PINK FLAVOR OMEGA – CAPITOLO 16.3

Anche in quel breve lasso di tempo, le voci continuarono a diffondersi senza sosta. Dal momento che pubblicare un comunicato di chiarimento affrettato, privo di prove concrete, non sembrava minimamente in grado di placare la situazione, mentre esitava sul da farsi la gente iniziò a metterlo alla gogna, dicendo che Eunhong tardava troppo a rilasciare una dichiarazione ufficiale.

La pagina social di Eunhong, di cui non ricordava nemmeno quando fosse stata creata, venne sommersa dagli insulti. C’erano offese dirette come “esperto di plagio”, “ladro”, “truffatore” e molte altre ancora; comparvero perfino immagini umoristiche sulle quali avevano ritagliato e incollato i disegni di Eunhong per prendersi gioco di lui con grande impegno, e tutto ciò si diffuse in un attimo come un incendio.

Anche il forum del gioco dell’azienda, ancora in servizio, finì nel caos. I vecchi utenti iniziarono a pubblicare uno dopo l’altro messaggi in cui annunciavano che avrebbero smesso di giocare, e persino persone che non avevano mai giocato invasero il forum riempiendolo di post.

Ogni tanto compariva anche qualche messaggio in difesa di Eunhong, ma veniva immediatamente assalito da commenti feroci oppure finiva presto sepolto dagli altri.

La maggior parte dei post pubblicati sul forum derideva gli utenti che avevano speso denaro per acquistare un prodotto rubato e mostrava compassione per chi ne era stato derubato. Poi apparve un messaggio in cui si dichiarava che si sarebbe boicottato il gioco finché il ladro non fosse stato punito e non avesse pagato il giusto compenso per l’utilizzo delle opere, e nel giro di pochissimo tempo quel post ricevette migliaia di commenti favorevoli al boicottaggio.

«Ah…»

Dopo aver letto decine di articoli e migliaia di commenti lasciati sotto di essi, Eunhong si strofinò gli occhi arrossati e congestionati, passandosi le mani sul viso asciutto. La testa gli pulsava e nelle orecchie ronzava un acufene. Gli girava quasi la testa al pensiero che, nel giro di una sola giornata, fosse accaduto tutto questo.

Si sentiva frustrato e impotente, e il risentimento verso le persone che avevano iniziato a sospettare di lui senza alcun motivo veniva addirittura in secondo piano. Più di tutto, gli faceva male pensare che, a causa sua, l’azienda avesse subito danni tanto gravi.

Ciò che lo ferì maggiormente furono gli articoli riguardanti la Hanjeong e Lee Jaeha. Non solo avevano scavato in ogni dettaglio della sua vita privata, ma avevano persino riesumato il suo percorso scolastico. Non si sapeva come fossero venuti a conoscenza del fatto che lui e Jaeha fossero cresciuti insieme fin da bambini, ma avevano reso pubblico anche quello, e avevano persino messo sotto esame il rapporto tra la madre biologica di Jaeha e sua madre. Inoltre, iniziarono a circolare video su Neotube che criticavano la sua seconda caratteristica e la trasmissione ereditaria di quel tratto.

I contenuti riversatisi nel giro di appena mezza giornata erano talmente numerosi da dare l’impressione che qualcuno li avesse preparati e aspettasse soltanto il momento giusto per pubblicarli.

Sembrava quasi che avessero colto l’occasione per trasformare, uno dopo l’altro, in argomenti di discussione i sospetti riguardanti l’anomala struttura di successione della Hanjeong e i presunti favoritismi nei concorsi. Forse perché le aziende concorrenti avevano fiutato l’opportunità, anche la Hanjeong fallì la gestione iniziale della crisi. Sebbene gli articoli, pubblicati rapidamente soprattutto dalle testate giornalistiche meno favorevoli all’azienda, venissero rimossi uno dopo l’altro in seguito agli interventi della Hanjeong, gli screenshot erano già stati immortalati e continuavano a circolare ovunque.

Proprio mentre stava per aprire un video di Neotube che sosteneva la teoria secondo cui la Hanjeong lo avesse preso con sé e cresciuto fin dall’infanzia allo scopo di preservare il tratto genetico dell’alpha dominante, lo schermo luminoso del monitor si oscurò all’improvviso. Sorpreso, voltò la testa e vide Jaeha che aveva staccato il cavo di alimentazione e lo aveva spostato da una parte.

«Bunhong, ti avevo detto di lavarti e di mangiare qualcosa per merenda. Invece ti eri chiuso in camera a cercare tutta questa roba?»

La voce di Jaeha era infinitamente gentile, ma Eunhong non riuscì a sorridere. Lasciò ricadere le spalle e sporse il labbro con aria abbattuta; allora Jaeha schioccò la lingua.

«Non hai commesso nessun reato. Perché fai così? Ti ho detto di tenere la testa alta.»

Eunhong rimase seduto, alzando lentamente lo sguardo verso Jaeha. Gli aveva detto di lavarsi e di riposare, ma lui, invece, probabilmente era stato impegnato a gestire la crisi senza neppure avere il tempo di cambiarsi: chissà da quanto era rientrato a casa, eppure indossava ancora la giacca del completo.

Dal trambusto proveniente dall’esterno sembrava che tutti i segretari che erano arrivati insieme a lui se ne stessero finalmente andando. Eunhong non ebbe nemmeno la forza di raddrizzare le spalle ricurve e si limitò a muovere lentamente gli occhi. In quel momento non si sentiva nemmeno degno di andare a salutarli.

Vedendolo così abbattuto, Jaeha si avvicinò. Quando Eunhong appoggiò il viso contro il tessuto liscio della giacca, lui gli accarezzò dolcemente la guancia con una mano calda. Eunhong afferrò la punta delle sue lunghe dita e gli slacciò i gemelli dei polsini, perfettamente allineati.

«Il segretario Kim ha detto di non preoccuparci. Ha detto che si può risolvere tutto.»

«Il segretario Kim?»

«Visto che sembra proprio che tu non riesca a fidarti di me, ti sto dicendo di fare affidamento almeno sul segretario Kim.»

A quella sciocchezza detta all’improvviso, gli sfuggì una risata, leggera come l’aria che usciva da un palloncino.

«Hai riso? Ero serio. Anzi… ci sono io, no? Che cosa ti preoccupa tanto da avere quella faccia da funerale?»

Jaeha gli avvolse le guance con entrambe le mani e gli sollevò il viso verso di sé. Lo fissò in silenzio negli occhi, ancora arrossati e congestionati, poi all’improvviso premette con i palmi, schiacciandogli le guance morbide. Sarebbe stato naturale offendersi ritrovandosi con un’espressione da papera, ma Eunhong gli lasciò fare senza opporsi e borbottò: «Come se non lo sapessi. So che risolverai tutto. Però questo non cambia il fatto che ci sto male. Mi sento impotente… e mi fa arrabbiare.»

«A vedere la faccia che hai adesso, ci sto male anch’io. Mi fa arrabbiare.»

Gli occhi di Eunhong sfuggirono al suo sguardo e rotolarono lentamente di lato. Dalle sue labbra uscì spontaneamente una voce priva di sicurezza.

«Forse… avrei dovuto rispondere gentilmente quando mi aveva telefonato….»

«Avevamo detto che non ti saresti scavato la fossa da solo. Perché sei tu a cercare scuse per quel bastardo? Non è colpa tua.»

Jaeha infilò entrambe le mani sotto le ascelle di Eunhong e lo sollevò con facilità. Dicendo che aveva comprato dei dolci, gli diede qualche leggero colpetto sul sedere per spronarlo. Di fronte a quell’insistenza quasi vezzosa, Eunhong non poté fare altro che cedere, rilassare l’espressione e uscire dalla sua tana.

Fuori stava succedendo il finimondo, eppure il modo in cui Jaeha continuava a comportarsi con assoluta tranquillità finì, in qualche modo, per rassicurarlo.

Quando diceva che avrebbe risolto tutto, probabilmente intendeva che avrebbe presentato prove sufficienti a convincere la gente e a restituire a Eunhong il suo buon nome. Tuttavia, questo non significava affatto che tutto sarebbe tornato com’era prima dell’accaduto. Come un vaso rotto che, anche se ricomposto, conserva sempre le crepe, ci sarebbe sempre stato qualcuno disposto a non credere a qualunque prova gli fosse stata mostrata, e quelle maldicenze gli sarebbero rimaste addosso per sempre, come un’etichetta.

Forse questa volta perderò davvero il lavoro.

Se perfino il primo premio del concorso, ormai finito sul banco degli imputati, fosse stato revocato, forse avrebbe perfino dovuto cambiare mestiere. Eunhong cercò disperatamente di nascondere il proprio umore cupo, sforzandosi di cambiare espressione. Ma, per quanto ci provasse, il rimpianto continuava a riaffiorare. Nelle sue orecchie riecheggiò la voce di Ahn Woohyeon che, masticando le parole con rabbia, gli diceva di non fare cose di cui poi avrebbe dovuto pentirsi.

