PINK FLAVOR OMEGA – CAPITOLO 6.2

Per tutto il tempo in cui scesero dalla montagna, non riuscirono a trovare un compromesso sul nome. Anzi, era disperante. La madre lo stava già chiamando Jeolmang.

Eunhong serrò il cucchiaio con un’espressione imbronciata. A quel punto, si sentì montare la rabbia verso colui che, seduto di fronte a lui, aveva dato quel nome.

«Che razza di nome è Jeolmang, Jeolmang.»

«Perché è brutto.»

Alla risposta calma, Eunhong aggrottò le sopracciglia. «Se dai i nomi in base all’aspetto, allora tu sei…»

«Bunhong, tu invece…» Jaeha lo interruppe, poi si chinò improvvisamente in avanti abbassando la voce. «Tu dovresti chiamarti Galmang. Anche adesso stai sprigionando feromoni a fiumi.»

Eunhong sussultò, il volto che si accese di colpo. Ma questo stronzo non ha proprio un limite a quello che dice! Stava per brandire il cucchiaio come un’arma, quando Gyeonghui si infilò tra loro e posò una grande ciotola piena di riso e verdure.

Erano entrati nella mensa accanto all’edificio principale su suggerimento della madre, che aveva detto loro di approfittarne per mangiare del cibo del tempio. Ma al posto dell’elegante pasto rituale visto nei media, si ritrovarono davanti un’enorme ciotola di acciaio piena di bibimbap. Eunhong gonfiò le guance, un po’ in imbarazzo a guardare Jaeha.

«Pensavi che il cibo del tempio fosse chissà cosa? Basta che sia pieno di erbe salutari, ed è quello.»

Una devota seduta accanto a Eunhong, intuendo l’atmosfera tra i due, aggiunse ridendo. Lui annuì imbarazzato e cominciò a mescolare il riso con gochujang e olio di sesamo, quando la porta interna della mensa si aprì e qualcuno si avvicinò.

«Eunhong, sei tu? Quando sei sceso?»

Era la madre di Woohyeon. Con un vistoso foulard floreale legato sulla testa come un fazzoletto, si avvicinò con una grande tazza di tè verde e si sedette accanto a lui. 

Eunhong sfoderò un sorriso rigido. «Buongiorno.»

Lei annuì distrattamente e rivolse subito lo sguardo a Jaeha. «E questo chi è? Un collega?»

«Ah, no. È un amico d’infanzia.»

«Un amico che conosce anche Woohyeon?»

Eunhong scosse la testa.

Jaeha fece un leggero inchino per educazione. Dal contesto della conversazione, sembrava aver capito chi fosse. Nonostante la sua espressione non fosse delle migliori nel vedere quell’intrusione improvvisa, la madre di Woohyeon iniziò a fare domande una dopo l’altra: come stesse Woohyeon ultimamente, che non si faceva sentire, se loro due andassero d’accordo, se mangiasse bene, perché non fosse sceso anche lui… era quasi un interrogatorio.

«Woohyeon è impegnato. Io sono in ferie per motivi di salute, sono venuto a riposarmi e a mangiare da mia madre. Gli dirò di chiamarla, visto che è preoccupata.»

Alla parola “salute”, la donna afferrò subito la mano di Eunhong. «Ma cosa ti fa male, sei così giovane? Io prego sempre perché tu e Woohyeon stiate bene. Tuo padre è stato malato così a lungo prima di morire, e anche tua nonna è venuta a mancare subito dopo… mi ha spezzato il cuore. Tua madre e io non siamo state fortunate con i mariti, e ci siamo ritrovate solo con questi corpi malati…»

Continuò a lamentarsi, piena di autocommiserazione, accarezzandogli la mano, finché Gyeonghui non intervenne separandole.

«Basta, compagna devota*. Così il ragazzo finirà per avere un’indigestione.»

*(N/T: bosal-nim, 보살님, è l’appellativo per una devota buddhista.)

Gyeonghui la spinse via con il fianco e si sedette accanto al figlio. Solo allora Eunhong riuscì finalmente a prendere un boccone, quando un’altra domanda si inserì.

«Ma questo amico è un alpha? A me sembra proprio un alpha, è così bello. Io, con mio figlio, ne so qualcosa.»

Eunhong rimase con il cucchiaio in bocca, esitante. Era una questione privata di Jaeha, e poi non voleva rispondere a quello sguardo avido. Se avesse saputo chi fosse davvero, si sarebbe sicuramente attaccata a lui senza lasciarlo più.

«Ha qualcuno? Il mio è un omega, ed è davvero…»

Eunhong si fermò e guardò Jaeha. I loro occhi si incrociarono per un attimo, ma subito lo sguardo di lui tornò sulla donna.

«Ho già qualcuno che mi piace. Non mi interessano gli altri.»

Il tono netto fece voltare anche Gyeonghui ed Eunhong verso di lui. Un silenzio imbarazzante cadde sul tavolo. La madre di Woohyeon aggrottò la fronte e rise in modo esagerato. «Ma dai, il nostro Woohyeon…»

Gyeonghui, ormai al limite, sbottò: «Ma insomma, lasci che i ragazzi si arrangino da soli con le loro storie!»

«Ma che modi! Da giovani bisogna conoscere tante persone…» Brontolando, la donna si ritirò leggermente. Il suo volto era pieno di insoddisfazione, ma forse capì che non avrebbe ottenuto risposte migliori e tacque. In quell’atmosfera pesante, i tre iniziarono a mangiare, mentre lei restò seduta sorseggiando il tè verde.

Il pasto, ben diverso da quanto si aspettavano, si concluse in un clima poco piacevole. Quando Eunhong si alzò per portare via i piatti, la madre di Woohyeon lo seguì in fretta.

«Aspetta, aspetta, Eunhong.»

Gli afferrò il braccio e tirò fuori due banconote da cinquantamila won spiegazzate. Tirandogli bruscamente i vestiti, gliele infilò in tasca. Eunhong si agitò, dicendo che non poteva accettare, ma lei insistette.

«Il compleanno di Woohyeon è tra poco… come sai, io sono sempre presa con le cure, e i suoi fratelli sono occupati con le loro vite…»

Eunhong abbassò lo sguardo sulle sue mani rugose che stringevano le sue.

«Sono molto preoccupata, Eunhong… Con questi soldi, preparagli almeno la zuppa di alghe per il compleanno. Voi vivete insieme, fallo tu. Se non lo fai tu, è certo che nemmeno riuscirà a mangiare qualcosa di decente quel giorno.»

Le banconote nella tasca gli sembrarono pesanti. Dopo un attimo di esitazione, Eunhong disse che lo avrebbe fatto.

Aveva la sensazione che il cibo ingoiato gli si fosse fermato nello stomaco. Camminava lentamente verso l’edificio secondario, quando Jaeha gli mise un braccio sulle spalle. Era un gesto naturale tra loro, ma Eunhong sollevò leggermente la testa per guardarsi intorno. 

Jaeha gli pizzicò il naso. «Con un carattere del genere, tua madre deve aver sofferto parecchio.»

«…Già.»

«Quando torniamo su, sistemiamo casa e vieni a vivere con me. Eh? Ti do la stanza più grande.»

«Facile a dirsi.»

«Che c’è di difficile?» 

Jaeha appoggiò la testa alla sua, scherzando. Il braccio intorno al collo si strinse leggermente. Preparare la zuppa di alghe per quel bastardo… e per cosa, per quei pochi spiccioli… La fronte liscia di Jaeha si corrugò, come se solo immaginarlo gli desse fastidio.

«Farò in modo che qualcuno si occupi del suo compleanno. Tu non pensarci.»

«E perché dovresti farlo tu?»

«E tu perché lo fai?»

Eunhong si grattò la guancia, imbarazzato. «A dire il vero, quella donna è tipo il capo di mia madre. È l’amministratrice qui… e quando siamo scesi a Busan, ha aiutato molto mia madre…»

Al sentir nominare Busan, l’espressione di Jaeha si oscurò. Era un argomento che entrambi evitavano: il periodo in cui Jaeha, dopo la manifestazione, era fuggito dalla Corea. Jaeha sentiva una certa responsabilità per il crollo della vita di Eunhong, anche se lui non lo vedeva così.

«E poi è molto malata. Mia madre, anche se prova risentimento, cerca di lasciar correre e non creare problemi…»

«Ma questo non significa che tu debba stare attento a quel bastardo.»

«È per non mettere a disagio mia madre.»

«Eunhong…»

«Però, grazie a lei, mia madre e Seonhong hanno potuto restare qui, e io ho potuto scappare a Seoul. Ho scelto apposta quell’università. Egoista, vero?»

«…In che senso saresti egoista.»

«Dopo la morte di papà… non volevo diventare il capofamiglia.»

Cercò di dirlo con calma, ma dentro era complicato. Eunhong odiava Busan. Dopo che Jaeha se n’era andato, e tutto ciò che aveva gli era stato portato via, Busan era diventata per lui una prigione. Sicuramente c’erano persone che non capivano perché avesse lasciato madre e fratello per tornare a Seoul.

Jaeha lo guardò in silenzio. Eunhong lanciò lo sguardo lontano e sospirò.

«Anche con Woohyeon… è tutto complicato.»

Se avesse iniziato a spiegare, ci sarebbero state mille cose da dire. Ma non parlò del periodo in cui Woohyeon aveva sofferto. Non voleva spiegare, e non voleva nemmeno che Jaeha lo conoscesse a fondo o si legasse a lui.

