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SINCE I GOT A FAKE BOYFRIEND… – ONESHOT

Da quando ho un finto fidanzato, il comportamento del senpai che mi tratta freddamente è diventato strano

Anche quel giorno, diligentemente, mi recai nell’aula della terza classe, sezione quattro. Il mio unico scopo era uno soltanto: farlo per il senpai Ichikawa, il ragazzo più figo di tutti e perfetto in ogni cosa.

Era l’intervallo di pranzo. Mentre la luce del pomeriggio filtrava dalle finestre, il senpai Sota Ichikawa era seduto, come al solito, vicino alla finestra e fissava lo schermo del suo smartphone, emanando quell’inconfondibile aura da ragazzo di prima categoria. I suoi capelli castano chiaro erano attraversati dalla luce, facendo risaltare ancora di più la bellezza del suo profilo.

«Oh, quindi Ichikawa-senpai non si è ancora trovato una ragazza?»

Fingendo noncuranza, gli rivolsi la parola mentre sbirciavo di sottecchi la sua reazione.

Erano già passati più di quattro mesi da quando Ichikawa si era lasciato con la sua ragazza di un’altra scuola. Era una ragazza carina con i capelli raccolti in una coda di cavallo, soffice e delicata, quasi come se potesse rompersi al solo tocco. L’esatto opposto di me.

«Allora perché non scegli me? Io mi dedico parecchio alla persona che mi piace, e per il senpai sarei disposto a fare anche tutte quelle cose perverse che la tua ragazza non voleva fare-»

«Fujita, fai schifo. Dico sul serio, stai zitto.»

Nel momento in cui vidi l’espressione disgustata comparire sul bel volto di Ichikawa, sentii il cuore stringersi dolorosamente. Eppure, quando mi fissava con quello sguardo freddo, mi venivano comunque i brividi lungo la schiena.

«…Non mi abbattere così in un colpo solo, senpai.»

Nonostante sorridessi stupidamente, dentro ero davvero ferito.

Non mi prendeva così tanto in considerazione che ormai potevo solo ridere. Ichikawa distolse lo sguardo da me e tornò a concentrarsi sullo schermo del suo smartphone.

«Ichikawa, posso parlarti un attimo?»

Una ragazza della mia stessa classe lo chiamò dall’altra parte dell’aula con voce dolce.

«Ah, certo. Che c’è?»

La voce di Ichikawa cambiò all’istante, diventando gentile, e anche la sua espressione si fece più morbida. Io lo osservavo da solo, digrignando i denti dalla gelosia.

Quando parla con me e quando parla con lei ha un atteggiamento completamente diverso! Ma che diavolo ti prende, senpai? Potrei davvero farlo per te. Anche tutte quelle cose che una ragazza esiterebbe a fare. Per Ichikawa-senpai, proprio tutte, tutte, TUTTE.

«Uffa~, io… non ho proprio nessuna possibilità, vero? Che tristezza.»

Mentre mi lamentavo con la testa appoggiata sul banco, i senpai Fukamachi e Kinoshita, seduti accanto a me, scoppiarono a ridere prendendomi in giro.

«No, secondo me è proprio il contrario. Sembra quasi che tu abbia delle possibilità.»

Fukamachi inclinò la testa mentre parlava.

«Dove, scusa…? Non mi considera affatto,» mormorai abbattuto.

«Ma sei tu quello con cui se la prende più di tutti gli altri kohai. Di gran lunga. In pratica sei il numero uno.»

Anche Kinoshita annuì d’accordo, ma io avevo solo obiezioni.

«“Se la prende con me”…?»

Alzai la testa e lanciai una rapida occhiata verso Ichikawa. Stava chiacchierando con una ragazza con un sorriso gentile, uno di quelli che non rivolgeva mai a me.

Ah, quanto è dannatamente figo. Mi fa arrabbiare da morire.

«Più che altro, a me sembra proprio che mi tratti con disprezzo.»

Anche poco prima era successa la stessa cosa. Mi tornò in mente quella volta in cui ci eravamo incontrati per caso nel corridoio. Gli avevo sorriso e fatto un cenno con la mano, ma non appena mi aveva visto, Ichikawa aveva aggrottato la fronte come al solito e mi aveva rivolto la parola con aria irritata.

