Sulla via di casa
Ormai mancava poco all’ora di pranzo. Avevo voglia di jjajangmyeon.
Da qualche parte arrivava un rumore di battibecco, così mi voltai a guardare e, ancora una volta, erano il responsabile Seo e il capo sezione Lee.
Ma non lavorano? Che stanno facendo quei due?
«Spostati.»
Il capo Lee spinse via dalla spalla il responsabile Seo, che si lasciò spingere senza opporre resistenza. Lee Hyeonjae si tolse gli occhiali, rivelando chiaramente che aveva gli occhi arrossati.
A pensarci bene, poco prima, in bagno, avevo sentito qualcuno singhiozzare…
«Hyunjae, ascoltami, per favore.»
«Che cosa dovrei ascoltare? Un malinteso? Un malinteso, dici?»
«Hyunjae, io…!»
«Chi è quell’omega? Chi era l’omega che stava mescolando i feromoni con te in modo così appiccicoso? Sembrava che foste pronti a prendere una stanza d’hotel all’istante. O forse avete già dormito insieme? Ti piaceva così tanto il suo buco? Era più bello del mio?»
«Ero in rut! Mentre stavo venendo da te, lui…»
Il responsabile Seo afferrò la mano del capo Lee, che però si liberò dalla presa. La mano di Seo Heetae rimase sospesa nel vuoto, prima che lui la stringesse a pugno, poi abbassò la testa.
«Ti prego, fidati di me.»
«Fidarmi di cosa? Noi due cosa siamo, dopotutto? A te basta avere il mio corpo. Non andartene a casa, aspettami. Se è questo che vuoi così tanto, ti darò tutto quello che desideri.»
Il capo Lee venne lentamente verso di me. La mano che stringeva gli occhiali era bianca.
«Capo Lee…»
Non venire da questa parte. Mi mette a disagio.
«Vice Kim, mi rimandi i documenti di cui parlavo prima.»
«Sì…»
Il capo sezione Lee mi diede una pacca sulla spalla. Il responsabile Seo ci fissò intensamente, poi mi lanciò un’occhiata fulminante e si spostò.
Era terribilmente imbarazzante.
Tra le cose che il responsabile Seo e il capo Lee si erano appena detti, doveva esserci stato qualcosa che non era proprio il genere di discorso da fare in pubblico senza far arrossire entrambi.
No, a pensarci bene, era stato tutto il loro discorso.
Mi guardai intorno. Tutti fissavano i monitor con l’espressione di chi era stufo della propria vita. Sembrava che l’unico ad avere lo stomaco sottosopra fossi io.
Perché? Perché, accidenti?!
Quel posto, pieno di persone che non si incontravano mai privatamente, non avrebbe fatto una piega nemmeno se vi si fosse tenuta una fiera di recensioni di prodotti per adulti.
Sì. Anche se chiedere “Che hai fatto ieri?” risultava imbarazzante, in questa azienda si poteva andare in giro a raccontare a tutti la propria vita sessuale.
Questa doveva essere la cosiddetta vita sociale che l’università non insegnava.
In particolare, la vita sessuale del responsabile di reparto Seo e del capo sezione Lee era praticamente di dominio pubblico tra noi.
Perché sentivano il bisogno di raccontare in giro proprio quel genere di cose, la loro… vita privata?
Ero l’unico a trovare strana tutta quella situazione.
Forse anche in quel momento i feromoni di qualcuno stavano fluttuando per l’ufficio?
Forse tutti sentivano qualche profumo, che fosse un dolce aroma di vaniglia o quello dello jjajangmyeon, mentre io ero costretto a lavorare immerso in un banale odore di polvere?
Dove si ordina lo jjajangmyeon?
Sopprimendo i dubbi che continuavano a sgorgarmi dentro, inviai il file. Il capo sezione Lee mi rispose con un’adorabile emoticon.
Il problema più grande della mia vita consisteva nel chiedermi se fosse appropriato rispondere all’adorabile emoticon mandata dal mio superiore con l’emoticon idiota che avevo comprato il giorno prima.
A differenza mia, sembrava che i problemi di ogni singolo dipendente della nostra azienda fossero tutti legati alla produttività.
Voglio licenziarmi. Cambiare lavoro è escluso. Sarebbe sempre la stessa minestra. Voglio licenziarmi.
Kang: “Vice Kim, cosa mangiamo a pranzo più tardi?”
Era il vicecapo Kang.
Kim Juhyeok: “Jjajangmyeon.”
Kang: “E il tangsuyuk?”
Kim Juhyeok: “Quanto manca allo stipendio?”
Kang: “17 giorni.”
Kim Juhyeok: “Ordiniamone semplicemente una porzione piccola e dividiamola.”
Kang: “Ci sto.”
Senza staccare gli occhi dal monitor, il vicecapo Kang mi porse timidamente il pugno. Feci scontrare il mio con il suo.
Yuppi. Tangsuyuk.
***
Mentre ero seduto di fronte al vice Kang e mescolavo con attenzione il mio jjajangmyeon, si avvicinò il supervisore Seo.
Aveva in mano un cestino per il pranzo. Il vice Kang tirò fuori la sedia accanto a sé.
«Voi due oggi mangiate jjajangmyeon?»
«Supervisore Seo, si sieda qui.»
«No, no, va bene. Oggi ho promesso di mangiare con un’amica dell’ufficio amministrativo.»
«Un’amica? Quell’omega con cui va sempre in giro?»
Il supervisore Seo arrossì. Imbarazzata, diede qualche colpetto alla gonna, che non aveva nemmeno una piega da sistemare.
«No, cioè, solo perché è un’omega non significa che io e lei abbiamo quel tipo di rapporto…!»
Intingendo il tangsuyuk nella salsa, domandai: «E quella persona con cui va sempre in giro? Aveva detto che eravate amici d’infanzia, no? Non mangia con lei?»
Il supervisore Seo fece immediatamente una smorfia.
«Non mi parli nemmeno di lei. Ma si può sapere perché quell’omega è così tosta? Non cede mai, neanche di una parola… E poi è così sbadata che si dimentica sempre gli inibitori…, anche se senza di me non dovrebbe riuscire a cavarsela, continua a lamentarsi per qualsiasi cosa. È davvero insopportabile. Anche oggi è così. Le ho detto che avrei mangiato con Jihye dell’amministrazione e si è offesa subito, tanto che non mi ha risposto per tutto il giorno. È sempre stata così fin da piccola. Si offende subito, poi basta che io faccia qualcosa di carino per lei e si scioglie completamente…»
«Ma io le avevo chiesto soltanto cosa mangiava a pranzo…»
Il vicecapo Kang allungò una mano verso la ciotola della salsa del tangsuyuk.
Gli afferrai la mano. Il sorriso del vicecapo Kang era inquietante.
«Comunque, io vado! Buon appetito!»
«Buon pranzo!»
Il vicecapo Kang tolse la mano dalla ciotola della salsa e finì di mescolare il jjajangmyeon. Era riuscito a salvaguardare il jjimneuk, ovvero il mangiare il tangsuyuk intingendolo nella salsa invece di versarcela sopra.