Era naturale che un amico facesse nuove conoscenze, ma non voleva che Jaeha lo facesse. Non gli piaceva che si avvicinasse ad altre persone. Era una strana forma di possessività, difficile da spiegare. Per questo, quando Jaeha tagliava fuori gli altri con decisione, provava una gioia oscura e indescrivibile.

«Torniamo in stanza a mangiare patate dolci.»

Eunhong gli afferrò il braccio e lo trascinò.

***

L’ultima notte nella casa principale, si fece una vera e propria bevuta. Dato che Jaeha voleva tornare su la mattina del 31, anticiparono la festa di fine anno.

Seonhong, che era sparito, ricomparve il giorno dopo e fu pesantemente punito da Eunhong. Lo punzecchiava dicendo che sarebbe andato a Seoul con la sua ragazza e che anche suo fratello avrebbe dovuto trovarsi qualcuno entro allora.

La famiglia, riunita dopo tanto tempo, organizzò un grande banchetto. La carne di manzo di qualità che Jaeha aveva portato venne messa sulla griglia, e uscirono soju, birra, liquore al ginseng, e persino il vino di bokbunja fatto dalla madre. In un angolo del tempio, proprio accanto alla statua del Buddha, sembrava quasi fuori luogo.

Jaeha si sedette accanto a Eunhong e gli preparava involtini di carne. Mentre li mangiava uno dopo l’altro, Eunhong si sentiva un po’ confuso. Vedere Jaeha seduto sul pavimento del soggiorno, con le lunghe gambe piegate, era imbarazzante… ma anche adorabile.

Tra i soliti discorsi sul fatto che l’anno seguente sarebbe stato migliore, e con l’alcol che continuava a circolare, l’atmosfera si scaldò sempre di più. Eunhong, a cui piaceva il sapore dolce del bokbunja, iniziò a berlo come fosse succo e si ubriacò rapidamente. Anche perché, essendo a casa, aveva abbassato la guardia e non aveva pensato alla sua tolleranza.

Nel frattempo, Seonhong continuava a parlare senza sosta della sua esperienza militare. Gyeonghui scosse la testa dicendo che, se l’avesse sentita ancora una volta, sarebbero diventate dieci. Eunhong rise, dicendo che bisognava sentirla almeno novantanove volte per dire di averne sentito abbastanza. In quel momento, Seonhong cambiò improvvisamente espressione e guardò Eunhong.

«Hyung, ma non ti senti nemmeno un po’ ingiusto?»

«Ingiusto per cosa?»

«Se fossi diventato omega qualche anno prima, non saresti dovuto andare nell’esercito.»

Eunhong rimase a bocca aperta. Effettivamente era così. Si voltò verso Jaeha e chiese: «Anche tu sei stato esonerato perché sei alpha, giusto? Non per via della nazionalità.»

Jaeha annuì.

Eunhong si afferrò i capelli. All’improvviso, sentì montare l’ingiustizia. A causa di fattori come il rut e il calore, che sfuggivano al controllo razionale, i soggetti con secondo genere erano esentati dal servizio militare. Lui, invece, si era manifestato troppo tardi, aveva persino vissuto quell’episodio indicibile, e in più era andato anche nell’esercito… la rabbia gli ribolliva dentro.

Vedendo le guance di Eunhong arrossarsi, Jaeha sollevò leggermente un sopracciglio. Dai feromoni che si diffondevano, sembrava che stesse di nuovo immaginando qualcosa. Non si capiva cosa, ma stava per cercare di calmarlo quando Gyeonghui aggiunse: «E poi, se un giorno dovessi pure partorire, tu sperimenteresti tutto. Gli altri già fanno fatica con una cosa sola.»

«Sei impazzita, mamma!»

Chi avrebbe mai pensato che la parola “partorire” potesse essere così imbarazzante. E davanti a Jaeha, poi, sua madre sembrava non avere limiti. Eunhong saltò su, mentre Seonhong scoppiò a ridere fragorosamente.

Che il fratello fosse sull’orlo delle lacrime o meno, Seonhong colse l’occasione per prenderlo in giro.

«Hyung, hai proprio una vita sfortunata. Dovevi manifestarti proprio come un omega? Gli alpha non partoriscono mica.»

Eunhong spalancò la bocca. Questo stronzo… Tanto non è affar suo, e quindi si diverte! Perché proprio omega… pensò, sentendo ribollire lo stomaco. Il suo stato emotivo salì rapidamente, e i feromoni si fecero sempre più intensi. Con l’alcol, era ancora più difficile controllarsi. Jaeha, in difficoltà, serrò le labbra e gli premette leggermente la coscia per calmarlo.

«Non è che tutti gli omega debbano per forza farlo. È una tua scelta. …Basta usare bene la contraccezione.»

«Però il nostro hyung è destinato a fare tutto quello che gli altri non fanno… prima o poi avrà un figlio, no?»

Eunhong assunse un’espressione quasi sul punto di piangere. Le parole di Jaeha non lo confortavano. Per tutta la vita era stato nella posizione di ingravidare, non di restare incinto. Ora che quella realtà gli si presentava davanti, insieme arrivarono paura e ingiustizia.

«Ma se hyung avrà un figlio, io sarò zio materno o zio paterno?»

E che ne so! Sei proprio un pazzo, stronzo! Eunhong lo fulminò con lo sguardo.

«Ma ti sembra importante adesso, brutto maleducato? Ti sembra uno scherzo la gravidanza? Sai quanto sono pesanti le pillole del giorno dopo? Io le ho prese da solo… sai quanto è stato umiliante? Con uno di cui nemmeno conosco la faccia…»

«…Del giorno dopo… cosa?»

«Che stai dicendo?»

Jaeha gli tappò la bocca, ma ormai era troppo tardi. Il volto di Gyeonghui impallidì all’istante e Seonhong sbatté le palpebre. L’effetto dell’alcol svanì di colpo.

***

Con il volto spento, Eunhong si sedette sul sedile del passeggero e si allacciò la cintura. Sembrava che la sua anima fosse fuggita. Aveva preso sia la bevanda per la sbornia sia le medicine che Seonhong gli aveva dato, ma temeva comunque di soffrire di nausea durante il viaggio.

«Vai piano e fermati a riposare ogni tanto. Non pensare che quando ti dico di prenderti una pausa dal lavoro sia solo per dire, capito? Secondo me dovresti davvero riposarti un po’. Pensaci seriamente, d’accordo?»

Gyeonghui infilò la mano dal finestrino e gli accarezzò il viso. Eunhong cercò di sorridere goffamente per rassicurarla, dicendo che stava bene, ma al contatto con quella mano ruvida gli salirono di nuovo le lacrime agli occhi. La schiena, che la sera prima aveva ricevuto almeno cento colpi, bruciava ancora.

Dopo quella dichiarazione bomba, l’atmosfera si era gelata. Eunhong era stato trascinato nella stanza principale e interrogato per ore. Alla fine aveva confessato tutto dall’inizio alla fine. Quando alla fine aveva detto di non ricordare, Gyeonghui si era messa a piangere.

Se stesse bene fisicamente, se avesse effetti collaterali, come stessero procedendo le indagini… dopo averlo tempestato di domande, Gyeonghui lo aveva abbracciato e lo aveva consolato. Anche Eunhong, che fino a quel momento aveva resistito, era scoppiato a piangere tra le sue braccia per ore.

Per quanto si sforzasse di resistere, bastava un tocco della madre per far crollare tutto. Dopo aver pianto, erano finiti per dormire insieme, abbracciati, per la prima volta dopo più di dieci anni. Al mattino, aveva trovato il soggiorno pulito e la zuppa per il dopo-sbornia pronta. Seonhong e Jaeha avevano sistemato tutto.

Nonostante tutto quello che aveva bevuto, Jaeha non mostrava il minimo segno di ubriachezza. Deve avere il fegato pieno di acido aspartico… o forse gli alpha hanno un organo in più. Eunhong, con pensieri sciocchi, scartò un’altra caramella e la mise in bocca.

Vide Gyeonghui abbracciare Jaeha e affidargli Eunhong. L’espressione con cui lo guardava era complessa, e questo gli fece venire un sapore amaro in bocca. Seonhong dovette trattenere la madre, che continuava a ripetere le stesse parole mentre li salutava. Finalmente, i saluti finirono.

«Scenderò di nuovo per il Capodanno lunare, mamma.» L’espressione di Gyeonghui era malinconica. Eunhong le strinse la mano attraverso il finestrino. «Va tutto bene, quindi non piangere.»

Jaeha scambiò qualche parola con Seonhong e poi salì al posto di guida. Dall’espressione del giovane, sembrava che Jaeha gli avesse dato dei soldi. Stringendo le spalle della madre, Seonhong salutò con un sorriso irritante. Eunhong socchiuse gli occhi, ma ricambiò il saluto.

***

«Perché stai andando da questa parte?»

Eunhong, che fino a quel momento aveva guardato fuori con espressione malinconica, chiese. Senza accorgersene, avevano lasciato l’autostrada per Seoul e stavano andando in una direzione sconosciuta.

«Questa strada porta verso il Mar dell’Est, giusto?»

«Sì. Ti avevo detto prima di partire che saremmo andati a vedere l’alba, ricordi?»

«Giusto. Mi aveva fatto ridere che tu volessi vedere l’alba, non è da te.»

«Già. E poi ho ancora giorni di ferie.»