«Forza, ah. Apri la bocca.»

Anche se non ne aveva voglia, aprì la bocca controvoglia e un financier ricoperto da una glassa bianca al limone, piacevolmente acidula, gli venne infilato tra le labbra. Eunhong corrugò la fronte, ma il sapore dolce abbatté immediatamente ogni sua resistenza, e la sua espressione cambiò continuamente: un attimo era così, un attimo dopo era completamente diversa. Arrossiva pensando che Jaeha lo stesse prendendo in giro, poi subito dopo il dispiacere gli faceva perdere colore; infine, mentre masticava quel dolce zuccherino, finiva senza nemmeno accorgersene per rilassarsi di nuovo.

Jaeha gli diede un leggero colpetto sulla guancia gonfia di dolce con la punta di un dito.

«A quanto pare sei davvero bello.»

«…Come?»

Eunhong aggrottò la fronte davanti a quell’uscita improvvisa, ma Jaeha, senza lasciarsi intimidire, aggiunse: «A giudicare dal fatto che ci sono persone che, accecate dalla gelosia, ti saltano addosso senza nemmeno rendersi conto di quanto sia pericoloso.»

Per un istante sembrò che gli occhi di Jaeha brillassero di divertimento, e Eunhong corrugò ancora di più il viso.

***

Il pomeriggio seguente, nella grande sala conferenze della sede centrale della Hanjeong, Jaeha avrebbe tenuto una dichiarazione pubblica di scuse rivolta all’intera nazione. In quello stesso momento, Eunhong se ne stava a casa, a mordere con forza un cuscino.

Sul grande televisore del soggiorno era rimasto sintonizzato un canale di notizie che stava trasmettendo in diretta la situazione nella sala conferenze della Hanjeong. Anche in quel momento, prima ancora che Jaeha comparisse sullo schermo, gli opinionisti continuavano a tirare fuori presunti sospetti su fatti che non erano stati nemmeno verificati con precisione, sezionandoli, criticandoli e godendoseli. Anche se aggiungevano che si trattava soltanto di ipotesi, sembrava non importasse loro che, nel momento stesso in cui quelle parole uscivano dalle loro bocche davanti alle telecamere, venissero percepite come fatti e ingigantite.

Eunhong trovava terribilmente ingiusto che fosse proprio Jaeha a dover chiedere scusa, ma, visto che erano stati i numerosi esperti della Hanjeong a consigliarlo, non aveva alcun argomento con cui ribattere.

Gli tornò in mente la sera precedente, quando Jaeha, nella camera da letto, aveva letto ad alta voce il comunicato di scuse.

Sbircione il contenuto da dietro le sue spalle, era riuscito a leggere soltanto il paragrafo che iniziava con “Ci scusiamo per non essere stati all’altezza delle aspettative e per avervi deluso”, dopodiché non era più riuscito a continuare e aveva distolto lo sguardo.

Quel comunicato era stato redatto insieme a una persona che, a quanto pareva, lavorava da molti anni nel team di gestione delle crisi o nell’ufficio relazioni pubbliche, ma per Eunhong il suo contenuto era del tutto inaccettabile. L’espressione di Jaeha mentre lo leggeva era incredibilmente calma, e proprio quella serenità lo faceva infuriare e soffrire ancora di più.

«Sono così arrabbiato.»

«Per cosa sei arrabbiato? Anche questa passerà, come tutto il resto.»

«Ma non è la verità.»

«Quello che non è vero lo chiariremo con precisione e lo renderemo pubblico. Però, riguardo alla successione, c’erano questioni che era prevedibile venissero sollevate. Per quelle, dobbiamo riconoscerle e chiedere scusa.»

«Ma quello…»

Non era riuscito a dire che non era colpa sua. Se si fosse sostenuto che chi aveva mostrato avidità riguardo alla successione fosse colui che doveva scusarsi, allora sarebbe stato suo nonno a dover chinare il capo. Ma, dato che l’origine dell’intera vicenda era stata proprio lui, anche quella non era una cosa che si potesse dire.

Rimasto sdraiato a pancia in giù, Eunhong si era girato di mezzo fianco. Tenendo gli occhi fissi sul soffitto, aveva esitato un momento prima di dare voce a ciò che stava pensando.

«In ogni caso, è stata colpa mia aver gestito male quei file… E l’AD-nim ha detto che raccoglierà il materiale di lavoro della nostra azienda e lo presenterà. Quindi io devo solo aspettare quello.»

«E poi?»

«La Hanjeong non potrebbe semplicemente annunciare che annulla il premio del concorso assegnato a un autore finito al centro delle polemiche? Basterebbe dire che non ne sapeva nulla. Tutti fanno così, no? Tagliano la coda per salvarsi*.»

*(N/T: è un’ espressione idiomatica coreana che indica lo scaricare ogni responsabilità su un subordinato o su un capro espiatorio per proteggere chi sta ai vertici di un’organizzazione. Equivale a “fare da capro espiatorio” o “sacrificare un pesce piccolo per salvare i pezzi grossi”.)

«Tagliare cosa?»

Jaeha aveva sollevato di scatto un sopracciglio. Quando assumeva quell’espressione, ricordava in modo particolare Lee Jaseong: era il volto che faceva quando qualcosa proprio non gli andava a genio.

«Sentiamo, vuoi controllare tu se io ho una coda da tagliare oppure no?»

«Cosa? Perché il discorso è finito all’improvviso da quella parte?»

Jaeha aveva lanciato con un gesto brusco il tablet che stava guardando sotto il letto e, senza alcun preavviso, si era sfilato la maglia. In un attimo gli era salito sopra e lo aveva fissato con uno sguardo scuro e intenso. Forse era per la luce soffusa della camera, forse per le sopracciglia aggrottate, ma sembrava insolitamente inquietante.

E così, quella notte, l’aveva tormentato senza tregua.

Eunhong posò il cuscino che stava maltrattando, poi sollevò leggermente la maglietta e iniziò a sventolarla. I capezzoli, gonfi per essere stati succhiati così tanto la sera precedente, gli dolevano ogni volta che sfregavano contro il tessuto, e quel fastidio gli tirava il basso ventre.

«Cenerà quando tornerà il direttore Lee, vero?»

La signora Ham posò sul tavolino davanti al divano una grande ciotola di vetro colma di popcorn e glielo chiese.

«No, signora… però, insomma, i popcorn mi sembrano un po’ troppo…»

«E io che cosa c’entro? È stato il direttore Lee a dirmi di darteli quando sarebbe andato in onda. Mi ha raccomandato più e più volte di prepararli assolutamente per lo studente Eunhong.»

Mangiare popcorn mentre assisteva allo spettacolo… era proprio da Lee Jaeha. Eunhong lanciò un’occhiata di traverso ai chicchi di mais scoppiati, con la polpa bianca completamente rivoltata all’esterno, poi, come se non avesse avuto scelta, allungò la mano. Non appena la parte interna, morbida e fragrante, si sbriciolò sulla sua lingua, sentì affiorare, quasi senza accorgersene, un pizzico di indulgenza.

Intanto, sullo schermo, comparve finalmente la sala conferenze.

***

La porta dal lato del palco si aprì e il primo a comparire fu il segretario Kim. Con un’espressione composta, si avvicinò al podio e rivolse ai giornalisti riuniti nella sala conferenze alcune brevi comunicazioni. Spiegò l’ordine in cui sarebbero stati letti il comunicato di scuse e la dichiarazione ufficiale, informò della distribuzione del materiale stampa e chiese cortesemente di astenersi dal porre domande non pertinenti.

Dopo che il segretario Kim uscì dall’inquadratura, sullo schermo calò per un momento una breve pausa.

Eunhong fissò il televisore senza distogliere lo sguardo.

Quando la porta, fino a quel momento chiusa, si riaprì e Jaeha entrò nella sala conferenze, i flash iniziarono a lampeggiare tutti insieme. Erano così abbaglianti da rendere quasi difficile guardare lo schermo. Passato quel breve trambusto, la telecamera inquadrò Jaeha mentre, fermatosi dietro il podio, estraeva alcuni fogli e li apriva.

Con un’espressione calma, Jaeha passò lo sguardo sui presenti e, dopo il consueto saluto introduttivo, chinò leggermente il capo.

Da quel momento in poi, anche Eunhong conosceva già il contenuto del discorso. Senza il minimo tentennamento, recitò le lunghe formule di circostanza, rifletté sulle pratiche scorrette commesse dalla Hanjeong riguardo alla successione e porse le proprie scuse.

Al termine di quel lungo discorso di pentimento, si spostò perfino accanto al podio e si inchinò piegando il busto a novanta gradi.