Dopo aver mangiato un boccone di jjajangmyeon, il vicecapo Kang domandò con le guance gonfie: «Il supervisore Seo sembra innamorata dell’omega dell’amministrazione, vero?»
«Chiunque la guardi direbbe che le piace l’omega con cui è cresciuta. Non parla mai così tanto, no?»
«Eh, no, si sbaglia.»
«Le dico che parla molto di più quando parla di lei.»
Il vice Kang agitò le bacchette dispensando consigli a destra e a manca: che gli alpha preferissero gli omega tranquilli, che più un’omega era bello e più aveva le spine… Alla fine, la conclusione fu che l’omega amica d’infanzia era bella, ma non abbastanza affabile, quindi non avrebbe funzionato con il supervisore Seo.
Non mi sembrava proprio così…
Stavo ascoltando distrattamente il vicecapo Kang mentre masticavo il saporito tangsuyuk, quando il supervisore Lim aprì la porta della sala riunioni ed entrò.
«Oddiooo~ Che profumino! Ahahah! Posso mangiare qui a pranzo?»
«Oh, supervisore Lim! Entra, entra. Prova un po’ di tangsuyuk.»
«Ahahah! Sapete che non rifiuto mai, vero? Weonyi-ssi, venga qui!»
Se c’era il supervisore Lim, non poteva certo mancare Ha Weonyi.
Ha Weonyi aveva in mano un cestino per il pranzo a quadretti rosa. Si abbinava fin troppo bene al suo viso dalle guance arrossate.
«Buongiorno.»
Quando il dipendente Ha mi vide, fece una smorfia come se avesse appena mangiato qualcosa di disgustoso.
Il tangsuyuk improvvisamente prese il sapore della carta.
Il supervisore Lim si sedette accanto al vicecapo Kang. Il dipendente Ha esitò, poi tirò fuori la sedia accanto a me.
Quando si sedette, un intenso profumo di colonia mi arrivò addosso.
Era una fragranza fresca, che non sembrava adatta a Weonyi, dai colori delicati.
Anzi, forse gli si addiceva proprio.
Si adattava bene al suo carattere pungente.
«Il profumo…»
Weonyi trasalì e si voltò verso di me.
Inghiottii in fretta il tangsuyuk.
«Ah, no, niente. È che… conosce il negozio di bagnoschiuma? Quello dei grandi magazzini. Mi è arrivato addosso l’odore di quel posto…»
Weonyi fece un’espressione strana, poi sorrise. La punta del suo naso era arrossata. Era davvero la persona più bella che avessi mai visto.
Dicevano che gli omega fossero belli, e cominciavo a capire cosa intendessero.
«L’ho comprato ai grandi magazzini. Pensavo di averne spruzzato troppo.»
Il supervisore Lim aprì il cestino con un tintinnio. «Già, Weonyi-ssi non riesce a nascondere bene i feromoni, vero? Per questo ha detto che si spruzza apposta più profumo.»
«Ah… davvero?»
«Sì. Di solito gli alpha impazziscono per l’odore di Weonyi-ssi. Quindi pare che cerchi di coprirlo ancora di più. Io sono un beta, quindi… non ne so niente. Vivo semplicemente senza farci caso.»
Weonyi aprì il cestino.
Gli involtini di frittata disposti ordinatamente al suo interno sembravano quasi irreali.
Weonyi sembrava davvero… composto e pudico.
«Tutti ci provano con me appena sentono il mio odore, quindi è fastidioso. Ma lei non lo fa, Vice Kim. Invece dei feromoni sente il profumo.»
«È perché io…»
Essendo un beta, non riesco semplicemente a sentire i feromoni. Anche se volessi, non potrei.
«Vuole un involtino di frittata?»
Weonyi sorrise, e io annuii distrattamente.
Poi Weonyi sussurrò: «In realtà non riesco a controllare molto bene i miei feromoni. Se fosse un alpha, potrebbe essere difficile resistere… È un disturbo per gli altri. Grazie per aver fatto finta di niente.»
«No, veramente io sono be…»
«Supervisore Lim, lei versa la salsa sul tangsuyuk? Io faccio così.»
«Ahahah! Posso versarla adesso?»
Il supervisore Lim mosse la mano alla velocità della luce e versò la salsa sul tangsuyuk.
Weonyi mi infilò un involtino di frittata in bocca.
Mi sembrò che l’espressione dell’omega fosse un po’ compiaciuta.
«Sono un beta…»
«Cosa c’entrano beta e omega quando si tratta di versare la salsa, ahahah!»
L’involtino di frittata era leggermente dolciastro.
Weonyi era davvero bello, mentre il tangsuyuk si inzuppava sempre di più nella salsa.
Presi a mescolare distrattamente il povero jjajangmyeon con le bacchette.
I noodles si gonfiarono.
Mi voltai di lato e vidi Weonyi sorridere mordendo le bacchette.
Feromoni… Feromoni?
Da Weonyi proveniva un intenso profumo fresco di colonia.
Era ancora più ingiusto perché quel viso era così bello.
Avevo l’impressione di aver guadagnato qualche punto con Weonyi.
Voglio licenziarmi.
***
Dopo pranzo feci morra cinese con il vicecapo Kang per decidere chi avrebbe sistemato tutto.
Persi, ma accettai la sconfitta con dignità.
Volevo solo andarmene in fretta da quel posto così imbarazzante.
Avrei portato fuori i piatti e poi sarei andato tranquillamente da solo in sala ristoro.
«Allora, Vice Kim, porti fuori i piatti. Verranno a ritirarli tra poco.»
Il vicecapo Kang mi diede una pacca sulla spalla e scappò via alla velocità della luce.
«Che bastardo.»
Lo mormorai tra me e me e il supervisore Lim scoppiò a ridere.
Dopo aver raccolto il contenitore del pranzo, il supervisore Lim prese il dipendente Ha sottobraccio.
«Anche noi andiamo giù!»
Weonyi scosse la testa.
«Io vado fuori con il vice Kim. Ho voglia di prendere un caffè. Vuole che ne compri uno anche per lei, supervisore Lim?»
«Mi faresti un favore! Dovevo lavarmi i denti, ma allora lo farò dopo. Io scendo per prima. Voi due, già che ci siete, fate un po’ di amicizia.»
Il supervisore Lim agitò la mano e uscì dalla sala riunioni.
Nella stanza che odorava di jjajangmyeon rimanemmo soltanto io, il sacchetto di plastica e Weonyi.
Avrei voluto che il sacchetto contenente i piatti dello jjajangmyeon diventasse una grande barriera tra noi.
Ma, naturalmente, non successe.
«Non scende?»
«Ah, sì.»
Il fruscio del sacchetto di plastica mi sembrò forte quanto il rumore di un trapano in un cantiere.
Eppure non mi dispiaceva del tutto quella situazione.
No, diciamo che era sopportabile.
Con la pancia piena, il mondo sembrava bello.
Forse vivevo soltanto per mangiare a pranzo?
L’unica cosa che mi permetteva di sopportare la vita in azienda era il pranzo.
Anzi, era il potere della carta di credito aziendale.