Accorgendosi dello sguardo di Eunhong, Jaeha sorrise apertamente.

«Montiamo una tenda sulla spiaggia, accendiamo un falò e grigliamo carne. Poi guardiamo il sole sorgere. Ti arrostisco anche i marshmallow, sono bravo.»

Jaeha aumentò il volume della musica e accelerò. Aprì il tetto schermato, e l’abitacolo si riempì di luce. Il paesaggio scorreva veloce fuori dal finestrino. Eunhong, senza sapere perché, si sentì più leggero e sorrise debolmente. Jaeha sapeva sempre come leggere il suo umore e cambiarlo.

Si sentiva in colpa per aver fatto scoprire alla madre, in quel modo, ciò che gli era successo dopo la manifestazione. Ma ormai era successo. Da ora in poi posso solo fare meglio… Stava pensando alla notte precedente, quando improvvisamente ricordò l’espressione strana della madre e inclinò la testa.

«Che c’è? A cosa stai pensando?»

Eunhong si raddrizzò di colpo e guardò Jaeha. «Mi è venuto in mente adesso… credo che mamma abbia capito qualcosa. Non so cosa, ma… ho la sensazione che sappia qualcosa. È una sensazione strana.»

È strano, vero? Nemmeno io so cosa… disse, cercando conferma. Jaeha si morse il labbro. Anche Eunhong percepì la stessa cosa da lui: sembrava sapere qualcosa…

«Anche tu hai pensato che mamma…»

Jaeha scosse la testa. «Come potrebbe sapere? Non ha mica poteri.»

Eunhong fece un verso e tornò a guardare fuori. Jaeha, osservandolo, chiese con cautela: «Non ti ricordi proprio niente? Di Natale…»

Eunhong si massaggiò la testa. «No. Non ricordo nulla.» Poi, all’improvviso, si voltò di scatto e lo fissò. Jaeha trasalì per il calore improvviso.

«C-che c’è? Perché mi guardi così?»

Alla sua domanda timida, Eunhong rispose con tono accusatorio: «Ho sentito che a Natale sei andato a un appuntamento al buio. Che amico di merda.»

«Chi lo ha detto?»

«La signora Ham si vantava che eri uscito elegante, e mi ha pure detto di trovarmi qualcuno.»

In tutta la famiglia di Jaeha, tutti temevano che morisse vergine: dal professore Choi alla signora Ham, fino al nonno e alle sorelle.

«Ti ha dato fastidio che ci sia andato?»

Eunhong spalancò la bocca. Lo stava ammettendo!

«Il nostro Bunhong ci è rimasto male pensando che fossi a un appuntamento… sono quasi commosso.»

«Perché stai cambiando discorso?»

«Stai tranquillo, non esiste un alpha più puro di me. Ah… beh, ormai non più. Come sono finito così?»

Mentre guidava, le sue labbra sorridevano, anche se gli occhi erano leggermente aggrottati.

Eunhong fece una smorfia. «Quindi ci sei andato o no?…Ah, vacci a quanti vuoi. Ci saranno omega dell’alta società in fila per te… perché non distribuisci numeretti?»

Eunhong sbuffò e appoggiò la testa al finestrino, allontanandosi il più possibile.

E io allora farò appuntamenti al buio quando entrerò nel periodo stabile. Con un alpha. Distribuirò numeretti anch’io. E anche tu dovrai metterti in fila per parlarmi, capito?

Continuò a borbottare tra sé e sé, quando l’auto uscì verso un’area di servizio. Aveva proprio bisogno del bagno.

Scese dall’auto, ma Jaeha lo raggiunse.

«Eunhong, i tuoi feromoni stanno uscendo un po’. Hai preso la medicina?»

«…Sì, stamattina, ma un po’ tardi.»

Aveva dormito troppo dopo aver pianto. Eunhong annusò istintivamente il proprio braccio. Non riusciva a percepire i suoi feromoni, ma il fatto che stessero uscendo lo metteva a disagio.

In quel momento, Jaeha gli posò un braccio sulle spalle.

«C-che c’è? Perché all’improvviso?» Eunhong arrossì. Per l’imbarazzo, inciampò persino nei passi.

«”Che c’è”? Dobbiamo andare in bagno insieme.»

«Sei pazzo? Perché dovresti seguirmi in bagno?»

«E allora? Che problema c’è? Non è mica la prima volta, no?»

«Ma…»

«È troppo piccolo per mostrarlo? Io l’ho già visto, il tuo.» mormorò Jaeha, appoggiando il mento sulla spalla di Eunhong.

«Quando l’avresti visto! Tu!»

«Mmh…»

Lo sguardo di Jaeha scivolò lentamente verso il basso. Eunhong irrigidì il volto e gli tirò qualche calcio, ma Jaeha non ci fece caso.

Anche dopo essere tornati in macchina, il rossore sul viso di Eunhong non se ne andò. Non poteva certo sapere che i suoi feromoni stavano reagendo al suo umore. Jaeha, che stava per salire al posto di guida, si fermò un attimo e cambiò espressione.

«Bunhong, vuoi qualche snack?»

Sperando che, mentre andava a comprare qualcosa, Eunhong si calmasse, Jaeha glielo chiese. «Non voglio niente, stronzo!» gli tornò indietro. Jaeha sorrise leggermente, chiuse la portiera e tornò verso l’area di servizio.

Dal momento che l’auto era alta, la visuale era ampia e si vedevano chiaramente i banchi degli snack. Anche senza volerlo, lo sguardo di Eunhong seguì automaticamente Jaeha. Era così alto che spiccava tra la gente.

Nonostante fosse la prima volta che usava un’area di servizio, Jaeha non mostrava alcuna esitazione. Eppure, la scena era comunque strana: giovani donne lo seguivano da lontano, e persino l’addetta al banco delle patate arrossiva, era tutto visibile chiaramente anche dall’auto.

«Ma… perché ci mette così tanto…» Eunhong sbottò all’improvviso. 

Jaeha, ignaro o indifferente agli sguardi della gente, sembrava voler comprare ogni singolo snack disponibile. A un certo punto, un gruppo di persone gli si avvicinò. Jaeha ascoltò con la sua solita espressione composta; visto che una ragazza più bassa parlava, si chinò persino per sentirla meglio. 

Ma che fa? Perché si comporta così? Eunhong socchiuse gli occhi.

Subito dopo, sembrò che gli chiedessero una foto, ma Jaeha rifiutò con un sorriso. Quando si allontanarono, quelle persone iniziarono a indicarlo e parlare tra loro. Eunhong sentì montare qualcosa dentro.

Anche quando tornò in fila, Jaeha sembrava impacciato. Invece di prendere qualcosa al volo, stava lì ostinato, come se volesse a tutti i costi comprare gli spiedini di tteok. Non sembrava nemmeno accorgersi che la gente lo stava fotografando di nascosto. 

Se finisce sui social, il segretario Kim dovrà di nuovo faticare…

«Ma quella gente ha dei diritti d’immagine!»

Quando le foto di nascosto continuarono, Eunhong, indignato, colpì il clacson con il pugno.

Al suono, Jaeha si voltò di scatto verso l’auto. Anche attraverso il vetro scuro, Eunhong ebbe la sensazione che lo stesse guardando dritto negli occhi e trasalì. Jaeha sorrise apertamente, come se lo stesse facendo apposta per lui, poi si girò e andò a comprare il caffè.

All’improvviso, Eunhong si sentì come un pazzo per il modo in cui il suo umore oscillava. Non sono mica un bambino… Si passò il dorso della mano fredda sulle guance calde.

Non capiva perché si sentisse così. Improvvisamente gli tornò in mente quello che sua madre aveva detto la sera prima.

«Che ha detto Jaeha quando ha saputo della tua manifestazione?»

«Non lo so. Non ha detto niente.»

Era vero. Eunhong non sapeva cosa provasse l’amico in quel momento. Jaeha lo aveva baciato quando era ancora un beta. Sapeva che gli piaceva… ma quel ragazzo che detestava gli omega, ora cosa pensava vedendolo così? Non lo sapeva.

Essere un omega non era una questione semplice per Eunhong. Come aveva detto sua madre, la sua costituzione era completamente cambiata. La sua vita era cambiata di 180 gradi. E pensando a questo, capiva ancora meno fino a che punto dovesse avvicinarsi a Jaeha.

Quando era un beta, non aveva mai considerato seriamente il fatto di occupare quel posto accanto a lui. Anche se gli altri dicevano qualcosa, per lui erano solo amici. Ma ora che era diventato un omega, sentiva che doveva chiarire le cose, e questo lo confondeva. Forse doveva iniziare a guardare Jaeha come una possibile relazione seria.

Restare al suo fianco senza definire chiaramente i propri sentimenti gli sembrava egoista. E l’idea di dover forse rinunciare al ruolo di amico perché era diventato un omega lo rese triste.

Mentre era immerso nei suoi pensieri, il telefono nella tasca vibrò. Il numero era di Seoul, ma sconosciuto.

«Pronto?»

[Parlo con Ban Eunhong?]

La voce dall’altro lato era acuta e tagliente. Eunhong rispose con un filo di tensione.

«Sì, sono io. Chi parla?»

[Sono Han Jeonguk, primario del dipartimento di medicina delle caratteristiche secondarie dell’Ospedale Universitario della Corea.]

Rimase senza parole. Non rispondendo, l’altro incalzò.

[Signor Ban Eunhong? Mi sente?]