«Fujita, non andare in giro conciato in modo così trasandato. Abbottona la camicia.»

«…Eh? Ma sono vestito normalmente, no? E poi anche tu, senpai, hai i bottoni aperti-»

«Abbottonala subito. E smettila di rispondere per ogni cosa.»

«… Va beneee.»

Mentre abbottonavo per bene la camicia fino al collo, avevo detto con tono imbronciato: «Così va bene?»

A quel punto, senza nemmeno lasciarsi sfuggire un sorriso, Ichikawa mi aveva dato un tremendo colpetto sulla fronte con il dito, poi se ne era andato lungo il corridoio come se niente fosse.

È proprio, proprio, proprio antipatico. Eppure ci sarebbero tante altre cose di cui parlare!

Io, invece, per riuscire a suscitare anche solo un minimo di interesse in Ichikawa, mi sistemavo i capelli, mettevo il profumo e avevo persino studiato come indossare l’uniforme in modo figo. Ma, ahimè, niente di tutto questo arrivava minimamente a lui.

«Con tutti gli altri… è davvero gentile~.»

Beate le ragazze. Ero così invidioso di loro, che ricevevano quei suoi sorrisi dolci.

Sota Ichikawa, come persona, aveva un aspetto freddo e un’aria difficile da avvicinare, ma in realtà era un senpai molto gentile e premuroso. Se un kohai si trovava in difficoltà, gli tendeva sempre una mano, e se qualcuno non capiva qualcosa a scuola, gliela spiegava con pazienza.

Prima era così anche con me, eppure, a un certo punto, era diventato severo solo con me. Da quando…? A pensarci bene… forse da quando si era lasciato con la sua ragazza.

«A proposito, Fujita, hai mai confessato seriamente i tuoi sentimenti a Ichikawa?»

Alla domanda di Kinoshita, feci un sorriso amaro.

«Come può sentire, gliel’ho appena confessato.»

«No, non intendevo quello. Intendo sul serio…»

Sentendo il tono esasperato di Kinoshita, agitai rapidamente le mani.

«No! Perché è evidente che mi odia, no? Se gli facessi una vera dichiarazione d’amore, questa volta mi odierebbe sul serio o, nella peggiore delle ipotesi, mi ammazzerebbe!»

«Mmm…»

Fukamachi e Kinoshita si scambiarono uno sguardo, pensierosi.

Mi ero innamorato di Ichikawa subito dopo essere entrato a scuola. Dal momento in cui l’avevo visto per la prima volta durante la cerimonia di benvenuto per le matricole, ero stato irrimediabilmente attratto da lui. I suoi lineamenti perfetti, il fisico alto e slanciato e, più di ogni altra cosa, quel portamento fiero che non cercava di compiacere nessuno mi avevano rubato il cuore in un istante.

Ma la realtà era sempre crudele con me.

«Io… forse dovrei semplicemente rinunciare.»

Quando lo mormorai a bassa voce, all’improvviso Fukamachi si sporse verso di me. Mi afferrò con forza per le spalle e io lo fissai, sbalordito.

«Aspetta, Fujita… Mi sa che ho avuto un’idea davvero geniale.»

***

Il giorno seguente, durante l’intervallo di pranzo. L’aula della terza classe, sezione quattro era avvolta, come al solito, da un’atmosfera tranquilla.

Tranne me e Ichikawa.

«Noi due ci siamo messi insieme.»

Alle parole improvvise di Fukamachi, rischiai di lasciar cadere il panino dolce che stavo mangiando.

«…Eh?»

Con gli occhi spalancati, alzai lo sguardo verso Fukamachi, che mi aveva cinto saldamente le spalle. Anche Fukamachi-senpai è proprio un bel ragazzo… pensai per un attimo, prima di rendermi conto che quello non era certo il momento per pensare a una cosa del genere.

«Vero, Fujita? Noi due siamo innamorati persi, no?»

Fukamachi sussurrò quelle parole a un soffio dal mio orecchio, quasi volesse baciarlo, e sogghignò. Il suo respiro mi solleticò l’orecchio e il mio corpo ebbe un fremito.

Solo allora capii finalmente che quella era la “cosa davvero geniale” di cui il senpai aveva parlato il giorno prima. Così, assecondando la sua recita, annuii ripetutamente come una bambola rotta.