La soddisfazione di pagare il pranzo con la carta dell’azienda era ciò che mi faceva sentire vivo.
Scendemmo al piano terra agitando il sacchetto di plastica con dentro i piatti dello jjajangmyeon.
Weonyi mi seguiva come un’ombra.
Attraversammo la hall con il pavimento di marmo scintillante e uscimmo all’aperto.
L’aria fredda e la luce tiepida del sole ci diedero un’accoglienza piuttosto svogliata.
«Weonyi-ssi, lei va al bar, vero? Io aspetto qui il fattorino e poi torno su.»
Feci un piccolo inchino, ma Weonyi agitò le mani.
«Ah, no. Aspettiamo insieme.»
Perché? No, torna dentro.
Le innumerevoli versioni di me stesso dentro la mia testa stavano urlando.
Mandalo al bar! Devi evitare questa atmosfera imbarazzante!
Ma la mia bocca, allenata dalla vita sociale, si ribellò.
«Ah, allora aspettiamo insieme?»
«Sì.»
«Allora aspettiamo.»
«Sì.»
Lo sapevo.
Eravamo immobili come due figure dipinte che si erano fuse con il paesaggio.
Weonyi aprì bocca.
«Posi il piatto, non è pesante?»
Non era pesante neanche quanto una piuma.
«No, va bene, è solo che…»
Forse avrei dovuto posarlo.
Mi sembrò che il tempo si fosse fermato.
Gli impiegati che tornavano dal pranzo si muovevano qua e là come pesci, mentre noi eravamo gli unici a stare immobili.
Il telefono. Guardiamo almeno il telefono.
Gli amici che di solito mi tormentavano chiedendomi di andare a bere avevano tutti chiuso la bocca.
La chat era pulita.
Sono un emarginato?
Non è che sono un emarginato e per questo adesso sono qui fuori a tenere in mano i piatti dello jjajangmyeon?
E se il vicecapo Kang avesse voluto tormentarmi?
No.
Dovevo incolpare la mia ignoranza per il fatto che, ogni volta che facevo morra cinese, tiravo il pugno.
Dopo un lungo silenzio, alla fine Weonyi parlò: «Volevo chiederle scusa.»
«Come?»
«Per quello che ho detto in bagno… Sui feromoni.»
«Ah, ma non importa. Aveva frainteso, tutto qui.»
«Anche adesso non penso di aver avuto torto. Non ho detto qualcosa di falso. Però ho pensato che il modo in cui gliel’ho detto fosse stato irrispettoso nei suoi confronti, e me ne sono un po’ pentito. Mi dispiace.»
Ma allora vuoi scusarti oppure no?
«Non importa. Non ci faccia caso. Perché…»
«No. È colpa mia. Mi dispiace. In effetti, credo che questo sia quello che significa avere la coda di paglia. Ho una difficoltà congenita a controllare i feromoni. Quindi… quando mi sorprendo o qualcosa del genere, devo produrne più degli altri.»
«Dev’essere difficile.»
Anche se, personalmente, non mi interessa molto.
«Per questo sono ancora più sensibile. Sono quasi ossessivo riguardo al controllo dei miei feromoni. Mi dispiace.»
Le ciglia di Weonyi, che sorrideva imbarazzato, brillavano limpide alla luce del sole.
Era un bel viso.
Così bello che ogni volta che lo guardavo sembrava nuovo.
Persino i suoi occhi rotondi sembravano speciali.
Incantato dal suo viso, mormorai: «Non importa.»
«Prima mi sono sorpreso perché lei non sembrava affatto quel tipo di persona. Sa controllare davvero bene i feromoni. Ma allora perché quella mattina aveva quei feromoni…»
Weonyi sembrò riflettere tra sé e sé, poi arrossì.
A pensarci bene, il capo sezione Lee aveva detto che quelli che aveva emanato erano feromoni da estro.
Non sapevo esattamente cosa fossero, ma avevo intuito che si trattasse di qualcosa di piuttosto perverso.
Non avevo intenzione di diventare amico di Weonyi, ma dovevo chiarire quell’equivoco.
Forse Weonyi pensava ancora che fossi un alpha.
«Non erano i miei feromoni fin dall’inizio. Io sono un be…»
«Non è quella la moto dello jjajangmyeon?»
Weonyi indicò davanti a sé.
Alzai lo sguardo e vidi arrivare verso di noi una moto decorata in modo appariscente, quasi fosse una bandiera nazionale.
Dietro c’era una grande scatola blu del ristorante.
Non potevano esserci dubbi.
«Sì, ma io sono un beta.»
Weonyi aveva già cominciato a camminare in avanti.
«Venga, presto!»
Weonyi agitò il braccio.
Mi feci coraggio e mi avviai verso la moto.
Non potevo lasciarmi sfuggire quell’occasione.
Dovevo dirgli che ero un beta.
Il fattorino parcheggiò la moto vicino al prato e si tolse il casco.
Sembrava che lo avessero assunto in base alla faccia, perché era davvero molto bello.
«I piatti.»
Era evidente che lo avessero assunto solo per il suo viso.
Gli porsi il sacchetto e il fattorino sollevò un solo angolo della bocca in un sorriso. Guardandolo meglio, aveva un piercing al sopracciglio.
Il fattorino mise il sacchetto dietro e guardò me e Weonyi sorridendo.
Era un sorriso pieno di malizia.
«Tu sei un alpha? E questo omega è il tuo fidanzato?»
«Eh?»
Rimasi senza parole davanti a quella domanda assurda.
Decine di punti interrogativi cominciarono a svolazzarmi per la testa.
Weonyi incrociò le braccia e gli rispose per le rime.
«Allora tu devi essere un omega? Dove credi di andare, facendo il gradasso coi feromoni?»
Il fattorino inclinò verso di me il suo corpo esile.
Feci un passo indietro.
Lui allungò un dito e mi spinse sul petto.
Aveva dita sottili e belle, ma anche parecchia forza.
Sembrava che sarebbe stato bravo al gioco delle biglie con le dita.
«Perché fai così? Sei proprio tranquillo, eh? Oppure stai resistendo? Quando finisci il lavoro oggi…»
«Rientri.» Weonyi mi voltò per la spalla e mi portò via.
Mi voltai appena indietro e vidi il fattorino che urlava qualcosa verso di noi.
Quando mi girai di nuovo, si era già messo il casco e stava girando la moto.
Weonyi mi guardò, poi guardò davanti a sé, sbuffando furiosamente.
«Con dei feromoni del genere, come fa a essere così… Kim-ssi, se ne sta lì senza fare niente? Anche il fatto che riesca a stare fermo è incredibile, ma…»
Sembrava che fosse successa un’altra cosa tra alpha e omega che io non conoscevo.
Non riuscivo nemmeno a distinguere se quel fattorino fosse un alpha o un omega.
Non capivo se stesse cercando di provocarmi o di sedurmi.
Sembrava quasi che volesse sedurmi…
Guardai Weonyi dall’alto. Aveva le orecchie rosse sul suo bel viso.
Forse pensava che io e Weonyi fossimo fidanzati e aveva cercato di attaccare briga.