«Sì, dica pure.»

Istintivamente, Eunhong guardò fuori dal finestrino per vedere dov’era Jaeha. Non voleva condividere con lui quello che era successo durante la manifestazione. Dopo aver verificato i suoi dati, Han Jeonguk continuò con tono piatto.

[Come sa, durante la manifestazione eventi simili accadono spesso. In questi casi, l’ospedale ha l’obbligo di segnalazione per informare la vittima, ed è per questo che la contatto. Nel suo caso, diversi elementi riscontrati durante la visita indicano un’esposizione a reato sessuale legato alle caratteristiche…]

«V-vittima… io…»

Non provava nulla, eppure sentirsi chiamare vittima lo fece sentire a disagio. Eunhong iniziò a mordicchiarsi le unghie.

[Tuttavia, dato che ha dichiarato di non ricordare, prima di procedere con la denuncia riteniamo necessario effettuare ulteriori verifiche e un trattamento. In casi di manifestazione instabile succede spesso.]

Non era sbagliato, e non poteva ribattere. Eunhong aggrottò la fronte. Sono stato solo un po’ in ritardo… In lontananza vide Jaeha tornare con il cibo. Le dita che stava mordendo iniziarono a sanguinare.

[…Se si procederà con la denuncia, partirà un’indagine e la situazione si complicherà, quindi prima…]

«Io… ora non posso parlare a lungo…»

[Capisco. In ogni caso deve venire in ospedale. Abbiamo eccellenti specialisti in ambito psicologico…]

«Ci verrò dopo le vacanze.»

[Attenderò il nostro incontro, signor Ban Eunhong.]

Prima di chiudere, Han Jeonguk si assicurò di ottenere una promessa. Eunhong, irritato dal tono insistente, chiuse la chiamata di colpo. Proprio in quel momento, la portiera del conducente si aprì e Jaeha salì in auto.

***

L’auto proseguì senza intoppi verso il Mar dell’Est. Anche se aveva comprato un sacco di snack, Jaeha sembrava non voler mangiare e si limitava a guidare in silenzio, dopo aver insistito perché Eunhong assaggiasse questo e quello. Eunhong capì che gli stava lasciando spazio.

Chiudendo la chiamata, si rese conto di ciò che provava. Non ricordava nulla di quel giorno, non aveva fatto niente di sbagliato, eppure voleva nascondere tutto. Aveva paura che Jaeha potesse rimanere deluso da lui.

Pensandoci, anche l’idea di andare in ospedale gli faceva paura. Trovare la persona con cui era stato coinvolto senza ricordare nulla… o recuperare quei ricordi… tutto lo spaventava.

Perché diavolo questa testa vuota ha cancellato tutto… o forse è meglio così? si rimproverò, sbattendo la testa contro il finestrino.

«Chi era al telefono per farti reagire così?»

Jaeha parlò come se non sapesse nulla, ma il suo sguardo diceva il contrario. Eunhong, con la fronte appoggiata al vetro, rise leggermente.

«Niente…»

«Ti ho visto mentre rispondevi. E anche la tua espressione.» Sembrava sapere tutto. Tamburellava ritmicamente le dita sul volante. «Non hai molte cose che possano abbatterti così. Quindi la risposta è una sola.»

«Jaeha…»

«So cosa stai pensando, ma non è quello. Quando ricorderai, capirai tutto. Non hai nessuna colpa. È tutto… colpa dell’altra persona.»

Eunhong tacque. Era la prima volta che Jaeha parlava così direttamente di quel giorno. Nei suoi occhi, mentre guardava la strada, non si leggeva nulla. Sembrava perfetto, intatto, come qualcuno che non aveva mai subito alcun danno. Eunhong si morse le labbra, sentendo il volto scaldarsi.

«Andrà tutto bene.»

«…Sì.»

Guardandolo mentre parlava con tono fermo, Eunhong sentì lo stomaco agitarsi. Gli occhi gli si offuscarono. Da quando si era manifestato, sembrava che qualcosa dentro di lui fosse rotto… o forse erano i feromoni. Bastava poco perché scoppiasse a piangere. Si morse le labbra per trattenersi, quando il telefono vibrò di nuovo.

Era un messaggio di Han Jeonguk: l’indirizzo dell’ufficio e gli orari. Diceva di andare il prima possibile. Eunhong aprì il calendario: era lunedì, 31 dicembre.

Preso com’era a divertirsi, non si era nemmeno accorto del tempo che passava. Dopo il 1° gennaio, le vacanze sarebbero finite, e avrebbe dovuto tornare al lavoro… e affrontare le persone con quel corpo cambiato.

***

Jaeha, che stava guidando in silenzio, fece un cenno con il mento. «Nel vano portaoggetti c’è un telecomando.»

Eunhong lo aprì e iniziò a cercare. «Un telecomando?»

«Sì, quello.»

L’auto aveva lasciato la strada principale ed era entrata in un sentiero stretto e non asfaltato. L’erba cresceva selvaggia e i sassi schizzavano sotto le ruote.

«Lì, quel cancello si aprirà. Premi.»

Davanti alla direzione indicata da Jaeha c’era un grande cancello di ferro. Eunhong, con un’espressione dubbiosa, premette il pulsante e, con un rumore metallico, il cancello si aprì lentamente. Sembrava l’ingresso di una fortezza. Superato il cancello e percorsa ancora un po’ di strada tortuosa, iniziò a intravedere una piccola spiaggia di sabbia bianca.

La spiaggia, a forma di mezzaluna e chiusa tra due scogliere, si stendeva silenziosa tra il verde della foresta, come una fortezza segreta. All’ingresso della sabbia c’era un boschetto di pini e una piccola costruzione in legno. Colpiva subito una lunga piattaforma scura che si estendeva fino quasi a toccare il mare.

«Che posto è? Anche questo è proprietà vostra?»

«Il mare non si può comprare.»

«E quel cancello allora?»

«Abbiamo comprato solo fino a lì,» mormorò, poi sorrise come un teppista. 

Eunhong, ormai incredulo, dimenticò persino le sue preoccupazioni e si sporse a osservare la spiaggia.

Jaeha abbassò il finestrino e gli spiegò che, essendo una spiaggia piccola e difficile da raggiungere, avevano comprato il terreno intorno e rifatto la strada. Il precedente proprietario gestiva una pensione con campeggio, ma per via della scarsa accessibilità era riuscito a vendere tutto a buon prezzo. Ora passava ogni tanto solo qualcuno per la manutenzione.

«Avevo chiesto di rifornire il magazzino di cibo… forse sono già passati.»

A parte la piccola costruzione, la spiaggia era completamente deserta.

«Sembra che non ci sia nessuno oltre a noi.»

Alle parole di Jaeha, anche Eunhong si sporse a guardare. Dire che nel raggio di due chilometri non ci fosse nemmeno una formica suonava quasi inquietante. Quella quiete aveva qualcosa di strano. Il suo sguardo, che vagava intorno, si fermò sul volto di Jaeha concentrato mentre faceva retromarcia. Quando i loro occhi si incontrarono, Jaeha sorrise. Eunhong si sentì come incantato.

«Siamo arrivati.»

Alla voce sussurrata, Eunhong si riscosse come un coniglio liberato da una trappola. L’auto era arrivata fino alla fine della piattaforma. Grazie al ponte costruito fino alla sabbia, sembrava quasi che la macchina galleggiasse sulla spiaggia bianca.

In quel momento, Jaeha slacciò la cintura e si avvicinò all’improvviso verso di lui. Il braccio si allungò fino alla portiera del passeggero. Pensando che volesse abbracciarlo, Eunhong si irrigidì.

«Quando scendi, premi questo e fai scorrere il sedile in avanti, ok?»

Ma Jaeha gli indicò semplicemente il pulsante e si ritrasse senza esitazione. Eunhong annuì come uno sciocco.

«Stanotte dormiamo in macchina. Voglio provare il car camping.»

«Qui? Insieme?»

«Sì. Se abbassiamo tutti i sedili dietro, c’è spazio.»

…Andrà bene? mormorò Eunhong mentre scendeva. Sistemò il sedile come gli aveva detto e chiuse la portiera. Jaeha, senza sentire la sua domanda, sorrise e corse verso la costruzione.

Eunhong rimase fermo, guardando la spiaggia deserta. Il rossore sul suo viso risaltava contro la sabbia bianca. Il vento freddo gli accarezzò il volto mentre infilava goffamente le mani nelle tasche.

***

Aprendo il portellone verso il mare, il grande SUV diventò una vera e propria tenda. Abbassando i sedili posteriori e stendendo un tappetino riscaldato, crearono un giaciglio sorprendentemente caldo. Eunhong si sedette sul bordo del bagagliaio e aprì una lattina di birra. Guardando Jaeha trafficare con gli oggetti per accendere il fuoco, non riuscì a trattenere una risata.

«È tutto nuovo, vero? Hai fatto comprare tutto al segretario Kim, vero?»

Nel voltarsi, Jaeha mostrò un’espressione imbarazzata. A guardarlo bene, non sembrava nemmeno sapere bene come usarli. Sul suo naso dritto c’era pure una macchia di fuliggine.

«Dove hai visto queste cose? Quando le hai comprate?»

«Le ho viste in TV. Sembravano divertenti, volevo farlo con te. Ho cercato online… ma non ho avuto tempo di fare pratica.»