Mentre lo osservava, Eunhong continuava a massaggiarsi la mascella, che si irrigidiva sempre di più. Aveva serrato così forte i denti che i molari gli dolevano.

Mentre Jaeha rimaneva profondamente inchinato, un’altra raffica di flash si abbatté su di lui.

Rialzata la testa, Jaeha rivolse un rapido sguardo alla sala, poi tornò dietro il podio. Proprio mentre stava per aprire bocca, forse intenzionalmente, sulle sue labbra comparve un lievissimo sorriso.

In quell’istante i flash esplosero di nuovo e la telecamera della diretta fece uno zoom sul volto di Lee Jaeha.

«Accidenti, il direttore Lee è di una bellezza quasi inquietante. Si è fatto truccare prima di venire? Non sembra nemmeno umano.»

Sentendo la signora Ham borbottare accanto a lui, tutta la tensione di Eunhong si sciolse all’improvviso.

Ma che fa…? In una situazione del genere non dovrebbe sorridere…

Probabilmente anche i segretari dovevano sentirsi smarriti quanto lui.

Forse persino il cameraman che aveva fatto lo zoom provava la stessa sensazione. Sembrava indugiare sul suo volto più del necessario.

Sul tablet lasciato acceso accanto a loro, con l’audio disattivato e la finestra di Neotube aperta, i commenti iniziarono a scorrere a una velocità folle.

[Ora risponderò alle domande riguardanti il concorso della Hanjeong e l’incidente che ha dato origine all’intervista di oggi.]

Mentre voltava la pagina che teneva in mano e abbassava lo sguardo, tra le sue sopracciglia comparve appena un leggero corrugamento.

Quando rialzò la testa, però, sul suo volto si disegnava un sorriso evidente.

Il modo in cui incurvò gli angoli della bocca sorridendo e avvicinò le labbra al microfono ricordò stranamente a Eunhong quando lo baciava. Pur guardando chiaramente verso la telecamera, gli sembrò che stesse guardando proprio lui.

Per un istante ebbe persino l’impressione che i loro sguardi si fossero incrociati, e senza rendersene conto arrossì.

[La persona che ha partecipato al concorso e sulla quale sono sorti sospetti di favoritismo è effettivamente il mio compagno.]

Nella sala conferenze scoppiò immediatamente il caos. Tutti i giornalisti si alzarono in piedi contemporaneamente e iniziarono a fare rumore.

Quando le domande iniziarono a piovere da ogni parte, Jaeha rimase impassibile e attese con calma che l’atmosfera si placasse.

Perfino Eunhong, che stava seguendo la diretta da casa, rimase a bocca aperta per la sorpresa; figurarsi i giornalisti presenti.

Anche lo sguardo della signora Ham, che lo osservava di sbieco, gli faceva prudere la pelle, ma quello non era il problema più importante.

Eunhong afferrò il telecomando e alzò ulteriormente il volume del televisore.

[È il mio unico e insostituibile amico e, come molti mezzi di informazione hanno ipotizzato, è vero che siamo cresciuti insieme fin dall’infanzia, sotto lo stesso tetto, come fratelli.]

Jaeha si fermò un istante per riprendere fiato, passando lo sguardo sui volti dei presenti.

[Tuttavia, è assolutamente falso che sia stato cresciuto intenzionalmente perché conoscevamo in anticipo il suo tratto genetico. Il personale della mia segreteria distribuirà documenti in grado di dimostrare che ha manifestato la caratteristica di omega soltanto dopo aver raggiunto la maggiore età.]

Al gesto di Jaeha, i segretari distribuirono immediatamente a tutti i presenti nella sala il materiale che avevano preparato.

Successivamente, Jaeha fornì spiegazioni sull’origine e sulla destinazione dei fondi investiti nell’ospedale Handae. Anche alle domande più incalzanti che gli venivano rivolte di tanto in tanto rispose con naturalezza e sangue freddo.

Poi, l’attimo seguente, il suo volto si fece serio e guardò diritto davanti a sé.

[Per quanto riguarda l’opera presentata al concorso, tutte le voci riguardanti presunti favoritismi nei suoi confronti sono false. Come tutti sapete, il regolamento del concorso della Hanjeong prevede un rigoroso anonimato fin dalla fase di presentazione delle opere e, inoltre, oltre la metà della commissione giudicatrice era composta da valutatori esterni. Anche le prove relative a questo punto sono incluse nella documentazione che vi è stata distribuita.]

Tutti i dati interni sarebbero stati resi pubblici in modo completamente trasparente e, sullo schermo, venne persino condiviso l’indirizzo del sito da cui era possibile scaricare il file PDF con il materiale in questione.

Jaeha continuò a parlare con l’espressione di chi non avesse assolutamente nulla da nascondere.

[Abbiamo inoltre trasmesso alla polizia le informazioni e le prove riguardanti il responsabile che ha rubato i file di lavoro dell’artista, pubblicando illegalmente e in maniera pianificata numerosi post falsi per un lungo periodo di tempo e alimentando con dolo i sospetti di plagio. Chiediamo pertanto che la legge venga applicata con il massimo rigore.]

Poi Jaeha sembrò inspirare brevemente e, incrociando lo sguardo di ogni singola telecamera una dopo l’altra, pronunciò le parole successive come se stesse lanciando un avvertimento.

[Da questo momento in poi, qualsiasi notizia falsa, interpretazione forzata, riproduzione o diffusione di informazioni errate riguardanti il mio compagno, indipendentemente dalla nazionalità della piattaforma su cui verranno pubblicate, sarà trattata dal team legale della Hanjeong allo stesso livello delle cause per diffamazione contro l’azienda, e verrà perseguita fino in fondo.]

Quando il brusio della folla si placò, egli scandì con forza ogni singola parola, completando l’ultima frase.

[Procederemo con denuncia utilizzando i mezzi migliori a nostra disposizione e facendo tutto il possibile. Colgo inoltre questa occasione per informarvi in anticipo che non ci sarà alcuna indulgenza né alcun accordo extragiudiziale.]

[…Ha detto “compagno”?]

La domanda di qualcuno emerse all’improvviso, perforando il frastuono fino a essere catturata dal microfono.

Anche i giornalisti, che fino a poco prima avevano lanciato domande da ogni direzione, tacquero per un istante.

Quella non era ormai più la conferenza stampa con cui era iniziata.

Lee Jaeha, che aveva lasciato interdetti tutti coloro che erano accorsi per scrivere articoli di politica e attualità, sorrise appena e pronunciò il suo ultimo commento.

[Spero che non calpestiate il futuro di un artista di talento con accuse infondate. È una persona che, per molto tempo, ha continuato a dimostrare il proprio valore passo dopo passo nel suo campo ed è così talentuosa che persino il Presidente Lee Shinje, Presidente della Hanjeong, desiderava affidargli la guida della fondazione culturale.]

E poi…

[Esatto. È la persona che sposerò.]

***

Dicevano che fare una proposta di matrimonio in mezzo alla folla di un quartiere affollato fosse uno dei modi peggiori per dichiararsi.

C’era chi sosteneva che le proposte al cinema fossero terribili e chi trovava insopportabili le proposte a sorpresa fatte sul palco di uno spettacolo teatrale o di un musical. Sapere con certezza che qualcuno stesse per combinare qualcosa e dover fare finta di niente era già una tortura; e, nel momento stesso della proposta, sembrava quasi di subire un’esecuzione pubblica davanti a tutta la gente presente.

In ogni caso, il punto in comune era sempre lo stesso: rendere pubblica la propria storia d’amore e il proprio matrimonio davanti a una moltitudine di perfetti sconosciuti non piaceva a nessuno.

Yoo Junseok aveva raccontato che, dopo essersi inginocchiato davanti alla fontana di un parco divertimenti per fare la proposta, aveva perfino rischiato di lasciarsi.

Jaeha, invece, era uscito per porgere delle scuse pubbliche alla nazione e, dopo aver pronunciato con un’espressione perfettamente tranquilla una simile bomba mediatica, era tornato a casa e stava cenando con assoluta calma.

Aveva la stessa faccia di un qualsiasi tranquillo martedì sera, come se non fosse successo proprio nulla.

Eunhong, senza nemmeno rendersene conto, si ritrovò a contare i chicchi di riso.

Continuava a spingersi deliberatamente il cibo in bocca, ma gli zigomi gli si sollevavano di continuo e gli angoli della bocca continuavano a tremargli verso l’alto. A causa dei muscoli del viso che si muovevano di propria iniziativa, aveva già rischiato più volte di mordersi la lingua.

Scuse pubbliche o meno, non gli era rimasto in mente assolutamente niente. Né quello che era stato detto prima, né quello che era stato detto dopo, né tantomeno qualsiasi altra cosa. La sua mente era completamente vuota. Era come se tutto fosse bruciato fino a diventare bianco.