Mi sembrava un’ipotesi ancora più probabile.
Dopotutto, poco prima mi aveva persino chiesto se fossi un alpha.
Non capivo.
Come faceva a sapere se ero un alpha, un beta o un omega per mettersi a provocarmi? Che significa avere l’aspetto di un alpha? E quello di un omega? Una persona ha semplicemente l’aspetto di una persona.
«Weonyi, sembro un alpha?»
Il dipendente Ha, che procedeva davanti a me con aria arrabbiata, si voltò di scatto.
«Ha un’autostima esagerata. Ha proprio l’aspetto di un beta!»
Aveva ragione.
Eppure, per qualche motivo, mi sentii offeso.
Sembrava quasi un insulto.
Com’è fatto Kim Juhyeok?
È fatto proprio come Kim Juhyeok.
Proprio identico a Kim Juhyeok…
«Se uno pensa di essere bello e dice cose tipo “ho un’aura da alpha”, non piace agli omega.»
Non avevo mai detto una cosa del genere.
Weonyi mi fissò intensamente, si morse il labbro e si voltò con aria imbronciata.
«Ma io sono un beta.»
«Adesso vuole fare una battuta? Sul serio… Vice Kim, lei è proprio strano.»
Weonyi scoppiò a ridere e mi guardò dall’alto in basso con un’espressione rassegnata.
Le sopracciglia gli si aggrottarono.
Da dove nasce il problema? Perché io… No, insomma…
Weonyi mi spinse il mento con un dito.
«Lasci stare. Vuole venire a prendere un caffè con me?»
Non mi sembrava il caso di rifiutare, quindi annuii.
I capelli leggermente ricci di Weonyi ondeggiarono al vento.
Mi sfiorai il mento, proprio dove erano passate le dita di Weonyi.
Il passo di Weonyi sembrava leggero.
Seguii con gli occhi la sua schiena, poi cominciai a camminargli dietro.
Perché deve per forza toccare le persone con un dito prima di andarsene? Che caratterino…
***
Il locale era pieno di impiegati assetati di caffeina.
Erano sicuramente tutti intenti a pensare a come avrebbero fatto a sopravvivere al resto della giornata.
Weonyi mi prese per la manica e si mise davanti.
Con il suo corpicino riusciva a schivare abilmente le persone ammassate come un branco di pinguini.
Forse Weonyi riusciva a evitare tutti grazie alla sua agilità, ma io finii per scontrarmi con una persona dopo l’altra, come se stessi salutandole una per una.
«Scusi, ah, mi scusi. Permesso, permesso, mi scusi…»
Quando arrivai al bancone ero diventato una macchina per chiedere scusa.
Avrei potuto chiedere scusa persino al commesso.
Weonyi mi diede dei piccoli colpetti al fianco.
«Cosa prende? Offro io.»
«Un americano, per favore.»
Quando qualcuno offre, bisogna mangiare.
Questa era la mia regola fondamentale per la vita sociale.
Non si rifiuta quando qualcuno offre e non ci si tira indietro quando tocca a noi offrire.
Se si rispettavano solo queste due cose, la vita diventava molto più tranquilla.
Ordinai però la cosa più economica.
Quello era il mio modo di dimostrare lealtà.
Weonyi ordinò tre americani, poi guardò la mia reazione.
Forse si aspetta che offra io?
Forse tra gli omega esisteva una strana cultura per cui, quando si diceva di offrire il caffè, in realtà non bisognava lasciarlo pagare.
Anche nei drama, di solito, era l’alpha a offrire il caffè.
Io non ero un alpha, ma nemmeno un omega.
E inoltre avevo un grado superiore.
Questa volta dovrei pagare io? Mi sembrava proprio di sì.
Mentre cercavo il portafoglio, Weonyi parlò. «Un Frappuccino Cookies and Cream con panna montata e aggiunta di Java Chip…»
L’ordinazione di Weonyi finì circa trenta secondi dopo.
Avrebbe dovuto dare fastidio al commesso, vista la lunghezza dell’ordine, e invece quello continuava a sorridere.
«A giudicare dal fatto che ordina qualcosa di dolce, immagino che sia un omega. Ha un bel sorriso, quindi le faccio mille won di sconto. Vuole fare da asporto insieme al mio numero?»
Weonyi aggrottò la fronte. Vidi la mano che stringeva la carta fermarsi per un istante.
Spinsi leggermente Weonyi di lato e porsi la mia carta.
In effetti, visto che ero un vicecapo di sezione, non mi sembrava il caso di farmi offrire il caffè.
«Da asporto. Pago io.»
«Ah…» Il commesso irrigidì il viso e guardò Weonyi. «Per caso ha un fidanzato?»
Sentii improvvisamente il braccio destro abbassarsi.
Guardai verso il basso. Weonyi si era aggrappato al mio braccio e sorrideva.
Un sorriso luminoso.
«Procediamo con il pagamento di undicimila won…»
Weonyi strinse ancora di più il mio braccio.
Pensai di tirarlo via, ma la posizione era complicata.
Se mi fossi mosso male, rischiavo di colpire Weonyi sotto il mento con il gomito.
«Le bevande saranno preparate lì accanto. Chiameremo il numero 121. Il prossimo ordine, prego.»
Mi sembrò che il commesso fosse un po’ abbattuto.
Quando uscimmo dalla fila, Weonyi lasciò il mio braccio. Poi nascose le mani dietro la schiena.
«Mi dispiace.»
«No, non fa niente.»
Ero rimasto un po’ sorpreso, ma visto quanto gli era piaciuto aggrapparsi a me, pensai di aver fatto bene a pagare io.
D’altra parte, mi venne in mente la mia sorellina, che frequentava l’università nella provincia di Gyeonggi.
Una canaglia che mi si appiccicava addosso solo quando voleva che le comprassi qualcosa e non mi contattava mai se non aveva bisogno della paghetta… L’avevo cresciuta male.
«A volte ci sono persone così. Pensano di essere gentili, ma in realtà ti trattano dall’alto in basso solo perché sei un omega. Pensano che, se qualcuno ordina qualcosa di dolce, debba per forza essere un omega… E poi non mi piace quando qualcuno ci prova con me solo guardando la mia faccia.»
Weonyi gonfiò le guance e sporse il labbro inferiore.
Sembrava più giovane, quasi come uno studente universitario.
Guardandomi intorno, notai alcune persone che ci lanciavano occhiate furtive.
Guardai di nuovo Weonyi senza motivo.
Era proprio bello.
«Però è la prima volta che vedo qualcuno chiedere il numero a una persona in un locale. Significa che Weonyi deve aver fatto una buona prima impressione.»
Sembrava non gradire che gli dicessi che era bello, quindi cambiai un po’ discorso.
Numero e bevande da asporto.
Sicuramente si era esercitato mentalmente mentre prendeva l’ordinazione.
Weonyi non aveva nemmeno risposto.
Aveva proprio un bel caratterino, quel dipendente Ha.
Gli sorrisi guardandolo negli occhi, ma Weonyi voltò bruscamente la testa dall’altra parte.
Notai le sue dita che si muovevano nervosamente.