«…S-sì! È così! Ci siamo messi insieme!»

La voce mi uscì acuta e mi sentii patetico persino da solo. Non ero abituato a recitare e non avevo idea di come comportarmi.

«Grande! Congratulazioni, voi due.»

Anche Kinoshita si prestò al gioco e si avvicinò a me dall’altro lato. Stretto tra i due senpai, il mio cuore batteva all’impazzata.

Ichikawa sollevò lentamente la testa. Nei suoi occhi brillava qualcosa di diverso dalla solita calma, una luce tagliente. Era uno sguardo così penetrante da sembrare capace di trafiggere una persona, e ci fissò con occhi gelidi.

«Cosa? Pesce d’aprile è finito da un pezzo.»

La voce di Ichikawa era ancora più fredda del solito. Sentirla fu sufficiente a farmi rabbrividire.

«No, è vero. Guarda, questa è la prova!»

Non appena Fukamachi pronunciò quelle parole, sentii una sensazione calda sulla guancia.

«…Eh?»

Fukamachi mi diede un piccolo bacio sulla guancia. Era la prima volta che qualcuno mi baciava e, davanti a quell’imprevisto, la mia mente si svuotò completamente. Il viso mi si fece bollente all’istante e persino la punta delle orecchie diventò rossa.

In quel momento… un forte rumore riecheggiò nell’aula: Ichikawa si era alzato di scatto dalla sedia.

«Mi viene da vomitare… Io me ne vado.»

La voce di Ichikawa era bassa e aveva un tono che sembrava trattenere a stento la rabbia.

«Eh…? A-aspetta… I-Ichikawa-senpai!»

Lo chiamai nel panico, ma lui non si voltò nemmeno e uscì rapidamente dall’aula.

«N-non sta funzionando per niente!» Mormorai con gli occhi quasi pieni di lacrime. 

Sentivo un dolore lancinante nel petto. Ichikawa non mi considerava davvero neanche un po’. Anzi, forse provava persino disgusto all’idea che io stessi con qualcun altro.

«Ma dai, Fujita, è evidente. Quello è assolutamente il segno che ci è rimasto male.»

Kinoshita lo dichiarò con voce piena di sicurezza.

«Normalmente avrebbe detto almeno un “congratulazioni”. Invece se n’è andato senza dire una parola. È chiaramente sconvolto.»

«N-non può essere…»

Fukamachi mi rivolse un sorrisetto. Sul suo volto era comparsa un’espressione che sembrava confermare qualcosa.

«Continua ancora un po’. Questa cosa promette davvero bene.»

A differenza di me, che ero già così agitato da sentirmi morire, sia Fukamachi sia Kinoshita sembravano divertirsi da morire.

Ero felice che volessero sostenere il mio amore, ma non riuscivo a smettere di chiedermi con ansia se quella strategia avrebbe davvero funzionato.

Eppure, ormai, non avevo altra scelta se non affidarmi ai miei senpai.

Ti prego, fa’ che io riesca a mettermi insieme a Ichikawa-senpai. E, se possibile, fa’ che io possa anche fare sesso con lui.

Con quella flebile speranza nel cuore, annuii piano ai due senpai.

***

Una settimana dopo, all’uscita da scuola. I raggi del sole al tramonto filtravano obliquamente dalle finestre dell’aula, proiettando lunghe ombre sui banchi. Nel silenzio dell’aula della terza classe, sezione quattro, ormai quasi completamente vuota, c’eravamo soltanto io e i senpai.

«…E-ehi, Fukamachi-senpai. Qui è pericoloso!»

La mia voce riecheggiò nell’aula deserta.

A quel punto era diventata una gara di resistenza. Una lunga battaglia tra le nostre bugie e lo sguardo gelido del senpai Ichikawa.

«Ahhh, ma va~, stiamo insieme, no?»

Fukamachi sussurrò con una voce dolce volutamente esagerata.

Di fronte a quella recitazione così teatrale, sorrisi amaramente tra me e me. Purtroppo, Fukamachi non sarebbe mai riuscito a diventare un attore.

«N-no, davvero…!»