Perfino la signora Ham, che continuava a dire che ormai fosse arrivato il momento di rendere pubblica la loro relazione, aveva reagito con un tale trambusto che non c’era davvero altro da aggiungere.

Ancor prima che la trasmissione finisse, la sezione dei commenti era già nel caos.

“Lee Jaeha è impazzito?”, “È uscito per chiedere scusa alla nazione o per minacciarla?”, “La realtà ormai supera i drama”, “Abbiamo urgente bisogno di clonare Lee Jaeha”.

Le reazioni erano nettamente divise tra questi due fronti.

Naturalmente anche il telefono di Eunhong aveva iniziato a esplodere di notifiche.

Aveva perfino troppa paura per rispondere alla chiamata di sua madre.

Al telegiornale della sera, insieme al commento secondo cui si fosse trattato di una risposta senza precedenti per rapidità, vennero mostrate tutte le prove che la Hanjeong aveva esposto, svelandole una per una.

Il conduttore commentò che fosse la prima volta che gli capitasse un erede di un grande conglomerato capace di lasciare tutti senza parole; si chiese persino se fosse davvero il caso di rendere pubbliche così tante informazioni, definendole un livello di TMI* tale da mettere in imbarazzo.

*(N/T: TMI è l’acronimo inglese di Too Much Information. In Corea è usato comunemente per indicare informazioni inutilmente dettagliate o eccessivamente personali.)

Il commentatore presente insieme a lui spiegò il significato di TMI e, scherzando, disse che, se ormai persino gli eredi dei grandi conglomerati facevano proposte di matrimonio in diretta durante una conferenza stampa, non c’era da stupirsi se anche il conduttore finisse per lasciarsi sfuggire qualche gaffe.

Per fortuna, quelli che fino a poco prima avevano continuato a inveire su Neutube con malizia sembravano essere spariti tutti insieme, come se si fossero messi d’accordo. Evidentemente la minaccia di un grande conglomerato, che aveva dichiarato di mobilitare il proprio team legale e di inseguirli fino ai confini della Terra senza badare alla nazionalità della piattaforma, doveva averli spaventati davvero.

***

Mentre cenava con la sua solita espressione impassibile, il telefono di Jaeha squillò e lui lo prese, spostandosi in un’altra stanza.

Era una chiamata del segretario Kim.

Lo informò che l’opinione pubblica si fosse ormai schierata dalla loro parte e che anche gli articoli contenenti il materiale di chiarimento riguardo ai sospetti di plagio stessero finalmente circolando come si doveva.

Solo allora Jaeha lasciò uscire un lungo sospiro.

Rimase fermo a massaggiarsi le spalle irrigidite, poi guardò fuori attraverso la porta socchiusa.

Vide Eunhong seduto composto sulla sedia, intento a contare i chicchi di riso.

Gli sfuggì una piccola risata.

Solo in quel momento riuscì finalmente a sorridere con sincerità.

Davanti a Eunhong aveva fatto il duro, senza nemmeno lasciar trasparire la propria preoccupazione.

Aveva avuto una paura tremenda che la sua carriera venisse distrutta.

Dopotutto, era vero che il coinvolgimento della Hanjeong avesse dato enorme forza a quelle voci.

Se si fosse trattato semplicemente di un caso di presunto plagio delle illustrazioni di una piccola azienda di videogiochi, sarebbe stato uno di quegli scandali destinati a fare rumore sul web per poi spegnersi da soli.

Ma Eunhong aveva rischiato di essere distrutto proprio perché era il vincitore di un concorso della Hanjeong, viveva con lui ed era la persona che amava.

Ammetteva che, in una certa misura, fosse stata una scommessa.

Rendere pubbliche tutte le informazioni, mostrare il proprio lato umano e confidare nella reazione delle persone.

Una storia tanto semplice: ovunque ci si trovasse, la sincerità riusciva sempre ad arrivare.

Segretario Kim: “Abbiamo preso in custodia Ahn Woohyeon.”

Mentre stava per uscire dalla stanza, arrivò un altro messaggio del segretario.

La mano che stringeva il telefono si irrigidì con forza.

Era stato un suo errore non imprimersi bene nella mente il consiglio del nonno: quando si decideva di schiacciare qualcuno, bisognava farlo fino al punto che non fosse più nemmeno capace di dimenarsi.

Tentare di macchiare Eunhong con un trucco tanto meschino…

Finché ci fosse stato lui, una cosa del genere non sarebbe mai stata permessa.

***

Quando tornò al suo posto e si sedette di fronte a lui, Eunhong iniziò a far roteare i grandi occhi, osservandolo con cautela.

A giudicare dall’espressione, sembrava avere un’infinità di cose da dire.

Jaeha pensò di fingere di non accorgersene e aspettare che parlasse da solo, ma finì per scoppiare a ridere ad alta voce.

A quanto pareva, anche la tensione che aveva accumulato si era finalmente sciolta.

«Che c’è? Cos’è che Bunhong vuole dire stavolta? Cos’è che ti rende tanto curioso?»

Jaeha lo spronò a parlare, dicendogli di sbrigarsi.

Anche se si fosse lasciato trasportare dall’impulso, le parole non sarebbero comunque uscite facilmente; e ora che incrociava quegli occhi neri puntati su di lui, gli risultava ancora più difficile aprire bocca.

Eunhong continuò a far girare soltanto gli occhi, come se avesse la bocca sigillata, poi alla fine sporse il labbro inferiore in un broncio.

«Lì… perché hai dovuto raccontare tutto… proprio tutto fino a quel punto…? Ti piace fare sempre tutto da solo, quello fico?»

«Sì. Mi piace un sacco.»

«Sei stato così calmo… così maturo… Quelle cose le fai sempre tutte tu.»

Sapeva benissimo che quello fosse un capriccio assurdo, eppure la semplice parola “grazie” proprio non riusciva a uscirgli.

Perché?

Forse perché Lee Jaeha aveva fatto una proposta tanto assurda da fargli venire il solletico al cuore proprio durante una conferenza di scuse alla nazione.

Anzi… si poteva davvero chiamare proposta? Non era stata piuttosto una dichiarazione unilaterale? 

Come un bambino imbronciato, Eunhong non riuscì a dire ciò che voleva davvero e continuò a girarci intorno.

«Perché io… voglio diventare una specie di risolutore… per te.»

«Come? Un risolutore?»

«Sì. Una persona che risolve tutto. Voglio diventare qualcuno che spazzi via ogni ostacolo davanti a te, così che tu non abbia più nulla da affrontare.»

Eunhong abbassò profondamente il capo e fissò il proprio riso. Sentiva le orecchie diventare bollenti. A quel punto il suo viso doveva essere rosso come un pomodoro. Borbottando, aggiunse con tono imbronciato: «…Tutto qui?»

«Come?»

«Solo questo? Hai detto una cosa del genere… solo per questo?»

Jaeha spalancò gli occhi per un attimo, poi li incurvò in due mezze lune, sorridendo dolcemente.

«Sì. Tutto qui, certo.»

Lo faceva apposta, pur sapendo benissimo quali parole Eunhong volesse sentirsi dire.

A quel tono così sfacciatamente disinvolto, Eunhong strinse forte i pugni.

«Ehi. Ma chi è che fa una proposta di matrimonio in quel modo? Hai completamente invertito l’ordine delle cose!»

Jaeha si limitò a sorridere mentre continuava a mangiare. Poi staccò un pezzo di carne dal pesce che aveva davanti, controllò se ci fossero lische e lo infilò direttamente nella bocca di Eunhong.

Colto completamente alla sprovvista, Eunhong si ritrovò con la bocca piena. Pur fulminandolo con lo sguardo, non poté fare altro che masticare.

Jaeha rimase in silenzio, mangiò altri due o tre cucchiai di riso e sollevò il bicchiere per bere dell’acqua. Tuttavia, sentendo lo sguardo ostinato di Eunhong fisso su di lui, voltò la testa.

Agganciò un dito al colletto della maglietta e iniziò a sventolarselo leggermente.

A ben vedere, anche il suo viso si era lievemente arrossato.

«Ah… davvero non riesco a starti dietro.»

Mormorandolo tra sé, Jaeha chiuse un occhio e disse: «Potresti dimenticare quello che ho detto davanti alle telecamere? È stato un disastro.»

«Cosa? E come potrei dimenticarlo?»

Se glielo avesse chiesto anche solo un’altra volta, probabilmente lo avrebbe mandato a fanculo.

In effetti, Eunhong stava già borbottando tra sé.

«Brutto stronzo… Ma ti sembra che il matrimonio sia uno scherzo?»

Jaeha finì l’acqua nel bicchiere e, non ancora soddisfatto, si inumidì le labbra con la lingua prima di aggiungere: «Sul serio, dimenticalo. Voglio rifarla come si deve… La proposta.»