Di nuovo, calò il silenzio.
Io cominciai a essere irrequieto e tirai fuori il telefono. Come previsto, non c’era nessun messaggio.
Ero sicuramente un emarginato.
Entrai e uscii da internet circa dieci volte senza motivo.
«Cliente numero 121!»
«Sono pronti i nostri.»
Con un grande sorriso stampato sul volto, andai al bancone.
Weonyi mi seguì trotterellando.
«Grazie.»
Il commesso con il basco marrone spinse il vassoio verso di noi.
Aveva spostato di lato i lunghi capelli, e quel gesto mi ricordò qualcuno.
Proprio…
«Ha i capelli come Yoo Seolhee… Di quel drama…»
E poi il protagonista di quel drama era un mio amico.
Scoppiai a ridere.
Mi sembrava di essere impegnato a nascondere disperatamente un enorme segreto del mondo dello spettacolo.
Il protagonista di quel drama è mio amico! Quel bastardo ieri ha bevuto ed è rimasto a dormire a casa mia! Il mio amico è una celebrità, eheheh!
Mi venne in mente mia madre.
Quando ero alle elementari, aveva portato al lavoro il premio che avevo vinto a una gara di matematica per vantarsene con tutti.
In quel momento stavo facendo esattamente la stessa cosa.
Non avevo fatto assolutamente niente, eppure ero inspiegabilmente orgoglioso.
Il commesso guardò la ricevuta sul vassoio e poi tornò a guardare me, ripetendo il gesto più volte.
Nel frattempo, io presi le cannucce.
«Ehm, signore, mi scusi, potrei chiederle il numero…?»
Il commesso lo sussurrò a voce appena udibile.
«È il 121. Tre americani e un frappuccino. Grazie. Arrivederci.»
Continuai a sorridere anche dopo aver preso i caffè.
Il mio Gido è davvero un bravo ragazzo.
Se fosse stato ancora a casa, quasi quasi gli avrei cucinato del samgyeopsal.
Quel bastardo ha fatto carriera. E adesso va pure in giro con un taglio alla moda!
Usciti dal bar, Weonyi mi afferrò la manica.
«Lo fa apposta?»
Aveva sollevato un solo sopracciglio ordinato.
«Cosa?»
Weonyi aprì la sua piccola bocca e sorrise in modo strano. «Lasci stare.»
«Sbrighiamoci. La pausa pranzo sta quasi finendo.»
Accompagnai Weonyi fino all’ufficio amministrativo al primo piano.
Presi un solo americano e gli consegnai tutti gli altri.
Weonyi scosse la testa e me li restituì.
Le nostre dita si toccarono. Erano piuttosto fredde.
«Ne ho ordinato uno per il vicecapo Kang. Lo porti su.»
Weonyi bevve un sorso di americano dalla cannuccia e prese il frappuccino.
«L’americano non era per il supervisore Lim?» gli chiesi.
«No, questo qui è per lei.»
«Oh…»
Bevvi un sorso dell’americano. Era fresco e amarognolo.
Weonyi mi guardò e sorrise.
«Torni dentro.»
Feci un piccolo inchino e salii sull’ascensore.
Avevo la sensazione di essere diventato un po’ più amico di Weonyi quel giorno.
Era strano, ma tanto valeva godersi le cose belle.
L’ascensore si fermò al secondo piano.
Avrei fatto meglio a salire a piedi.
Sentii delle voci confuse.
Quando le porte si aprirono, vidi un volto familiare.
«Ci vediamo alle tre. Preparate bene la presentazione. Potete andare tutti.»
Mi si gelò la mano che stringeva l’americano.
L’uomo che incrociò il mio sguardo sorrise dolcemente, piegando gli angoli degli occhi.
«Ha mangiato bene?»
Era il direttore Lee.
Rimasi in silenzio fino al terzo piano. Quando sentii il campanello dell’ascensore, mi spostai di scatto.
«Arrivederci.»
Feci qualche passo in avanti, ma il direttore Lee comparve improvvisamente al mio fianco.
«Cosa fa stasera dopo il lavoro?»
«Eh?»
«Vuole cenare con me?»
«Ah…»
Mi fermai.
Il direttore Lee si mise davanti a me.
«E bere qualcosa.»
«Ho già un impegno.»
«Posso chiederle con chi?»
Questo devo ancora deciderlo. Con chi potrei avere un impegno più tardi?
Mi venne in mente Gido. Lui sarebbe stata una scusa abbastanza innocua.
Il direttore Lee continuava a sorridere ignaro dei miei pensieri.
Bevvi un lungo sorso di americano.
Sembrava proprio un invito a un appuntamento.
Non capivo: gli Alpha non stavano con gli omega? Di solito i beta stavano con altri beta. I miei genitori erano beta ed erano stati insieme. Anche i miei nonni erano beta.
Persino la giovane coppia appena sposata che viveva accanto a noi era beta.
Non volevo mettere piede nel complicato mondo degli alpha e degli omega.
Mi piaceva una vita normale, da beta, insieme agli altri beta.
Il direttore Lee che mi stava facendo cenno di seguirlo mi sembrava una specie di guardiano delle porte del fiume Giordano.
Volevo vivere una vita tranquilla.
Un appuntamento con il mio superiore uomo non rientrava affatto nella mia idea di normalità.
E, soprattutto, non avevo neanche la minima intenzione di avere una relazione sentimentale in quella azienda maledetta.
In questo sporco mondo in cui alpha e omega si fidanzavano fino alla nausea.
«Ho già un impegno con un mio compagno di università, quindi temo di non poter venire.»
«È solo per stasera? O sarà così anche in futuro? Ogni volta che le chiederò avrà improvvisamente un impegno?»
Il direttore Lee, che aveva intuito tutto al volo, sollevò gli angoli della bocca. Aveva le fossette.
Senza staccare gli occhi dalle sue fossette, risposi: «Anche in futuro non ho intenzione di frequentarla privatamente, direttore. Gliel’ho già detto, ma non ho intenzione di avere una relazione.»
Il direttore Lee fece con cautela un passo verso di me. La sua ombra ricadde sul mio viso. Mi spaventai un po’ e arretrai.
Il direttore Lee era davvero un alpha. Era alto ed era bello.
«Non le sto chiedendo di fidanzarsi con me.»
«Allora perché continua a venire a cercarmi?»
«Poco fa ci siamo incontrati per caso.»
«Questo è vero, però…»
«Ha detto che non vuole avere relazioni. Allora non si metta con nessuno. Io non le darò fastidio, Kim Juhyeok-ssi, davvero.»
«Sa che detta così è una cosa molto strana, vero?»
Bevvi un altro sorso di americano. Avevo la gola secca.
«Che ne dice se mi dà la possibilità di diventare suo amico? Se non vuole avere una relazione, possiamo essere amici.»
«È ancora più strano…»
Anche se non faceva caldo, sentii una goccia di sudore scivolarmi lungo la schiena.
Il direttore Lee sembrava essere venuto lì con uno scopo preciso e non aveva alcuna intenzione di spostarsi.
Ripensai a tutti i drama che avevo visto.