Jaeha parlò in modo insolitamente esitante. In realtà aveva solo fatto una lista e incaricato il segretario Kim di procurargli tutto. L’attrezzatura era di alta qualità, ma non sapeva usarla… e questo lo fece arrossire leggermente.

«Per divertirsi non serve pratica. Dai qua, facciamo insieme.»

Avvicinandosi, Eunhong vide che il volto di Jaeha era ancora più pasticciato. Posò la birra, si rimboccò le maniche e lo spinse via con il fianco, accovacciandosi davanti al braciere.

«Metti la legna e dammi la torcia. Dov’è il carbone?»

«Sì… carbone? Quella roba nera… eccolo.»

Jaeha, con il viso leggermente arrossato, obbedì docilmente. Nonostante l’aria fredda, ogni tanto mostrava quel lato ingenuo, e Eunhong lo trovava adorabile. Davvero… non si farà fregare da qualcuno un giorno?

Il segretario Kim, prevedendo difficoltà, aveva messo tutto il necessario nella scatola. Jaeha tirò fuori ogni cosa possibile. Eunhong sistemò tutto e accese il fuoco con abilità. Le fiamme si accesero subito e si trasferirono ai ceppi più grandi, sprigionando scintille.

Il calore si diffuse, scacciando il freddo. Anche solo accendere il fuoco bastò a sciogliere il cuore. Eunhong capì perché Jaeha avesse voluto fare tutto questo con lui, e sentì il naso pizzicare. Era sempre così: il viaggio, portarlo da sua madre, accendere quel fuoco… per Eunhong, c’era sempre Jaeha.

«Bunhong, guardami.»

Jaeha, ormai accovacciato accanto a lui, si tolse i guanti e gli allungò la mano all’improvviso. La mano lunga gli coprì la vista; Eunhong chiuse gli occhi e sentì le dita morbide sfiorargli le palpebre. Aprì lentamente gli occhi.

La mano che gli teneva il volto era calda. Jaeha gli tolse delicatamente la cenere dai capelli. Dai polsini usciva il suo profumo, carico di feromoni.

La bocca di Eunhong si seccò. Sollevò lo sguardo, seguendo quell’aroma invisibile.

Gli occhi neri di Jaeha, riflettendo il rosso del fuoco, lo osservavano attentamente. Senza accorgersi del suo sguardo, Jaeha era concentrato solo a pulirlo. Eunhong rimase ipnotizzato dalle sue labbra socchiuse.

«Hai della cenere.»

Al sussurro, il respiro caldo di Jaeha gli sfiorò le sopracciglia. Il volto gli si scaldò all’improvviso. Il calore si diffuse dentro di lui, raggiungendo ogni parte del corpo.

Le dita gli tremarono. Il cuore sembrò fermarsi e poi risalire fino alle orecchie. Sentiva il sangue pulsare. Per la prima volta, percepì chiaramente i suoi feromoni scorrere.

«…Ah…» Un brivido gli percorse la schiena. Lo sguardo di Jaeha, con le fiamme riflesse dentro, si impresse nella sua mente.

Solo dopo un po’, Jaeha si accorse del cambiamento. Eunhong continuava a guardarlo, come incantato. I suoi occhi scivolarono lungo il volto perfetto di Jaeha… il naso, le guance lisce, le labbra, la mascella…

«Eunhong?»

Alla voce, Eunhong tornò lentamente in sé. I feromoni continuavano a fuoriuscire senza controllo. Lo sguardo preoccupato di Jaeha gli sembrò dolce. Il suo profumo lo inebriava, rilassando tutto il corpo. Per un attimo, pensò di voler dimenticare tutto e lasciarsi andare a quella sensazione piacevole.

«Ban Eunhong?»

«…»

«Hai la febbre?»

Jaeha gli toccò la fronte, poi le guance e il collo.

«…Eh?»

«Hai preso la medicina per i feromoni?»

«Ah… no.»

Alla parola “medicina”, tornò in sé. Quella nuova parte di sé lo aveva scosso completamente. Sbatté le palpebre, confuso.

Il profumo di Jaeha lo stava cambiando. Eunhong provò un senso di disagio.

Jaeha si alzò, dicendo che era meglio non prendere medicine a stomaco vuoto, e si allontanò senza esitazione. Il calore e i feromoni sparirono all’improvviso. Eunhong lo seguì con lo sguardo, toccandosi le guance calde.

Ma che mi prende…

Il cuore batteva ancora forte.

Nel frattempo, Jaeha iniziò a portare fuori gli ingredienti. Eunhong spalancò gli occhi: era una quantità enorme.

«Chi dovrebbe mangiare tutta questa roba?»

«Tu.» 

Rispose con naturalezza.

Mise carne sulla griglia, e il grasso che colava faceva scoppiettare le fiamme. La carne era deliziosa anche solo con un pizzico di sale. Tra salsicce, funghi e verdure, il banchetto era abbondante… ma finirono tutto.

Con la pancia piena, l’atmosfera imbarazzante svanì.

Il mare notturno era gelido, ma tra la tenda, il fuoco e il riscaldamento della macchina, stavano al caldo. Il cielo e il mare si tinsero di rosso.

«Che atmosfera… è bello,» mormorò Eunhong, sorseggiando champagne.

«Prova anche questo.»

Jaeha gli porse un marshmallow arrostito. Dopo averne bruciati una ventina, finalmente ne aveva fatto uno decente. Eunhong lo assaggiò: dolce, caldo, perfetto.

«Jaeha, lo sai che sei testardo?»

«Eh? Che intendi?»

Eunhong indicò con lo sguardo il sacchetto pieno di marshmallow bruciati. «Il segretario Kim lo sapeva. Per questo ne ha comprati così tanti. Sapeva che avresti continuato finché non ci riuscivi.»

«Ahah…»

«Dovresti trattarlo meglio.»

«Non lodare troppo il segretario Kim, mi viene voglia di licenziarlo.»

«Smettila di dire stronzate.»

Non è facile trovare qualcuno che ti conosca così bene e ti supporti in quel modo, borbottò Eunhong sorseggiando champagne. Si abbinava perfettamente ai marshmallow dolci, tanto da risultare gradevole anche al suo palato poco abituato all’alcol. In ogni caso, sembrava piuttosto brillo mentre mormorava che era una persona piena di buon senso sotto ogni aspetto. Jaeha, che lo osservava in silenzio, scoppiò a ridere.

«Quello che mi conosce meglio sei tu.»

«Te ne sei accorto solo adesso?»

«Per questo tratto bene solo te.»

Eunhong fece una smorfia e gli spinse un marshmallow verso la bocca, con l’intenzione di farlo stare zitto facendogli mangiare qualcosa.

«Ah, apri. Mangia questo.»

Jaeha addentò senza difese il marshmallow che Eunhong gli porgeva, ma subito aggrottò profondamente le sopracciglia. Era così dolce che nemmeno riuscì a pensare di asciugarsi quello che gli colava all’angolo della bocca, limitandosi a fare una smorfia. Allora Eunhong, all’improvviso, allungò la mano, gli pulì con un gesto rapido la bocca e e finì addirittura per portarsi le dita alle labbra e succhiarle.

Per un attimo, ogni espressione sparì dal volto di Jaeha. Eunhong stesso non riuscì a capire quel suo gesto impulsivo e rimase lì, rigido, incapace perfino di abbassare la mano. Sulla punta delle dita c’era chiaramente qualcosa di dolce, eppure non riusciva a capirne il sapore.

Jaeha deglutì lentamente. Tra le labbra appena socchiuse, la lingua uscì per leccare via ciò che restava e lo fece sparire. Tra i due, immobili come se avessero dimenticato come muoversi, calò il silenzio.

Continuarono a guardarsi a lungo, finché alla fine fu Eunhong a vincere quella silenziosa sfida di sguardi. Jaeha abbassò bruscamente la testa. Il suono delle onde, del vento e dello scoppiettio del fuoco riempì lo spazio tra loro.

Incapace di sopportare l’imbarazzo, Eunhong iniziò a muovere nervosamente le dita. Quel piccolo gesto tormentava Jaeha. Lui conosceva bene l’Eunhong che aveva davanti, e conosceva anche il sapore di quei feromoni così seducenti. La gola gli si seccò e i sensi, tesi all’estremo, urlavano: Voglio toccarlo. Toccalo.

«Eunhong.»

«…Sì?»

Se gli avesse chiesto se poteva toccarlo, aveva la sensazione che, qualunque fosse stata la risposta, non sarebbe più riuscito a controllarsi. Jaeha corrugò appena la fronte. «Non hai freddo?»

«Eh? Ah… un po’.»

Alla fine, Jaeha afferrò la mano che Eunhong continuava a muovere nervosamente. La strinse forte e, all’improvviso, la portò alle labbra. Non gli lasciò nemmeno il tempo di sottrarsi o evitare, tenendola saldamente bloccata.

«Che, che stai facendo? La mia mano è sporca.»

Il fiato caldo che gli sfiorava le dita fece sobbalzare Eunhong.

«Non è sporca. È solo… un po’ fredda.» 

Jaeha soffiò aria calda con un’espressione innocente, ma nei suoi occhi brillava qualcosa, come se da un momento all’altro potesse inghiottirgli le dita.

«J-Jaeha.»

«Sì?»

«Non… non ho freddo. Per niente.»