Con voce agitata, gli spinsi il petto con entrambe le mani. Fukamachi mi stava abbracciando da dietro e aveva avvicinato il viso al mio collo. Il suo respiro mi sfiorava la pelle, facendomi irrigidire per il solletico.

Per quanto pensassi che dovevo recitare, rischiavo continuamente di scoppiare a ridere.

Quando Ichikawa si avvicinava, il mio cuore batteva all’impazzata; invece, quando era Fukamachi a starmi vicino, provavo una sensazione di familiarità e sicurezza, come se stessi giocando con un grosso cane.

Forse è così che ci si sente ad avere un fratello.

Era passata una settimana da allora e Ichikawa non mi aveva detto niente. Aveva iniziato a evitarmi ancora più di prima e non incrociava nemmeno più il mio sguardo. Anche quando era in aula, si comportava come se io non esistessi.

E se Ichikawa-senpai avesse davvero capito che è tutta una bugia…?

Quell’ansia iniziò lentamente a stringermi il petto.

Proprio mentre chiudevo gli occhi, il cuore che mi batteva forte per l’agitazione, all’improvviso qualcuno mi afferrò con forza per il polso.

Mi costrinse ad alzarmi con uno strattone e, quando sollevai lo sguardo, gli occhi penetranti di Ichikawa erano proprio davanti a me.

Il suo petto era a pochi centimetri dal mio viso e quella vicinanza mi fece quasi mancare il respiro.

«…Fujita, vieni un attimo con me.»

La voce di Ichikawa era bassa e aveva un tono che non ammetteva repliche. Percepivo, nel profondo di quella voce, un’emozione che non gli avevo mai sentito prima.

«S-sì…»

Mi ammazza. Mi ammazza di sicuro.

Quando risposi obbedientemente, con la coda dell’occhio vidi Fukamachi e Kinoshita che sogghignavano stranamente.

Sui loro volti era comparso un sorriso soddisfatto, come se la loro strategia avesse avuto successo.

Ehi, senpai, aiutatemi, per favore…! Mi ammazza davvero!

Con un urlo disperato dentro di me, uscii dall’aula lasciandomi trascinare dal senpai Ichikawa. I nostri due passi risuonavano nel corridoio e sembravano stranamente rumorosi.

Adesso, probabilmente, morirò.

***

In una scala antincendio deserta, mi ritrovai in piedi davanti a Ichikawa.

Almeno spero di morire senza soffrire troppo.

Mentre pensavo una cosa del genere, Ichikawa mi guardava dall’alto in basso con un’espressione terrificante.

Ah… è davvero dannatamente figo.

Mi sentivo patetico a pensare ancora una cosa del genere persino in una situazione simile.

«Tu… non hai problemi a farti trattare così, lasciando che qualcuno faccia quello che vuole con te…»

Nella voce di Ichikawa c’era un’emozione che non gli avevo mai sentito prima, e il mio cuore ebbe un sussulto.

«A-a dire il vero, non è proprio che lo faccia perché voglio…»

Non potevo certo dirgli che era tutta una bugia. Che cosa avrei dovuto dire? Forse sarebbe stato meglio spiegargli tutto fin dall’inizio.

Mentre probabilmente avevo un’espressione completamente idiota, come se non riuscissi nemmeno a capire ciò che non capivo, Ichikawa fece un verso sprezzante dal naso.

Quel modo di ridere mi fece nuovamente male al petto.

«…Ah, giusto. Ti piace questo genere di cose, no?»

«Eh?»

«Avevi detto che più qualcuno ti tratta male, più ti piace.»

Non ricordavo affatto di aver detto una cosa del genere.

«Eh?» domandai di nuovo.

Ichikawa aggrottò con forza la fronte e sputò fuori le parole quasi con rabbia.

«Quello che ti piace… non sono io?»

In quell’istante, il mio mondo crollò con un fragore assordante.

Ah, quindi è così che hai intenzione di uccidermi? Complimenti. Davvero, sono morto.

«…Ah. Sei davvero pessimo, senpai.»

La mia voce tremava.

Pensavo che si comportasse così perché non sapeva quanto mi piacesse. Pensavo che fosse così freddo con me perché considerava le mie parole uno scherzo.

Ma mi sbagliavo.