Mi sento come un omega… uno che riceve le avances di un alpha. In situazioni del genere, come reagivano i protagonisti…?
Non me lo ricordavo.
In realtà, a parte quelli in cui compariva Gido, non avevo mai guardato davvero un drama.
Quando andavo all’università, i miei genitori erano entrati in una fase in cui guardavano drama in continuazione. Era tutto ciò che avevo visto.
Davo solo qualche occhiata quando mamma e papà urlavano contro il televisore.
Io e mia sorella ci sdraiavamo sul divano a guardare le partite di calcio.
Diceva che guardarle e basta era noioso, così facevamo anche giochi con penitenze.
Quel gorilla di Juyoung una volta mi aveva persino tirato i capelli perché aveva vinto, nonostante fosse lei ad aver fatto fallo…
Ma perché non mi scriveva ultimamente? Avrebbe dovuto essere quasi senza soldi per la paghetta…
Dovrò scriverle più tardi. Starà bene? Non è che si è trovata un ragazzo?
Strappai con un morso il coperchio dell’americano.
Più ci pensavo, più quel gorilla di Kim Juyoung mi sembrava sospetta. Perché non mi chiedeva la paghetta? Mia madre non le avrebbe mai dato abbastanza soldi…
«Kim Juhyeok-ssi, è davvero una questione su cui deve riflettere così tanto?»
«Ah, sì…»
Giusto. Il direttore Lee.
«Mi dispiace averla trattenuto mentre è impegnato. Ci pensi. Alla cena di stasera con me. La porterò in un posto davvero delizioso.»
Il direttore Lee mi diede qualche pacca sulla spalla e tornò verso l’ascensore.
Finii di bere l’americano.
Se lo seguissi, forse potrei mangiare qualcosa di piuttosto costoso gratis.
Il mio capitalismo interiore vacillò.
No.
Una vita tranquilla.
Una vita tranquilla.
Tornai alla mia postazione e mi lasciai cadere sulla sedia.
Prima di mettermi al lavoro, dovevo scrivere a Juyoung.
Kim Juhyeok: “Non ti serve la paghetta?”
Appena aggiornai il sistema, il messenger lampeggiò.
Quel gorilla non studiava proprio? Rispondeva immediatamente.
Kim Juyoung: “Dammela.”
Kim Juhyeok: “Tu vivi guardando il telefono? Perché rispondi così velocemente?”
Kim Juyoung: “Anche se ti rispondo, ti lamenti.”
Kim Juhyeok: “Non te la do.”
Kim Juyoung: “Aww, eddai⁓”
Kim Juhyeok: “Perché non me l’hai chiesta ultimamente?”
Kim Juyoung: “Mi è rimasto il denaro del capodanno.”
Kim Juhyeok: “Vuoi la paghetta?”
Kim Juyoung: “Sì.”
Avevo verificato che fosse viva. Bastava così. Le avrei mandato centomila won.
***
Il problema scoppiò quando meno me l’aspettavo.
Arrivò una richiesta di SOS dal servizio clienti a cui avevamo affidato il lavoro in subappalto.
La causa era un’azienda che chiedeva il rimborso di un costoso servizio di consulenza.
L’operatore aveva cercato di calmarli e trattare con loro, ma era scoppiata una lite.
Alla fine avevano cominciato a insultarsi a vicenda e la questione era arrivata alla sede centrale.
Doveva essere un cliente piuttosto importante, perché persino il responsabile Seo scese di corsa al terzo piano.
Al suo arrivo, tutti i dipendenti tirarono fuori la testa da dietro le pareti divisorie.
Il capo sezione Lee calmò quelle suricate che non avevano alcuna voglia di lavorare.
«Tornate tutti a finire quello che stavate facendo. Ci penso io.»
Il responsabile Seo afferrò il polso del capo sezione Lee.
«Sei sicuro di farcela?»
Non può permettersi di non farcela. Per queste cose ci pagavano: per risolverle.
Il capo sezione Lee si liberò dalla presa di Seo.
«Non fare più finta di conoscermi.»
Questo sarà difficile. Se un superiore ignora un sottoposto, il lavoro non va avanti.
A dire il vero, capivo il punto di vista del capo sezione Lee. Pensavo che il problema tra loro due fosse il tradimento di Seo. Per quanto il loro fosse un matrimonio combinato, tradire restava tradire.
In breve, la vicenda era andata più o meno così.
Il giorno prima, o forse due giorni prima, i due si erano incontrati separatamente per uscire insieme.
Per qualche motivo, il capo sezione Lee si era allontanato per un momento.
Seo non era riuscito ad aspettare e aveva avuto una relazione inappropriata con un omega incontrato per strada.
Il responsabile Seo era senza dubbio uno stronzo imperdonabile.
Non sapevo bene cosa c’entrasse il rut o cose del genere, ma comunque tradire era sbagliato.
E non era nemmeno il caso di trasmettere in diretta tutta quella faccenda in azienda.
Perché conosco i dettagli della loro relazione?
Il vicecapo Kang mi lanciò un’occhiata e mi mandò un messaggio.
Kang: “Secondo lei per quanti giorni il capo sezione Lee sarà arrabbiato?”
Kim Juhyeok: “Aria da divorzio.”
Kang: “Però il capo sezione Lee è completamente cotto del responsabile Seo. Secondo me alla fine faranno pace.”
Nel frattempo, il responsabile Seo e il capo sezione Lee litigavano su chi dovesse andare fuori sede e chi dovesse rimanere.
Almeno litigassero sulle scale mentre scendevano…
Il direttore Lee avrebbe dovuto sapere come funzionava l’azienda.
Aspetta… Il direttore sta flirtando con me…
La risposta era una sola: licenziarmi.
Resisti solo tre anni. Resisti altri tre anni a questo schifo.
Alla fine i due se ne andarono insieme.
E questo causò un nuovo problema.
Poiché la loro uscita fuori sede si stava prolungando, i documenti che dovevamo far approvare cominciarono ad accumularsi.
Le nuvole si addensarono sui volti di tutti. Eravamo nervosi. Mancavano due ore alla fine della giornata. Saremmo riusciti a sistemare tutto? Saremmo riusciti a uscire in orario?
Ero così in ansia che non riuscivo a concentrarmi sul lavoro.
E se i due non fossero davvero fuori sede? E se stessero conversando a modo loro, con i corpi, da qualche parte appartata? Cosa avrei dovuto fare? Avrei dovuto fare gli straordinari? Perché la vita era così assurda?
«Non pensare che sia merito delle tue capacità.»
«Hyunjae…»
Sono tornati!
Dal momento che erano ancora in guerra fredda, sembrava che nel frattempo non avessero fatto pace… a modo loro.
Il messenger aziendale continuava a lampeggiare senza sosta.
Tutti li avevano aspettati proprio per questo.
Anche il vicecapo Kang mi mandò dei messaggio.
Kang: “USCIAMO IN ORARIO USCIAMO IN ORARIO USCIAMO IN ORARIO USCIAMO IN ORARIO!”
Kang: “PER FAVORE, USCITA IN ORARIO!!”
Kang: “Perché ci hanno messo così tanto? Se si sono fermati da qualche altra parte, dobbiamo chiamare il team di audit!”