«Davvero? Allora perché le dita sono così rosse…»

Eunhong, temendo inutilmente che il suo corpo potesse di nuovo sprigionare feromoni come prima, strinse appena le dita e le mosse nervosamente. L’espressione quasi disperata di Jaeha gli impediva sia di ritirare la mano sia di assecondarlo; finì solo per mordicchiarsi le labbra senza motivo.

Jaeha inspirò profondamente, come una persona a cui mancasse l’aria, trattenne il respiro e poi lo lasciò uscire lentamente. Fissava il vuoto come se stesse osservando qualcosa, limitandosi a respirare in silenzio. Eunhong non riuscì a capire cosa stesse pensando o che espressione avesse, così distolse lo sguardo altrove. Per un tempo lunghissimo, o forse brevissimo, il silenzio tornò a calare tra loro.

«…Eunhong.»

«…Sì?»

La voce bassa e roca con cui pronunciò il suo nome gli sembrò estranea.

«…Che c’è?» Quando Eunhong alzò la testa perché era stato chiamato ma non riceveva risposta, Jaeha lo guardò dritto negli occhi, il volto privo di qualsiasi accenno di sorriso.

«Mi piaci.»

Eunhong rimase senza parole e lo fissò. Quello sguardo diretto lo osservava con un’insistenza quasi ostinata. Mentre i loro occhi restavano intrecciati a lungo, Eunhong si accorse che le pupille di Jaeha tremavano leggermente.

Qualcosa di pesante gli cadde nel petto, facendolo pulsare dolorosamente.

«Mi piaci.»

«…Lee Jaeha.»

«Non è solo perché mi piace il tuo odore… mi piaci e basta.»

Jaeha, che lo aveva guardato dritto fino a quel momento, abbassò infine gli occhi. Le ciglia tremavano. Il suo sentimento, rivelato come un colpo di tosse trattenuto troppo a lungo, era completamente esposto.

«Io… tu mi piaci davvero tanto…»

Il silenzio di Eunhong gli strinse il petto. Rendendosi conto troppo tardi della propria codardia, Jaeha sentì i palmi diventare umidi di sudore. Non era sua intenzione comportarsi così con qualcuno che aveva cambiato corpo da meno di un mese, qualcuno che era confuso per via della perdita di memoria. Sapeva bene che quelle parole, sfuggite senza pensarci, stavano mettendo Eunhong alle strette.

Quando riuscì finalmente ad alzare lo sguardo, vide il volto di Eunhong completamente arrossato. I suoi grandi occhi non sapevano dove posarsi e il suo petto fragile ansimava. Da quell’espressione, Jaeha riuscì a leggere facilmente i suoi pensieri. Forzò un sorriso e sollevò la mano, accarezzandogli leggermente il viso.

«Ah-»

«Basta così… Mettiamo in ordine, laviamoci e andiamo a dormire.»

A Eunhong, che ancora non riusciva a rispondere, Jaeha sussurrò con tono calmo che il sole era ormai tramontato. Il cuore gli batteva furiosamente, ma non voleva spingere oltre qualcuno che non era pronto.

«Qui sistemo io. Tu, Eunhong, vai alla gestione, accendi la caldaia e fatti una doccia.»

Eunhong si alzò esitante, ancora frastornato. Rimase lì indeciso, finché Jaeha non gli diede una leggera spinta sulla schiena, costringendolo a girarsi. Scendendo dal portellone  per dirigersi verso l’edificio, le gambe gli cedettero e per poco non cadde.

Mi ha spaventato.

Camminando barcollante, Eunhong si morse le labbra. Mentre si passava le mani sul viso asciutto, il residuo dei feromoni di Jaeha sulle dita gli diede una sensazione vertiginosa.

…P-pensavo volesse baciarmi.

I feromoni che lo avevano travolto fino a penetrare nel suo spazio erano ormai svaniti come una bugia. Ripensando a quella voce bassa, il volto gli si infiammò per l’imbarazzo. Eunhong si fermò e si voltò verso l’auto.

Ormai tutto intorno era immerso nell’oscurità. A parte il rumore delle onde, era difficile perfino capire dove si trovassero. Come una massa di luce sospesa sopra un buco nero, attorno all’auto Jaeha si muoveva indaffarato.

Colui che lo aveva scosso come una bomba si era ritirato con la stessa rapidità con cui si era avvicinato. Ora faceva finta che nulla fosse successo, occupandosi diligentemente di sistemare tutto. Sembrava qualcuno che temesse di sentire la risposta di Eunhong.

Dopo aver detto una cosa del genere… finisce così?

Eunhong si mosse lentamente all’indietro, senza distogliere lo sguardo da lui. Sarebbe stato naturale che lo guardasse almeno una volta, e invece evitava ostinatamente il suo sguardo.

Ero troppo sorpreso per rispondere.

Ripensando a quegli occhi tremanti, sentì il petto stringersi dolorosamente. Si premette il petto e poi si toccò le labbra. Bacio… il pensiero tornava sempre lì. Quasi automaticamente, gli vennero in mente le labbra di Jaeha.

«Visto? Non va affatto bene…»

All’improvviso, gli fu chiaro che erano davvero soli, isolati in quell’ampio spazio. Eunhong non riusciva a capire cosa provasse né cosa avrebbe dovuto fare d’ora in avanti. Gli dispiaceva di non aver risposto, ma anche se fosse tornato a quel momento, non era sicuro che avrebbe potuto farlo.

***

Seonhong lo prendeva in giro dicendo che era single dalla nascita, ma in realtà Eunhong non aveva vissuto una vita così disperata senza relazioni.

Se devo essere sincero, non è che non potessi avere una relazione. È che non volevo.

Le guance, rese lisce e pulite dall’acqua calda dopo una lunga doccia, brillavano debolmente nell’oscurità. Eunhong si strinse nella coperta fino al collo. Stare da solo al buio gli faceva venire i brividi.

Fino al liceo poteva considerarsi troppo giovane, quindi quello non contava. Al primo anno di università si era rotto gravemente una caviglia. Stava camminando normalmente quando aveva preso una storta e se l’era fratturata… grazie a questo, però, era riuscito a riavvicinarsi facilmente a Jaeha, con cui c’era stato un po’ di imbarazzo. Quel giorno, con quel gesso verde orribile e senza nemmeno potersi lavare i capelli, era andato a sostenere gli esami finali, e un tipo dall’aria da calamaro gli aveva dato un bigliettino, atteggiandosi da alpha. Diceva di essersi innamorato a prima vista.

Quando si addormentava in biblioteca, al risveglio trovava sempre caffè e un biglietto. Siccome molti lo scambiavano per un omega, all’epoca un sunbae di nome Shim Giyeong aveva persino sparso la voce che Ban Eunhong fosse un beta. Dopo la laurea del sunbae, aveva ottenuto un certificato di classificazione e ne teneva una foto nel telefono. Anche adesso quell’immagine era ancora lì… anche se ormai avrebbe dovuto cancellarla.

Non erano pochi quelli che lo seguivano mentre giocava online, e c’era stato persino un capogilda che era venuto da fuori città per incontrarlo a Natale. Due studenti più giovani avevano persino litigato tirandosi i capelli per lui, e, non sapeva nemmeno perché, un pazzo lo aveva minacciato di farsi del male se non fosse uscito con lui.

Aveva perso il conto delle volte in cui qualcuno gli aveva parlato su autobus o metropolitana. Jaeha, vedendolo infastidito, gli offriva sempre un passaggio in macchina, e anche rifiutare quello era diventato un lavoro.

In breve, non era che non avesse relazioni perché non poteva. Non era certo così incapace da non capire che tipo di sentimento Jaeha provasse per lui o con quale cuore avesse detto di piacergli.

Semplicemente… era un po’ codardo. Terribilmente prudente.

Seonhong gli aveva detto così: «Tu sei il tipo che, anche dopo aver testato il ponte di pietra, non lo attraversa comunque.»

«Già.»

Era semplicemente prudente, e aveva solo un pochino paura… Aveva soltanto paura che il rapporto cambiasse e di fare un passo oltre quella linea. E poi Jaeha era un amico più prezioso di chiunque altro. Se si trattava di scegliere tra una storia d’amore che sarebbe bruciata intensa per una stagione e un’amicizia destinata a durare tutta la vita, la seconda era decisamente più sicura.

Quindi, il fatto di non essere riuscito a rispondere a quella confessione di prima… Quindi…

Eunhong si sollevò dal corpo che era rimasto disteso in modo composto e gettò un’occhiata fuori dalla finestra. Ormai la notte era calata completamente, e l’esterno era nero a tal punto da fare quasi paura. La luce che filtrava dal posto di guardia sembrava stranamente lontana.

«Ci mette davvero tanto a lavarsi…»

Poco prima, Eunhong si era lavato con l’unico intento di eliminare completamente i feromoni imbarazzanti che erano fuoriusciti dal suo corpo, strofinandosi fino a far brillare la pelle. Quando tornò dopo essersi lavato a lungo, intorno alla macchina era tutto perfettamente in ordine. Era così pulito che non si trovava alcuna traccia di ciò che avevano mangiato. E poi…

Jaeha, che gli aveva preso la mano, facendo il furbo dicendo che faceva freddo e confessandogli che gli piaceva, era tornato con un volto limpido, come se fosse stato un sogno. Gli aveva detto di dormire prima lui e, prendendo le sue cose da bagno, era andato via di corsa verso il posto di guardia… Ma era già passata un’ora.