Fissando Eunhong dritto negli occhi, pronunciò quell’ultima parola soltanto con il movimento delle labbra, senza emettere alcun suono.

Come se fosse un segreto che nessun altro dovesse assolutamente sentire, sollevò appena un sopracciglio e gli lanciò uno sguardo complice.

Come la corda di una bomba che esplodesse all’improvviso, il volto di Eunhong si tinse di un rosso così intenso da sembrare sul punto di scoppiare.

Non poteva continuare ad arrabbiarsi, ma non riusciva nemmeno a dirgli che avrebbe aspettato.

Così rimase soltanto a muovere le labbra senza parlare.

In quel momento, Jaeha si alzò di scatto.

Seguendo istintivamente il suo movimento, Eunhong sollevò lo sguardo verso di lui.

La lingua rossa di Jaeha spuntò tra le labbra, le leccò lentamente e poi rientrò.

Infine sollevò gli angoli della bocca in un sorriso.

Con il volto illuminato da un’espressione radiosa, si avvicinò a Eunhong.

«Forza, continua pure ad arrabbiarti, Bunhong. Sei sexy.»

«S-Sei… sei un pazzo.»

Senza nemmeno rendersene conto, Eunhong si portò una mano sul petto, che ancora non aveva smesso di battergli all’impazzata.

***

L’entusiasmo dei media non accennò minimamente a diminuire.

Dopo quella dichiarazione esplosiva di Lee Jaeha, il cui nome compariva spesso nei bollettini finanziari non ufficiali quando si parlava della successione della Hanjeong, era più che naturale.

Quella mattina, mentre si recava al lavoro, Eunhong attraversò insieme a Jaeha il muro di giornalisti schierati davanti all’ingresso.

Ormai sembrava aver completamente rinunciato a nascondere la loro relazione.

Abbracciò affettuosamente Eunhong e, con il suo solito atteggiamento disinvolto, lo accompagnò fino alla hall. Rimase persino ad aspettare che salisse in ascensore, dopodiché tornò verso la propria auto.

Inutile dire che, anche mentre se ne andava, i giornalisti continuarono a seguirlo appiccicati come gli escrementi di un pesce rosso.

Eunhong era talmente imbarazzato che tenne il capo completamente chino finché le porte dell’ascensore non si richiusero.

Jaeha aveva continuato a dargli leggere pacche sul sedere, dicendogli di mostrarsi fiero.

Essere fieri e provare vergogna sono due cose completamente diverse! 

Dentro di sé, Eunhong non faceva altro che urlarlo.

In ufficio, letteralmente, sembrava fosse scoppiato il caos.

Aveva sentito dire che il giorno della pubblicazione del comunicato ufficiale della Hanjeong i server fossero andati completamente in tilt e, forse proprio per quello, i programmatori dei server avevano tutti profonde occhiaie nere sotto gli occhi.

Anche l’AD Shim veniva chiamato di continuo, alternativamente, nell’ufficio marketing e nell’ufficio dell’amministratore delegato, fortunatamente per motivi positivi.

Anche le community dei giochi gestite dall’azienda erano nel caos.

Alcuni post avevano ricevuto migliaia di commenti ed erano finiti tra i più popolari.

Si vedevano anche parecchi nuovi utenti iscritti che scrivevano di essere arrivati lì per fare un “pellegrinaggio al luogo sacro”*.

*(N/T: 성지 순례, “pellegrinaggio al luogo sacro”, è un’espressione di Internet molto diffusa in Corea. Si usa quando un post o un luogo online diventa famoso e gli utenti vi accedono solo perché è diventato “storico” o virale, lasciando spesso un commento per scherzo.)

Seduto alla propria scrivania, Eunhong osservava con curiosità tutti quei messaggi quando sorrise nel riconoscere un nickname familiare.

Jyaesikyeoalba.”

Era il signor Nam Seunghui.

Dopo aver pubblicato il disegno che Eunhong gli aveva regalato per difenderlo e aver ricevuto in cambio soltanto una valanga di insulti, una volta risolta la vicenda si ritrovò improvvisamente tra i post più popolari grazie ai commenti lasciati dalle persone che erano arrivate lì per esprimere un desiderio.

La maggior parte dei desideri era sempre la stessa: “Voglio essere assunto alla Hanjeong”, “Datemi i numeri della lotteria”, “Fatemi trovare un fidanzato”.

Proprio in quel momento qualcuno gli porse una tazza di caffè sopra la scrivania.

Quando alzò lo sguardo, vide Gil Dong-wook schiarirsi la gola.

«Eunhong-ssi… ecco… in tutto questo tempo ho commesso parecchi errori.»

Per un attimo Eunhong non capì di cosa stesse parlando.

Sbatté più volte le palpebre, poi si ricordò che al telegiornale avessero parlato anche della sua caratteristica secondaria. Allora esclamò: «Ah!»

Anche nel materiale diffuso dalla Hanjeong si diceva che si fosse manifestato dopo il raggiungimento della maggiore età, ma non era mai stato specificato che fosse successo così di recente.

«No, non si preoccupi. Non ce n’è bisogno. Anch’io mi sono manifestato solo di recente… cioè, più o meno lo scorso Natale.»

«Ah, le emorroidi?»

Yoo Junseok, che stava ascoltando di sottecchi, sbottò all’improvviso.

«Le emorroidi?»

Detta così sembrava una frase senza senso, ma tutti quelli presenti capirono immediatamente.

«Accidenti, allora ti sei manifestato proprio in quel periodo.»

Tra i colleghi si levarono mormorii e varie esclamazioni di sorpresa.

Gil Dong-wook si schiarì nuovamente la gola.

«Ehm! Comunque… se ho commesso qualche errore, spero che possa dimenticarlo.»

Eunhong sollevò gli angoli della bocca e gli sorrise apertamente.

Anche Yoo Junseok, seduto accanto a lui, scoppiò a ridere insieme agli altri.

«Dong-wook-ssi, per caso ha intenzione di cambiare lavoro e andare alla Hanjeong?»

Seo Heeseung sporse la testa da sopra il divisorio e glielo domandò.

«N-No! Non è che mi comporti così perché mi mette in soggezione quel chaebol, eh?»

Vedendo Gil Dong-wook balbettare imbarazzato, tutti scoppiarono a ridere.

Anche Eunhong, che fin dal mattino era rimasto turbato dal fatto che i colleghi gli si avvicinassero con cautela, mantenendo inconsciamente le distanze, sentì finalmente la tensione sciogliersi.

Fu allora che Seo Heeseung affrontò l’argomento con prudenza.

«A proposito, responsabile Ban. L’altra volta… quel giorno in cui siamo andati a mangiare la carne, quando si parlava della festa di inaugurazione della casa di Junseok-ssi… lei aveva detto che più avanti ne avrebbe organizzata una anche lei… Quella proposta è ancora valida?»

Ripensandoci, gli sembrò effettivamente di aver fatto quella promessa quel giorno mentre mangiavano la carne.

Non era nemmeno ubriaco.

Se aveva fatto una proposta tanto impulsiva, era stato anche perché Jaeha lo aveva incoraggiato e perché Yoo Junseok aveva continuato a insistere che, se l’aveva fatto lui, allora il prossimo dovesse essere per forza il responsabile Ban.

Alla fine si era semplicemente lasciato trascinare dall’atmosfera.

«Eh… sì. Beh…»

Non appena diede una risposta vagamente affermativa, Yoo Junseok e Gil Dong-wook si illuminarono visibilmente.

Iniziarono subito a fantasticare sul fatto che avrebbero finalmente potuto visitare la gigantesca villa di un chaebol con tanto di immenso prato.

Non ebbe nemmeno il tempo di correggerli, spiegando che non si trattasse affatto di una villa del genere ma semplicemente di un appartamento.

Kim Jieun intervenne dicendo che avrebbe comprato la carta igienica più costosa possibile come regalo, e gli altri rincararono la dose sostenendo addirittura che dovesse essere rigorosamente biologica.

Tra un divisorio e l’altro continuarono a rincorrersi battute senza senso.

***

Fuori dal finestrino era ormai piena primavera.

Lungo i viali circondati dai grattacieli, molti ciliegi avevano già iniziato a schiudere i boccioli, tanto che l’intera strada appariva bianca come se fosse appena nevicato.

Jaeha gli aveva detto che non avesse intenzione di tornare alla società che aveva fondato.

Più che l’ambizione di prendere in mano la Hanjeong e guidarla personalmente, era cresciuto in lui il desiderio di assicurarsi che nessuno potesse più permettersi di toccarlo.

Per questo motivo, nella sua piccola azienda erano tutti impegnati a cercare un nuovo CEO.

Era ormai da parecchio tempo che Jaeha era entrato a sostenere i colloqui con i candidati.