Era stato tutto intenzionale. Sapeva ogni cosa e, nonostante questo, si era comportato così.

Sentii il corpo diventare bollente. Umiliazione, rabbia e, nonostante tutto, il sentimento che provavo disperatamente per Ichikawa si mescolarono dentro di me, facendomi stare male.

Non voglio essere ucciso in questo modo.

«Lo sapevi che mi piacevi da morire e, nonostante questo, mi hai trattato così, vero?»

«…Eh?»

Ichikawa sembrava confuso.

Ma ormai non importava più.

Non importa. Mi piace, ma non importa più.

«Non abbiamo ancora finito di parlare!»

Quando feci per voltarmi, mi afferrò con forza per il braccio. Il calore della sua mano mi arrivò attraverso la pelle.

Vorrei che mi si staccasse il braccio pur di non sentire più questo.

Non ne potevo più. Quando mi toccava ero felice. Quando cercava di trattenermi, finivo per sperare.

E odiavo da morire il fatto che reagissi in quel modo.

«Lasciami… fa male.»

«Ho detto di no… Dimmi chiaramente. Tu e Fukamachi state davvero insieme?»

Non sopporto davvero quest’uomo.

Sapeva già la risposta, eppure continuava a chiedermelo.

«Già… È tutto falso.»

Mi si inumidirono gli occhi.

Mi piaceva, lo odiavo, volevo che mi guardasse, ma lui non mi guardava. Aveva tirato fuori proprio tutte le parti peggiori di me e mi aveva spinto fino a quel punto.

«Volevo soltanto che ti si accorgessi di me. Mi dispiace.» Abbassai leggermente la testa.

«…Volevo essere trattato con gentilezza da te, proprio come la ragazza con cui stavi prima. Era tutto qui.»

«M-ma che significa?»

La voce di Ichikawa si fece acuta.

Adesso basta fare la vittima.

«Anch’io volevo che mi sistemassi i capelli con un pettine e mi facessi una coda di cavallo. Volevo salire sul retro della tua bicicletta. Volevo andare al cinema con te, in un parco divertimenti, fare foto purikura, baciarti… e anche fare sesso.»

Solo ricordarlo mi faceva male al petto.

Con lei voleva fare tutte quelle cose. E con me non faceva altro che rivolgermi sguardi freddi.

«Tu…»

Forse era sconvolto, perché persino la voce solitamente calma di Ichikawa tremava.

«Non dire stronzate. Assumiti la responsabilità di quello che dici.»

Ichikawa aggrottò dolorosamente la fronte. Io non riuscivo proprio a capire cosa intendesse.

«Io… ho creduto alle tue parole e sono arrivato fin qui…»

«…Eh?»

«Sei stato tu a dirlo. Che più venivi trattato male, più ti piaceva. Per questo io…»

Ma cosa sta dicendo quest’uomo?

Sentii un fischio acuto nella testa.

In quel momento, dalla parte più remota della mia memoria riaffiorò una conversazione insignificante che avevamo avuto tempo prima. Stavamo parlando di videogiochi con i senpai e io avevo detto una cosa senza pensarci troppo.

«Se devo puntare su qualcuno, voglio assolutamente un personaggio che mi tratti freddamente. Mi piace di più quando non si lascia conquistare per niente~.»

L’avevo completamente dimenticato fino a quel momento.

Ichikawa-senpai… si ricorda di quelle parole che ho pronunciato così alla leggera?

«Eh…? M-ma quello… quello valeva solo per i videogiochi! Solo per i personaggi di fantasia!»

Agitai freneticamente la mano libera.

Se esistesse davvero un ragazzo così nella vita reale, finirebbe soltanto per farmi piangere in quel modo.

«Solo per i personaggi di fantasia…? Allora tu… che cosa vuoi davvero che faccia con te?»

Quando vidi lo sguardo improvvisamente gentile di Ichikawa, il mio cuore iniziò a battere all’impazzata.

Non riuscivo a fermare né il battito accelerato né il respiro affannoso. Sentii quasi le forze abbandonarmi e mormorai piano: «Io… volevo che il senpai mi amasse tantissimo e mi viziasse tantissimo… E poi, se possibile… volevo anche che facessimo cose perverse…»

L’ultima parte la pronunciai a voce bassissima, con il volto completamente rosso.