No, cioè, non è perché io sia uno che non ha mai avuto una relazione…

Appena pensò a Jaeha, Eunhong si diede uno schiaffo sulle guance che avevano iniziato a diventare rosse per riflesso. Una situazione del genere non è imbarazzante e irritante per chiunque? Anche se non fossi io ma quel tipo di Seonhong, non riuscirebbe a sopportarlo per quanto gli darebbe fastidio… chi mai potrebbe restare tranquillo in una situazione così? Eunhong strinse forte gli occhi e gridò dentro di sé.

In quel momento, il portellone posteriore si aprì di colpo e una folata d’aria fredda entrò all’interno. Insieme al vento arrivarono anche i feromoni di Jaeha e il profumo dello shampoo. Sorpreso, Eunhong chiuse forte gli occhi e fece finta di dormire. Stringeva il piumone con forza e sentiva il naso prudere, ma…

«Eunhong, dormi?»

Facendo finta di dormire con gli occhi chiusi, sentì chiaramente Jaeha salire sull’auto. A causa del leggero sobbalzo della macchina e della luce tremolante, ombre sfuggenti attraversarono le sue palpebre.

Con un suono leggero il portellone si chiuse e l’aria divenne sempre più calda. Il profumo di Jaeha si fece più intenso. Eunhong pensò che il calore sulle guance fosse dovuto all’aria.

Con un fruscio, sembrò avvicinarsi e sdraiarsi accanto a lui. Il rumore del piumone che si muoveva, il respiro tranquillo e profondo, e il suono di qualcosa che frusciava si susseguirono, finché tutto tornò silenzioso.

«…Ti ho svegliato? Scusa.»

Poiché era rimasto in silenzio per un bel po’, aprire leggermente un occhio fu un errore fatale. I loro sguardi si incrociarono e non poteva più fingere, così anche Eunhong si sollevò. Quando posò lo sguardo sul piccolo dispositivo che Jaeha stava maneggiando, quest’ultimo sorrise come se avesse aspettato proprio quel momento.

«Il segretario Kim mi ha detto di accenderlo prima di dormire.»

Il piccolo dispositivo bianco, grande quanto il palmo di una mano, era un rilevatore di monossido di carbonio.

«Il segretario Kim è davvero premuroso.»

«Premuroso, eh.»

Jaeha cercò l’orario dell’alba e impostò la sveglia. Quando spense la luce e si sdraiò, un buio totale calò su di loro. Solo la luce giallastra dell’unico lampione davanti al posto di guardia delineava vagamente le forme. Eunhong sbatté le palpebre per abituarsi all’oscurità.

La macchina era molto spaziosa, ma per due persone risultava comunque stretta. Soprattutto Jaeha, da vero alpha, superava abbondantemente la linea centrale del materassino con le spalle. Non poteva certo dirgli di non oltrepassare la linea come quando erano piccoli, così Eunhong si girò su un fianco. Naturalmente finì per guardare il profilo di Jaeha.

Sembrava che l’oscurità lavasse via l’imbarazzo. Mentre restava lì sdraiato, Jaeha scoppiò improvvisamente in una risatina.

«Non è che sia premuroso… è che se io e te morissimo qui uno accanto all’altro, finiremmo in prima pagina domani.»

«Ma cosa dici…»

«Terza generazione del gruppo Hanjeong. Suicidio con un omega. È molto più facile darmi un giocattolino che occuparsi di una cosa del genere.»

«Che cose orribili dici.»

Eunhong rabbrividì. Proprio perché sembrava plausibile, gli venne ancora più la pelle d’oca. Quando borbottò «pazzo bastardo», Jaeha scoppiò a ridere ad alta voce, come se trovasse la cosa esilarante. Nell’oscurità sembrò incrociare uno sguardo pieno di malizia, e anche Eunhong finì per ridere senza forza.

«Se vuoi vedere l’alba, devi dormire presto. Chiudi gli occhi, Bunhong.»

«…»

«Non guardare me.»

Steso supino con gli occhi chiusi in modo tranquillo, Lee Jaeha sembrava una statua.

Muovendosi per cambiare posizione, le loro spalle si sfiorarono. Avrebbe potuto ignorarlo e girarsi dall’altra parte, ma per qualche motivo voleva restare così. Eunhong aggrottò le sopracciglia… poi ignorò quel sentimento irregolare e semplicemente chiuse gli occhi. Dopo un po’, Jaeha lo chiamò con voce bassa.

«…Eunhong.»

È così strano che mi chiami per nome…? Eunhong aprì gli occhi socchiusi. Ebbe la sensazione di non essere del tutto in sé.

«Hai freddo?»

«No…» Stava per dire che non aveva freddo, ma la voce gli si incrinò. Eunhong cambiò idea. «Sì, un po’ freddo.»

Si infilò leggermente verso Jaeha. Dal materassino impregnato del suo calore si diffondeva un profumo caldo.

Jaeha, che si era irrigidito, sembrò esitare un attimo su cosa fare, poi si spostò goffamente facendogli spazio e si sdraiò su un fianco. Finirono in una posizione ambigua, né proprio abbracciati né separati, intrecciati a metà.

La mano di Jaeha, che vagava esitante dietro la testa di Eunhong, si sollevò timidamente e iniziò a dargli pacche leggere sulla schiena. Forse pensando che avesse davvero freddo, gli sovrappose la propria coperta e arrivò persino ad abbracciarlo leggermente.

«Dormi. Se non ti addormenti presto, non vedrai l’alba e domani sarai stanco.»

«Non mi importa di non vedere l’alba.»

«…»

«…Dormo, ho chiuso gli occhi.»

«Bravo, Eunhong.»

Quando chiuse la bocca sotto quel gesto rassicurante, nell’auto regnò un silenzio tale che si sentiva solo il respiro regolare. Il suono delle onde e quello del vento notturno che sfiorava il tetto dell’auto risuonavano sommessi.

Quando il ritmo dei colpetti rallentò gradualmente…

«Dormi?» chiese Eunhong a bassa voce.

«Dormo.»

«Non stai dormendo.»

«Ti ho detto che dormo.»

«Davvero dormi?»

Non ricevendo risposta, Eunhong sollevò la testa. I suoi occhi, ormai abituati al buio, lessero facilmente l’espressione di Jaeha. Quest’ultimo aggrottò leggermente la fronte, ben visibile, poi all’improvviso si avvicinò. Era stato lui a provocarlo, ma quando Jaeha si mosse davvero, Eunhong si spaventò. Istintivamente si tirò indietro, ma la mano di Jaeha gli coprì gli occhi. Quella grande mano, che copriva metà del suo viso, era incredibilmente calda.

«Smettila di guardarmi. Se continui così, mi arrabbio davvero. Non mi assumo la responsabilità.»

«Mm…» gemette Eunhong. I feromoni di Jaeha sembravano essersi fatti improvvisamente più intensi. Il profumo che emanava dalla mano che gli copriva il naso fece tremare le sue ciglia. Mentre lasciava uscire un lungo sospiro, le labbra di Jaeha si posarono sulla sua fronte e poi si allontanarono. Nel respiro lieve, sembrò mescolarsi anche una sottile imprecazione.

Dopo essere rimasto così a lungo, Eunhong si sentì languido, come se fosse ubriaco. Si immerse completamente nel calore che gli copriva gli occhi e nei feromoni dell’alpha che lo avvolgevano.

Quando i feromoni erano così piacevoli da stordire la mente, diventavano ancora più intensi nel momento in cui ci si rilassava. 

Eunhong, sentendo la gola secca, si inumidì le labbra con la lingua. Intontito, le parole uscirono senza filtro. Parlò come qualcuno mezzo addormentato.

«…Mm, i feromoni di Lee Jaeha sono davvero buoni.»

«Lo fai apposta, vero?»

«Se vivere provando queste sensazioni è la vita di chi ha un secondo genere, allora i beta ci rimettono troppo…» mormorò Eunhong con una voce piena di sonno. 

Jaeha serrò i denti senza darlo a vedere. Questo piccolo coniglio non capisce nemmeno in che situazione mi trovo…

«Lo dici perché non lo sai ancora.»

Eunhong non lo sapeva. Non sapeva come Jaeha avesse resistito, come avesse evitato ciò che detestava. Non sapeva come fosse riuscito a sopportare senza fare ciò che per un alpha era essenziale… e nemmeno quanto avesse trattenuto ciò che desiderava così tanto.

Ma non aveva alcuna intenzione di fargli conoscere quella fatica. Voleva che provasse solo cose belle, solo cose piacevoli. Non voleva che Eunhong avesse ricordi dolorosi legati alla sua costituzione.

Jaeha, coprendogli gli occhi, lo strinse forte tra le braccia. Come per nasconderlo dal proprio desiderio, lo attirò a sé con un gesto contraddittorio.

Sperava che Eunhong ricordasse presto ciò che era accaduto quel giorno. Immaginava che, una volta ricordato tutto, lo avrebbe accettato come se nulla fosse. Ma, allo stesso tempo, una parte di lui desiderava che non lo scoprisse mai. Una vana speranza che Eunhong non venisse mai a sapere di come, con la mente annebbiata, lui lo avesse trattenuto e sfruttato come una bestia. Al solo immaginare che, venuto a conoscenza di tutto, Eunhong potesse rimanere ferito o non riuscire ad accettarlo, sentiva di poter impazzire dalla paura.

Durante la lunga notte, Jaeha non riuscì a dormire nemmeno un istante. Solo all’alba riuscì a chiudere gli occhi per un attimo. Anche Eunhong non stava meglio, così nessuno dei due sentì la sveglia. Quando finalmente aprirono gli occhi, il sole era già alto nel cielo.

