbaia perché non dica certe cose.»

«Figurati.»

A giudicare da come abbaiava guardando i petali che cadevano leggeri, era ovvio che stesse solo facendo chiasso perché era eccitato.

«Ah, giusto.» Soo-hyeon, che stava per ribattere, cambiò improvvisamente argomento, come se gli fosse venuta in mente una questione più importante. «Per comprare quell’anello ho speso un sacco di soldi.»

Ki Tae-yeon abbassò lo sguardo sull’anello che Soo-hyeon gli aveva infilato all’anulare. A prima vista era costoso.

«Però non avevo subito una grossa somma liquida, così ho prelevato dal conto che lei mi gestisce, Direttore.»

Che vuol dire che non aveva una grossa somma? Ki Tae-yeon sollevò un sopracciglio.

«L’ho fatto di nascosto da lei, quindi mi hanno aiutato il segretario e il team leader… Non dica niente a loro, più tardi.»

Solo allora l’uomo si rese conto che Soo-hyeon non era a conoscenza dell’esistenza di un altro conto, con una somma considerevole, da cui avrebbe potuto prelevare in qualsiasi momento. Aveva predisposto così tante cose all’insaputa di Seo Soo-hyeon che si era dimenticato che lui non sapesse di quel conto.

Il Segretario Seo lo sapeva, però.

Probabilmente si era adeguato al piano di Soo-hyeon. Non aveva immaginato che non glielo avrebbe riferito.

Be’, avrà scelto di non dirlo apposta.

In effetti, se avesse saputo in anticipo che Soo-hyeon aveva comprato un anello, si sarebbe rovinata la sorpresa.

«Non ho l’abitudine di chiudere un occhio quando quei bastardi mi nascondono qualcosa.»

Pur provando soddisfazione per la decisione dei suoi fedeli subordinati, Ki Tae-yeon arricciò l’angolo della bocca per stuzzicare Soo-hyeon. Come previsto, quest’ultimo fece il broncio.

«Ma gliel’ho chiesto io.»

«Ah sì? Se Seo Soo-hyeon chiede qualcosa, allora devono aiutarti di nascosto da me?»

«Io sono il suo amante, Direttore. Quindi io sono lei.»

A quella risposta che superava la semplice sicurezza per diventare sfacciataggine pura, Ki Tae-yeon scoppiò a ridere.

«E non mi ha ancora risposto.»

«A cosa?»

«Diventerà il mio legame legale?»

Ki Tae-yeon abbassò lo sguardo su Soo-hyeon, non sull’anello. Quando quel volto limpido gli aveva teso l’anello, cosa aveva pensato?

Era impossibile che riaffiorassero i pensieri che gli avevano inondato la mente. Non era nemmeno riuscito a compiere ciò che un essere umano fa per istinto.

Nel momento in cui aveva visto l’anello, Ki Tae-yeon aveva trattenuto il respiro. Pur avendo tutti i sensi tesi verso il suo omega, che quel giorno si era comportato in modo sospetto, forse per aver camminato lungo quella strada di campagna così tranquilla, o perché nel suo campo visivo c’era il cucciolo che rincorreva i ciliegi, o forse perché non aveva neppure lontanamente immaginato che Seo Soo-hyeon gli avrebbe dato un anello, la sua mente si era svuotata e il corpo si era irrigidito. Non era riuscito nemmeno a inspirare un filo d’aria.

Eppure aveva ascoltato ogni parola che Soo-hyeon gli aveva rivolto. Come se, se avesse perso quell’istante, non avrebbe mai più avuto un’altra occasione, aveva inciso con ostinazione quella voce pacata nel proprio cervello.

Seo Soo-hyeon mi sta facendo una proposta.

Aveva pensato che fosse rotolato fin troppo bene tra le sue braccia, ma non si sarebbe aspettato di ricevere addirittura una proposta.

Ki Tae-yeon trattenne a stento l’angolo della bocca che voleva spalancarsi come la fauce di un serpente. Se avesse mostrato apertamente l’emozione che provava in quell’istante, temeva che Soo-hyeon si sarebbe spaventato. Non riusciva nemmeno a immaginare un Seo Soo-hyeon impaurito da lui, ma non era tanto sciocco da rovinare quel momento.

«Soo-hyeon.» Anche le parole che non erano previste dal piano gli uscirono per mascherarsi. «Tanto ormai abbiamo già registrato il matrimonio.»

«Eh?»

Alla parola “registrato il matrimonio”, sbucata all’improvviso, Soo-hyeon sbatté le palpebre.