Ichikawa si passò una mano tra i capelli e mormorò, come se fosse completamente esasperato: «Potevi dirlo prima, stupido kohai.»

Posso dirlo? Sei tu quello che avrebbe dovuto capirlo prima, stupido senpai.

Per un po’ calò un lungo silenzio.

«Ichikawa-senpai… per caso… ti piaccio?»

Ti prego, dimmi di sì.

Ichikawa socchiuse gli occhi, come se si fosse finalmente arreso a qualcosa, e mi rivolse il sorriso più gentile che gli avessi visto quel giorno.

«…Se possibile, avrei davvero preferito non innamorarmi di uno come te.»

«C-che cattivo-»

Le parole che stavo per usare per protestare furono interrotte dalle labbra di Ichikawa.

Quel solo bacio fu sufficiente perché perdonassi completamente tutto ciò che aveva fatto.

***

Una settimana dopo.

«Hai le labbra tutte secche. Ti metto un po’ di burrocacao.»

È un sogno? Un’illusione?!

Durante l’intervallo di pranzo, Ichikawa si fermò davanti a me e mi mostrò il piccolo burrocacao che teneva in mano.

Vedendo quella sua espressione gentile, iniziai davvero a chiedermi se fosse la stessa persona di prima.

«Non muoverti.»

Ichikawa mi sostenne delicatamente il mento e mi applicò con cura il burrocacao.

Il suo volto concentrato era proprio davanti al mio e il mio cuore iniziò a battere come un tamburo.

Fukamachi e Kinoshita osservavano la scena con dei sorrisetti divertiti.

«…Ecco, fatto.»

«A-aspetti, ti prego, risparmiami.»

Arrossii completamente e indietreggiai.

«Perché? Non va bene?»

«N-no… è solo che… rispetto a prima… la differenza è troppo grande… mi stanno persino fischiando le orecchie.»

Dopo essere passato da freddissimo a incredibilmente dolce, Ichikawa era diventato troppo difficile da seguire per il mio cuore.

Ogni giorno mi mostrava quanto mi amasse e mi accarezzava la testa con il palmo caldo della mano.

Ero felice, ma quel cambiamento improvviso mi lasciava ancora completamente spaesato.

«Abituati, ormai.»

Ichikawa sorrise amaramente.

«I-impossibile…! Basta che sei un po’ gentile con me e il mio cuore inizia subito a battere all’impazzata.»

«Sei proprio troppo innamorato di me.»

Alle sue parole scherzose, misi il broncio.

«…Ovvio che lo sono.»

«Sì, sì. Non scappare. Vieni più vicino.»

Ichikawa mi afferrò il polso e mi attirò verso il suo petto.

A quella voce così gentile, le mie guance diventarono ancora più calde.

«No, no, no, no, è troppo!»

«…Sei rumoroso. Non c’è niente di male.»

«Mi esploderà il cuore! …Ehi, voi due, aiutatemi!!»

Quando chiesi aiuto ai miei due senpai, loro si limitarono, come sempre, a guardare la scena con dei grandi sorrisi.

«Mmm~, Fujita, sono proprio contento per te~…»

«Davvero, sono proprio contento per te~ …Ichikawa, cosa ne pensi?»

Quando Kinoshita lo provocò scherzosamente, Ichikawa rispose senza alcuna esitazione: «È incredibilmente carino. Non voglio più lasciarlo andare.»

Ichikawa me lo sussurrò all’orecchio.

Quelle parole mi strinsero dolcemente il cuore. Non avrei mai immaginato, una settimana prima, che mi avrebbe parlato con una voce così affettuosa.

«…S-senpai…»

Le mie guance diventarono completamente rosse.

«La prossima volta che siamo liberi, andiamo a un appuntamento.»

«S-sì… Per me va bene, però… senpai, potresti abituarmi un po’ alla volta? I-il mio cuore… non credo che riuscirà a reggere ancora per molto.»

Quando glielo chiesi guardandolo dal basso, Ichikawa sorrise amaramente.

«Sei proprio rumoroso, Fujita. E adesso stai zitto e lasciati coccolare.»

«…Va bene.»

Alla fine, non potei fare altro che arrendermi alle attenzioni di Ichikawa-senpai.

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