Ma se siete tornati, lavorate!
Invece di salire al piano superiore, il responsabile Seo rimase lì a parlare con il capo sezione Lee.
Non sapevo cosa si fossero detti, ma il capo sezione Lee spinse via il responsabile Seo e si alzò.
Era chiaramente insubordinazione, ma Seo Heetae rimase a fissare con aria smarrita la schiena di Lee Hyeonjae.
A me importava solo poter uscire in orario.
Ma il capo sezione Lee non tornò nemmeno dopo che passò del tempo.
I documenti in attesa di approvazione continuavano ad accumularsi.
«Vice Kim… che facciamo?»
Il responsabile Seo, stanco di aspettare, venne verso di me con una cartellina.
Era piuttosto spessa e sulla copertina erano stampate in lettere dorate le parole “Si prega di approvare”.
Guardai il vicecapo Kang, che scosse la testa. Neanche lui poteva fare nulla.
Mi alzai. Era arrivato il momento di intervenire.
Annuii al responsabile Seo e, senza esitare, mi diressi verso il bagno.
Il capo sezione Lee era sicuramente in bagno.
In situazioni del genere, la maggior parte degli omega dell’azienda si chiudeva in bagno da sola per sbollire la rabbia.
Avevo ragione.
Quando entrai nel bagno del terzo piano, sentii dei singhiozzi.
Strinsi i pugni.
Naturalmente lo capivo.
Se il proprio coniuge ti tradiva, anch’io mi sarei sentito distrutto.
Ma questo era un ufficio.
Era un posto dove lavorare, guadagnare soldi e poi tornare a casa.
Feci un respiro profondo.
Non era proprio il posto più igienico per inspirare a fondo.
Quindi inspirai piano.
Aprii e chiusi i pugni per allentare la tensione.
«Sob… sing… hic… ugh…»
«Capo sezione, è lì dentro?»
«Hah… hic…»
Qualcosa non mi piaceva. Bussai più forte alla porta del bagno.
«Capo sezione? Capo sezione Lee!»
Sentii un respiro affannoso, poi si aprì la porta di uno dei cubicoli.
La mano del capo sezione Lee che comparve attraverso lo spiraglio era pallida.
«… Sto bene. Torna dentro.»
«Non sta bene.»
Devo fare un respiro profondo.
No.
Qui è il bagno.
Escherichia coli.
Escherichia coli*.
*(N/T: si tratta di un batterio dell’intestino crasso.)
«Vice Kim…»
Il capo sezione Lee uscì barcollando.
Aveva il viso rosso.
Sembrava che fosse successo qualcosa di fisicamente grave.
Mi passarono per la testa mille pensieri.
Anche i giovani possono avere un infarto, no? E se il capo sezione Lee stesse per morire? Devo chiamare il 119?
Appoggiandosi con un pugno alla parete del bagno, le ginocchia del capo sezione Lee cedettero.
Mentre cercavo di sostenerlo, qualcosa cadde dal suo pugno.
Rotolò sulle piastrelle lasciando una traiettoria circolare.
Era un anello.
Un anello dorato e senza decorazioni.
Probabilmente la fede nuziale che aveva con il responsabile Seo.
Qualcosa dentro di me si spezzò.
Una languida musica tropicale mi trapassò i timpani.
Afferrai il capo sezione Lee per il colletto… e urlai: «Basta con questa storia d’amore da due soldi, cazzo!»
Gli occhi del capo sezione Lee, stretto tra le mie mani, si spalancarono.
…La ragione, arrivata troppo tardi, cominciò a prendermi in giro.
Calcolai rapidamente il mio possibile trattamento di fine rapporto.
Il giorno in cui ero stato assunto.
Il giorno del colloquio.
Il giorno in cui avevo ricevuto il mio primo progetto.
Tutto cominciò a vorticarmi nella testa senza un ordine preciso.
Il capo sezione Lee mi afferrò la mano.
Come se si fosse rotto, voltò la testa verso la porta del bagno.
I miei occhi seguirono automaticamente il suo sguardo.
Le suricate del pomeriggio erano tutte radunate lì.
C’era anche il responsabile Seo.
«Vicecapo Kim Juhyeok. Vieni fuori.»
Voglio dare fuoco all’azienda.
***
«Avrei voluto cenare con lei, ma non immaginavo che sarebbe stata una cena del genere.»
Mescolai il sundae-guk. L’odore fragrante della polvere di perilla mi fece prudere le narici.
«Mi dispiace.»
«Non si colpevolizzi troppo. Da quello che ho sentito, anche il capo sezione Lee Hyeonjae aveva le sue responsabilità e anche l’atteggiamento del responsabile di reparto Seo Heetae era sbagliato.»
Il direttore Lee tossicchiò e bevve dell’acqua. Sembrava che stesse cercando di trattenere una risata.
«Questo non significa che lei abbia fatto bene, Kim Juhyeok-ssi.»
«Mi dispiace.»
«Qui! Una bottiglia di soju, per favore.»
«Quale?»
Un dipendente della cucina urlò dalla cucina.
Il direttore Lee mi guardò e mi chiese con lo sguardo se avessi preferenze per il tipo di alcol.
Avevo appena messo in bocca un boccone di sundae-guk, quindi scossi soltanto la testa.
Lui sorrise, facendo comparire ancora di più le fossette.
«Uno qualsiasi, per favore.»
Rimasi in silenzio a guardare la bottiglia di vetro verde che veniva appoggiata sul tavolo.
Il direttore Lee mi spinse davanti il piatto di kkakdugi.
«Mangi tanto.»
«Sì.»
Misi in bocca un sundae bollente. Il brodo denso e saporito si diffuse nella bocca.
Il direttore Lee, benché fosse un pregiudizio, sembrava proprio il tipo da tagliare bistecche e invece mangiava benissimo anche il sundae-guk.
Dal modo in cui tirava fuori prima la carne, si vedeva che non era certo la prima volta che lo mangiava.
«Oggi, in realtà, volevo offrirle qualcosa di buono. Qualcosa di costoso. Sashimi, per esempio.»
«Anche il sundae-guk è buono.»
«Se il responsabile Seo e il capo sezione Lee non avessero litigato nel mio ufficio, saremmo potuti uscire prima e sarebbe stato meglio.»
Il direttore Lee guardò l’orologio da polso.
Il suo elegante orologio argentato tintinnò. Erano già le nove.
Circa tre ore prima, dopo che avevo afferrato il capo sezione Lee per il colletto, era scoppiato il caos.
***
[3 ore prima]
Spaventato, lasciai la presa e il capo sezione Lee crollò a terra.
Il responsabile Seo, furioso, mi spinse via e sollevò il capo sezione Lee come se stesse tirando fuori delle alghe dall’acqua.
Io persi l’equilibrio e scivolai. Sarebbe stato meglio se fossi semplicemente scivolato via, ma il mio piede colpì lo stinco di quel alpha.
Il responsabile Seo barcollò e, approfittando di quel momento, il capo sezione Lee gli tirò uno schiaffo.
Accadde tutto in un attimo.