Gli aveva detto che probabilmente ci sarebbe voluto molto tempo e gli aveva consigliato di restare a casa a riposarsi, ma Eunhong aveva insistito per accompagnarlo e così, senza lamentarsi, si limitò ad aspettare.

Il tempo era talmente bello che sarebbe già bastato quello come motivo.

Ma la verità era che desiderava semplicemente restargli accanto anche solo un po’ di più.

Dopo che Eunhong era tornato al lavoro e tutta quella serie di incidenti si era finalmente conclusa, entrambi erano stati occupatissimi.

Durante la settimana era diventato perfino difficile riuscire a cenare insieme.

Inoltre, dato che Eunhong aveva deciso di evitare, per quanto possibile, di mettere piede negli uffici della Hanjeong, non aveva alcuna intenzione di lasciarsi sfuggire un tranquillo fine settimana come quello.

Osservando i petali che cadevano dagli alberi, Eunhong ripensò al giorno in cui, a vent’anni, aveva ritrovato Jaeha.

Abbiamo fatto davvero una strada lunghissima per arrivare fin qui.

Affondò il viso nel cardigan che Jaeha gli aveva appoggiato addosso prima di andare via.

Vi aleggiava ancora un lieve profumo dei suoi feromoni, abbastanza intenso da sciogliergli lentamente tutto il corpo.

Che cosa sono esattamente…? Come possono ridurre una persona in uno stato tale da farle perdere completamente il controllo?

Il pensiero lo spaventava.

Eppure, se pensava che fosse stato proprio grazie alla manifestazione della sua caratteristica secondaria che lui e Jaeha erano arrivati fino a quel punto, non poteva fare a meno di esserne anche grato.

Jaeha, con due grandi bicchieri di bevande tra le mani, bussò al finestrino con il dorso della mano. Eunhong posò in fretta il cardigan, aprì la portiera e scese dall’auto.

Come bonus, non appena mise piede a terra, delle labbra si posarono sulla sua guancia con un piccolo bacio.

Ormai ci aveva fatto talmente l’abitudine che accolse quel bacio con naturalezza, ma quando si accorse di Han Sejin in piedi dietro Jaeha, il viso gli si tinse immediatamente di rosso.

«A-ah, buongiorno, Team Leader Han-nim.»

«È da tanto che non ci vediamo, Eunhong-ssi! Credo che l’ultima volta sia stata proprio qui davanti, no? Ultimamente tutto bene?»

Mentre Han Sejin continuava a salutarlo, Jaeha gli sussurrò all’orecchio che ormai era Direttore Han e gli porse una bevanda vistosa ricoperta di topping di biscotti.

Dal modo in cui gli scartò personalmente la cannuccia e gliela infilò nel bicchiere, fino alla mano che, rimasta libera, gli cinse spontaneamente le spalle, sembravano in tutto e per tutto una coppia di innamorati, tanto che gli occhi di Han Sejin continuarono a roteare.

«Che cosa guarda tanto? Su, salga. Sembra che ci sia ancora parecchio da sistemare. Con l’ufficio del CEO rimasto vacante, in questi giorni si è proprio divertito, eh?»

Nonostante quelle parole dispettose, Jaeha sorrideva raggiante.

Eunhong gli diede una gomitata nel fianco e disse: «Il Team… cioè, il Direttore, deve essersi dato parecchio da fare. Visto che anche casa mia è vicina all’azienda, la prossima volta andiamo a bere qualcosa insieme.»

«Ah! Per me andrebbe benissimo. La cena la offro io… cioè, no, non credo di poterlo fare. Per un po’ sarò sommerso dal lavoro. Sì….»

«Sì?»

«Allora io vado. Sono impegnato, quindi torno di sopra.»

Quelle frasi senza alcun filo logico fecero appena corrugare la fronte a Eunhong, ma Han Sejin caricò prima in macchina gli oggetti che aveva portato, poi li salutò dicendo che la prossima volta avrebbero dovuto vedersi tutti insieme.

Già i suoi continui inchini erano quasi imbarazzanti; poi finì addirittura per allontanarsi all’indietro, come se stesse scappando da loro.

«Quella persona… è un po’….»

«Ha solo troppo lavoro ed è fuori di testa. Non farci caso.»

Anche se Han Sejin era entrato nell’edificio già da un pezzo, Eunhong continuava ancora a guardare in quella direzione. Jaeha lo prese delicatamente per le spalle e lo fece voltare verso di sé.

«Hai aspettato tanto, vero? Come stai? Non hai fastidio da nessuna parte?»

Quando quelle dita gli sfiorarono le sopracciglia, Eunhong chiuse gli occhi.

Gli esami fatti in ospedale avevano mostrato soltanto che godeva di ottima salute, che non presentava alcuna anomalia e che perfino i livelli di feromoni erano stabili, tanto da poter stare tranquilli.

Eppure Jaeha non riusciva proprio a smettere di preoccuparsi.

«Ti dico che sto bene, davvero. Anzi, mi sento persino più in forma di prima.»

«Però…. Hai passato il ciclo di calore e poi sei rimasto a dormire per giorni interi. Come faccio a non preoccuparmi? Io continuo a sospettare di quei risultati che dicono che non hai niente….»

«Hanno detto che è perché mi sono manifestato tardi.»

«Appunto. Allora perché non te ne stai tranquillo a casa per almeno un anno?»

Le preoccupazioni di Jaeha per la sua salute finivano sempre per trasformarsi nella richiesta di lasciare il lavoro.

Come se volesse davvero esaudire la richiesta di essere sincero con lui, non perdeva occasione per intonare il ritornello delle dimissioni; arrivava a parlarne così spesso che Eunhong finiva quasi per temere che, continuando di quel passo, non gli avrebbe più permesso nemmeno di mettere un piede fuori di casa.

Il problema era che, in fondo, quella proposta lo tentava.

A dire il vero, se Jaeha fosse stato ancora il nullafacente che passava le giornate a casa come un tempo, forse avrebbe perfino presentato le dimissioni.

Naturalmente era un segreto che Jaeha non avrebbe mai dovuto sapere.

«Se tu non ci sei, a casa non ho niente da fare.»

«Come sarebbe a dire che non hai niente da fare?»

«Non ho…. Mmh….»

All’improvviso delle labbra si posarono sulle sue.

Dopo tutto non era certo la prima volta che Jaeha lo interrompeva così nel bel mezzo di una conversazione, eppure Eunhong non riusciva mai ad abituarcisi e ogni volta finiva per restarne spiazzato.

Lui rispondeva diligentemente a ogni domanda, una dopo l’altra, e immancabilmente Jaeha finiva per mordergli le labbra in quel modo.

Gli sconvolse completamente la bocca con la lingua, senza lasciargli il tempo di riprendersi, e come se non bastasse iniziò a mordicchiargli piano il collo sotto il mento.

La sensazione della lingua che gli sfiorò il punto dove pulsava il battito lo travolse completamente.

Che cielo luminoso…

All’improvviso tornò in sé guardando il cielo terso sopra di loro.

Quando Eunhong lo spinse via con decisione, Jaeha si passò la lingua sulle labbra.

«Perché? Tanto non ci fa caso nessuno.»

Vedendo Eunhong voltarsi freneticamente da tutte le parti, trovandolo adorabile, cercò di avvicinarsi di nuovo per baciarlo.

Questa volta, però, Eunhong gli diede uno schiaffetto sulle labbra con il palmo della mano.

«Come sarebbe che non ci fa caso nessuno? Ci stanno guardando tutti. A questo punto mi viene quasi da ringraziare che nessuno ci stia fotografando.»

No, forse li avevano già fotografati.

Eunhong socchiuse gli occhi e osservò le migliaia di finestre quadrate del palazzo. Al solo pensiero che tutti, dall’interno dell’edificio, li potessero guardare, gli vennero i brividi.

Anche se non fosse stato Lee Jaeha, due uomini di quella statura, in giacca e cravatta, che si baciavano in mezzo alla strada non sarebbero certo passati inosservati.

Forse perché i telegiornali avevano fatto tutto quel clamore, ultimamente, quando camminavano per strada, c’erano molte più persone che li fissavano apertamente.

Eppure Jaeha continuava a non farci minimamente caso. Il fatto che avesse dei nervi d’acciaio era ormai un vero mistero.

Eunhong evitò la mano che, pian piano, cercava di infilarsi attorno alla sua vita.

Visto che Jaeha stava perfino cercando di manipolarlo diffondendo con discrezione i propri feromoni, decise di rispondergli con la stessa moneta.

Ormai aveva preso abbastanza confidenza con il proprio secondo genere da riuscire a controllarlo fino a quel punto.

I due si misero in cammino con l’idea di fare una passeggiata.

La strada, costeggiata da alberi perfettamente curati piantati a intervalli regolari, era in piena fioritura e dava l’impressione di essere usciti ad ammirare i fiori.