Quando si alzarono, sembrava che avessero passato una notte come tutte le altre: non si scambiarono una parola, ma fino a quando non lasciarono la spiaggia dopo aver sistemato tutto, evitarono perfino di incrociare lo sguardo. Alla fine, Eunhong rimase in silenzio per tutto il viaggio verso casa e, seduto sul sedile del passeggero, si addormentò completamente indifeso.

***

Quando aprì gli occhi, la prima cosa che vide fu un lenzuolo bianco candido. Gli occhi gli bruciavano come se avesse della sabbia dentro, ma non sentiva dolore. Sollevandosi lentamente, notò un grande specchio che riempiva la parete accanto al letto.

Seduto sul letto c’era lui, Eunhong stesso… eppure, per qualche motivo, gli sembrava di guardare un video registrato da qualcun altro.

«Eunhong…»

Gli giunse alle orecchie, ovattate come se fossero piene d’acqua, la voce di qualcuno che pronunciava il suo nome. Il resto non riuscì a sentirlo bene. Eunhong si alzò barcollando e cercò i suoi vestiti per indossarli. Per un attimo la sua attenzione fu catturata dalla morbida sensazione del tappeto che gli si insinuava tra le dita dei piedi, poi infilò le scarpe.

Il suo corpo era sospettosamente leggero. Come se fosse posseduto da qualcosa, Eunhong avanzò barcollando verso la porta d’ingresso. Prima di aprirla e uscire, gli parve di sentire di nuovo il suo nome…

«Eunhong-ah.»

«…»

«Eunhong-ah?»

«…»

«Siamo arrivati.»

Jaeha gli prese leggermente la mano. A quel gesto, Eunhong rabbrividì una volta. Riuscì appena ad aprire gli occhi, pesanti come se fossero incollati. Dopo essere rimasto per un po’ senza distinguere sogno e realtà, Jaeha allungò la mano e gli scostò i capelli dalla fronte. La mano che gli sfiorava il viso, il profumo, erano freschi.

Fissò il vuoto per un momento, poi lentamente girò la testa e vide il volto sorridente di Jaeha. Ah, ho fatto un sogno. Eunhong sbatté lentamente le palpebre.

«Siamo arrivati, Bunhong.»

Eunhong continuava a non riuscire a tornare alla realtà e si passava la mano tra i capelli più volte. I suoi occhi stavano chiaramente guardando il muro del parcheggio sotterraneo, ma la sua mente sembrava vedere altro, in uno stato confuso.

Sembrava sicuramente una specie di hotel. Sono mai stato in un posto del genere…?

«Eunhong-ah?»

Quella voce… Eunhong, che stava guardando Jaeha, aggrottò leggermente il viso. «…Eh? Ah… sono un po’ confuso. Scusa. Sei stanco, vero? Vuoi che ci scambiamo?»

«Ma siamo arrivati…»

Alle parole di Jaeha, Eunhong si guardò attorno come se le sentisse per la prima volta. Solo allora sembrò rendersi conto chiaramente di essere nel parcheggio sotterraneo. 

Durante tutto il tragitto aveva dormito come morto, cosa che risultava strana… Jaeha, preoccupato, corrugò la fronte e gli appoggiò una mano sulla fronte, mentre con l’altra gli massaggiava la nuca.

«Stai male? È quasi ora della tua medicina…» Osservò attentamente la sua espressione.

«Eh…, mm… medicina. Giusto, la medicina…»

Eunhong scostò la mano di Jaeha e tirò fuori alla rinfusa le medicine dal vano portaoggetti. Il suo colorito cambiò rapidamente, diventando pallido e poi arrossandosi nel giro di un attimo, come se stesse davvero male. 

Jaeha fermò la sua mano mentre stava per buttare le pillole in bocca senza acqua.

«Prendile su. Ti ho detto che siamo arrivati.»

«Ah, davvero? In effetti non è urgente…»

«Forse non dovevamo fare campeggio. Non è passato molto da quando hai avuto la manifestazione… e se prendi un raffreddore?»

«…Manifestazione.»

Giusto, è vero, ho avuto la manifestazione.

Jaeha guardò con espressione perplessa Eunhong che borbottava. In quel momento Eunhong era davvero strano: agitato in modo insolito, sembrava fuori di sé.

«Stai molto male?»

Eunhong scacciò leggermente la mano di Jaeha che si avvicinava di nuovo al suo viso.

«…Non sono fatto di carta. Non serve che ti preoccupi così tanto.»

Mentre lo rimproverava leggermente, scese dall’auto, ma le punte delle sue orecchie erano rosse. 

Ha davvero la febbre? Jaeha, inviando un messaggio al professor Choi per dirgli di passare a casa, lo raggiunse a passo svelto, perché Eunhong stava barcollando.

Appena entrati in casa, Jaeha fermò ancora una volta Eunhong che stava per prendere le medicine. Disse che il professor Choi stava portando un nuovo farmaco, quindi era meglio aspettare e controllare prima le sue condizioni. Eunhong acconsentì e cercò di andare a lavarsi, ma Jaeha lo seguì con un’espressione inquieta.

«Sei sicuro di stare bene? Riesci a lavarti?»

«…Sì. Sto bene.»

Da quando si era svegliato, Eunhong rispondeva sempre con un leggero ritardo, in modo strano.

«Non ho niente.»

«…Vuoi che ti lavi io?»

Eunhong non rispose, limitandosi a fissarlo con la bocca leggermente aperta, come uno sciocco. 

Potresti scivolare. Il suo sguardo, che sembrava restituire quel pensiero mormorato, era innocente. Se quella frase suonava strana, era solo perché aveva fatto un sogno strano. Eunhong scosse la testa, scacciò Jaeha ed entrò in bagno.

Anche mentre si versava l’acqua addosso e strofinava meccanicamente il corpo con la spugna insaponata, la sua mente era piena del sogno appena fatto.

Era sicuramente quello che è successo durante la manifestazione.

Era un hotel in cui giurava di non essere mai stato. E inoltre si era svegliato completamente nudo… l’immagine riflessa nello specchio somigliava molto alle condizioni del suo corpo quando era passato dall’ospedale a casa di Jaeha. Era troppo vivido per essere solo un’immaginazione, e provava anche una strana certezza che fosse un ricordo reale.

Che faccio…

Eunhong, mentre si stava lavando, si lasciò scivolare a terra. Non appena pensò che i ricordi stessero tornando, la paura lo assalì e le gambe gli cedettero. Quell’evento, che aveva sempre percepito come qualcosa accaduto a qualcun altro, era in realtà successo a lui. E nel momento in cui frammenti di memoria riaffiorarono, Eunhong capì chiaramente qualcosa di sé che prima ignorava.

Non voglio saperlo.

Sì, non voleva saperlo. Non sarebbe stato meglio se tutto fosse rimasto dimenticato, come se non fosse mai successo? Quella era la sua vera intenzione, un pensiero superficiale che solo ora riconosceva chiaramente. Voleva davvero coprire tutto e far finta che non fosse mai accaduto. Per questo desiderava che quei frammenti di immagini che continuavano a emergere sparissero dalla sua mente.

«Eunhong-ah, tutto bene?»

«Ah! S-sì, sto bene!»

Al suono dei colpi sulla porta del bagno e alla voce preoccupata di Jaeha, Eunhong rispose sobbalzando. Smise anche di battere la testa contro la parete della doccia. Pensando che dall’esterno si fosse sentito il rumore, si sentì imbarazzato.

«Se stai male dimmelo. Entrerò a occhi chiusi.»

«Sei scemo… cosa ci fai entrando a occhi chiusi…»

«Anche a occhi chiusi riesco a sollevarti e portarti in camera.»

Alla risposta sfacciata che arrivò da oltre la porta, le labbra rigide di Eunhong si rilassarono lentamente. Perse la tensione e gli sfuggì una risata.

«Finisco subito ed esco, quindi vai via. Non stare attaccato alla porta,» disse con finta energia per scacciarlo, poi terminò la doccia. 

Asciugandosi e indossando l’accappatoio, trovò il proprio riflesso nello specchio estraneo. Anche forzando un sorriso, risultava innaturale. Ban Eunhong, un omega che fino al mese scorso era un beta.

Eunhong abbassò lo sguardo sul proprio corpo. I frammenti di memoria che voleva piegare e nascondere dentro di sé sembravano diventare sempre più vividi proprio per questo. Ebbe la sensazione che le mani che lo avevano toccato si muovessero ancora sulla sua pelle, e rabbrividì leggermente.

La cosa più folle era che quelle mani che avevano toccato il suo corpo, quella voce, si sovrapponessero a Lee Jaeha.

Era davvero grave. Non era nemmeno certo dei propri sentimenti e aveva appena rifiutato la confessione di un amico. Eppure, nemmeno poche ore dopo, il suo cervello stava sovrapponendo quell’amico a ricordi così vividi e rossi.

E il fatto che, grazie al “filtro” di Jaeha, quei ricordi non gli sembrassero dolorosi contribuiva ad aumentare il suo senso di colpa. Per quanto Jaeha gli concedesse facilmente qualsiasi cosa, non era giusto usarlo nemmeno in quel modo.

E se poi arrivo persino a dire che mi fa stare bene…

«Pazzo bastardo…» mormorò Eunhong guardando sé stesso nello specchio.

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