Mi sembrò di sentire la voce del vicecapo Kang.
«Qualcuno lo ha filmato?»
Come se non bastasse, i dirigenti che avevano appena finito una riunione arrivarono tutti insieme. Stavano scendendo al primo piano e ne approfittavano per chiedere aggiornamenti sul problema con il cliente. Vedendo che il terzo piano era pieno di postazioni vuote, erano già furiosi fino alla punta dei capelli.
Io ero seduto sul pavimento del bagno, il capo sezione Lee stava piangendo e il responsabile Seo fissava il vuoto.
I dipendenti, forse preoccupati che i dirigenti non si perdessero quella scena, si dileguarono uno dopo l’altro.
«Quello è il responsabile Seo Heetae, vero?»
«Che fate tutti lì? È uno spettacolo? Tornate alle vostre postazioni!»
«Vicecapo Hwang, era qui?»
Dopo aver mormorato a lungo, all’improvviso tutti tacquero come topi.
Dal centro della folla avanzò il direttore Lee Sihyeon, con le braccia incrociate.
«Kim Juhyeok, Seo Heetae, Lee Hyeonjae. Nel mio ufficio.»
Era la prima volta, da quando ero entrato in azienda, che sentivo il direttore Lee arrabbiarsi.
Mentre simulavo nella testa ogni possibile scenario, dalla decurtazione dello stipendio al licenziamento, presi una decisione: prima di andarmene, avrei raccontato tutto. Avrei smascherato fino all’ultimo dettaglio quella sporca storia d’amore tra quei due.
Anche nell’ufficio del direttore, il responsabile Seo e il capo sezione Lee continuarono a litigare furiosamente.
Il direttore Lee ascoltò a lungo le proteste di entrambi, poi alla fine si alzò di scatto.
«Ma siete tutti impazziti, qui dentro?» Il direttore Lee urlò furiosamente. «Voi due, domani portatemi una relazione scritta con le vostre giustificazioni. Kim-ssi, lei rimanga.»
Ci vollero altri quindici minuti circa perché il responsabile Seo e il capo sezione Lee uscissero.
Quando la porta dell’ufficio del direttore si chiuse, il direttore Lee sospirò.
«Fanno spesso così?»
«Ultimamente è peggiorata.»
«Avrei dovuto accorgermene prima. Mi dispiace. Sono persone difficili da toccare… I risultati, però, sono davvero ottimi. Entrambi…»
«Direttore Lee, in realtà…»
Raccontai per filo e per segno la spettacolare storia d’amore tra il capo sezione Lee e il responsabile Seo. Volevo spiegargli nei minimi dettagli quanto apertamente quei due si frequentassero.
«Si amano così tanto da rendere impossibile lavorare anche al nostro team, spariscono continuamente durante il lavoro, parlano apertamente di sesso davanti agli altri…»
Il direttore Lee annuiva di tanto in tanto, dicendo: «Dev’essere stato difficile.»
Quando la storia si fece lunga, cominciai a preoccuparmi dell’ora.
L’orario di lavoro deve essere già finito…
Il direttore Lee si passò una mano sul viso. Le vene sporgevano sul dorso della mano. Poi sorrise e domandò: «Ha fame, vero?»
Annuii.
E così finimmo in un ristorante di sundae-guk vicino all’azienda.
Bevemmo un bicchiere di soju dopo l’altro e continuai a sfogarmi su tutte le ingiustizie che avevo dovuto sopportare.
Gli omega dell’azienda continuavano a non portarsi dietro gli inibitori. Gli alpha dell’azienda continuavano a fare i prepotenti…
Il direttore Lee era un manager scrupoloso. Ascoltò seriamente quello che avevo da dire e promise che avrebbe apportato dei miglioramenti.
Era così facile? Avrei dovuto parlare con lui molto prima.
All’improvviso, la vista mi si illuminò per un istante.
Alzai la testa, e notai che davanti a me era tutto buio.
Ero seduto da qualche parte e vedevo un vicolo con insegne che brillavano.
Poco prima ero ancora al ristorante con il direttore Lee… Ah, ci siamo spostati in una birreria… Quanto ho bevuto?
Il direttore Lee mi porse una bevanda. Non riuscivo a metterla a fuoco, quindi non riuscivo a prenderla, così il direttore mi afferrò la mano e mi fece stringere la bottiglia.
«Direttore, ha delle mani davvero grandi.»
«È un complimento, vero?»
«Gli alpha le hanno tutte così grandi? Cioè, sono proprio tutte grandi?»
Il direttore Lee arrossì. «Che cosa intende?»
«A quanto pare gli alpha sono alti, hanno mani grandi e piedi grandi, mentre gli omega sono tutti piccoli, chiari e carini…»
Il direttore Lee sospirò e si passò una mano tra i capelli. «Credo di averla fatta bere troppo. Riesce ad alzarsi?»
«Certo.»
Mi alzai di scatto come un proiettile.
Il direttore Lee arretrò, mentre io barcollai come una sirena e finii con il viso contro il suo petto.
«Ha un buon profumo.»
«Kim Juhyeok-ssi, non lo sta facendo apposta, vero?»
«Che detersivo usa? Devo comprarne di nuovo. Devo prendere quello in offerta.»
Gli diedi qualche pacca sul petto. Era duro.
«Toc toc. Chi è? Un alpha! Anche senza fare esercizio gli crescono i muscoli! I beta non sono così, sa’?»
«… Io mi alleno tutti i giorni.»
«Non gliel’ho chiesto.» Lo spinsi via e cominciai a camminare in avanti.
Il direttore Lee mi raggiunse e mi prese la mano. «Ho chiamato un conducente sostitutivo. Andiamo insieme.»
Mi lasciai trascinare da lui fino alla macchina. Sembrò salutare qualcuno, poi aprì la portiera posteriore.
«La porto a casa, quindi si appoggi a me e dorma un po’.»
«Preferisco il posto davanti.»
Aprii la portiera del passeggero e mi infilai dentro.
Il direttore Lee rimase lì a fissarmi incredulo, poi salì a sua volta sul sedile posteriore.
«Bip bip. Vado a casa⁓ A casa⁓»
Sentii il direttore Lee ridere.
«È sempre così carino?»
«La prego, non dica cose del genere.»
«Non le piace sentirlo? Secondo me lei è carino.»
Mi voltai verso il direttore Lee.
«Sa come mi chiama mia sorella?»
«Come la chiama?»
«Una zucca investita da un’auto…»
Il direttore Lee scoppiò a ridere, soffocando le risate. Si piegò in due dal ridere mentre la macchina partiva. Poi appoggiò una mano sul sedile del conducente, che gli disse qualcosa.
Il direttore Lee rispose qualcosa a sua volta.
Non riuscivo a sentirli bene.
Già che le cose erano arrivate a quel punto, avrei dovuto parlare a cuore aperto.
«Direttore, io comunque non ho intenzione di avere relazioni.»
«Perché? Non pensa che io sia abbastanza bello?»
«Essere bello non è tutto.»
«Allora cos’altro serve?»
«Le Hawaii.»
La coscienza svanì.
«Le Hawaii.»