Poiché quella zona era piena di uffici, nel fine settimana era completamente deserta, tanto che sembrava appartenere tutta a loro.

Mentre camminava prendendo a calci con la punta della scarpa i petali caduti, Jaeha gli cinse di nuovo le spalle.

«Adesso che il tuo valore è aumentato, puoi anche lavorare da casa. Oppure possiamo venire insieme in ufficio e tu puoi disegnare nel mio studio.»

Sentendo che ricominciava con la stessa storia senza mai stancarsi, Eunhong scoppiò a ridere.

Non gli dispiaceva affatto quando faceva i capricci e cercava di convincerlo.

Vedendolo sorridere così luminosamente, Jaeha gli riempì la fronte di piccoli baci.

In parte, ciò che diceva Jaeha era vero.

Dopo che tutto quel trambusto si fu placato, non si sapeva come né da dove, ma avevano iniziato ad arrivargli una dopo l’altra richieste di lavoro.

Quando Jaeha aveva visto la sua casella di posta, aveva scosso la testa definendolo un vero “collezionista di progetti”.

Persino Eunhong, che cercava di mantenere un’aria impassibile, non era riuscito a trattenere l’entusiasmo quando aveva ricevuto un contatto da un regista d’animazione talmente famoso che bastava pronunciarne il nome perché chiunque lo riconoscesse; quel giorno aveva saltellato per tutta la casa dall’eccitazione.

«Quando torneremo a vivere da questa parte, che ne dici se cambiamo tutti i mobili? È primavera. Potremmo scegliere qualcosa anche secondo i gusti del mio Bunhong…. E sistemare di nuovo anche il tuo studio.»

Jaeha rise indicando la direzione della casa in cui aveva abitato un tempo.

Sentendo parlare del trasloco, anche gli occhi di Eunhong si illuminarono mentre alzava lo sguardo.

«Posso comprare una nuova console?»

«…Se lavori da casa e giochi pure, quando pensi di passare del tempo con me?»

La mano infilata nella tasca posteriore dei pantaloni di Eunhong gli strinse saldamente un gluteo.

«Stavo pensando di aprire un ufficio qui vicino e fondare un’agenzia di management. Ci metto a capo una persona affidabile come direttore e….»

«Un’agenzia di management?»

«Ti metto sotto contratto come artista della mia agenzia e mi occupo io di gestirti.»

«Hai già fin troppo lavoro. Lascia perdere.»

«E se il mio Bunhong diventasse famosissimo? Solo per stare tranquillo, voglio fargli firmare un contratto a vita in anticipo.»

Lo disse sorridendo, ma non sembrava affatto uno scherzo.

Eunhong scosse lentamente la testa.

Tutto era cominciato dal desiderio di non apparire inadeguato accanto a Jaeha: continuava a mettersi alla prova, a puntare sempre più in alto e a impegnarsi con tutte le sue forze.

Ma ormai il suo sguardo era rivolto ancora più lontano. Non subito, ma un giorno… sposarsi davvero, avere un figlio… Sembrava ancora un futuro lontanissimo, ma se quel futuro fosse stato insieme a Jaeha, allora avrebbe voluto essere una persona davvero ammirevole al suo fianco.

Voleva diventare qualcuno di cui Jaeha, e il figlio che un giorno avrebbero avuto, potessero andare fieri.

Solo immaginarlo gli riempiva il petto di una dolce commozione e un sorriso gli affiorò spontaneamente sulle labbra.

Nei suoi occhi scintillanti si rifletteva un futuro soffice come zucchero filato.

All’improvviso Jaeha lo strinse forte tra le braccia. «Me lo firmerai quel contratto, vero?»

Eunhong smise di bere la sua bevanda dolce, si voltò verso di lui e lo baciò.

Jaeha fece l’occhiolino e gli sussurrò: «Sei dolce.»

Ma guarda chi parla.

Eunhong sorrise con gli occhi ridotti a due mezzelune.

Anche le labbra di Jaeha, intrise dell’amaro del caffè, erano altrettanto dolci.

***

Eunhong cambiò numero di telefono.

Jaeha, che aveva davvero fondato quell’agenzia di management che all’inizio sembrava solo una battuta, gli porse un contratto a vita e arrivò perfino ad assegnargli un manager personale.

Disse che, d’ora in poi, avrebbe gestito lui tutti i contatti destinati a Eunhong.

Per questo motivo gli aveva consigliato di cambiare il numero di telefono, dato che quello vecchio era ormai fin troppo conosciuto.

Quando Eunhong gli chiese perché si fosse messo davvero a fare una cosa tanto assurda, lamentandosene apertamente, Jaeha rispose con grandi ambizioni: disse che voleva aiutare e persino sostenere gli artisti costretti a lavorare in condizioni difficili.

A quel punto Eunhong non ebbe più nulla da ribattere e non poté fare altro che fare un passo indietro.

Che Jaeha lo avesse fatto apposta oppure no, per colpa di tutto questo Eunhong non seppe che Woohyeon aveva continuato a cercarlo innumerevoli volte.

Lo scoprì soltanto un giorno, quando, entrando per caso nel cestino della posta elettronica, trovò le e-mail che Woohyeon gli aveva inviato.

A tal punto da sembrare un’altra persona, Woohyeon gli aveva scritto lunghissime e-mail raccontandogli nei minimi dettagli la propria situazione e implorandolo di mostrargli clemenza.

Diceva che ormai gli era impossibile trovare lavoro, che aveva persino dovuto mettere in vendita la casa di famiglia a Busan per pagare gli avvocati, cercando in ogni modo di suscitare la compassione di Eunhong.

Ma anche se Eunhong, dal cuore tenero, avesse deciso di perdonarlo per ciò che gli aveva fatto, non avrebbe comunque potuto fare nulla riguardo alla causa legale legata alla Hanjeong.

In realtà, Eunhong aveva ormai completamente smesso di interessarsi a ciò che fosse accaduto a Woohyeon.

Perfino quelle e-mail piene di lacrime non riuscirono a smuoverlo.

Era una persona fin troppo affezionata agli altri, ma proprio perché aveva dato tutto se stesso a quel rapporto, ormai quel legame si era consumato completamente, senza lasciare nemmeno un residuo.

Inoltre, il mondo dimenticava in fretta criminali di così poco conto.

Dopo un po’ di tempo, sarebbe stato più corretto dire che non era più possibile trovare alcuna informazione su Woohyeon.

L’ultima notizia che Eunhong aveva sentito era che la madre di Woohyeon aveva cercato di aggredire sua madre, afferrandola per i capelli, probabilmente perché ormai non riusciva più a sostenere il peso delle denunce.

Sua madre aveva dichiarato a gran voce di non essersi limitata a subire i colpi, ma Eunhong e Jaeha poterono tranquillizzarsi soltanto dopo essere scesi personalmente fino a Busan per verificare con i propri occhi che non avesse riportato ferite.

In quell’occasione, Jaeha convinse sua madre a trasferirsi di nuovo.

In una casa più moderna, più spaziosa.

Le disse che, con la crescente notorietà di Eunhong, sarebbe stato pericoloso restare dov’era, senza lasciarle alcun valido motivo per rifiutare; così anche lei finì per chiudere forte gli occhi e accettare.

Per un breve periodo fece scalpore il fatto che qualcuno avesse scavato ostinatamente nel passato di Woohyeon, pubblicando tutto su Internet.

Su numerose community circolò un post che raccoglieva e organizzava tutti i messaggi scritti utilizzando lo stesso indirizzo e-mail, lo stesso indirizzo IP e altri elementi riconducibili a lui.

Si scoprì così che, per moltissimo tempo, Woohyeon aveva perseguitato ostinatamente Eunhong lasciando commenti malevoli sotto tutto ciò che lo riguardava.

Ma neppure quella vicenda riuscì a mantenere a lungo l’interesse della gente, e così Woohyeon finì per essere completamente dimenticato.

Solo Eunhong, che era direttamente coinvolto, continuava a domandarsi chi fosse riuscito a scoprire tutto questo.

Così chiese più volte a Jaeha se fosse stato lui.

Ma Jaeha continuò soltanto a fare l’innocente, limitandosi a rispondere: «La giustizia esiste ancora.»

Anche quelli che avevano approfittato dello scontro con la Hanjeong per cavalcare l’onda e fare chiasso sparirono uno dopo l’altro, e quando perfino l’interesse dei giornalisti si affievolì, la stagione era ormai giunta alla fine della primavera.

Anche il vento fresco del mattino e della sera era completamente scomparso, lasciando spazio a un tepore pienamente primaverile, tanto che nelle ore più calde del giorno sulla pelle iniziò ad affiorare un leggero velo di sudore.

Era arrivato, finalmente, il caldo.

***

«Wow… ma che cos’è tutta questa roba? Cazzo!»