Registrato il matrimonio? Per diventare un legame legale con un uomo, anche senza cerimonia, bisognava comunque presentare la dichiarazione di matrimonio.

«…Eh?» La voce gli sfuggì senza volerlo e solo con un attimo di ritardo comprese la situazione. «L’ha fatto lei? Quando?»

Non aveva pianificato cosa dire consegnando l’anello, ma aveva controllato la procedura per la registrazione del matrimonio.

Di norma, i futuri coniugi e i testimoni dovevano presentare insieme il modulo. Tuttavia non era necessario che tutti si recassero di persona all’ufficio comunale: bastava che uno dei due presentasse il documento d’identità e il timbro dell’altro, insieme alle firme dei testimoni.

Ma Soo-hyeon non ricordava di aver mai scritto il proprio nome su quel modulo. Il che significava che Ki Tae-yeon aveva registrato il matrimonio di nascosto.

«Qualche mese fa.»

«Non ricordo di aver firmato.»

«Il tuo timbro personale ce l’ho io. Te lo sei già dimenticato?» L’uomo sollevò lentamente l’angolo della bocca.

«Ma…»

Come ha potuto registrare il matrimonio senza dirmi niente?

Che Ki Tae-yeon fosse uno che faceva sempre di testa sua poteva anche accettarlo, ma lo stupiva che una questione così importante fosse stata espletata senza ulteriori verifiche.

«Perché non me l’ha detto?»

«Tanto l’avremmo fatto, no?»

Questo era vero.

«Allora quando pensava di dirmelo?»

«Pensavo di non dirlo finché Seo Soo-hyeon non se ne fosse accorto da solo.»

A quella risposta tranquilla, Soo-hyeon arricciò il naso. Sapeva che Ki Tae-yeon amava prenderlo in giro, ma non pensava che l’avrebbe fatto anche su una cosa del genere.

«Perché? Non ti piace? Vuoi annullarlo?»

Ma Ki Tae-yeon, come se trovasse adorabile quello sguardo torvo, gli afferrò una guancia morbida con una mano e iniziò a stampargli baci qua e là.

«Come potremmo annullarlo? Se lo annulliamo adesso, è un divorzio.»

«Già. E io non concederò il divorzio.»

«Nemmeno io glielo concederò.»

Soo-hyeon continuò a cinguettare, incurante delle labbra dell’uomo che gli premevano ovunque sul viso.

«Woof! Woof!»

In mezzo, Bokdong saltellava abbaiando.

«Ma allora perché hai quell’espressione imbronciata?»

«Sono diventato il suo tutore legale già da un pezzo e non me l’ha detto. Io mi rammaricavo di averle dato l’anello in ritardo, pensando di aver spostato in avanti quel momento.»

«Be’, allora facciamo una cerimonia in grande stile?» chiese Ki Tae-yeon con un sorriso.

Soo-hyeon scosse la testa. Per lui non contava una cerimonia, ma il fatto che, così come Ki Tae-yeon era diventato il suo tutore legale, anche lui fosse diventato quello dell’uomo.

«Per me va bene anche senza matrimonio.»

Non c’era ancora nessuno che sapesse dell’anello, quindi non avevano ricevuto congratulazioni; ma se avessero dato la notizia, tutti li avrebbero felicitati. Forse qualcuno avrebbe storto il naso fino all’ultimo, ma alla fine, vinti dalla sua ostinazione, li avrebbe benedetti. Soo-hyeon lo sapeva.

Perciò non serviva alcuna cerimonia.

«Mi dia almeno un bacio.»

In un giorno così luminoso, sotto un ciliegio da cui cadevano petali leggeri, era già sufficiente condividere quel momento con l’uomo.

«Non dovrebbe farlo chi ha chiesto la mano?» Ki Tae-yeon sorrise malizioso, tenendogli ancora la guancia.

Ah, davvero?

Soo-hyeon si alzò sulle punte senza esitazione e posò le labbra su quelle dell’uomo. Ki Tae-yeon lo cinse per la vita e fece scivolare la lingua tra le sue labbra.

«Mh…»

La sua risatina si frantumò contro la lingua dell’uomo, ma lui continuò a ridacchiare piano.

«Che hai da ridere?»

«Perché mi piace stare così con lei, Direttore.»

Un petalo di ciliegio gli sfiorò la guancia, lasciandogli una sensazione solleticosa.

«E so che piace anche a lei.»

«Dici cose ovvie.»

Soo-hyeon sorrise di nuovo, limpido.

Era un momento perfetto, più che perfetto, per celebrare il loro matrimonio solo per loro due.

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