Fu questa la prima impressione che sfuggì a Eunhong quando tornò nella casa in cui aveva iniziato a vivere insieme a Jaeha.

Senza rendersene conto, gli si alzò perfino il tono della voce.

«Ma questa non è ancora uscita sul mercato! Pazzesco! Lee Jaeha, sei fuori di testa!»

Non appena vide una nuovissima console della N Company, non ancora lanciata ufficialmente, installata in bella mostra nella stanza, lanciò un grido.

C’erano persino tutte le periferiche e gli accessori, sistemati alla perfezione.

E non era tutto.

Sembrava che Jaeha avesse comprato a occhi chiusi anche tutti i software delle console con cui Eunhong aveva sempre giocato, tanto che riempivano completamente la libreria lungo una parete.

Aveva trasformato quella stanza in un posto da cui, se ci si fosse portati abbastanza provviste, non si sarebbe più voluti uscire per un mese intero.

Era, in tutto e per tutto, il paradiso dove qualsiasi appassionato avrebbe sognato di andare dopo la morte.

«Il mio Bunhong deve usare parole più carine. Quante volte devi imprecare, tesoro?» mormorò Jaeha mentre si avvicinava e lo stringeva tra le braccia. 

Dopo avergli posato un bacio sonoro dietro l’orecchio, la sua mano gli accarezzò con discrezione il ventre.

«Ah, ti avevo detto che non c’è ancora.»

«Però non si sa mai.»

Il viso gli si imporporò con facilità e l’atmosfera divenne subito stranamente ambigua. Avrebbero dovuto sistemare i bagagli, ma, quando una mano gli scivolò sotto i vestiti, gli risultò impossibile mantenere la lucidità.

La mano che gli aveva sollevato la maglietta e gli stava accarezzando la vita scivolò in avanti e gli entrò rapidamente nei pantaloni.

Eunhong sussultò e colpì il dorso della mano di Jaeha. Era stato così sorpreso da non riuscire a dosare la forza, tanto che si udì uno schiocco secco. Fuori dalla stanza, infatti, i domestici stavano ancora riordinando la casa.

«S-sei pazzo. Contieniti un po’. Ti prego.»

«Ma i tuoi feromoni sono il desiderio fatto persona, Bunhong.»

Ormai non portava più l’orologio, quindi non si sentiva più quel suono, ma gli sembrava che adesso fosse il suo stesso orecchio a emettere continui bip.

Lanciandogli un’occhiataccia, Eunhong spinse Jaeha sulla schiena e uscì dalla stanza.

Erano stati via poco più di tre mesi, eppure la casa gli sembrava estranea e nuova. Forse perché avevano cambiato completamente i mobili. Le persone assunte da Jaeha sistemarono con efficienza i vestiti e gli oggetti provenienti dalla casa di Hannam-dong nei posti più adatti.

Nella nuova vetrina realizzata su misura vennero sistemati anche i souvenir dei progetti di Eunhong. Persino l’assegno da cento milioni di won ricevuto come premio per la vittoria del concorso era stato incorniciato ed esposto. Avevano incorniciato anche le fotografie di loro due e disposto qua e là le foto di famiglia. Gli oggetti che prima erano sparsi nelle rispettive stanze si mescolarono e decorarono ogni angolo della casa; ormai sembrava davvero la casa in cui vivevano insieme.

Quando tutti i domestici si furono ritirati e la casa fu immersa nel silenzio, Jaeha portò un enorme quadro che aveva appoggiato contro una parete. Strappò con un gesto deciso la carta kraft che lo avvolgeva e gli occhi di Eunhong si spalancarono.

Era il suo dipinto vincitore del concorso.

«Non avevano detto che l’avrebbero messo all’asta?»

Nonostante la Hanjeong avesse chiarito completamente tutti i sospetti legati al concorso, aveva deciso di indire una nuova selezione per tenere conto dell’opinione pubblica. Il segretario Kim gli aveva riferito che il dipinto vincitore di Eunhong sarebbe stato messo all’asta e che l’intero ricavato sarebbe stato donato agli studenti che studiavano pittura.

A quanto pare, grazie alla storia d’amore dell’erede di un conglomerato che si era intrecciata con il quadro, il prezzo all’asta era salito parecchio. Gli avevano anche detto che l’identità dell’acquirente, che aveva vinto una serratissima competizione, sarebbe rimasta segreta.

«Sì, è stato venduto. A un prezzo piuttosto alto.»

«Ah… allora sei tu che lo consegni?»

Jaeha lasciò uscire un soffio divertito e rise piano.

«Essere così ingenuo e un po’ tontolone è proprio uno dei tuoi pregi.»

Socchiudendo un occhio, misurò con lo sguardo la parete del soggiorno e appese il quadro di Eunhong nel punto più visibile.

«L’ho comprato io.»

Il volto di Eunhong si tinse immediatamente di rosso.

«Smettila di buttare via i soldi. Sul serio.»

«Usa parole più carine, tesoro.»

Jaeha lo attirò subito tra le braccia. Non gli bastò riempirlo di baci, né sfiorargli con i denti la fronte arrotondata. Lo cinse alla vita per impedirgli di scappare e lo guardò dall’alto.

Com’è possibile che sia così bello?

Tenendo Eunhong stretto a sé, Jaeha iniziò a girare per il soggiorno come se stessero ballando un valzer. Poi, come se gli fosse appena venuto in mente qualcosa, disse: «Forse avrei dovuto comprare una casa nuova da un’altra parte.»

Eunhong aggrottò la fronte.

E adesso cosa gli è preso di dire?

Nonostante tutto, gli fece la domanda. Era una regola non scritta che si era consolidata tra loro nel corso degli anni.

«Perché?»

«Mmh…» In modo insolitamente esitante, Jaeha si schiarì la gola e tardò a rispondere. Le guance gli si colorarono lievemente e, distogliendo appena lo sguardo, disse con un certo imbarazzo: «Perché… è la nostra casa da sposi, no?»

«Ugh…»

Il volto di Eunhong si contrasse all’istante. Per quanto le avesse sentite e risentite, non riusciva proprio ad abituarsi a frasi del genere.

Con un’espressione disgustata cercò di allontanare Jaeha, ma fallì quando le loro labbra tornarono a scontrarsi. Le lingue si intrecciarono e, quando la delicata mucosa gli fu stuzzicata, il respiro gli si fece subito affannoso e la forza gli abbandonò braccia e gambe.

Accolse la lingua che si insinuava dentro di lui fino a fargli inarcare completamente la schiena, e quando infine si separarono appena, i due si guardarono con lo stesso identico sguardo.

Eunhong sollevò entrambe le mani e accarezzò le guance di Jaeha. Muovendo gli occhi, osservò con attenzione ogni tratto del suo viso. Dalle sopracciglia al ponte del naso, dagli occhi alle guance, fino alle labbra… non c’era un solo dettaglio che lasciasse a desiderare.

«E adesso? Cos’altro ti incuriosisce? Bunhong, hai qualcosa da dirmi?»

Eunhong aggrottò appena la fronte e lasciò sfuggire, d’impulso, la prima domanda che gli venne in mente.

«Quando hai il rut?»

«Cosa?»

«Ti sto dicendo che sono curioso di sapere quando hai il rut.»

La mano che gli cingeva la vita si sciolse di colpo e Eunhong cadde pesantemente a terra, sedendosi con un tonfo.

«Ahi… Ehi, così mi spezzi la schiena.»

Stava per alzare gli occhi e protestare animatamente, ma quando vide il colorito acceso dell’altro non riuscì più a dire nulla.

Jaeha arrossì sempre di più, dal collo fino alle orecchie, finché anche la fronte si tinse di rosso. Sembrava sorpreso perfino lui dalla propria reazione; arricciò il naso e domandò, con tono contrariato: «Perché… ti interessa tanto…?»

«Perché ormai non devi più soffrire durante il rut, no?»

Eunhong si morse il labbro per trattenere una risata. Era troppo carino quando si imbronciava e socchiudeva gli occhi.

Era uno capace di dire senza problemi le cose più imbarazzanti, eppure c’erano alcuni argomenti che, stranamente, proprio non riusciva a sopportare.

Vedendo Jaeha dirigersi verso la cucina quasi per darsi alla fuga, Eunhong balzò immediatamente in piedi.

«Ma daaai… dimmelo.»

Così posso chiedere le ferie in anticipo.

«Jaeha? Eh? Dimmelo. Abbiamo già fatto tutto, allora perché adesso fai il timido? Ehi… perché? Tu sai quando ho il calore, allora perché non mi dici quando hai il rut? Perchéé…?»

Con un largo sorriso, Eunhong continuò a seguirlo a piccoli passi.

La luce primaverile che filtrava dalle finestre illuminò il soggiorno e seguì a lungo i due uomini, come se promettesse che davanti a loro non restassero altro che giorni luminosi e felici.

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